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Indice

  • Le origini di Roma
  • Forme preletterarie
  • Livio Andronico
  • Nevio
  • Ennio
  • Il teatro romano
  • Plauto
  • Quadro storico del II sec a.C.
  • Terenzio
  • Lucilio
  • Quadro storico: l'età di Cesare
  • Cicerone
  • Cesare
  • Sallustio
  • La poesia preneoterica e neoterica
  • Catullo
  • La dottrina di Epicuro a Roma
  • Lucrezio

Le origini di Roma

Roma sorgeva in un ambiente costituito da popolazioni indoeuropee, appartenenti al ceppo latino-sabinico. Data la sua posizione geografica, subì l'influenza del popolo etrusco. A riguardo, la tradizione parla della monarchia come forma di governo delle origini e tramanda nomi latini per i primi quattro re, e nomi etruschi per gli ultimi tre re (questo a testimonianza del fatto che Roma fu conquistata dagli Etruschi in epoca molto antica).

Il mondo etrusco influenzò, oltre che le attività politiche romane, anche la composizione sociale. Infatti, nella società romana arcaica, si contrapponevano due classi sociali: a) i patrizi, organizzati in gens, a cui spettava la proprietà terriera. Questi erano affiancati dai clientes, vincolati da una serie di obblighi nei confronti dei patrizi stessi, che, in cambio dei loro servigi, offrivano protezione; b) i plebei, che non avevano una organizzazione gentilizia e non potevano accedere alla proprietà terriera.

Roma, in epoca antica, aveva come sistema di governo la cosiddetta monarchia elettiva, a cui si affiancavano: il Senato (consiglio degli anziani) costituito esclusivamente da esponenti delle famiglie patrizie, e l'assemblea delle curie. Durante il periodo arcaico, la monarchia ebbe il compito di mediare tra le due classi sociali.

La monarchia cadde quando l'etrusco Porsenna occupò Roma. La fine, invece, della potenza etrusca, si fa risalire alla cacciata di Porsenna da Roma, in seguito alla vittoria dei Greci ad Ariccia. Alla fine della monarchia, a Roma venne istituita la repubblica, che si basava su magistrature collegiali (inizialmente accessibili ai soli patrizi).

Tra il V e il IV sec. a. C. Roma conquistò: i territori etruschi, il Sannio e la Magna Grecia. In questo stesso periodo, scoppiò una rivolta sociale, che in seguito portò alla nascita di un'aristocrazia ricca di origine plebea.

Durante il periodo arcaico, l'economia dell'Urbe era prettamente agricola, ma data la sua posizione strategica, ben presto Roma divenne un importantissimo centro di scambio. Ciò permise a Roma di entrare in contatto con molteplici popoli e culture; per tale ragione, è possibile definire la nascita della cultura romana, come un fenomeno complesso.

Forme preletterarie

Per quel che riguarda la letteratura, precedenti alle opere letterarie, propriamente dette, vi sono alcune forme preletterarie, ascrivibili alla tradizione: orale, scritta e drammatica.

Forme preletterarie di tradizione orale

I carmina erano componimenti che venivano, presumibilmente, cantati o recitati, di cui esistevano diverse tipologie:

  • Carmen fratrum arvalium, cantato da 12 sacerdoti al termine della lustratio, della purificazione dei corpi, che si teneva per tre giorni agli inizi di Maggio.
  • Carmen saliare, veniva intonato durante la processione degli scudi, in onore di Marte.
  • Carmen lustrale, preghiera dedicata dal pater familias a Marte, per garantire la fertilità dei campi e la protezione sulla sua famiglia.
  • Carmina convivalia, cantati dopo il convivium ed erano accompagnati dal flauto.
  • Carmen Priami, di cui ci è pervenuto soltanto un verso.
  • Carmen Nelei, racconto della storia di Neleo e Pelia.
  • Carmina triumphalia, innalzati dai soldati durante la celebrazione del trionfo, si trattava di canti scherzosi diretti contro il generale virtuoso.
  • Laudationes funebres, discorsi funebri pronunciati dai parenti al termine del funerale.

Forme preletterarie di tradizione scritta

  • Annales, sono alla base della storiografia, erano redatti dal Pontefice Massimo, il quale riportava su grandi tavole esposte, di anno in anno, i nomi dei magistrati in carica e dei più importanti avvenimenti;
  • Fasti, calendari che riportavano i giorni fasti (durante i quali era possibile amministrare la giustizia) e quelli nefasti (durante i quali le attività erano sospese);
  • Commentarii, registrazioni relative all'operato di pontefici, auguri, generali, etc.;
  • Foedera, trattati, la cui esistenza è attestata anche in epoca storica.

Forme preletterarie di tradizione drammatica

  • Fescennini: in occasione del raccolto, dopo aver ringraziato gli dei, era usanza, tra i contadini, rivolgersi insulti volgari e osceni basandosi sull'improvvisazione;
  • Satura: spettacolo miscellaneo, i cui dialoghi, inizialmente improvvisati, furono poi fissati dalla scrittura;
  • Atellana: farsa rustica tutta improvvisata, con personaggi-tipo, che nasce ad Atella, in Campania;
  • Mimo: di origine greca, era una rappresentazione teatrale, che ammetteva attrici nel ruolo delle donne.

Livio Andronico

Originario di Taranto (colonia spartana), al termine delle guerre tarantine (277 a.C.), fu portato, come schiavo, a Roma da Livio Salinatore. Divenne precettore dei suoi figli e il Salinatore, per ricompensarlo dei suoi servigi, lo affrancò. Nel 207 a.C., Livio Andronico fu incaricato di scrivere un carmen in onore di Giunone Regina, al fine di propiziare la vittoria di Roma su Asdrubale. Si trattava di un partenio, che venne cantato da 27 vergini, divise in tre gruppi. Molto probabilmente fu grazie a Livio il Salinatore che Andronico riuscì ad ottenere l'incarico, dal momento che il suo padrone era console. In seguito, comunque, alla vittoria di Roma su Asdrubale, il Senato donò a Livio Andronico una villa sull'Aventino e qui fondò il collegium scriborum historiumque. Morì nel 200 a.C.

Odiusia

Con l'Odiusia nasce la produzione epica romana in saturni (tipico metro latino). Livio sceglie l'Odissea perché più consona ai mores romani. Il fine dell'autore è quello di romanizzare la poesia di Omero, usando il saturnio, al fine di avvicinare il pubblico romano alla letteratura. È anche per questo motivo che traduce in latino nomi greci di eroi e dei.

Nevio

È la prima vera personalità autonoma della letteratura latina. Insieme ad Ennio, introdusse il poema epico di ispirazione nazionale. Nacque in Campania nel 275 a.C. e, verso la fine della Prima guerra punica, militò nell'esercito romano. Particolare era il rapporto che aveva con gli Scipioni e i Metelli, i quali furono causa della sua incarcerazione. Uscito dal carcere, si recò con Scipione l'Africano in Africa. Morì ad Utica verso la fine del III sec a.C.

Bellum Poenicum

È un poema epico nuovo e originale: scritto in saturni, non prevedeva la divisione in volumi, che è stata successiva per necessità scolastiche, fa uso della tecnica ellenistica per cui al tema della guerra si fondono il tema del viaggio e della peregrinazione. Il poema racconta dello sbarco di Enea nel Lazio e della Prima guerra punica. Tale tema è stato dettato dalla necessità di fissare le origini mitiche di Roma, in modo da nobilitare l'episodio contemporaneo.

Ennio

Proveniva da una famiglia molto ricca; nacque in Magna Grecia, nel 275 a.C. Militò nell'esercito romano, durante la Seconda guerra punica. Nel 204 a.C., al termine della guerra, in Sardegna, incontrò Marco Porcio Catone e, fu grazie a quest'ultimo che, Ennio riuscì ad inserirsi nell'aristocrazia romana. Morì nel 169 a.C., anno della rappresentazione della sua ultima tragedia. È probabile che le sue ceneri furono poste nel sepolcro degli Scipioni, dati i rapporti tra il poeta e questa famosa famiglia.

Annales

Poema epico in esametri (non in saturni), diviso in 18 libri, in cui si narrava della storia di Roma: dalle origini sino al 178 a.C. L'opera si struttura sul modello degli Annales, redatti dai pontefici. Il poeta scrive in esametri e non in saturni per omaggiare Omero. Ennio sottolinea la propria missione poetica immaginando di parlare con Omero, che dopo essersi reincarnato in un pavone, poi in Pitagora, sta per incarnarsi in lui.

A differenza dei modelli greci, Ennio canta storie appartenenti alla realtà contemporanea, non a cicli leggendari, perché il suo fine ultimo è quello di esaltare Roma e il suo governo virtuoso.

Il teatro romano

Il manoscritto teatrale era destinato esclusivamente alla rappresentazione scenica e, per tale ragione, il regista poteva introdurre qualsiasi modifica. I personaggi erano maschere fisse, i cui nomi venivano svelati nel corso della rappresentazione ed erano riconoscibili grazie ad un particolare abbigliamento. Le rappresentazioni teatrali si svolgevano durante le feste religiose, anticamente si svolgevano in luoghi pubblici (il primo teatro fisso fu fatto costruire da Pompeo Magno nel 55 a.C.).

Gli attori in scena potevano variare da tre a sette e recitavano indossando delle maschere. Per quel che riguardava la scena, questa presentava: una facciata lignea con due uscite laterali e al centro un altare.

Plauto

Le notizie sulla sua vita sono scarse e poco attendibili. Nacque probabilmente a Sarsina nel 255 a.C. e forse lavorò come impresario o attore nel teatro greco. Morì a Roma intorno al 184 a.C.

Durante l'età di Cesare, Varrone si preoccupò di riordinare tutte le commedie (circa 130), che erano giunte sotto il nome di Plauto. Ne individuò 21 autentiche, 19 dubbie e 90 spurie.

Il teatro plautino

La struttura delle sue commedie è fissa e prevede:

  • Prologo, che fornisce notizie circa l'antefatto e anticipa la trama della commedia;
  • Svolgimento;
  • Epilogo, prevede sempre un lieto fine.

I personaggi sono maschere fisse, riprese dalla Commedia Nuova e riadattate al pubblico romano: Senex (vecchio padre di famiglia), Adulescens (giovane innamorato e squattrinato), Servus (vero protagonista, che permette lo scioglimento dell'intreccio), Meretrix (oggetto dell'amore dell'Adulescens, tenuta prigioniera da un Leno), Matrona (aiutante dell'Adulescens).

Il modello a cui Plauto si ispira per le sue opere è la Commedia di Menandro, Defilo e Filemone. Ciò che, però, distingue il modello dall'opera di Plauto è il pubblico. Il pubblico menandreo, della Commedia Nuova in generale, è raffinato e colto; quello plautino invece è variegato e per la maggior parte plebeo.

Nella commedia plautina il vero protagonista è il pubblico, che attraverso monologhi, prologo e gli "a parte", partecipa attivamente alla rappresentazione. Da notare che, il tema politico in Plauto è del tutto assente.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher laura.venditti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale o del prof Pecere Oronzo.
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