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Riassunto esame Legislazione urbanistica, prof. Coppola, libri consigliati Compendio di legislazione urbanistica ed edilizia; La redazione del Piano Urbanistico Comunale; Perequazione e Compensazione in urbanistica

Riassunto per l'esame di Legislazione urbanistica, basato su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliati dal docente A. Coppola:
Per la legislazione statale -G. D’Angelo– “ Compendio di legislazione urbanistica ed edilizia “
Le Penseur Editore 2015
Per la legislazione regionale:
- A. Coppola – “ La... Vedi di più

Esame di Legislazione urbanistica docente Prof. A. Coppola

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ESTRATTO DOCUMENTO

pastorali e storico-culturali disponibili, nonché i criteri per la valutazione degli effetti ambientali degli

interventi stessi;

c) determina i fabbisogni insediativi e le priorità relative alle opere di urbanizzazione in conformità a quanto

previsto dall'articolo 18, comma 2, lettera b);

d) stabilisce la suddivisione del territorio comunale in zone omogenee, individuando le aree non suscettibili

di trasformazione;

e) indica le trasformazioni fisiche e funzionali ammissibili nelle singole zone, garantendo la tutela e la

valorizzazione dei centri storici nonché lo sviluppo sostenibile del territorio comunale;

f) promuove l'architettura contemporanea e la qualità dell'edilizia pubblica e privata, prevalentemente

attraverso il ricorso a concorsi di progettazione;

g) disciplina i sistemi di mobilità di beni e persone;

h) tutela e valorizza il paesaggio agrario attraverso la classificazione dei terreni agricoli, anche vietando

l'utilizzazione ai fini edilizi delle aree agricole particolarmente produttive fatti salvi gli interventi realizzati dai

coltivatori diretti o dagli imprenditori agricoli;

i) assicura la piena compatibilità delle previsioni in esso contenute rispetto all'assetto geologico e

geomorfologico del territorio comunale, così come risultante da apposite indagini di settore preliminari alla

redazione del piano.

3. Il Puc individua la perimetrazione degli insediamenti abusivi esistenti al 31 dicembre 1993 e oggetto di

sanatoria ai sensi della legge 28 febbraio 1985, n. 47, capi IV e V, e ai sensi della legge 23 dicembre 1994,

n. 724, articolo 39, al fine di:

a) realizzare un'adeguata urbanizzazione primaria e secondaria;

b) rispettare gli interessi di carattere storico, artistico, archeologico, paesaggistico-ambientale ed

idrogeologico;

c) realizzare un razionale inserimento territoriale ed urbano degli insediamenti.

Al Puc sono allegate le norme tecniche di attuazione - Nta -, riguardanti la manutenzione del territorio e la

manutenzione urbana, il recupero, la trasformazione e la sostituzione edilizia, il supporto delle attività

produttive, il mantenimento e lo sviluppo dell'attività agricola e la regolamentazione dell'attività edilizia.

9. Fanno parte integrante del Puc i piani di settore riguardanti il territorio comunale, ove esistenti, ivi inclusi i

piani riguardanti le aree naturali protette e i piani relativi alla prevenzione dei rischi derivanti da calamità

naturali ed al contenimento dei consumi energetici

Procedimento di formazione del Piano urbanistico comunale

Prima della redazione del PUC : Ci sono delle fasi che l’ente deve affrontare

Individuazione delle fonti finanziarie

1. Con debito anticipo il Comune provvede ad appostare, nel bilancio da approvare, una cifra idonea da

accantonare quale corrispettivo per la redazione del PUC, che non è solo legato alla redazione del

progetto urbanistico ma a molte altre attività che devono essere effettuate per giungere al risultato

finale. Dunque devono essere recuperate le somme necessarie per pagare i professionisti che saranno

incaricati

Definizione degli incarichi da conferire

2. Non si tratta infatti di affidare l’incarico a un Architetto o un Ingegnere. Innanzitutto il Comune deve

provvedere al reperimento della cartografia sulla quale far predisporre lo strumento urbanistico,

aggiornata al tempo più possibile ravvicinato al momento del conferimento dell’incarico. La regione

Campania è dotata di una buona cartografia di base effettuata a mezzo di rilevamento satellitare - il

S.I.T. Sistema informativo territoriale - aggiornato in tempo reale, consultabile attraverso il Geoportale

ed è a disposizione dei Comuni, e nel caso non fosse reperibile una buona cartografia, si deve conferire

l’incarico specifico a una ditta specializzata, con gara di appalto per la prestazione del servizio. Reperita

la cartografia, è necessario definire gli incarichi da conferire:

cartografia ed indagini geologiche-geognostiche, ai fini della prevenzione del rischio

• la carta dell’uso agricolo del territorio comunale, di competenza specifica di un agronomo

• piani settoriali che fanno parte integrante del PUC e possono essere:

• - piani della mobilità e della sosta

- piano delle aree naturali protette

- piano della prevenzione dei rischi derivanti da calamità naturali

a tali piani di settore che non sono più obbligatoriamente integrativi del PUC, sono da aggiungere

• quelli previsti da leggi statali:

- piano delle energie rinnovabili obbligatorio per i comuni con popolazione superiore ai 50000

abitanti, nonché l’individuazione delle aree da sottoporre a specifica regolamentazione,

Rischio di Incidente Rilevante.

mediante un elaborato definito RIR,

- piano del contenimento dei consumi energetici

- piano urbano del traffico per i comuni con popolazione superiore a 30000 abitanti

- piano urbano della mobilità

- piano di gestione dei rifiuti

- programma urbano dei parcheggi

redazione del rapporto ambientale RA, finalizzato alla Valutazione Ambientale Strategica VAS

Modalità di affidamento degli incarichi

3. D.Lgs 50/2016, Linee guida ANAC

Facendo riferimento al Codice degli appalti pubblici e delle

“Procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza

comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici”:

• Per importi a base d’asta inferiori a 40.000 euro, gli incarichi di progettazione possono essere

affidati in via diretta, ad opera del responsabile unico del procedimento. la stazione appaltante, ove

lo ritenga necessario, svolge una preliminare indagine, semplicemente esplorativa del mercato, volta

a identificare le soluzioni presenti sul mercato per soddisfare i propri fabbisogni e la platea dei

potenziali affidatari. La procedura prende l’avvio con la determina a contrarre, ovvero con atto a

essa equivalente secondo l’ordinamento della singola stazione appaltante, che in applicazione dei

principi di imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, contiene, almeno, l’indicazione

dell’interesse pubblico che si intende soddisfare, le caratteristiche delle opere/beni/servizi che si

intendono conseguire, i criteri per la selezione degli operatori economici e delle offerte; l’importo

massimo stimato dell’affidamento e la relativa copertura contabile, nonché le principali condizioni

contrattuali. La stazione appaltante motiva adeguatamente in merito alla scelta della procedura

seguita e dell’aggiudicatario, dando dettagliatamente conto del possesso da parte dell’operatore

economico selezionato dei requisiti richiesti nella determina a contrarre o nell’atto ad essa

equivalente, della rispondenza di quanto offerto all’interesse pubblico che la stazione appaltante

deve soddisfare, di eventuali caratteristiche migliorative offerte dal contraente, della congruità del

prezzo in rapporto alla qualità della prestazione, nonché del rispetto del principio di rotazione.

• per affidamenti di importo pari o superiore a 40.000 euro e inferiore a 150.000 euro per i lavori,

procedura negoziata

mediante previa consultazione, ove esistenti, di almeno dieci operatori

economici per i lavori individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori

economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti. La procedura prende avvio con la

determina a contrarre ovvero con atto a essa equivalente secondo l’ordinamento della singola

stazione appaltante. La procedura si articola in tre fasi:

a) svolgimento di indagini di mercato o consultazione di elenchi per la selezione di operatori

economici da invitare al confronto competitivo;

b) confronto competitivo tra gli operatori economici selezionati e invitati; (consultati gli elenchi di

operatori economici, la stazione appaltante seleziona, in modo non discriminatorio gli operatori da

invitare, in numero proporzionato all’importo e alla rilevanza del contratto e, comunque, in numero

almeno pari a cinque, sulla base dei criteri definiti nella determina a contrarre ovvero dell’atto

equivalente. La stazione appaltante tiene comunque conto del valore economico dell’affidamento.

La stazione appaltante invita contemporaneamente tutti gli operatori economici selezionati

compreso eventualmente l’aggiudicatario uscente a presentare offerta a mezzo PEC)

c) stipulazione del contratto.

• per i lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 1.000.000 di euro, mediante la

procedura negoziata con consultazione di almeno quindici operatori economici, ove esistenti, nel

rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite

elenchi di operatori economici.

Dunque, stabilito che non è possibile redigere il PUC attraverso l’Ufficio tecnico, si avvia la procedura di

ricerca dei professionisti esterni che dovranno candidarsi, se l’importo è sotto soglia e la scelta va fatta

dall’Amministrazione, su presentazione del curriculum da parte di almeno 5 concorrenti per ogni attività da

svolgere, o concorrere, se il bando, superando l’importo di soglia comunitaria, dovrà consentire

all’Amministrazione di individuare i Professionisti attraverso un bando pubblico, che come elementi

necessari prevede: oggetto, ente aggiudicatore, nominativo del RUP, procedura di aggiudicazione, fonti

finanziarie e modalità di pagamento, requisiti per la partecipazione, modalità presentazione delle offerte,

composizione della Commissione giudicatrice e i criteri generali di valutazione, tempi di svolgimento

dell’incarico, documentazione da presentare, modalità di pubblicizzazione del bando.

Affidamento degli incarichi

4.

Il Comune che decida di incaricare il proprio Ufficio tecnico della redazione del PUC deve individuare il

Responsabile Unico del Procedimento (RUP) e talvolta può essere opportuno individuare anche un

organismo politico operativo, collegamento tra la struttura operativa progettuale e gli organismi

amministrativi che dovranno occuparsi della procedura di approvazione del Piano, dunque Consiglio,

Giunta, Commissione consiliare. Inoltre potrebbe essere utile darsi un cronoprogramma che individui tempi,

modalità e responsabili delle diverse fasi che concorrano alla formazione del PUC da sottoporre a

procedura di adozione prima, ed approvazione poi. Reperite dunque le risorse finanziarie, definiti gli

incarichi da conferire, le modalità di affidamento e l’affidamento degli incarichi, il rapporto tra

l’Amministrazione ed i Professionisti prescelti va regolato attraverso un negozio giuridico, una forma

contrattuale, la “convenzione” per il conferimento dell’incarico, che deve contenere:

- L’accordo tra le parti

- La causa

- L’oggetto

La prima attività del procedimento di predisposizione del PUC è quella di individuazione e nomina del/dei

progettista/i. Il Comune elabora il preliminare di PUC composto da indicazioni strutturali del piano e da un

documento strategico (Il documento strategico, in particolare, prevede linee d’azione interattive, dedicate al

rafforzamento del tessuto urbano e territoriale tramite interventi migliorativi per l’aspetto fisico, funzionale e

ambientale della città.) Il Comune, in qualità di proponente, predispone il rapporto preliminare sui possibili

effetti ambientali significativi dell'attuazione del Puc ed eventualmente un questionario per la consultazione

dei Sca. Il rapporto preliminare (Rp) è redatto contestualmente al preliminare di Puc. L’amministrazione

comunale accerta la conformità alle leggi e regolamenti e agli eventuali strumenti urbanistici e territoriali

sovra ordinati e di settore. Il Comune, in qualità di autorità procedente, avvia contestualmente al

procedimento di pianificazione la valutazione ambientale strategica. Il preliminare di piano è sottoposto alla

consultazione delle organizzazioni sociali, culturali, economico professionali, sindacali ed ambientaliste ed

in generale organizza eventuali incontri con il pubblico mediante compilazione di questionari e la

predisposizione di fascicoli esplicativi del processo in atto di facile comprensione. Anche ai fini della Vas. In

questa fase si condivide lo stato dell’ambiente e il preliminare. Il Comune inoltra istanza di VAS all’Autorità

competente del Comune, allegando il rapporto preliminare, eventuale questionario per la consultazione dei

approva

SCA, preliminare di PUC. Il Comune valuta i pareri pervenuti in fase di consultazione dei SCA e il

rapporto preliminare e il preliminare di PUC. Art. 24 (1)

La Giunta comunale predispone la proposta di Puc, redige il piano (e il rapporto ambientale RA sulla

1. base del rapporto preliminare). Il piano individua l’ambito di influenza, gli obiettivi generali del Piano del

RA, individua le alternative di Piano attraverso l’analisi ambientale di dettaglio, la stima degli effetti

ambientali delle alternative di Piano. La proposta, comprensiva degli elaborati previsti dalla vigente

normativa statale e regionale e delle Nta, è depositata presso la segreteria del comune e delle

circoscrizioni. Del deposito è data notizia sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania e su due

quotidiani a diffusione provinciale. La proposta di piano contiene dunque:

- Relazione illustrativa con gli obiettivi e i criteri adottati dal consiglio comunale posti a base della

elaborazione del piano, l’illustrazione degli indirizzi strategici di sviluppo e gli obiettivi di pianificazione

perseguiti, la verifica di compatibilità delle previsioni del Piano con le condizioni geomorfologiche del

territorio, le analisi demografiche e socio-economiche riferite ad un periodo di almeno 10 anni, i criteri

per il dimensionamento del Piano e dei fabbisogni insediativi, l’analisi delle reti, infrastrutture, settori

produttivi, l’illustrazione dei criteri adottati per la determinazione degli standard urbanistici, la relazione

di sintesi della valutazione ambientale, la volumetria di edilizia residenziale, industriale, commerciale e

agricola, la specificazione delle tecniche di perequazione, la verifica di compatibilità delle previsioni del

Piano con gli strumenti di pianificazione territoriale, generali e settoriali.

- Allegati tecnici alla Relazione Indagini e rappresentazioni cartografiche riguardanti le caratteristiche

geomorfologiche del territorio, la consistenza e i regini di utilizzazione delle acque fluenti e di falsa, lo

sfruttamento di cave e miniere, analisi storico-urbanistiche e storico-architettoniche con particolare

riferimento ai complessi ed agli immobili di valore storico-artistico, architettonico, archeologico e

ambientale, rilevazione delle condizioni abitative, delle dotazioni di attrezzature e servizi pubblici, uso

del suolo.

- Elaborati di analisi Planimetria generale d’inquadramento territoriale del piano in scala non inferiore a

1:25.000, stralci dei piani territoriali e settoriali vigenti, Carta in scala (1:10.000-1:5.000) comprendente

l’intero territorio comunale nonché le reti e le infrastrutture esistenti ed in via di realizzazione, Carta

delle risorse naturali, paesaggistico-ambientali, agro silvo-pastorali e storico-culturali, Carta dell’uso

agricolo-forestale, delle attività colturali, perimetrazioni del centro storico e del centro abitato.

- Elaborati di progetto Quadro d’insieme (1:10.000-1:5.000), suddivisione del territorio in zone

omogenee, individuazione delle unità di paesaggio, standard urbanistici, reti e funzioni connesse alla

mobilità e infrastrutture, carta idro-geo-lito-morfologica, caratterizzazione sismica e fattibilità delle

ipotesi di progetto

- Norme tecniche di attuazione

2. Nel termine di sessanta giorni dalla pubblicazione chiunque può presentare osservazioni in ordine alla

proposta di Puc. Nei comuni con popolazione inferiore a cinquemila abitanti il termine è ridotto a quaranta

giorni. adotta

3. Entro novanta giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 2, La Giunta comunale il Puc. Nei

comuni con popolazione inferiore a cinquemila abitanti il termine è ridotto a sessanta giorni. Dall’adozione

scattano le norme di salvaguardia (L’ADOZIONE è di competenza comunale)

4. Il piano adottato è trasmesso alla provincia, unitamente al RA, per la verifica di compatibilità con gli

strumenti di pianificazione territoriale sovraordinati e di conformità con la normativa statale e regionale

vigente. L’amministrazione provinciale dichiara la coerenza alle strategie a scala sovra comunale individuate

dall’amministrazione provinciale anche in riferimento al proprio piano territoriale di coordinamento

provinciale (Ptcp) vigente. La dichiarazione è resa solo in riferimento al piano, il rapporto ambientale e il

piano, unitamente a tutti i pareri di competenza, è trasmesso all’autorità competente comunale per

l’espressione del proprio parere motivato.

5. La verifica è affidata all'assessorato provinciale competente nella materia dell'urbanistica, ed è conclusa

entro novanta giorni dalla data di ricezione del piano, corredato dagli allegati previsti dalla normativa

vigente. Trascorso tale termine, la verifica si intende positivamente conclusa. (LA VERIFICA è di

competenza della Provincia) e, accertata la conformità della proposta alle leggi ed ai regolamenti, il Piano,

adottato

opportunamente revisionato, è dalla Giunta Comunale.

Il piano adottato, unitamente ai pareri obbligatori e alle osservazioni, è trasmesso al competente organo

consiliare. Il Consiglio comunale:

- approva il piano, tenendo conto di eventuali osservazioni accoglibili, comprese quelle dell’amministrazione

provinciale o regionale e dei pareri.

- lo restituisce alla Giunta per la rielaborazione, nel termine perentorio di sessanta giorni dal ricevimento

degli atti al Consiglio comunale a pena di decadenza del piano adottato.

Il piano è approvato tenendo conto del rapporto ambientale, pubblicato nel Burc e sul sito web

dell’amministrazione procedente ed è efficace dal giorno successivo alla sua pubblicazione nel Burc.

Il piano individua le responsabilità e la sussistenza delle risorse necessarie per la realizzazione e gestione

del monitoraggio, avvalendosi anche del sistema delle Agenzie ambientali, assicurando il controllo sugli

impatti ambientali. Bisogna tendere a far coincidere le attività di monitoraggio ambientale con quello

urbanistico.

NOTA BENE: La Delibera della Giunta Regionale n.52/2011 individua gli elaborati da allegare alla proposta

Elaborato grafico in scala 1:10.000 descrittivo dello stato di fatto del

di PUC per i Comuni fino a 15.000:

territorio comunale con le diverse destinazioni d’uso, rete delle comunicazioni stradali, ferroviarie e

navigabili, spazi ed edifici pubblici, fasce di rispetto, viabilità strade principali; Planimetria di progetto di

piano 1:10.000 con delimitazione del centro storico, delle aree di trasformazione urbana, agricole,

produttive, commerciali, aree destinate a verde pubblico; Piano di zonizzazione acustica, Carta dell’uso

agricolo, relazione generale con obiettivi e strategie, norme di attuazione.

Sul Sito web del Comune di Napoli possiamo leggere i provvedimenti di adozione e approvazione negli

Annali dei provvedimenti urbanistici, e la Variante generale del PRG composta da:

Sintesi informativa, Relazione, Norme di attuazione (e quindi disciplina generale, disciplina per il centro

storico, disciplina degli ambiti), Cartografia (zonizzazione, 1:4000, centro storico 1:2000, specificazioni,

trasporto su tesso, viabilità primaria, zonizzazione del territorio in prospettiva sismica, vincoli geomorfologici,

vincoli paesaggistici, vincoli e aree di interesse archeologico, pericolosità idraulica, pericolosità da frana,

tutte tavole diverse tra loro), Crediti, Piano di zonizzazione acustica che integra il piano generale (PZA),

relazione geologica.

La variante generale traduce in strumentazione urbanistica le proposte di variante per il centro

storico, la zona orientale e la zona nord-occidentale

IL REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE N.5/2011 e VAS

Il regolamento, emanato dal Presidente della Giunta regionale (con delibera della giunta regionale),

disciplina i procedimenti amministrativi di formazione dei piani, territoriali, urbanistici e di settore previsti

dalla 16/2004. Art. 2 Sostenibilità ambientale dei piani

L’articolo 2 spiega la sostenibilità ambientale dei piani, come sappiamo con la direttiva 2001/42/CE del

Consiglio europeo è stata introdotta nel diritto comunitario la valutazione ambientale strategica (VAS). La

Decreto legislativo n. 152/2006 “Norme in materia ambientale”

VAS è disciplinata dal (che disciplina

anche la VIA), il quale ha come obiettivo primario la promozione dei livelli di qualità della vita umana, da

realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell'ambiente e l'utilizzazione

accorta e razionale delle risorse naturali.

La VAS costituisce un istituto rivolto a dare effettiva consistenza giuridica al principio dello sviluppo

sostenibile e la stessa direttiva afferma di perseguire l’obiettivo «di garantire un elevato livello di protezione

dell’ambiente e di contribuire all’integrazione di considerazioni ambientali all’atto dell’elaborazione e

dell’adozione di piani e programmi (per piani e programmi si intendono quelli redatti da un’autorità a livello

nazionale, regionale, locale), al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile».

La valutazione strategica si sostanzia, quindi, nell’analisi preventiva degli effetti che potranno essere indotti

sull’ambiente dall’attuazione di determinati strumenti di pianificazione e programmazione. Tra i piani e i

programmi rientrano anche quelli interessanti la pianificazione territoriale ed urbanistica. La valutazione

ambientale si realizza attraverso l’elaborazione di un rapporto ambientale (RA), che costituisce parte

integrante del piano o del programma e ne accompagna l’intero processo di elaborazione ed approvazione.

Nel rapporto ambientale devono essere individuati, descritti e valutati gli impatti significativi che l’attuazione

del piano o del programma proposto potrebbe avere sull’ambiente e sul patrimonio culturale nonché le

ragionevoli alternative che possono adottarsi tenendo conto degli obiettivi e dell’ambito territoriale del

piano o del programma. Per “valutazione ambientale” si intende l’elaborazione di un rapporto di impatto

ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione del “rapporto ambientale” e dei risultati delle

consultazioni nell’iter decisionale. Le informazioni da fornire con i rapporti ambientali che devono

accompagnare le proposte di piani e di programmi sottoposti a valutazione ambientale strategica sono:

a) illustrazione dei contenuti, degli obiettivi principali del piano o programma e del rapporto con altri

pertinenti piani o programmi;

b) aspetti pertinenti dello stato attuale dell'ambiente e sua evoluzione probabile senza l'attuazione del piano

o del programma;

c) caratteristiche ambientali, culturali e paesaggistiche delle aree che potrebbero essere significativamente

interessate;

d) qualsiasi problema ambientale esistente, pertinente al piano o programma, ivi compresi in particolare

quelli relativi ad aree di particolare rilevanza ambientale, culturale e paesaggistica, quali le zone designate

come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di

importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica, nonché i

territori con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità, di cui all'art. 21 del decreto legislativo 18

maggio 2001, n. 228.

e) obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale, comunitario o degli Stati membri,

pertinenti al piano o al programma, e il modo in cui, durante la sua preparazione, si è tenuto conto di detti

obiettivi e di ogni considerazione ambientale;

f) possibili impatti significativi sull'ambiente, compresi aspetti quali la biodiversità, la popolazione, la salute

umana, la flora e la fauna, il suolo, l'acqua, l'aria, i fattori climatici, i beni materiali, il patrimonio culturale,

anche architettonico e archeologico, il paesaggio e l'interrelazione tra i suddetti fattori. Devono essere

considerati tutti gli impatti significativi, compresi quelli secondari, cumulativi, sinergici, a breve, medio e

lungo termine, permanenti e temporanei, positivi e negativi;

g) misure previste per impedire, ridurre e compensare nel modo più completo possibile gli eventuali impatti

negativi significativi sull'ambiente dell'attuazione del piano o del programma;

h) sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate e una descrizione di come è stata effettuata

la valutazione, nonché le eventuali difficoltà incontrate (ad esempio carenze tecniche o difficoltà derivanti

dalla novità dei problemi e delle tecniche per risolverli) nella raccolta delle informazioni richieste;

i) descrizione delle misure previste in merito al monitoraggio e controllo degli impatti ambientali significativi

derivanti dall'attuazione del piani o del programma proposto definendo, in particolare, le modalità di

raccolta dei dati e di elaborazione degli indicatori necessari alla valutazione degli impatti, la periodicità della

produzione di un rapporto illustrante i risultati della valutazione degli impatti e le misure correttive da

adottare;

L’amministrazione procedente avvia contestualmente al procedimento di pianificazione la VAS o la verifica

di assoggettabilità (Gli Enti territoriali che esprimono il parere Vas sono i Comuni, per piani e varianti di loro

competenza, e la Regione per piani e varianti di sua competenza e di competenza delle Province.),

predisponendo il rapporto preliminare (RP) contestualmente al preliminare di piano composto da indicazioni

strutturali del piano e da un documento strategico e lo trasmette ai soggetti competenti in materia

ambientale (SCA) da essa individuati, sulla base del RP e degli esiti delle consultazioni con gli SCA,

l’amministrazione procedente redige il rapporto ambientale (RA) che costituisce parte integrante del piano

da adottare in Giunta. Per garantire la legittimità dell’azione amministrativa le attività istruttorie e i

conseguenti pareri Vas devono essere resi da un ufficio diverso da quello avente funzioni in materia

urbanistica ed edilizia. L’ufficio preposto alla valutazione ambientale strategica è, di regola, individuato

all’interno dell’ente territoriale e può coincidere con quello preposto alla tutela del paesaggio.

Art. 3

(Procedimento di formazione e pubblicazione dei piani territoriali, urbanistici e di settore)

Il piano, redatto sulla base del preliminare di cui al comma 4 dell’articolo 2, è adottato dalla Giunta

dell’amministrazione procedente, salvo diversa previsione dello statuto. L’amministrazione procedente

accerta, prima dell’adozione del piano, la conformità alle leggi e regolamenti e agli eventuali strumenti

urbanistici e territoriali sovra ordinati e di settore. Dall’adozione scattano le norme di salvaguardia previste

all’articolo 10 della legge regionale n. 16/2004.

Il piano è pubblicato contestualmente nel bollettino ufficiale della regione Campania (BURC) e sul sito web

dell’amministrazione procedente ed è depositato presso l’ufficio competente e la segreteria

dell’amministrazione procedente ed è pubblicato all’albo dell’ente.

La Giunta dell’amministrazione procedente entro novanta giorni dalla pubblicazione del piano, per i comuni

al di sotto dei quindicimila abitanti, entro centoventi giorni per quelli al di sopra di detta soglia, a pena di

decadenza, valuta e recepisce le osservazioni al piano di cui all’articolo 7 del presente regolamento.

Il piano integrato con le osservazioni ed il rapporto ambientale è trasmesso alle amministrazioni competenti

per l’acquisizione dei pareri, nulla osta, autorizzazioni ed ogni altro atto endoprocedimentale obbligatorio.

Per il piano urbanistico comunale (PUC) e le relative varianti e per i piani di settore a livello comunale e

relative varianti, l’amministrazione provinciale, al fine di coordinare l’attività pianificatoria nel proprio

territorio di competenza, dichiara, entro sessanta giorni dalla trasmissione del piano completo di tutti gli

elaborati, la coerenza alle strategie a scala sovra comunale individuate dall’amministrazione provinciale

anche in riferimento al proprio piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP) vigente. Per il PTCP e

relative varianti e per i piani di settore a livello provinciale e relative varianti, la Regione, entro sessanta

giorni dalla trasmissione del piano completo di tutti gli elaborati, dichiara la coerenza alle strategie a scala

sovra provinciale individuate dall’amministrazione regionale e alla propria programmazione socio

economica, anche in riferimento al piano territoriale regionale (PTR).

Il piano adottato, acquisiti i pareri obbligatori ed il parere di cui al comma 7 dell’articolo 2, è trasmesso al

competente organo consiliare che lo approva, tenendo conto di eventuali osservazioni accoglibili, comprese

quelle dell’ amministrazione provinciale o regionale e dei pareri e degli atti di cui al comma 4, o lo restituisce

alla Giunta per la rielaborazione, nel termine perentorio di sessanta giorni dal ricevimento degli atti al

Consiglio comunale a pena di decadenza del piano adottato.

Il piano approvato è pubblicato contestualmente nel BURC e sul sito web dell’amministrazione procedente.

Il piano è efficace dal giorno successivo alla sua pubblicazione nel BURC.

Nel Manuale viene approfondito il Rapporto preliminare (RP) della VAS che dovrà comprendere:

1) una descrizione sintetica dei contenuti principali e degli obiettivi del piano o programma;

2) le informazioni e i dati necessari all’accertamento della probabilità di effetti significatività

sull’ambiente.

Il Rapporto preliminare è inviato all’autorità competente, sia su supporto cartaceo (2 copie) che

su supporto informatico, unitamente all’istanza per l’applicazione della procedura che si intende

seguire:

1. esclusione ai sensi del Regolamento Vas 17/2009 o del dlgs 152/2006

2. verifica di coerenza del piano o programma alla Vas dei piani sovraordinati,

3. verifica di assoggettabilità

4. valutazione ambientale strategica.

I piani da assoggettare a Vas o a verifica di assoggettabilità sono quelli individuati dagli articoli

6 e ss. del decreto legislativo n.152/2006. Sono assoggettati sicuramente a Vas i Puc, i Ptcp, i

piani di settore di qualunque livello territoriale.

Nel Manuale viene approfondito il Rapporto ambientale (RA) della VAS:

Il Ra costituisce parte integrante della documentazione del piano o del programma, una sorta di “diario di

bordo” del processo di pianificazione. La predisposizione del rapporto ambientale (Ra) è effettuata durante

la fase preparatoria del piano o del programma ed anteriormente alla sua adozione. Nel rapporto

ambientale debbono essere individuati, descritti e valutati gli impatti significativi che l'attuazione del piano o

del programma proposto potrebbe avere sull'ambiente e sul patrimonio culturale, nonché le ragionevoli

alternative che possono adottarsi in considerazione degli obiettivi e dell'ambito territoriale del piano o del

programma stesso.

Il Ra:

- dimostra come i fattori ambientali siano stati integrati nel processo di piano con riferimento ai vigenti

programmi per lo sviluppo sostenibile stabiliti dagli organismi internazionali, dai trattati e protocolli

internazionali, nonché da disposizioni normative e programmatiche nazionali e/o regionali;

- individua, descrive e valuta gli obiettivi, le azioni e gli effetti significativi che l’attuazione del P/P potrebbe

avere sull’ambiente nonché le ragionevoli alternative in funzione degli obiettivi e dell’ambito territoriale del

P/P; esso, inoltre, assolve una funzione propositiva nella definizione degli obiettivi e delle strategie da

perseguire ed indica i criteri ambientali da utilizzare nelle diverse fasi, nonché gli indicatori ambientali di

riferimento e le modalità per il monitoraggio;

- contiene le informazioni meglio specificate in sede di tavolo di consultazione che tengono conto in

particolare del livello delle conoscenze e dei metodi di valutazione disponibili, dei contenuti e del livello di

dettaglio del P/P, della misura in cui taluni aspetti sono più adeguatamente valutati in altre fasi dell’iter

decisionale.

-individua, descrive e valuta gli effetti significativi che l’attuazione del P/P proposto potrebbe avere

sull’ambiente e sul patrimonio culturale, nonché le ragionevoli alternative possibili alla luce degli obiettivi e

dell’ambito territoriale del P/P stesso.

Fase di monitoraggio della Vas: L'autorità procedente in fase di elaborazione del piano deve pianificare le

attività di monitoraggio, avvalendosi dell'Arpac (Agenzia regionale protezione ambientale Campania), al fine

di:

- assicurare il controllo sugli impatti significativi sull'ambiente derivanti dall'attuazione dei piani e dei

programmi approvati;

- garantire, anche attraverso l’individuazione di specifici indicatori, la verifica degli effetti sull’ambiente in

relazione agli obiettivi prefissati;

- fornire le informazioni necessarie per valutare gli effetti sull’ambiente delle azioni messe in campo dal P/P,

consentendo di verificare se esse sono effettivamente in grado di conseguire i traguardi di qualità

ambientale che il P/P si è posto;

- verificare il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità prefissati, così da individuare tempestivamente gli

impatti negativi imprevisti e adottare le opportune misure correttive che eventualmente si rendessero

necessarie.

Nella fase di attuazione e gestione deve essere prevista anche la valutazione dei possibili effetti ambientali

delle varianti di P/P che dovessero rendersi necessarie sotto la spinta di fattori esterni. La gestione del P/P,

allora, può essere considerata come una successione di procedure di verifica delle eventuali modificazioni

parziali del P/P, a seguito delle quali decidere se accompagnare o meno l'elaborazione delle varianti con il

processo di Vas. Al fine di conformarsi al disposto, possono essere impiegati, se del caso, i meccanismi di

controllo esistenti onde evitare una duplicazione del monitoraggio. Le informazioni raccolte attraverso il

monitoraggio sono tenute in conto nel caso di eventuali modifiche al piano o programma e comunque

sempre incluse nel quadro conoscitivo dei successivi atti di pianificazione o programmazione.

Quaderni del Governo del Territorio,

Con la pubblicazione dei la Regione Campania inaugura una nuova

modalità di accompagnamento e sostegno agli Enti Locali nell’espletamento delle attività amministrative di

loro competenza. I Quaderni del Governo del Territorio possono diventare un utile strumento di lavoro, in

grado di indirizzare e aiutare a risolvere le problematiche concrete con le quali si confrontano le Pubbliche

Amministrazioni e gli operatori del settore, nell’ambito della pianificazione urbanistica ed, in generale, della

Regolamento n.5/2011

gestione del territorio. Il primo Quaderno pubblica il “Manuale operativo del di

attuazione della L.R. 16/2004 in materia di governo del territorio”.

Il Manuale contiene indicazioni di carattere operativo sull’applicazione delle norme procedimentali introdotte

dal Regolamento e consente di visualizzare schematicamente le nuove procedure e di individuare

agevolmente i tempi, le azioni, i provvedimenti, le competenze ed i contenuti progettuali di ciascuna fase

del processo di formazione ed approvazione dei piani urbanistici. Il Regolamento di attuazione si compone

di tre parti:

1. Glossario; In particolare il “glossario” precisa e mette in evidenza, senza pretesa di esaustività, i

principali aspetti procedurali delle attività di pianificazione, indica i piani disciplinati dal regolamento

previsti dalla l.r. n.16/2004 che sono:

− il Piano territoriale regionale (P.T.R.) e i Piani di coordinamento provinciale (P.T.C.P.);

territoriali

− i Piani urbanistici comunali (PU.C.) e i Piani urbanistici attuativi (P.U.A.);

− I piani di settore, che disciplinano lo sviluppo del territorio in funzione di problemi settoriali e

specifiche tematiche, il cui contenuto è definito da specifiche leggi.

O ancora, indica in breve cos’è la VAS e da quale normativa è disciplinata, accordo di programma,

perequazione, compensazione, comparti edificatori..

2. Sintesi dei procedimenti di formazione ed approvazione di Piani e varianti, in stretta

connessione con la procedura di valutazione ambientale strategica;

3. Schede sui contenuti minimi degli strumenti di pianificazione e della Vas.

LE MISURE DI SALVAGUARDIA

L’applicazione delle misure di salvaguardia ha natura cautelare e temporanea, cautelare perché la finalità

delle stesse è quella di non determinare situazioni di possibile contrasto col futuro strumento urbanistico,

temporanea perché non è indeterminata nel tempo, ma per legge, la loro applicazione può avere una durata

massima. Le misure di salvaguardia decorrono dalla pubblicazione del piano adottato.

Art. 10 della Legge Regionale n.16/2004

Tra l'adozione degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica, o delle relative varianti, e la data

della rispettiva entrata in vigore sono sospese:

a) l'abilitazione alla realizzazione di interventi edilizi in contrasto con la disciplina contenuta nei piani o nelle

varianti in corso di approvazione;

b) l'approvazione di strumenti di pianificazione sottordinati che risultano non compatibili con i piani o le

varianti adottati.

Le sospensioni di cui al comma 1 non possono essere protratte per oltre dodici mesi decorrenti dalla data

di adozione dei piani o per oltre quattro mesi dalla data di adozione delle varianti.

Dunque è noto che in presenza di uno strumento urbanistico adottato (cioè deliberato per la prima volta dal

Consiglio comunale), scattano le misure di salvaguardia in forza delle quali il Comune deve sospendere ogni

determinazione sulle domande di permesso di costruire che siano in contrasto con lo strumento urbanistico

adottato. Nel caso che ci occupa “sospendere” non significa astenersi da qualunque atto, bensì emettere

un provvedimento di sospensione, adeguatamente motivato.

Lo scopo delle misure di salvaguardia è armonizzare il passaggio da un PRG all’altro. Il regime di misure di

l’adozione di un nuovo piano

salvaguardia scatta con e apre un periodo in cui valgono

contemporaneamente due strumenti urbanistici. Nella prassi si applica un sistema di doppio filtro

consecutivo: prima si valuta l’ammissibilità della domanda nei confronti dello strumento vigente (approvato)

e in caso favorevole si procede a valutare l’ulteriore ammissibilità anche nei confronti dello strumento

scatta il

adottato. Se già nei confronti del primo filtro (PRG vigente) non ci sono i presupposti per il rilascio,

diniego; se invece i presupposti non vi fossero nei confronti del solo secondo piano (adottato) e quindi in

provvedimento di sospensione.

contrasto con esso, scatta il In base all’art. 12 c.3 TUE hanno efficacia

decorsi:

• tre anni dall’adozione dello strumento urbanistico;

• cinque anni nel caso in cui lo strumento urbanistico sia stato sottoposto all’amministrazione

competente all’approvazione entro un anno dalla conclusione della fase di pubblicazione

Le zone o fasce di rispetto sono delle limitazioni all’attività edilizia, previste per finalità di tutela (igiene,

sicurezza, salute) imposti dalla legge o dagli strumenti urbanistici, e riguardano specifiche parti del territorio,

abbiamo:

fascia di rispetto stradale

La rappresentata da vincoli conformativi, per cui non temporanei e non

• indennizzabili. Ogni tipologia di strada richiede una distanza minima da cui poter edificare, per ragioni di

Codice della Strada

sicurezza, prevista dal (ricordiamo che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporto

si occupa della classificazione delle strade statali, la Regione si occupa della classificazione delle altre).

Le distanze variano se ci troviamo nei centri abitati o non abitati, e si tengono conto a partire dal confine

d.P.R. n. 495/1992

stradale, con il

- Fuori dai centri abitati

60 metri per le strade di tipo A (autostrade)

40 metri per le strade di tipo B (strade extraurbane principali)

30 metri per le strade di tipo C (strade extraurbane secondarie)

20 metri per le strade di tipo F (strade locali)

10 metri per le strade vicinali di tipo E (strade private fuori dai centri ma ad uso pubblico)

- Nei centri abitati

30 metri per le strade di tipo A

20 metri per le strade urbane di scorrimento n. 5849/1888

fascia di rispetto cimiteriale

La il cui vincolo è stato istituito dalla legge e non può essere in

• alcun modo derogato dal piano regolatore comunale, i cimiteri devono essere posti ad almeno 200 metri

dai centri abitati, tutte le opere costruite entro la fascia di 200 metri dai cimiteri, sono da considerare

abusice e destinate alla demolizione. Nel 1990 muta l’accezione di impianto cimiteriale, la fascia di

rispetto dev’ essere considerata a partire dal confine dell’impianto cimiteriale, che può includere anche ad

esempio i parcheggi pertinenti al cimitero. Lo Stato attribuisce al Comune il potere di ridurre

eventualmente la fascia di rispetto a massimo 50 metri dal centro abitato. Ridurre la fascia non significa

poter costruire altre abitazioni, ma anzi poter inserire un nuovo impianto cimiteriale o ampliare quello

preesistente, quando non si può provvedere in altro modo, e quando l’impianto cimiteriale sia separato

dal centro abitato da strade pubbliche almeno di livello comunale.

d.P.R. n. 753/1980

fascia di rispetto ferroviaria

La disciplinata con il posta pari a trenta metri, un vincolo di

• inedificabilità relativa e non assoluta, perché è certamente stabilito per ragioni di sicurezza, ma è

derogabile, su autorizzazione delle Ferrovie, solo quale, secondo una valutazione tecnica, la concreta

situazione dei terreni e delle circostanze lo consente, garantendo comunque la sicurezza e la

conservazione della ferrovia.

fascia di rispetto dagli elettrodotti

La in cui fluisce corrente elettrica e di conseguenza generano un campo

• elettromagnetico, per questioni di sicurezza dunque si istituisce questa fascia di rispetto che comprende

tutti i punti, al di sopra del livello del suolo e a livello, in cui c’è una particolare induzione magnetica, che

non è costante perché dipende dalla richiesta di energia, dunque la legge prevede che la valutazione sia

effettuata con un preciso valore di corrente.

LA CITTA’ METROPOLITANA

Legge costituzionale n. 3/2001

Con la l’articolo 114 della Costituzione è sostituito dal seguente “La

Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I

Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e

funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione. Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello

Stato disciplina il suo ordinamento”. E’ la legge n. 56/2014 (Legge Delrio) a disciplinarne l’istituzione. Le

città metropolitane di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria

sono disciplinate dalla presente legge.

Le città metropolitane sono enti territoriali di area vasta con le funzioni di cui ai commi da 44 a 46 e con le

seguenti finalità istituzionali generali: cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione

e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città

metropolitana; cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, ivi comprese quelle con le città e le

aree metropolitane europee. commi 44-46: alla città metropolitana sono attribuite le funzioni fondamentali

delle province

a) adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano, che

costituisce atto di indirizzo per l'ente e per l'esercizio delle funzioni dei comuni e delle unioni di comuni

compresi nel predetto territorio, anche in relazione all'esercizio di funzioni delegate o assegnate dalle

regioni, nel rispetto delle leggi delle regioni nelle materie di loro competenza;

b) pianificazione territoriale generale, ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle

infrastrutture appartenenti alla competenza della comunità metropolitana, anche fissando vincoli e obiettivi

all'attività e all'esercizio delle funzioni dei comuni compresi nel territorio metropolitano..

Il territorio della città metropolitana coincide con quello della provincia omonima

Sono organi della città metropolitana:

a) il sindaco metropolitano;

b) il consiglio metropolitano (in carica cinque anni e composto dal sindaco metropolitano e da: ventiquattro

consiglieri nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 3 milioni di abitanti; diciotto

consiglieri nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 800.000 e inferiore o pari a 3

milioni di abitanti; quattordici consiglieri nelle altre città metropolitane.)

c) la conferenza metropolitana (composta dal sindaco metropolitano, che la convoca e la presiede, e dai

sindaci dei comuni appartenenti alla città metropolitana.)

Vi è scritto che Il 1º gennaio 2015 le città metropolitane subentrano alle province omonime e succedono ad

esse in tutti i rapporti attivi e passivi e ne esercitano le funzioni.

Piano Territoriale di Coordinamento Metropolitano (PTCM)

• Piano esecutivo a livello di quartiere

• LA DIFESA DEL SUOLO

Difesa del suolo

Il problema, per anni dibattuto, di una legge per la trovò finalmente l’avvio di una soluzione

n. 183/1989 “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del

con l’approvazione della legge

suolo”, Art. 1

Finalità della legge

1 La presente legge ha per scopo di assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, a

fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, la

tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi.

3 Ai fini della presente legge si intende:

a per suolo: il territorio, il suolo, il sottosuolo, gli abitati e le opere infrastrutturali;

b per acque: quelle meteoriche, fluviali, sotterranee e marine;

c per corso d'acqua: i corsi d'acqua, i fiumi, i torrenti, i canali, i laghi, le lagune, gli altri corpi

idrici;

d per bacino idrografico: il territorio dal quale le acque pluviali o di fusione delle nevi e dei

ghiacciai, defluendo in superficie, si raccolgono in un determinato corso d'acqua

direttamente o a mezzo di affluenti, nonché il territorio che può essere allagato dalle acque

del medesimo corso d'acqua, ivi compresi i suoi rami terminali con le foci in mare ed il

litorale marittimo prospiciente; qualora un territorio possa essere allagato dalle acque di più

corsi di acqua, esso si intende ricadente nel bacino idrografico il cui bacino imbrifero

montano ha la superficie maggiore;

e per sub-bacino: una parte del bacino idrografico, quale definito dalla competente autorità

amministrativa.

La prima fase di applicazione della legge è stata molto lenta e confusa, con strumenti, quali i piani di

bacino, approvati con ritardo.

Testo Unico sull’Ambiente (D.Lgs. n. 152/2006)

In sede di emanazione del la Difesa del suolo è stata

riportata all’interno dello stesso, in particolare nella Parte terza “Norme in materia di difesa del suolo e lotta

alla desertificazione, di tutela delle acque dall'inquinamento e di gestione delle risorse idriche"

Viene definita difesa del suolo: il complesso delle azioni ed attività riferibili alla tutela e salvaguardia del

territorio, dei fiumi, dei canali e collettori, degli specchi lacuali, delle lagune, della fascia costiera, delle

acque sotterranee, nonché del territorio a questi connessi, aventi le finalità di ridurre il rischio idraulico,

stabilizzare i fenomeni di dissesto geologico, ottimizzare l'uso e la gestione del patrimonio idrico, valorizzare

le caratteristiche ambientali e paesaggistiche collegate;

Nel Capo I vengono definiti i distretti idrografici, definito come area di terra e di mare, costituita da uno o più

bacini idrografici limitrofi e dalle rispettive acque sotterranee e costiere che costituisce la principale unità

per la gestione dei bacini idrografici (mentre per bacino idrografico si intende il territorio nel quale scorrono

tutte le acque superficiali attraverso una serie di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare al mare

in un’unica foce, a estuario o delta); L’intero territorio nazionale, ivi comprese le isole minori, è ripartito nei

seguenti distretti idrografici:

distretto idrografico delle Alpi orientali

1. distretto idrografico Padano

2. distretto idrografico dell'Appennino settentrionale

3. distretto idrografico pilota del Serchio

4. distretto idrografico dell’Appennino centrale

5. distretto idrografico dell'Appennino meridionale

6. distretto idrografico della Sardegna

7. distretto idrografico della Sicilia

8.

In particolar modo nel Capo II vengono definiti gli strumenti, e quindi il piano di bacino distrettuale, di

seguito Piano di bacino, ha valore di piano territoriale di settore ed è lo strumento conoscitivo, normativo e

tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d'uso finalizzate

alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo ed alla corretta utilizzazione della acque, sulla

base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato. Tale piano di bacino è redatto

dall’Autorità di bacino (In ciascun distretto idrografico di cui all’articolo 64 è istituita l’Autorità di bacino

distrettuale, di seguito denominata “Autorità di bacino”, ente pubblico non economico che opera in

conformità agli obiettivi della presente sezione e uniforma la propria attività a criteri di efficienza, efficacia,

economicità e pubblicità).

Il Piano di bacino in particolare, contiene:

a) il quadro conoscitivo organizzato ed aggiornato del sistema fisico, delle utilizzazioni del territorio previste

dagli strumenti urbanistici comunali ed intercomunali, nonché dei vincoli, relativi al distretto, di cui al

decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;

b) la individuazione e la quantificazione delle situazioni, in atto e potenziali, di degrado del sistema fisico,

nonché delle relative cause;

c) le direttive alle quali devono uniformarsi la difesa del suolo, la sistemazione idrogeologica ed idraulica e

l'utilizzazione delle acque e dei suoli;

d) l'indicazione delle opere necessarie distinte in funzione:

1) dei pericoli di inondazione e della gravità ed estensione del dissesto;

2) dei pericoli di siccità;

3) dei pericoli di frane, smottamenti e simili;

4) del perseguimento degli obiettivi di sviluppo sociale ed economico o di riequilibrio territoriale nonché del

tempo necessario per assicurare l'efficacia degli interventi;

e) la programmazione e l'utilizzazione delle risorse idriche, agrarie, forestali ed estrattive…

entro dodici mesi dall'approvazione del Piano di bacino le autorità competenti provvedono ad adeguare i

rispettivi piani territoriali e programmi regionali quali, in particolare, quelli relativi alle attività agricole,

zootecniche ed agroforestali, alla tutela della qualità delle acque, alla gestione dei rifiuti, alla tutela dei beni

ambientali ed alla bonifica. In attesa dell'approvazione del Piano di bacino, le Autorità di bacino adottano

misure di salvaguardia con particolare riferimento ai bacini montani, ai torrenti di alta valle ed ai corsi

d'acqua di fondo valle.

Sono organi dell’Autorità di bacino: la conferenza istituzionale permanente, il segretario generale, la

conferenza operativa, la segreteria tecnica operativa e il collegio dei revisori dei conti, quest’ultimo in

conformità alle previsioni della normativa vigente.

E’ La Conferenza istituzionale permanente ad adottare il Piano di Bacino.

I piani di bacino, prima della loro approvazione, sono sottoposti a valutazione ambientale strategica (VAS) in

sede statale. Conclusa la procedura di valutazione ambientale strategica (VAS), sulla base del giudizio di

compatibilità ambientale espresso dall'autorità competente, i piani di bacino sono approvati con decreto

del Presidente del Consiglio dei Ministri.

IL PIANO PER LE AREE DI SVILUPPO INDUSTRIALE

legge n. 634/1957 “Provvedimenti per il Mezzogiorno”

L’Art. 21 della cita che <<allo scopo di favorire

nuove iniziative industriali di cui sia prevista la concentrazione in una determinata zona, i comuni, le

province, le camere di commercio, industria e agricoltura e gli altri enti interessati possono costituirsi in

consorzi col compito di eseguire, sviluppare e gestire le opere di attrezzatura della zona, quali gli

allacciamenti stradali e ferroviari, gli impianti di approvvigionamento di acqua e di energia per uso

industriale e di illuminazione, e le fognature. Il consorzio può assumere ogni altra iniziativa ritenuta utile per

lo sviluppo industriale della zona. Tali consorzi sono enti di diritto pubblico, sottoposti alla vigilanza e alla

tutela del Ministero dell’industria e del commercio.

Come leggiamo nel D.P.R. n.218/1978 “Testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno” i Consorzi

devono redigere i piani regolatori di sviluppo industriale che rappresentano dunque un piano di settore

relativo a un più o meno vasto territorio che talvolta può estendersi a territorio provinciale, individua gli

agglomerati industriali, cioè le zone da destinare a nuovi insediamenti di determinati tipi di industrie. Non si

tratta di un piano di sistemazione urbanistica dell’intero territorio, essendo un piano settoriale è diretto ad

individuare un ambito territoriale. Tuttavia la legislazione statale attribuiva al piano ASI la stessa efficacia del

n.1150/1942

piano territoriale di coordinamento di cui all’art. 5 della legge ponendolo al primo livello di

pianificazione urbanistica, rendendolo così sovraordinato anche al piano urbanistico comunale. Nella legge

n. 16/1998 “Assetto dei consorzi per le aree di sviluppo industriale”

regionale della Campania infatti vi è

proprio scritto che <<I Comuni interessati adeguano entro sei mesi i propri piani urbanistici alle previsioni

del piano consortile>> o meglio <<I piani regolatori delle aree e dei nuclei industriali sono immediatamente

operanti anche nei confronti dei proprietari delle aree interessate, a seguito dell'adeguamento dei piani

urbanistici dei Comuni e delle Province alle previsioni del piano consortile>> ma comunque sono

subordinati ai piani di bacino, dei parchi ed ai piani paesaggistici.

Ma, in sede di approvazione di piani settoriali aventi ad oggetto il medesimo territorio crea problemi teorici e

pratici di applicazione nel frequente caso di incompatibilità tra le relative disposizioni. E’ auspicabile che si

realizzi finalmente il principio di unità urbanistica, come è previsto, ad esempio, dalla legge urbanistica della

Campania n. 16/2004, secondo cui il piano territoriale provinciale ha valore e portata di piano regolatore

delle aree e dei consorzi industriali.

Lo schema di piano di assetto delle aree e dei nuclei industriali, che contiene anche gli impianti e le

infrastrutture idonei ad assicurare la tutela dell'ambiente, è adottato in via preliminare dal consiglio generale

del consorzio Asi ed è depositato, ai fini della pubblicazione, nell'albo del consorzio Asi e dei comuni

interessati. L'adozione definitiva è preceduta dalla convocazione della conferenza dei servizi da parte della

provincia territorialmente competente. Il piano del consorzio Asi è trasmesso alla Giunta regionale, che si

esprime entro il termine di sessanta giorni dalla data di ricezione in ordine al parere di conformità agli indirizzi

regionali della programmazione socio-economica e territoriale.

Tale piano ha efficacia per la durata di 10 anni, e alla scadenza di esso e dei vincoli relativi, questi possono

ex novo

essere adottati in vista di motivate esigenze di pubblico interesse e con la previsione di un

indennizzo nel caso di vincoli preordinati all’esproprio

GLI STANDARD URBANISTICI

I piani regolatori degli anni cinquanta e sessanta furono caratterizzati da densità edilizie elevate, altezze

spropositate, distacchi insufficienti, per porre freno al dilagare di questa proliferazione edilizia e per

n. 1150/1942

adeguare la normativa della legge urbanistica alle mutate esigente, il Parlamento approvò la

n. 765/1967

legge ponte per contenere in qualche modo questo disordine urbanistico, stabilendo che

dovevano essere fissate norme inderogabili per la formazione dei piani urbanistici comunali. In particolare, il

piano comunale deve dividere il territorio in determinate zone omogenee e per ogni singola zona deve

dettare norme e limiti inderogabili, in particolare di densità edilizia, di altezza e distanza tra i fabbricati,

n.1444/1968 “Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di

stabiliti dal decreto ministeriale

distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e

produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi, da

osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti”

Zone territoriali omogenee:

agglomerati urbani con carattere storico o ambientale

A - (ad esempio è possibile inserire nuove costruzioni,

ma rispettando le preesistenti altezze e le densità edilizie non devono essere superiori a quelle preesistenti.

Inoltre fuori dai centri storici è fisato lo standard minimo di distanza tra i fabbricati di 10 metri, solo per le

zone C questa distanza non può essere inferiore all’altezza del fabbricato più alto)

zone parzialmente o totalmente edificate,

B - superficie coperta superiore al 12,5% della superficie della

zona e nelle quali la densità territoriale sia superiore ad 1,5 mc/mq (qui la sostituzione edilizia dei singoli

edifici dev’essere mantenuta entro limiti di densità fondiaria variabili da 5 a 7 mc/mq)

zone di espansione destinate a nuovi insediamenti,

C - edificazione preesistente inferiore ai limiti stabiliti

nelle zone B

nuovi insediamenti industriali

D - parti del territorio destinate ad insediamenti agricoli

E - (indice massimo di densità fondiaria di 0,03 mc/mq)

parti del territorio destinate ad attrezzature di interesse generale

F - Art. 3.

Rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici o riservati alle

attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi

Per gli insediamenti residenziali, i rapporti massimi sono fissati in misura tale da assicurare per ogni abitante

- insediato o da insediare - la dotazione minima, inderogabile, di mq 18 per spazi pubblici o riservati alle

attività collettive, a verde pubblico o a parcheggio, con esclusione degli spazi destinati alle sedi viarie.

Tale quantità complessiva va ripartita, di norma, nel modo appresso indicato:

a) mq 4,50 di aree per l'istruzione: asili nido, scuole materne e scuole dell'obbligo;

b) mq 2,00 di aree per attrezzature di interesse comune: religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie,

amministrative, per pubblici servizi (uffici P.T., protezione civile, ecc.) ed altre;

c) mq 9,00 di aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente utilizzabili per

tali impianti con esclusione di fasce verdi lungo le strade ;

d) mq 2,50 di aree per parcheggi: tali aree - in casi speciali - potranno essere distribuite su diversi livelli.

Ai fini dell'osservanza dei rapporti suindicati nella formazione degli strumenti urbanistici, si assume che,

salvo diversa dimostrazione, ad ogni abitante insediato o da insediare corrispondano mediamente 25 mq di

superficie lorda abitabile (pari a circa 80 mc vuoto per pieno), eventualmente maggiorati di una quota non

superiore a 5 mq (pari a circa 20 mc vuoto per pieno) per le destinazioni non specificamente residenziali ma

strettamente connesse con le residenze (negozi di prima necessità, servizi collettivi per le abitazioni, studi

professionali, ecc.). Art. 5.

Rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti produttivi e gli spazi pubblici destinati alle attività

collettive, a verde pubblico o a parcheggi

l rapporti massimi per gli insediamenti produttivi, sono definiti come appresso:

1) nei nuovi insediamenti di carattere industriale o ad essi assimilabili compresi nelle zone D) la superficie da

destinare a spazi pubblici o destinata ad attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi (escluse le sedi

viarie) non può essere inferiore al 10% dell'intera superficie destinata a tali insediamenti;

2) nei nuovi insediamenti di carattere commerciale e direzionale, a 100 mq di superficie lorda di pavimento

di edifici previsti, deve corrispondere la quantità minima di 80 mq di spazio, escluse le sedi viarie, di cui

almeno la metà destinata a parcheggi. Art. 7.

Limiti di densità edilizia

I limiti inderogabili di densità edilizia per le diverse zone territoriali omogenee sono stabiliti come segue:

1) Zone A):

- per le operazioni di risanamento conservativo ed altre trasformazioni conservative, le densità edilizie di

zona e fondiarie non debbono superare quelle preesistenti, computate senza tener conto delle

soprastrutture di epoca recente prive di valore storico-artistico;

- per le eventuali nuove costruzioni ammesse, la densità fondiaria non deve superare il 50% della densità

fondiaria media della zona e, in nessun caso, i 5 mc/mq;

2) Zone B): le densità territoriali e fondiarie sono stabilite in sede di formazione degli strumenti urbanistici

tenendo conto delle esigenze igieniche, di decongestionamento urbano e delle quantità minime di spazi

previste dagli artt. 3, 4 e 5.

Qualora le previsioni di piano consentano trasformazioni per singoli edifici mediante demolizione e

ricostruzione, non sono ammesse densità fondiarie superiori ai seguenti limiti:

- 7 mc/mq per comuni superiori ai 200 mila abitanti;

- 6 mc/mq per comuni tra 200 mila e 50 mila abitanti;

- 5 mc/mq per comuni al di sotto dei 50 mila abitanti.

Gli abitanti sono riferiti alla situazione del Comune alla data di adozione del piano.

Sono ammesse densità superiori ai predetti limiti quando esse non eccedano il 70% delle densità

preesistenti.

3) Zone C): i limiti di densità edilizia di zona risulteranno determinati dalla combinata applicazione delle

norme di cui agli artt. 3, 4 e 5 e di quelle di cui agli artt. 8 e 9, nonché dagli indici di densità fondiaria che

dovranno essere stabiliti in sede di formazione degli strumenti urbanistici, e per i quali non sono posti

specifici limiti.

4) Zone E): è prescritta per le abitazioni la massima densità fondiaria di mc 0,03 per mq.

Art. 8.

Limiti di altezza degli edifici.

Le altezze massime degli edifici per le diverse zone territoriali omogenee sono stabilite come segue:

1) Zone A):

- per le operazioni di risanamento conservativo non è consentito superare le altezze degli edifici

preesistenti, computate senza tener conto di soprastrutture o di sopraelevazioni aggiunte alle antiche

strutture;

- per le eventuali trasformazioni o nuove costruzioni che risultino ammissibili, l'altezza massima di ogni

edificio non può superare l'altezza degli edifici circostanti di carattere storico-artistico;

2) Zone B):

- l'altezza massima dei nuovi edifici non può superare l'altezza degli edifici preesistenti e circostanti, con la

eccezione di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con

previsioni planovolumetriche, sempre che rispettino i limiti di densità fondiaria di cui all'art. 7.

3) Zone C:

- contigue o in diretto rapporto visuale con zone del tipo A): le altezze massime dei nuovi edifici non

possono superare altezze compatibili con quelle degli edifici delle zone A) predette.

4) Edifici ricadenti in altre zone: le altezze massime sono stabilite dagli strumenti urbanistici in relazione alle

norme sulle distanze tra i fabbricati di cui al successivo art. 9.

Art. 9.

Limiti di distanza tra i fabbricati

Le distanze minime tra fabbricati per le diverse zone territoriali omogenee sono stabilite come segue:

1) Zone A): per le operazioni di risanamento conservativo e per le eventuali ristrutturazioni, le distanze tra gli

edifici non possono essere inferiori a quelle intercorrenti tra i volumi edificati preesistenti, computati senza

tener conto di costruzioni aggiuntive di epoca recente e prive di valore storico, artistico o ambientale.

2) Nuovi edifici ricadenti in altre zone: è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di m 10 tra pareti

finestrate e pareti di edifici antistanti.

3) Zone C): è altresì prescritta, tra pareti finestrate di edifici antistanti, la distanza minima pari all'altezza del

fabbricato più alto; la norma si applica anche quando una sola parete sia finestrata, qualora gli edifici si

fronteggino per uno sviluppo superiore a ml 12.

Le distanze minime tra fabbricati - tra i quali siano interposte strade destinate al traffico dei veicoli (con

esclusione della viabilità a fondo cieco al servizio di singoli edifici o di insediamenti) - debbono

corrispondere alla larghezza della sede stradale maggiorata di:

- ml. 5,00 per lato, per strade di larghezza inferiore a ml. 7.

- ml. 7,50 per lato, per strade di larghezza compresa tra ml. 7 e ml. 15;

- ml. 10,000 per lato, per strade di larghezza superiore a ml. 15.

Qualora le distanze tra fabbricati, come sopra computate, risultino inferiori all'altezza del fabbricato più alto,

le distanze stesse sono maggiorate fino a raggiungere la misura corrispondente all'altezza stessa. Sono

ammesse distanze inferiori a quelle indicate nei precedenti commi, nel caso di gruppi di edifici che formino

oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche.

legge ponte

Gli arti. 18 e 19 della introdussero anche limitazioni per quanto riguarda parcheggi coperti o

n.

scoperti, dando un limite di 1 metro quadrato per ogni 20 metri cubi di costruzione, con la legge

122/1989 tale misura viene innalzata di 1 metro quadrato per ogni 10 metri cubi di costruzione. Inoltre muta

anche la norma in materia di parcheggi secondo cui i posti auto da realizzare erano legati con un vincolo

pertinenziale alle proprietà della singole unità immobiliari, con la 246/2005 viene eliminato tale vincolo, in

modo che sia il costruttore sia i proprietari delle singole unità immobiliari possano vendere il posto auto.

«Gli spazi per parcheggi realizzati in forza del primo comma non sono gravati da vincoli pertinenziali di sorta

né da diritti d'uso a favore dei proprietari di altre unità immobiliari e sono trasferibili autonomamente da

esse»

I PIANI PARTICOLAREGGIATI; I PIANI URBANISTICI ATTUATIVI (PER LA CAMPANIA)

Il Piano urbanistico comunale può comprendere tutte le scelte per la determinazione dell’assetto del

territorio comunale, ma occorre affidare a strumenti di esecuzione il compito di provvedere per singole zone

all’attuazione delle direttive del piano generale, è qui che entrano in gioco i piani particolareggiati e di

lottizzazione introdotti e disciplinati dalla legge urbanistica del 1942.

Art.13

Il piano regolatore generale è attuato a mezzo di piani particolareggiati di esecuzione nei quali devono

essere indicate le reti stradali e i principali dati altimetrici di ciascuna zona e debbono inoltre essere

determinati :

- le masse e le altezze delle costruzioni lungo le principali strade e piazze;

- gli spazi riservati ad opere od impianti di interesse pubblico;

- gli edifici destinati a demolizione o ricostruzione ovvero soggetti a restauro o a bonifica edilizia;

- le suddivisioni degli isolati in lotti fabbricabili secondo la tipologia indicata nel piano;

- gli elenchi catastali delle proprietà da espropriare o da vincolare;

- la profondità delle zone laterali a opere pubbliche, la cui occupazione serva ad integrare le finalità delle

opere stesse ed a soddisfare prevedibili esigenze future.

Ciascun piano particolareggiato di esecuzione deve essere compilato a cura del Comune e adottato con

delibera del Consiglio Comunale. Deve essere corredato da una relazione di previsione di massima delle

spese occorrenti per la acquisizione delle aree e per le sistemazioni generali necessarie per l’attuazione del

piano. In molte Regioni, specialmente in Campania, è mutato il procedimento di approvazione del piano

regolatore particolareggiato, per velocizzare l’approvazione dei piani urbanistici attuativi, quindi secondo

5/2011)

l’art 10 del regolamento per il governo del territorio (n. il PP è approvato dalla Giunta comunale

n.150/1942)

(non più dal Consiglio comunale secondo la legge urbanistica che deve prima verificare la

compatibilità con il PUC e con i piani di settore comunali. Deve poi essere pubblicato sul BURC e sul sito

web del Comune per trenta giorni e trasmesso alla Provincia. Soggetti pubblici e privati possono emettere

osservazioni entro sessanta giorni, e il piano poi dev’essere valutato e approvato entro 45 giorni dalla

scadenza del termine di trenta giorni per eventuali osservazioni della Provincia, entra in vigore il giorno

successivo alla sua pubblicazione. L’approvazione del PP produce come effetto immediato l’imposizione

del vincolo di esproprio sui beni destinati a sede di impianti pubblici, per gli altri immobili, per i quali non è

prevista la trasformazione o l’utilizzazione per impanati pubblici, valgono le disposizioni del piano. Il P.P.

deve essere attuato entro il tempo massimo di dieci anni.

La legge urbanistica della Campania (L.R. n 16/2004) disciplina un ulteriore livello di pianificazione con i

Piani Urbanistici Attuativi (PUA), strumenti con i quali il comune provvede a dare attuazione alle previsioni

del Puc o a dare esecuzione agli interventi di urbanizzazione e riqualificazione che la legge limita ad

elencare. I Pua, in relazione al contenuto, hanno valore e portata dei seguenti strumenti:

a) i piani particolareggiati e i piani di lottizzazione

b) i piani per l'edilizia economica e popolare

c) i piani delle aree da destinare ad insediamenti produttivi

d) i programmi integrati di intervento

e) i piani di recupero

f) i programmi di recupero urbano

I Pua sono redatti, in ordine prioritario:

a) dal comune;

b) dalle società di trasformazione urbana di cui all'articolo 36;

c) dai proprietari

Sono adottati dalla Giunta comunale, che prima deve verificarne la compatibilità con il PUC

Non hanno avuto alcuna applicazione, essendo stati ritenuti, sin dalla nascita, uno strumento

sovrabbondante e superfluo. I piani urbanistici attuativi costituiscono un approfondimento tecnico delle

previsioni del Prg. Pertanto, possono avere valore e portata dei piani urbanistici esecutivi esaminati.

IL D.LGS. N.42/2004 - CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO

Il 22 gennaio 2004 viene emanato il decreto legislativo n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”

composto da 184 articoli e dell'Allegato A, vistato dal Ministro proponente.

PARTE I - Disposizioni Generali

Nelle disposizioni generali, dall’articolo 1 all’articolo 9, leggiamo in sintesi: In attuazione dell’articolo 9 della

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Costituzione

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, la Repubblica tutela e valorizza il

patrimonio culturale secondo le disposizioni del presente codice. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane,

le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale, costituito da beni

culturali (beni mobili e immobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico,

archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze

aventi valore di civiltà) e paesaggistici (immobili o aree costituenti espressione dei valori storici, culturali,

naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge o in base alla legge), e ne

favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione. I privati proprietari, possessori o detentori di beni

appartenenti al patrimonio culturale, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, sono tenuti a

garantirne la conservazione. Le funzioni di esercizio di tutela sono affidate al Ministero per i beni e le attività

culturali, di seguito denominato «Ministero», che le esercita direttamente o ne può conferire l’esercizio alle

regioni, tramite forme di intesa e coordinamento. Le regioni, nonché i comuni, le città metropolitane e le

province, di seguito denominati «altri enti pubblici territoriali», cooperano con il Ministero nell’esercizio delle

funzioni di tutela.

Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali perseguono il coordinamento, l’armonizzazione e

l’integrazione delle attività di valorizzazione dei beni pubblici, ove per valorizzazione s’intende l’esercizio

delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e

ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, anche da

parte delle persone diversamente abili, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura. Gli interventi operativi

di tutela, protezione e conservazione dei beni culturali nonché quelli relativi alla valorizzazione e alla

fruizione dei beni stessi, sono affidati alla responsabilità e all'attuazione, secondo le rispettive competenze,

di archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi fisici, restauratori di beni culturali e

collaboratori restauratori di beni culturali, esperti di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai beni

culturali e storici dell'arte, in possesso di adeguata formazione ed esperienza professionale.

Dopo la parte I ritroviamo la Parte II dedicata ai beni culturali, la Parte III dedicata ai beni paesaggistici, la

Parte IV alle Sanzioni amministrative e penali, e infine la Parte V dedicata alle abrogazioni.

PARTE II - Beni culturali

La parte dei beni culturali include gli articoli da 10 a 130 e ci spiegano nel dettaglio parte dell’oggetto della

tutela, i beni culturali, cose mobili e immobili appartenenti allo Stato, regioni, altri enti pubblici territoriali, e

inoltre raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e luoghi espositivi, archivi e singoli documenti, raccolte

librarie delle biblioteche, il tutto dello Stato, delle regioni e di altri enti pubblici territoriali. Sono beni culturali

anche tutti gli altri beni sottoposti a dichiarazione dell’interesse culturale, la quale si ottiene dopo una

verifica dell’interesse culturale formulata dai competenti organi del Ministero (Il Ministero fissa, con propri

decreti, i criteri e le modalità per la predisposizione e la presentazione delle richieste di verifica, e della

relativa documentazione conoscitiva), da concludersi entro centoventi giorni dal ricevimento della richiesta.

Non sono soggette alla disciplina del presente titolo tutti quei beni di interesse artistico, le collezioni, serie

di oggetti, ecc. che siano opere di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre settanta anni.

specifiche disposizioni di tutela:

Ci sono, in particolare, cose oggetto di

- Affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, elementi decorativi

E’ vietato, senza l’autorizzazione del soprintendente, disporre ed eseguire il distacco di affreschi, stemmi,

graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli ed altri elementi decorativi di edifici, esposti o non alla pubblica vista.

E’ vietato, senza l’autorizzazione del soprintendente, disporre ed eseguire il distacco di stemmi, graffiti,

lapidi, iscrizioni, tabernacoli nonché la rimozione di cippi e monumenti, costituenti vestigia della Prima

guerra mondiale ai sensi della normativa in materia.

- Studi d’artista

E’ vietato modificare la destinazione d’uso degli studi d’artista nonché rimuoverne il contenuto, costituito

da opere, documenti, cimeli e simili, qualora esso, considerato nel suo insieme ed in relazione al contesto

in cui è inserito, sia dichiarato di interesse particolarmente importante per il suo valore storico.

E’ altresì vietato modificare la destinazione d’uso degli studi d’artista rispondenti alla tradizionale

tipologia a lucernario e adibiti a tale funzione da almeno vent’anni.

- Le aree pubbliche

Con le deliberazioni previste dalla normativa in materia di riforma della disciplina relativa al settore del

commercio, i comuni, sentito il soprintendente, individuano le aree pubbliche aventi valore archeologico,

storico, artistico e paesaggistico nelle quali vietare o sottoporre a condizioni particolari l’esercizio del

commercio. Regione e Comuni, adottano apposite determinazioni volte a vietare gli usi da ritenere non

compatibili con le specifiche esigenze di tutela e di valorizzazione.

In particolare, i competenti uffici territoriali del Ministero, la regione e i Comuni avviano procedimenti di

riesame delle autorizzazioni e delle concessioni di suolo pubblico, anche a rotazione, che risultino non più

compatibili con le esigenze di cui al presente comma, anche in deroga ai criteri per il rilascio e il rinnovo

della concessione dei posteggi per l'esercizio del commercio su aree pubbliche e alle disposizioni

transitorie stabilite nell'intesa in sede di Conferenza unificata.

In caso di revoca del titolo, ove non risulti possibile il trasferimento dell'attività commerciale in una

collocazione alternativa potenzialmente equivalente, al titolare è corrisposto da parte

dell'amministrazione procedente l'indennizzo, nel limite massimo della media dei ricavi annui dichiarati

negli ultimi cinque anni di attività, aumentabile del 50 per cento in caso di comprovati investimenti

effettuati nello stesso periodo per adeguarsi alle nuove prescrizioni in materia emanate dagli enti locali.

- Le opere di pittura, di scultura, di grafica e qualsiasi oggetto d’arte di autore vivente o la cui esecuzione

non risalga ad oltre settanta anni

Chiunque esercita l’attività di vendita al pubblico, di esposizione a fini di commercio o di intermediazione

finalizzata alla vendita di opere di pittura, di scultura, di grafica ovvero di oggetti d’antichità o di interesse

storico od archeologico, o comunque abitualmente vende le opere o gli oggetti medesimi, ha l’obbligo di

consegnare all’acquirente la documentazione che ne attesti l’autenticità o almeno la probabile

attribuzione e la provenienza delle opere medesime, per preservare l'integrità del patrimonio culturale in

tutte le sue componenti. E’ vietata l’uscita definitiva dal territorio della Repubblica dei beni culturali

mobili, ma per questa categoria non sono necessarie autorizzazioni.

- opere dell’architettura contemporanea di particolare valore artistico

Le

Il Ministero può concedere contributi in conto interessi sui mutui o altre forme di finanziamento accordati

da istituti di credito ai proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di beni culturali, incluse le opere

di arch. contemporanea di particolare valore artistico, per la realizzazione degli interventi conservativi

autorizzati.

- … catalogazione

Il Ministero, con il concorso delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali, assicura la dei

beni culturali e coordina le relative attività. A tal fine il Ministero, con il concorso delle regioni, individua e

definisce metodologie comuni di raccolta, scambio, accesso ed elaborazione dei dati a livello nazionale e di

integrazione in rete delle banche dati dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali. La

vigilanza sui beni culturali compete al Ministero. I soprintendenti possono procedere in ogni tempo, con

preavviso non inferiore a cinque giorni, fatti salvi i casi di estrema urgenza, ad ispezioni volte ad accertare

interventi vietati

l’esistenza e lo stato di conservazione o di custodia dei beni culturali. Ci sono (I beni

interventi

culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili) e

soggetti ad autorizzazione (spostamento, smembramento di collezioni, scarto di documenti di archivi o

materiale bibliografico..). Nel caso di assoluta urgenza possono essere effettuati gli interventi provvisori

indispensabili per evitare danni al bene tutelato, purché ne sia data immediata comunicazione alla

soprintendenza, alla quale sono tempestivamente inviati i progetti degli interventi definitivi per la necessaria

autorizzazione.

La conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente, coordinata e programmata

prevenzione, manutenzione e restauro,

attività di studio, dove:

- prevenzione

Per si intende il complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al

bene culturale nel suo contesto.

- manutenzione

Per si intende il complesso delle attività e degli interventi destinati al controllo delle

condizioni del bene culturale e al mantenimento dell’integrità, dell’efficienza funzionale e dell’identità del

bene e delle sue parti.

- restauro

Per si intende l’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate

all’integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi

valori culturali. Nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in base alla

normativa vigente, il restauro comprende l’intervento di miglioramento strutturale.

interventi conservativi possono essere volontari,

Gli ad iniziativa del proprietario, possessore o

detentore, e possono anche essere imposti dal Ministero, per assicurare la conservazione dei beni, a tale

scopo il soprintendente redige una relazione tecnica e dichiara la necessità degli interventi da eseguire. La

relazione tecnica è inviata, insieme alla comunicazione di avvio del procedimento, al proprietario,

possessore o detentore del bene, che può far pervenire le sue osservazioni entro trenta giorni dal

ricevimento degli atti. Il soprintendente, se non ritiene necessaria l’esecuzione diretta degli interventi,

assegna al proprietario, possessore o detentore un termine per la presentazione del progetto esecutivo

delle opere da effettuarsi, conformemente alla relazione tecnica. Il progetto presentato è approvato dal

soprintendente con le eventuali prescrizioni e con la fissazione del termine per l’inizio dei lavori. Gli oneri per

gli interventi sono a carico del proprietario, possessore o detentore, tuttavia, se sono di particolare rilevanza

il Ministero può concorrere in tutto o in parte alla relativa spesa (per un ammontare non superiore alla metà

della stessa, qualora non fossero di particolare rilevanza).

I beni culturali restaurati o sottoposti ad altri interventi conservativi con il concorso totale o parziale dello

Stato nella spesa, o per i quali siano stati concessi contributi in conto interessi, sono resi accessibili al

pubblico secondo modalità fissate, caso per caso, da appositi accordi o convenzioni da stipularsi fra il

Ministero ed i singoli proprietari. organi costituzionali:

Nella legge viene indicata anche la conservazione degli archivi storici degli

- La Presidenza della Repubblica conserva i suoi atti presso il proprio archivio storico, secondo le

determinazioni assunte dal Presidente della Repubblica con proprio decreto, su proposta del Segretario

generale della Presidenza della Repubblica.

- La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica conservano i loro atti presso il proprio archivio

storico, secondo le determinazioni dei rispettivi uffici di presidenza.

- La Corte Costituzionale conserva i suoi atti presso il proprio archivio storico, secondo le disposizioni

stabilite con regolamento adottato ai sensi della vigente normativa in materia di costituzione e

funzionamento della Corte medesima.

I direttori degli archivi e degli istituti che abbiano in amministrazione o in deposito raccolte o collezioni

comodato

artistiche, archeologiche, bibliografiche e scientifiche possono ricevere in da privati proprietari,

previo assenso del competente organo ministeriale, beni culturali mobili al fine di consentirne la fruizione da

parte della collettività. Il comodato non può avere durata inferiore a cinque anni e si intende prorogato

tacitamente per un periodo pari a quello convenuto, qualora una delle parti contraenti non abbia

comunicato all’altra la disdetta almeno due mesi prima della scadenza del termine.

I beni culturali appartenenti allo Stato, alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali costituiscono il demanio

alienati

culturale. I beni del demanio culturale non possono essere se non nei limiti indicati dal codice,

ossia sono inalienabili

- immobili e aree di interesse archeologico

- immobili dichiarati monumenti nazionali

- raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e biblioteche

- immobili dichiarati di particolare interesse

- cose mobili opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre settanta anni

- documenti, archivi

Tutti gli altri beni culturali possono essere alienati tramite richiesta di autorizzazione ad alienare, corredata

dall’indicazione della destinazione d’uso in atto, programma delle misure necessarie conservative, obiettivi

di valorizzazione, indicazione della destinazione d’uso prevista, modalità di fruizione pubblica del bene. Tale

autorizzazione è rilasciata su parere del soprintendente. Gli atti che comportano alienazione di beni culturali

a favore dello Stato, ivi comprese le cessioni in pagamento di obbligazioni tributarie, non sono soggetti ad

autorizzazione. denuncia di trasferimento della proprietà,

Per quanto riguarda la essa dev’essere presentata al

competente soprintendente del luogo ove si trovano i beni, contiene i dati identificativi dei beni,

l’indicazione del luogo ove si trovano, della natura e condizioni all’atto di trasferimento, e deve essere

effettuata entro trenta giorni:

a) dall’alienante o dal cedente la detenzione, in caso di alienazione a titolo oneroso o gratuito o di

trasferimento della detenzione;

b) dall’acquirente, in caso di trasferimento avvenuto nell’ambito di procedure di vendita forzata o

fallimentare ovvero in forza di sentenza che produca gli effetti di un contratto di alienazione non concluso;

c) dall’erede o dal legatario, in caso di successione a causa di morte. Per l’erede, il termine decorre

dall’accettazione dell’eredità o dalla presentazione della dichiarazione ai competenti uffici tributari;

definitiva

Come già detto, è vietata l’uscita dal territorio della Repubblica dei beni culturali mobili, anche se

può essere autorizzata l’uscita temporanea dal territorio della Repubblica di cose e beni culturali per

manifestazioni, mostre o esposizioni d’arte di alto interesse culturale, sempre che ne siano garantite

l’integrità e la sicurezza. Chi intende far uscire in via definitiva dal territorio della Repubblica cose che

presentino interesse culturale, archivi, documenti, deve farne denuncia e presentarle al competente ufficio

di esportazione, indicando, contestualmente e per ciascuna di esse, il valore venale, al fine di ottenere

l’attestato di libera circolazione. L’ufficio di esportazione, accertata la congruità del valore indicato, rilascia o

di libera circolazione,

nega con motivato giudizio l’attestato dandone comunicazione all’interessato entro

quaranta giorni dalla presentazione della cosa. L’attestato di libera circolazione ha validità quinquennale ed

è redatto in tre originali. Chi intende far uscire in via temporanea dal territorio della Repubblica le cose e i

beni ivi indicati, deve farne denuncia e presentarli al competente ufficio di esportazione, indicando,

contestualmente e per ciascuno di essi, il valore venale e il responsabile della sua custodia all’estero, al fine

di circolazione temporanea.

di ottenere l’attestato L’ufficio di esportazione, accertata la congruità del

valore indicato, rilascia o nega, con motivato giudizio, l’attestato di circolazione temporanea.

La spedizione in Italia da uno Stato membro dell’Unione europea o l’importazione da un Paese terzo delle

cose o dei beni sono certificati, a domanda, dall’ufficio di esportazione. I certificati di avvenuta spedizione e

di avvenuta importazione sono rilasciati sulla base di documentazione idonea ad identificare la cosa o il

bene e a comprovarne la provenienza dal territorio dello Stato membro o del Paese terzo dai quali la cosa o

il bene medesimi sono stati, rispettivamente, spediti o importati. I certificati di avvenuta spedizione e di

avvenuta importazione hanno validità quinquennale e possono essere prorogati su richiesta dell’interessato.

L’esportazione al di fuori del territorio dell’Unione europea degli oggetti indicati nell’allegato A è

disciplinata dal regolamento CEE e dal presente articolo. Ai fini di cui all'articolo 3 del regolamento CEE (n.

3911/92 del Consiglio), gli uffici di esportazione del Ministero sono autorità competenti per il rilascio delle

licenze di esportazione. Il Ministero redige l'elenco di detti uffici e lo comunica alla Commissione delle

Comunità europee; segnala, altresì, ogni eventuale modifica dello stesso entro due mesi dalla relativa

effettuazione. La licenza di esportazione prevista dall'articolo 2 del regolamento CEE è rilasciata dall'ufficio

di esportazione contestualmente all'attestato di libera circolazione, ed è valida per un anno. La detta licenza

può essere rilasciata, dallo stesso ufficio che ha emesso l'attestato, anche non contestualmente

all'attestato medesimo, ma non oltre quarantotto mesi dal rilascio di quest'ultimo.

restituzione,

Il codice Disciplina anche in materia di nell'ambito dell'Unione europea, di beni culturali

illecitamente usciti dal territorio di uno Stato membro. Nell'ambito dell'Unione europea, la restituzione dei

beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro dopo il 31 dicembre 1992 è regolata

dalle disposizioni della presente sezione, che recepiscono la direttiva CEE. Ai fini della direttiva CEE, si

intendono per beni culturali quelli qualificati, anche dopo la loro uscita dal territorio di uno Stato membro, in

applicazione della legislazione o delle procedure amministrative ivi vigenti, come appartenenti al patrimonio

culturale dello Stato medesimo

Per il ritrovamento e la restituzione dei beni culturali appartenenti al patrimonio di altro Stato membro

dell’Unione europea, il Ministero:

a) assicura la propria collaborazione alle autorità competenti degli altri Stati membri;

b) fa eseguire sul territorio nazionale ricerche volte alla localizzazione del bene e alla identificazione di chi lo

possieda o comunque lo detenga. Le ricerche sono disposte su domanda dello Stato richiedente, corredata

di ogni notizia e documento utili per agevolare le indagini, con particolare riguardo alla localizzazione del

bene;

c) notifica agli Stati membri interessati il ritrovamento nel territorio nazionale di un bene la cui illecita uscita

da uno Stato membro possa presumersi per indizi precisi e concordanti;

d) agevola le operazioni che lo Stato membro interessato esegue per verificare, in ordine al bene oggetto

della notifica di cui alla lettera c), la sussistenza dei presupposti e delle condizioni indicati all’articolo 75,

purché tali operazioni vengano effettuate entro due mesi dalla notifica stessa. Qualora la verifica non sia

eseguita entro il prescritto termine, non sono applicabili le disposizioni contenute nella lettera e);

e) dispone, ove necessario, la rimozione del bene e la sua temporanea custodia presso istituti pubblici

nonché ogni altra misura necessaria per assicurarne la conservazione ed impedirne la sottrazione alla

procedura di restituzione;

f) favorisce l’amichevole composizione, tra Stato richiedente e possessore o detentore a qualsiasi titolo del

bene, di ogni controversia concernente la restituzione. A tal fine, tenuto conto della qualità dei soggetti e

della natura del bene, il Ministero può proporre allo Stato richiedente e ai soggetti possessori o detentori la

definizione della controversia mediante arbitrato, da svolgersi secondo la legislazione italiana, e raccogliere,

per l’effetto, il formale accordo di entrambe le parti.

L’azione di restituzione è proposta davanti al tribunale del luogo in cui il bene si trova. Il tribunale, nel

disporre la restituzione del bene, può, su domanda della parte interessata, liquidare un indennizzo

determinato in base a criteri equitativi, se il soggetto interessato dimostra di aver usato, all’atto

banca

dell’acquisizione, la diligenza necessaria a seconda delle circostanze. Presso il Ministero è istituita la

dati dei beni culturali illecitamente sottratti, secondo modalità stabilite con decreto ministeriale.

Convenzione dell'UNIDROIT

Resta ferma la disciplina dettata dalla sul ritorno internazionale dei beni

culturali rubati o illecitamente esportati, adottata a Roma il 24 giugno 1995, e dalle relative norme di ratifica

ed esecuzione, con riferimento ai beni indicati nell'annesso alla Convenzione medesima. Resta ferma la

Convenzione UNESCO

disciplina dettata dalla sulla illecita importazione, esportazione e trasferimento dei

beni culturali, adottata a Parigi il 14 novembre 1970, e dalle relative norme di ratifica ed esecuzione, con

riferimento ai beni indicati nella Convenzione medesima.

ricerche archeologiche

Le e, in genere, le opere per il ritrovamento delle cose in qualunque parte del

territorio nazionale sono riservate al Ministero. Il Ministero può ordinare l’occupazione temporanea degli

immobili ove devono eseguirsi le ricerche o le opere e fornire al proprietario dell’immobile un’indennità per

l’occupazione.

Il Ministero può dare in concessione a soggetti pubblici o privati l’esecuzione delle ricerche e delle opere ed

emettere a favore del concessionario il decreto di occupazione degli immobili ove devono eseguirsi i lavori.

Chi scopre fortuitamente cose immobili o mobili ne fa denuncia entro ventiquattro ore al soprintendente o

al sindaco ovvero all’autorità di pubblica sicurezza e provvede alla conservazione temporanea di esse,

lasciandole nelle condizioni e nel luogo in cui sono state rinvenute. Della scoperta fortuita sono informati, a

cura del soprintendente, anche i carabinieri preposti alla tutela del patrimonio culturale. Le cose, da

chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo o sui fondali marini, appartengono allo Stato e, a

seconda che siano immobili o mobili, fanno parte del demanio o del patrimonio indisponibile. Il Ministero

corrisponde un premio non superiore al quarto del valore delle cose ritrovate:

a) al proprietario dell’immobile dove è avvenuto il ritrovamento;

b) al concessionario dell’attività di ricerca

c) allo scopritore fortuito (nessun premio spetta allo scopritore che si sia introdotto e abbia ricercato nel

fondo altrui senza il consenso del proprietario o del possessore)

Gli oggetti archeologici e storici rinvenuti nei fondali della zona di mare estesa dodici miglia marine a partire

dal limite esterno del mare territoriale sono tutelati ai sensi delle regole relative agli interventi sul patrimonio

culturale subacqueo, allegate alla Convenzione UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale

subacqueo, adottata a Parigi il 2 novembre 2001.

BENI CULTURALI ED ESPROPRIO espropriati

I beni culturali immobili e mobili possono essere dal Ministero per causa di pubblica utilità

dichiarata con decreto ministeriale, quando l’espropriazione risponda ad un importante interesse a

migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni medesimi. L’espropriazione può

fini strumentali,

avvenire per ossia possono essere espropriati per causa di pubblica utilità edifici ed aree

quando ciò sia necessario per isolare o restaurare beni culturali immobili, assicurarne la luce o la

prospettiva, garantirne o accrescerne il decoro o il godimento da parte del pubblico, facilitarne l’accesso, o

interesse archeologico,

per al fine dunque di eseguire interventi di interesse archeologico o ricerche per il

ritrovamento delle cose. In ogni caso l’indennità consiste nel giusto prezzo che il bene avrebbe in una libera

contrattazione di compravendita all’interno dello Stato.

istituti e luoghi della cultura

Ai fini del presente codice sono i musei, le biblioteche e gli archivi, le aree e i

parchi archeologici, i complessi monumentali, il cui accesso può essere gratuito o a pagamento, e nei casi

di accesso al pagamento il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali determinano i casi di libero

accesso e di ingresso gratuito, le categorie di biglietti e i relativi prezzi, la modalità di emissione. Si intende

per:

a) "museo", una struttura permanente che acquisisce, cataloga, conserva, ordina ed espone beni culturali

per finalità di educazione e di studio;

b) "biblioteca", una struttura permanente che raccoglie, cataloga e conserva un insieme organizzato di libri,

materiali e informazioni, comunque editi o pubblicati su qualunque supporto, e ne assicura la consultazione

al fine di promuovere la lettura e lo studio;

c) "archivio", una struttura permanente che raccoglie, inventaria e conserva documenti originali di interesse

storico e ne assicura la consultazione per finalità di studio e di ricerca.

d) "area archeologica", un sito caratterizzato dalla presenza di resti di natura fossile o di manufatti o

strutture preistorici o di età antica;

e) "parco archeologico", un ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e dalla

compresenza di valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato come museo all’aperto;

f) "complesso monumentale", un insieme formato da una pluralità di fabbricati edificati anche in epoche

diverse, che con il tempo hanno acquisito, come insieme, una autonoma rilevanza artistica, storica o

etnoantropologica. concedere

Lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono l’uso dei beni culturali che abbiano

in consegna, per finalità compatibili con la loro destinazione culturale, a singoli richiedenti, in tal caso il

riproduzione

Ministero determina il canone dovuto e adotta il relativo provvedimento. Inoltre è consentita la

nonché l’uso strumentale e precario dei beni culturali che abbiano in consegna, ma è vietata la riproduzione

di beni culturali che consista nel trarre calchi, per contatto, dagli originali di sculture e di opere a rilievo in

genere, di qualunque materiale tali beni siano fatti. Tale riproduzione è consentita solo in via eccezionale e

nel rispetto delle modalità stabilite con apposito decreto ministeriale. Sono invece consentiti, previa

autorizzazione del soprintendente, i calchi da copie degli originali già esistenti nonché quelli ottenuti con

tecniche che escludano il contatto diretto con l'originale.

valorizzazione

La può essere ad iniziativa pubblica, quando si conforma ai principi di libertà di

partecipazione, pluralità dei soggetti, continuità di esercizio, parità di trattamento, economicità e

trasparenza della gestione, o privata, attività socialmente utile con scopo la solidarietà sociale. Lo Stato, le

regioni e gli altri enti pubblici territoriali stipulano accordi per definire strategie ed obiettivi comuni di

valorizzazione, nonché per elaborare i conseguenti piani strategici di sviluppo culturale e i programmi,

beni culturali di pertinenza pubblica.

relativamente ai In assenza di tali accordi, ciascun soggetto

pubblico è tenuto a garantire la valorizzazione dei beni di cui ha comunque la disponibilità. Le attività e le

beni culturali di proprietà privata

strutture di valorizzazione, ad iniziativa privata, di possono beneficiare

del sostegno pubblico da parte dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali. livelli

Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, anche con il concorso delle università, fissano i

minimi uniformi di qualità delle attività di valorizzazione su beni di pertinenza pubblica e ne curano

l'aggiornamento periodico.

Le attività di valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica sono gestite in forma diretta o

gestione diretta

indiretta. La è svolta per mezzo di strutture organizzative interne alle amministrazioni,

dotate di adeguata autonomia scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile, e provviste di idoneo

gestione indiretta

personale tecnico. La è attuata tramite concessione a terzi delle attività di

valorizzazione, anche in forma congiunta e integrata, da parte delle amministrazioni cui i beni

appartengono. La scelta tra le due forme di gestione è attuata mediante valutazione comparativa in termini

di sostenibilità economico-finanziaria e di efficacia. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali,

anche con il concorso delle università e di altri soggetti pubblici e privati, realizzano, promuovono e

ricerche, studi

sostengono, anche congiuntamente, ed altre attività conoscitive aventi ad oggetto il

patrimonio culturale. Archivi di Stato

Per quanto riguarda gli e archivi storici degli enti pubblici, sono liberamente consultabili, ad

eccesso di quelli dichiarati di carattere riservato o contenenti dati sensibili, ma anche in questo caso il

Ministero dell’interno, previo parere del direttore dell’Archivio di Stato competente e udita la commissione

per le questioni inerenti alla consultabilità degli atti di archivio riservati, istituita presso il Ministero

dell’interno, può autorizzare la consultazione per scopi storici di documenti di carattere riservato conservati

negli archivi di Stato. (CONTINUA NEL CAPITOLO SUCCESSIVO)

LA TUTELA DEL PAESAGGIO; PIANO TERRITORIALE PAESAGGISTICO; VINCOLO PAESAGGISTICO

GENERICO; PERMESSO DI COSTRUIRE IN PRESENZA DI VINCOLO PAESAGGISTICO

PARTE III - Beni paesaggistici

paesaggio

Per si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall'azione di fattori

naturali, umani e dalle loro interrelazioni. Il presente Codice tutela il paesaggio relativamente a quegli aspetti

e caratteri che costituiscono rappresentazione materiale e visibile dell'identità nazionale, in quanto

espressione di valori culturali. Per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni paesaggistici sono vigenti

cooperazioni tra amministrazioni pubbliche.

convenzioni internazionali e anche Il Ministero e le regioni

cooperano, altresì, per la definizione di indirizzi e criteri riguardanti l'attività di pianificazione territoriale,

nonché la gestione dei conseguenti interventi, al fine di assicurare la conservazione, il recupero e la

valorizzazione degli aspetti e caratteri del paesaggio.

beni paesaggistici:

Sono

- Gli immobili e le aree di notevole interesse pubblico individuati da*

Le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria

storica, ivi compresi gli alberi monumentali; le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni

della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza; i complessi

di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i

centri ed i nuclei storici; le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili

al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze

- aree tutelate per legge

Le

I territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i

terreni elevati sul mare; i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri

dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi; i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua iscritti negli

elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici; le montagne

per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del

mare per la catena appenninica e per le isole; i ghiacciai e i circhi glaciali; i parchi e le riserve nazionali o

regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi; i territori coperti da foreste e da boschi,

ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento; le aree

assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici; i vulcani; le zone di interesse

archeologico dichiarazione di notevole interesse pubblico.

*individuati da una Le regioni istituiscono apposite

commissioni, con il compito di formulare proposte per la dichiarazione di notevole interesse pubblico. Di

ciascuna commissione fanno parte di diritto il direttore regionale, il soprintendente per i beni architettonici e

per il paesaggio ed il soprintendente per i beni archeologici competenti per territorio, nonché due

responsabili preposti agli uffici regionali competenti in materia di paesaggio. I restanti membri, in numero

non superiore a quattro, sono nominati dalla regione tra soggetti con qualificata, pluriennale e documentata

professionalità ed esperienza nella tutela del paesaggio. Tali commissioni valutano la sussistenza del

notevole interesse pubblico degli immobili e delle aree per i quali è stata avviata l'iniziativa e propongono

alla regione l'adozione della relativa dichiarazione. La proposta è formulata con riferimento ai valori storici,

culturali, naturali, morfologici, estetici espressi dagli aspetti e caratteri peculiari degli immobili o delle aree

considerati ed alla loro valenza identitaria in rapporto al territorio in cui ricadono, e contiene proposte per le

prescrizioni d'uso intese ad assicurare la conservazione dei valori espressi. La commissione decide se dare

ulteriore seguito all'atto di iniziativa entro sessanta giorni dalla data di presentazione dell'atto medesimo.

Decorso infruttuosamente il predetto termine, entro i successivi trenta giorni il componente della

commissione o l'ente pubblico territoriale che ha assunto l'iniziativa può formulare la proposta di

dichiarazione direttamente alla regione. La proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico di cui

all'articolo 138, corredata di planimetria redatta in scala idonea alla puntuale individuazione degli immobili e

delle aree che ne costituiscono oggetto, è pubblicata per novanta giorni all'albo pretorio e depositata a

disposizione del pubblico presso gli uffici dei comuni interessati. La proposta è altresì comunicata alla città

metropolitana e alla provincia interessate. La proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico

corredata di planimetria redatta in scala idonea alla puntuale individuazione degli immobili e delle aree che

ne costituiscono oggetto, è pubblicata per novanta giorni all'albo pretorio e depositata a disposizione del

pubblico presso gli uffici dei comuni interessati. La proposta è altresì comunicata alla città metropolitana e

alla provincia interessate. La regione poi, sulla base della proposta della commissione, entro sessanta giorni

provvedimento relativo alla dichiarazione di notevole interesse pubblico.

emana il

Nel Codice leggiamo che “Lo Stato e le regioni assicurano che tutto il territorio sia adeguatamente

conosciuto, salvaguardato, pianificato e gestito in ragione dei differenti valori espressi dai diversi contesti

che lo costituiscono. A tale fine le regioni sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio mediante

piani paesaggistici, ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori

L'elaborazione

paesaggistici, entrambi di seguito denominati: "piani paesaggistici". dei piani paesaggistici

approvato

avviene congiuntamente tra Ministero e regioni, limitatamente ai beni paesaggistici. Il piano è

con provvedimento regionale. Approvato il piano paesaggistico, il parere reso dal soprintendente nel

procedimento autorizzatorio è vincolante in relazione agli interventi da eseguirsi nell'ambito dei beni

paesaggistici.

I piani paesaggistici, con riferimento al territorio considerato, ne riconoscono gli aspetti e i caratteri peculiari,

nonché le caratteristiche paesaggistiche, e ne delimitano i relativi ambiti. In riferimento a ciascun ambito, i

piani predispongono specifiche normative d’uso ed attribuiscono adeguati obiettivi di qualità.

Per ciascun ambito i piani paesaggistici definiscono apposite prescrizioni e previsioni ordinate in particolare:

a) alla conservazione degli elementi costitutivi e delle morfologie dei beni paesaggistici sottoposti a tutela,

tenuto conto anche delle tipologie architettoniche, delle tecniche e dei materiali costruttivi, nonché delle

esigenze di ripristino dei valori paesaggistici;

b) alla riqualificazione delle aree compromesse o degradate;

c) alla salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche degli altri ambiti territoriali, assicurando, al

contempo, il minor consumo del territorio;

d) alla individuazione delle linee di sviluppo urbanistico ed edilizio, in funzione della loro compatibilità con i

diversi valori paesaggistici riconosciuti e tutelati, con particolare attenzione alla salvaguardia dei paesaggi

rurali e dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO.”

143 piano territoriale paesaggistico:

L’art. del codice dei beni culturali disciplina l’elaborazione del

L'elaborazione del piano paesaggistico comprende almeno:

a) ricognizione del territorio oggetto di pianificazione, mediante l'analisi delle sue caratteristiche

paesaggistiche, impresse dalla natura, dalla storia e dalle loro interrelazioni;

b) ricognizione degli immobili e delle aree dichiarati di notevole interesse pubblico, loro delimitazione e

rappresentazione in scala idonea alla identificazione, nonché determinazione delle specifiche prescrizioni

d’uso;

c) ricognizione delle aree tutelate per legge, loro delimitazione e rappresentazione in scala idonea alla

identificazione, nonché determinazione di prescrizioni d'uso intese ad assicurare la conservazione dei

caratteri distintivi di dette aree e, compatibilmente con essi, la valorizzazione;

d) analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio ai fini dell'individuazione dei fattori di rischio e degli

elementi di vulnerabilità del paesaggio, nonché comparazione con gli altri atti di programmazione, di

pianificazione e di difesa del suolo;

e) individuazione degli interventi di recupero e riqualificazione delle aree significativamente compromesse o

degradate e degli altri interventi di valorizzazione compatibili con le esigenze della tutela;

f) individuazione delle misure necessarie per il corretto inserimento, nel contesto paesaggistico, degli

interventi di trasformazione del territorio, al fine di realizzare uno sviluppo sostenibile delle aree interessate;

g) individuazione dei diversi ambiti e dei relativi obiettivi di qualità.

Le previsioni dei piani paesaggistici non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o

regionali di sviluppo economico, sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città

metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente

contenute negli strumenti urbanistici. I comuni, le città metropolitane, le province e gli enti gestori delle aree

naturali protette conformano o adeguano gli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale alle

previsioni dei piani paesaggistici, secondo le procedure previste dalla legge regionale, entro i termini stabiliti

dai piani medesimi e comunque non oltre due anni dalla loro approvazione. I limiti alla proprietà derivanti da

non sono oggetto di indennizzo.

tali previsioni Il codice stabilisce la non indennizzabilità delle disposizioni

dei piani urbanistici confermative rispetto alle previsioni del piano paesaggistico, ma si tratterà di stabilire

quali vincoli derivano direttamente dal piano paesaggistico e siano connaturali alle caratteristiche delle aree

vincolate, e quali invece corrispondano a esigenze di adeguamento (vincoli conformativi e vincoli

espropriativi). (Un esempio per distinguere i vincoli di tipo conformativo da quelli a contenuto espropriativo,

il vincolo a verde privato deve considerarsi appartenere alla prima delle suddette categorie poiché deve

considerarsi connaturato a tale destinazione urbanistica l’imposizione di un vincolo particolare prescritto in

funzione della localizzazione di un’opera pubblica la cui realizzazione non è compatibile con la proprietà

privata. Così, la classificazione a verde privato deve farsi rientrare tra quelle prescrizioni che regolano la

proprietà privata alla realizzazione di obiettivi generali di pianificazione del territorio ai quali non può

attribuirsi una natura ablatoria e/o sostanzialmente espropriativa).

L’autorizzazione paesaggistica

I proprietari, possessori di qualsiasi titolo di beni d’interesse paesistico non possono distruggerli né

modificarli, eventuali interventi sono subordinati all’autorizzazione della Regione o di ente locale, come

risposta alla presentazione del progetto degli interventi che intendono intraprendere, corredato della

prescritta documentazione. Ricordiamo che l'autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e

presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l'intervento urbanistico-edilizio,

essa è efficace per un periodo di cinque anni, scaduto il quale l'esecuzione dei progettati lavori deve essere

sottoposta a nuova autorizzazione. I lavori iniziati nel corso del quinquennio di efficacia dell'autorizzazione

possono essere conclusi entro e non oltre l'anno successivo la scadenza del quinquennio medesimo. Entro

quaranta giorni dalla ricezione dell'istanza, l'amministrazione effettua gli accertamenti circa la conformità

dell'intervento proposto con le prescrizioni contenute nei provvedimenti di dichiarazione di interesse

pubblico e nei piani paesaggistici e trasmette al soprintendente la documentazione presentata

dall'interessato, accompagnandola con una relazione tecnica illustrativa nonché con una proposta di

provvedimento, e dà comunicazione all’interessato dell’inizio del procedimento e dell’avvenuta trasmissione

degli atti al soprintendente. Sull’istanza di autorizzazione paesaggistica dunque si pronuncia la regione,

dopo avere acquisito il parere vincolante del soprintendente in relazione agli interventi da eseguirsi su

parere del Soprintendente,

immobili ed aree sottoposti a tutela dalla legge o in base alla legge. Il dato

entro il termine di quarantacinque giorni, all'esito dell'approvazione delle prescrizioni d'uso dei beni

paesaggistici tutelati, nonché della positiva verifica da parte del Ministero su richiesta della regione

natura obbligatoria non

interessata, dell'avvenuto adeguamento degli strumenti urbanistici, assume

vincolante ed è reso nel rispetto delle previsioni e delle prescrizioni del piano paesaggistico, entro il termine

di quarantacinque giorni dalla ricezione degli atti, decorsi i quali l'amministrazione competente provvede

sulla domanda di autorizzazione. Decorsi inutilmente sessanta giorni dalla ricezione degli atti da parte del

soprintendente senza che questi abbia reso il prescritto parere, l'amministrazione competente provvede

comunque sulla domanda di autorizzazione.

La legge elenca anche gli interventi realizzabili nelle aree vincolate senza bisogno di autorizzazione

paesaggistica, interventi quali manutenzione e restauro che non alterino nulla, non si richiede neanche

l’autorizzazione per quelle aree individuate come gravemente compromesse o degradate.:

a) interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo

che non alterino lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici;

b) interventi inerenti l’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale che non comportino alterazione permanente

dello stato dei luoghi con costruzioni edilizie ed altre opere civili, e sempre che si tratti di attività ed opere

che non alterino l’assetto idrogeologico del territorio;

c) taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione da

eseguirsi nei boschi e nelle foreste

L’autorizzazione paesaggistica semplificata

DPR 139/2010

Il ha individuato una serie di interventi di lieve entità (art. 1, c. 1, allegato I a cui si rimanda

per l'elenco completo) per i quali è prevista una procedura di autorizzazione paesaggistica semplificata,

sempre che comportino un'alterazione dei luoghi o dell'aspetto esteriore degli edifici.

L'istanza presentata ai fini del rilascio dell'autorizzazione semplificata è corredata da una relazione

paesaggistica semplificata, redatta secondo il modello di scheda dato da un tecnico abilitato, nella quale

sono indicate le fonti normative o provvedimentali della disciplina paesaggistica, è descritto lo stato attuale

dell'area interessata dall'intervento, è attestata la conformità del progetto alle specifiche prescrizioni d'uso

dei beni paesaggistici, se esistenti, ovvero documentata la compatibilità con i valori paesaggistici e sono

indicate le eventuali misure di inserimento paesaggistico previste. Nella relazione il tecnico abilitato attesta

altresì la conformità del progetto alla disciplina urbanistica ed edilizia. La presentazione della domanda di

autorizzazione e la trasmissione dei documenti a corredo è effettuata, ove possibile, in via telematica.

Il procedimento autorizzatorio semplificato si conclude con un provvedimento espresso entro il termine di

sessanta giorni dal ricevimento della domanda.

Chi viola le disposizioni a tutela del paesaggio a proprie spese deve rimettere in pristino tutto entro un

termine definito o va incontro a misure puramente sanzionatorie.

ripristino dello stato dei luoghi a spese del

La sanzione amministrativa principale è rappresentata dal

• trasgressore, che deve avvenire entro un termine assegnato dall’autorità amministrativa. In caso di

inottemperanza all’ordine di ripristino entro il termine stabilito, si provvede d’ufficio al ripristino tramite la

Prefettura competente.

In alternativa, tuttavia, l’autorità amministrativa preposta alla tutela del vincolo paesaggistico può ritenere

• sanzione amministrativa pecuniaria,

più opportuno, in relazione alla singola fattispecie, combinare una

equivalente al maggior importo tra il danno arrecato al bene ambientale ed il profitto conseguito mediante

il comportamento trasgressivo.

LA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE;

La realizzazione di grandi opere pubbliche e private porta con sé il problema dell’impatto

sull’ambiente. Tali opere possono avere, infatti, ripercussioni rilevanti sul suolo, l’acqua, l’aria, il

clima, il paesaggio, la fauna, la ora e, quindi, sulla stessa qualità della vita dell’uomo, sicché è

stata ravvisata la necessità di sottoporre i relativi progetti a procedure di valutazione dell’impatto

ambientale. Ciò, a livello europeo, si è tradotto nella direttiva n. 337 del 27 giugno 1985

concernente la valutazione dell’impatto ambientale (VIA) di determinati progetti pubblici e privati.

La Valutazione di impatto ambientale (VIA) fu introdotta dalla Direttiva dell’Unione Europea n.

85/337/CEE quale strumento fondamentale di politica ambientale. Essa nasce come strumento di

analisi e giudizio per individuare, descrivere e valutare gli effetti diretti e indiretti di un progetto

sulla salute umana e su alcune componenti ambientali quali la fauna, flora, suolo, acque, clima,

paesaggio, per contribuire a migliorare la qualità della vita, al mantenimento della specie e alla

conservazione della riproduzione dell’ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita.

Alcuni dei molteplici progetti appartenenti alle classi elencate nell'allegato I formano oggetto di

valutazione, sono:

1. Raffinerie di petrolio greggio (escluse le imprese che producono soltanto lubrificanti dal petrolio

greggio) nonché impianti di gassificazione e di liquefazione di almeno 500 t al giorno di carbone o di scisti

bituminosi

2. Centrali termiche ed altri impianti di combustione con potenza termica di almeno 300 MW, nonché

centrali nucleari e altri reattori nucleari (esclusi gli impianti di ricerca per la produzione e la lavorazione delle

materie fissili e fertili, la cui potenza massima non supera 1 kW di durata permanente termica)

3. Impianti destinati esclusivamente allo stoccaggio definitivo o all'eliminazione definitiva dei residui

radioattivi

4. Acciaierie integrate di prima fusione della ghisa e dell'acciaio

5. Impianti per l'estrazione di amianto, nonché per il trattamento e la trasformazione dell'amianto e dei

prodotti contenenti amianto : per i prodotti di amianto-cemento, una produzione annua di oltre 20 000 t di

prodotti finiti ; per le guarnizioni da attrito, una produzione annua di oltre 50 t di prodotti finiti e, per gli altri

impieghi dell'amianto, un'utilizzazione annua di oltre 200 t

6. Impianti chimici integrati

7. Costruzione di autostrade, vie di rapida comunicazione ('), tronchi ferroviari per il traffico a grande

distanza, nonché aeroporti (2) con piste di decollo e di atterraggio lunghe almeno 2 100 m

8. Porti commerciali marittimi, nonché vie navigabili e porti per la navigazione interna accessibili a battelli

con stazza superiore a 1 350 t.

9. Impianti di eliminazione dei rifiuti tossici e pericolosi mediante incenerimento, trattamento chimico o

stoccaggio a terra

Nell’ Allegato III ci sono tutte le informazioni che il committente deve fornire:

Descrizione del progetto , comprese in particolare

1. — una descrizione delle caratteristiche fisiche dell'insieme del progetto e delle esigenze di utiliz

zazione del suolo durante le fasi di costruzione e di funzionamento ;

— una descrizione delle principali caratteristiche dei processi produttivi, con l'indicazione per

esempio della natura e delle quantità dei materiali impiegati ;

— una valutazione del tipo e della quantità dei residui e delle emissioni previsti (inquinamento

dell'acqua, dell'aria e del suolo, rumore, vibrazione, luce, calore, radiazione, ecc.) risultanti

dall'attività del progetto proposto

2. Eventualmente una descrizione sommaria delle principali alternative prese in esame dal commit tente,

con indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo dell'impatto ambientale

3. Una descrizione delle componenti dell'ambiente potenzialmente soggette ad un impatto impor tante del

progetto proposto, con particolare riferimento alla popolazione, alla fauna e alla flora, al suolo, all'acqua,

all'aria, ai fattori climatici, ai beni materiali, compreso il patrimonio architettonico e archeologico, al

paesaggio e all'interazione tra questi vari fattori

4. Una descrizione (') dei probabili effetti rilevanti del progetto proposto sull'ambiente :

— dovuti all'esistenza del progetto

— dovuti all'utilizzazione delle risorse naturali

— dovuti all'emissione di inquinanti, alla creazione di sostanze nocive e allo smaltimento dei rifiuti e

la menzione da parte del committente dei metodi di previsione utilizzati per valutare gli effetti

sull'ambiente

5. Una descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e se possibile compensare rilevanti effetti

negativi del progetto sull'ambiente

6. Un riassunto non tecnico delle informazioni trasmesse sulla base dei punti precedenti

7. Un sommario delle eventuali difficoltà (lacune tecniche o mancanza di conoscenze) incontrate dal

committente nella raccolta dei dati richiesti

Legge n. 349 dell’8 luglio 1986 e s.m.i.,

La VIA è stata recepita in Italia con la legge che Istituisce il

D.P.C.M. 27 dicembre 1988 e s.m.i

Ministero dell’Ambiente e le norme in materia di danno ambientale. Il

contiene le Norme Tecniche per la redazione degli Studi di Impatto Ambientale e la formulazione del giudizio

di compatibilità.

Il committente è tenuto ad allegare alla domanda di pronuncia sulla compatibilità ambientale, in tre copie al

Ministero dell'ambiente e due rispettivamente al Ministero per i beni culturali e ambientali ed alla regione

interessata, i seguenti atti:

a) lo studio di impatto ambientale articolato secondo i quadri di riferimento di cui ai successivi articoli, ivi

comprese le caratterizzazioni e le analisi;

b) gli elaborati di progetto;

c) una sintesi non tecnica destinata all'informazione al pubblico, con allegati grafici di agevole riproduzione;

Lo studio di impatto ambientale dell'opera è redatto conformemente alle prescrizioni relative ai quadri

di riferimento programmatico, progettuale ed ambientale. Il quadro di riferimento programmatico per lo

studio di impatto ambientale fornisce gli elementi conoscitivi sulle relazioni tra l'opera progettata e gli atti di

pianificazione e programmazione territoriale e settoriale.Il quadro di riferimento progettuale descrive il

progetto e le soluzioni adottate a seguito degli studi effettuati, nonché l'inquadramento nel territorio, inteso

come sito e come area vasta interessati. Esso consta di due distinte parti, la prima delle quali, che

comprende gli elementi di cui ai commi 2 e 3, esplicita le motivazioni assunte dal proponente nella

definizione del progetto; la seconda, che riguarda gli elementi di cui al comma 4, concorre al giudizio di

compatibilità ambientale e descrive le motivazioni tecniche delle scelte progettuali, nonché misure,

provvedimenti ed interventi, anche non strettamente riferibili al progetto, che il proponente ritiene opportuno

adottare ai fini del migliore inserimento dell'opera nell’ambiente. Per il quadro di riferimento ambientale lo

studio di impatto è sviluppato secondo criteri descrittivi, analitici e previsionali.

Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela

del territorio, è istituita una commissione per le valutazioni dell’impatto ambientale, composta da

trentacinque membri. Tale Commissione verifica il progetto.

è il D.lgs. 152/2006 ad introdurre varie novità per quanto riguarda la VIA: divengono soggette a VIA

nazionale le opere autorizzate da organi statali, a VIA regionale tutte le altre opere. Inoltre resta di

competenza statale l’attuazione della VIA per quelle opere non necessariamente autorizzate da organi

statali ma che interessano il territorio di più regioni, o i cui effetti possono avere impatti su più regioni o uno

stato membro dell’UE. All’art. 5 si stabilisce che la VIA deve essere eseguita su progetti preliminari. Per le

opere statali la pronuncia di compatibilità ambientale deve essere emessa dal Ministero dell’Ambiente, di

concerto con il Ministero dei Beni e delle Attività culturali.

“La Valutazione di Impatto Ambientale rappresenta una procedura tecnico-amministrativa volta alla

formulazione di un giudizio di compatibilità sugli effetti che una determinata attività di pianificazione o di

progetto di un opera avrà sull’ambiente globale inteso come l’insieme delle attività umane e delle risorse

naturali”

La procedura interessante la VIA si svolge attraverso tre momenti fondamentali:

screening selezione,

le procedure di valutazione preliminare (fase di o di che ha l’obiettivo di selezionare

1. scoping,

i progetti che devono o meno essere sottoposti a VIA, o di che riguarda l’individuazione delle

azioni tra i diversi soggetti coinvolti nella VIA, al fine di evitare duplicazioni di costi e garantire il

consenso sociale della VIA)

Studio di Impatto Ambientale SIA,

la redazione dello - documento interdisciplinare in cui si deve

2. descrivere il progetto, l’ambiente, si devono individuare, stimare gli impatti ambientali e valutare le

alternative.

Lo studio di impatto ambientale contiene almeno le seguenti informazioni:

a) una descrizione del progetto, comprendente informazioni relative alla sua ubicazione e concezione,

alle sue dimensioni e ad altre sue caratteristiche pertinenti;

b) una descrizione dei probabili effetti significativi del progetto sull’ambiente, sia in fase di realizzazione

che in fase di esercizio e di dismissione;

c) una descrizione delle misure previste per evitare, prevenire o ridurre e, possibilmente, compensare i

probabili impatti ambientali significativi e negativi;

d) una descrizione delle alternative ragionevoli prese in esame dal proponente, adeguate al progetto ed

alle sue caratteristiche specifiche, compresa l’alternativa zero, con indicazione delle ragioni principali

alla base dell’opzione scelta, prendendo in considerazione gli impatti ambientali;

e) il progetto di monitoraggio dei potenziali impatti ambientali significativi e negativi derivanti dalla

realizzazione e dall’esercizio del progetto, che include le responsabilità e le risorse necessarie per la

realizzazione e la gestione del monitoraggio;

f) qualsiasi informazione supplementare di cui all’allegato VII relativa alle caratteristiche peculiari di un

progetto specifico o di una tipologia di progetto e dei fattori ambientali che possono subire un

pregiudizio.

l’emanazione del giudizio di compatibilità (presentazione e revisione dello SIA, con la decisione sul

3. progetto e la successiva fase di monitoraggio). Elemento importante per la procedura di VIA è la

partecipazione dei cittadini, che devono essere informati del procedimento e possono, entro trenta

giorni dall’annuncio del SIA, presentare istanze, osservazioni.

La VAS è erroneamente assimilata ad una Valutazione di Impatto Ambientale applicata ai piani, è invece una

procedura di valutazione che si colloca al livello gerarchico superiore rispetto al “progetto”, a cui invece, si

applica la VIA, alla VAS compete la valutazione della sostenibilità sotto il profilo ambientale di determinate

scelte di carattere strategico e di area vasta, mentre alla VIA è riservato, in un ottica più circoscritta, un

giudizio circa la compatibilità ambientale di un singolo progetto. L’ambito di applicazione della VAS riguarda

piani generali territoriali e piani di settore. La VIA invece nasce come strumento di analisi e giudizio per

individuare, descrivere e valutare gli effetti diretti e indiretti di un progetto sulla salute umana e alcune

componenti ambientali, flora, fauna, suolo, acque..

Tutto ciò è per quanto riguarda la VIA secondo le disposizioni statali, mentre per quanto riguarda la Regione

Campania, viene emanato il DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE DELLA CAMPANIA

“EMANAZIONE DEL REGOLAMENTO - DISPOSIZIONI IN MATERIA DI VALUTAZIONE D'IM-

N. 10/2010

PATTO AMBIENTALE”.

IL PIANO DI ZONA PER L’EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE; IL PIANO PER GLI

INSEDIAMENTI PRODUTTIVI;

Il secondo dopoguerra ripropose nel nostro Paese, in forma più accentuata rispetto al passato, il problema

della carenza di abitazioni di tipo popolare. Nell’Italia prebellica il problema era stato affrontato in via

T.U. n. 1165/1938,

generale con il che disciplinava la materia distinguendo edilizia economica e popolare,

oggi costituenti un tutt’uno, l’edilizia pubblica residenziale, incentivando l’edilizia grazie a finanziamenti,

n.

mutui, agevolazioni a privati operanti nel settore, ma la normativa fu insufficiente, e nel 1962 con la legge

167 “Disposizioni per favorire l’acquisizione di aree per l’edilizia economica e popolare”

(“la 167”) per

contrastare il caos urbanistico e lo sperpero di denaro pubblico, vennero introdotti i cosiddetti Piani di zona

per l’Edilizia Economica e Popolare (PEEP), diretti alla costruzione di un quartiere coordinato di case

economiche e relative attrezzature per le classi meno abbienti. L’ Art. 1 cita “I Comuni con popolazione

superiore ai 50.000 abitanti o che siano capoluoghi di Provincia sono tenuti a formare un piano delle zone

da destinare alla costruzione di alloggi a carattere economico o popolare, nonché alle opere e servizi

complementari, urbani e sociali, ivi comprese le aree a verde pubblico; Tutti gli altri Comuni possono

procedere, con deliberazione del Consiglio comunale, alla formazione del piano; Più Comuni limitrofi

possono costituirsi in consorzio per la formazione di un piano di zona consortile ai sensi della presente

legge.”

Art. 3

L'estensione delle zone da includere nei piani è determinata in relazione alle esigenze dell'edilizia

economica e popolare per un decennio e non può essere inferiore al 40 per cento e superiore al 70 per

cento del fabbisogno complessivo di edilizia abitativa nel periodo considerato. Le aree da comprendere nei

piani sono, di norma, scelte nelle zone destinate ad edilizia residenziale nei piani regolatori vigenti, con

preferenza in quelle di espansione dell'aggregato urbano.

Art. 4

Il piano deve contenere i contenuti del piano:

a) la rete stradale e la delimitazione degli spazi riservati ad opere ed impianti di interesse pubblico, nonché

ad edifici pubblici o di culto;

b) la suddivisione in lotti delle aree, con l'indicazione della tipologia edilizia e, ove del caso, l'ubicazione e la

volumetria dei singoli edifici;

c) la profondità delle zone laterali a opere pubbliche, la cui occupazione serva ad integrare le finalità delle

opere stesse ed a soddisfare prevedibili esigenze future.

Art. 5

Il progetto del piano è costituito dai seguenti elaborati:

1) planimetria in scala non inferiore a 1:10.000, contenente le previsioni del piano regolatore, ovvero,

quando questo non esista, le indicazioni del programma di fabbricazione, con la precisa individuazione

delle zone destinate all'edilizia popolare;

2) planimetria in scala non inferiore ad 1:2.000, disegnata sulla mappa catastale e contenente gli elementi di

cui all'art. 4;

3) gli elenchi catastali delle proprietà comprese nel piano;

4) il compendio delle norme urbanistiche edilizie per la buona esecuzione del piano;

5) relazione illustrativa e relazione sulle previsioni della spesa occorrente per le sistemazioni generali

necessarie per l'attuazione del piano.

Entro cinque giorni dalla deliberazione di adozione da parte del Consiglio comunale, il piano deve essere

depositato nella segreteria comunale e rimanervi nei dieci giorni successivi. Il sindaco comunica il piano

anche alle competenti Amministrazioni centrali dello Stato, ove esso riguardi terreni sui quali esistano

vincoli paesistici, artistici o militari o che siano in uso di dette Amministrazioni, che entro 30 giorni devono

trasmettere al Comune le loro osservazioni. I piani sono approvati dal provveditore regionale alle opere

pubbliche, sentita la sezione urbanistica regionale, se non comportano varianti ai piani regolatori vigenti e

se non vi sono opposizioni od osservazioni da parte delle Amministrazioni centrali dello Stato. Qualora il

piano comporti varianti al piano regolatore ovvero vi siano opposizioni od osservazioni da parte dei Ministeri

di cui al comma che precede, il provveditore regionale alle opere pubbliche, riscontrata la regolarità degli

atti, li trasmette, entro trenta giorni dal ricevimento, al Ministero dei lavori pubblici con una relazione della

sezione urbanistica regionale. In tale caso i piani sono approvati dal Ministro per i lavori pubblici, sentito il

Consiglio superiore dei lavori pubblici. I piani approvati avevano efficacia per dieci anni, adesso per diciotto

anni ed hanno valore di piani particolareggiati di esecuzione. In molte regioni la procedura di approvazione è

n.16/2004

diversa, in Campania ad esempio, la legge regionale stabilisce che i piani urbanistici attuativi

(PUA) possono avere valore e portata anche dei piani di zona (Vedi PUA), e per tutti i PUA ha stabilito la

stessa procedura di approvazione dei PUA, indicato nel precedente capitolo.

Il piano di zona si attua attraverso l’esproprio delle aree comprese nei piani approvati sono espropriate dai

Comuni o dai loro consorzi. Tali aree, salvo quelle cedute in proprietà, vanno a far parte del patrimonio

indisponibile del Comune o del consorzio. (N.B. Differenza tra diritto di proprietà e diritto di superficie. Nella

concessione del diritto di superficie delle aree edificabili, il concetto di proprietà dell'alloggio viene scisso

da quello di proprietà dell'area sulla quale esso insiste la realizzazione delle opere di urbanizzazione

primaria e secondaria ) Su tali aree il Comune o il consorzio concede il diritto di superficie per la costruzione

di case di tipo economico e popolare e dei relativi servizi urbani e sociali. Tale concessione é a tempo

indeterminato per gli enti pubblici, mentre in tutti gli altri casi ha una durata variabile tra i 60 ed i 99 anni.

L’istanza per ottenere la concessione é diretta al Sindaco o al presidente del consorzio. Tra più istanze

concorrenti é data la precedenza ad enti operanti istituzionalmente nel campo dell’edilizia economica e

popolare ed alle cooperative edilizie a proprietà indivisa. La concessione viene deliberata dal Consiglio

Comunale o dall’assemblea del consorzio.

Dopo il 1957 e l’introduzione dei piani delle aree di sviluppo industriale per incentivare l’industrializzazione

legge sulla casa n. 867/1971

del Mezzogiorno e delle zone depresse, con la vengono introdotti i piani per

gli insediamenti produttivi, in particolare nell’art. 27, per la realizzazione di impianti per attività di produzione

di beni e servizi, incluse attività agricole, industriali, artigianali, commerciali, turistiche..

Le aree da comprendere nel piano sono delimitate, nell'ambito delle zone destinate a insediamenti

produttivi, dai piani regolatori generali o dai programmi di fabbricazione vigenti, con deliberazione del

consiglio comunale, la quale, previa pubblicazione, insieme agli elaborati, a mezzo di deposito presso la

segreteria del comune per la durata di venti giorni, è approvata con decreto del presidente della giunta

regionale. Il piano approvato ha efficacia per dieci anni ed ha valore di piano particolareggiato d’esecuzione.

Il comune utilizza le aree espropriate per la realizzazione di impianti produttivi di carattere industriale,

artigianale, commerciale e turistico mediante la cessione in proprietà o la concessione del diritto di

superficie sulle aree medesime.

Prevedono gli stessi contenuti dei PEEP, come anche la procedura di approvazione. Il Piano per

l’Insediamento Produttivo (PIP) è uno strumento di pianificazione urbanistica attuativa attribuito alle

Amministrazioni Comunali al fine di garantire un’organica e coordinata pianificazione delle aree destinate al

sistema produttivo dal Piano Regolatore Generale (aree D). Il PIP, quindi, nasce con duplice obiettivo: oltre

ad assicurare un ordinato sviluppo urbanistico della zona ove dovranno sorgere nuovi insediamenti

produttivi o dovranno trovare sistemazione quelli già esistenti attuando le previsioni contenute nel PRG, al

PIP viene riconosciuta l’importante funzione di strumento di politica economica di stimolo all’espansione

industriale e al rilancio dell’attività produttiva e alla creazione di nuove opportunità di lavoro offrendo alle

imprese ad un prezzo politico le aree occorrenti per il loro impianto e la loro espansione.

IL PIANO DI LOTTIZZAZIONE; IL PIANO DI RECUPERO

Alla fine del XIX secolo i proprietari delle aree non comprese nei piani regolatori o in quelli di ampliamento,

procedevano alla divisione dell’area in lotti fabbricabili, o per le zone comprese nei piani, presentavano

all’autorità comunale il progetto offrendo una parziale cessione in cambio dell’impegno da parte del

n. 1150/1942

Comune di urbanizzarle. Pian piano si giunse alla legge la quale dettò le norme per

l’attuazione della lottizzazione delle aree fabbricabili, prevedendo la lottizzazione “incorporata” nel piano

particolareggiato, infatti all’articolo 13 il quale descrive i contenuti dei piani particolareggiati, sono inclusi “le

suddivisioni degli isolati in lotti fabbricabili”, quella “obbligatoria” e quella facoltativa più comunemente

chiamata piano di lottizzazione. L'art.28 della legge urbanistica stabiliva il divieto di procedere, prima della

approvazione del piano particolareggiato, a lottizzazioni di terreni a scopo edilizio senza la preventiva

autorizzazione comunale. La mancanza di un esplicito divieto di lottizzazione in assenza del piano

regolatore generale e la diffusa carenza di tale strumento, hanno fatto sì che le lottizzazioni divenissero lo

strumento normale di espansione delle città e, in generale, di realizzazione degli insediamenti residenziali.

Il fenomeno - caratterizzato essenzialmente dalla casualità ed irrazionalità delle scelte ubicazionali, proprio

a causa dell'assenza di qualsiasi inquadramento urbanistico ha assunto, soprattutto negli ultimi anni,

proporzioni notevoli pregiudicando, spesso irrimediabilmente, le zone di espansione urbana, le coste e le

più suggestive località alpine ed appenniniche. Per questo motivo nasce la legge ponte del 1967 che, con

l’articolo 8, cerca di reagire a interventi principalmente a scopo privato, stabilendo un divieto di lottizzazione


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Legislazione urbanistica, basato su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliati dal docente A. Coppola:
Per la legislazione statale -G. D’Angelo– “ Compendio di legislazione urbanistica ed edilizia “
Le Penseur Editore 2015
Per la legislazione regionale:
- A. Coppola – “ La redazione del Piano Urbanistico Comunale “
,
Le Penseur Editore, 2013
- A. Coppola – “Perequazione e Compensazione in urbanistica “,
Le Penseur Editore, 2014

Gli argomenti trattati sono i seguenti:
• Evoluzione della legislazione urbanistica italiana; Vincoli preordinati all’espropriazione;
• Proprietà privata e Costituzione; I livelli della pianificazione urbanistica;
• Il piano territoriale di coordinamento regionale;
• Il piano territoriale di coordinamento provinciale;
• La Città Metropolitana;
• La difesa del suolo;
• Il Piano per le aree di sviluppo industriale;
• La legge urbanistica della Regione Campania n. 16/2004 ed il regolamento di attuazione n. 5/2011;
• Il Piano regolatore generale; Il piano urbanistico comunale ( per la Campania );
• Gli standards urbanistici;
• Modalità di acquisizione delle aree diverse dalla espropriazione:
- La perequazione ( forma, modalità e tipologie );
- La compensazione ( forma, modalità e tipologie );
• I piani particolareggiati; i piani urbanistici attuativi ( per la Campania);
• Il piano di zona per l’edilizia economica e popolare; Il piano per gli insediamenti produttivi;
• Il piano di lottizzazione; Il piano di recupero;
• L’accordo di programma; la conferenza di servizi
• Le misure di salvaguardia;
• I limiti edilizi per i comuni sprovvisti di piano: legislazione statale e della Regione Campania;
• Il d.lgs. n. 42 del 2004 – Codice dei beni culturali e del paesaggio;
• La tutela del paesaggio; piano territoriale paesaggistico; vincolo paesaggistico generico; permesso di costruire in presenza di vincolo paesaggistico;
• La valutazione di impatto ambientale; la valutazione ambientale strategica
• Lo sportello unico dell’edilizia;
• La Segnalazione Certificata di inizio attività – SCIA; D.I.A. ; il permesso di costruire;
• Il certificato di agibilità; Voltura dei titoli abilitativi;
• Permesso di costruire; Permesso di costruire in sanatoria, in deroga, condizionato;
• Sanzioni per gli abusi edilizi;
• Regolamento comunale edilizio;
• Rapporti di vicinato tra le costruzioni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fimottadiovatta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Coppola Alberto.

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