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Riassunto esame "Letteratura per l'infanzia",Bacchetti, libro consigliato: "La letteratura per l'infanzia oggi", di Bacchetti Flavia,Cambi Franco, Nobile Angelo,Trequadrini Franco Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di "Letteratura per l'infanzia", basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Flavia Bacchetti, La letteratura per l'infanzia oggi", di Bacchetti Flavia,Cambi Franco, Nobile Angelo,Trequadrini Franco. Ho passato l'esame con 29/30. E' un riassunto composto da 43 pagine, fatto con molta cura e precisione ed è per questo... Vedi di più

Esame di letteratura per l'infanzia docente Prof. F. Bacchetti

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15 temi più rappresentativi: nuove tragedie d’infanzia, il trionfo dell’orrore, infanzia e guerra,

incontro tra culture, le tante diversità, la magia, le nuove famiglie, la trasformazione dell’altrove,

natura e metropoli, le forme del comico, la nuova solitudine, le nuove figure femminili, le

trasgressioni.

La letteratura per l’infanzia ha subito una torsione che ne ha ridescritto i confini, fissate nuove

potenzialità, mutato l’immaginario, in modo da renderla più attuale e più formativa al tempo

stesso.

B.Ancora sondaggi testuali: nell’universo del consumo.

Nel settore dell’editoria per l’infanzia e l’adolescenza il fenomeno del declino della connotazione

originaria delle collane si evidenzia con la diminuzione di novità pubblicate; meno titoli in collana

ma aumento sia del numero complessivo delle case editrici, sia del numero di collanefenomeno

palese soprattutto dal 2002.

Il 77,6% dei libri è di medio e basso livello rispetto al 22,4% di libri di buon livello.

Si vengono così a creare due tipologie: da un lato i bestseller, focalizzati sugli aspetti di

attrazione e di fidelizzazione dei lettori; dall’altro lato, un’offerta che emerge soprattutto

nell’ambito della narrativa che si attesta nel mercato delle novità editoriali e anche talora sul

fronte dell’export.

Se la qualità dei progetti editoriali non è incoraggiante, tuttavia i dati di mercato sono abbastanza

positivi e interessanti tanto che gli investimenti nel settore librario per bambini e ragazzi è

crescente.

Predomina il concetto di massificazione della produzione che già tra gli anni ’80 e ’90 andava

definendosi attraverso un lancio distributivo-promozionale sempre più evidente.

Il libro è andato acquistando negli ultimi anni sempre più l’immagine di occasione o pretesto

associato all’uscita di un film o a eventi di cronaca, in un’ottica di spettacolarizzazione: così è

avvenuto con Un ponte per Terabithia o Harry Potterun’editoria che si orienta verso il “fast-

book” piuttosto che verso lo “slow-book” e ciò appare evidente anche dal diverso modello di

distribuzione rispetto al passato; è ormai dato certo che le grandi catene prevalgono sulle librerie

indipendenti.

I giovanissimi sono anch’essi dei consumatori e per loro è cresciuta negli ultimi decenni una

sterminata proposta editoriale, sulla scia sì del consumo, ma anche del latente rischio di

omologazione che tende a trasformare i best-seller per bambini in macchine da merchandising.

Dal XIX secolo la letteratura per l’infanzia ha via via mantenuto la sua connotazione di valore

commerciale: tale accezione ha fatto sì che il valore complessivo dei libri per bambini e adolescenti

sia aumentato qualitativamente e quantitativamente sempre più nel corso dei decenni del

secondo ‘900; i margini di profitto delle case editrici hanno superato in gran misura quelli della

letteratura per adulti.

La narrativa per la prima adolescenza e la prima giovinezza ha messo in luce quanto da un lato

gli autori colgono un trend che è stilistico, e quindi riflette espressioni gergali e metaforiche

condivise da larghe fasce della popolazione, dall’altro lato i contenuti rispecchiano problematiche

di vita reale.

La saga, soprattutto sul piano letterario, si propone come un “fenomeno problematico” e tale da

provocare una serie di riflessioni sul concetto di letteratura per bambini e ragazzi oggi.

Nel caso di Harry Potter, se lo straordinario è un’accezione propria del genere fiabesco, in

particolare della fiaba di magia, la Rowling vi attinge sofisticando il genere rispetto alla fiaba

classica attraverso un intrico più complesso in cui penetrano anche elementi della attuale cultura

di massa; alla fiaba s’intersecano sitcom, serial televisivi, e film d’avventura.

Della fiaba vengono ripresi gli elementi del meraviglioso e del magico!

Generi classici rivisitati e attualizzati in una dimensione che non solo riflette, ma anche

costruisce un immaginario collettivo secondo i canoni di una “globalizzazione degli orizzonti

culturali, che attinge, ma anche supera sia originarie tipologie narrative che fasce specifiche d’età

dei lettori”un immaginario che si nutre della realtà, ma trasfigurata dalla magia.

Ingredienti di una narrativa che sovverte da un lato il ruolo della letteratura per l’infanzia nella

cultura d’oggi, e, dall’altro lato, l’identikit del suo pubblico.

Una pubblicizzazione e un’annunciata serie televisiva di cartoni animati riguarda un altro serial di

successo per bambini e ragazzisi tratta di libri della scrittrice Elisabetta Dami, il cui protagonista

è Geronimo Stilton.

Dal 1993 ad oggi i numerosi volumi trattengono la curiosità dei lettori attraverso i colpi di scena, la

suspence, l’umorismo, le difficoltà e i successi, ma con la speranza finale.

La longevità dei libri di Stilton e la saga di Harry Potter sono due esempi emblematici di un

mercato editoriale che nell’arco di pochi decenni è mutato a partire da ciò che s’intende per libro

in una società non più scandita per classi, ma di massa.

C.Su testi più avanzati

Nonostante il processo di globalizzazione, tuttavia in Italia il processo di rinnovamento della

letteratura per l’infanzia si presenta oggi con delle proprie peculiarità rispetto al proscenio

internazionale.

I motivi? Pochi, ma sostanziali: da un lato un’editoria a due velocità e grandezze, ma l’accento va

posto da un lato su quella piccola, artigianale, e dall’altro, il mondo degli scrittori.

Un parterre di nomi, alcuni affermati e altri emergenti, interessanti non solo sul piano stilistico,

ma anche di una personale specificità creativo-fantastica sotto il profilo dei temi siano essi di

impatto sociale oppure fantastico o l’uno e l’altro insieme.

A Bianca Pitzorno si deve l’aver alzato il sipario su un mondo, quello femminile, introducendo

attraverso il criterio del realismo, temi scottanti quali la parità tra i sessi in materia educativa, il

rapporto intergenerazionalequesto tema è ricorrente nella letteratura giovanile contemporanea

anche europea.

Mattia e il nonnocon l’opera di Roberto Piumini si afferma e si consolida una forma di

letteratura per l’infanzia e per l’adolescenza, sia essa in prosa o in poesia, liberata da censure e da

pregiudiziali ideologiche, ma anche educative: questa letteratura si eleva al rango della letteratura

per adulti, ossia è “racconto” puro, opera dei Tusitala.

Il cambiamento coinvolge anche l’immagine d’infanziala letteratura giovanile di oggi ha

effettuato una lodevole sanatoria moral-letteraria verso gli altri illustri monelli, da Pinocchio a

Giamburrasca. La trasgressività viene descritta come caratteristica dell’infanzia, un aspetto in cui il

lettore si riflette e si diverte. Persino l’ultimo della classe è riabilitato grazie alle sue doti di

socievolezza!!(La schiappa di Spinelli).

Il periodo scolastico è descritto come tempo della spensieratezza e dell’amicizia, tuttavia

diventa, in altri romanzi, luogo elettivo di formazione educativa alla solidarietà e all’accettazione

dei diversi, in particolare dei diversamente abili.

Altra tematica ricorrente nella narrativa odierna riguarda i bambini e gli adolescenti in famiglia,

in un’epoca in cui l’istituzione familiare appare sempre più fragile e magmatica. Philip Pullman con

sagacia ci propone un’avventura carica di emozioni, di colpi di scena; al centro del romanzo le

inquietudini di Ginny, adolescente di colore alla ricerca della sua identità in una saga familiare

intricata.

l’immagine della famiglia nella narrativa attuale appare complessa e articolata, fedele alla

molteplicità di tipologie: spesso “scombinata” e in cui gli adulti sono frequentemente disattenti,

incapaci di diventare educatori, di prendere decisioni.

Questa narrativa va al di là del conformismo, svelando i lati deboli degli adulti genitori, ma tuttavia

fa emergere la centralità della famiglia in un percorso narrativo carico di messaggi e riflessioni,

pedagogicamente significativi, sulla necessaria rifondazione dell’istituto familiare.

Ed è l’infanzia al centro di un insieme di racconti che compongono un autentico capolavoro

letterario, sicuramente complesso e polisemico sia dal punto di vista della struttura, che della

tematica.

Il viaggio e incontri imprevedibili animano anche la fantasia in un altro scrittore inglese,

Morpurgo, che, da un articolo di un quotidiano, ha tratto spunto per un viaggio denso di avventure

e di situazioni straordinarie dalla Cina all’Himalaya (La valle tra le nuvole, Il regno di Kensuke).

Sono numerose anche le storie di viaggi di autori italiani, come In viaggio con Valentina, di Angelo

Petrosino. Cap.4

Un nuovo lettore?

A.Fisionomia del “nuovo lettore”.

I ragazzi e i giovani (tra i 14 e 29 anni) sono in Italia, buoni lettoriil 74,1% legge almeno un libro

all’anno (non di studio) e il 62,1% più di tre. Nel contempo cresce anche l’uso del cellulare (96,5%)

e di internet; il 77,7% legge il quotidiano una o due volte alla settimana e gli ascolti della radio si

collocano al 90,3% per le ragazze e all’83,1% per i ragazzi.

Ciò che colpisce è la crescita dei mezzi a stampa e al tempo stesso lo sviluppo dei media

informatici, realizzando un’integrazione tra libro/stampa e comunicazione informatica.

E’ nato un nuovo lettore, che integra mezzi diversi e li usa in modo libero e integrato. La cultura

del libro permane e resta forte anche nella seconda infanzia e nella preadolescenza.

Il nuovo lettore è un lettore che accorda in sé l’homo videns e l’homo loquens, ma che di fatto

assegna alla lettura del libro un ruolo di impegno personale di “cura di sé”, di riflessione; la lettura

tende a farsi habitus personale.

Il modello di lettura che si propone è più libera, più personalizzata e al tempo stesso più attenta,

più interpretativa e riflessiva.

Sta crescendo una pedagogia scolastica alla lettura che ha itinera e modelli precisi e complessi,

fatta di tipologie di testi e di differenti approcci alla lettura, che integra

lettura/immagine/commento e animazione, che elabora anche risultati cartacei esteticamente

complicati, con i ricordati libri-game, ma fatta anche di narrazione, di lettura e di scrittura insieme,

e con costante spirito ludicoanzi proprio l’innesto tra ludicità e narrazione offre la via aurea per

costruire una buona pratica di lettura consolidata e partecipata.

Allora la cosiddetta terza fase , così tipica del nostro tempo che vede il passaggio dalla scrittura

alla scrittura informatica appare non come un declino del libro, ma come una tappa della sua

diffusione integrata con gli altri media, ponendo tra di essi una specifica funzione di cui la scuola

deve essere ferma custode e testimone efficace.

Proprio alla scuola spetta oggi il compito di custodire e salvare l’immagine alta della cultura, come

ricerca e come critica.

Rispetto alla cultura massificata dei media la scuola ha un compito dialetticamente

contrapposto: salvare la cultura più specializzata e il libro che la rappresenta e la veicola al meglio.

In tal modo la “pedagogia della lettura” occupa nella formazione dei giovani un ruolo

fondamentale: da essa dipende la costruzione di un habitus mentale, di una forma mentis

retroattiva, riflessiva e metariflessiva, di una conoscenza di sé più alta e più fine, di cui la scrittura

narrativa/espressiva è ben nutrita.

Tutto questo avviene proprio quando nella scrittura si entra da protagonisti, da lettori attenti e

partecipi e questo è un atteggiamento che solo la scuola può coltivare; e lo fa in molti modi: con

l’angolo delle narrazioni nella scuola dell’infanzia, con i giochi fantastici delle narrazioni nella

scuola elementare, con la personalizzazione di testi nella scuola media, per arrivare a consolidare

una propria BIBLIOTECA e i propri autori nell’età della scuola superiore.

Tutte pratiche di cui solo la scuola è precisa e affidabile custode, proprio perché come luogo di

alfabetizzazione e di trasmissione culturale assegna un ruolo-chiave alla parola, alla parola scritta,

alle tipologie di scrittura, alle tradizioni discorsivela scuola è ben consapevole di tale ruolo e

attiva interprete di tale suo proprio compitoe lo è con iniziative sempre più sofisticate e

articolate, che tengono al centro proprio la testualità letteraria, nelle sue diverse forme,

espressive, narrative, ludico-creative.

B.Sulla “formazione alla lettura”: teorie e pratiche.

La lettura, nell’ambito della scuola, ha avuto fino a tempi recenti un’accezione didattica orientata

alla mera acquisizione della tecnica della lettura, trascurando invece gli aspetti più importanti per

la crescita del soggetto, relativi non solo alla formazione del pensiero cognitivo e creativo, ma

anche alla socializzazione attraverso l’uso del linguaggio.

A partire dagli anni ’70 fu sempre più avvertita una revisione profonda dell’approccio al testo

scritto.

Vygotskij ha sottolineato quanto lo sviluppo cognitivo del bambino dipenda dalle interazioni con

gli adulti e con i coetanei; il linguaggio, espressione del contesto storico e socioculturale in cui il

bambino vive, è decisivo per l’acquisizione di competenze, abilità.

L’ambiente sociale deve rispondere adeguatamente al bisogno di comunicazione del bambino

stimolando e accrescendo le sue competenze comunicative e lo sviluppo del

linguaggiol’ambiente è anche luogo di sedimentazione del pensiero creativociò apparve

chiaramente a Rodari già negli anni ’60 quando sosteneva la potenziale ricchezza formativa della

lettura; lo scrittore coglie gli aspetti negativi di una didattica che allontana sempre più il bambino

dalla pagina scritta.

Ci sono 9 modi per far odiare la lettura: ok, la lettura è impegnativa ma è anche svago.

Rodari mette in luce la forza evocativa e le potenzialità di libera creazione immaginativa che le

storie possono far nascere nel processo di crescita infantile.

Di quanto sia formativa la lettura per Rodari emerge da molti scritti, ma soprattutto dagli incisivi

interventi sui periodici da cui si rivolge ai docenti, ai genitori, sollecitando gli educatori con

osservazioni, che individuano nel precoce incontro con il libro il requisito per costruire

un’abitudine quotidiana nell’adolescente e nell’adulto poi.

Esiste il criterio della libertà, libertà di leggere quando il bambino ne ha voglia, senza

imposizioni.

Complicità, sinonimo anche e soprattutto di intimità infusa di piacere, piacere di leggere, una

felicità che può ripagare il bambino dei primi tormenti della vita scolastica.

L’apprendimento della lettura non è solo svago, ma anche EVASIONE E VIAGGIO in nuovi mondi

dell’immaginario infantile.

La connotazione privilegiata della lettura è per l’infanzia più estetica che strumentale; il fascino

della storia, ma anche la capacità evocativa prevalgono ma fanno anche crescere il piacere di

leggere nel bambino, facendolo entrare in mondi magici e fantastici.

È infatti fondamentale accompagnare i bambini nel grande universo della lettura: ruolo svolto

dagli adulti, soprattutto dai genitori! Tognolini, non solo scrittore ma soprattutto genitore,

descrive le tecniche per fare amare le storie alla propria figlia.

Soprattutto nella forma di lettura narrativa è essenziale la voce, quella conosciuta e rassicurante

dei genitori e la lettura ad alta voce crea questa simbiosi tra chi legge e chi ascolta, che ha una

valenza pedagogica in quanto stimola sia l’attenzione che l’abitudine all’ascolto.

Nel bambino si formano immagini mentali che dilatano la storia e che modificano l’evoluzione

narrativa, non solo l’immaginazione, ma anche il mondo delle emozioni e degli affetti è influenzato

dal potere evocativo della parola.

Il ruolo dell’adulto è decisivo nel decollo dell’interesse infantile per l’oggetto libro e soprattutto

per il suo contenuto.

L’adulto, che legge ad alta voce, non solo dà corpo e significato al testo assecondando la sonorità

ritmica propria dei primi libri per l’infanzia, ma anche avvia un dialogo sia empatico-affettivo, sia di

sviluppo delle potenzialità cognitive del bambino sul piano apprenditivo linguistico-semantico.

Attraverso lo stile dialogato , in cui la parola, ma anche il linguaggio gestuale e mimico hanno una

funzione rilevante, si innesca un processo di coinvolgimento dei bambini, sollecitati a porre

attenzione anche ai dettagli della storia.

Non mancano neppure i rimandi frequenti, che il bambino propone, al suo vissuto

quotidianodeterminante appare il ruolo degli adulti, in quanto essi si debbono proporre come

“terapeuti permissivi” che incoraggiano i bambini non solo ad ascoltare, ma anche a raccontare

liberamente la storia ascoltata o a proporne altre.

L’adulto che considera il bambino un potenziale narratore avrà voglia di chiedergli di raccontare

una storia; e il bambino sarà pronto a raccontarla se avrà sviluppato nei confronti dell’adulto la

fiducia in un ascolto non giudicante ma curioso e comprensivo.

Attraverso lo stile narrativo il piccolo lettore assume l’atteggiamento di ascoltatore passivo e

successivamente di commentatore spesso loquace e propositivo, suggerendo soluzioni fantasiose

della storia, oppure interlocutore curioso di significati terminologici oppure di spiegazioni sugli

eventi e i personaggi.

Non si tratta solo di metodologie, ma sono importanti altri fattori che determinano l’efficacia sia

didattica che apprenditiva.

L’interazione diadica che ha sicuramente una valenza anche affettiva, presuppone una vicinanza

dell’educatore con il bambino, una comunicazione non verbale che avviene attraverso gli sguardi,

in un habitat caldo e accogliente.

SPAZIO OTTIMALE DI LETTURA: la quiete e la serenità dell’ambiente in cui si legge dovrebbe

accompagnarsi a un reale stato di quiete mentale.

Poi, l’IMMAGINE è un fattore che determina la qualità comunicativa e l’accessibilità anche al testo

scrittocostituisce uno strumento con il quale il bambino passa dall’esperienza sensoriale

all’esperienza simbolica.

Per comprendere una storia è necessario costruire una rete strutturale, ossia attivare due sistemi:

in primis comprendere se l’azione descritta è attribuibile ad un personaggio; una seconda fase è

relativa alla rete esplicativa, ossia il lettore deve essere in grado di rispondere ai perché relativi

alle conoscenze contenute nel brano.

L’insegnante incoraggiante possiede le competenze non solo didattico-metodologiche per

avviare un approccio positivo al testo scritto, ma anche quelle di selezionare in un’ottica

pedagogica testi adeguati per età e alle capacità e conoscenze possedute dal bambino.

Inoltre non va dimenticato il corredo iconografico come “testo nel testo”; l’immagine è sì

strumento per decodificare il significato di una storia, ma lo è in senso duplice: l’organizzazione

della grafica può attrarre l’attenzione del bambino sui nuclei portanti del racconto, ma può anche

polarizzarsi su aspetti marginali e secondari della storia stessa.

CAP.5

LA DIFFUSIONE DELLA LETTERATURA INFANTILE OGGI

A.Sguardi sul mercato.

La letteratura per l’infanzia nel XX secolo ha subito un riscatto d’immagine e un processo di

sviluppo e di sofisticazione insieme.

Si fa qui l’analisi di una rivista che svolge un duplice ruolo: di recensire testi e di fornire su di essi

schede di lettura; attivare riflessioni di metodo e di contenuto sul genere “letteratura infantile”,

sviluppando un lavoro critico su tale testualità: LIBER, pubblicata a Campi Bisenzio dalla Biblioteca

comunale Rodari: ha una sua struttura e una sua significativa continuità, proponendosi al tempo

stesso come strumento di lavoro per bibliotecari e studiosi.

Tratta di temi di attualità, temi ricorrenti e eventi collettivi, vengono ripresi in chiave letteraria e

sottoposti a una critica testuale e formativa insieme, indicando, tema per tema, i testi più classici,

quelli imperdibili o quelli meglio riusciti.

Ciò che viene da rilevare è l’ottica di offrire percorsi critici per valorizzare la lettura, pur

riconoscendone la problematicità attuale e la necessità di accompagnarla con una efficace

pedagogia della lettura, che è, ormai, anche in Italia, un campo di sviluppoLIBER ci ha offerto un

vademecum per capire lo sviluppo dell’editoria.

Attraverso le pagine di una rivista, “di critica” e di sostegno alla letteratura per l’infanzia,

tocchiamo la produzione letteraria per ragazzi che presenta 5 aspetti caratterizzanti:

1. Non è più la “grande esclusa”, come fu definita: letteratura minore, governata dal pedagogico e

dal conformare.

2. La produzione si è fatta industriale, cresce nel e per il mercato.

3. La qualità dell’offerta non è scomparsa.

4. La riflessione sui testi per l’infanzia si è fatta sempre più densa, ricca e dissimile da quella della

letteratura per adulti.

5. Tutto il congegno editoriale/critico/pedagogico si collega poi a una pedagogia della lettura che è

in ascesa, che si impone come un fattore-chiave della formazione, e della formazione personale di

ogni soggetto in età evolutiva.

B.Le “punte di diamante” di una produzione in crescita.

Il mercato del libro per bambini e ragazzi rappresenta un settore di notevole attrattiva per gli

editori tanto che gli indici di fatturato sono previsti in aumento, in particolare per la fascia 0-7

anche se ha delle contraddizioni al suo interno: da un lato, la crescita del numero degli editori, e

dall’altro un pubblico di lettori, i cui gusti sono stati orientati dai media, facendo preferire i libri

bestseller.E’ però un successo a livello internazionale che si esaurisce nell’arco di un numero

limitato di anni.

Nel corso degli ultimi anni è il settore dei libri gioco in crescita; piccole case editrici, svincolandosi

dal grande business editoriale, stampano con l’obiettivo di fare un bel libro.

Però un incremento si è constatato anche, ma solo in alcuni generi, nell’editoria per i lettori più

grandi; in particolare: il romanzo legato alle problematiche esistenziali degli adolescenti

nell’odierna società complessa e il fantasy e le storie cariche di suspence e di mistero dei

gialliCosì l’immaginario giovanile evade verso una metarealtà che appaga; una fuga dalla realtà

che riprende le creazioni di mondi alternativi propri.

Nel corso dell’ultimo decennio altri, oltre alla Rowling e a Pullman, sono gli autori inglesi legati

al genere fantasy; tra i più noti Terry Pratchett, inventore del genere fantastico-comico, in cui

personaggi della vita comune si ritrovano in realtà capovolte popolate da draghi, fate e orchi.

Ma personaggi fiabici, orchi e elfi animano le pagine dei romanzi di due originali scrittrici italiane,

Silvana De Mari e Licia Troisi.

La prima osserva facendo emergere la sua sensibilità non solo di scrittrice, ma anche di

psicoterapeuta: per lei la fiaba è la narrazione che è più vicina alla realtà storica; la fiaba è il

genere letterario che le permette di leggere la realtà e di trasfigurarla in un’ottica che se da un lato

fa emergere la ribellione contro soprusi e violenze, dall’altro lato permette di ripristinare la

giustizia sociale e l’accettazione della diversità.

La seconda è l’autrice delle due saghe fantasy, Cronache del mondo emerso e Guerre del mondo

emerso.

PARTE 2 “LA LETTERATURA PER L’INFANZIA. CRITICA E MODELLI INTERPRETATIVI”

Cap.1

Critica accademica e critica militante. Breve storia

Dopo che Francesco De Sanctis diede cittadinanza letteraria a scrittori come Soave ed altri che

avevano svolto opera educativa dedicandosi a libri “per il popolo e la gioventù” accogliendoli nella

Storia della letteratura italiana, Benedetto Croce si pose il problema a proposito di scrittori come

Edomondo De Amicis ed Emilio Salgari e altri ai quali non poteva essere negato il riconoscimento

di una dignità letteraria per gli esiti prodotti.

Ne La letteratura della nuova Italia, Croce asseriva che De Amicis si serve dei mezzi letterari per

comporre una scrittura i cui scopi sono extraletterari ma non serve la letteratura.

Benedetto Croce ribadisce che non può esistere una “letteratura per…” e che la letteratura per

l’infanzia o è letteratura o è per l’infanzia.

Si può datare da allora la questione della definizione di una letteratura per l’infanzia e della sua

legittimità. Se per Croce il problema è di ordine critico e teorico, per la maggior parte dei critici è di

visione prospettica imposta in modo tale che una esclude le altreIl dualismo letteratura-

pedagogia non è mai stato del tutto superato.

Ciò che maggiormente conta, in un libro per bambini, è l’accoglienza che i bambini stessi fanno

a quel libro e come esso si inserisce nei loro vissuti e nelle dinamiche della loro formazione e della

loro crescita. Sulla nostra letteratura italiana ha sempre gravato un giudizio non proprio positivo

perché essa è una letteratura di poetiche e non è quindi forse un male che questa particolarità

non si estenda alla letteratura per l’infanzia.

Il giudizio crociano non dà contributo alcuno alla soluzione di un problema giacchè i libri per

bambini vengono scritti e letti e di fronte a testi complessi come Pinocchio non si può parlare di

uso di materiali letterari perché essi contengono una struttura, che spesso nei libri per adulti

manca.

Per quanto riguarda l’importanza di “come i libri funzionano” presso il pubblico più giovane, può

valere l’esempio di Edmondo De Amicis, il quale scriveva per commuovere (Cuore).

Lo scrittore per bambini deve essere competente cioè uno scrittore che non solo sa fare uso

consapevole dei suoi mezzi espressivi ma anche riesce a cogliere sempre la percezione del

bambino che legge.

LEGGERE NON PUO’ PRESCINDERE DA UNA CULTURA DEL LEGGERE E QUINDI DA UN CLMA DI

CONDIVISIONE, DI PARTECIPAZIONE, DI CONFRONTO.

Non si tratta dunque di un’aspirazione velleitaria alla scrittura letteraria ma di una conversione di

scrittori letteralmente già riconosciuti alla scrittura per i bambini, e quindi il giudizio di Croce è

non di competenza, giacchè chi progetta letteratura per l’infanzia parla di “gioco”.

Di uno statuto della letteratura per l’infanzia si parlerà nel celebre Convegno di Bologna del

1938, che insistette sulla facies educativa della letteratura per l’infanzia.

Da una parte il Fascismo, dall’altra il pedagogismo, fecero confluire la letteratura per l’infanzia nel

libro di testo, monumentalizzato dal Fascismo; tale scelta comportò per editori e librai una

capacità finanziaria, per sostenere i costi di distribuzione e molti editori, come Nerbini o Salani, si

avviarono verso un declino dal quale solo Salani riuscirà poi a risollevarsi.

I libri diffusi durante il ventennio furono opera di maestri-scrittori come Nuccio, Bonanni,

significativa scrittrice di romanzi per adulti come Il fosso e La via del tabacco, libri che svolgono il

tema di un’infanzia sognata più che sognantene deriva la visione del puer scholasticus, persona

in fieri alla quale bisogna far pervenire libriccini da leggere che riguardano bambini, fiori e uccelli,

come Il pesco vestito di rosa o Il canto dell’acqua.

Il bisogno di saldare il progetto educativo con la celebrazione e la propaganda fece perdere di vista

gli aspetti più artistici e culturali del libro per ragazzi e causò una frattura tra la critica militante

della letteratura per l’infanzia e la critica pedagogica che fu tutta concentrata nel versante

scolasticotale frattura si sanerà solo dopo la seconda GM, con Gianni Rodari, che ufficializzò la

nuova letteratura per l’infanzia, e grazie all’attività di promozione e di diffusione editoriale di

Donatella Ziliotto.

Autrice di opere che segnano una svolta storica nella produzione di libri per bambini, come Il volo

di un martin pescatore, la Ziliotto è operatrice culturale e consulente editoriale; si deve a lei la

rinascita della casa editrice Salani grazie a collane come Istrici e super istrici, che contengono il

meglio della letteratura contemporanea mondiale.

Donatella Ziliotto ha promosso un ampio dibattito tra scrittori, soprattutto scrittrici, le quali

hanno sviluppato una condivisa cultura delle differenze di genere senza cedere a forme di

femminismo.

In questo dibattito si sono venuti a creare due gruppi: Generazione Bibi, e scrittrici che si ispirano

ai modelli di Burnett, ponendo però come base comune l’ascendenza di Kenneth Grahame,

considerato il primo scrittore “trasgressivo”, nel senso che rompe col clichè canonico dello

scrittore per l’infanzia, sia sul piano della scrittura, che su quello psicologico.

Luigi Volpicelli è entrato nel dibattito con una lunga riflessione su Pinocchio, del quale mette in

risalto l’importanza del paese.

A dare una svolta agli studi di letteratura giovanile fu Antonio Faeti, che, con Guardare le figure, fu

il primo a mettere in luce la facies massmediologica della letteratura per l’infanzia.

Questa, secondo Faeti, è frutto di un processo di formazione degli stereotipi, dei topoi

dell’immaginario collettivo che vengono rielaborati in forme rappresentative e narrative.

Il bambino come tema del nostro tempo è stato sentito molto negli ultimi 30 anni: Infanzia

recuperata di Fernando Savater e lo stupore infantile di Elemire Zolla hanno dimostrato che oggi la

figura del bambino torna al centro dell’interesse degli intellettuali non tanto come simbolo di una

felicità perduta quanto come condizione possibile di vita in una dimensione più vera.

Faeti è stato il primo a comprendere il valore artistico, culturale e pedagogico del mondo dei

massmedia e dell’illustrazione.

Quindi Faeti dà valore al patrimonio iconografico dei libri per ragazzi e così si arriva all’Andersen

da osteria; a lui inoltre si deve anche la crescita di una scuola che, a partire dagli inizi degli anni

’80, opera nell’università.

Pino Boero è il punto di riferimento della storiografia della letteratura per l’infanzia, autore di La

letteratura per l’infanzia, storia della letteratura per l’infanzia italiana che è ormai uno strumento

di studio indispensabileE’ un testo di storia che consente di compiere il salto di qualità alla

ricerca e alla riflessione critica; egli è curatore dell’edizione completa delle opere di Rodari.

Nelle Università italiane le cattedre “storiche” di letteratura per l’infanzia sono sei: Bologna,

Padova, Genova, Urbino, L’Aquila, Bari e con la nascita delle Facoltà di scienze della formazione, il

numero è aumentato.

Un pedagogista che non può essere trascurato è Giacomo Cives, autore di numerosi interventi su

Pinocchio.

Anche la critica militante ha conosciuto un incremento soprattutto qualitativo: dopo Donatella

Ziliotto, abbiamo avuto Beatrice Solinas Donghi, Francesca Lazzarato, Carla Poesio, Carmine De

Luca.

La critica della letteratura per l’infanzia adotta modelli interpretativi e strumenti d’indagine

della critica storica e letteraria più aggiornata e distante da discriminanti ideologiche, della

filosofia dell’educazione.

Si tratta di una critica che esplora estesi spazi culturali e accosta capitali conoscitivi vari

nell’impegno di individuare una scrittura per l’infanzia che non può tener conto di un lettore che è

in fieri e non può pertanto ignorare una sua valenza pedagogica.

Cap.2

La critica: i modelli interpretativi

ANTONIO FAETI.

Faeti è il caposcuola della nuova critica della Letteratura per l’infanzia: anzi, se si considera che

prima di lui se ne erano occupati solo i pedagogisti, è da considerare l’iniziatore della vera critica

della letteratura giovanile.

L’opera che segna la svolta rispetto al passato è Guardare le figure, del 1972, nella quale viene

recuperato e valorizzato il patrimonio iconologico di un organismo letterario visto solo come

lettura e non come letteratura e quindi come parola scritta utile all’educazione dei sentimenti.

Faeti compie un’analisi del costume, del gusto e della cultura identificando la storia della

letteratura per l’infanzia con un coagulo di fenomeni nel quale troviamo iconografia, storia

dell’editoria, ideologia e didattica.

15 anni dopo la studiosa francese Denise Escarpit affermò che il libro per ragazzi è opera di tre

autori: l’editore, che riceve il testo e lo affida all’illustratore che ritiene più adatto a legare la sua

arte a quel testo e l’autore.

I VISIONARI DEL GRANDUCA.

CARLO COLLODI: la sua vocazione pedagogica era incerta, dubbiosa, oscillante tra gli estremi di un

rigore reazionario e l’improvviso desiderio di una rivolta contro gli schemi e contro le

consuetudini. Il suo messaggio pedagogico non andrebbe cercato nella sua opera principale, ma in

libro come Macchiette, Occhi e nasi, Giannettino e Minuzzolo.

Era un uomo incerto, che sfogava nel risentimento una delusione esistenzialel’incontro con la

fiaba nascque, per Collodi, dall’invito che l’editore Alessandro Paggi, gli rivolse perché traducesse

Perrault.

Questo il percorso di Collodi: da un complicato e deludente approccio con una realtà che voleva

esprimere ad una libera ricostruzione, condotta dopo che l’acquisizione di un ruolo nuovo, quello

di scrittore “per l’infanzia”, gli consentiva di sottrarsi alle convenzioni dello scrivere “per adulti”,

che lo avevano sempre costretto a inibire la sua più vera capacità creativa.

PINO BOERO: Pino Boero, professore di storia della letteratura per l’infanzia nell’Università di

Genova è da considerare il massimo conoscitore dell’opera di Gianni Rodari. Ha scritto una

monografia su di lui, Una storia tante storie.

Un argomento affrontato dall’autore è quello del sentimento di minorità culturale che spesso

affligge gli scrittori per l’infanzia, come Ida Baccini, che affermò di non essere nata per scrivere

libri per bambini ma romanzi e novelle.

……………..

Lo scrittore per l’infanzia non può negarsi alla riflessione sul proprio ruolo e soprattutto non può

non pensare alle ragioni di un successo editoriale trasformatosi in prigione.

Appare opportuno indicare come l’itinerario di molti storici colleghi di Rodari sia costellato di

dubbi e se come punto di partenza anche cronologico vogliamo assumere Le memorie di un

pulcino di Ida Baccini, non potremo fare a meno di notare che il racconto autobiografico di un

pulcino di campagna che cambia padroncino e diventa grande può indicare la tendenza ad

“assumere punti di vista in cui si pretende di collocarsi al livello degli animali e dei bambini per

osservare e per descrivere il mondo”.

Le memorie di un pulcino definiscono un ambito tematico e formale entro il quale anche Rodari si

muoverà.

Di Gianni Rodari, Pino Boero è stato il primo a valutare l’aspetto comico e la dimensione

cosiddetta “carnevalizzante”.

Egli vide nel carnevale una metafora del suo modo di intendere la letteratura per l’infanzia: un

arengo nel quale non c’è chi insegna e chi impara ma tutti partecipano attivamente all’azione

carnevalesca senza distinzione tra esecutori e spettatori.

Per realizzare questo ambiente “carnevalesco”, Rodari attinge a Rabelais e a Giulio Cesare Croce, i

quali esprimono la tradizione più alta della letteratura trasgressiva attraverso la presentazione del

paradosso.

Di Rabelais viene sottolineata anche l’importanza del cibo; così Rodari costruisce un mondo alla

rovescia lanciando uno sguardo disincantato di olimpica serenità sui vizi, le contraddizioni e le

storture della vita politica e della società di oggi, configurando quello che Boero chiama il “riso

sociale” di Rodari.

Gianni Rodari: la dimensione carnevalizzante

Il riproporre testi, frasi e situazioni tipiche della produzione di Rabelais e di Giulio Cesare Croce

non è dato solo esterno, ma investe un’intera cultura “inferiore”, popolare, critica nei confronti

del potere.

Il carnevale è uno spettacolo senza divisione in esecutori e spettatori: nel carnevale tutti sono

attivi partecipanti, e il carnevale non si contempla e non si recita: si vive in esso secondo le sue

leggi; la vita carnevalesca è una vita all’incontrario, un mondo alla rovescia, dove viene elaborato

un nuovo modo di rapporti tra uomo e uomo, contrapposto ai rapporti gerarchici della vita

extracarnevalesca.

La contrapposizione tra natura e consuetudine presente nei testi del cantastorie persicetano,

diventa in Rodari soprattutto contrapposizione tra infanzia e mondo adulto; il potere “abbassato”

appare quello dei grandi prepotenti e il fatto poi, che genealogie e nomi rodariani appartengono al

gusto di Rabelais, è dato da ascrivere al carattere del cantastorie popolare che utilizzava i nomi per

“captare la fantasia degli ascoltatori e dei lettori”.

Anche senza le implicazioni legate al furto delle campane di Notre-dame e alle immagini della festa

popolare, i furti della Cupola di San Pietro, del Colosseo e della torre di Pisa costituiscono una

“sconsacrazione” di quel patrimonio artistico nazionale che troppo spesso la scuola usa come

testimonianza di una nazione di santi, poeti e eroi.

Il riso di Rodari dovrebbe essere definito come “riso civile”, perché è collocato entro una

società, seleziona i propri bersagli e mira a condurre verso un mondo migliore e una vita

rinnovata: lo scrittore non si limita a sottolineare che nei suoi pianeti non esistono il lavoro e la

proprietà, è abolita la violenza, ma indica gli strumenti per realizzare il progetto.

Franco Cambi.

Tra gli studiosi di filosofia dell’educazione e gli studiosi della teoria della pedagogia Franco cambi è

quello che con maggiore impegno si è interessato ai problemi della letteratura per l’infanzia.

Autore di un fondamentale volume, Collodi De Amicis Rodari, tre immagini d’infanzia, si è

interessato alla fiaba curando i volumi Itinerari nella fiaba e paesaggi della fiaba, e alla lettura.

Egli ricostruisce l’immagine d’infanzia di tre diversi momenti della storia italiana: il periodo della

grande editoria fiorentina dell’800, che, all’indomani dell’unificazione nazionale trova l’Italia

inserita nel concerto dell’infanzia delle nazioni per cui Pinocchio viene ad essere interlocutore di

alter immagini come Alice o Pel di carota; quello dell’Italia umbertina che vede l’ascesa di un terzo

settore finora assente dalla storia italiana, e infine quello dell’Italia post-bellica che vede

affacciarsi il ceto operaio che prende coscienza della sua funzione e dei suoi diritti.

Gli autori rappresentativi di questi diversi periodi della nostra storia sono Collodi, che vede

l’infanzia come tragedia; Edmondo De Amicis, per il quale l’infanzia è speranza; Gianni Rodari, che

intende l’infanzia come utopia.

Tramite Pinocchio, Collodi rappresenta la tragedia della crescita e dell’iniziazione al mondo:

l’apprendistato umano di Pinocchio avviene attraverso cadute e sofferenze, nel quale troviamo

elementi di cultura popolare ma anche di cultura alta; viene poi l’esperienza del male e

dell’inganno, delle contraddizioni della giustizia e quindi del contrasto tra giustizia e legalità, e poi

la malattia, la morte e lo strano incontro con la fatina dai capelli turchini.

Pinocchio viene a significare pedagogicamente che l’infanzia non è il periodo della

spensieratezza ma una tragedia poiché l’individuo è agito dagli eventi tra la spinta libidica e

l’adeguamento alla norma.

De Amicis invece nell’intento di dare un esempio di educazione, trova soluzione facile nel

sentimentalismo e nel patetico: egli cerca l’effetto, vuol commuovere e vi riesce con racconti

come Dagli appennini alle ande, ma questa scrittura ha una spiegazione.

La tecnica del personaggio è funzionale alla costruzione del suo discorso pedagogico a Franco

Cambi, che fra i critici fino ad ora antologizzati è quello che più marcatamente fa una lettura

pedagogica dei testi, mette bene in evidenza questo aspetto allorchè parla di infanzia sociale,

ovvero di infanzia legata al destino della società.

Per Rodari, infine, si parla di utopia: dagli inizi elabora l’idea di un’infanzia che non si accontenta

del dato di fatto ma rilancia sempre la sfida e quindi celebra la curiosità, la sfida e la volontà di

andare sempre verso un oltreE’ Rodari stesso che ci guida verso l’individuazione della

dimensione utopica.

De Amicis. L’immagine d’infanzia.

L’immagine d’infanzia oscilla tra “bozzettismo” e interpretazione: Alla base però sta la fiducia

nell’infanzia.

Egli ha elaborato una serie di osservazioni sulla reale vita dell’infanzia nella società a lui

contemporanea, una lettura della vita interiore dell’infanzia; sul primo piano abbiamo una serie di

bozzetti di vita infantile, che abbondano in Cuore, attenti alla tipologia psicologica dei ragazzi; sul

secondo si delinea un modello d’infanzia che mette a fuoco l’elemento etico che viene a

caratterizzarla, intrecciato all’aspetto sociale della vita infantile (famiglia, scuola, compagni).

Il “bozzettismo” tende a definire i confini reali di questa età, i suoi aspetti tipologici e le interazioni

con il mondo adulto.

Ma De Amicis non riesce a inoltrarsi nei sentieri più segretimolte cose essenziali sfuggono al suo

sguardo, ma la sua descrizione d’infanzia possiede i caratteri di una testimonianza sull’infanzia di

fine ‘800 e sull’occhio borghese che la guarda.

Un’infanzia assorbita dalla protezione-guida della famiglia, recintata da istituzioni e sorvegliata e

punita; è un’infanzia sociale , una condizione di subalternità vissuta a contatto col mondo adulto e

intessuta dei suoi caratteri e delle sue aspettative verso i fanciulli.

Tuttavia De Amicis avverte anche la presenza di un valore autonomo dell’infanzia, una sua

dimensione segreta-interiore che la rende differente rispetto al mondo degli adulti e la indica

come una possibilità preziosa: interpreta questa come coscienza sentimentale di valori più

autentici.

Nel fanciullo sono iscritti quei valori di “fraternità umana” fondati sull’uguaglianza e la giustizia,

che è possibile, attraverso l’educazione, trarre alla luce e diffondere nel sociale. L’ “in sé”

dell’infanzia è una dimensione morale, piuttosto che antropologica e piuttosto che un intreccio di

tensioni e pulsioni.

Ma in questo legame che De Amicis istituisce tra socializzazione e “cuore”, si viene abbozzando

una visione dialettica della vita infantile, che avrà, in stagioni successive, grande importanza.

Va riconosciuto che i limiti stessi di De Amicis sono propri di un pedagogista che si colloca prima

della rivoluzione freudiana e che quindi guarda all’infanzia secondo un’ottica tradizionale, di

innocenza e di serenità.

L’immagine d’infanzia che ne emerge è non universale nel senso collodiano, ma secondo un

significato più modesto, come testimonianza delle condizioni di vita di una determinata infanzia

storica che è ancora oggi in parte viva nel mondo occidentale.

Il SIGNIFICATO del suo modello non è solo storico (in quanto descrive un elemento di media/lunga

durata della nostra cultura) ma anche teorico poiché accentua la complessità dell’infanzia, la legge

in termini di tensione dialettica, ne pone in chiaro alcune coordinate essenziali.

Giacomo Cives.

Fra gli interessi curati da Cives, maestro degli studi storico-pedagogici, un posto di primo piano

occupa Pinocchio, al quale ha dedicato numerosi saggi e articoli e due scritti: I bambini e la lettura,

in collaborazione con Cambi, e Pinocchio inesauribile.

Egli riprende un argomento che era stato già caro al suo maestro Volpicelli, il quale aveva

evidenziato la dimensione “paesana” di Pinocchio.

Egli è da considerare come uno dei massimi teorici della pedagogia della complessità in quanto

è stato uno dei primi in Italia a saper valutare la complessità di relazioni e di motivazioni sociali e

culturali che intersecano le problematiche educative di oggi; ha fornito gli strumenti indispensabili

per la comprensione storica della complessità in pedagogia.

Cives dimostra come la fortuna critica di Pinocchio sia stata tardiva ma in crescita, dal momento

che sempre più critici si sono cimentati col testo collodiano grazie al suo carattere complesso che

comprende dramma e umorismo, romanzo e fiaba così che esso non possa essere collocato in una

nicchia o in un generedi qui il carattere di inesauribilità e di opera aperta di Pinocchio.

Una fortuna tardiva, ma in continua crescita.

Quindi la ricerca è venuta arricchendosi con le indagini critico-filologiche di Tempesti e di

Marcheschi, che hanno recuperato lettere e testi.

Non deve stupire questa ricca serie di indagini letterarie, pedagogiche, psicologiche, etnologiche, e

storiche perché come i veri capolavori, Pinocchio presenta una tale densità di sensi, livelli, valori

che la possibilità delle sue letture è inesauribile: tutte le letture hanno la loro piena legittimità.

Il lungo tirocinio di scrittura penetrante

La grandezza di Pinocchio ha fatto sì che per gran tempo l’attenzione si sia concentrata quasi

esclusivamente sulle avventure del burattino, opera più importante dello scrittore fiorentino.

Recuperare e analizzare i frutti della lunga attività di Collodi, che scriveva molto bene fa meglio

intendere il retroterra, le basi linguistiche, stilistiche e culturali di Pinocchio.

Considerare la vita di Collodi aiuta a intendere meglio le radici, anche se non è che ciò possa

spiegare la struttura e il senso del libro, anche se la comprensione autentica di un testo si può

trovarla solo nel testo stesso.

Tappe e momenti della vita di Collodi.

Carlo Collodi, nato a Firenze nel 1826 è in realtà Carlo Lorenzini.

--Nel 1972 Tempesti ha scritto due saggi, Chi era il Collodi, Com’è fatto Pinocchio, che si sono

avvalsi di una ricca documentazione.

--Ma due volumi nuovi arricchiscono questo quadro biografico: Introduzione a Collodi di Bruno

Traversetti, Il padre di Pinocchio. Vita e opera di Collodi, di Bertacchinisi tratta di 2 libri ben

riusciti, il primo più sintetico e l’altro più dettagliato, che illustrano la biografia di Collodi: il primo

battendo di più sulla notazione critica e il secondo, puntualizzando le tappe e le vicende della vita

di Collodidanno un contributo alla comprensione del libro e della storia e del suo rapporto con

l’inquieto.

Egli partì come volontario in entrambe le guerre d’indipendenza e poi vivrà il disagio di Firenze per

il passaggio della capitale a Roma. Dal 1848 è sempre più fitta la sua collaborazione di tipo

umoristico a periodici non solo provinciali.

Con l’incentivo degli editori fiorentini fratelli Paggi dal 1875 sposta i suoi interessi di scrittore

verso l’infanzia, e traduce fiabe francesi del ‘600 e ‘700, scrive numerosi libri di testo per le scuole

elementari e inventa racconti per ragazzi, poi raccolti nelle Storie allegre, come L’omino anticipato.

Nasce PINOCCHIO, apparendo a puntate tra il 1881 e il 1883 sul “Giornale per i bambini” (di cui

Collodi sarà almeno di nome direttore dal 1883 al 1886) prima col titolo Storia di un burattino, poi

con quello definitivo de Le avventure di Pinocchio.

Pinocchio, libro a più sensi e dall’equilibrio dinamico.

Raccolto in un libro, la fortuna editoriale di Pinocchio sarà subito enorme, quella critica più in

ritardo ma crescente. Così Collodi, da minore dell’800 diventa l’autore di un libro tra i più

importanti, e non solo del secolo scorso e della letteratura italiana.

La sua nascita è misteriosa ma il mistero si fa meno fitto se si considera la persona di Collodi:

agilità della scrittura umoristica, l’essenzialità dei dialoghi del teatro, la riflessione filologica e

linguistica, l’incontro con la fiaba francese, la memoria delle maschere e dei teatri dei burattini

fiorentini.

Inoltre si può riflettere su quanto abbiano agito per la riuscita di Pinocchio quei caratteri

distintivi di personalità e di stile che a prima vista potrebbero sembrare dei limiti: la sua

insofferenza e irrequietezza.

Mariella Colin.

La studiosa francese si occupa di un secolo e oltre di storia ossia dall’Unità d’Italia in poi, ma

diversamente da Boero si pone lo scopo di dimostrare una tesi: quella, cioè, che in questo secolo

la nostra letteratura per l’infanzia ha avuto una fioritura paragonabile solo a quella della

letteratura inglese nel secolo scorso.

Partendo da Paul Hazard, esegue dei ritratti critici a tutto tondo, monografici che non significano

frammentarietà dell’opera né mancanza di visione d’insieme.

Nelle pagine dedicate a Ida Baccini, la Colin dà un saggio eccellente di storiografia letteraria che

apre alla storia dell’educazione e della cultura delineando la differenza tra libri per l’infanzia

propriamente detta e libri afferenti alla paraletteratura pedagogica, come Le memorie di un

pulcinoDopo aver stabilito l’appartenenza di questo libro al genere preletterario, la Colin fa

risaltare un paradosso storico: libro che celebra le idee dei liberali, il Pulcino, dopo un numero

altissimo di riedizioni e di ristampe, fu elogiato tanto dalla cultura di destra quanto dalla cultura di

sinistra. La ragione di ciò risiede nel rifiuto e nella condanna, trasversali, dei prodotti

Dell’immaginazione, ritenuti pericolosi per i bambini in quanto li abituano a

Una realtà falsa.

Il nazionalismo della Baccini va nella direzione dell’esaltazione delle virtù belliche e la celebrazione

delle virtù virili fu esperita proprio dalle scrittrici, come Ida Baccini, che esorta i bambini a rivolgere

un pensiero ai soldati italiani in guerra di conquista dell’Africa e Caterina Percoto.

Ida Baccini e “le memorie di un pulcino”.

La prima opera italiana che può essere accostata a un romanzo per l’infanzia sono Le memorie di

un pulcino di Ida Baccini. Questo libro fu uno dei successi editoriali della letteratura infantile

italiana nel XIX secolo.

Nacque nel 1850 a Firenze e dopo essere stata ammessa alla Scuola Normale di Firenze, esercitò

dal 1871 al 1878 in qualità di assistente maestra e fece esperienza dell’insegnamento nelle scuola

primarie aperte dallo Stato italiano.

Questa esperienza le suggerì l’idea di comporre, per quegli alunni, un libro: Memorie di un

pulcino, che propose all’editore Felice Poggi, che accettò di pubblicarlo nella sua Biblioteca

scolastica, ma auspicò che l’opera restasse anonima o che almeno non fosse reso noto il nome

femminile dell’autore: Ida si rifiutò di nascondere il nome.

Il successo del Pulcino incoraggiò Ida a proseguire su questa strada, e per 25 anni continuò a

produrre opere analoghe in così gran numero che diventò uno degli autori di libri scolastici e di

lettura più prolifici dell’Italia liberale.

Paul Hazard aveva espresso un giudizio elogiativo tanto sull’autrice, quanto sulla sua opera.

Le vicissitudini del pulcino servono spesso a introdurre sia lezioni di cose sia lezioni di morale.

Però Ida anziché risvegliare lo spirito critico del lettore, lo addormenta raccomandandogli di

obbedire in tutto ai suoi genitori, e di conformarsi sia alle usanze sia alle norme della società.

Ida Baccini compose anche dei libri destinati alle bambine della scuola primaria, come La fanciulla

massaia o Come vorrei una fanciulla.

La scolarizzazione delle donne era una delle novità introdotte dall’Italia liberale. Nell’Italia

unificata la necessità dell’educazione delle donne si affermò secondo le stesse modalità

dell’educazione dei bambini e del popolo; però gli studi delle donne dovevano essere subordinati

alla loro vera missione di spose e di madri, senza fare di esse delle sapienti.

Tutta la produzione paraletteraria per le scuole e per i bambini di Ida è segnata dalle sue

convinzioni patriottiche e conservatrici.

Lo stesso conformismo si ritrova nei suoi libri per bambini, il cui numero aumentò man mano che

gli anni passavano: dopo Passeggiando coi miei bambini, I piccoli viaggiatori, lei diede un seguito

alle Memorie di un pulcino scrivendo Come andò a finire il pulcino.

Renata Lollo

Lei conduce un’autentica “battaglia” per il riconoscimento della valenza letteraria della letteratura

per l’infanzia.

L’editoria cattolica dall’Unità d’Italia all’inizio del ‘900

Intorno all’unità, l’editoria cattolica subisce una progressiva evoluzione: antiche tipografie al

servizio della Chiesa non perdono il titolo di Stamperia Arcivescovile pur rivolgendosi alla

produzione popolare e scolastica; invece, nuove tipografie al servizio dell’educazione cattolica

nascono ad opera di Giovanni Bosco.

Non si può parlare di letteratura giovanile nel senso moderno del termine, ma va sottolineato che,

attraverso la lettura e la scrittura, si cerca di inculcare l’obbedienza alla Chiesa e l’amore per

l’Italia: si vogliono far imparare i valori morali.

Sviluppo e limiti dell’editoria cattolica fino al 1923.

Le due culture, cattolica e laica, hanno contrapposto, nella letteratura per l’infanzia, le loro

concezioni di vita. Il potere politico appare orientato a scelte anticlericali: vengono soppresse le

Facoltà di Teologia nelle Università nel 1873.

Il modernismo italiano spera e si augura una riforma della Chiesa, si vogliono approfondire gli

studi biblici e di storia delle religioni, attraverso la fondazione a Milano della rivista Il

rinnovamento a cura di Alessandro Casati e Tommaso Scotti, che propongono iniziative per

diffondere in ambienti agricoli o di montagna biblioteche per la formazione degli insegnanti

elementari e per la lettura dei bambini.

All’inizio del secolo il sentimento dell’infanzia e l’attenzione ad essa sembrano accrescersi: scrittori

normalmente orientati alla prospettiva adulta si chinano sull’infanziaPascoli, Capuana, Gozzano.

Nel 1908 Il Corriere della sera di Milano pubblica per i bambini il Corriere dei piccoli, che uscirà

fino all’ultimo decennio del secolo; molto diffuso, esprime il lato liberale del fratello maggiore per

gli adulti: adotta la pubblicità per attirare l’interesse degli adulti attraverso i giovani, rispetta la

famiglia, l’ordine, il bisogno di cultura e il divertimento dei giovani lettori.

Emy Beseghi

Lei fa un’agile ricostruzione della letteratura per l’infanzia dall’osservatorio della differenza di

genere.

Parlando delle differenze sessiste rappresenta una problematica e le motivazioni discusse dalle

donne scrittrici: prima fra tutte Bianca Pitzorno, la quale parlando di letteratura “al femminile”

parla di “falso movimento”, nel senso che i maschietti sono proiettati oltre le mura domestiche,

mentre le bambine fanno un passo indietro, nel senso che sono proiettate nell’interno delle mura

domestiche.

Le bambine nell’impero dei maschietti.

I romanzi per l’infanzia hanno offerto a maschi e femmine fantasie diverse e spesso contrapposte.

Se l’avventura è il luogo per eccellenza dell’impero dei maschietti, lo spazio delle bambine tende a

circoscriversi all’interno.

Capostipite dei romanzi per bambine è la Comtesse de Segur vissuta nella seconda metà

dell’800 e nota per Les petites filles modaleda lei discenderà un filone improntato alle buone

maniere.

Il rosa più recente è figlio di questa pedagogia del consumo che si intreccia a una pedagogia del

successosu questa scia si collocano le collane “Feeling” e “Betty”.

L’interno sembra circoscrivere un’altra tradizione letteraria: quella delle fanciulle infelicialle

spinte adultiste del rosa si unisce ora uno sguardo vessatorio che vede le bambine orfane, avvilite

in condizioni che si risolvono con il trionfo della loro bontà (Piccola Dorrit di Dickens e la

maltrattata protagonista de Il lampionario di Cummins e Anna dai capelli rossi di Montgomery).

Bisogna però aspettare Pippi calzelunghe di Lindgreen perché si tracci un deciso spartiacque;

ma prima di Pippi due precedenti: Piccole donne di Alcott e Il giardino segreto di Burnett, scritti

verso le fine dell’800.

“Piccole donne” non è più un trattato sull’educazione delle ragazze, ma il ritratto di una vita

familiare da cui si sviluppano le scelte e i destini delle 4 figlie, la cui protagonista è Jo.

La protagonista de “Il giardino segreto” è Mary.

Mary e Jo sono ragazze nuove nella narrativa per l’infanzia ma una rottura avviene con Pippi, che

deride tutte le convenzioni del mondo che la circonda; pronta ad ogni avventura non vuole

saperne della scuola e non diventerà mai una ragazza per bene.

Con Lindgren si apre una nuova fase che vedrà donne scrittrici come la Pitzorno, la Solinas-Donghi

e la Ziliotto impegnate a raccontare storie di bambine, spinte in una trama narrativa sorretta da

tutte le risorse dell’avventura e del fiabesco.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di "Letteratura per l'infanzia", basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Flavia Bacchetti, La letteratura per l'infanzia oggi", di Bacchetti Flavia,Cambi Franco, Nobile Angelo,Trequadrini Franco. Ho passato l'esame con 29/30. E' un riassunto composto da 43 pagine, fatto con molta cura e precisione ed è per questo che il prezzo di vendita è euro 9,99. Gli argomenti trattati sono: la tradizione letteraria per l'infanzia, la fiaba popolare, nuove frontiere narrative, la letteratura di consumo, Rodari, il fantasy, il fumetto, i graphic novel.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'infanzia
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FranciFirenze92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di letteratura per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Bacchetti Flavia.

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