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Riassunto esame legislazione penale speciale e minorile, prof Papa - Cingari, libro consigliato: Diritto penale e servizio sociale, Neppi Modona, Petrini, Giors

Riassunto per l'esame di legislazione penale speciale e minorile, basato su appunti e studio del testo consigliato dai prof. Papa - Cingari: Diritto penale e servizio sociale di Neppi Modona, Petrini, Giors. i temi trattati riguardano la parte generale del diritto penale: codice Rocco, principio di legalità, reato, tipicità, principio di offensività, cause di giustificazione,... Vedi di più

Esame di Legislazione penale speciale e minorile docente Prof. M. Papa

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dell’azione omessa ma questa certezza non è quella statistico-probabilistica

quanto quella logica, coincidente con un alto grado di credibilità razionale.

Principio di offensività

Si possono punire solo i fatti che costituiscono un’offesa ad un bene meritevole

di protezione penale. Il principio di offensività ha 2 versanti:

1) Offensività in astratto si rivolge al legislatore e gli impone di prevedere

solo e sempre fattispecie incriminatrici che offendono un bene giuridico,

afferrabile, individuale e meritevole di essere protetto con il ricorso alla

pena detentiva

2) Il princ di offensività è rivolto al giudice che deve sempre interpretare la

fattispecie incriminatrice in modo da garantire che vengano puniti solo i

fatti che meritano protezione penale cioè che ledono effettivamente il

bene o l’interesse tutelato.

Art. 49 comma 2 c.p. impone la non punibilità del reato impossibile per

l’idoneità dell’azione; ma a volte questa corrispondenza tra tipicità e offesa può

mancare. Quindi in base all’art. 49 comma 2 c.p. il giudice non potrebbe punire

il fatto tipico non offensivo in quanto l’azione non ha alcuna possibilità di

offendere il bene protetto.

L’esigenza di non punire i fatti inoffensivi è stata recepita dalla nostra

giurisprudenza soprattutto a livello costituzionale.

Esempio: per la C. Cost. il princ di offensività deve guidare l’interpretazione

concreta del giudice che in materia di detenzione di esplosivi deve stabilire se

una minima quantità di esplosivo sia nella concreta fattispecie idonea ad

offendere i beni tutelati dalle normative in discussione.

La C. di Cassazione ha dato più volte conto delle necessità di interpretare le

fattispecie penali in conformità al principio di offensività.

Il cod. penale detta anche una disciplina entrata in vigore nel 2015, finalizzata

a non sanzionare i fatti nei quali l’offesa risulti modesta.

L’offesa del bene tutelato può assumere 2 diverse connotazioni:

1) Coincide von il pregiudizio del bene tutelato (es. nel delitto di omicidio la

vita della vittima viene distrutta; nella rapina il patrimonio della persona

offesa subisce un danno concreto) = reati di danno

2) Il legislatore per anticipare la tutela di determinati beni punisce la mera

esposizione a pericolo del bene protetto (es nei delitti contro l’incolumità

pubblica si punisce chi attenta alla sicurezza dei trasporti o adultera delle

sostanze alimentari prima di essere distribuite per il consumo) = reati di

pericolo è sempre presente un’offesa anche se di natura anticipata

rispetto alla verificazione di un danno

Cause di giustificazione

Le cause di giustificazione si inseriscono nella categoria delle cause di non

punibilità. Il giudice una volta accertato che un fatto integra tutti gli elementi

costitutivi di una fattispecie incriminatrice, deve compiere un altro passaggio:

accertare che la condotta non sia stata tenuta in presenza di una causa di

giustificazione = situazione che fa venire meno l’antigiuridicità. L’antigiuridicità

si affianca alla tipicità facendo sì che a determinate condizioni, un fatto tipico

venga considerato non punibile.

Le cause di giustificazione rendono lecito il fatto tipico in virtù di un giudizio di

bilanciamento tra interessi contrapposti che l’ordinamento stabilisce al

verificarsi di quelle situazioni (es. legittima difesa).

Le scusanti, invece, appartengono alla categoria della colpevolezza. Sono

situazioni in cui il fatto, oltre che tipico, è antigiuridico ma l’ordinamento non

può pretendere dall’agente il rispetto della norma penale in virtù della

situazione psicologica in cui si trova.

Le cause di non punibilità si riferiscono ad un fatto tipico, antigiuridico e

colpevole ma non punito dall’ordinamento per ragioni di mera opportunità che

possono essere di natura premiale oppure la non punibilità trova fondamento

nell’inopportunità dell’intervento penale all’interno di determinati rapporti

personale.

Le cause di giustificazione sono norme non strettamente penali ma

intraordinamentali cioè valgono in ambito giuridico e non solo in quello penale.

Esse si applicano oggettivamente cioè senza nessuna valutazione del giudice,

dalla conoscenza che ne aveva colui che si trova nella situazione scriminata e

per il loro carattere oggettivo si estendono a tutti coloro che hanno concorso

alla realizzazione del fatto tipico.

Le cause di giustificazione si distinguono in:

A) Generali = applicabili ad ogni reato

Concorso dell’avente diritto

 Esercizio di un diritto

 Adempimento di un dovere

 Difesa legittima

 Uso legittimo delle armi

 Stato di necessità

B) Speciali = si applicano ad una sola fattispecie o a un gruppo specifico di

reati Reazione agli atti arbitrati del pubblico ufficiale

Consenso dell’avente diritto

Art. 50 c.p. non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto col consenso

della persona che può disporne. Si tratta di un bilanciamento tra la tutela di un

determinato bene e la libertà di scelta e di autodeterminazione del titolare del

bene.

Beni disponibili: patrimonio, onore, libertà personale. Beni indisponibili: sono di

carattere pubblico o collettivo e quindi la pubblica amministrazione,

l’amministrazione della giustizia.

Disponibilità del bene l’ambito più discusso e delicato è quello dell’integrità

fisica e della vita umana. Art. 5 c.c. limite agli atti di disposizione del proprio

corpo cioè essi non possono porsi in contrasto con l’ordine pubblico e il buon

costume e non possono cagionare una diminuzione permanente dell’integrità

fisica.

Indisponibilità del bene vita: art. 579 c.p. punisce l’omicidio del

consenziente; art. 580 c.p. sanziona l’aiuto al suicidio. Quindi la vita non è

un diritto disponibile.

C. di Cassazione la libertà di autodeterminarsi consente di rifiutare la terapia

e di decidere di interromperla in tutte le fasi della vita.

Validità del consenso: deve essere manifestato dal titolare del bene in assenza

di minaccia, violenza, errore o altre situazioni che lo rendono invalido (minore

età, malattia mentale).

Adempimento del dovere

Art. 51 comma 1 c.p. l’adempimento di un dovere esclude la punibilità,

diversamente ne deriverebbe una contraddizione nell’imporre ad un soggetto

un comportamento e poi incriminarlo per la sua condotta.

La fonte è la legge o l’ordine dell’autorità. Si deve trattare di autorità pubblica

e in questo caso l’ordine è legittimo cioè scrimina sempre sia chi lo ha

impartito che l’esecutore.

In caso di ordine illegittimo l’esecutore non risponde solo in 2 casi: se per

errore ha ritenuto di eseguire un ordine legittimo o se si tratta di un ordine non

sindacabile (all’interno delle forze armate che sono molto gerarchizzate). Ma

anche in questo caso l’esecutore non dovrà mettere in atto una condotta

delittuosa, quando l’ordine è palesemente criminoso.

Esercizio del diritto

Art. 51 c.p. prevede la non punibilità di chi esercita un diritto. (es lo straniero

che entra nel territorio italiano senza documenti di identità per contrarre

matrimonio con una donna italiana non viola la normativa penale in materia di

ingresso irregolare, in quanto esercita un diritto riconosciuto ad ogni essere

umano, indipendentemente dalla nazionalità, cittadinanza o provenienza).

Un ambito paradigmatico è quello del diritto di libera manifestazione del

pensiero (art. 21 Cost.) che non consente di diffamare chiunque senza ragione,

prevaricando il diritto all’onore e alla difesa dei cittadini (es. non è diffamatoria

la notizia pubblicata o riferita dal giornalista quando è vera, di interesse

pubblico ed espressa in termini non offensivi).

Difesa legittima

La difesa legittima permette una forma di autotutela nei confronti

dell’aggressore da colui che viene aggredito. Art. 52 c.p. detta requisiti

stringenti, finalizzati a contenere la reazione nei limiti indispensabili per salvare

i beni dell’aggredito.

A) Caratteristiche dell’aggressione che giustifica la reazione difensiva:

1) Situazione di pericolo attuale = imminente o perdurante; quindi non

posso aspettare sotto casa colui che la sera prima mi ha percosso in

quanto passato il pericolo ho il dovere di rivolgermi all’autorità. Ma

anche rispetto ad un pericolo futuro e ipotetico viene meno il requisito

fondamentale della difesa legittima

2) La situazione aggressiva deve provenire da una persona umana

3) Il pericolo deve riguardare un’offesa ingiusta ad un diritto proprio o

altrui di natura personale o patrimoniale. Non è lecito reagire al

poliziotto che viene ad arrestarmi in esecuzione di un provvedimento

legittimo del magistrato

4) Il pericolo non deve essere stato causato volontariamente cioè la

norma consente l’autotutela solo quando il soggetto è costretto dalla

necessità di difendersi

B) Requisiti della reazione difensiva: art. 52 c.p. consente di difendersi solo

se non ci sono alternative + colui che si difende deve scegliere sempre il

mezzo meno lesivo tra quelli che ha a disposizione. Inoltre la difesa deve

essere proporzionata all’offesa.

Fin dove è possibile agire per difendere un bene patrimoniale? Ogni situazione

impone al giudice una valutazione concreta e attenta ma la giurisprudenza ha

chiarito più volte che il requisito della proporzione deve essere sempre escluso

nel caso del conflitto tra beni eterogenei quando la consistenza dell’interesse

leso (vita o incolumità fisica) è più rilevante sul piano dei valori costituzionali

rispetto a quello minore difeso.

L. 13/02/2006 n. 59 ha introdotto un secondo comma all’art. 52 c.p. che

prevede una presunzione di proporzione quando c’è l’uso di un’arma tenuta

legittimamente, per reagire nei confronti di un’aggressione nel proprio

domicilio. Questa previsione si applica in 2 casi: quando c’è la necessità di

difendere la propria o altrui incolumità o i beni propri o altri e quando c’è

desistenza e pericolo di aggressione.

Uso legittimo delle armi

non è punibile il pubblico ufficiale che per adempiere un dovere

Art. 53 c.p. 

del proprio ufficio faccia uso oppure ordini di fare uso di armi se costretto dalla

necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza.

L. 22/05/1975 n.152 ha introdotto una terza finalità = impedire la

consumazione di delitti quali la strage, l’omicidio violento, il sequestro di

persona.

N.B. la causa di giustificazione è applicabile solo ai pubblici ufficiali.

In ogni caso si è cercato di arginare progressivamente l’applicabilità di questa

causa di giustificazione, ritenendo che operi solo il favore dei pubblici ufficiali

per i quali l’uso di armi è imposto dal servizio ma soprattutto imponendo il

rispetto della proporzione.

A) Fuga dei malviventi: è legittimo l’uso delle armi solo quando la fuga non

è finalizzata solo alla conservazione dello stato di libertà ma per le sue

modalità determini l’insorgere di pericoli per l’incolumità di terzi

B) Resistenza passiva: la C. di Cassazione ha considerato scriminato

l’accompagnamento coattivo in questura di chi si rifiuta di fornire le

proprie generalità, mettendo in atto una resistenza meramente passiva a

condizione che l’uso della forza sia proporzionato al tipo e al grado di

resistenza opposta.

Stato di necessità

Come nella difesa legittima chi agisce è spinto dalla necessità di salvarsi da un

pericolo. La differenza fondamentale è che la sua condotta tipica non

danneggia un aggressore ma un terzo innocente.

Se si agisce non per salvare se stesso ma una terza persona si parla di

soccorso di necessità.

1) Il pericolo non deve essere stato causato volontariamente da chi invoca

la scriminante e non deve essere evitabile

2) Requisito di proporzione = valutazione del giudice. Colui che subisce le

conseguenze della condotta non è l’aggressore ma un terzo innocente

3) Non si può invocare lo stato di necessità per difendere un bene

patrimoniale ma solo per salvare sé o altri da un danno grave alla

persona (vita, integrità fisica, salute, privacy, libertà personale)

Recentemente il diritto all’abitazione o al posto di lavoro sono stati equiparati

ai diritti della persona, estendendo la scriminante a chi in stato di estrema

necessità occupa una casa popolare senza titolo o mente davanti al giudice per

non essere licenziato.

Inoltre, la causa di giustificazione non si applica a chi ha il dovere di esporsi al

pericolo (es. vigili del fuoco ma questo non significa che essi debbano andare

incontro a morte certa per trarre in salvo una vittima di un incendio).

Se la situazione di pericolo è dovuta alla minaccia altrui, risponde del delitto

commesso colui che minaccia (es. se Tizio punta una pistola alla tempia di Caio

e gli impone di uccidere Sempronio dell’omicidio risponderà Tizio).

Colpevolezza

Il reato deve essere:

Tipico

 Antigiuridico

 Rimproverabile a chi lo ha commesso

La rimproverabilità può riguardare la volontà colpevole nel dolo oppure la

mancata esecuzione di cautele preventive nella colpa, ed è il nucleo

fondamentale del princ di colpevolezza. Un fatto tipico e antigiuridico non è

punibile se all’agente non può essere rimproverata la sua causazione.

Divieto di responsabilità oggettiva = forme di responsabilità nelle quali il

soggetto è chiamato a rispondere dei propri atti o sulla base della loro

materiale commissione.

In questo percorso ha avuto un ruolo fondamentale una sentenza della C.

Costituzionale in materia di ignoranza della legge penale che ha ritenuto

costituzionalizzato il princ di colpevolezza all’art. 27 commi 1 e 3.

Comma 1 la responsabilità penale è personale; questo non significa solo per

fatto proprio ma è inteso come riferibile al colpevole anche dal punto di vista

psicologico.

Comma 3 le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.

Per essere punibile un comportamento umana deve quindi essere commesso

con dolo o colpa cioè il giudice deve sempre accertare la concreta

rimproverabilità del fatto al suo autore.

Il princ di colpevolezza presuppone che:

Il soggetto sia imputabile

 Abbia agito con dolo, colpa o preterintenzione

 Non ci sia ignoranza inevitabile della legge penale

 Non ci siano le cause di esclusione della colpevolezza (scusanti)

Imputabilità

Art. 85 c.p. imputabilità = capacità di intendere e di volere. Se manca solo la

capacità di intendere o quella di volere non si è imputabili. La capacità di

intendere e di volere deve essere presente al momento del compimento del

fatto e deve essere accertata con riferimento al reato commesso.

4 cause di esclusione della capacità di intendere e di volere:

1) Minore età il problema è individuare la soglia di età, infatti non è

possibile tracciare una linea di confine che valga per tutti ma fino al

compimento dei 14 anni non si è imputabili. Il minore in quanto

imputabile non sarà punibile ma se è socialmente pericoloso potrà essere

sottoposto alla misura di sicurezza del riformatorio giudiziario.

Se viene commesso un reato da un minore tra i 14 e i 18 anni il giudice dovrà

accertare in concreto la capacità di intendere e di volere anche con l’aiuto di

esperti. Se il giudizio sulla capacità di intendere e di volere ha esito positivo il

minore sarà punito ma la pena è diminuita fino a 1/3.

2) Vizio di mente = infermità che esclude la capacità di intendere o di

volere. In passato nel concetto di infermità rientravano solo le malattie

mentali riconosciute dalla nosografia ufficiale (schizofrenia, delirio

paranoide), oggi anche i disturbi della personalità se gravi e in grado di

incidere sulla capacità di intendere o di volere posso escludere la

punibilità. Sono escluse dal vizio di mente le anomalie del carattere o i

disturbi della personalità non gravi e significativi (vizi del gioco d’azzardo,

pedofilia) e gli stati emotivi e passionali (gelosia, crisi di astinenza dei

tossicodipendenti).

Il codice penale distingue tra:

A) Vizio totale = la capacità di intendere e di volere è esclusa del tutto. Il

soggetto non è imputabile e se socialmente pericoloso può essere

sottoposto alla misura di sicurezza del ricovero nelle REMS

B) Vizio parziale = la capacità di intendere e di volere è scemata

grandemente. Il soggetto è punito ma la pena è diminuita fino a 1/3. Se è

socialmente pericoloso dopo aver scontato la pena potrà essere

sottoposto a misura di sicurezza

3) Sordomutismo non tutti i sordomuti sono incapaci di intendere e di

volere. Se un soggetto sordomuto commette un reato, il giudice deve

accertare se è imputabile o se il sordomutismo ha prodotto un deficit di

sviluppo che ne ha pregiudicato la capacità di intendere e di volere. La

disciplina è identica a quella del vizio di mente.

4) Reato commesso sotto l’effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti che

spesso rendono il soggetto incapace di intendere e di volere per il venir

meno dei freni inibitori.

2 situazioni:

a) Commissione di un reato in condizioni di ubriachezza dovuta a caso

fortuito o forza maggiore: l’intossicazione dovuta ai fumi dell’alcool

respirati da chi pulisce le botti dove si trovano i vini è una causa di forza

maggiore; l’erronea assunzione di un forte liquore credendolo acqua è un

caso fortuito

b) Se l’ubriachezza è volontaria o colposa il soggetto viene ritenuto

imputabile se un soggetto, sotto l’effetto di alcol o droga assunti

volontariamente o per colpa, commette un reato ne risponderà a seconda

dell’atteggiamento psicologico con il quale agisce (se aggredisce un

passante per un motivo banale e lo uccide = omicidio doloso; se si mette

alla guida dell’auto a tutta velocità e investe un pedone = omicidio

colposo)

Se l’ubriachezza è predeterminata al compimento del reato oppure è abituale si

è imputabili e la pena è aumentata fino a 1/3. Invece, l’intossicazione cronica

da sostanza alcoliche o stupefacenti non va confusa con l’alcolismo o con la

situazione del tossicodipendente abituale che soffre di crisi di astinenza ma

deve integrare una vera e propria malattia mentale = alterazione non

transitoria dell’equilibrio biochimico del soggetto tale da determinare uno stato

psicofisico patologico (alterazione dei processi intellettivi e volitivi) cioè si deve

trattare di uno stato mentale e fisico permanente e irreversibile.

L’intossicazione cronica da alcol o da stupefacenti determina la non

imputabilità del soggetto e si applica la disciplina del vizio di mente totale o

parziale.

Dolo

È la forma più grave di imputazione soggettiva e riguarda la rappresentazione e

volontà di tutti gli elementi costitutivi di un reato.

I reati si suddividono in 2 grandi categorie: delitti e contravvenzioni. I delitti

sono puniti solo a titolo di dolo (art. 42 comma 20 c.p.).

Delitti punibili anche a titolo di colpa:

Omicidio

 Lesioni personali

 Gran parte dei delitti contro l’incolumità pubblica

Per le contravvenzioni la regola dice che sono punite indifferentemente a titolo

di dolo o colpa a meno che uno dei criteri di imputazione soggettiva non sia

incompatibile con la struttura del reato.

Art. 43 comma 1 c.p. il delitto è doloso quando l’agente mette in atto

un’azione volontariamente.

Requisiti del dolo: rappresentazione e volizione.

Art. 47 comma 1 c.p. prevede che l’erronea rappresentazione di uno degli

elementi costitutivi del fatto esclude la non punibilità (es. se un cacciatore

spara un bersaglio in movimento dietro un cespuglio, pensando che è un

animale e invece uccide un uomo il dolo è escluso dalla rappresentazione

errata di uno degli elementi costitutivi del reato).

Art. 59 comma 4 c.p. anche l’erronea rappresentazione della presenza di una

causa di giustificazione esclude la punibilità per mancanza di dolo.

Devono essere oggetto di rappresentazione non viziata tutti gli elementi del

reato: Presupposti della condotta

 Condotta

 Evento naturalistico

 Qualifiche soggettivo del reo e della persona offesa

Tutti questi elementi devono essere oggetto di volizione tranne quelli che,

essendo precedenti alla commissione del reato, possono essere solo conosciuti

e non voluti dal reo.

Tra gli elementi del dolo non rientra la colpevolezza dell’offesa =

rappresentazione e volizione che il bene o l’interesse leso sia protetto da una

norma penale.

Il dolo può presentarsi sotto diverse forme:

- dal punto di vista dell’intensità si distingue: dolo intenzionale, diretto e

eventuale

Dolo intenzionale (ipotesi più grave) = l’agente agisce con il proposito di

 cagionare quel determinato risultato.

Es. killer della mafia che fa esplodere una bomba sull’auto di un magistrato che

indaga sulla sua cosca criminale e causa la morte.

Se nell’auto c’è anche un’agente di scorta il colpevole ne risponde a

 titolo di dolo diretto cioè egli non agisce con l’intenzione di uccidere il

poliziotto ma si rappresenta questa evenienza come certa e sicura.

Se nello scoppio viene coinvolto un passante il killer rispondere della sua

 morte a titolo di dolo eventuale perché si manifesta l’eventualità di

coinvolgere altre persone ma agisce ugualmente pur di raggiungere il suo

obiettivo. Il dolo eventuale confina con la colpa cosciente o con

previsione.

La distinzione tra i 3 tipi di dolo incide sulla misura della pena e inoltre incide

anche la distinzione tra dolo d’impeto e di proposito.

Dolo d’impeto (meno grave) = il colpevole agisce nel momento

 immediatamente successivo alla sua decisione

Dolo di proposito = c’è un lasso di tempo tra la decisione e la

 realizzazione del delitto che rende più riprovevole il comportamento

criminale. N.B. non va confuso con la premeditazione che è una

circostanza aggravante dell’omicidio colposo e delle lesioni personale.

Ulteriore distinzione tra dolo generico e dolo specifico:

Dolo generico = rappresentazione e volizione di tutti gli elementi del

 fatto sena che vengano in rilievo le finalità che muovono l’agente

Dolo specifico = si ha quando la fattispecie incriminatrice richiede che

 l’agente agisca per un fine specifico che diventa l’elemento costitutivo

del delitto ma che deve essere raggiunto perché il reato sia integrato in

tutti i suoi elementi

Il dolo pone diversi problemi di accertamento si ricorre a delle massime di

esperienza che ci dicono che determinati elementi sono sintomo di uno

specifico atteggiamento psicologico.

Colpa

È la causazione di un evento dannoso o pericoloso a causa della violazione di

regole cautelari.

Art. 43 c.p. il delitto è colposo quando l’evento, anche se è stato previsto,

non è voluto dall’agente e si verifica a causa della sua negligenza, imprudenza

o imperizia o per l’inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

I 3 elementi costitutivi della colpa sono:

Mancanza di volizione del fatto

 Violazione di una regola cautelare

 Inevitabilità dell’evento si deve verificare a causa della violazione della

 

regola cautelare

A) La non volontà a causare l’evento non significa che esso non può essere

previsto colpa cosciente che si distingue dal dolo eventuale per la

previsione dell’evento accompagnato dalla non accettazione che l’evento

si realizzi

B) Essenza profonda della colpa = violazione di regole cautelari. Art. 43 c.p.

individua 2 diverse categorie di colpa:

Colpa generica = quando il fatto è commesso con imprudenza,

 imperizia o negligenza. Le regole cautelari non sono scritte o

tipicizzate.

Problemi di accertamento 2 criteri: il giudice deve chiedersi se l’evento che

si è verificato (morte della vittima) era prevedibile e inevitabile; se la risposta è

positiva si ha colpa generica.

Colpa specifica = quando l’evento è causato dalla violazione di

 regole cautelari scritte, quindi contenute nella legge, nei

regolamenti, negli ordini.

In questo caso l’accertamento è più facile.

Ci sono però anche regole elastiche il giudice deve procedere alla

valutazione della colpa come nel caso della colpa generica.

C) Evitabilità dell’evento (detta anche causalità della colpa) il giudice

deve accertare se la cautela omessa era finalizzata ad evitare l’evento

che si è verificato.

Problemi: quando la regola cautelare violata voleva impedire un fatto diverso

da quello verificatosi in concreto.

Preterintenzione (oltre l’intenzione)

Art. 43 c.p. il delitto è preterintenzionale quando dall’azione o omissione

deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall’agente.

Ci sono 2 delitti preterintenzionali: omicidio preterintenzionale e aborto

preterintenzionale.

Struttura del delitto preterintenzionale = delitto base doloso da cui deriva

come conseguenza non voluta la morte o l’aborto della vittima (lesioni o

percosse).

Titolo di imputazione del 2° evento non voluto (questione più delicata) la tesi

che più rispetta il principio di colpevolezza ritiene che si tratta di un evento

imputabile a titolo di colpa ma la giurisprudenza più recente tende a

considerare il dolo del delitto di lesioni in quando chi aggredisce l’integrità

fisica di una persona è consapevole che dalla sua condotta può derivare la

morte della vittima.

Ignoranza della legge penale

Art. 5 c.p. (previsione originaria) nessuno poteva ignorare a propria scusa

l’ignoranza della legge penale. Oggi: non può essere punito chi si trova in una

situazione di ignoranza della legge penale inevitabile. L’ignoranza inevitabile

non va confusa con il dubbio sulla rilevanza penale del proprio comportamento,

quindi si tratta di situazioni molto particolari:

Assoluta oscurità del testo normativo

 Situazione di vero e proprio caos interpretativo della norma

 Erronee rassicurazioni date da coloro che vigilano sulle condotte

 incriminate

Numerose assoluzioni precedenti per lo stesso caso

Responsabilità oggettiva

Art. 42 comma 3 c.p. la legge determina i casi in cui l’evento è posto

altrimenti a carico dell’agente come conseguenza della sua condotta o

omissione. Si tratta di casi di responsabilità oggettiva dove si risponde della

propria condotta sulla base della causazione materiale del fatto,

indipendentemente da qualsiasi accertamento del dolo o della colpa.

Il principio di colpevolezza impone di verificare che nel rispetto degli elementi

fondamentali della fattispecie penale, ci sia almeno la colpa.

1) Omicidio preterintenzionale porta ad imputare all’agente l’evento più

grave non voluto indipendentemente da qualsiasi valutazione sulla sua

prevedibilità in concreto

2) Delitti aggravati dall’evento = ipotesi di reato dove al compimento di un

delitto doloso, segue un evento più grave come conseguenza non voluta.

Per imputare al soggetto che ha tenuto la condotta base (dolosa) anche

l’evento aggravante, occorre accettarne in concreto la prevedibilità.

3) Aberratio delicti = si verifica un evento diverso da quello voluto per

errore dei mezzi di esecuzione

4) Aberratio ictus = quando l’errore porta a colpire una persona diversa da

quella originariamente presa di mira

5) Reato diverso da quello voluto dai concorrenti

6) Concorso dell’estraneo nel reato proprio

Forme di manifestazione del reato

Circostanze di reato

Sono elementi di carattere eventuale che non influiscono sulla tipicità ma solo

sulla commisurazione della pena.

Le circostanze consentono di aumentare o diminuire la pena anche oltre i limiti

edittali fissati dal legislatore, per adeguarla al disvalore del fatto commesso.

Esse si distinguono in attenuanti e aggravanti.

Circostanze comuni = applicabili a tutti i reati; circostanza speciali = valevoli

solo per un reato o una categoria di reati.

Alcune circostanze comuni sono descritte negli artt. 61 e 62 c.p. e sono tra loro

speculati:

Aggrava tutti i delitti contro il patrimonio o motivati da fine di lucro aver

 cagionato alla persona offesa un danno patrimoniale particolarmente

grave oppure è una circostanza attenuante cagionare un danno

patrimoniale tenue

Aggrava il reato di aver agito per motivi abietti o futili mentre lo

 attenuano i motivi di particolare valore morale e sociale.

- Circostanze tipiche = l’elemento circostanziale è descritto in modo dettagliato

e tassativo; - circostanze indeterminate = contengono un riferimento generico.

Anche le attenuanti generiche hanno carattere indeterminato in quanto

consentono al giudice di diminuire la pena per qualsiasi reato, prendendo in

considerazione elementi diversi da quelli tipicizzati nelle altre circostanze

comuni.

- Circostanze oggettive = attengono a natura, specie, mezzi, oggetto, tempo,

luogo e ogni altra modalità di azione, gravità del danno o del pericolo,

condizioni o qualità personali dell’offeso.

- Circostanze soggettive = intensità del dolo, grado della colpa, condizioni e

qualità personali del colpevole, rapporti tra il colpevole e l’offeso, imputabilità,

recidiva.

- Circostanze ad effetto comune = attenuanti o aggravanti in cui il legislatore si

limita ad utilizzare la formula “la pena è aumentata” o “la pena è diminuita”

senza indicare la misura dell’aumento/diminuzione che è sempre da intendersi

fino a 1/3 della pena base.

- Circostanze ad effetto speciale = la pena base viene aumentata o diminuita di

una percentuale superiore a 1/3, per esempio fino alla metà.

- Circostanze autonome = si prevede una pena diversa da quella base (es.

ergastolo invece della reclusione).

- Circostanze indipendenti = si individuano limiti edittali diversi da quelli

previsti per l’ipotesi aggravante.

Se ci sono più circostanze omogenee (tutte aggravanti o tutte attenuanti) il

giudice deve procedere in base agli artt. 63 e 68 c.p. si applicano tanti

aumenti o tante diminuzioni di pena quante sono le circostanze.

Se ci sono più circostanze eterogenee (attenuanti + aggravanti) il giudice

procede al giudizio di bilanciamento = mette sul piano della bilancia le

circostanze opposte 3 diversi risultati:

1) Prevalgono le attenuanti e quindi si applicano solo queste e le aggravanti

non sono prese in considerazione

2) Prevalgono le aggravanti e quindi si applicano solo queste

3) Aggravanti e attenuanti si equivalgono e quindi non si applicano né le

une né le altre

Codice 1930 il giudizio di bilanciamento era previsto solo per le circostanze

ad effetto comune; la riforma del 1974 ha esteso il giudizio di bilanciamento a

tutte le circostanze. La riforma ha ampliato la discrezionalità da parte del

giudice rendendo meno rispettosa, dal punto di vista del princ. di uguaglianza e

di ragionevolezza, l’individuazione della pena in concreto. Negli ultimi tempi c’è

la tendenza a prevedere delle deroghe a tale meccanismo introducendo le

circostanze blindate (es. recidiva).

La legge del 2005 aveva previsto l’obbligatorietà degli aumenti di pena per la

recidiva aggravata e reiterata anche in presenza di una o più circostanze

attenuanti; ma la C. Costituzionale la ha ritenuta illegittima perché

irragionevole e contraria alla finalità rieducativa della pena.

Tentativo

Nello sviluppo dell’iter criminis si possono individuare una serie di passaggi:

1) Ideazione

2) Progettazione

3) Preparazione dei mezzi necessari

4) Consumazione (momento in cui tutti gli elementi del reato sono stati

realizzati)

Il momento consumativo varia a seconda del tipo di reato:

Reati di mera condotta = esaurirsi della condotta

 Reati ad evento naturalistico = quando si realizza l’evento stesso

 Reati permanenti = quando cessa la permanenza

N.B. può succedere che un reato non giunga alla consumazione perché l’iter

criminis si interrompe prima delitto tentato.

Teoria soggettiva il fondamento della punibilità del tentativo viene

individuato nella pericolosità sociale dell’agente che anche se non porta a

termine il delitto manifesta la stessa capacità criminale di chi riesce nel suo

intento.

Teoria oggettiva = la ragione della punibilità del tentato delitto è individuata

nell’esposizione al pericolo del bene tutelato dalla fattispecie penale.

Non tutti i reati sono puniti a titolo di tentativo infatti l’art. 56 c.p. parla di

delitto tentato (le contravvenzioni sono punite solo nella forma consumata).

Il nostro ordinamento punisce con una pena minore il tentativo rispetto al

delitto consumato in quanto la mera esposizione a pericolo del bene tutelato

costituisce una lesione meno grave.

Pena per il tentativo = quella del delitto consumata diminuita da 1/3 a 2/3,

all’ergastolo è sostituita la pena della reclusione non inferiore a 12 anni.

Problema = individuare l’inizio dell’attività punibile elementi costitutivi del

tentativo = compimento di atti idonei e atti diretti in modo non equivoco a

commettere un delitto. L’idoneità dell’atto coincide con la loro pericolosità è

idoneo l’atto che ha una probabilità significativa di portare alla consumazione

del delitto (es. non risponde di tentato omicidio chi spara contro una persona

che si trova a 800 metri di distanza perché le probabilità di ucciderla sono

nulle).

L’idoneità deve essere accertata ex ante cioè ponendosi idealmente nella

situazione e nel momento in cui il reo tiene la condotta tipica.

Il requisito della direzione non equivoca impone al giudice di accertare a quale

fattispecie di delitto sono indirizzati gli atti (es. se un soggetto viene sorpreso

di notte a scavalcare il muro di cinta di una villa non è ancora possibile stabilire

con certezza quale delitto vuole compiere e quindi non può parlarsi di

tentativo. Ma se ha con sé una borsa con attrezzi che possono servirgli per lo

scasso e una fiamma ossidrica e nella villa non ci sono i proprietari, potrà

parlarsi di non equivocità del comportamento = furto del denaro e dei preziosi

contenuti nella cassaforte).


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Naliab

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3 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di legislazione penale speciale e minorile, basato su appunti e studio del testo consigliato dai prof. Papa - Cingari: Diritto penale e servizio sociale di Neppi Modona, Petrini, Giors. i temi trattati riguardano la parte generale del diritto penale: codice Rocco, principio di legalità, reato, tipicità, principio di offensività, cause di giustificazione, colpevolezza, forme di manifestazione del reato, cause di estinzione del reato e della pena.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in disegno e gestione degli interventi sociali
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Naliab di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione penale speciale e minorile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Papa Michele.

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