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Riassunto per l'esame di letteratura latina, Prof. Pecere, libro consigliato "storia letteraria di Roma" di Fedeli Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di letteratura latina del prof Pecere, esame del corso di triennale, manuale consigliato dal docente "Storia letteraria di Roma" di Paolo Fedeli. Rielaborazione personale basata su appunti e dispense. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia della lingua italiana docente Prof. O. Pecere

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ESTRATTO DOCUMENTO

PLAUTO

Le notizie sulla sua vita sono scarse e poco attendibili. Nacque probabilmente a Sarsina nel 255 a.C.

e forse lavoro come impresario o attore nel teatro greco. Morì a Roma intorno al 184 a.C.

Durante l’età di Cesare, Varrone si preoccupò di riordinare tutte le commedie (circa 130), che erano

giunte sotto il nome di Plauto. Ne individuò 21 autentiche, 19 dubbie e 90 spurie.

Il teatro plautino

La struttura delle sue commedie è fissa prevede: a) PROLOGO, che fornisce notizie circa l’antefatto

e anticipa la trama della commedia; b) SVOLGIMENTO; c) EPILOGO, prevede sempre un lieto fine. I

personaggi sono maschere fisse, riprese dalla Commedia Nuova e riadattate al pubblico romano:

Senex (vecchio padre di famiglia), Adulescens (giovane innamorato e squattrinato), Servus (vero

protagonista, che permette lo scioglimento dell’intreccio), Meretrix (oggetto dell’amore

dell’Adulescens, tenuta prigioniera da un Leno), Matrona (aiutante dell’Adulescens).

Il modello a cui Plauto si ispira per le sue opere è la Commedia di Menandro, Defilo e Filemone. Ciò

che, però, distingue il modello dall’opera di Plauto è il pubblico. Il pubblico menandreo, della

Commedia Nuova in generale, è raffinato e colto; quello plautino invece è variegato e per la maggior

parte plebeo. Nella commedia plautina il vero protagonista è il pubblico, che attraverso monologhi,

prologo e gli “a parte”, partecipa attivamente alla rappresentazione. Da notare che, il tema politico

in Plauto è del tutto assente, nonostante scriva tra la Seconda e la Terza guerra punica.

La commedia plautina è definita come COMMEDIA DELL’INVERSIONE, perché tenta di rovesciare il

reale sul palcoscenico, e DELL’EVASIONE, in quanto il pubblico immedesimandosi nella finzione

scenica, si estranea momentaneamente dalla realtà.

Plauto apportò importanti modifiche strutturali:

- Eliminazione della divisione in atti

- Aumento delle parti liriche e musicali

- Uso di un linguaggio scurrile, ricco di doppi sensi e volgarità (usato per suscitare la risata del

pubblico).

Il quadro storico del II sec a.C.

Il II secolo vide molti cambiamenti:

1. POLITICA INTERNA 5

Tra il 201 e il 133 a.C. si verificò a Roma una rivoluzione sociale (i proprietari terrieri, costretti

al servizio militare, una volta tornati ai loro campi, erano costretti a venderli ai grandi

latifondisti. Ciò causò: un progressivo spopolamento delle campagne e un vertiginoso

aumento del latifondo). Nel 133 a.C. Tiberio Gracco e suo fratello danno inizio ad una serie

di riforme sociali, che furono causa di una serie di tensioni, le quali culminarono con

l’assassinio dei due fratelli. Cominciano a presentarsi sulla scena politica i così detti homini

novi (non di origini nobili), come ad esempio Mario, che ottenne nel 107 a.C. il consolato.

Seguì, dall’ 82 al 79 a.C. la dittatura del generale Silla.

2. POLITICA ESTERA

201-133 a.C. si registra la seconda fase di espansionismo della Repubblica. Roma conquista:

la Grecia, la Macedonia, l’Asia Minore e gran parte dell’Africa settentrionale, in seguito alla

vittoria nella Terza guerra punica. La conquista della Grecia portò, inevitabilmente, ad un

processo di ellenizzazione che vide favorevoli (filoelleni, i cui massimi esponenti erano gli

Scipioni) e contrari (antielleni, che temeveno la corruzione dei mores).

TERENZIO

Nato a Cartagine nel 185/184 a.C., fu portato a Roma come schiavo da Terenzio Lucano, che, in

seguito, gli concesse la libertà e il nome gentilizio. Secondo un’antica tradizione, fece leggere la sua

prima commedia (l’Andria) a Cecilio Stazio. A 25 anni si recò in Grecia per studiare meglio la

Commedia Nuova, ma non tornò più a Roma. Morì nel 159 a.C. Due delle sue commedie furono

rappresentate, nel 160 a.C., durante i ludi funebri in onore di Lucio Emilio Paolo.

Il teatro di Terenzio

Terenzio vive nel periodo in cui la cultura greca entra a far parte del mondo romano in maniera

sempre più prepotente. Il suo teatro, per l’appunto, riflette questi cambiamenti. Scrive per un

pubblico d’élite, raffinato ed elegante, che non è più parte attiva della rappresentazione, ma mero

spettatore. Fu forse questo a portare il suo teatro all’insuccesso. Le novità principali del suo teatro

sono: a) culto del verosimile; b) rispetto degli ideali di misura, equilibrio e raffinatezza propri del

Circolo degli Scipioni; c) tema dell’Humanitas, in base alla quale si devono rispettare i propri simili

non solo per le loro virtù ma anche per i loro vizi.

I personaggi presentano tutti una forte introspezione psicologica e sono caratterizzati da una

spiccata umanità.

Per quel che riguarda il prologo, non ha più un carattere espositivo, come in Plauto, ma diventa lo

strumento attraverso cui Terenzio cerca di difendersi dai suoi critici.

Lo stile è misurato, privo di volgarismi, molto vicino allo stile menandreo.

LUCILIO

Di origine equestre, nacque tra 180-168 a.C. al confine tra il Lazio e la Campania. Ricevette

un’educazione raffinata ed è probabile si sia recato, per motivi di studio, in Grecia. Giovanissimo,

entrò a far parte del Circolo degli Scipioni e, sotto Scipione Emiliano, militò nell’esercito romano

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durante l’assedio di Numanzia. Nonostante ne avesse la possibilità, non intrapresa mai la carriera

politica e si dedicò sempre agli studi e all’attività letteraria.

Satire

L’opera si componeva di 130 libri, di cui, però, ci sono pervenuti solamente 1400 frammenti. Lo

scopo della sua opera era quello di smascherare la falsa onestà e i misfatti compiuti da amici e

nemici. Fu accusato di creare scandali ai danni della classe senatoria, si difese sostenendo di agire,

non per cattiveria, ma per desiderio di verità.

La poesia di Lucilio, rispetto all’epica e al dramma, e un lusus, ma questo non significa che non possa

essere colta e portavoce di una dottrina. La polemica politica di Lucilio si basa su tre elementi: a) la

difesa degli amici influenti; b) attacchi nei confronti di personaggi politici presentati come dei

depravati morali; c) considerazioni sulla decadenza dei suoi tempi.

Quadro storico: l’età di Cesare

L’età di Cesare va’ dal 78 a.C. (anno della morte di Silla) al 44 a.C. anno della morte di Giulio Cesare.

Dopo la morte di Silla, si registra una crisi delle istituzioni repubblicane. Si creano due partiti:

POPULARES (democratici) e OPTIMATES (conservatoti). In un tale contesto di tensione, Catilina

tenta una congiura ai danni dello Stato, sventata da Cicerone, il quale, all’epoca dei fatti era console.

Nel 60 a.C., Cesare, Pompeo e Crasso, si uniscono in un triumvirato (patto privato), che portò

all’esautorazione del Senato. A causa della morte di Crasso, nel 53 a.C., durante la guerra contro i

Parti, venne sciolto il triumvirato. Per via delle rivalità tra Cesare e Pompeo scoppia una sanguinosa

guerra civile, la quale si concluse nel 48 a.C., con la vittoria di Cesare a Farsalo. In seguito, Pompeo

fugge in Egitto, qui viene ucciso per volere del faraone Tolomeo. Cesare venne nominato dittatore

a vita ma, per via di una congiura venne assassinato, nel 44 a.C.

CICERONE

Nacque ad Arpino nel 106 a.C. da una famiglia appartenente al ceto equestre. Ricevette una

raffinata educazione ed esordì come avvocato, con la “Pro Quinctio”. Tra il 79 e il 77 a.C., si recò in

Grecia per perfezionare gli studi e, dopo la morte di Silla, tornò a Roma per cominciare il cursus

honorum. Nel 66 a.C., ottenne la pretura e nel 63 a.C. venne eletto console. Catilina tentò una

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congiura ai danni dello Stato, che venne sventata dallo stesso Cicerone (contro cui scrisse le

Catilinarie). Nel 62 a.C., Catilina venne sconfitto a Pistoia e Cicerone decise di mandare a morte tutti

congiurati senza processo e senza da porovocatio ad populum. Tale gesto gli causò poi l’esilio nel 58

a.C. Riuscì a ritornare a Roma grazie all’aiuto di Pomepo. Nel 53 a.C., scoppiò una sanguinosa guerra

civile, che vide schierati i pompeiani, tra le cui fila si annovera anche Cicerone, e i cesariani. In

seguito alla vittoria di Farsalo, Cesare si comportò con grande benevolenza nei confronti dei vinti e,

in particolare, con Cicerone, il quale, a causa di problemi economici, fu costretto a divorziare da sua

moglie e a sposarne una più ricca, che ripudiò nel 45 a.C., anno della morte della figlia Tullia. In

seguito all’assassinio di Cesare, Cicerone di schierò a favore dei cesaricidi, nonostante non avesse

partecipato attivamente alla congiura. Il partito dei cesariani scelse, come erede di Cesare,

Marcantonio, il quale riuscì ad ottenere un compromesso con il Senato, in base al quale ai congiurati

sarebbe stata concessa l’amnistia se fossero stati mantenuti validi tutti gli atti fatti da Cesare. Nel

frattempo, Cicerone si trasferì nell’Italia meridionale, dove aveva alcune proprietà ma, ben presto,

fu richiamato a Roma a causa dello scontro tra Marcantonio e il Senato. È a questo preciso evento

che risale la stesura delle “Filippiche”, per mezzo delle quali Cicerone cercò di ingraziarsi Ottaviano.

Nella lotta contro Marcantonio, infatti, il Senato si era servito di Ottaviano e delle sue truppe, ma

poiché non venne ricompensato adeguatamente, quest’ultimo si alleò con Antonio e, insieme a

Lepido, fondarono il II triumvirato. I triumviri decisero di servirsi delle liste di proscrizione per

sbarazzarsi degli avversari politici. Questo permise ad Antonio di vendicarsi di Cicerone, che, infatti,

fu assassinato nel 43 a.C. nei pressi di Formia.

Le orazioni più famose

1. VERRINE (73-71 a.C.) Cicerone fu chiamato a difendere i Siciliani in causa contro Verre,

accusato di averli derubati e tassati duramente, durante il suo governatorato. Si divide in tre

parti: a) Divinatio in Quinto Caecilium (istruttoria preliminare in cui si sarebbe deciso a chi

toccasse il ruolo dell’accusa. Verre fece di tutto affinché la causa venisse data a Q. Caecilio,

che avrebbe favorito la sua assoluzione. Cicerone scoprì l’inganno e scrisse quest’orazione,

grazia a cui ottenne la difesa dei siciliani); b) Actio Prima (esposizione dei capi d’accusa

contro Verre, in seguito alla lettura dei quali fuggì a Roma); c) Actio Secunda (mai pronuncita,

ma fu pubblicata).

2. CATILINARIAE (63 a.C.) furono scritte contro Catilina, accusato, insieme ad altri appartenenti

alla nobilitas romana, di aver ordito una congiura ai danni dello Stato. Di divide in quattro

orazioni: 1) annuncia la scoperta della congiura e invita Catilina a lasciare Roma; 2) denuncia

la presenza dei congiurati rimasti a Roma, dopo la fuga di Catilina; 3) svela i nomi dei

congiurati; 4) l’oratore si pronuncia a favore della pena di morte.

3. FILIPPICHE (44-43 a.C.) si tratta di 14 orazioni, scritte contro Marcantonio, erede del partito

politico di Cesare. Il nome fu ripreso dalle orazioni che Demostene compose contro Filippo

di Macedonia.

Le opere retoriche 8

1. DE INVENTIONE (85 a.C. circa). Si tratta di un opera incompiuta, che termina con il II libro.

Cicerone divide l’ars retorica in cinque componenti: a) inventio, fase in cui l’oratore raccoglie

tutta la materia di cui ha bisogno per scrivere il proprio discorso; b) dispositio, fase che

prevede la giusta organizzazione del materiale raccolto durante l’inventio; c) elocuizio, fase

di strutturazione sintattica, linguistica e stilistica del discorso; d) memoria, in questa fase

l’oratore deve imparare a memoria il suo discorso; e) actio, vera e propria fase recitativa.

2. DE ORATORE (55 a.C.). Si tratta di un dialogo, diviso in tre libri, i cui protagonisti, Lucio Licinio

Crasso e Marcantonio, discutono sull’eloquenza. La scelta della forma dialogica, ovviamente,

è di matrice platonica. In quest’opera si delinea la figura dell’oratore ideale, che deve avere

una cultura enciclopedica e deve essere dotato di probitas e prudentia.

3. PARTITIONES ORATORIAE (54 a.C.) è dedicata al figlio e si presenta come un dialogo, tra

l’autore e suo figlio, sui più importanti precetti di retorica.

4. BRUTUS (46 a.C.) è dedicata al cesaricida Bruto. Anche quest’opera ha una forma dialogica

e i protagonisti sono Cicerone, Bruto ed Attico. Viene tracciata una storia dell’eloquenza

dalle origini fino all’età più recente. L’autore sostiene che l’eloquenza sia arrivata al suo

massimo grado di perfezione grazie a sé stesso e ad Ortensio. All’interno del dialogo, poi, si

apre un’ulteriore discussione circa lo stile da utilizzare per comporre una perfetta orazione.

Cicerone dà una propria opinione sugli stili maggiormente utilizzati, che facevano capo a due

scuole differenti: a) ASIANESIMO (stile barocco e ampolloso); b) ATTICISMO (stile scarno e

privo di pathos). Cicerone, infine, esprime la propria speranza di un ritorno all’eloquenza

libera, di cui riconosce come massimo esponente Demostene.

5. ORATOR (46 a.C.). In quest’opera Cicerone traccia, a chiare lettere, la figura dell’oratore

ideale. Dopo aver parlato dei tre gradi di eloquenza (grande, medium e tenue), l’autore si

sofferma sui fini a cui deve tendere un perfetto oratore: a) probare (presentare il proprio

punto di vista, adducendo valide argomentazioni); b) delectare (deve saper conferire alle

proprie parole un tono, che sia gradito all’uditorio); c) flectere (deve conquistare l’uditorio).

Ai tre scopi dell’oratore, corrispondono poi tre registri stilistici differenti: al probare

corrisponde lo stile umile, al delectare lo stile medio e al flectere quello elevato.

6. DE OPTIMO GENERE ORATORIUM. Si tratta della traduzione in Latino delle orazioni: “sulla

corona,” di Demostene, e “contro Ctesifonte,” di Esichine. Le traduce al fine di far

comprendere quale fosse lo stile perfetto, che deve essere usato per comporre un’orazione.

7. TOPICA (44 a.C.). Compone quest’opera, dedicata all’amico Gaio Trebazio, durante un

viaggio in Grecia. Si tratta di un’esegesi sui Tropica di Aristotele.

Le opere politiche

1. DE RE PUBLICA (54-51 a.C.). Si tratta di un dialogo, modellato sull’esempio di quelli platonici,

ambientato nella villa di Scipione l’Emiliano. Nella prima parte dell’opera, Cicerone affronta

il problema delle forme di governo, sostenendo che ad ogni forma buona corrisponde una

forma degenere: a) monarchia-tirannide; b) aristocrazia-oligarchia; c) democrazia-

olocrazia/anarchia. Ogni forma di governo sussegue all’altra seguendo un moto ciclico e

perpetuo. Segue poi l’esempio della costituzione mista di Roma, ripresa da Polibio, e l’elogio

dell’epoca degli Scipioni, durante la quale la concordia dei ceti assicurava compattezza allo

stato. Cicerone augura, infine la venuta di un princeps (una persona molto influente, che

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spiccasse in Senato), degna di ristabilire l’ordine e di assumere la guida dello Stato. Nel

Somnium Scipionis, Cicerone continua a parlare del princeps illuminato, il quale, per poter

governare, deve essere dotato di virtù: temperanza, moderazione, saggezza, raffinata

cultura, disinteresse, spirito di sacrificio. A riguardo, la critica ha rivelato che tali attributi

erano, in realtà, le virtù che Cicerone attribuiva a sé stesso.

2. DE LEGIBUS (54-51 a.C.). Dialogo- tra Quinto, Attico e Cicerone- ambientato nella villa di

quest’ultimo ad Arpino. Ci sono pervenuti, soltanto, i primi tre libri e alcuni frammenti.

Emerge il vero pensiero politico di Cicerone: non si identificava con la parte più conservatrice

dell’aristocrazia, ma con quella più moderata. Di qui il motivo della concordia ordinum tanto

caro a Cicerone.

Le opere filosofiche

Tutte le opere filosofiche di Cicerone furono composte tra il 45 e il 43 a.C. Durante questo periodo,

si dedicò agli studi filosofici con una duplice finalità:

- Farsi divulgatore del pensiero filosofico tra i romani

- Trovare conforto ai mali della vita

Il sistema filosofico di Cicerone è definito ECLETTICO, perché in esso vengono raccolti e sintetizzati

elementi, appartenenti a dottrine filosofiche diverse. Il suo scopo è quello di fornire ai romani un

sistema filosofico, che dia concrete indicazioni di vita.

1. PARADOXA STOICORUM (46 a.C.) opera dedicata a Bruto, in cui ricorre ad esempi recenti

della storia di Roma per spiegare precetti di non facile comprensione.

2. CONSOLATIO (45 a.C.). Opera, di cui ci sono pervenuti pochi frammenti, scritta in seguito alla

morte delle figlia Tullia. Cicerone esprime la propria sfiducia nella vita, vista come un insieme

di dolori e affanni; ed esprime il suo desiderio di morte. La filosofia, in questo caso, è, per

lui, un mezzo di consolazione.

3. HORTENSIUS. Si tratta di un dialogo tra Cicerone, Catulo, Ortensio e Lucullo, ambientato

presso la villa di quest’ultimo. Tema centrale è l’esortazione alla filosofia.

4. ACADEMICA. Opera redatta due volte: 1) presentava due dialoghi, intitolati “Catulus” e

“Lucullus”; 2) opera divisa in 4 libri, di cui ci è pervenuto solamente il primo in forma

incompleta, con protagonisti Varrone e Attico. In quest’opera viene esposta la teoria

secondo cui, poiché all’uomo è impedito raggiungere la verità assoluta, si deve accontentare

di quanto risulta possibile o verosimile.

5. DE FINIBUS BONORUM ET MALORUM. Anche questo è un dialogo, in cui emerge la

preoccupazione di Cicerone per la diffusione dell’Epicureismo a Roma. L’opera si divide in 5

libri, in cui parla del sommo bene e del sommo male.

6. TUSCOLANE DISPUTATIONES. L’opera, divisa in cinque libri, è presentata sotto forma di

lezioni per un allievo anonimo. Gli argomenti trattati sono: a) se la morte o il dolore debbano

essere considerati dei mali; b) la posizione del saggio riguardo i turbamenti della vita; c) se

la virtù rende felice il saggio. Per ognuno di questi argomenti, Cicerone espone il pensiero

delle più importanti scuole filosofiche. 10

7. DE NATURA DEORUM (45 a.C.). Opera, divisa in tre libri, in cui viene trattato il tema della

religione.

8. CATO MAIOR DE SENECTUTE (44 a.C.). Si tratta di un dialogo, tra Catone il Censore, Gaio Lelio

e Scipione l’Emiliano, dedicato ad Attico. Temi centrali sono il tema della vecchiaia e della

morte. La vecchiaia non allontana l’uomo dalla vita attiva, ne indebolisce il corpo. La morte,

poi, deve essere affrontata con serenità, perché permette all’anima di liberarsi dalle catene

che la tengono ancorata al corpo.

9. DE DIVINATIONE (44 a.C.) Si tratta di un dialogo tra Cicerone e Quinto, diviso in due libri.

10. DE FATO (44 a.C.). Si tratta di un’opera di cui ci sono pervenuti pochi frammenti; qui Cicerone

espone e critica le teorie stoiche, relative alla funzione del destino nella vita degli uomini.

11. LELIUS DE AMICITIA (44 a.C.) dialogo, tra Gaio Lelio, Gaio Fannio e Quinto Murzio Scevola,

dedicato ad Attico. Per l’oratore l’amicizia, più che essere un legame morale tra gli uomini,

è un vincolo tra persone affini per educazione, interessi e convinzioni politica. Cicerone

esalta l’amicizia tra boni vires, portando ad esempio Lelio e Scipione l’Emiliano, e condanna

l’amicizia tra i mali vires, facendo l’esempio dei Gracchi.

12. DE OFFICIS (44 a.C.) trattato sulla migliore educazione. Il fine dell’opera è quello di

contribuire alla formazione filosofica e all’educazione politica del figlio Marco.

13. L’EPISTOLARIO si compone di 864 lettere, scritte tra il 68 a.C. e il 43 a.C. L’epistolario

ciceroniano si divide in quattro sezioni: a) ad Atticum (16 libri); b) ad Familiares (16 libri); c)

ad Quintum fratrem (3 libri); d) ad Marcum Brutum (3 libri). Queste lettere hanno un

importante valore storiografico, in quanto l’autore, parlando delle varie vicende storiche del

suo tempo, ha fornito molteplici notizie, utili per la ricostruzione dell’età di Cesare.

Le opere poetiche

La produzione poetica di Cicerone è possibile dividerla in due periodi:

1 PERIODO ALESSANDRINO caratterizzato da componimenti brevi ed eruditi. In questa sezione sono

raccolte le opere giovanili di carattere mitologico: a) Glaucos Pontios (mito del pastore Glauco, che

mangiò un’erba miracolosa, che lo trasformò in una divinità marina); b) Alcyones (donna

trasformata in un uccello insieme al marito); c) Nilus (poema didascalico); Aratea (traduzione dei

Phainomena di Arato da Soli).

2 POESIA DI ARGOMENTO STORICO è una poesia incentrata su fatti politici a lui contemporanei: a)

Marcus (poema su Gaio Mario); De Consolatu suo (autoelogio sul periodo del suo consolato); De

Caesarem (racconto dell’impresa di Cesare in Britannia.

CESARE

Nacque a Roma nel 100 a.C., ricevette una prima educazione dalla madre Aurelia e,

successivamente, come tutti i giovani romani di buona famiglia, si recò in Grecia per completare gli

studi. In seguito alla morte di Silla, nel 77 a.C. cominciò il cursus honorum: nel 69 a.C., ottenne la

questura della Spagna; nel 63 a.C., divenne Pontefice Massimo; nel 62 a.C., divenne Pretore; nel 61

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Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Cassino - Unicas
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher laura.venditti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cassino - Unicas o del prof Pecere Oronzo.

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