Spazi e forme della letteratura. Tra scuola, biblioteca e territorio
Introduzione (F. Bacchetti)
Molti paesi industrializzati oggi hanno creato enti ed istituzioni per promuovere la lettura, finanziando e monitorando la loro attività:
- Spagna: Plan de fomento de la lectura
- Gran Bretagna: National Year of Reading (2008) e il National Literacy Trust
- Francia: Centre Nationale du Livre
In Italia è stato creato il Centro per il libro e la lettura per ampliare il numero dei lettori e promuovere i nostri prodotti editoriali all'estero, ma fatica a procedere per la mancanza di risorse economiche e il disinteresse verso questo settore. Siamo, inoltre, l'unico paese in Europa a non prevedere istituzionalmente biblioteche scolastiche e le biblioteche degli enti locali riescono a offrire servizi solo al 12% della popolazione (1/4 dei lettori).
Leggere: come, quando, perché? (F. Cambi)
Con il passaggio da oralità alla scrittura si fissano i saperi e nasce il Mondo 3: un mondo di simboli, della cultura che si deposita e cresce. L'apprendere l'alfabeto e la scrittura è un passaggio importante perché cambia l'identità del soggetto, lo apre ai saperi, ne sviluppa le capacità riflessive e ne potenzia la comunicazione (con la scrittura); l'io del soggetto così si sposta verso il mondo dei significati e nasce l'io come soggetto culturale: la lettura, come primo scalino verso il mondo della cultura, ci fa accedere al Mondo 3. Va quindi valorizzata fin dalla prima età tramite libri-giocattolo, libri illustrati e fumetti, per cominciare a costruire il circuito io-libro-Mondo 3, finché non diventerà un piacere e un habitus.
I luoghi dove leggere possono essere vari (la scuola, la biblioteca, il proprio letto); anche i tempi possono essere diversi, mobili e plurali, perché la lettura entra nel quotidiano a seconda delle necessità di ognuno. Scegliendo spazi e tempi la lettura si istituzionalizza e diventa una cerimonia, un habitus con proprie regole che si lega al soggetto e il compito di farla diventare un rito spetta alla società e alle sue agenzie formative (famiglia, scuola), alle associazioni e alle biblioteche.
Caratteristiche della lettura:
- È valore massimo perché porta nel Mondo 3;
- Deve farsi habitus;
- Deve seguire una cerimonialità;
- Deve essere coltivata e sviluppata.
Va inoltre presentata ai soggetti come pratica per:
- Rivelare se stessi (potenzialità, capacità) e crescere;
- Creare interiorità e inoltrarsi nel mondo dei simboli;
- Alfabetizzarsi (nuove competenze linguistiche e scrittura).
Si deve leggere a tutte le età creando una simbiosi tra l'io e il libro; in questo modo il sé cresce e si potenzia, accompagnato in ciò come in un'avventura, un'apertura su mondi virtuali.
In Italia fra gli adolescenti c'è un forte allontanamento dalla lettura, e cui origini sono da ricercare nel secondo dopoguerra, con l'avvento della TV e uno scarso interesse da parte delle istituzioni scolastiche. L'adolescenza, invece, come età dello sviluppo del sé, è l'età della lettura per riscoprire se stessi e il mondo: l'educazione alla lettura, fin dall'infanzia deve porsi proprio l'obiettivo di rendere la lettura una compagna per tutta la vita, fino a divenire, nell'età adulta e nella terza età, una pausa dalla quotidianità, un rientro in se stessi.
La pratica della lettura deve diventare un rito, un habitus personale, una pratica di cura di sé. Tutto ciò si compie su 3 piani:
Come si legge:
(a strappi, a rovescio, partendo dalle immagini, si rilegge, si interrompe lettura) deve essere un atto intimo, non imposto ma motivato dall'io. La lettura informativa (del giornale, del libro di testo), invece, ha ritmi pragmatici e scopi funzionali e non mira alla cura di sé. Pennac indicava le regole del come si legge, incentrate sul principio di libertà.
Cosa si legge:
Sono i propri testi elettivi, quelli che più ci intrigano e su cui si ritorna più spesso.
Funzione che assegniamo alla lettura:
Il posto e il ruolo che ciascuno assegna alla lettura nel quotidiano e nella costruzione del proprio sé.
Con la lettura avviene una rivoluzione interna nel rapporto soggetto-libro i cui effetti sono:
- a) Con il narrativo si passa dal reale al virtuale, costruendo mondi paralleli; si dilata la percezione di sé e la comprensione del mondo. Così come la poesia che, in più, riformula il linguaggio comune con libertà semantica e sintattica. Con il saggio si argomenta fra pro e contro, si crea un atteggiamento dialogico che mantiene la mente aperta.
- b) La lettura ci apre alla scoperta di un reale più vasto, allarga la conoscenza e ci predispone alla scoperta, alla crescita cognitiva.
- c) L'atto della lettura è riflessivo su due livelli: come atto in sé (si pone la mente davanti a un testo, pone l'io in relazione con altro) e come atto su un testo (che entra nell'io e si riflette sul soggetto stimolando la riflessività, ha un effetto retroazione).
La lettura è quasi una seconda nascita e la scuola deve farsi promotrice di questa pratica in quanto è custode del binomio lettura/testualità. Deve sviluppare la pratica della lettura, potenziarne la forma mentis, articolarne la tipologia delle testualità, formare a una comprensione dei vari tipi di testi. Tutti questi piani devono poi essere resi attivi nel processo dell'insegnare/apprendere.
Autobiografia e letteratura per ragazzi. Tre grandi autori si raccontano (R. Certini)
Analisi delle biografie di tre autori vissuti fra '800 e '900 che ci fanno comprendere le loro produzioni letterarie.
1) Un'autobiografia erratica: Mark Twain
Nacque in Florida nel 1835 in un paese di 600 persone e pur essendo bianco si occupò della questione razziale e di altri argomenti difficili come la libertà di stampa e di parola. Non ebbe una formazione accademica ma si formò nei sobborghi americani da cui il suo narrare popolare e fece diverse tournée per denunciare i grandi problemi sociali dell'America; dal suo stile di scrittura emerge il suo pensiero democratico e liberale. L'Autobiografia prese corpo negli anni ed alcune parti furono scritte dal segretario A. B. Paine, al quale Twain aveva raccontato alcuni ricordi e che si occupò della redazione completa. La definisce un'autobiografia erratica, vagabonda, che può sembrare senza metodo e che aveva appreso durante un soggiorno a Firenze nel 1904: partire da nessun periodo particolare della vita e parlare di quanto interessa al momento. Caratteristiche dell'opera sono:
- a) È contraria ai tradizionali canoni letterari su autobiografia (ordine, cronologia)
- b) Importanza del narratore: Twain parla di sé nello stesso modo in cui parla dei personaggi dei suoi romanzi; infatti Huckleberry Finn richiama il fratello Henry e sua sorella ispirò il personaggio di Tom Sawyer.
Il narratore deve farsi impressionare da quello che vede e vive, non bisogna scrivere rimanendo troppo legati alla cronologia dei fatti (pietrifica la penna!) ma lasciarsi andare all'immediatezza del piacere per avere una combinazione fra diario e autobiografia. È un metodo erratico, basato su un'apparente mancanza di metodo in cui la confusione diventa metodo: i luoghi dell'infanzia si mescolano con quelli delle narrazioni fantastiche. Lo stile di scrittura dell'autobiografia è lo stesso dei suoi romanzi.
2) Rudyard Kipling: un'autobiografia colta
Figlio di una ricca famiglia inglese, nacque e crebbe in India fra le agiatezze ed anche a sua istruzione fu seguita. Dai suoi continui spostamenti fra Asia ed Europa deriva il suo stile narrativo multietnico, poliedrico, ricco di ibridazioni letterarie. Era convinto sostenitore della superiorità dell'uomo bianco sulle altre etnie, massone e imperialista, legato alle tradizioni delle famiglie borghesi del tempo. A sei anni fu mandato con la sorella in Inghilterra per imparare l'inglese e furono affidati ad un'istitutrice, la signorina Holloway che era durissima: per questo Kipling manifestò sempre simpatia per i bambini ribelli. Dall'autobiografia emerge come tutta la sua esistenza fosse immersa nel benessere e ricorda in particolare una delle signore a cui venivano affidati durante le assenze della madre e che aveva l'abitudine di scrivere e leggere. La sua autobiografia, Qualcosa di me, scritta per lasciare ai propri amici qualcosa su cui riflettere, rispecchia lo stile classico di questo genere letterario e sue caratteristiche sono:
- a) Kipling emerge come personne réelle, essere umano formato da esperienze psicologiche, sociali, morali, religiose, politiche, che si racconta per il bisogno di continuare ad esistere;
- b) Autobiografia intesa come idea di movimento: andare verso il già vissuto per approdare ad una nuova nascita e dimostrare ad altri il percorso di questa esperienza.
Nei suoi scritti mondo reale e fantastico si fondono e per raccontare la sua complessità interiore ci offre dei piccoli spunti di sé, usando un tono dimesso e un tipo di scrittura nostalgica, che evidenzia il suo travaglio interiore. Il linguaggio è colto, forse più adatto per un pubblico adulto; il sottotitolo è "per i miei amici noti e ignoti" e comincia con "un personaggio assai piccolo".
3) Boy di Roald Dahl
Nell'incipit è scritto che non è l'autobiografia ma è comunque tutto vero; segue comunque una rigorosa scansione cronologica e basata su passione, intrigo, coinvolgimento emotivo, fantasia e umorismo: adatti ad un pubblico giovane. Famiglia, infanzia, adolescenza e scuola sono i pilastri della narrazione. Il testo è corredato da illustrazioni di Quentin Blake. Boy attira i ragazzi perché è una grande avventura ricca di avvenimenti comici: il giovane Roald con la sua numerosa famiglia sviluppa sentimento d'amore verso la natura ed ogni essere vivente. L'opera non ha struttura tipica di autobiografia classica ricca di particolari noiosi ma fatta di fatti di poca importanza ma che Dahl sente il bisogno di raccontare. È un testo per ragazzi corredato di immagini, cartoline, fotografie, stralci di lettere inviate alla madre (durante i tempi della scuola le scrisse circa 600 lettere): vuole invogliare alla lettura e alla scrittura che appare come qualcosa di fruibile e gestibile da tutti; sembra scritto da un quindicenne.
Possiamo quindi dire che ci sono 3 dimensioni del genere autobiografico:
Autobiografia e ambiente:
I percorsi di scrittura diventano percorsi di socializzazione che...
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