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Riassunto esame Letteratura per l'Infanzia, prof. Bacchetti, libro consigliato La Letteratura per l'Infanzia Oggi

Riassunto dsle libro La letteratura per l'infanzia oggi di Flavia Bacchetti,
Riassunto per l'esame di Letteratura per l'Infanzia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La Letteratura per l'Infanzia Oggi di Bacchetti.

Indice
I. La crescita attuale della letteratura per l’infanzia, Flavia Bacchetti, Franco Cambi
II. La letteratura... Vedi di più

Esame di letteratura per l'infanzia docente Prof. F. Bacchetti

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ESTRATTO DOCUMENTO

“Giornale dei bambini” (1881), "Il Novellino", per poi raggiungere una pressoché completa maturità grafico

artistica e concertistica con il "Giornalino della domenica" di Vamba e con il "Corriere dei piccoli" di Silvio

Spaventa Filippi. All’inizio del secolo compaiono su "Il Novellino" le prime storie vignettate mute, a

imitazione del fumetto americano, con la variante della sostituzione dei balloons con didascalia in versi. In

età fascista nasce "Il giornale dei Balilla", nel decennio successivo, "Il Vittorioso" di ispirazione cattolica. Il

secondo dopoguerra vede la nascita di nuove testate, tra cui "Il Pioniere", di area laico-comunista, in

concorrenza con "Il Vittorioso". L’apparire del mezzo televisivo segna la progressiva crisi di questa stampa

periodica, con la cessazione di molte testate da "Il Pioniere" (1962) a "Il Vittorioso" (1966). Tra le cause,

anche la concorrenziale diffusione degli albi a fumetti.

2.2.Linee di tendenza

Il giornalino ha, oggi, parzialmente mutato la sua fisionomia, mantenendo generalmente alcuni caratteri

storici. Molte testate in commercio sono ormai la risultante della compenetrazione tra la tradizionale stampa

periodica per ragazzi e l'albo a fumetti, il testo scritto è subordinato e sacrificato dall'immagine. Il periodico

per ragazzi è andato convertendosi a servizio di attualità di tipo canoro-divistico e sportivo, a logiche

consumistiche, con ampio repertorio di fotografie e poster dei nuovi miti giovanili. Frequente l'inserimento,

di specifiche rubriche intese a soddisfare problemi, interessi e curiosità del giovane lettore, specialmente in

materia di bellezza, salute, relazioni sentimentali e sessualità; non raro l'abbinamento con vistosi gadget.

Anche la stampa periodica conosce il consueto fenomeno di reciproca contaminazione con altri formati

narrativi soprattutto il fumetto e i cartoons.

2.3. Nodi critici

Oggi, la stampa periodica per ragazzi costituisce un settore in parte sommerso, comunque marginale

nell'editoria per ragazzi. Concorrono alla crisi della stampa periodica, come anche del libro e dell'albo a

fumetti, i molti impegni extra scolastici che gravano ormai sul bambino "stakanovista", trascinato con

frequenza quotidiana, per scelta genitoriale, solitamente più subita che condivisa, a fruire delle asserite

opportunità formative offerte (spesso in un'ottica privatistica) del territorio, non senza problemi di stress e di

igiene mentale. Negli anni, sono comparse le riviste nate sulla scia di successi televisivi, come "Candy

Candy”, “Dolly”, “Mattissimo”,”Paninaro”. Dolorosa la cessazione, nel 1996, del giornalino per la

fanciullezza "Peter Pan". Emblematica la vicenda di "Baribal”, apparso nel 2005, che intendeva proporsi

come giornalino alternativo, si differenzia per il formato (dimensione di un quotidiano), per la particolarità

della stampa su carta riciclata e per il suo indirizzasi, con una singolare ricchezza di rubriche e di proposte

narrative, ad un pubblico di lettori eterogeneo per età; dopo qualche numero è stato costretto a cessare le

pubblicazioni. Oggi, rimangono saldamente sul mercato alcuni giornalini immortalati da personaggi che

fanno ormai parte dell'immaginario infantile, come "Pimpa”, la cagnetta a pois scaturita dalla fertile fantasia

di Altan, quelli a emanazione di associazioni per lo più cattoliche, e quei giornalini più commerciali che si

reggono su accorte strategie di merchandising e più attente ricerche di mercato. È il caso di "Barbie" ed è il

caso del non meno superficiale "Cioè", rivolto ad un pubblico femminile in età adolescenziale. Entrambe le

testate sopravvivono grazie ad un'indovinata forma: un mix di posta, rubriche di moda e bellezza, fumetti,

fotoromanzi edulcorati, passatempi, attenzione al mondo della moda e dello spettacolo, pubblicità.

2.4 La panoramica attuale

Attualmente, esistono in Italia circa 30 periodici per ragazzi definibili di interesse educativo. Attorno

ad essi c’è un disordinato e spesso effimero proliferare di testate, generalmente rivolto un pubblico

femminile che in molti casi, ricalcano formule, temi e contenuti della stampa pettegola e scandalistica per

adulti.

2.5. Giornalini per la prima e la seconda infanzia (zero-sei anni)

Per questa fascia di età i più diffusi sono "Pimpa", "La Giostra", "Bambi", "Winnie the Pooh", "Cip e

Ciop", "G. Baby" e i più recenti "Giulio Coniglio", "Focus Pico" e "Playhouse". Si caratterizzano per la

netta predominanza di illustrazioni e fumetti di qualità e per l'ampio spazio alla proposta di giochi e di

attività manuali. I minimi testi, prevalentemente in stampatello maiuscolo, si prestano alla lettura autonoma,

nelle fasi iniziali dell'apprendimento. Questi giornalini, dalla copertina accattivante, sono spesso acquistati

su richiesta del piccolo più per i rutilanti gadget che come "lettura a pagine aperte" da condurre con la

complice mediazione dell'adulto, in effetti non sempre disponibile.

2.6 Giornalini per la fanciullezza

Protagonista del mercato è l’inossidabile "Topolino", da considerarsi però più propriamente un albo a

fumetti transgenerazionale. "Ciao Amici" e "Il Giornalino" si segnalano per la capacità di coinvolgimento

attivo del lettore. Notevoli, in "Il giornalino", gli inserti didattici e i supplementi redazionali di divulgazione

storica, geografica e scientifica. "Il Giornalino" è una storica testata settimanale della Società Panna Paolo

particolarmente diffusa attraverso la presenza in edicola o il canale di circuiti parrocchiali. Si segnalava per

la qualità dei fumetti di autore italiano; negli ultimi anni ha assunto un andamento più commerciale, palese

nello spazio riservato a manga che finiscono per prevaricare sul fumetto d'autore. "L'amico dei fanciulli",

periodico della Chiesa evangelica per i bambini del proprio culto, ha una narrativa dominante mentre sono

assenti fumetti e servizi alla moda. Tra i periodici tesi a creare uno spirito missionario "IM", "PM" è "Il

Ponte d'oro" .Per l'educazione religiosa mensili come "Foglie" ,"Ragazzi", "Piccole tracce". Ricco di

informazione storica e scientifica e attento alle problematiche dell'educazione alimentare e alla salute è il

giornalino "Vivacemente", distribuito nelle scuole del Piemonte. Tra i periodici di carattere informativo,

"Popotus”, inserto settimanale del quotidiano "Avvenire", si segnala per gli ottimi servizi di informazione e

di divulgazione su eventi, fatti di cronaca, problemi di attualità, curiosità, traducendo in un linguaggio agile

e sciolto (7-11 e oltre), è tra le poche pubblicazioni ad ospitare periodicamente racconti d'autore. Sollecita

l'operatività manuale "Art Attack Megazine" della Walt Disney, versione cartacea dell'omonima

trasmissione televisiva. Giornalini di educazione e sensibilizzazione ecologico-ambientalistica da segnalare:

"L'Orsa", "Panda Junior”, "Piccole impronte". "Touring Junior" promuove la conoscenza della nostra

penisola. Più consumistico "Barbie", asseconda mode e fenomeni di costume non sempre positivi e

accendono una preoccupazione per il look e la cura narcisistica della propria persona.

2.7 Giornalini per l'età adolescenziale: periodici educativi e periodici "in"

a) Stampa periodica a vocazione educativa: "Mondo Erre", "Il Messaggero dei ragazzi" e

"Dimensioni nuove" con eccellenti rubriche e servizi, sollecitano spirito critico e autonomia di giudizio,

orientando sul piano valoriale e aiutando a costruire un progetto di vita personale. "Ragazzi" e "Graffiti"

sono pubblicazioni mensili dell'Associazione Cattolica Italiana. "Dada" di educazione-divulgazione artistica,

reso più invitante da un'eccellente grafica e da splendidi servizi fotografici.

b) Periodici "in": la scomparsa dal mercato editoriale dei periodici per il sesso maschile e il

proliferare di testate rivolte a un pubblico femminile che gareggiano tra loro in superficialità, conformismo e

spinte consumistiche, nel passaggio dalla fanciullezza all'adolescenza il giornalino si va orientando verso

prodotti di genere, in contraddizione con un costume educativo che tende a omologare i due sessi. Questi si

risolvono in un'interminabile galleria di abiti alla moda, foto, poster, servizi e interviste ai giovanissimi divi

della musica, del cinema e dello spettacolo ("Kiss me"); a stento o del tutto marginali i grandi temi

esistenziali, sociali, culturali e politici. Anche nei pochi periodici del genere in cui i contenuti sono più ricchi

e variati come "Cioè", "Pupa", "Topo Girl" o "Ragazza moderna" e fa la sua marginale apparizione in

qualche argomento più impegnato, l'impostazione di fondo non cambia. Le rubriche del ginecologo

soddisfano le curiosità delle giovanissime lettrici in materia di sesso nei suoi aspetti anatomici e fisiologici,

prima informazione e orientamento in materia di amori adolescenziali. Il magico invece è presente in

"Witch" della Disney, il periodico che ha lanciato le cinque giovanissime intraprendenti streghette.

Frequente la proposta di test auto-scientifici e pseudo-psicologici. Il linguaggio è piatto, di tono colloquiale,

con iper-uso di superlativi, luoghi comuni e di frasi fatte, richiamando quello proprio di tanta pubblicità.

Sotto il profilo grafico, l'intensità e la vivacità dei colori, le dimensioni delle immagini e dei caratteri

tipografici ne fanno prodotti di grande richiamo. Nell'insieme, questi periodici suggeriscono distorte

gerarchie di valori, narcotizzano lo spirito critico e il pensiero divergente, sono incentivo ad una precoce e

disordinata attività sessuale, disancorata dalla sfera affettiva. Creano velleitarie schiere di aspiranti attrici,

modelle e veline, con frequenti, inevitabili esiti di frustrazione e di delusione, che predispongono a svariate

patologie psichiche.

2.8. Conclusione

In riferimento ai periodici che potremmo definire di impegno educativo, siamo di fronte a giornalini

di diffusione relativamente limitata e attestano la fede nel giornalino come intramontabile mezzo dell'

"istruire (e dell'educare) divertendo". Del tutto diseducativi invece i periodici conformistico-consumistici,

generalmente rivolti all'età dell'adolescenza. Quanto alla crisi del settore, il problema potrà trovare

soddisfacente soluzione in specifiche provvidenze legislative di ordine giuridico ed economico che

incoraggino e premino la stampa periodica di qualità.

3. Il fumetto

3.1. Caratteri distintivi, linguaggio e tecniche di significazione

Prodotto narrativo che si avvale di un codice misto, iconico-verbale, il fumetto o comic è la risultante

della fusione di elementi di scrittura fonetica racchiusi nei balloons e nella didascalia, con un linguaggio

iconico, rappresentato dai disegni. Il suo nome deriva dalla presenza di nuvolette (balloons) simili a sbuffi di

fumo che muovono dalla bocca dei personaggi, riportandone i dialoghi. Il fumetto è anzitutto racconto in un

linguaggio ellittico, fondato cioè sull'omissione di alcuni elementi: tra una vignetta e l'altra c'è uno iato, un

vuoto di azione di tempo, che viene compensato dalle didascalie. All'interno della vignetta l'azione

rappresentata esprime una durata variabile. Il tragitto segmentato o "a palloncini" che fuoriesce dalla bocca

dei personaggi per addurre alla nuvoletta, significa, rispettivamente, parole dagli stessi pronunciate e

pensieri inespressi.

3.2. Antecedenti del fumetto

La successione non casuale di disegni con significato narrativo è ravvisabile già su papiri egiziani

risalenti al 3000 a.C., nei sigilli mesopotamici. Nella civiltà romana sono da segnalare le tabulae e i dipinti

pompeiani della Villa dei misteri. Più compiute espressioni pre-fumettistiche sono le pagine che, nei secoli

13º e 14º, narravano al popolo episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Analoghe testimonianze, nelle

civiltà orientali, sono nelle pitture murali che adornavano i templi nipponici della fine del 7º secolo che sono

da considerare antecedenti del fumetto come i racconti su rotoli di carta.

3.3. Nascita e storia del fumetto

Il fumetto, modernamente inteso, ha origini più recenti, la sua data ufficiale di nascita viene

individuata nell'ottobre 1895, con la pubblicazione sul supplemento domenicale a colori del "New York

World” di Yellow Kid, L’”enfant terrible” creato da Richard Felton Outcault.

In Italia, il "Corriere dei Piccoli" fin dal suo primo numero, apparso nel dicembre 1908, introduce sì i

comic americani, ma mutilati dai balloons, sostituiti da didascalia in versi (ottonari a rima baciata). Sul

numero del 5 febbraio 1903 del periodico "Il Novellino" si rinviene in copertina una breve sequenza di

quattro vignette, prive di testo verbale. L'anno seguente comparirà una tavola, completa di balloons, di

Yellow Kid. Il fumetto propriamente detto farà il suo timido ingresso in Italia solo qualche lustro dopo, in un

clima di diffidenza e incontrando l'opposizione ufficiale del regime fascista, il quale lo considera

sottoprodotto culturale adatto solo all'evasione e allo svago. Tuttavia, a dispetto dell'ostilità del regime,

"Topolino", "Il Monello", "L'avventuroso", L'audace e L'intrepido, conoscono una crescente fortuna. "Il

vittorioso" da tempo si era aperto a questo nuovo linguaggio, beneficiando ben presto dell'originale vena

surrealistica di Jacovitti. Il popolare "Tex", della scuderia Bonelli, è seguito da altri Albi comici e

avventurosi, generalmente di qualità. A partire dagli anni ‘60 il fumetto italiano attraversa una stagione

particolarmente felice, col fenomeno tutto nazionale del fumetto d'autore. Accanto a quello avventuroso,

prevale il fumetto comico e satirico (“Lupo Alberto”), si affaccia sul mercato il fumetto nero, con la serie di

"Diabolick", delle sorelle Giussani. Negli anni della reichiana rivoluzione sessuale esplode il fumetto porno:

sotto genere di cui sono, oggi, in corso alcune operazioni di recupero editoriale, ma che appare

oggettivamente datato. Nei medesimi anni, c’è il fumetto horrorifico-criminale permeato di motivi criminal-

sadico-sessuali e masochistici. Dagli ‘80 si tende a privilegiare l’horror e il mistero all'interno di cupe

atmosfere gotiche, come in "Dylan Dog", nato nel 1986. Altro filone è rappresentato dal fumetto "didattico",

abbinato a periodici per ragazzi che privilegia temi storici e biografie. Si moltiplicano, a partire dagli anni

’60, le manifestazioni specifiche, come il "Salone Internazionale dei comic" di Lucca.

3.4. La panoramica attuale

I lettori meno giovani hanno ancora presenti i fumetti della loro infanzia, con cui spesso instauravano

un rapporto affettivo. Il gusto per l’horror e il mistero è soddisfatto dall’ormai classico "Dylan Dog", mentre

quello per l'evasione fantascientifica, in un futuro gravido di pericoli per l'umanità, da fumetti come "Nathan

Never" e dai tanti manga giapponesi. Accanto all'albo dedicato interamente al fumetto, vari periodici, da

"Lupo Alberto" allo stesso "Topolino", tendono a comprendere pubblicità, passatempi e rubriche e magari

affrontano tematiche sociali e problematiche di impegno ecologico-ambientalistico, ponendosi in posizione

intermedia tra l'albo a fumetti e il giornalino. A livello di letture prevalentemente maschili, resistono i

fumetti comici, umoristichi, satirici e di critica sociale, quasi tutti di squisita fattura ("Mafalda", "Lupo

Alberto"...). Mentre "Linus" è un'albo a fumetti adatto ad un pubblico maturo. Accanto ai classici

dell'avventura di scuola bonelliana resiste un monumento del genere comico come "Topolino", in forte

contrazione di vendite. “Spider-Man” è nato nel 1962 negli Stati Uniti, inaugura un nuovo tipo di eroe,

timido e complesso, ponendosi così come il più credibile modello di identificazione per il lettore comune.

Unitamente una grafica spesso aggressiva, è all'origine della fortuna dei supereroi che animano gli albi della

Marvel ("L’Uomo ragno", “I Fantastici Quattro", “X-Men”, “Hulk”) e che popolano quelli distribuiti dalla

Planet/De Agostini (“Superman”, “Batman”). Nei fumetti più venduti si riscontrano onomatopee invadenti e

disturbanti e l'esagerato ricorso ad accorgimenti grafici per rendere movimento e azione, con conseguente

caduta del loro livello estetico.

3.5. Linee di tendenza: i graphic novel

La tendenza dominante e vincente è però, nel fumetto occidentale, quella del graphic novel

("romanzo a fumetti"). Queste nuove espressioni fumettistiche sembrano destinate a sostituire tradizionali

comic books non seriali. Assumono come soggetto la biografia di personaggi illustri, riproponendo un tipo

di letteratura disegnata che potremmo definire esemplaristica, che assume la forma di romanzo eroico a

grandi tavole a colori.

3.6 La logica cross-over

La formula del cross-over tende antirousseauianamente ad annullare le distanze tra le varie età della

vita. Anche la Walt Disney si rivolge contemporaneamente con i suoi lungometraggi ad un pubblico

infantile e ad un pubblico adulto. Emblematici di questa mutata prospettiva sono i Simpson, i South Park, i

Griffin magari programmaticamente indirizzati a un pubblico adulto, ma di fatto intensamente fruite anche

da bambini e ragazzi, e del resto proposti dal piccolo schermo in fasce centrali della giornata. Iniziativa

giudiziaria a titolo esemplificativo è quella di una mamma umbra che denuncia un numero del popolarissimo

fumetto "Dragon Ball" in cui la piccola protagonista, per ottenere una sfera del Drago del Genio delle

tartarughe, accetta di mostrargli le proprie mutandine. Paradossalmente, si può parlare di ritorno alle origini,

dal momento che il fumetto non era nato come prodotto narrativo pensato per i bambini, ma piuttosto come

linguaggio per adulti non culturalizzati.

3.8 Il caso dei manga

Il loro successo ha finito per condizionare grafica, stile e montaggio del fumetto realizzato in

Occidente ("Witch"). Coniato nel 19º secolo dal pittore Hokusai quale titolo per la sua raccolta di disegni, il

sostantivo "manga" deriva dall'unione di due ideogrammi: "Man" (equivalente di "eseguito in maniera

rapida, corsiva") e "Ga" (disegno). Utilizzato come sinonimo di fumetto, ha una grafica piuttosto fredda,

flessuosa, ricca di segni che richiama vagamente lo stile liberty. Ne esistono di avventurosi, fantascientifici,

gialli, sentimentali, eroici, tutti in bianco e nero, con lettura da destra a sinistra partendo dall'ultima pagina,

secondo l'uso giapponese, mantenuto nelle edizioni italiane. Caratteristica di questi prodotti: l'abile

commissione di fantasia e realtà, con elementi fantastici che convivono col quotidiano, e insieme la

disinvolta attenzione alla sfera sentimentale. I contenuti, si riferiscono tanto alla storia e alla tradizione

nipponica, quanto alla realtà industriale tecnologica e urbanizzata del Giappone contemporaneo. Avvicina

mondi culturali diversi e previene l'instaurarsi di pregiudizi e stereotipi, esaltando i valori dell'etica

shintoista, come l'onestà, la lealtà, il coraggio, l'amicizia, la cortesia, la perseveranza, il senso dell'onore, la

dedizione al collettivo, il sacrificio di sé, la disposizione operativa nei confronti dell'amato, sia pure nel

contesto di una esasperata competitività. I disegni sono quasi sempre computerizzati, come i nippocartoons,

con personaggi dai caratteristici enormi occhi-finestra luccicanti e una monotona ripetitività delle

fisionomie. Particolarmente antiestetiche sono le troppo marcate espressioni dei volti, a significare

sentimenti ed emozioni. Taluni artifici tecnici non assicurano sotto il profilo estetico, e risultano disturbanti.

I manga poi, in talune loro espressioni, rischiano di incidere negativamente sulla sfera emotiva, in una vera e

propria aggressione percettiva (“Ken, il guerriero”).

3.9. La critica del fumetto

Si è imputato a lungo al fumetto di produrre uno stato di torpidità e pigrizia mentale; di

compromettere l'acquisizione di un'espressione corretta, fluente, sintatticamente e lavorata e lessicalmente

ricercata; di diseducare il senso estetico; di ostacolare la formazione dello spirito critico. Sono rimproverate

al fumetto il relativismo valoriale, la brutalità, la violenza, la scabrosità, la sensualità e la tendenza

all'erotismo, il rigido manicheismo e la pregiudizievole rappresentazione della donna in ruoli stereotipati. Il

fumetto nero era accusato di distorcere il senso etico e di fornire negativi modelli di condotta e di

identificazione. Da più parti poi si imputava al fumetto di distogliere la fanciullezza e l'adolescenza, di

concerto con la tv, da attività di più alto profilo formativo. "Topolino" è stato accusato di propagandare

valori e disvalori della società capitalistico-borghese e della middle class americana, finalizzati al

mantenimento dello status quo e alla perpetuazione dell'inequo assetto sociale.

3.10 La rivalutazione pedagogica del fumetto

La comprensione del fumetto comporta non semplici operazioni di decodificazione del testo, che

richiedono pregressa conoscenza delle tecniche di significazione di questa originale modalità espressiva.

Allorché, poi fa ricorso a tecniche narrative particolari, quella dei flash back, la dissolvenza, la digressione e

agli episodi collaterali, con apertura di un secondo o di un terzo fronte narrativo, o si operano raccordi

inusuali e inconsueti. Binomio parola-immagine si rivela fecondo, favorendo la memorizzazione e una

stabilità di ricordo ben superiore rispetto a messaggi e informazioni veicolati esclusivamente dal solo

linguaggio verbale o dalla sola immagine. Comunicare per immagini è congeniale al bambino, l'immagine

parla direttamente alla sua facoltà immaginativa. Di fondamentale importanza è la fattura del momento:

inadeguata integrazione fra testo scritto e immagine o un disegno e una grafica scadente, avviliscono la

lettura, alterano il gusto e mortificano il senso estetico, sedimentano pregiudizi linguistici e di vocabolario.

Effetti analoghi vengono sortiti da testi letterari non rispondenti a irrinunciabili requisiti linguistici, stilistici,

contenutistici, tecnici ed estetici. Nel paese del Sol Levante il fumetto non ha mortificato e coartato la

lettura, ma l’ha incoraggiata e incentivata. Da caldeggiare quindi, con Volpi e Marrone, l'ingresso

sistematico del fumetto a scuola in funzione didattica come proficuo riempitivo del tempo libero. La striscia

si presta, con la mediazione dell'adulto, ad una prima educazione al linguaggio iconico, con la scoperta di

inquadrature, "campi", "piani", sequenze, montaggi, segni convenzionali, ecc. Va poi riconosciuto al fumetto

il merito di aver concorso a debellare la piaga dell'analfabetismo. Sorprende l'inspiegabile silenzio delle

"Indicazioni per il Curricolo per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo di istruzione" anche se va don

milaniamente ribadita la centralità della tradizionale lettura alfabetica (attività oggi a rischio di

marginalizzazione, se non di estinzione). D'altra parte, anche il fumetto per l'età evolutiva è prodotto

culturale da salvaguardare. Concludendo: occorre distinguere tra fumetto di qualità e striscia dozzinale e tra

fumetto di per sé educativo formativo e striscia che veicola messaggi con modelli negativi di condotta e di

identificazione.

4. Il fotoromanzo

Risultante dell'incontro tra fumetto e fotografia, il fotoromanzo può considerarsi anche trasposizione

e aggiornamento in immagini del tradizionale genere rosa. Utilizza fotografie o fotogrammi (in quest'ultimo

caso si parla più propriamente di cineromanzo) in parziale sostituzione del testo scritto. Dal fumetto si

distingue per l'impegno di fotografie in luogo di disegni; dal cinema per la staticità delle immagini e per

l'assenza del sonoro. Le trame e i contenuti hanno affinità col genere rosa, si rivolge a un pubblico di lettrici

di media o bassa cultura, di età compresa tra l'adolescenza e l'età senile.

4.1Breve storia del fotoromanzo

Il fotoromanzo nasce nel secondo dopoguerra in Italia, il 1946 è l'anno di nascita di "Confidenze" di

Liala, settimanale di novelle, racconti e varietà, che reiterava gli schemi di crescere e i topoi della letteratura

rosa. Viene poi esportato in Francia, Spagna, Germania e America latina. Negli anni ’60, il fotoromanzo

conosce un momento di grande fortuna, molti attori dello schermo transitavano per quest'esperienza prima di

approdare al successo del cinema. Il genere finiva per contaminare la stessa stampa periodica per ragazzine:

"Cioè", "Pupa", "Si" e persino "Il giornale di Barbie". Dalla metà degli anni ’80, il fotoromanzo conosce un

progressivo declino, soppiantato e surrogato dalle telenovelas e dalle soap-opera, che beneficiano come

canali di diffusione del mezzo televisivo, potendo contare sull'effetto fascination proprio delle immagini in

movimento. Ormai i fotoromanzi sono relegati ai margini degli interessi giovanili e adulti.

4.2. Contenuti abituali

Sono storie sentimentali, romantiche, lacrimose, patetiche, che hanno per protagoniste sognanti

ragazze di modeste condizioni sociali e lavorative, oneste e virtuose, destinate alla felicità a conclusione di

tormentate vicissitudini a sfondo amoroso sociale. Narrazioni emotivamente coinvolgenti e intensamente

partecipate dalle lettrici attraverso processi di identificazione e di immedesimazione. Il matrimonio è

esaltato come coronamento di una sofferta storia d'amore. Il linguaggio è povero, il lessico limitato, i

dialoghi sono infarciti di frasi fatte, di paronimi e più recentemente di neologismi giovanili. Specchio e

immagine della società che lo esprime, ha a lungo propagandato e rafforzato valori quali ordine, religiosità,

moralità, fedeltà, verginità, dominanza della figura maschile, subordinazione femminile, accettazione della

divisione sociale in classi. Recentemente, ha adeguato contesto, contenuto, linguaggio e ritmi narrativi a

quelli degli analoghi prodotti televisivi. Il fotoromanzo è considerato un sottoprodotto culturale destinato a

masse non acculturate. Tuttavia il suo residuo consumo risulta ugualmente distribuito in zone socio-

economicamente depresse come in regioni più evolute e non disdegnato da soggetti di sesso maschile.

4.3. Critica pedagogica

Va riconosciuto al fotoromanzo il merito di aver avvicinato alla narrativa almeno una se non due

generazioni di lettrici di modesta condizione socio-economica e di scarsa cultura: soggetti che forse non si

sarebbero mai spontaneamente accostate alla grande narrativa e forse neppure a quella di consumo. In

negativo, ha immerso le lettrici in un mondo fittizio, le ha distorte da un impegno sociale e magari anche

politico-sindacale attivo e militante, forse anche le ha allontanate dalle letture più impegnate. Negativo

anche l'accento enfatico posto sulla bellezza e sull'onnipotenza del denaro. Il bisogno di storie a forte

connotazione sentimentale è connaturale all'uomo di tutti tempi e di ogni latitudine, di età e di sesso, di razza

e di cultura.

5. Le video narrazioni: cartoons televisivi, telenovelas, soap-opera, pubblicità

5.1 L'intrattenimento televisivo

La televisione, nel contesto di una forte contaminazione tra vita dell'adulto e vita del bambino, ha

condizionato e plasmato l'immaginario infantile. Già qualche lustro fa, Postman, nel suo saggio “La

scomparsa dell'infanzia” (1984) segnalava che la formazione del bambino è ormai riconducibile per il 75%

alla tv e per il rimanente 25% alle tradizionali agenzie educative, formali e informali; denunciava la

"scomparsa dell'infanzia" come "classe sociale". La Winn ha parlato di "nuovo medioevo" in cui l'infanzia

sarebbe immersa a causa principalmente del medium televisivo. Alcuni prodotti narrativi divulgati attraverso

il canale televisivo appaiono congeniali al soggetto in formazione.

5.2 Storia della tv/fiction in rapporto alla infanzia

La televisione ha conosciuto sotto il profilo dei programmi e delle proposte di intrattenimento adatte

all'infanzia, due distinti momenti:

a) una iniziale attenzione a questa fascia di età e alle sue esigenze e educativo-formative, con

programmi specifici, all'interno di fasce orarie protette. Analogo clima di attenzione caratterizzava la

produzione editoriale per l'infanzia.

b) una seconda fase, iniziata orientativamente alla fine degli anni ‘60 e non ancora conclusa,

contraddistinta da una sostanziale trascuratezza per i problemi di tutela del minore nella trasmissione di

programmi "su misura". Fase contrassegnata dalla rinuncia a una politica di protezione dell'infanzia.

5.3 La fiction televisiva

Per fiction si intendono "tutti programmi di finzioni di tipo narrativo" si possono distinguere vari

sottogeneri intensamente fruiti anche da bambini e ragazzi: il cartone animato, la telenovela, la soap-opera,

la pubblicità.

5.4 I cartoons

5.4.1 Storia, linguaggio e tipologie

La paternità del primo cartone animato propriamente inteso viene solitamente riconosciuta a Emile

Cohl con la sua “Fantasmagoria” (1908). Il genere avrebbe poi raggiunto compiuta espressione artistica con

M. Fleisher autore di "Popeye” e con Ub Iwerks ideatore di Mickey Mouse, per poi divenire un business

mondiale con Walt Disney. L'effetto dell'animazione è ottenuto attraverso "pose" su carta trasferite in

immagini alla velocità di 24 fotogrammi al secondo, fino a ottenere l'illusione del movimento. Oggi è

frequente il ricorso alle tecniche digitali. Le parole sono rese dal sonoro, l'azione è accompagnata e scandita

da un commento musicale. I cartoon hanno una stretta parentela col fumetto, il cartoon consiste in una serie

consecutiva di disegni proiettati con la variante del dialogo sonoro in sostituzione del contenuto delle

nuvolette. Col cinema, il cartoon, oltre alla caratteristica dell'immagine in movimento, ha in comune varie

peculiarità, tra cui il potere di coinvolgere emotivamente lo spettatore. È possibile distinguere tra il

nippocartoons, costruiti al computer; series di cortometraggi a carattere comico di scuola americana;

lungometraggi di animazione. Nell'ambito dei cartoons seriali giapponesi si possono individuare alcuni

filoni: a) cartoni a prevalente tono sentimentale (L' Ape Maia, Anna dai capelli rossi, Candy Candy, Heidi,

Pollyanna)

b) cartoni con prevalenza dell'elemento magico (Magica, magica Emy)

c) cartoni a tema agonistico-sportivo perlopiù al femminile (Mila&Shiro, L'Uomo Tigre)

d) cartoni a contenuto violento e aggressivo, popolati da personaggi dai poteri straordinari, spesso

robotizzati (Goldrake, Mazinga, Dragon Ball...)

e) cartoni a carattere storico-avventuroso (Lady Oscar)

f) cartoni a carattere poliziesco (Arsenio Lupin, Occhi di gatto)

g) cartoni di iniziazione sentimentale per ragazzine (Kiss me Licia).

5.4.2 I nippocartoons

Dal 1976, i cartoni animati giapponesi (conosciuti anche come "anime"), hanno imperversato prima

sulle emittenti private, poi anche sulla televisione di Stato, con un'ininterrotta trasmissione, almeno sino agli

inizi degli anni ‘90. La colonizzazione nipponica ha segnato la mortificazione e l'emarginazione del cinema

di animazione di scuola italiana, i nostri teleschermi sono monopolizzati da cartoni seriali di produzione

americana non sempre adatti all'infanzia, più sporadicamente, da cortometraggi disneyani. Da un punto di

vista grafico ed estetico i nippocartoons appaiono, nel complesso, inferiori rispetto agli analoghi prodotti di

scuola disneyana e più genericamente americana. Si caratterizzano per la relativa staticità dei personaggi e

l'abbondante ricorso agli effetti speciali, primariamente al suono. I personaggi hanno occhi enormi e

scintillanti; ricorrono i medesimi visi in cartoons diversi. Le inquadrature si susseguono con un ritmo

eccessivo, risultando percettivamente disturbanti nuocendo ai processi di comprensione, complicati anche

dal ricorso alla tecnica del flash back. Nei cartoni animati giapponesi vengono esaltati positivamente i valori

propri della cultura giapponese già evidenziati nel corso dell'analisi dei manga. Sotto il profilo

dell'arricchimento linguistico sono fonti di approvvigionamento lessicale e concorrono all'acquisizione di

fluidità ed eleganza espressiva. La trasmissione di cartoni animati giapponesi sui canali della Rai e sui

network privati è oggi fortemente calata, vengono però ampiamente riproposte attraverso il canale

satellitare.

5.4.3 Analisi di alcuni cartoons di scuola americana

I “Simpson” sono una famiglia disfunzionale, scaturita dalla vena creativa di Matt Goening,

rappresentazione impietosa della società americana. Nati nel 1987, hanno superato i 400 episodi. Scopo

dichiarato è suscitare un riso liberatorio e assolvere ad una funzione consolatoria. I Simpson, secondo alcuni

critici, sarebbero palestra di criticità. Il giovane Bart, litigioso, dispettoso, insofferente di regole e

convenzioni, nemico giurato di ogni forma di prepotenza e di prevaricazione, sarebbe un modello di

anticonformismo e di fiera indipendenza di giudizio e di comportamento. Questa serie televisiva legittima di

una riserva sotto il profilo educativo, a causa della sua vena ironica e corrosiva (raramente colta da piccolo

telespettatore), dal linguaggio poco castigato e dal modello di famiglia, tutt'altro che rassicurante. Altro

cartone consimile da considerare per adulti sono I Griffin, a carattere comico, con molte scene di umorismo

demenziale e frequenti volgarità e battute a sfondo sessuale. Entrambi questi cartoni attestano come il

cartoon vada progressivamente transitando da un'utenza infantile ad una più adulta.

5.4.4 Ulteriore critica pedagogica di alcuni contenuti cartoonistici

a) Provocazioni a carico della sfera emotiva: molti di questi cartoni sono possibile fonte di paure protratte e

di disturbi del sonno. Occorre considerare l'imprevedibilità delle reazioni emotive suscitate da varie

sollecitazioni ansiogene e orrifiche sulla psiche individuale, dipendendo i loro effetti da sensibilità

individuale, vissuto, dinamiche familiari e più in generale dal substrato psicologico del soggetto, antecedente

alla lettura, alla visione o all'ascolto.

b) Falsi storici e scientifici: anche i cartoons si fanno veicolo di trasmissione di falsi storici e scientifici, e

comunque di erronee informazioni che rischiano di ostacolare nel bambino la costruzione di corrette

coordinate spazio-temporali. Nel nippocartoon “C'era una volta Pollon”, ambientato nell'antichità classica,

sull'Olimpo, compaiono ritrovati moderni. Sono le cosiddette "ucronie", vicende che si svolgono in un

tempo storico stravolto.

5.4.5 Conclusione provvisoria

Accertato l'elevato livello artistico ed estetico, occorre distinguere tra i cartoni contenutisticamente e

narrativamente "adatti" a un pubblico infantile e quelli suscettibili di nuocere alla personalità infantile.

L'approntamento di ogni casa, a cura del genitore, di una selezionata biblioteca a disposizione del bambino

potrà evitare al piccolo l'impatto non formativo con cartoons e altri programmi televisivi non adatti, senza

privarlo delle opportunità rappresentate da questo prodotto narrativo.

5.5 Telenovelas e soap-opera

5.5.1 I caratteri distintivi

Telenovela e soap-opera intrattengono rapporti di più stretta parentela con la paraletteratura.

Versione e aggiornamento mediatico del fotoromanzo, con l'aggiunta del sonoro. Nate e pensate per un

pubblico femminile, sono ormai un appuntamento quotidiano ad ore fisse per l'intera famiglia e quindi fruite

indistintamente da bambini e adulti. La struttura è quella del seriale, la storia è incentrata su una cerchia

circoscritta di personaggi, con le loro travagliate vicende familiari e sentimentali. L'amore e il sesso ne sono

il motivo centrale; vicende sentimentali, intrighi e rivalità amorose, tradimenti coniugali e di coppia, figli

illegittimi, trascorsi inconfessati, colpi di scena, situazioni conflittuali, rappresentazione manichea dei

personaggi. Le ingenuità e contraddizioni sono ben accettate, anzi invocate dal pubblico degli appassionati

del genere quando rispondenti e funzionali ai suoi desideri e alle sue attese. I valori trasmessi sono

rassicuranti, non particolarmente trasgressivi, fatta eccezione per i comportamenti sessuali. La morale

cattolica è interpellata nelle telenovelas, l'etica protestante nelle soap-opera.

5.5.2 Altre analogie e differenze

Storicamente, la telenovela è nata in Brasile, figlia della radionovela, in Italia esordisce nel 1982 con

“La schiava Isaura”. La soap-opera è invece originaria degli Stati uniti. L'ideata negli anni 30 come dramma

per la radio, è stata poi fagocitata dalla nascente televisione e trasferita in film seriali. Il suo curioso nome

deriva dal fatto che i suoi primi sponsorizzatori (talora anche produttori) erano industriali del sapone. La

prima soap-opera italiana è “Un posto al sole”, in onda dal 1996 con varie edizioni. La telenovela si

esaurisce mediamente tra le 120 e le 200 puntate, la soap-opera abbraccia anche un arco temporale di 10

anni; la telenovela si conclude con lieto fine, la soap-opera non ha propriamente una conclusione, tendendo a

rimanere un'opera aperta. Le telenovelas hanno frequentemente un'ambientazione storica (solitamente

l'ottocento), mentre nelle soap-opera la narrazione è generalmente calata in un contesto urbano

contemporaneo di vita borghese medio alta. La telenovela fa spesso ricorso all'inquadratura di esterni, la

soap-opera predilige gli interni. In entrambe prevalgono i primi e primissimi piani. La divisione tra buoni e

cattivi, tra bene e male è più netta nella telenovela, più sfumata nella soap-opera. Entrambe le forme

narrative orientano mentalità, comportamenti, atteggiamenti, costume, ideali e stili di vita. Grande è la loro

forza trascinante.

5.5.3 La critica

Entrambe realizzano fittiziamente sogni, desideri, aspirazioni, speranze coartati della dura realtà,

attraverso l'immedesimazione nella vicenda. Questa funzione subdolamente e falsamente consolatoria è

percepibile in “Beautiful”: si può essere belli e desiderabili ed effettuare conquiste a tutte le età. La loro

funzione consolatoria positiva è documentata da varie ricerche: la loro visione quotidiana ha lenito e reso più

tollerabili, nelle casalinghe americane, vissuti di insoddisfazione e di frustrazione.

5.6 Pubblicità

Da un punto di vista narrativo, il messaggio pubblicitario televisivo è un particolare prodotto di breve

e fuggevole intrattenimento che assume carattere di narrazione minima, quanto ad estensione e durata. È un

messaggio relativamente complesso, che si avvale, in funzione persuasoria, di una pluralità di codici:

iconico-verbali, sonori, mimico-gestuali, cinesici, prossemici. La formula è appositamente studiata per

permanere nella memoria dello spettatore e specialmente del bambino. La pubblicità è incessante creatrice di

bisogni secondari o indotti, ben lontani dai bisogni fondamentali teorizzati dal Decroly. Non ha alcun

interesse o motivazione a contribuire alla formazione di personalità libere e criticamente vigili. I bambini

sono soggetti immaturi per antonomasia, che la pubblicità, elegge a "selvaggina lecita e preda legittima". Se,

oggi, la pubblicità televisiva si è ridotta a un breve testo, la dimensione del racconto era invece esplicita

negli anni ‘50-60 col popolarissimo "Carosello", insuperato modello di pubblicità simpaticamente narrativa,

per quasi un ventennio (dal 1957 al 1976), appuntamento obbligatorio per bambini e ragazzi ogni sera verso

le 21. Consisteva in sketch di respiro non limitato, per lo più a carattere comico, conclusi da un messaggio

pubblicitario generalmente in rima comunque facilmente memorizzabile. Nel mondo di Internet, come

segnala Arcuri, vanno affermandosi gli advergames, spot pubblicitari che combinano gioco interattivo e

messaggio commerciale, facendo i bambini protagonisti di strategie pubblicitarie. Alcuni sketch pubblicitari,

allusivi e maliziosi, apportano un negativo contributo a fenomeni di preconizzazione e di accelerazione degli

interessi e curiosità, concernenti soprattutto la sfera sessuale. Altri spot pubblicitari, consistendo nel

trasferimento fittizio nella contemporaneità di personaggi vissuti in altri tempi, creano confusione e

disorientamento nel ricevente bambino, che non è ancora in grado di inquadrare nello spazio e nel tempo

vicende.

6. I videogiochi

6.1 Un prodotto di intrattenimento in evoluzione

Anche il videogioco si regge su una trama narrativa, in particolare i giochi del tipo adventure. Il

videogioco partecipa della catena multimediale. Nel 1962, per iniziativa di sei giovani ricercatori americani,

che riescono a dare movimento a puntini luminosi sullo schermo di un PDP, nasce il primo videogioco:

“Spacewar”. I primi videogiochi, dalla grafica essenziale, appaiono negli anni ‘70, il primo videogioco di

massa viene considerato il “Pong” della Atari. Con esso inizia il mercato video-ludico, favorito nel tempo

dalla diffusione del personal computer e poi dall'irruzione di Internet. Evolvendo, i videogiochi hanno un

volto sempre più violento, attualmente si possono distinguere videogiochi di tipo adventure, di simulazione e


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto dsle libro La letteratura per l'infanzia oggi di Flavia Bacchetti,
Riassunto per l'esame di Letteratura per l'Infanzia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La Letteratura per l'Infanzia Oggi di Bacchetti.

Indice
I. La crescita attuale della letteratura per l’infanzia, Flavia Bacchetti, Franco Cambi
II. La letteratura per l’infanzia. Critica e modelli interpretativi, Franco Trequadrini
III. Paraletteratura per l’infanzia, Angelo Nobile

Il materiale, di 18 pagine, è il riassunto del primo e del terzo capitolo del libro. Semplificherà tantissimo lo studio per l'esame.

Voto esame: 29


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'infanzia
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristina.luiza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di letteratura per l'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Bacchetti Flavia.

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