Cap 9: Disuguaglianza, stratificazione e classi sociali
La disuguaglianza è la condizione in cui si trovano individui che, rispetto ad altri, non godono delle stesse possibilità di accesso a ricompense sociali come denaro, potere, prestigio.
La stratificazione è il risultato della trasmissione della disuguaglianza di generazione in generazione, con la conseguente formazione di veri e propri strati sociali.
La classe sociale è un gruppo il cui accesso a ricchezza, potere e prestigio è diverso da quello degli altri gruppi; a volte, in base alla comune posizione sociale, i gruppi si trasformano in partiti politici.
La disuguaglianza è universale?
La disuguaglianza esiste in tutte le società, ma è maggiormente visibile in quelle più grandi e complesse. Gerard Lenski ha tentato di confrontare le società in base alle forme di disuguaglianza:
- Nelle società di caccia e raccolta la disuguaglianza è minore. In queste società il lavoro è diviso quasi esclusivamente per età e per genere.
- Nelle società orticole (tecnologia agricola primitiva) esiste un grado maggiore di disuguaglianza. Il surplus prodotto viene ripartito tra i membri del gruppo, spesso secondo le decisioni di un’unica persona che può privilegiare alcuni rispetto ad altri, contribuendo così a una distribuzione disuguale della ricchezza. Se la società riesce regolarmente a produrre un surplus, non è più necessario che tutti partecipino alla coltivazione. I ruoli di leader politico, sacerdote, mercante diventano ruoli a tempo pieno.
- Nelle società agricole si riscontra il più elevato livello di disuguaglianza sociale. In queste comunità si riscontra un incremento della produzione di cibo dovuto ad una cresciuta efficienza di coltivazione che permette anche la sussistenza di una comunità numerosa su un territorio limitato. Gli individui che ricoprono ruoli specializzati (sacerdoti, politici) si trovano in una posizione di vantaggio, il potere può arrivare a concentrarsi nelle mani di un capo spirituale o di un monarca ereditario. I funzionari politici hanno un potere maggiore perché controllano una più vasta gamma di attività.
- Nelle società industriali la disuguaglianza è minore che in quelle agricole perché il potere è, per certi aspetti, meno concentrato in quanto, specie nelle società democratiche, gruppi come i partiti politici, i sindacati e altre associazioni possono competere per esercitare la propria influenza. Le disuguaglianze, soprattutto in termini di reddito, restano comunque molto marcate.
Altra caratteristica della disuguaglianza è la resistenza al cambiamento (persistenza della disuguaglianza). Ad esempio, negli USA in 200 anni la distribuzione della ricchezza è rimasta invariata. È persistente anche perché tende a riprodursi in forme sempre nuove (nei tempi moderni, per esempio, è emersa la disuguaglianza chiamata “divario digitale”, cioè la disparità di accesso alle nuove tecnologie. Tale divario esiste sia tra i paesi sviluppati e quelli meno sviluppati, sia in una stessa società in base a reddito e istruzione).
La natura della disuguaglianza
I sociologi concordano nel riconoscere che la diseguaglianza è diffusa ovunque, ma hanno opinioni contrastanti circa la sua definizione e le sue cause. Ecco le varie teorie sulla natura e le cause della disuguaglianza.
Teorie funzionaliste
I funzionalisti considerano la disuguaglianza come il prodotto di un processo sociale razionale; la più importante teoria funzionalista è quella di Durkheim, che spiega così la disuguaglianza:
- Tutte le società considerano alcune finalità più importanti di altre. Tutte le funzioni sociali possono essere ordinate secondo una gerarchia, a seconda del valore che viene loro attribuito;
- Tutti gli esseri umani hanno capacità individuali diverse. Affinché una società prosperi è necessario che gli individui più dotati svolgano le funzioni più importanti, e affinché ciò avvenga occorre loro offrire ricompense adeguate;
- La religione svolge una funzione importante perché la società dipende da essa per la creazione di principi e valori comuni. Coloro che svolgono funzioni religiose tendono ad avere ricompense maggiori rispetto alle persone comuni, non necessariamente sotto forma di ricchezza, ma piuttosto sotto forma di rispetto e considerazione;
- La funzione di governo è altrettanto importante. Chi governa esercita il potere, che costituisce in sé ricompensa, oltre a consentire spesso anche l’acquisizione di ricchezza e prestigio sociale;
- Anche la tecnologia ha una funzione importante. I tecnici con competenze specifiche ricoprono posizioni che richiedono un processo di apprendimento lungo e faticoso, incentivato con ricompense sociali maggiori di quelle riservate ad altre posizioni.
Le teorie del conflitto
I conflittualisti non concordano con la tesi funzionalista che la disuguaglianza è il modo naturale in cui la società assicura la propria sopravvivenza. Per i conflittualisti il punto di vista dei funzionalisti è solo una giustificazione dello status quo. La disuguaglianza invece è dovuta al fatto che chi controlla le risorse sociali più importanti (ricchezza e potere) è generalmente in grado di conservare i propri privilegi.
- Teorie delle classi di Marx: è un punto di riferimento per tutte le tesi conflittualiste. La storia umana può essere suddivisa in fasi caratterizzate da diversi modi di produzione (es. feudalesimo = agricoltura, capitalismo = produzione industriale). A seconda del modo di produzione in ogni società vi è una classe dominante che controlla i mezzi di produzione e, con essi, la vita di una classe subordinata (es. nel feudalesimo i proprietari terrieri – feudatari – dominavano i servi della gleba; nella società moderna la borghesia – proprietaria delle fabbriche – domina i lavoratori – proletariato “che possiede solo la propria prole”). Queste classi sociali possono essere divise al loro interno (nella borghesia, per esempio, i commercianti sono separati dagli industriali. Esiste anche un sottoproletariato - formato da criminali, alcolisti, mendicanti - che è al di fuori della società vera e propria. Per Marx il rapporto tra classe dominante e subordinata è fondato sullo sfruttamento, la cui forma è determinata dal modo di produzione. Nel capitalismo i mezzi di produzione assumono la forma di capitale (fabbriche, macchine, risorse finanziarie). I detentori del capitale acquistano dagli operai la forza lavoro che trasforma le materie prime in merci. Dalle merci il capitalismo ricava profitto vendendole ad un prezzo superiore al costo di produzione. Questo profitto deriva dal plusvalore creato dal lavoro degli operai. Nel momento in cui gli operai capiscono che il valore da essi "aggiunto" al prodotto viene intascato dai capitalisti, si rendono conto di essere sfruttati e nasce il conflitto. Secondo Marx l'intensificarsi del conflitto avrebbe dovuto portare ad una rivoluzione su scala mondiale che avrebbe distrutto il capitalismo e portato all'avvento del socialismo. Ma ciò non si è avverato per vari motivi.
- Michels: (legge ferrea dell'oligarchia) ha criticato l'idea che le relazioni economiche sono alla base del conflitto di classe. Sostiene che quando un'organizzazione supera una certa dimensione si sviluppa al suo interno una oligarchia (governo di pochi).
- Dahrendorf: il conflitto di classe non deriva dalle relazioni economiche, ma dalla distribuzione diseguale dell'autorità. L'autorità che un datore di lavoro ha sui propri dipendenti e i conflitti che ne derivano sono solo uno dei tanti esempi di questo fenomeno.
La teoria di Weber
Per Weber la disuguaglianza non dipende solo dalla dimensione economica, ma da tre dimensioni. Nella dimensione economica il fattore determinante è la posizione di mercato. Gli individui possiedono capacità e credenziali professionali spendibili sul mercato del lavoro, che offrono loro accesso a redditi, condizioni occupazionali e opportunità di carriera simili. Le classi che si formano nella sfera economica sono dunque formate da soggetti che condividono la stessa posizione di mercato. Una seconda componente della diseguaglianza è data dallo status, fondato su differenze sociali relative alla diversa distribuzione di onore, stima o prestigio. Sulla base delle differenze di status si costituiscono i gruppi sociali che Weber definisce ceti. Secondo Weber il prestigio è importante almeno quanto la ricchezza e ne è in parte dipendente (es. un mafioso è molto ricco, ma non ha prestigio sociale; un proprietario di un cinema porno può essere più ricco di un professore universitario, ma ha meno prestigio). La terza componente di stratificazione sociale è di natura politica e deriva dal potere (capacità che ha un individuo o un gruppo di far valere la propria volontà di fronte all'opposizione di altri). I partiti politici e i gruppi ad essi collegati (sindacati, associazioni di categoria) sono gli elementi portanti del sistema di potere in una società. Ricchezza e prestigio possono accrescere le possibilità che una persona entri nella sfera dei potenti, ma non danno necessariamente accesso al potere.
La teoria di Warner
Secondo Warner la disuguaglianza dipende dalla posizione sociale attribuita da altri a una persona; tale teoria è quindi basata sul metodo reputazionale, che determina l'appartenenza di una persona a una particolare classe in base alla posizione che gli viene assegnata da altri membri della comunità. Nella città di Yankee City W individuò tre classi sociali (superiore, media e inferiore) tutte ulteriormente divise in due classi, che sono:
- Upper-upper: persone molto ricche con una appartenenza familiare di prestigio;
- Lower-upper: persone molto ricche ma senza appartenenza familiare di prestigio (arricchiti);
- Upper-middle: professionisti e imprenditori con redditi elevati;
- Lower-middle: impiegati;
- Upper-lower: operai e altri lavoratori manuali;
- Lower-lower: poveri ed emarginati – il sottoproletariato di Marx.
Classi e mobilità sociale
Analizziamo ora l'influenza che, dal punto di vista individuale, l'appartenenza a una classe sociale ha su speranza di vita, vita familiare e tempo libero.
Speranza di vita
Prima della rivoluzione industriale non c'era correlazione tra appartenenza di classe e durata media della vita. Durante la rivoluzione industriale, invece, le classi superiori avevano una speranza di vita molto superiore alle classi inferiori, che vivevano in condizioni igienico-sanitarie molto precarie. Oggi la speranza di vita tra le varie classi sociali è molto simile, in quanto anche le classi inferiori godono di assistenza medica e di un'alimentazione corretta. Tuttavia qualche differenza c'è sempre, perché ad esempio chi non ha i soldi per pagare un determinato tipo di assistenza medica, è più spesso vittima di malattie e invalidità.
Vita familiare
L'appartenenza di classe sembra influire sul modo in cui nelle famiglie vengono ripartite le mansioni domestiche quotidiane. Un'altra differenza è nei livelli di comunicazione: sembrerebbe che le coppie delle classi inferiori credano meno alla manifestazione dei sentimenti rispetto a quelle delle classi superiori. Poi, secondo la maggior parte degli studiosi, gli appartenenti alle classi meno agiate tendono a organizzare la propria vita intorno alla famiglia più di quanto facciano le appartenenti alle classi superiori, che invece danno più peso agli amici. Infine, i mariti delle classi inferiori sono meno fedeli di quelli delle classi superiori.
Tempo libero
Gli appartenenti alle classi superiori assistono a manifestazioni artistiche e praticano sport più spesso rispetto ai membri delle classi inferiori. Ciò dipende sia da motivi economici (chi ha un reddito più elevato ha maggiori possibilità di praticare sport o andare a teatro) sia per motivi culturali (chi è più istruito legge di più o va di più al museo di chi non lo è).
L'attribuzione dello status
In un loro studio Nock e Rossi notarono che in generale le caratteristiche ascritte (origine etnica, occupazione del padre, ...) hanno meno importanza di quelle acquisite, ma influenzano lo stesso i giudizi, soprattutto quando non si conosce approfonditamente una persona.
La mobilità individuale
La mobilità individuale è il cambiamento della posizione di un individuo all'interno del sistema di stratificazione sociale. Tale cambiamento può avvenire in seguito a processi diversi:
- Mobilità verticale o orizzontale:
- Si ha mobilità verticale quando un individuo viene a trovarsi in una posizione sociale superiore o inferiore a quella originaria (m. ascendente se si raggiunge una posizione superiore, m. discendente se inferiore).
- La mobilità orizzontale indica invece quel cambiamento che non influisce sullo status sociale di una persona (es. un venditore di immobili che passa alla vendita di polizze assicurative, non ha cambiato status sociale, ma solo il lavoro).
- Riorganizzazione della struttura sociale: la struttura di una società può cambiare in modi che offrono maggiori opportunità di mobilità. In generale si osserva che nelle società sviluppate vi è un incremento delle persone occupate nei servizi e una corrispondente riduzione di quelle che svolgono lavori manuali nell'industria.
- Introduzione di un nuovo sistema di stratificazione: la struttura di sistema di stratificazione può essere cambiata in modo radicale, come nel caso della rivoluzione francese e di quella russa, che rovesciarono le aristocrazie dominanti privandole del potere e dei privilegi, ma anche gradualmente, come è accaduto con l'avvento della società industriale moderna e la progressiva scomparsa del sistema feudale.
La mobilità collettiva
Per comprendere le dinamiche dei sistemi di stratificazione sociale, non basta la mobilità individuale, ma bisogna esaminare anche la mobilità collettiva, cioè la mobilità di gruppi e classi sociali. In qualsiasi società la mobilità può interessare individui o gruppi. La prevalenza dell'una o dell'altra forma di mobilità dipende dal predominio sociale dello status ascritto oppure di quello acquisito.
- Nelle società che privilegiano lo status ascritto, la mobilità tende ad essere collettiva. Uno dei migliori esempi è il sistema delle caste in India dove tradizionalmente l'individuo nasceva all'interno di una casta sociale e vi apparteneva per tutta la vita. Il sistema permetteva scarsissima mobilità individuale, ma interi gruppi riuscivano a modificare il proprio status sociale.
- Nelle società che privilegiano lo status acquisito, la mobilità tende ad essere individuale. Gli Stati Uniti rappresentano un esempio tipico di questa situazione.
In alcuni casi gli status ascritti – in particolare l'etnia, il genere, l'età – sono alla base di una pesante discriminazione che blocca la mobilità individuale. Alcuni gruppi devono quindi battersi per ottenere una mobilità collettiva in grado di compensare il fatto che lo status ascritto mette in ombra le prestazioni individuali. Gli effetti di uno status ascritto possono quindi essere modificati, almeno in parte, attraverso l'impegno collettivo.
La povertà
Esistono due modi di definire la povertà: si parla di povertà assoluta quando una persona non è in grado di provvedere ai propri bisogni di base (no cibo, casa, vestiti…). I governi e altre istituzioni possono stabilire una linea della povertà che individua uno standard fisso di sussistenza sotto il quale le persone vivono in condizioni di estremo disagio economico. Al di sotto di questa linea si colloca l'area della povertà assoluta.
Si parla di povertà relativa, invece, in relazione al benessere di altri, cioè uno standard variabile nel tempo: al crescere del tenore di vita medio anche la linea della povertà relativa deve essere spostata verso l'alto. È anche possibile stabilire la povertà relativa in relazione alla distribuzione dei redditi. In Italia l'Istat calcola le linee della povertà assoluta e relativa in base alla spesa mensile familiare per consumi: la povertà assoluta viene calcolata in riferimento al valore monetario di un paniere di beni e servizi essenziali; la povertà relativa in riferimento al consumo medio pro capite. In Italia le condizioni di maggior disagio si ritrovano al Sud, tra gli anziani e tra le famiglie numerose. A livello europeo i tassi di diffusione della povertà più bassi si riscontrano nei paesi scandinavi, i più alti nei paesi anglosassoni.
Ma chi sono i poveri? I poveri sono generalmente disoccupati o percettori di un reddito insufficiente a soddisfare bisogni di base. Atteggiamenti nei confronti della povertà: i poveri non soffrono soltanto della mancanza di denaro, ma anche della stigmatizzazione, che induce tradizionalmente a considerarli poveri per colpa loro. Un numero sempre maggiore di persone cominciano a rendersi conto che fattori strutturali di tipo economico, tipo licenziamento e cassa integrazione sono importanti cause di povertà. Ovviamente i ricchi tendono ad accontentarsi del ragionamento “è colpa loro”.
L'aspirazione all'uguaglianza
La povertà è un problema sociale particolarmente difficile da affrontare, che sembra resistere a tutti gli sforzi per combatterlo. L'uguaglianza, in particolare la parità di opportunità, è uno dei principi cardine su cui si reggono le società occidentali, ma anche se sarà possibile e necessario correggere alcuni tipi di disuguaglianze, la loro persistenza e complessità richiedono un impegno costante e innovativo.
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