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• l’indicazione dei vincoli da osservare nelle zone di pregio storico, ambientale e paesistico

• la ricognizione del patrimonio edilizio-urbanistico da recuperare

• la definizione delle norme per l’attuazione del piano

Le zone in cui viene divisa la città sono:

1. la zona A, che definisce il centro storico

2. la zona B, che indica le zone di completamento, ossia quelle zone già completamente o

prevalentemente edificate

3. la zona C, che indica le zone di espansione, cioè le aree nelle quali si prevede lo sviluppo futuro

dell’edilizia residenziale

4. la zona D, che indica le zone destinate alle attività industriali

5. la zona E, che indica le zone destinate all’agricoltura

6. le zone F, che indica le zone destinate alla localizzazione dei servizi di pubblico interesse e delle

opere pubbliche

Il piano regolatore generale si compone, in genere:

• di una relazione sulla struttura e sulla funzione di esso, che ne costituisce la motivazione. In essa

sono descritti la situazione geografica ed ambientale del territorio comunale, le esigenze

economiche, demografiche e sociali della popolazione residente, i criteri che hanno ispirato la

redazione del piano e gli scopi che esso intende perseguire

• di una parte tavolare, consistente in una serie di planimetrie del territorio comunale che ne

inquadrano la posizione geografica, individuano la zonizzazione generale e riproducono singole

zone aventi caratteristiche peculiari

• di una parte normativa

Contenute nel piano regolatore generale si trovano due concezioni contrapposte della pianificazione

urbanistica: la rigida zonizzazione e l’integrazione funzionale.

La rigida zonizzazione è propria degli anni ’60 ed è di scuola americana. Essa non è prescritta in modo

esplicito da alcuna disposizione normativa ma viene seguita nella prassi applicativa tradizionale. La rigida

zonizzazione attribuisce a ciascuna porzione del territorio comunale un’unica funzione specializzata.

L’integrazione funzionale è di stampo europeo ed è stata sperimentata a partire dalla metà degli anni ’80 in

città modello come Berlino e Barcellona. Questa persegue l’intento di consentire un uso flessibile del suolo

attraverso la compresenza di una molteplicità di usi promiscui nell’ambito di una stessa zona. Collegati

all’integrazione funzionale nascono una nuova tipologia di programmi: i programmi urbani complessi.

Questa nuova tipologia di programmi fa de concetto di integrazione tra opere diverse e tra forme diverse di

finanziamento (privato e/o) pubblico il proprio fulcro metodologico e funzionale.

Il Comune, in sede di pianificazione generale del proprio territorio, utilizza due strumenti che hanno fini

diversi:

1. la divisione in zone del territorio

2. la definizione, per ciascuna zona territoriale omogenea, dei limiti e dei rapporti tra edificazione a

scopo residenziale e produttivo e spazi pubblici

In particolare vengono previste tre zone destinate ad insediamenti residenziali (A,B,C), una zona destinata a

nuovi insediamenti per impianti industriali (D), una zona destinata ad usi agricoli (E), una zona destinata ad

attrezzature ed impianti di interesse generale.

I parametri per la individuazione delle zone non sono tra loro omogenei: infatti le zone A,B,C, sono

caratterizzate ed individuate attraverso le qualità fisiche ed edilizie del territorio, le zone D,E,F, sono

caratterizzate dalle destinazioni d’uso del suolo in atto o previste dal piano in quella specifica porzione di

territorio.

È possibile trovare zone miste o speciali. Queste sono quelle che contemplano simultaneamente varie

destinazioni funzionali, senza assimilazioni ad alcuna zona omogenea. Ciò significa che in una zona

territoriale omogenea possono essere comprese più destinazioni rilevanti ai fini della determinazione degli

standard.

Il piano regolatore generale, nell’impianto originario della legge, doveva considerarsi come piano di

massima e contenere prevalentemente previsioni programmatiche e solo un numero limitato di previsioni

operative. Nell’applicazione pratica, però, è stato chiamato ad assolvere contemporaneamente ad esigenze

sia di impostazione generale sia di controllo e di stimolo operativo, impegnando effetti giuridici non

opportuni per un piano di direttive. È stata, perciò, avvertita l’esigenza di flessibilità del piano comunale.

Nella legislazione regionale più recente il problema è stato affrontato con l’introduzione di un nuovo

modello di piano a struttura binaria distinguendo nel piano stesso:

• una componente programmatica: tende a tradursi in un piano di struttura, il cui contenuto

riguarda le componenti descrittive ed interpretative, l’individuazione degli elementi non

negoziabili del piano e l’esplicitazione degli obiettivi che reggono l’impianto strutturale. Tale

componente viene integrata da un regolamento urbanistico ed edilizio che fissa le condizioni da

rispettare negli interventi di trasformazione del territorio

• una operativa: ha una funzione di definizione concreta degli interventi sulle varie parti del

territorio comunale. Essa deve procedere ad un più approfondita valutazione di sostenibilità

urbanistica ed ambientale, indicando quantità e caratteristiche degli insediamenti privati che

devono essere realizzati

Nel piano a struttura binaria vengono previsti aggiornamenti di dettaglio, ossia modificazioni di competenza

del Comune che non hanno la necessità di essere approvati da un ente straordinario. Inoltre vengono

sempre più frequentemente inseriti strumenti negoziabili che si connettono ad accordi pubblico-privato.

La formazione del piano regolatore generale è obbligatoria:

• per i Comuni compresi in elenchi formati dal Ministero dei Lavori pubblici tra il 1954 e il 1972

• per i Comuni compresi in elenchi formati dalle Regioni dopo il 1972

Tutti gli altri Comuni hanno comunque la facoltà di fornire il piano regolatore generale del proprio

territorio.

Il procedimento di formazione del piano è formato da 9 fasi principali:

1. elaborazione tecnica dello schema del piano: è eseguita direttamente dagli uffici tecnici dei Comuni

o demandata a progettisti esterni incaricati dalle amministrazioni comunali

2. acquisizione dei pareri previsti sugli enti locali, di regolarità tecnica e contabile, e richiesti dalle

leggi regionali. In caso di Comuni sismici la delibera di adozione deve essere preceduta da un parere

del competente ufficio tecnico regionale

3. delibera d’azione del piano: la delibera viene emanata dal Consiglio comunale e dopo 10 giorni

dalla sua pubblicazione diventa esecutiva

4. pubblicazione del piano adottato: il piano viene esposto per 30 giorni nella segreteria comunale in

modo che chiunque possa prendere visione

5. possibilità di presentare osservazioni: enti pubblici, associazioni sindacali, istituzioni interessate,

privati cittadini possono presentare osservazioni, entro 30 giorni, in una prospettiva di

collaborazione al perfezionamento dello strumento urbanistico

6. delibera del Consiglio comunale: in ordine alle osservazioni presentate tale delibera deve contenere

la verbalizzazione della discussione e le controdeduzioni dalle quali risulti chiaramente se le

osservazioni vengono accolte o respinte (se il Consiglio comunale approva anche soltanto una delle

osservazioni presentate deve accogliere tutte le osservazioni)

7. presentazione del piano all’organo regionale

8. approvazione del piano da parte della Regione o Provincia: la Regione o la Provincia ha la possibilità

di presentare modifiche. Il piano deve essere approvato dalla Regione entro 12 mesi dal deposito. Il

termine può essere interrotto una sola volta e solo a causa di motivata richiesta di integrazione

documentale.

9. pubblicazione del decreto di approvazione del piano nella Gazzetta Ufficiale (oggi chiamato

Bollettino Ufficiale della Regione) e deposito di una copia di tale decreto nella segretaria del

Comune

Le modifiche che il Comune può apportare al piano regolatore generale sono:

- quelle che non comportano innovazioni sostanziali

- quelle conseguenti all’accoglimento di osservazioni presentate al piano

- quelle che siano riconosciute indispensabili per assicurare il rispetto delle previsioni del piano

territoriale di coordinamento, la razionale e coordinata sistemazione delle opere e degli impianti di

interesse dello Stato e della Regione, la tutela del paesaggio e di complessi storici, monumentali,

ambientali ed archeologici, l’osservanza degli standard urbanistici


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Chiavarr

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti prodotti dal publisher contenenti appunti presi durante le lezioni incrementati da studio autonomo del manuale "Compendio di diritto urbanistico". Argomenti trattati: Pianificazione urbanistica, Piano regolatore generale comunale, Rigida zonizzazione, Integrazione funzionale, Piano a struttura binaria, Procedimento di formazione del piano regolatore generale, Testo unico in materia di espropriazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in architettura (a ciclo unico)
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiavarr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto urbanistico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Guzzardo Giovanni.

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