Il fanciullino di legno di Leonardo Acone
Introduzione
In attesa di bambini e burattini. Quando Carlo Collodi (1826-1890) scriveva per l'editore Paggi di Firenze il suo Giannettino, apriva la strada ad una rappresentazione dell'infanzia che mai prima d'allora aveva "osato" entrare in una letteratura italiana fin troppo "attenta" alla figura dell'infanzia. Si ha così di colpo l'infanzia: viva, vera, reale, pregi, difetti, dinamiche psicologiche, meccanismi comportamentali e un continuo conflitto tra "principio di piacere e principio di realtà". In questo scenario si colloca la novità rappresentata dalla scrittura di due autori quali Collodi e Pascoli che, mediante intenzioni differenti e percorsi distanti, hanno operato una sorta di "disvelamento" dell'infanzia. Collodi con Pinocchio racconta l'infanzia permettendo ai piccoli lettori di immedesimarsi nel personaggio; Pascoli con la sua lirica Il Fanciullino rivela l'infanzia, nell'amara consapevolezza dell'accettazione del vivere adulto e quindi della ricerca dell'entità fanciulla che continua a vivere in ognuno di noi.
Capitolo I: Quasi Pinocchio
Pubblicato nel 1877, il Giannettino di Collodi, raccontava all'Italia il quotidiano semplice e veritiero di un piccolo bambino, con i suoi difetti, con i suoi limiti, con la spontaneità dell'essere piccolo di fronte ai "doveri" che la vita gli presentava (obbedienza, impegni scolastici e divieti...). La prima grande questione che Collodi deve affrontare con Giannettino è proprio l'immagine di un personaggio reale, nel quale gli altri ragazzi (futuri lettori) possono immedesimarsi; insomma, la prima vera rappresentazione letteraria dell'infanzia, che ritrae psicologicamente un bambino vero. Giannettino aveva tra i 10 e i 12 anni, era un bel giovinetto con gli occhi celesti e i capelli rossi, ma era figlio unico, quindi suo padre lo accontentava su tutto, rendendolo viziato e prepotente. Quando andava a scuola, vi andava con non molto piacere, tranne il giovedì e la domenica, che erano giorni di vacanza. Una simile scansione settimanale si riproporrà in uno dei dialoghi di Pinocchio con Lucignolo, il quale descrisse a Pinocchio la beata e spensierata vita del Paese dei Balocchi.
Quindi un ritratto nuovo, specchio della realtà infantile spontanea e sincera e che per questo risultò tanto sconveniente che nel 1883 la commissione ministeriale, incaricata di esaminare i vari libri per le scuole, inserì il Giannettino tra quelli sconsigliati. Collodi "osa" dipingere il ritratto dell'infanzia vera, l'allegria monella ed impunita, lo sguardo furbo e al contempo fragile; tuttavia l'indole dei piccoli fanciulli collodiani (Giannettino e Pinocchio) è la medesima:
- In Giannettino, alla domanda dello zio Ferrante su cosa il piccolo intendesse fare da grande, la risposta è quella di fare il signore.
- In Pinocchio, dove il grillo, rivolgendosi al bambino che non voleva andare a scuola, gli propose di imparare almeno un mestiere e lui infastidito rispose che fra i mestieri del mondo vi era uno solo che gli andava a genio: quello di mangiare, dormire e divertirsi.
Anche il dottor Boccadoro, suo mentore, non ha bisogno di essere totalmente un grillo parlante, ma riesce a gestire i vizi comportamentali del ragazzo e gli insegna così a diventare un ragazzo ben voluto da tutti. In Pinocchio conosciamo la sorte del grillo "stecchito e appiccicato alla parete" come una protesta a...
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