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Altri termini a cui è associata sono fecondare, esplosione, espansione, emancipazione, albero della libertà,

luce che si ingrandisce. La libertà che c’è adesso dovrebbe essere ragionevole e poi dovrebbe espandersi.

Deve essere gestita con le leggi e la ragione ma tende a voler superare questi limiti. Possiamo dire che la

libertà è in evoluzione per non farla scoppiare bisogna usare i termini democratici. Si determina una

prospettiva futura. Per Hugo la libertà deve affermarsi in due modi:

1. Senza usurpazioni,

2. Senza violenza (sempre posizione moderata).

Sempre nella prosa Hugo parla di censura (in senso politico) e si dichiara favorevole. Lui parla di una libertà

inglese da emulare. Ulteriore associazione di libertà con i valori della patria: LIBERTÁ PATRIOTTICA, non è

una libertà globale ma interna e nazionale. Si intuisce qui la sua solita paura del disordine e questo pericolo

si manifesta nel suo dire LIBERTÁ ARBITRARIA limitata. Dice “la libertà non può esistere se il governo

della sorveglianza non fa niente. Dio non vuole altro che la libertà” 

Nelle poesie la libertà si crea una incarnazione al femminile: la figura della donna mostro figura presa da

tristezza, confusione, piacere, poco controllo: pallida, fiera, esiliata, capelli per aria, eclatante, lontana.

Due incarnazioni di libertà arbitrarie, due figure senza punti di riferimento. Sregolatezza perché non c’è una

libertà regolata, regolamentata.

Un altro polo è quello della natura: FENOMENI VIOLENTI ma la sposta sul lato pacifico della natura: “la

libertà si svegliava e rideva “nel tuono”. Hugo prende questa libertà che gli fa paura e gli attribuisce

elemento

elementi pacifici: “libertà superba del cielo blu” riappacificata libertà sublime, santa, dolce

come un’ala, come un vento (rinfrescante). Schiudersi lento e supremo. “Libertà è TEMPESTA” lato della

NATURA in disordine. Viene anche spiritualizzata “l’angelo libertà plana sull’azzurro spazioso”. Lui appoggia

la libertà progressista.

Prose: arbitrario / indomabile / irresistibile (anche nelle poesie)

Hugo accanto alle sue opinioni progressiste esprime la paura dei ricchi di cambiamenti che rovesciano la

loro posizione e di rivoluzioni. Esprimono delle posizioni di sinistra ma progressive.

Libertà regolata dal punto di vista politico da modalità democratiche: voto. Si parla di una libertà che si

esprime in un contesto repubblicano. Libertà: basi razionali e ragionevoli / negoziato politico tra popolo e

potere.

Come Hugo parla di Dio? Ne parla all’interno della politica in quanto il suo progetto è l’ampliamento della

libertà. Con la comparsa di Dio compare il sovrano (in mezzo a tutti i suoi discorsi sulla repubblica e sulla

democrazia, sul negoziato politico tra potere e popolo).

 

DIO nella prosa (in “Atti e Parole”): libertà “la libertà è il suo verbo”; progresso “è il passo di Dio”,

parla di un Dio che favorisce sia la libertà che il progresso (il progresso ancora rimane qualcosa di non

chiaro). Dio repubblicano, diritto “Dio e diritto sono sinonimi”, verità e giustizia. Dio di buon senso che

produce leggi, persegue la libertà e promuove il processo.

Inoltre Hugo nella prosa parla ad una unità di Dio, linfa, alito (aria fresca), sorriso, manifestazioni lievi che

portano una freschezza floreale: tratti positivi. Ci sono anche allusioni ad un altro comportamento canonico

della divinità: clemenza, aiuto, mano, dito, punto d’appoggio continua però ad essere un Dio sovrano

(nonostante persegua la libertà. È un Dio che mantiene il suo arbitrio acconsente, comanda, si adopera,

restituisce, getta, precipita, si incarna, dà, colpisce, vuole, impone , fa, risponde, ritira.

Noi chiediamo, ringraziamo, ci sottomettiamo, accettiamo rapporto di forza tra uomo e Dio.

Si parla di: idea di negoziato politico / Dio impone genera ambiguità.

Hugo parla poi di tre cose splendenti: regalità, bellezza, genio. Per bellezza s’intende: visione regressiva

della società. Formula di una società diversa rispetto a quella che sta promuovendo.

“Dio non conosce l’abdicazione, non si può spodestare. È il tiranno perfetto è ha piena libertà sul piano

giuridico (c’è sotto un’apologia del tiranno) riprende poi in modo positivo:

 DIO TIRANNO

 DIO DEMOCRATICO

 

ALBERO simbolo dell’unione tra Dio e la libertà. (L’albero sente Dio attraverso i rami, trasforma

le ombre in raggi di luce, oceano di ombra viene dominato da Dio; la divi nità tiene a bada questo

oceano di ombra). La funzione della divinità è purificare lo spazio, le sue creazioni dalle zone

d’ombra. 

Hugo fa riferimento ad un’oscura stella passaggio dall’ombra alla luce. Dio impedisce al lato malvagio di

invadere la luce, è un guardiano (funzione positiva). Tenere a bada il lato cattivo funzione attribuita non

al diritto o alla democrazia ma ad un tiranno.

Nelle poesie ruolo di tiranno, sovrano. Dio è forte come sa essere forte la tempesta, il turbine, soffio,

deserto, cielo, terra, aria, alba, aurora, fulmini, uragano, acqua, azzurro sia il lato violento che quello

 

pacifico. Violento esaltazione della forza di Dio. Dio forza di distruzione / grandezza.

 Il compito democratico di Dio è quello di ingrandirsi, aiutare, spandersi su tutto lo spazio;

 Compito di nascondersi, Dio è nascosto e rintanato.

Utilizzo del termine SOVRANO più esplicito nelle poesie sovrano, incombe, “ha il suo impero” (effetto

antidemocratico; è nascosto ma allo stesso tempo INCOMBE)

Mano a mano sembra che Hugo sia affascinato da questa figura di questo sovrano dispotico e nascosto.

Addirittura lo definisce una nuvola nera piano spirituale, hugo prova simpatia per il lato oscuro e

riconosce nella divinità un essere contaminato, sembra che voglia un Dio cattivo.

“Un grande fantasma d’ombra in fondo ad una prigione blu”: è un essere oscuro dentro la prigione del cielo

 attribuisce la prigionia a Dio. Con questa espressione Hugo trasferisce Satana su Dio (nonostante abbia

detto che Dio è luce che spazza via l’ombra) sviluppa un’idea di divinità che si è trasformata da un essere

di luce ad un essere di ombra. Lo stesso Dio che vuole la libertà si trasforma in un sovrano oscuro che toglie

la libertà più che darla. 

“Dio tollera la creazione nera” reato di complicità; è come se dio avesse stabilito un patto con la

creazione nera. Sembra non combatterla. Sempre più buio, cattivo, tollerante del dispotismo, sovrano.

Diventa Dio stesso un fattore di conversione: Dio non ti aiuta a trovare la libertà, non ti appoggia, rema

contro. Non favorisce più la libertà ma il dispotismo.

DALLA LUCE ALL’OSCURITÁ. Dio può essere sia trascendente sia insito nella realtà.

“Gli uomini sommersi in un Dio che si espande” divinità che ha un impero.

Dio nero vivente, grande ombra all’in piedi, presenza invisibile ed insensibile, fabbro che in una mano ha

il martello nero, nascosto nel buio del suggeritore (nicchia sul palco su cui si affacci a il suggeritore delle

battute dell’attore), nascosto nella profondità oscura.

Sembra che Hugo non sia così contrario alla figura di un tiranno che controlla l’oscurità perché ci fa un

patto, ne è complice, si può pensare che questo discorso si trasferisce politicamente dalla democrazia alla

tirannia.  

DIO BUONO tiranno / DEMOCRAZIA tirannia. (Hugo sembra volere un Dio cattivo, sembra favorire la

dimensione tirannica.

Dio è positivo in senso politico, soprattutto nei valori di Repubblica e libertà (ciò è riscontrabile nelle prose).

La repubblica è in accordo con una Provvidenza Divina con il compito di affermare la libertà. Il passo di Dio

è il progresso. Già nelle prose e poi nelle poesie emerge una visione individuale e soggettiva del Signore.

Mano a mano che questo Dio si espande, questo diventa più rigido e oppressivo. Nell’idea di questo dio che

si espande si può associare l’immagine dell’albero. Quest’ultimo trasforma l’ombra in luce. Ombra vista

come metafora del male, del disordine.

“Dio è un nero vivente” secondo Hugo gli uomini stessi descrivono Dio come OSCURO.

“Nell’ombra in cui Satana viene a confondersi con Dio.

Cosa Hugo pensa e dice su Satana: nelle prose è presentato in maniera politica. In generale Satana è

l’oppositore che viene escluso dalla politica. Hugo lo paragona a Giove: gli esclusi politicamente vengono

cacciati via (anche lui se ne deve andare). Dà comunque una buona visione di Satana (il Satana del vero, il

Geova del falso). Satana si è opposto al tiranno Geova.

Una frase importante è: “nell’ombra in cui Satana viene a confidarsi con Dio”.

Hugo immagina davvero una fusione delle due cose Dio dell’unità. In questa zona di Satana vengono

nominati Dante e Cesare Beccaria (Dei delitti e delle pene), Hugo lotta contro la pena di morte.

Nel lato delle poesie riemerge la figura di Satana come oppositore. Ci dice che è precipitato, ma nel suo

precipitare è grandioso, dice che Satana è un re, ma allo stesso tempo un imprigionato. “Certamente era un

angelo finito poi in un abisso” Satana sprofondato “è triste, feroce e potente” è un sinistro (aria

inquietante), dimenticato “addossato nell’ombra”, “regna nella notte”. Lavora nell’ombra e ha il regno della

notte. Tutto il male che c’è non è distruttivo ma strategico. Questo Satana incluso dentro Dio , sembra la

parte più propositiva. In termini politici sembra dare più credito agli oppositori situazione ambigua, lui

sta ina maggioranza ma d’altro canto il lato oscuro non gli dispiace.

Nella prosa c’è equilibrio tra LUCE e OMBRA, nella poesia da più svago alle parti oscure.

Concetto di RIVOLUZIONE, in prosa, vuole evitarla, bisogna ampliare il diritto di voto e il Parlamento. Ha

paura della rivoluzione in questo periodo. Rispetto alla RIVOLUZIONE FRANCESCE prende una posizione,

secondo lui è in permanenza, per la Repubblica non fa che creare un negoziato politico tra chi vuole bianco

e chi vuole nero. Questa rivoluzione in permanenza è la “civiltà emancipata”. La rivoluzione è una “storia

dell’avvenire”. Hugo rassicura che tutto si risolverà, parla di IMMENSITÁ, ESPANSIONE ed ENERGIA.

Dice riguardo l’assemblea costituente e legislativa: “una Repubblica che agisce e delibera con un orizzonte

indefinito davanti a se”. Infine compare un discorso sul suffragio universale tutti devono votare, così

nessuno potrà minacciare.

Per quanto riguarda la poesia, scompaiono tutti i lati positivi. La Rivoluzione “sta sotto la cenere rossa”, “ha

a che fare con il caso”, “ha un lato mostruoso”, “mare profondo della rivoluzione”, “il fuoco nell’ombra”,

“deserto triste e bruciante”. “Fatale e divina”, “barbara e feroce”, “come il tuono nella nebbia”, “vulcano”,

“abisso immondo”, “chi vi partecipa è feroce”. Qui la rivoluzione può solo far paura.

RIVOLUZIONE vs. SATANA

Perché Hugo non attribuisce la rivoluzione in senso negativo a Satana? Perché la parte oscura di Satana non

è DISTRUTTIVA, la rivoluzione invece sì. Da quest’ultima esce il NON-GOVERNO anarchia.

Nelle poesie parla di PROGRESSO SANTO col tempo ci arrivi, non in maniera improvvisa. La rivoluzione è

un “faro ingannatore”.

Predilige la parte oscura del Dio. C’è comunicazione tra la parte di luce e di ombra. Falsità riguarda il

rapporto di tutti i giorni e un elemento strategico della politica. Satana è la parte del suo vero, Geova del

falso. Il falso è da studiare in base a chi essere il promotore di falsità. Hugo nella prosa non attribuisce la

falsità né al potere politico, né a quello economico. Compare vicino al prete e all’autore, predicano della

falsità o sono falsi loro. Va quindi contro una figura religiosa e una che può essere politica. Vuole sollecitare

l’insegnamento religioso, il male nelle divinità è più decisionista per Hugo, lui vuole promuovere la dualità

della divinità. Dentro il falso ci sono delle idee che non sono buone. Ci sono falsi sistemi, c’è un falso

SOCIALISMO, gli va bene puntare sull’UGUAGLIANZA, ma non nel senso di Marx, ma come partecipazione

democratica. È una prospettiva senza rivoluzione o rivolte. Ha una posizione SOCIAL DEMOCRATICA, la più

comune in Europa. Qui il falso è dato da chi vuole fare subito il socialismo. Uno dei termini che è associato a

falso è avvenire.

Il falso avvenire è quello con la rivoluzione (non-governo = anarchia), è un qualcosa che va evitato.

In “Atti e Parole” dice che il falso è una cosa buia. “Bisogna illuminare il falso e liberarlo, un qualcosa che va

convertito in positivo. Sembrano allusioni a Satana, nel quale è annidata falsità. Con la rivoluzione per lui

non si arriva a niente, vuole una rivoluzione graduale, non insurrezionale.

Vicino al prete c’è anche il socialista, che definisce anch’esso falso. Teme il socialista, ma anche il prete.

Nelle poesie ricompare il prete, il monaco. questo è un polo RELIGIOSO della polemica, vi compare

anche il profeta. Un altro punto di falsità è il pontefice. Ci sono falsi dei, saggi, degni.

Approfondisce quello che c’era nella prosa riguardo la falsità in ambito religioso. C’è anche una LUCE che è

promessa da preti ed altri. “Il prete tira fuori un falso sorriso”. C’è voglia di screditare la luce della divinità

facendo prevalere il lato oscuro. Falsi sono gli eroi, uomini, serpenti, leoni. Tutti simboli di forza e

positività, iniziativa. Accenna anche alla figura del principe e del re. I falsi eroi sono quelli che emergono

senza meriti. Sono persone senza autorità che pretendono di averla (re e principe). Dice però che ci sono

anche re e principi buoni quindi una monarchia buona. Da una parte conferma l’idea delle prose, dall’altro

aggiunge l’idea di una buona monarchia. Quindi è forse un moderato, conservatore, antisocialista (a favore

ma di un socialismo graduale). Non è contrario alla libertà assoluta ma la vuole in maniera monarchica, ma

dittatura utile ad evitare una SOMMOSSA. Ha forse una paura di classe, ovvero di perdere i privilegi

ottenuti. Queste perdite possono creare scontenti che possono far scoppiare rivolte. Il re a questo punto

prende un seguito diverso, nelle prose si parla di re esteri perché fino al 1851 non c’era Francia. Non c’è

memoria di re francesi. Parla del Papa come di un monarca assoluto. Compaiono come delle figure passive.

Nelle poesie compare una formula ideale dei re, si adegua all’idea di Dio luce – ombra. Il re vede avere

potere e autorità, deve essere saggio e poeta. Questo è il re ideale di Hugo. Deve essere un osservatore

dell’essere umano, un esempio, può essere MARCO AURELIO. Questo è una visione molto regressiva

feudale. La saggezza è unita alla sensibilità per le arti. Così facendo non sembra democratico, sta

immaginando un tiranno del futuro. Questa figura sembra contrastarsi al pontefice. Il re ha un rapporto

buono con il popolo perché è saggio. Il Pontefice è un faro e un vulcano. Non è escluso che sia triste e

scuro. Pontefice riferito a un comandante, come per l’impero romano. Ha forza di illudere. Hugo oscilla tra

queste due figure. Nelle poesie oscilla tutto il suo impianto democratico, è sostituito dal re saggio e poeta.

Anche Lamantin predilige l’idea di un progresso graduale. La libertà in lui è vista come indipendenza,

ordine giustizia, autorità, lavoro, potenza, gloria. Alcune cose sono democratiche, altre conservatrici. C’è

l’idea che le cose buone non derivino dal sistema democratico. L’esempio è Giulio Cesare per questo

comportamento. Pensa che le cose vengano portate avanti dall’eccellenza dei singoli. Ha una visione

feudale. Per il futuro è progressista, nel presente è conservatore. La libertà è dentro la religione cristiana

“hanno lo stesso timore di marcia”. La libertà del futuro è già inclusa nei disegni di Dio. Non vuole parlare di

rivoluzione. Fede e legge vanno assieme verso la libertà. Associata a parto, dolce, santa, raggio, albero,

principi, sacri. Vuole prendere un concetto di sinistra e parla in una posizione feudale. Ogni tanto ammette

l’AUTORITARISMO. 

Nelle prose politiche parla del RE ma riferito a re esteri. Parlando dei re, a volte allude al Papa forse

unico monarca assoluto che esiste. Per quanto riguarda i re Hugo crede che debbano essere, e sono

figure passive, non hanno capacità di azione, stanno all’esterno.

Le figure del Papa nelle poesie si trasforma perché inizia ad essere chiamato Pontefice: colui che fa i ponti,

costruttore di ponti ed espansore di territori. Anche la figura del re ricompare nelle poesie. Ma il RE nelle

poesie riunisce delle qualità: -regnante, -saggio, -poeta, sequenza attribuita al di fuori della politica.

Sovrano con qualità umane. Non è la prima volta che nelle poesie crolla l’aspetto politico e viene dato

spazio ai valori.

Re paragonato al sole, al pontefice: sembra un’altra incarnazione del sovrano. Nelle poesie il Pontefice è

associato al “faro” e al “vulcano. Sovrano anche “triste” e “oscuro”, ci fa pensare ad uno smarrimento.

Quando Hugo si lascia andare alle proprie emozioni prende posizioni anti -repubblicane. Anche il re, come

Dio, è un insieme di luce e ombra, Hugo ci fa capire che per lui una forza della natura può fare bene e può

fare male.

Idee di POPOLO:  

Al vertice ci deve essere il re, al di sotto il popolo: nelle prose popolo “coincidente con la società”

società organizzata; “vasto spirito del popolo”: è una massa unanime, non discorde; “entità vivente”: Hugo

definisce il popolo come unità: per esprimersi utilizza anche la metafora del vivente il popolo è una

“società viva” come il corpo. Questo grande corpo vivente ha una DIGNITÁ, è LEALE, GENEROSO, esprime

CALORE (caratteristiche attive). Poi c’è il lato della sofferenza del popolo, poi la miseria affligge il popolo,

ispira pietà, nelle prose il popolo è torturato, subisce qualcosa ma non si sa chi lo sottomette.

Nelle prose esce fuori l’idea democratica. La sovranità è del popolo e non dei sovrani.

Quest’unità è un insieme di parti unite in espansione. Questa sovranità popolare per ora ha un’ampiezza.

Torna anche l’idea della luce: la sovranità popolare per ora ha un’ampiezza. Torna anche l’idea della luce: la

sovranità popolare può accrescersi e coprire più spazio espansione della sovranità popolare.

Le parti (opinioni diverse) entrano in costellazione: sufficientemente vicine per essere unite: fare un

sistema, fare ordine senza che una di queste prende una sua via. Tutto questo crea un ACCECAMENTO: luce

che può diventare molto forte. Inoltre il popolo può entrare in collera e può essere pericolosa. Il popolo è

anche dolce e cordiale. Hugo definisce la cordialità MASCHILE e TENERA. C’è un riconoscimento di una

forza maschile del popolo che riesce ad essere dolce e non violenta.

Nelle poesie (zone in cui Hugo si sente più libero) da un lato c’è una conferma di ciò che è stato detto,

dall’altro c’è un cambio:

-POPOLO: immenso / ubriaco d’amore con tutto quello che questo comporta; per esempio essere

irrazionale, simile all’acqua: esattamente il contrario all’immagine delle prose. Va dove vuole niente lo

ferma, si è agitato e travolge ogni cosa. Popolo come un vulcamo: forza all’interno che travolge, oscuro

inteso come “oscurità di pensieri”.

Le azioni attribuite al popolo da una parte sono violente: “Si sveglia”, “è incredulo”, non vi è depositato

nessun valore passato: “distrugge”, “trema”, “freme”, “inquieto”, popolo “debole” perché ha perso i

valori, anche quelli religiosi. È ingrato invece nella prosa parlava di pietà. Il popolo adora ed è meravigliato:

vuol dire che il popolo è fragile sia dal punto di vista intellettuale sia emotivo. È infruttuoso ovvero è una

massa passiva che non produce, è infame, selvaggio, invincibile: tanti punti di debolezza ma ha una

capacità invincibile se si ribella.

Pensiero completamento opposto a quello della prosa, però cerca di essere un po’ più oggettivo, vede il

popolo curvato e indignato e mormorante, effimero.

Nelle prose è TOTALMENTE PESSIMISTA: il re per poter tenere a bada il popolo deve essere sia positivo sia

negativo, ovvero avere le stesse componenti che ha anche il popolo. Il MONARCA deve essere anche

carogna, non solo caratteristiche positive. Solo così può capire il popolo.

LAMANTIN e il concetto di UGUAGLIANZA in prosa: divulgazione nelle riviste demagogica, impraticabile,

chimerica CHIMERA mostro mitologico non esistente, ma può esistere solo in un discorso; barbara:

l’uguaglianza vera è nella giustizia e nello spirito. Fa riferimento a Dio e alle leggi si rifà qui al concetto di

equità. Punto di passaggio tra prosa e poesia parla di INEGUAGLIANZA, non si può correggere,

ineguaglianza di BENI, FORZE, FORTUNA.

Nelle poesie compaiono termini assenti nelle prose: ineguaglianza e uguaglianza di lumi, di educazione, di

rango, di intelligenze. Nelle poesia aggrava il problema. Dopo la disuguaglianza con Dio, viene quella sulla

terra.

Il concetto di paura che porta Hugo a contraddirsi. Ha paura della sollevazione popolare. Può essere singolo

ma anche collettiva, porta con sé rilevanza politica. Ha a che fare con debolezza, ma non sempre è il

contrario di coraggio. Compare però nelle prose, e tantissimo nelle poesie. Nelle prose fa un discorso

politico di tipo continentale. Dice che in Europa esiste un partito della paura. Rappresenta la parte dei

conservatori, quelli contrari alla democrazia. È pericoloso quanto il popolo nella sua vulnerabilità, inserisce

una crisi di paura. Da questo può essere scaturita la loro rabbia e aggressività. Può dare luogo a delle paure

false, può contenere personaggi senza pietà, molto aggressivi. La paura ci rende distruttivi. È un sentimento

che tende ad organizzarsi. Dal punto di vista politico forma una collettività. Nelle poesie la paura torna

individuale. L’azione della paura si riduce, non riesce ad unire tante persone. Si res tringe il suo campo

d’azione, è localizzata ed identificata all’interno di una persona, si ha paura per sé stessi. Associata a

vigliaccheria, tradimento, tristezza. Le prime hanno legami con il comportamento politico. Si scende nei

rapporti interpersonali per descrivere la paura. Non è più una paura che ti avvolge. Si localizza in precise

circostanze, può arrivare dalle spalle. Si rapporta al capo, minacciato da dietro, si depoliticizza rispetto alla

prosa.

La sintesi della paura è l’essere visto e vedere che si svolge tra due individui. Questo può avere la sua

rilevanza politica. Questo comporta la violazione di un segreto.

Ne “Les Miserables” allude a una convivenza tra chi fa paura e chi ce l’ha, c’è anche una collaborazione tra

loro, questi due polo non riescono ad essere lontani. C’è paura che qualcosa accada, ovvero la sofferenza

che ti colpisce. Può avvenire quando due si incontrano e ci sono sentimenti. Se tutti questi si attivano viene

creata la paura collettiva. Sta smantando la logica della collettività. Vuole screditare l’idea dell’inizio,

bisogna evitarlo perché è pericoloso. La collettività è un’amplificazione della paura. Il suo atteggiamento è

anti-democratico. Vede l’inizio dell’amore come un inizio dell’equilibrio di paura. “L’enigma ha paura della

parola”, dopo qualcuno che lo svela, muore, finisce l’enigma. È una postulazione dell’isolamento. Ha

simpatia per l’individuo isolato, che non ha paura e non entra nella politica, la vergogna e il pudore sono in

relazione con il vedere e l’essere visti.

L’entrata nel segreto dell’altro crea paura, può iniziare dall’amore. La nudità dovrebbe rimanere un enigma.

Dice che la paura cade dall’alto quando un potere ha bisogno di mettere paura. In condizione di paura c’è

una limitazione oggettiva. Oltre alla sua paura, il popolo ha anche paura dell’alto. “La paura li ha resi

crudeli”, “la paura diventa una furia” gli uomini sono pronti ad aggredire. Dopo l’amore e vinti i limii tra

persone si crea una violenza. C’è voglia di sfuggire al contatto. Dopo l e violenza dell’enigma inizia una

tragedia (Edipo re).

Uno spazio è dedicato alla paura di se stessi, molto più è per la paura per qualcuno, società nel suo insieme.

Questa paura si chiama apprensione. Nella collettività è visto un qualcosa che può esplod ere da un

momento all’altro. Associata anche ad AURORA e ALBA momenti speciali della giornata. Sono fenomeni

nascenti, iniziali, quindi rappresentano un inizio che a lui fa paura. L’inizio diventa pericoloso.

Nelle prose da una visione complessiva della paura. Nella politica è un fenomeno organizzato, nelle poesie

cerca di cogliere il punto di partenza della paura. Lo vede nell’inizio di un amore. C’è paura che qualcosa

inizi, accada.


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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture del mondo moderno
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A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aivlis93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Blanco Massimo.

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