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NONLUOGHI - Marc Augé

PREFAZIONE

Con l’urbanizzazione, che è avvenuta e continua ad amplificarsi, possiamo assistere ad un

fenomeno di TRIPLO DECENTRAMENTO​ :

1. Decentramento delle grandi città​ : considerate tali in base alla loro capacità di

importare ed esportare beni, prodotti, messaggi e persone. La loro importanza si

misura in base alla qualità e all’ampiezza della rete autostradale o delle ferrovie che

collegano agli aeroporti.

2. Decentramento delle abitazioni​ : nelle stesse abitazioni, la TV e il computer

occupano lo spazio dell’antico focolare, al centro della casa.

3. Decentramento dell’individuo stesso​ : l’individuo si trova decentrato da se stesso.

Attraverso i cellulari (che sono al tempo stesso apparecchi fotografici, televisori e

computer) l’individuo può vivere anche in un ambiente completamente

indipendente da quello che è il suo ambiente fisico immediato.

Questo triplo decentramento corrisponde ad una estensione dei nonluoghi​ , che

corrisponde al fenomeno della globalizzazione​ .

MONDIALIZZAZIONE

Il mondo attuale ci viene presentato come un mondo in cui le vecchie frontiere sono state

cancellate: in realtà, sappiamo bene che non è così, infatti

- la globalità attuale produce effetti di omogeneizzazione ma anche di esclusione: l’

“aristocrazia globale” ha il dominio del pianeta e si crea un forte divario tra massa

di consumatori e massa di esclusi dal consumo

- frontiera non significa necessariamente divisione e separazione: forse l’idea di un

mondo egualitario è raggiungibile non con l’abolizione di tutte le frontiere ma, al

contrario, con il loro riconoscimento

La mondializzazione rinvia a due ordini di realtà:

● Globalizzazione​ : estensione su tutta la superficie del mondo del mercato liberale e

delle reti di comunicazione e informazione

● Coscienza planetaria​ : siamo sempre più coscienti di abitare tutti in uno stesso spazio

che trattiamo male (coscienza ecologica e inquieta) e siamo, inoltre, sempre più

coscienti dell’ampliarsi quotidiano del divario tra ricchi e poveri del mondo

(coscienza sociale e infelice).

URBANIZZAZIONE E ARCHITETTURA

Urbanizzazione = estensione delle grandi metropoli e dei filamenti urbani individuali. 1

Il mondo è un’immensa città​ , un mondo-città: allo stesso tempo, ogni grande città è un

mondo​ e ognuna di esse è un riassunto del mondo, con le sue diversità etniche, culturali,

religiose, sociali ed economiche.

nelle grandi città si trovano tracce di sottosviluppo (quartieri difficili, ghetti,

➔ povertà), come nelle città del Terzo mondo si trovano quartieri d’affari

In queste città compaiono continuamente muri, separazioni, barriere: negli Stati Uniti

esistono città private, esistono quartieri privati, i palazzi dove viviamo sono protetti da

codici di accesso, si accede al consumo solo grazie a codici.

il mondo globale è un mondo delle discontinuità e del divieto

Al contrario, l’estetica dominante è un’estetica che tende a farci ignorare tutti questi effetti

di rottura: ci mostra un’immagine della Terra dall’alto, dove appare come un pianeta in cui

regnano l'unità e l’armonia.

Concetto di frontiera​ : segna la distanza minima che dovrebbe sussistere fra gli individui

affinché siano liberi di comunicare tra loro come desiderano.

La frontiera non è un muro che vieta il passaggio ma una porta che invita al passaggio​ : la

lingua, ad esempio, non è una barriera insuperabile, ma una frontiera. Apprendere un’altra

lingua significa stabilire una relazione simbolica con l’altro, rispettarlo e raggiungerlo

attraversando quindi la frontiera.

Il nostro ideale non dovrebbe essere quello di un mondo senza frontiere, ma

➢ ​

dovrebbe essere quello di un mondo in cui tutte le frontiere siano riconosciute,

rispettate e valicabili.

Di fronte al mondo-città e alla città-mondo, possiamo provare la sensazione di una

scomparsa della città in quanto tale.

Oggi le città aspirano a comparire nella rete mondiale e si affidano quindi all’arte e ai

grandi architetti, che devono creare un edificio capace di provare la propria presenza al

mondo.

questi edifici tengono conto del contesto storico e geografico, ma di fatto il loro

➔ prestigio deriva dal riconoscimento mondiale di cui sono fatti oggetto.

Architettura urbana​ : da una parte l’architettura sostiene le illusioni dell’ideologia

presente, ma dall’altra assume una dimensione utopica​ . In questo mondo, infatti, le uniche

vie d’uscita e di speranza si trovano dalla parte dell’utopia: solo l’architettura l’ha

compreso.

L’architettura, inoltre, sembra restituire il senso del tempo e parlare di quello che verrà.

IL QUI E L’ALTROVE ​

Altro elemento di turbamento è la difficoltà nel tracciare una frontiera fra il qui e l’altrove​ .

Nel XVI secolo il Rinascimento ha beneficiato sia di un ritorno all’Antichità sia di apporti

lontani (America, Africa, Cina): in questo ambito, quindi, il “qui” era l’Europa, e l’“altrove”

era il resto del mondo. 2

Le cose, però, oggi sono cambiate: esiste sempre un centro del mondo, ma tale

➔ centro si è demoltiplicato e in qualche misura deterritorializzato.

L’esistenza del mercato ha accelerato la circolazione e lo scambio di beni di tutti i tipi: tutto

circola e tutto si trova dappertutto.

Nell’ambito dell’arte parliamo di eclettismo.

PROLOGO

Viene presentato il caso di Pierre Dupont, un uomo qualsiasi, che da Parigi parte per un

viaggio e si avvia in aeroporto, dove trova tutti i comfort della modernità.

Preleva soldi a un bancomat, entra in autostrada, parcheggia, si avvia in aeroporto e

finalmente si trova in volo, dove sfoglia le riviste e osserva le pubblicità.

CAPITOLO 1: Il vicino e l’altrove

Nell’ambito dell’​ antropologia vicina​ , si può notare una convergenza tra gli etnologi

“dell’altrove” e gli etnologi del “qui”.

L’antropologia è sempre stata un’antropologia del qui e ora:​ l’etnologo all’opera, infatti, è

colui che si trova da qualche parte (il suo qui) e che descrive ciò che osserva o ciò che

ascolta in quello stesso momento (il suo ora).

Ogni etnologia suppone un testimone diretto di un’attualità presente: tutto ciò che

➔ allontana dall’osservazione diretta sul terreno allontana anche dall’antropologia.

La differenza tra lo storico e l’etnologo, infatti, sta proprio in questo concetto:

● storico​ : prende informazioni da un informatore, ovvero qualcuno con cui si discute

e che parla non tanto del passato quanto di ciò che egli ne sa o ne pensa, quindi non

è un contemporaneo dell’avvenimento che riporta.

● etnologo​ : è contemporaneo dell’enunciazione e dell’enunciatore.

Per quanto riguarda la questione del qui​ , essa si oppone a quella dell’altrove: il qui europeo,

occidentale, assume tutto il suo senso in rapporto all’altrove lontano.

Dietro la questione dell’etnologia vicina si profila un doppio interrogativo:

1. Se l’etnologia dell’Europa possa aspirare allo stesso grado di sofisticazione, di

complessità e di concettualizzazione propria dell’etnologia delle società vicine: la

risposta è generalmente affermativa.

2. Se i fatti, le istituzioni, le modalità di raggruppamento e i modi di circolare specifici

del mondo contemporaneo sono passibili di uno sguardo antropologico. Questa

domanda non si pone solo per l’Europa ma anche per altri luoghi, e inoltre tutte le

forme istituzionali per le quali si deve passare per conoscere la vita sociale svolgono

in tutti i continenti un ruolo ogni giorno più importante.

Sicuramente è fondamentale non confondere la questione del

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aeea11 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Palmieri Nunzia.
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