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Una logica astratta si serve invece di unità concettuali come vita/morte, natura/cultura, bene/male. Questi

due livelli corrispondono a due grandi categorie di contenuto: figurativo e tematico.

Di derivazione fenomenologica invece la scelta di ridefinire queste due categorie in base al loro ruolo nel

processo di percezione del mondo e di aggiungervi la categoria timica che rende conto della percezione

stessa del ruolo del corpo senziente come interfaccia tra soggetto e oggetto. Ne risulta la seguente semica:

- Semi esterocettivi figurativi

- Semi interocettivi tematici

- Semi propriocettivi o timici.

L’influenza della narratologia, si manifesta in una generalizzazione e semplificazione del modello narrativo di

Propp identificato all’interno del proprio corpus, una serie di situazioni e personaggi tipici, ricavandone

rispettivamente 31 funzioni narrative e 7 sfere d’azione.

La narrativa rappresenta una modalità di organizzazione profonda del contenuto, che trova la sua essenza

nell’idea generale di “trasformazione”, si articola sempre, indipendentemente dalla manifestazione

discorsiva specifica, in una successione di stati e trasformazioni.

Percorso generativo coniuga l’idea di un’articolazione formale del contenuto e di una concezione profonda

della narrativa con il principio di generatività. È un ideale percorso di costruzione e ricostruzione del

significato di un testo che viene visto come il prodotto complessivo di diversi livelli di strutturazione tra loro

interconnessi secondo una relazione gerarchica che va dal più semplice al più complesso.

- Piano semi narrativo rende conto di un livello più astratto di strutturazione del contenuto,

riguardante l’ossatura narrativa e semantica del discorso.

- Piano discorsivo messa in scena del discorso: elementi immediatamente riconoscibili quelli le

tematiche affrontate, lo scenario temporale e spaziale, i dettagli figurativi, la caratterizzazione dei

personaggi.

Il percorso generativo non è un percorso genetico di costruzione materiale di un testo, né tantomeno

una descrizione di ciò che avviene nell’esperienza di interpretazione, ma un modello astratto di

organizzazione del senso, pensato per mettere in luce i diversi livelli di strutturazione del contenuto e le

relazioni che intercorrono tra questi livelli.

1.6

Non esiste una regola fissa per avvicinarsi a un testo. L’analisi è una forma di interpretazione che cerca di

comprendere non solo il senso di un testo, ma anche perché è come tale senso viene prodotto.

L’analisi può iniziare da qualsiasi livello del percorso generativo. I vari strati vanno considerati come diversi

livelli di pertinenza: in un testo può essere più pertinente l’aspetto narrativo, in un altro quello discorsivo.

Spesso nella scelta del livello di pertinenza si può essere guidati dall’appartenenza del testo a un determinato

genere di discorso.

Una volta definito il piano di pertinenza, la scelta degli strumenti e delle categorie di analisi diventa più

semplice. L’articolazione di un livello conduce all’articolazione dell’altro: si innesca così un circolo

ermeneutico, per cui la progressiva comprensione di una dimensione del significato. Ricade e nutre quella

delle altre dimensioni e viceversa.

Tale movimento nel paradigma semiotico è interamente compreso all’interno dei confini di testo e si attiva

esclusivamente tra i diversi livelli di strutturazione del contenuto; è il cosiddetto principio di immanenza

dell’analisi.

Capitolo 2

2.1

Specifico letterario: identificare i tratti distintivi, ovvero quell’insieme di caratteristiche che distinguono la

letteratura da altre forme di comunicazione, non solo rispetto alla poesia.

Un racconto, sonetto e un manuale di istruzione si avvalgono tutti del linguaggio verbale.

Funzione estetica funziona da discriminante tra comunicazione poetico-letteraria e scientifica.

La letterarietà è stata ricondotta alla presenza di uno specifico registro linguistico ovvero un insieme di scelte

lessicali, sintattiche e stilistiche che si sovrappongono all’uso abituale della lingua delineando una sorta di

sotto codice letterario.

È il meccanismo della connotazione che interviene su una funzione segnica di primo livello (denotazione)

assumendola come espressione di un ulteriore significato, che non sostituisce il primo, ma vi aggiunge

ulteriori sfumature di senso.

Esistono alcune “spie” connotative, non solo lessicali ma anche descrittive, narrative o tematiche, la cui

presenza è in grado di attivare un significato ulteriore di letterarietà.

Funzionalità ovvero la capacità di creare mondi possibili. Per mondo possibile si intende un insieme

organizzato di scenari, figure e azioni inesistenti, per quanto parzialmente modellati sul mondo

dell’esperienza: mondi più o meno verosimili, ma non VERI, più o meno realistici ma non REALI.

Non esistono narrazioni del tutto immaginarie, anche le derivazioni più fantasiose sono necessariamente

parassitarie rispetto al mondo reale.

Esistono più generi costitutivamente ambigui sul piano verosimiglianza come ad esempio il realismo magico.

A questo si aggiunge il problema della verità: secondo una logica verofunzionale, un enunciato è considerato

VERO se e solo se è possibile individuare uno stato corrispondente nel mondo dell’esperienza.

Da un punto di vista semiotico, il problema è di fatto ininfluente. La disciplina nasce infatti con una esplicita

impostazione anti referenziale: gli stati del mondo vengono considerati non pertinenti per lo studio dei

meccanismi di significazione; ciò che conta è comprendere come un messaggio viene decodificato,

indipendentemente dal fatto che il suo contenuto corrisponde o meno alla realtà.

In una prospettiva semiotica, VERO non è ciò che corrisponde alla realtà esterna, ma ciò che viene enunciato

come vero dal discorso stesso. L’unico piano di riferimento della narrazione viene a essere il mondo possibile

in cui questa si svolge, che funziona così da referente interno al discorso.

L’illusione referenziale degli eventi narrati finiscono per dipendere esclusivamente dalla modalità verdittiva

adottata nella costruzione del discorso, ovvero della variabile combinazione di termini “essere” e “apparire”.

Perché si realizzi l’effetto di realtà occorre tuttavia che il destinatario della comunicazione sia disposto a

credere a quanto gli viene proposto che dunque stringa, insieme all’enunciatore, un contratto di veridizione,

in base al quale diventa possibile mettere in atto un ampio ventaglio di strategie.

In certi testi il contratto di veridizione è posto solo per poter essere successivamente tradito, ad esempio

quando l’obiettivo è sorprendere il lettore con effetti di SUSPENSE e disvelamento.

Patto finzionale che impone al destinatario una temporanea sospensione di incredulità che lo porta ad

assumere per vero l’oggetto della narrazione, per quanto inverosimile questo possa apparire. La funzionalità

si pone così di fatto come un’altra forma di verità narrativa e non storica.

Tutto questo è possibile in quanto, la capacità di costruzione di mondi è accompagnata da una funzione di

autenticazione del mondo stesso attraverso la quale il narratore ammobilia il mondo, trasformando gli

elementi possibili in elementi finzionali, ma gli conferisce coerenza e consistenza attribuendogli specifiche

regole interne di funzionamento.

Eco chiama s-necessarie le proprietà che il testo pone appunto come strutturalmente necessarie affinché

quel mondo possibile funzioni, distinguendole dalle proprietà essenziali che non possono essere negate dalla

narrazione in quanto implicite nel significato dell’elemento in questione.

Il carattere di funzionalità non può considerarsi né esaustivo, né assoluto rispetto al fenomeno letterario.

In questi casi a fare la differenza non è la natura degli eventi raccontati, ma la modalità della loro resa e la

presenza di una voce autoriale ben riconoscibile, che integra, completa ed espande i fatti documentati con

eventi e dettagli verosimili, conferendo al loro insieme la coerenza necessaria per farne un piano di referenza

unitario.

Apertura semantica o polisemia: capacità di un testo di liberare un numero indefinito di interpretazioni, a

partire da diversi meccanismi. Per i formalisti russi, la polisemia del messaggio letterario dipendeva

essenzialmente dalla sua ambiguità, ovvero l’impossibilità di assegnarvi un significato univoco.

L’effetto ottenuto da un messaggio ambiguo è quello di moltiplicare i significati ad esso associati.

Fuga connotativa: definisce la letteratura una “tecnica di descrizione del senso” ovvero di continua messa in

discussione dei significati usato del linguaggio, allo scopo di mostrarne la natura ideologia e culturalmente

costruita.

Principio della demistificazione per il quale non esiste il futuro testo: ogni significante rimanda non a un

significato, ma a un altro possibile significante. Che rilancia il processo di interpretazione, disseminando il

senso in una deriva semiotica perpetua.

Dialogismo: tipico della forma del romanzo, in quanto in grado di includere e integrare diversi stili, linguaggi e

registri.

Polifonia: la molteplicità di significati dipende dalla presenza di diverse “voci”, intese non come voci

individuali e soggettive, ma come voci “sociali” ciascuna portatrice di un diverso punto di vista e un diverso

sistema di valori. Non tutte le ambiguità producono un effetto estetico.

Metafora e metonimia: le figure retoriche si basano sulla consapevolezza alterazione del normale

funzionamento della lingua e possono riguardare sia l’espressione che il contenuto.

Tropi hanno l’effetto di traslare in diversi modi il significato primario di un’espressione, mettendone in luce

aspetti inediti o secondari “sensi figurativi”.

Metafora: opera per similarità, sostituisce un termine con un altro sulla base di una proprietà comune ad

entrambi.

Metonimia: sostituisce al termine originario un elemento che gli è connesso secondo un rapporto di

contiguità di vario tipo logico, gerarchico e mereologico. Grazie a questa capacità di mettere in discussione la

lingua e dunque il modo di rappresentare e percepire il mondo, le figure retoriche anno un valore conoscitivo

oltre che ornamentale. La metafora in particolare è più efficace quanto più è APERTA quanto rivela

differenze tra elementi somiglianti. In questo modo alcune componenti di significato dal termine

metaforizzante si trasferiscono sul metaforizzante e viceversa, modificando la percezione abituale di

entrambi.

Le figure retoriche sono i principali motori di processi di evoluzione della lingua. Cerando perturbazioni nella

costruzione dei significanti e dei significati, infatti il trattamento retorico evidenzia nuove possibilità di

articolazione di entrambi.

2.2

Ogni opera è letteraria per motivi specifici ad essa soltanto, le ragioni dell’eventuale letterarietà di un testo

sono riscontrabili sono nella particolarità del testo stesso.

Parola: analisi del testo letterario non può essere che una “scienza del particolare”.

Non si tratta di catalizzare un idealtipo letterario rispetto al quale confrontare di volta in volta il proprio

testo, ma di partire dal testo concreto, dalla sua particolarità per rilevare volta per volta quale specifica

combinazione di questi elementi produca, grazie a dosaggi e composizioni mai determinabili a priori. Gli

effetti che tali caratteri producono nel momento in cui il lettore, interagendo con il testo, li attira. Le

letterarietà va intesa come una proprietà relazionale, emergente più che intrinseca.

Non c’è dubbio che il discorso letterario si auna forma di arte verbale scritta e che dunque rimandi ad un uso

estetico del linguaggio verbale.

È l’efficacia estetica a distinguere il dominio letterario dal narrativo in generale.

Il testo estetico è un testo che produce piacere in lo fruisce. Un testo che appassiona, cattura e attrae.

Per piacere s’intende un coinvolgimento generico a volte anche di natura negativa.

L’effetto estetico è un “sommovimento” emotivo, che può manifestarsi secondo un’ampia gamma di

manifestazioni specifiche, ma che si ricerca essenzialmente in quanto tale, indipendentemente dalla

valutazioni e i giudizio che possono accompagnarlo.

Il testo diventa così un oggetto di desiderio, gli effetti estetici per la semiotica sono sempre legati all’aspetto

percettivo dei testi.

L’estetico p basato sull’estetico: qualcosa che colpisce prima di tutto i sensi, sotto forma di un

coinvolgimento e un’attrazione generici, e solo in seconda battuta gli schemi cognitivi e paternici, ovvero le

opinioni e le passioni che si accompagnano all’esperienza provata, attribuendole un nome e una definizione

condivisibile.

Produrre piacere nel testo estetico è un meccanismo più o meno complesso di modulazione delle attese,

provocando una movimentazione della stato emotivo del fruitore.

La suspense riguarda il piano discorsivo. Il disvelamento e la sorpresa sono in genere narrativi, basati sul

cambiamento imprevisto di identità o programmi di azione; ma le discontinuità possono essere tematiche,

come nei casi di ribaltamento o di ironia.

Presa estetica dipende dal presentarsi di un elemento di irregolarità nella consueta percezione del mondo.

Mette in luce aspetti sconosciuti. È dunque un momento di pura percezione di sé e dell’oggetto insieme,

come un valore reciproco di congiunzione, come un incontro a metà strada del soggetto con l’oggetto che

tendono l’uno verso l’altro. È una esperienza effimera e costitutivamente sfuggente.

La presa estetica si riflette in una messa in discussione nelle strutture di giudizio e di interpretazione abituali.

Le destabilizzazione delle abitudini percettive, responsabile dell’effetto estetico, non può che prendere la

forma di un’anomalia sul piano del significato

2.4

La capacità di contribuire all’evoluzione della lingua.

La semplice presenza di una regolarità strutturale non è infatti testo, la semplice presenza di una irregolarità

strutturale non è infatti sufficiente a esaurire il fenomeno estetico, se non nella misura in cui favorisce

l’attivazione di una serie di meccanismi linguistici ulteriori, riguardanti nello specifico il rapporto tra i due

piani della significazione, l’effetto estetico si può considerare come la risultante del manifestarsi combinato,

di tre dispositivi semiotici:

- Auto riflessività

- Motivazione

- Invenzione

Ogni atto comunicativo richiede mittente che invia un messaggio a un destinatario, all’interno di un contesto

che fa da riferimento; nel farlo ci si serve di un codice che si suppone condiviso e di un contatto fisico o

psicologico, che mantenga la comunicazione.

Ognuno di questi fattori dà origine a una diversa funzione del linguaggio, a seconda della preponderanza

dell’uno o dell’altro all’interno del singolo atto comunicativo.

Il messaggio poetico è dunque un messaggio che riflette su se stesso, mettendo in luce il modo specifico in

cui è costruito.

Il parallelismo è la presenza all’interno del messaggio di una corrispondenza tra due o più elementi del

significante.

La rima non è solo un abbellimento fonetico, ma rafforza la similitudine. Per produrre effetto estetico

l’equivalenza sul piano del significante deve ripercuotersi sul piano del significato, suggerendo la presenza di

una parallela corrispondenza anche a questo livello.

Funzionano per equivalenza, anche l’anafora e l’asindeto la cui struttura ripetitiva può generare un effetto di

accumulo anche sul piano del significato.

La corrispondenza può essere anche in forma di contrasto.

È estetico un messaggio che si focalizza non solo su cosa viene detto, ma soprattutto su come viene detto. Il

modo in cui il messaggio è costruito non è innocente.

La forma espressiva è pertinente sulla misura in cui la sua strutturazione complessiva ricade sul contenuto,

producendo un determinato effetto di senso.

Nel linguaggio artistico, tutti gli elementi del testo sono elementi semantici, ovvero tutti gli elementi, anche

quelli sintattici, concorrono alla formazione del significato. La struttura complessiva del testo estetico è di

per se portatrice di un ulteriore livello di significato, ogni dettaglio in un testo estetico è potenzialmente

pertinente.

Le relazioni del contenuto trovano una corrispondente a livello dell’espressione. Il testo artistico è un testo

motivato, la forma dell’espressione è legata da un rapporto di analogia con la forma del contenuto.

Secondo Eco bisognerebbe distinguere ulteriormente due forme di adeguazione tra contenuto ed

espressione a seconda di quale dei due piani determini con le proprie costrizioni la costituzione dell’altro; se

è il contenuto a determinare l’espressione si tratta di ratio difficilis, se si tratta di parallelismo

dell’espressione a ricadere sul contenuto invece ratio difficillima.

La pertinenza di forma e singolarità del testo estetico, che, rendendo significativo ogni aspetto del segno, lo

svincolano dalla dipendenza da qualsiasi tipo preesistente.

La pertinenza di forma e la singolarità del testo estetico, che rendendo significativo ogni aspetto del segno, lo

svincolano dalla dipendenza da qualsiasi tipo preesistente,

Nel testo artistico insomma type e token coincidono.

Chi scrive un romanzo non si limita a dare nuova espressione a un contenuto esistente, ma inventa un nuovo

contenuto. Il meccanismo dell’invenzione come istituzione di codice, che introduce all’ultima caratteristica

fondamentale del testo estetico: la capacità di rinnovamento della lingua.

Gli aspetti principali del testo estetico, ovvero la capacità di introdurre innovazioni strutturali nel sistema

linguistico.

Nell’invenzione manca la forma del contenuto, che è invece il risultato del processo semiotico che produce il

segno “salta” il terzo passaggio e proietta direttamente il modello percettivo o addirittura le proprie

impressioni soggettive sul piano dell’espressione. La produzione segnica precede la funzione segnica e le

sostanze dell’espressione e del contenuto così prodotte si candidano a stabilizzarsi come nuove forme.

È possibile distinguere due tipo di invenzione: moderata e radicale.

Nell’invenzione moderata la produzione dell’espressione precede la formulazione del contenuto, ma non la

forma percettiva. Riguarda le regole di trasformazione: suggerisce un nuovo modo di rappresentare forme o

concetti noti.

Vuole dire qualcosa di abituale in modo differente dal solito; non si interviene sul modo di percepire il

mondo, ma solo sul modo di rappresentarlo-

Nell’invenzione radicale la produzione del token precede anche la costituzione di un modello percettivo: le

impressioni soggettive dell’enunciatore sono proiettate direttamente sul piano espressivo, simulando non

un’esperienza percettiva standard, ma la particolare esperienza percettiva dell’autore.

L’innovazione riguarda qui il modo stesso di riconoscere le figure dell’esperienza e suggerisce un nuovo

modo di percepire il mondo.

L’enunciatore del testo lavora direttamente sul materiale significante, spinto dalla necessità di dire, appunto,

qualcosa che non può essere detto prima che venga detto.

La creazione di nuove pertinente riguarda primamente il piano del contenuto e dunque il modo in cui

vengono organizzati i distribuiti i materiali discorsivi rispetto alla linearità dell’espressione verbale.

L’opera letteraria funziona come una super funzione segnica o ipersegno: un’occorrenza capace di fare da

type a se stessa e di essere riconosciuta, riprodotta e rielaborata come tale sono nelle sua totalità e

complessità.

Per comprendere un romanzo occorre non solo prendere in considerazione la lingua in cui è scritto, ma

anche il sistema culturale e sociale che rappresenta il linguaggio figurativo che utilizza le connotazioni

simboliche a cui la ricorso. Da qui la definizione di testo poetico come sistema di sistemi.

Attraverso l’intersezione di codici diversi si creano così linguaggi ibridi inizialmente validi solo per l’opera che

li istituisce, in quanto parte del suo idioletto, ma successivamente, se l’opera ha successo, suscettibili di

entrare nell’enciclopedia e dunque di estendersi alla semiosfera nel suo insieme. Essa riesce a imitare la

casualità del REALE.

Nel testo artistico a rendere pertinente questa compresenza di sistemi sono proprio i parallelismo che

introducono un incremento di regolarità nel testo; dando un ordine di coerenza agli elementi provenienti dai

vari sistemi, che altrimenti apparirebbero casualmente aggregati.

I parallelismi dell’organizzazione discorsiva segnalano una ulteriore relazione di significato tra i termini messi

in parallelo: esattamente come avviene con una rima o un’assonanza.

2.5

Nel testo poetico il baricentro dell’effetto estetico è sposato sul piano dell’espressione, nel testo letterario

invece insiste soprattutto sul piano del contenuto.

Nella poesia, tutto parte dal significante; la presenza di rime e ritmi ricade sul contenuto, evidenziando

parallelismi semantici e rendendo il messaggio autoriflessivo. Nella prosa, tutto parte invece da ciò che si

vuole dire: sono i parallelismi del contenuto a guidare l’organizzazione del testo.

L’effetto innovativo insiste più sul piano del significante per il testo poetico, più su quello del significato per il

testo in prosa. Se il testo poetico, più su quello del significato per il testo in prosa. Se il testo poetico, più su

quello del significato per il testo in prosa. Se il testo poetico tende a mostrare nuovi modi di esprimere

contenuti spesso “usurati” il testo letterario tende invece a creare nuovi discorsi, organizzazioni inedite dei

contenuti. Il lavoro poetico mira a cambiare la percezione del mondo, il testo letterario agisce soprattutto

sulla sua interpretazione culturale, sulla visione del mondo in senso non tanto percettivo, ma morale, sociale,

filosofico.

Capitolo 3

3.3

L’enunciazione è un’operazione esterna del testo. Può essere anche considerata come un’operazione interna

al testo, ovvero come una fase del meccanismo di evoluzione immanente del senso.

Discorsivizzazione: percorso generativo, ovvero nel passaggio delle strutture narrative alle strutture

discorsive. In altri termini aggiunge all’ossatura del racconto una messa in scena: la inserisce in uno scenario

fatto di attori dotati di precise caratteristiche individuali, situati in spazi e tempi determinati. Sono proprio le

modalità di questa messa in scena, del resto, a garantire la specificità del testo.

Si articola su due dimensioni:

- Sintassi discorsiva

- Semantica discorsiva.

La componente attoriale significherà non solo stabilire quali e quanti sono i personaggi della storia, ma che

tipo di rapporti intrattengono tra loro, ovvero quali relazioni profonde li legano l’un l’altro al di sotto e sulla

base delle loro caratteristiche di superficie, come il nome, il suolo sociale e il carattere, l’aspetto.

Ogni testo crea la propria particolare rete attoriale, tenuta insieme da relazioni semantiche valide solo per

quel determinato discorsivo e non generalizzabili.

Questa capacità dell’attore di essere allo stesso tempo motore della narrazione e collettore privilegino dei

suoi significati profondi.

Luogo vuoto una posizione che può essere riempita da attributi variabili, in larga misura stereotipati, ma dalla

cui combinazione emerge l’individualità e unicità del carattere.

Ruolo attanziale: le funzioni narrative generiche che vengono assunte dai personaggi in base a determinate

modalità di azione.

Ruolo tematico: sono invece stereotipi culturali più o meno stabilizzati che portano con se oltre ad una serie

di caratteristiche figurative, tematiche e passionali, anche spazi, scenari e situazioni tipiche.

Un attore può rivestire più ruoli attanziali, quando un Soggetto è anche Destinante di se stesso, quando cioè

si persuade autonomamente a compiere una determinata azione: si parla in quest’ultimo caso di sincretismo

azionale.

Attore collettivo è inteso come insieme di personaggi con le stesse caratteristiche. Rapporto tra individuo e

collettività.

L’analisi dei tempi del discorso: descrizione quanto più possibile accurata dalla struttura cronologica specifica

di un dato discorso.

Da un punto diverso semiotico, analizzare le procedure di temporizzazione significa allora prima di tutto

ricostruire i regimi di localizzazione temporale, ovvero il sistema di riferimenti cronologici rispetto ai qu ali si

collocano gli eventi raccontati, che possono essere anteriori, comunicanti, posteriori rispetto al presente.

Stabilita la matrice cronologica, le procedure di programmazione temporale, intervengono a regolare la

particolare disposizione degli eventi passati, presenti e futuri all’interno del discorso. Osservare la relazione

tra la successione logica degli eventi, ovvero il TEMOP DEL RACCONTO (fabula) e l’ordine effettivo con cui

questi vengono presentati dell’enunciato, ovvero il tempo del discorso (intreccio)

Modalità di spazializzazione capacità del discorso di creare, attraverso il gioco di localizzazione, un sistema di

confini ideali o reali all’interno del mondo possibile, articolando in vari domini e sotto-domini.

Ogni creazione di scenario presuppone una rete spaziale soggiacente, che lo distingue dagli altri e che

influenza le possibili azioni dei soggetti al suo interno.

Diverse organizzazioni dello spazio improntate, rispettivamente sulle relazioni centro/periferia, alto/basso e

precedente/successivo.

Viene evidenziata al di sotto della spazialità di superficie fatta di scenari riconoscibili più o meno

standardizzati, una spazialità più profonda detta tipologica, fatta di rivelazioni più astratte come dentro/fuori,

sopra/sotto, davanti/dietro, verticale/orizzontale, contenente/contenuto.

Grazie a questo doppio livello di spazialità nel testo letterario funziona come un vero e proprio “linguaggio

secondo” i cui termini, grazie alla mediazione del livello profondo topologico, si fanno portatori di significati

ulteriori, che vanno oltre quello immediatamente denotativo.

Per passare da un livello all’altro occorre, evidentemente “spogliare” lo scenario spaziale dei suoi attributi

figurativi in modo da discendere all’ossatura strutturale dello spazio stesso, intesa come puro sistema di

confini variamente configurati, detta deiconizzazione.

3.4.3

Tematizzazione: Il livello figurativo può farsi carico di contenuti più astratti, che chiameremo TEMI. Questo

meccanismo di tematizzazione può avvenire secondo modalità variabili. Un significato astratto può incarnarsi

in diverse figure. La stessa figura può farsi carico di esprimere temi differenti.

Il rapporto tra i due livelli è piuttosto articolato e dipende da essenzialmente dalla strutturazione modulare

del piano del contenuto.

La ricchezza semantica della lingua rimanda alla capacità di una data unità di contenuto di combinarsi con

altre, a seconda del contesto in cui si presenta, per dare luogo a specifici effetti di senso.

Qualunque testo può essere visto come lo sviluppo in termini narrativi e discorsivi di un nucleo semantico di

fondo, che viene tradotto in azioni compiute da attori in determinati spazi e tempi, mossi da determinante

motivazioni, capacità o valori.

I temi sono pure lessicalizzazioni di questi sistemi semantici alleati. Ogni testo può sviluppare solo una parte

più o meno ampia, evidenziando a seconda del contesto, alcune porzioni piuttosto che altre, che

costituiscono il suo specifico universo semantico.

La selezione di un’area del campo semantico è detta configurazione discorsiva e avviene attraverso

l’attivazione di specifici frames ovvero situazioni stereotipate culturalmente connesse al tema. Ognuno di

queste sotto-aree è caratterizzata da una particolare rete di unità semantiche: un insieme di figure correlate

a quel dato tema, ma tenute insieme dal fatto di realizzare, di quel tema, una particolare accezione

discorsiva.


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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aivlis93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura Inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Capoferro Riccardo.

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