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5)Il futuro delle organizzazioni

Nonostante alcune interessanti novità nella struttura delle organizzazioni, dovremo continuare a

servirci di burocrazia per gestire un mondo sempre più complesso. Nello stesso tempo, però

continueremo a nutrire sentimenti ambivalenti nei confronti della burocrazia a causa della sua

impersonalità, delle frustrazioni che comporta e delle sue intrusioni nella nostra vita.

La relazione tra società moderna e la burocrazia è un pò come un matrimonio tra nevrotici: è un

rapporto di amore e odio, e ne siamo così dipendenti che non riusciamo a pensare al divorzio.

Le organizzazioni nel XXI secolo

Ci sono vari tipi di organizzazione che la nostra società ha visto susseguirsi; ogni tipo di

organizzazione ha la sua diversa forma di struttura data ed improntata in base al periodo in cui è

emersa.

− Si parla di industrializzazione primaria ( '700 – '800 ): essa è stata analizzata da Marx.

− Si parla di Fordismo come la seconda ondata di industrializzazione (metà '800 – 1970);

nasce il gigantismo industriale. Caratteristiche:

− produrre ogni cosa da sé (le cose si producevano solo all'interno della struttura).

− migliorare attraverso progressivi ingrandimenti.

− gestire il processo produttivo mediante regole e procedure amministrative.

Le carriere legate al fordismo erano personali ; esse erano rigide e non flessibili, seguivano binari

stabiliti ed erano organizzate precisamente. Il fordismo entra in crisi negli anni '70, lasciando il

posto ad imprese che si articolavano in centri autonomi.

− Si parla di post-fordismo; è l'epoca della flessibilità (si sviluppa prima negli Stati Uniti e poi

in Europa → Sennet: “L'uomo flessibile”), non tutto viene prodotto ed organizzato nella

stessa impresa. Caratteristiche:

− produrre soltanto ciò che si è capaci di fare al meglio ed esternalizzare il resto.

− migliorare attraverso lo sviluppo di una rete collaborativa di fornitori, clienti ed partner.

− gestire il processo produttivo mediante meccanismi di mercato.

Non c'è più una gerarchia così netta. Nel post-fordismo cambia proprio la struttura dell'azienda e i

lavoratori diventano flessibili sia all'interno (potevano cambiare competenza all'interno della

fabbrica oppure il lavoro stesso) sia all'esterno (si parla di mobilità del lavoro e c'è sempre una

maggiore necessità di qualificazione continua).

− La quarta ondata porta all'eliminazione di qualsiasi forma di gerarchia; domina più il

concetto di rete che di gerarchia, c'è un coordinamento autonomo da parte delle imprese

stesse. La flessibilità della carriera professionale è massima (capacità di autogestione →

definizione carriera da parte del singolo). Non vi è più dipendenza da un capo gerarchico,

ma c'è un coordinamento autonomo del proprio lavoro; si formano così delle mini-imprese i

cui principi guida saranno:

1. essere capaci di fare ogni cosa in ogni luogo e in ogni momento.

2. migliorare attraverso un mix di competizione e collaborazione.

3. autogestirsi mediante la continua creazione di conoscenza e attribuzione di responsabilità.

VII capitolo – Devianza e controllo sociale

Possiamo definire la devianza come un comportamento che si discosta dalle norme di un gruppo e a

causa del quale l'individuo che lo mette in atto può venire isolato o sottoposto a trattamenti curativi,

correttivi o punitivi.

L’individuo che mette in atto comportamenti devianti può essere curato o punito.

Es. punizionedetenzione . Es. curaterapia

La concezione del fenomeno deviante può variare in tre modi:

- Spazio: può variare da cultura a cultura (Es. poligamia: in Africa è lecita, in occidente no).

- Tempo: può variare nel corso del tempo (Es. matrimonio riparatore).

- Situazione/contesto (Es. attraversare la strada fuori dalle strisce).

Inoltre per quanto riguarda la devianza si possono distingue due correnti di pensiero: L'analisi

dell'atto deviante e l'analisi della reazione sociale dell'atto deviante.

1)Che cos'è la devianza?

Devianza: comportamento difforme, che devia cioè da quello socialmente previsto, ovvero dalle

aspettative regolate socialmente. La devianza implica forme di devianza stessa.

È difficile valutare quali comportamenti siano devianti; le norme, le regole non sono uguali per tutte

le società e quindi la devianza non può essere definita in modo universale (ci sono norme che

valgono in una società ma non in un'altra → omicidio, comportamento sanzionato in tutte le

società/adulterio, comportamenti di protesta → comportamento non sanzionato in tutte le società).

Nel 1989 la Corte suprema degli Stati Uniti rovesciò una sentenza precedente, attribuendo ai vari

Stati della federazione la facoltà di definire illegali alcuni tipi di aborto, la grande maggioranza

degli americani non era d'accordo con tale decisione: un sondaggio condotto poco prima aveva

rilevato che quasi due terzi della popolazione riteneva che una donna avesse il diritto di scegliere se

abortire nei primi mesi della gravidanza.

Devono essere costituiti degli apparati specifichi per chi devia delle regole in maniera addirittura

illegale in modo da poter infliggere al soggetto multe o la carcerazione ( pena penale ), ma ci

devono essere punizioni sociali e non giuridiche a volte ( comportamento a tavola → maleducato,

no sanzioni ).

Caratteristiche:

1. Relatività: difficoltà di valutare se un comportamento è di per sé deviante o meno. È pertanto

assolutamente possibile che un medesimo atto venga considerato allo stesso tempo deviante o

meno. Le stesse aspettative che definiscono il comportamento deviante cambiano con il passare del

tempo ( alcuni comportamenti sono ritenuti in un periodo storico punibili e non in quello

successivo → divorzio, violenza, stupro, fumare )

2. Ambiguità: a volte le regole non sono del tutto chiare ( attraversare la strada fuori dalle righe

pedonali forse è contro la legge, ma è così comune da essere accettato, almeno in certe condizioni ).

Lo stesso tipo di ambiguità riguarda molti comportamenti estremamente diffusi che sfuggono ad

una precisa codifica.

3. Mancanza di consenso: anche aspettative e norme di comportamento ben definite possono però

non essere condivise. In una società pluralistica come la nostra, spesso non c'è consenso a proposito

dei comportamenti devianti: ciò che per una persona è deviante, per un'altra può essere la norma.

2)Spiegazione della devianza

Spiegazioni biologiche

All'inizio del XX secondo il medico italiano Cesare Lambrosio (Teoria del tipo criminale: la

devianza deriva da particolari tratti fisici) mise in rapporto il comportamento criminale con certi

tratti fisici della persona. Aveva classificato i criminali secondo caratteristiche non psicologiche ma

bensì fisiche ( facce particolarmente segnate, l'arco cigliare prominente, fronte bassa, occhi

prominenti, bassa sensibilità al dolore, mascella inferiore prognata, la barba rada ). Il tipo criminale

secondo lui è il residuo di una fase evolutiva precedente.

Lambrosio ebbe molti seguaci che ripresero le sue teorie: William Sheldon (Teoria della struttura

corporea: la devianza deriva da una particolare costituzione fisica) medico e psicologo americano

che sottolineò l'importanza della struttura corporea. Egli sosteneva che le persone in cui predomina

un certo tipo di struttura corporea presentano più probabilmente determinati tratti di personalità

( l'endomorfo: grassoccio e tondeggiante tende ad essere socievole, accomodante e indulgente con

se stesso/il mesomorfo: duro e spigoloso tende ad essere irrequieto, energico e

insensibile/l'ectomorfo:sottile e fragile tende ad essere introspettivo, sensibile e nervoso). Lui

affermò inoltre che anche tratti della personalità centrano con l'essere criminali, ad esempio

l'aggressività. Si parlò di teoria della struttura corporea che però venne messa in discussione da

ricerche successive.

I fattori biologici producono la devianza solo indirettamente combinandosi con altri fattori sociali e

psicologici. Alcune spiegazioni della devianza si sono dedicate allo studio delle anomalie nei

cromosomi sessuali della persona deviante ( studi condotti sui detenuti di un carcere speciale

scozzese, gli individui con un cromosoma Y in più tendevano a essere più alti della meda e a

presentare psicologie molto gravi ). Si notò anche che gli individui maschi hanno più tendenze

aggressive rispetto alle donne.

Spiegazioni psicologiche

I primi studiosi che cercarono spiegazioni psicologiche della devianza si rifacevano a caratteristiche

di natura generale come la debolezza della mente, la deficienza o la psicopatologia. Gli psicanalisti

hanno proposto teorie che mettevano in rapporto le azioni devianti con i conflitti di personalità. Nel

campo della devianza sessuale si notò che l'esibizionismo, il noyeurismo e il feticismo possono

derivare da un complesso di castrazione non risolto ( Freud ha sviluppato la nozione del criminale

perseguitato dal senso di colpa, che vuole essere colto sul fatto e punito. Si parla di teoria

psicoanalitica ). (Freud → teoria psicoanalitica: la devianza deriva dai conflitti di personalità).

Spiegazioni sociologiche

- Teoria dell’anomia, di E. Durkheim (la devianza deriva dalla mancanza di norme).

- Teoria della tensione, di R. Merton (la devianza deriva dal contrasto tra mete culturali e

mezzi istituzionalizzati).

- Teoria della disorganizzazione sociale, della Scuola di Chicago (la devianza deriva da

rapporti sociali assenti, fragili o conflittuali).

- Teoria del legame sociale, di T. Hirschi (la devianza deriva dalla debolezza del legame fra

individuo e società).

- Teorie culturali, di Sellin, Miller, Sutherland, Cloward o Ohlin (la devianza deriva dai

conflitti tra le norme delle subculture e quelle della cultura dominante)

- Teoria dell’etichettamento, di Becker (la devianza è un'etichetta applicata dai gruppi

dominanti al comportamento dei gruppi più deboli

- Teorie del conflitto, di criminologi radicali come Turk e Quinney (la devianza deriva dalla

ribellione alle norme imposte dalla classe dominante).

1. Teoria dell'Anomia: Durkheim in passato aveva fatto delle ricerche sul suicidio e aveva notato

che i tassi di esso erano diversi durante le crisi ed i boom economici, perché vi era un

disorientamento generale che creava indebolimento ( in entrambe le situazioni ). L'anomia viene

considerata come la causa dei comportamenti devianti; è quando le regole vengono indebolite/si

allentano che le persone non si sentono più rappresentati → vero e proprio disorientamento=

aumento devianza= aumento tasso suicidi.

2. Teoria della tensione: Merton riprende la teoria dell'Anomia ( punto di riferimento per tutti ), non

facendola però più derivare dalla mancanza di norme, ma approfondendo maggiormente l'aspetto

del conflitto e della contraddizione tra mete culturali e i mezzi per raggiungerle. Ci sono delle mete

condivise ma non tutti hanno i mezzi, le qualificazioni necessarie per raggiungerle. Chi nasce in

certi quartieri per esempio si troverà più svantaggiato e avrà meno possibilità di raggiungere le

mete.

3. Teoria della disorganizzazione sociale: fa riferimento ad una situazione in cui i rapporti sociali

sono fragili, assenti o conflittuali. Avviene quando vi è mescolanza etnica, religiosa etc. Shaw e

McKay cercano di calcolare il tasso di delinquenza nella città di Chicago, basandosi sul numero di

reati in relazione al numero della popolazione complessiva. Essi si accorsero che il tasso di

delinquenza aumentava verso il centro della città e diminuiva verso la periferia, siccome il centro,

appunto, raccoglieva svariate etnie diverse. La scuola di Chicago ha parlato di disorganizzazione

sociale → vennero spiegati i fenomeni criminali/devianti di tipo più generale. Questa scuola

studiava le metropoli, le grandi città americane ed i flussi migratori che avvengono all'interno di

esse. C'era una forte segregazione dei quartieri che divideva la città in micro-settori quasi

impenetrabili l'uno dall'altro e che oltretutto erano autonomi. Questi provocò un aumento dei tassi di

delinquenza. La disorganizzazione viene dunque molto associata all'idea di Anomia.

4. Teoria dell'etichettamento ( “outsiders”, 1963 ): Becker si era allontanato dalle spiegazioni sociali

precedenti; faceva derivare la devianza da una questione di etichette. Tutto dipende dal modo in cui

la società ( gruppi che detengono il potere nella società ) etichettano le persone ( è dunque qualcosa

di più soggettivo ). I gruppi con più potere marchiano gli altri gruppi, quelli con meno potere. Se ad

esempio una persona viola una regola, essa sarà etichettata come criminale.

Outsiders: persone che ricevono le etichette, coloro che sono costretti ad accettarle anche se non

vorrebbero e anche se sono ritenute ingiuste ( preside – alunno – marijuana ).

I gruppi che hanno più potere sono molti; Becker cita gli psicanalisti affermando che secondo lui

sono loro che dettano le leggi. Quando bisogna definire l'equilibrio mentale di una persona, certe

malattie mentali sono create dal nulla dagli psicanalisti stessi secondo lui ( il gruppo degli

psicanalisti si accorda sul fatto che quella è una malattia mentale, essa allora diventerà una malattia

mentale ). Becker chiama questi gruppi imprenditori morali → lanciano crociate rispetto

all'opinione pubblica. La malattia che prima non esisteva diventa una malattia vera e propria

( Isteria → malattia inventata dagli psichiatri). Per etichetta dunque si intende la definizione sociale

di un certo comportamento, in questo caso deviante.

Lemert distingue due tipi di devianza:

− Devianza primaria: Fa riferimento a quelle trasgressioni che non mettono in atto reazioni

sociali. Es. persona che ruba e non viene “beccata”.

− Devianza secondaria: Si realizza quando l’atto deviante suscita una reazione sociale. Es.

persona che ruba e viene “beccato”.

Mentre Becker oltre che di etichettamento, parla anche di:

Reazione sociale:La reazione sociale fa riferimento alle misure che una società attua nei confronti di

un comportamento deviante; può essere di due tipi:

− Reazione sociale formale: si intende una reazione al comportamento deviante ritenuta

ufficiale, mediante organi incaricati dalla società: es. polizia magistrale.

− Reazione sociale informale: si intende una reazione al comportamento deviante non

istituzionalizzata; può essere messa in atto da chiunque e consistono nella critica, nella

disapprovazione, nella condanna morale etc.

3)Tipi di devianza

La classificazione dei modi di adattamento individuale elaborata da Merton si basa sulle diverse

combinazioni di accettazione (+)e rifiuto (-) delle mete culturali e dei mezzi istituzionalizzati.

L'incrocio tra mete culturali e mezzi determina la teoria della tensione. Merton mostra una serie di

tipi a seconda che si realizzi o meno questa tensione e che si realizzi in un certo modo o non:

- conformità +MC +MI

- innovazione +MC -MI: il soggetto non usa i mezzi istituzionalizzati presenti nella società → si

vuole raggiungere una ricchezza senza questi mezzi ( organizzazioni criminali; meta:

guadagnare/metodi: illegali ).

- ritualismo -MC +MI ( il soggetto non aderisce alle mete culturali della società, ma utilizza mezzi

legali previsti nella società. Es –> burocrate: non necessariamente aderisce alle mete sociali, ma usa

mezzi istituzionalizzati ).

- rinuncia -MC -MI ( il rinunciatario non si adatta al tipo i società in cui vive e neanche alle mete

predefinite; oltretutto non ha i mezzi a disposizione. Es → eremita ).

- ribellione +(-)MC +(-)MI ( i ribelli possono non accettare ne le mete culturali ne i mezzi

istituzionalizzati; essi vogliono sostituire le mete ed i mezzi con nuove mete e nuovi mezzi. Es →

movimenti politici di protesta. Non c'è un adattamento, ma sovvertimento perché le mete vogliono

essere modificate così come i mezzi.

Questa è una scala che parte da una massima conformità e arriva alla difformità concludendosi con

la ribellione.

4)La devianza come carriera

Bisogna prendere in esame le fasi di sviluppo della devianza, cioè considerarla come una sorta di

carriera:

− la formazione delle norme: vennero promulgate con il passare del tempo leggi per affrontare

problemi sociali.

− la natura delle norme: alcune norme vengono fatte rispettare dai gruppi di appartenenza (gli

amici, la famiglia, l'azienda in cui si lavora). Alcune norme sono più specifiche, altre più

generiche. Un comportamento può essere obbligatorio, facoltativo o proibito. Le norme che

richiedono un dato comportamento sono molto più problematiche da far rispettare di quelle

che lo proibiscono.

− l'estensione della devianza: la devianza è molto più estesa di quella che risulta dalle

statistiche ufficiali.

− L'etichettamento: il passaggio dall'etichettamento di un comportamento a quello di una

persona è di solito il risultato di una elaborazione compiuta da un apparato burocratico, ad

esempio un ospedale psichiatrico o un tribunale.

− la stigmatizzazione: Uno stigma è quella caratteristica di una persona o di un gruppo che

viene considerata un difetto e suscita tentativi di punire, isolare o in altro modo degradare i

suoi portatori.

È un concetto legato a quello di devianza ed etichettamento; sia lo stigma che la devianza fanno

riferimento a ciò che non è ritenuto normale. Si può dire che lo stigma sia un tipo molto particolare

di etichetta (non è detto che uno stigma sia reputato deviante.) Lo stigma può dare spunto per

etichettare un individuo come deviante. Lo stigma è una caratteristica, normalmente ritenuta

negativa, che rende una persona diversa dalle altre.

Vi sono almeno tre caratteristiche per definire uno stigma:

- Caratteristiche fisiche: es. malformazioni.

- Caratteristiche caratteriali: es. passioni sfrenate, disonestà etc.

- Appartenenza etnica o religiosa.

Lo stigma può essere: visibile o non visibile. Se lo stigma è visibile, l’individuo portatore di stigma

può essere screditato, siccome il suo stigma è apparente. Se lo stigma non è visibile, l’individuo può

essere screditabile, siccome egli è portatore di un possibile stigma.

Pratiche di gestione dello stigma:

- correggere lo stigma: il portatore di stigma cerca di sbarazzarsi di tale caratteristica

stigmatizzante.

- impadronirsi di attività solitamente precluse a “quelli come lui”: il portatore di stigma cerca di

comportarsi come una “persona normale”. Es. zoppo che gioca a tennis.

- chiudersi in sé stessi: estraniarsi per evitare di mostrare lo stigma.

− la dimensione collettiva della devianza: Gran parte della devianza è collettiva. I singoli atti

di devianza si integrano in un modello di comportamento adottato da numerose persone.

Esso può svilupparsi fino a diventare una vera e propria subcultura deviante. Quando la

devianza diventa collettiva, può cambiare l'atteggiamento della società nei suoi confronti: il

comportamento che era stato considerato deviante si trasforma semplicemente in diverso via

via che viene accettato.

5)Il controllo sociale

Il complesso di valori, norme e sanzioni vigenti in una società è definito controllo sociale. Parsons

ha individuato tre metodi di controllo sociale:

− l'isolamento che ha lo scopo di tenere il deviante lontano dagli altri e non prevede alcun

tentativo di riabilitazione ( questo è il modo con cui vengono trattati nelle prigioni i

criminali più pericolosi ).

− l'allontanamento limita invece i contatti del deviante, ma non lo isola completamente dalla

società e gli consente di rientrarvi dopo un certo periodo di tempo ( ricovero temporaneo in

un ospedale psichiatrico )

− la riabilitazione è il processo attraverso cui molti devianti vengono aiutati a riassumere il

proprio ruolo nella società ( programmi di recupero nelle carceri, alcolisti anonimi ).

Controllo informale

Il controllo informale si esercita senza sanzioni giuridiche, ci sono sanzioni comunque importarti

che vanno al di là dell'atto pratico come la vergogna, la derisione, la riprovazione sociale fino ad

arrivare addirittura all'ostracismo per cui la persona viene totalmente emarginata dalla società. “ La

lettera scarlatta” è un romanzo di Hawthorne in cui si parla di una comunità puritana del '600 negli

Stati Uniti d'America che aveva emarginato, ostracizzato una giovane ragazza e costretta a vivere

con un marchio ( una lettera ) cucita sul petto. Tutto questo perché la giovane donna aveva avuto un

figlio illegittimo con l'uomo che amava. La devianza però cambia nel tempo, ma ci sono sanzioni

informarli che possono essere peggiori di quelle formali. Ci sono comunque sanzioni anche positive

( ricompense ) che premiano il comportamento conforme ( quelle negative puniscono il

comportamento difforme ). Il termine “ostracismo” deriva da “Stigma”.

Si può pensare che in un certo momento vengono ridefinite le norme stesse; questo avviene quando

esse vengono considerate ormai superate ( es. matrimonio riparatore che c'è stato fino agli anni

'70 ). Ci fu il caso di Branca Viola che a differenza delle altre donne non accettò il matrimonio

riparatore denunciando il suo rapitore e portandolo in tribunale. La donna fu sostenuta dalla

famiglia e da altri movimenti di donne. Lei vinse ed in seguito venne cambiato il codice penale in

Italia; venne tolta questa norma dal codice e la ragazza non subì l'ostracismo, ma anzi diventò un

eroina per le donne della sua epoca.

Si possono distinguere quattro tipi di controllo informale: le ricompense sociali (mirano a

incoraggiare e premiare la conformità), le censure (mirano a scoraggiare e far cessare i

comportamenti devianti), la persuasione (è un altro modo di riportare alla norma i devianti), la

ridefinizione delle norme (in modo che quanto in precedenza era considerato deviante non lo sia

più).

Controllo formale

Il controllo formale viene esercitato attraverso organizzazioni ed istituzioni che si sono affermate

quando la società è diventata più complessa:

− la polizia: compito di controllare ed arrestare una persona che ha compiuto un atto criminale

ed in questo caso vengono applicate multe e pene carcerarie. Incontro tra un agente di

polizia e la persona sospettata di aver violato la legge.

− tribunali: si valutano gli atti ed i reati compiuti in precedenza. Si procede all'arresto è

l'immissione nel sistema processuale.

− sistema penitenziario: la pena per aver commesso un crimine consiste in un periodo di

detenzione in carcere

− conclusioni: i tre attori analizzati sono accomunati da un'importante caratteristica,

l'interazione tra devianti e addetti al controllo sociale.

6)il futuro della devianza

Nel corso degli ultimi decenni si è assistito a un generale allentamento di molte regole, in

particolare di quelle che governano il comportamento morale privato.

Al tempo stesso, vengono promosse sempre nuove crociate, che portano a creare nuove regole e di

conseguenza nuovi tipi di devianza.

Un sottoprodotto delle nuove leggi è la crescita della burocrazia: per formulare norme e regolamenti

e per farli rispettare si creano organizzazioni di vario tipo, ma la burocrazia stessa è diventata il

bersaglio privilegiato di quanti combattono per la difesa delle libertà personali.

XVI capitolo – Economia e società

1)Tipi di sistema economico

Capitalismo

Il capitalismo è un sistema economico che riconosce il diritto alla proprietà privata e al suo

investimento sotto forma di capitale in imprese produttive concorrenti con altre imprese sul

mercato. Nel capitalismo lo Stato è difensore e controllore della proprietà privata.

C'è dunque un intervento ridotto al minimo dello Stato ( si parla addirittura di “Laissez faire” per

sottolineare il fatto che esso si limita solamente ad un controllo minimo ).

Tutto ciò però cambia con il passare del tempo anche grazie all'influenza politica ( Suffragio

Universale per tutti ); lo Stato diventa sempre più importante, svolge una funzione sempre più

regolativa ( regolazione dell'economia di mercato ), diventò fondamentale anche per la

redistribuzione del reddito. Si sviluppa sempre più il Welfare State che permise interventi statali e

tutta una serie di servizi pubblici: istruzione/sanità ( sistema universalistico → tutti hanno il diritto

di essere curati )/sistema pensionistico ( bisogna garantire una sussistenza, una garanzia alle persone

durante la mancanza di lavoro e quindi di salario per ragioni di vecchiaia ).

Crisi del'29 → grande depressione/recessione che dura tanti anni; è globale in quanto parte degli

Stati Uniti e si estende in tutto il mondo. Si afferma una teoria ispirata da John Keynes; è proprio da

lui che prende il nome una parola per indicare l'importanza dello Stato → Keynesismo.

Dopo il '29 l'ispirazione massima dei sistemi economici è arrivata attraverso di lui. Secondo Keynes

i sistemi economici hanno dei cicli che devono essere stabilizzati, bisogna sostenere la domanda e

dunque la richiesta di beni e servizi altrimenti il sistema si inceppa ( calo dell'occupazione ). Lo

Stato ha un ruolo fondamentale per sostenere la domanda, liberando risorse per i consumi con la

leva fiscale ed incrementando la spesa pubblica ( deficit di bilancio con l'aumento della spesa ), di

modo tale che la domanda intanto si riprenda e si rilanci l'occupazione della popolazione. Con

l'aumento dell'occupazione vengono distribuiti più salari che permettono agli individui di spendere

di più facendo dunque aumentare la domanda di modo che l'economia si rimetti in moto.

Negli anni '80 → eccesso di spesa pubblica ed inizio del deficit ( il debito pubblico è grande ).

Negli anni '70 → shock petrolifero ( 1973 → conflitto arabo-israeliano che mise a repentaglio

l''arrivo delle risorse e delle materie prime nel nostro Paese. Dopo ci fu la rivoluzione Iraniana;

l'Iran esce dal gruppo dei paesi occidentalizzati. Segue la guerra tra iraniani e iracheni ). Aumentano

tutti i prezzi dei derivati del petrolio, il prezzo del petrolio stesso salì di10 volte nel giro di un breve

periodo. In questo sistema la libera concorrenza è dunque considerata un valore e una condizione

fondamentale. Siccome lo stato doveva limitarsi a far rispettare i contratti privati e a proteggere la

proprietà privata solamente, tutto il resto era compito dell'imprenditore. Egli reperiva il capitale e lo

investe in un'impresa con l'intento di recuperare quanto investito con l'aggiunta di un profitto,

consapevole che ciò comporta un certo margine di rischio. La rapida crescita del capitalismo nei

secoli XVIII e XIX fu possibile anche per l'intenso sfruttamento della manodopera.

Le politiche Keynesiane si rivelarono dunque inutili; ci fu un'inflazione esagerata ( Italia circa

12% ). Il problema è che si unì l'inflazione con la stagnazione che portarono alla stagflazione.

Il Welfare iniziava inoltre a diventare troppo caro e lo Stato non si poteva più permettere quello che

si era permesso in passato ( Smantellamento Welfare ). I presidenti Margaret Thatcher ( Inghilterra )

e Ronald Reagan ( Stati Uniti ) presero di mira il Keynesismo perché pensarono che gli Stati

avessero speso troppi soldi seguendo la sua teoria. L'inflazione distrusse il potere d'acquisto dei

lavoratori ed i grandi deficit dei bilanci pubblici crebbero in maniera esponenziali.

Il Keynesismo venne sostituito da “De Rebolation”, ovvero dal Neoliberismo ( “Laissez faire”

primo liberismo ) caratterizzato dalle privatizzazioni.

L'Europa risentì di tutto ciò: lo Stato aveva un debito altissimo ed il modello di Welfare non fu mai

del tutto smantellato ( soprattutto nei paesi nordici dove è forte ancora oggi ).

Socialismo

Quando parliamo di Socialismo e Comunismo dobbiamo riferirci a sistemi non solo economici, ma

anche politici ( Il Socialismo è anche un'ideologia oltretutto → idea uguaglianza/regolazione da

parte dello Stato/nell'economia doveva essere presente una programmazione da parte dello Stato e

quindi da parte di politiche centrali ). Alle origini del socialismo si possono individuare almeno due

grandi filoni di pensiero:

1. Marx e i suoi sostenitori svilupparono una dottrina rivoluzionari, che interpretava la realtà

sociopolitica come lotta di classe

2. altri tra cui Robert Owen, elaborarono una visione più utopistica, che aspirava a una nuova

organizzazione della vita sociale basata su piccole unità cooperative.

Nel XIX alcuni socialisti entrarono in polemica con Marx perché ritenevano che la lotta di classe

potesse essere condotta con mezzi graduali.

XVIII – XIX → il Socialismo nasce come movimento di protesta, di mobilitazione.

Tra i socialisti possiamo distinguere diverse posizioni:

- I più rivoluzionari che avevano lo scopo di abbattere le classi sociali per arrivare ad una società

comunista senza classi.

- Coloro che pensavano ad una vita sociale comunitaria ( legami di solidarietà + stretti ).

- I riformisti, cioè coloro che non propugnavano il ribaltamento sociale ma pensavano piuttosto a

riforme più meno profonde, non basate sulla violenza ma eseguite attraverso mezzi legali e

parlamentari. Queste riforme erano graduali e non repentine.

Ebbe più successo la parte rivoluzionaria dei socialisti ( Rivoluzione Russa ), ma nel 1989/1990 ci

fu la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell'Unione Sovietica portò alla fine questo tipo di

socialismo.

Con i passare del tempo, con la frammentazione dei partiti il movimento socialista si frammentò e si

divise in due parti: parte socialista e parte comunista. Tutto questo nel 1921.

In Gran Bretagna prevalse l'approccio gradualista, che divenne la base delle politiche laburiste e

socialdemocratiche contemporanee; in Russia trionfò nel 1917 la fazione bolscevica, fautrice della

rivoluzione violenta.

Comunismo

L'ideale politico del comunismo è un sistema economico, sociale e politico incentrato su:

− proprietà privata

− struttura sociale senza classi

− assenza di sfruttamento

− abolizione della gerarchia tra lavoro intellettuale e manuale

Caratteristiche:

− fine di tutti i partiti: partito unico che controllava tutto politicamente

− pianificazione: il partito stesso ha il potere di pianificare a lunga scadenza le cose; i prezzi

erano definiti dai soggetti politici ( Governo regolato da partito unico ).

Questo sistema all'inizio provocò una spinta all'industrializzazione governata dall'alto in Russia e

nei paesi adiacenti. Poi si iniziò a vedere l'inefficienza del sistema; si era affermata una classe che

dominava ( i burocrati del partito → oligarchia ) sulle altre. C'era la necessità di cambiamento e la

svolta avvenne nel 1989 quando gli ex Paesi comunisti cominciarono a ragionare in termini di

introduzione dell'economia di mercato e pluralismo dei partiti ( Ex paesi Unione Sovietica ). Anche

la Cina ha avviato un processo di apertura al mercato, ma conservando in questo caso il modello del

partito unico e dell'autoritarismo politico.

L'approccio di Lindblom

Alcuni economisti, insoddisfatti della rigida tripartizione dei sistemi socio-economici in capitalisti,

socialisti e comunisti hanno cercato di costruire modelli alternativi. La relazione tra sistema politico

ed economico sono state classificate all'interno di due poli opposti:

- Autonomia: quando l'attività economica procede senza interferenze politiche

- Dipendenza: quando l'attività economica è controllata da soggetti politici.

Questo controllo può avere forme e intensità diverse:

− l'intervento diretto dello stato in veste di proprietario collettivo, come nei paesi comunisti

− la compresenza di proprietà statale e proprietà privata, unite ad un controllo politico più

mediato delle iniziative economiche, come nelle cosiddette “economie miste”

− influenze esclusivamente indirette, come le politiche monetarie e fiscali, secondo il modello

delle economie liberiste

Lindblom, scienziato politico, ha classificato i sistemi economici a seconda che:

− siano fondati sull'impresa pubblica oppure su quella privata

− la produzione risponda alle preferenze dei consumatori oppure a quelle dei pianificatori

Incrociando questi due parametri sono state individuate quattro categorie principali:

− sistemi fondati sull'impresa privata in cui la produzione risponde alle preferenze dei

consumatori ( economie occidentali )

− sistemi fondati sull'impresa privata in cui la produzione risponde alle preferenze dei

pianificatori ( industrie produttrici di armi e sistemi di difesa )

− sistemi fondati sull'impresa pubblica in cui la produzione risponde alle preferenze dei

consumatori ( economia della Jugoslavia )

− sistemi fondati sull'impresa pubblica in cui la produzione risponde alle preferenze dei

pianificatori ( economie dell'URSS e del blocco sovietico ).

Le categorie di Lindblom hanno il vantaggio di evidenziare che tutti i sistemi economici

contengono una mescolanza di elementi diversi: la sua impostazione consente di far oscillare

l'attenzione dal versante della produzione a quello del consumo.

Per questo si inizia a parlare di società dei consumi.

Postfordismo ed economia della conoscenza

L'economia subì cambiamenti anche sul piano della produzione: si passò dal Fordismo al

Postfordismo.

Il Fordismo è un'organizzazione scientifica del lavoro fondata sull'analisi minuziosa dei processi

produttivi, scomposti in una serie di operazioni elementari misurabili in termini di tempi e metodi,

allo scopo di massimizzare l'efficienza. Questo approccio detto Taylorismo ( Taylor '900 Stati

Uniti ) venne poi adattato all'industriale automobilistico Henry Ford, che combinò le operazioni

elementari di Taylor in un processo produttivo dinamico ed integrato che ebbe la sua massima

espressione nella grande fabbrica organizzata attorno alla catena di montaggio, per la produzione di

merci destinate ai mercati di massa. Questo processo produttivo venne chiamato Fordismo.

Questo sistema venne sostituito dal Postfordismo che si basava su di una produzione flessibile e non

più rigida bensì affidata a gruppi produttivi di dimensioni ridotte formati da lavoratori altamente

specializzati che impiegano tecnologie avanzate, in grado di produrre merci destinate a una clientela

con esigenze molto differenziate. Avvennero trasformazioni dei modelli di consumo che videro i

mercati di massa sempre più sostituiti da mercati di nicchia.

In tempi ancora più recenti si parla di economia della conoscenza per dire che l'economia è stata

attraversata da ulteriori processi di trasformazione, che spingono in direzione di un nuovo sistema

produttivo in cui il motore che alimenta la crescita della ricchezza è costituito da conoscenze ed

informazioni. In questo tipo di economia la produzione di beni materiali è stata superata dalla

commercializzazione dei beni immateriali ( New Economy ); la conoscenza domina su tutti gli altri

aspetti ( più reti di vendita con meno passaggi ). Diventa ancor più importante la qualificazione dei

lavoratori in modo che possano essere introdotte sempre novità in ambito tecnologico e scientifico.

2)I contesti sociali dell'attività economica

Si passa ora dal livello macro dei sistemi economici al livello micro delle iniziative economiche

individuali.

I contesti del lavoro e dello scambio

Chi si occupa della società ( antropologi ) e non solo di economia in senso puro vede che gran parte

del mondo non vive in economie di questo genere dove il lavoro viene remunerato. Esistono

contesti in cui questa prospettiva non è dominante.

Malinowski negli anni '20 aveva studiato le tribù/società della Nuova Guinea e notò subito che ciò

che contava veramente era il sistema delle relazioni: tutti erano a disposizione del capo villaggio in

maniera assolutamente gratuita. La comunità si basava su di un lavoro comunitario fondato sulla

parentela. Dopo che il lavoro era stato eseguito ( per es. costruire una Canoa )veniva distribuito del

cibo ( non era un pagamento proporzionale ).

Malinowski nel suo libro “Argonauti del Pacifico occidentale. Riti magici e vita quotidiana nella

società primitiva “ del 1922 osservò che i fattori economici erano ugualmente importanti nel regno

dello scambio. Alcune transazioni non erano motivate economicamente: il dono per esempio non

comportava la pretesa di ricevere alcunché in cambio; in altri casi i beni materiali ( cibo, conchiglie,

attrezzi da pesca ) venivano scambiati con privilegi o titoli; in altri casi ancora venivano utilizzati

per pagamenti regolati dalla consuetudine. Ciò che era più importante dunque era il sistema del

dono ( riservato oggi soprattutto nei settori pubblici → donazione organi/sangue che sono pratiche

gratuite ed anonime ).

Il dono nelle loro società è un sistema economico che non comporta la pretesa di ricevere qualcosa

in cambio ( anche se ciò poteva succedere attraverso lo scambio di beni ). Questa “economia”

veniva spiegata attraverso i sistemi di potere; era basata quindi sul fatto che chi riusciva ad esempio

a fare più feste grandi e a far circolare maggiori doni, aveva maggiore potere.

Molte popolazioni fecero a gare per acquisire maggiore prestigio, ma alcune di esse si sono ridotte

sul lastrico perché cercarono sempre di fare più delle loro possibilità.

Queste società dunque sono basate non sulla legge della domanda e dell'offerta ( costi-benefici ), ma

solo sul sistema dei doni.

Il lavoro nelle società sviluppate

Le nostre società, dove domina il capitalismo, sono ad economia di mercato.

Molti studiosi hanno evidenziato i cambiamenti che si accompagnano allo sviluppo economico:

− La fusione di piccole unità produttive locali in organizzazione di scala maggiore.

− Il passaggio dal lavoro agricolo a quello non agricolo, e successivamente la tendenziale

prevalenza della produzione di servizi ( amministrativi, bancari, assicurativi e simili ) su

quella di beni. Il passaggio principale è avvenuto negli anni '50 -'60 attraverso lo sviluppo

economico e l'espansione del lavoro operaio; per quanto riguarda il secondo passaggio si

parla di terziarizzazione o re-industrializzazione perché vi è un passaggio dal lavoro

industriale al lavoro nei servizi ( si è dunque ampliata la sfera della produzione dei servizi ).

− Flessibilità: alle tendenze di lungo periodo se ne deve aggiungere una emersa nel passato più

recente, ovvero la crescente diffusione del lavoro atipico, espressione che ricomprende tutte

le forme di lavoro , come il part-time ( scelto e più presente tra le donne ) e il lavoro

temporaneo, diverse da quelle a tempo pieno e indeterminato.

→ Pressione sui lavoratori

Numerose ricerche hanno riguardato i cambiamenti più tecnologici: l'introduzione di innovazioni

tecnologiche ha eliminato molti tipi di mansioni che prima dominavano lo scena ( lavori poco

qualificati ),le macchine possono svolgere molti compiti ripetitivi a velocità maggiore e con un

grado di affidabilità superiore a quello delle persone. C'è una vera dequalificazione di molti lavori

perché sostituiti dalle macchine. Questa situazione riguarda anche gli addetti ai servizi (gli

infermieri si lamentano di essere stati trasformati in vere e proprie “macchinette” programmate).

Centrale a questo aspetto è il concetto di alienazione, nel quale rientrano diversi aspetti:

1. la sensazione di impotenza che nasce quando il lavoratore non controlla più gli strumenti e le

risorse usate nella produzione, né la vendita dei prodotti finiti.

2. La perdita del senso provocata dal fatto che ciascun lavoratore partecipa soltanto ad una fase

estremamente circoscritta del processo di produzione complessivo, spesso senza avere contatti con

altri lavoratori.

3. L'estraniazione dal lavoro derivante dal venir meno dell'occupazione come opportunità di

promozione professionale e sociale, di rapporto con i colleghi, di orgoglio e soddisfazione per

creazione del prodotto.

→ Pressione sui manager

Con l'espandersi delle organizzazioni, i manager sono soggetti a crescenti pressioni e devono

svolgere sempre nuovi compiti, che in termini semplificati possono essere ricondotti a due categorie

principali:

- acquisizione e circolazione di informazioni

- conciliazione di esigenze organizzative conflittuali

Oggi i manager di un'organizzazione devono assimilare un gran numero di informazioni, leggere

rapporti, promemoria e lettere provenienti dall'interno e dall'esterno dell'azione, seguire

pubblicazioni specializzate per mantenere il contatto con eventi e circostanze che possono influenza

il loro lavoro, comunicare con reparti e uffici dell'azienda accertandosi che i compiti siano assegnati

alle persone giuste e vengano eseguiti nei tempi previsti, identificare e risolvere i problemi,

discutere e dirimere le controversie, trattare con le associazioni dei consumatori, gli azionisti, le

banche, i rappresentanti sindacali. I sociologi inoltre hanno identificato tre tensioni tipiche del ruolo

di manager:

1. fronteggiare esigenze contrastanti, spesso nell'impossibilità di conciliarle tutte

2. prendere decisioni importanti in breve tempo, spesso senza disporre di dati sufficienti

3. assumere atteggiamenti impersonali, a volte privi di scrupoli

Molti manager sviluppano una sorta di “pensiero magico” per alimentare una sensazione di

sicurezza, altri si considerano “uomini d'azione” ovvero persone pratiche e circondate da sognatori,

altri ancora si convincono di avere particolari intuizioni o “ispirazioni”.

→ Pressioni sui professionisti

Una caratteristica delle società economicamente sviluppate è la diffusione delle cosiddette “libere

professioni”: medici, avvocati, notai, ingegneri, architetti e così via. Anche se alcuni di loro ( medici

ospedalieri o avvocati che lavorano negli uffici legali delle imprese ) sono di fatto lavoratori

dipendenti, i professionisti presentano però una serie di caratteristiche che li differenziano da questi

ultimi: uno status sociale più elevato, una deontologia professionale, un forte senso di appartenenza,

spesso corporativo.

I “semiprofessionisti”, come ad esempio i paramedici, occupano uno status intermedio e avvertono

con ogni probabilità un certo disagio per questa collocazione ( i tecnici diplomati possono saperne

quanto gli ingegneri, ma guadagnano meno, hanno meno prestigio e meno opportunità di

affermazione sociale; per risolvere questo problema tentano la strada della professionalizzazione ).

Sennet: l'uomo flessibile

Richard Sennett studiò i cambiamenti sul posto di lavoro ( relazioni sul piano economico ) con

l'identità delle singole persone ( il carattere delle persone anche a livello culturale ). Solo un certo

tipo di persone riesce a prosperare in condizioni sociali instabili e frammentate. Questo individuo

deve fronteggiare tre sfide:

1. Il tempo: come gestire relazioni a breve termine vagando da un'attività all'altra, da un lavoro

all'altro, da un ruolo all'altro? Se le istituzioni non costituiscono più un quadro stabile a

lungo termine, il singolo deve improvvisare la propria biografia, oppure cavarsela senza

pretendere che il senso della propria identità trovi sempre conferme.

2. La qualifica: come si possono sviluppare nuove abilità e dischiudere nuove capacità se

mutano le esigenze della realtà? In pratica, nell'economia moderna molte abilità hanno vita

breve. Nella tecnologia e nelle scienze, così come nei settori più avanzati della produzione, i

lavoratori devono ora seguire corsi di aggiornamento destinati a cambiare radicalmente il

loro modo di lavorare in media ogni otto-dodici anni. Il nuovo ordine sociale emergente

combatte contro l'ideale del lavoro artigiano, che impara a fare benissimo una cosa soltanto.

3. La terza sfida è conseguente alla seconda: concerne la disponibilità a rinunciare alle

abitudini e a staccarsi dal passato. Di recente la dirigenza di un'impresa dinamica ha

richiarato che nessuno può ritenersi sicuro del proprio posto di lavoro e che, in particolare, i

servizi resi in passato non assicurano ad alcun dipendente un posto garantito.

3)Tendenze attuali dell'economia mondiale

Negli ultimi decenni si è assistito ad un processo economico di enorme portata:

l'internazionalizzazione dell'economia mondiale. In una prima fase questo processo è avvenuto

attraverso la creazione , la crescita e la moltiplicazione delle multinazionali ( cioè imprese che

hanno le proprie basi in un paese e operano in molti altri ). In una seconda fase si è cominciato a

parlare del processo di globalizzazione delle industrie, del commercio, dei mercati finanziari

etc...Lo Stato era abituato a controllare l'economia attraverso le politiche economiche; oggi lo Stato

ha sempre meno peso in questo ambito. I mercati e le imprese diventano globali. La globalizzazione

è un termine che designa il processo di crescente integrazione planetaria a tutti i livelli: economico,

culturale, politico e tecnologico.

Ci sono posizioni diverse anche riguardo la globalizzazione:

− i globalisti insistono sugli aspetti positivi della globalizzazione e sostengono che nei paesi

più propensi a integrarsi nell'economia mondiale si assiste a una crescita del reddito,

all'aumento delle aspettative di vita, al miglioramento degli indici di sviluppo umano.

− Gli antiglobalisti sottolineano invece la perdurante, e per certi aspetti crescente,

disuguaglianza tra ricchi e poveri del mondo.

XVII capitolo – Il sistema politico

1)Definizioni fondamentali: potere, forza, autorità

Il sistema politico, sia esso democratico o non democratico, deve comunque rispondere ad alcuni

problemi generali della vita sociale, tra cui quelli del consenso e del dissenso, del conflitto e della

sua composizione, della partecipazione della sua regolazione, della rappresentanza di interessi,

aspirazioni e valori diversi. I concetti fondamentali del sistema politico sono:

- il potere: qualsiasi possibilità di far valere entro una relazione sociale, anche di fronte ad

opposizione, la propria volontà ( definizione formulata da Weber ). Il potere può basarsi

sull'uso della forza, sul possesso di una carica politica, sulla potestà di un genitore verso un

bambino e su numerose altre fonti. Il potere è al centro della politica e può essere

semplicemente collegato all'uso della forza e dall'uso degli apparati repressi ( come avviene

nei regimi totalitari ). Il potere implica sempre una relazione. È difficile governare con il

terrore, solo con la coercizione ( i figli si deprimono per esempio ) perché si possono

formare dissensi e quindi ribellioni. Il potere può anche essere esercitato però senza l'uso

della forza.

- Forza: uso della coercizione fisica per imporre ad altri la propria volontà.

- Autorità: possibilità di trovare obbedienza, presso certe persone, ad un comando che abbia

un determinato contenuto ( concetto definito da Weber ). l'autorità non ha a che vedere con

la forza perché in questo caso essa è la capacità di far obbedire l'altra persona perché questa

ritiene che questo determinato comando/ordine è fondato su qualche cosa, è basato dunque

su caratteristiche le quali il soggetto è d'accordo. La persona ha la legittimità di dare quel

determinato comando.

Weber distingue tre tipi di autorità ( potere legittimo = autorità ):

1. autorità carismatica: fondata sulla devozione e sulla fedeltà a una persona dotata di qualità

superiori e quasi mistiche ( Cristo, Gandhi, Hitler, Mussolini, Napoleone o Khomeini ).

2. autorità tradizionale: fondata su consuetudini, tradizioni, abitudini e costumi, come quella di un

monarca sui propri sudditi o di una suocera su una giovane sposa. Tutto è in funzione del principio

dinastico per via divina ( autorità religiosa ). il motto è “ così è stato fatto nei secoli dei secoli”.

3. Autorità razionale-legale: fondata su posizioni e regole formali ritenute corrette e necessarie, a

cui tutti sono vincolati e che garantiscono il funzionamento di un'organizzazione, come nelle

amministrazioni pubbliche e nelle imprese. La nostra democrazia si basa su questo tipo di potere: si

seguono delle determinate regole che devono essere rispettate. Questo tipo di potere è qualcosa di

impersonale in quanto si obbedisce ad un comando perché questo comando è basato su regole

astratte e razionali.

Le differenze fra i tre tipi weberiani di autorità si possono chiarire ponendo tre domande:

a) a chi o che cosa si deve obbedienza?

- Nel caso dell'autorità carismatica: Obbedienza personale incondizionata: al capo bisogna obbedire

sempre e comunque.

- In un sistema tradizionale: Obbedienza personale condizionata da costumi e consuetudini: si deve

obbedire al capo ma egli deve a propria volta osservare determinati obblighi verso i propri

sottoposti.

- In un sistema razionale-legale: obbedienza impersonale a un insieme di regole, codici e principi.

b) come è strutturato l'ordine politico?

− nel caso dell'autorità carismatica: l'ordine politico è di tipo arbitrario; gli ordini del leader

possono apparire ingiustificati, ma vengono comunque eseguiti.

− Nel caso dell'autorità tradizionale: l'ordine politico è di tipo ereditario; viene trasmesso ed

esercitato nelle forme stabilite dai costumi e della consuetudine.

− Nel caso dell'autorità razionale-legale: l'ordine politico è di tipo burocratico: l'esercizio

dell'autorità si fonda sul reclutamento impersonale, sul primato del merito, sulla carriera.

c) a quali risorse economiche attinge l'ordine politico?

− Nel modello carismatico: i leader considerano spesso trascurabili le questioni economiche, e

fonte di corruzione gli interessi materiali: tendono dunque a fare affidamento su risorse ad

hoc ( doni, bottini di guerra, saccheggi ).

− nel modello tradizionale: il leader provvede al sostentamento dei propri seguaci attingendo

risorse controllate politicamente ( stretto legame tra il ruolo del leader nell'ordine politico e

la distribuzione delle risorse economiche ).

− nel modello razionale-legale: ciascun funzionario riceve uno stipendio fisso e prevedibile.

Le burocrazie possono essere mantenute con le risorse proveniente della vendita di prodotti

sul mercato ( come nel caso delle imprese ), oppure con fondi erogati dall'erario (come nel

caso delle amministrazioni pubbliche).

2)Teorie dei sistemi politici

Possiamo definire lo Stato come quella struttura che ha il potere di allocare le risorse e i servizi del

sistema sociale. I teorici del conflitto sottolineano la competizione tra gruppi per l'acquisizione di

risorse limitate, mentre i funzionalisti mettono l'accento su aspetti cooperativi del potere politico; la

prima prospettiva insiste sulle tensioni interne che lacerano la via politica, la seconda sull'idea di un

sistema politico integrato. La teoria del conflitto e quella funzionalista offrono due diverse

interpretazioni del modo in cui gli stati si servono del potere.

Marx e la teoria del conflitto

I teorici del conflitto sottolineano la competizione tra gruppi per l'acquisizione di risorse limitate. Il

potere politico è un riflesso del potere economico, per cui ogni classe sociale difende i propri

interessi e quindi entra in conflitto. La politica è una sorta di copertura dei rapporti economici. La

classe operaia pensava di avere come interesse principale quello di affermare una società senza

classi ( visione utopistica, comunista di Marx ) → potere distribuito a livello popolare. In questa

prospettiva la liberazione finale dei lavoratori sarà possibile solo con una rivoluzione che permetta

loro di conquistare l'apparato del potere e di dare alla vita economica e sociale, attraverso la

dittatura del proletariato, un nuovo assetto congruente con gli interessi di classe dei lavoratori.

Parsons e la teoria funzionalista

I funzionalisti mettono in risalto gli aspetti cooperativi del potere politico. Parsons vede nella vita

politica non un conflitto per il controllo delle risorse, ma piuttosto un processo cooperativo per la

mobilitazione delle risorse (rapporto di fiducia e di consenso con la popolazione). Parla di teoria

consensualistica in quanto sono presenti processi cooperativi di civilizzazione. I poteri sono

asimmetrici all'interno della società, ma ci deve essere una figura con più potere che faccia

rispettare le regole all'interno di essa.

Prospettive a confronto

La prima prospettiva insiste sulle tensioni interne che lacerano la vita politica, la seconda sull'idea

di un sistema politico integrato. Entrambe le prospettive vanno comunque interpretate come modelli

astratti e non come descrizioni concrete della realtà.

Secondo Marx l'ordine politico comporta una repressione della natura umana, mentre secondo

Parsons è uno strumento di civilizzazione.

Marx vede i sistemi politici come un mezzo per tutelare interessi di parte, mentre Parsons li

considera uno strumento per assicurare benefici comuni.

3)Tipi di regime politico

Regimi totalitari

In questo tipo di regime, i dententori del potere mirano ad un controllo assoluto sulla società,

cercando di impedire che qualsiasi altro gruppo o istituzione si frapponga fra essi e i cittadini. Non

tutti i regimi totalitari sono uguali: la Cuba comunista è molto diversa dalla Germania nazista,

eppure i regimi totalitari hanno alcuni tratti caratteristici comuni:

− uso su vasta scala dell'ideologia: i regimi totalitari forniscono spiegazioni per ogni aspetto

della vita sociale ( obiettivi da raggiungere, comportamenti da promuovere e avversari da

combattere vengono identificati in termini semplicistici e distorti).

− Partito unico: partito guidato da dittatori o da una leadership collettiva. Questo partito è il

solo partito legale e monopolizza le carica di governo: esso penetra e controlla la società

diventando fonte di potere, prestigio e ricchezza.

− Ricorso al terrore: per mantenere il controllo della popolazione ( interrogatori, torture e altre

forme di violenza possono essere usati contro i nemici interni ed esterni ).

− controllo dei mezzi di comunicazione: questi regimi controllano i mass media. I mezzi di

comunicazione forniscono le interpretazioni ufficiali degli avvenimenti e rafforzano i

comportamenti che il regime richiede. Un uso spregiudicato di questi mezzi diventa

propaganda e non più formazione dell'opinione pubblica.

− Controllo delle armi: viene monopolizzato l'uso delle armi.

− Controllo dell'economia: pianificazione economica centralizzata, che stabilisce gli obiettivi

di ciascun settore produttivo o anche abolizione della proprietà privata.

Grazie a questi strumenti i regimi totalitari cancellano il confine tra sfera pubblica e privata,

scoraggiando l'iniziativa individuale; mirano inoltre alla fedeltà totale dei cittadini, sopprimendo o

controllando tutte le istituzioni sociali, compresi i gruppi primari.

Regimi autoritari

I regimi autoritari ( es. quello di Franco in Spagna ) sono:

− parzialmente pluralisti (mentre i regimi totalitari sono monisti)

− basati su una particolare mentalità, come insieme di credenze in una certa misura ambigue,

che consentono qualche margine di interpretazione (mentre quelli totalitari si fondono su

un'ideologia rigida)

− Mobilitazione temporanea che si intensifica solo in alcune circostanze del loro sviluppo →

l'instaurarsi, la sovversione interna, l'interferenza esterna (i regimi totalitari si caratterizzano

per una mobilitazione estesa e continua, generalmente imposta dall'alto)

− la leadership ( individuo o gruppo ) esercita un potere relativamente prevedibile (in quelli

totalitari viene esercitato un potere completamente arbitrario).

Regimi democratici

Il termine democrazia significa in senso letterale “governo/potere del popolo”.

Già nelle Città-Stato ateniesi la popolazione coinvolta era limitata; le assemblee raccoglievano circa

5000 persone: era una sorta di democrazia diretta. Le dimensioni ed i numeri con il passare del

tempo crescono e dunque non si può più decidere su base assembleare.

Si consolida la democrazia rappresentativa: il popolo parla, esprime le sue idee, i propri interessi

attraverso rappresentanti espressi e scelti dal popolo stesso. C'è una sorta di delega.

Dahl formula la “legge del tempo e del numero” riferendosi alla democrazia: “ più è alto il numero

dei cittadini di un insieme democratico, minore è la possibilità per i cittadini di partecipare

direttamente alle decisioni di Governo e più essi devono delegare l'autorità ad altri”.

I governi democratici hanno delle caratteristiche:

− individualismo: la centralità della persona è fondamentale nel pensiero democratico; è alla

base dei sistemi giuridici e garantisce che davanti alla legge tutti siano uguali.

− Governo costituzionale: questi governi si basano su un corpo di leggi e di tradizioni

giuridiche, scritte o non scritte, che stanno al di sopra dell'individuo, del governo e della

società. Servono a definire in termini generali la distribuzione e i limiti dell'autorità politica,

in modo che ciascuno dei suoi detentori abbia poteri circoscritti, definiti e bilanciati da altri

poteri.

− Consenso dei governanti: i cittadini scelgono i propri rappresentanti e governanti attraverso

elezioni periodiche che hanno lo scopo di mantenere uno stretto rapporto tra elettori ed

eletti, e di limitare nel tempo l'esercizio del potere.

− Confronto politico regolato: sono presenti due o più partiti in un regime democratico, che si

alternano nei ruoli di governo e di opposizione. I valori democratici impongono che il

confronto politico avvenga su un piano di reciproca lealtà tra governo e opposizione.

4)Processi politici

Ci sono alcune dinamiche sociali che sono alla base delle istituzioni e riguardano i diversi livelli a

cui i cittadini partecipano alle elezioni politiche: Si parla di socializzazione politica (processo

attraverso il quale un individuo acquisisce determinate opinioni ed atteggiamenti) e di

partecipazione politica.

Socializzazione politica

Si parla di socializzazione politica la quale prima avveniva all'interno dei partiti di massa ( processi

democratici → come ci si organizza, come si prendono le decisioni...).

La famiglia nonostante il suo presunto indebolimento orienta i giovani verso l'impegno oppure no.

Se i genitori si impegnano nell'ambito della sfera politica, allora trasmettono automaticamente ai

figli lo stesso tipo di impegno ( ci sono delle differenze statisticamente rappresentative ). Contano

anche molto le agenzie ( gli amici, le associazioni ed in certi casi anche la scuola ).

Partecipazione politica

Si parla di partecipazione politica intendendo questa non come un ornamento che può esserci o

meno, ma essa è costruttiva dei regimi (andare a votare è la prima forma di partecipazione politica).

La storia della partecipazione non è semplice: nelle democrazie liberali si faceva una distinzione

pratica (tutti gli uomini sono uguali ma alcune persone non possono andare a votare perché non

hanno i requisiti come l'istruzione: suffragio limitato dal censo e dal sesso). Le donne

manifestavano per ottenere il voto già ne l'800 (suffragette). Può essere indipendente e libera una

persona che ha un'istruzione ed un reddito. Il suffragio universale è stato poi esteso anche alle

donne grazie anche a tutti quei movimenti di protesta femminili (1945 in Italia). il grado di

partecipazione dipende in modo significativo anche dallo status socioeconomico e dall'istruzione:

nelle fasce sociali più elevate la partecipazione attiva alla vita politica è maggiormente diffusa,

Indicatori di partecipazione:

− partecipazione elettorale: non implica un grande coinvolgimento (partecipazione

convenzionale)

− partecipazione invisibile: non è legata ad un impegno concreto

− partecipazione associativa: partecipazione a gruppi politici che possono essere associazioni,

sindacati e gruppi politici in senso lato

− partecipazione a cortei, campagne elettorali, movimenti per chiedere la riforma della scuola

piuttosto che sulla difesa sull'ambiente. Le petizioni, gli appelli, le raccolta firme sono utili

per questi tipo di partecipazione che è non convenzionale ( sempre più diffusa tra i giovani ).

La più seguita è una partecipazione non radicale e pacifica.

5)Attori politici

Partiti politici

Il partito politico è uno dei principali canali attraverso cui si esercita l'influenza politica. Il partito

agisce da intermediario tra individuo e governo: elabora programmi politici e li propone

all'elettorato, designa i propri candidati alle cariche politiche e promuove campagne elettorali in

loro favore, partecipa alla produzione legislativa con i propri rappresentanti etc...I partiti nascono

come una forma di democrazia importante e rappresentano un vero canale attraverso cui i cittadini

si esprimono ( la rappresentanza deve essere organizzata ). Vi è una pluralità di partiti che si fanno

promotori di portare avanti esigenze di gruppi diversi. Trasformazioni subite:

1. Fine '800: prima c'erano già i partiti ma erano i partiti di notabili ( persone che hanno uno status

sociale dominante ); essi erano gli avvocati, i notai e tutti coloro che avevano un buon reddito.

Vivevano con i propri fondi, con il proprio mestiere. Per gestire le faccende politiche e divenire

deputato a Roma dettero origine ai partiti.

La prima grande trasformazione avviene con l'ingresso delle masse: si parlò appunto di partiti di

massa. Ai notabili dunque si sostituiscono persone che fanno politica e sono finanziati dagli stessi

partiti. Questo è stato reso possibile grazie all'estensione del suffragio per mezzo di movimenti che

rivendicavano la rappresentanza politica. Si formano diversi tipi di partiti: partito operai e partiti più

borghesi. Questo avvenne in tutta Europa.

2. Anni '50: si afferma il partito “pigliatutto” che cerca di espandere al massimo il proprio seguito

elettorale e non più come prima che ad esempio i comunisti si rivolgevano solo agli operai.

Caratteristiche:

- drastica riduzione del bagaglio ideologico del partito

- rafforzamento dei gruppi dirigenti di vertice, le cui azioni sono valutate per il contributo

all'efficienza dell'intero sistema sociale, piuttosto che agli obiettivi della loro organizzazione

particolare

- minore rilevanza del singolo membro del partito. Cambia il rapporto tra vertice e base

- attenuazione del riferimento a una specifica classe sociale o a una platea religioso-confessionale,

per reclutare elettori tra la popolazione in genere invece

- apertura a gruppi di interesse diversi. Le tessere servivano solo per finanziare il partito

3. Anni '70: si parla di Cartel Party (partito cartellizzato) caratterizzato da un'accentuata

interpretazione con lo stato, da un ruolo crescente del finanziamento pubblico e, parallelamente, da

un allenamento dei rapporti con la base sociale. Il Cartel Party rappresenterebbe così uno stadio

estremo di trasformazioni del partito da organismo interno alla società civile (come era il partito di

notabili), a una organizzazione intermedia tra società civile e stato (propria del partito di massa), e

poi una struttura sempre più interna allo stato. La base si frammenta, si atomizza e c'è un distacco

tra cittadini ed il partito. Paradosso i partiti sono forti e deboli allo stesso tempo: forti perché la

forza è definita dal fatto di essere quasi organi dello Stato e quindi avere a disposizione molte

risorse di esso; deboli perché non possono contare su di una base stabile su cui fare leva (serbatoio

minore di fiducia e lealtà sociale). C'è dunque un'evoluzione del partito: la gente è disillusa.

Gruppi di pressione

Gruppi di pressione o lobbies ( lobbyng l'attività da essi svolta ) è un termine che deriva

originariamente dalla lobby ( ingresso ) della Camera dei Comuni britannica, dove i parlamentari

incontravano i cittadini e ascoltavano le loro richieste. I gruppi di pressione possono avere una base

socioeconomica, professionale, religiosa, etnica, culturale, di genere. L'attività di lobbyng può

essere esercitata attraverso forme d'azione convenzionali, come semplici comunicazioni e contatti,

oppure attraverso forme di pressione più forti, come campagne verso l'opinione pubblica, ricorso in

giudizio, corruzione, finanziamento elettorale di certi candidati, scioperi etc..

→pressioni allo scopo di influenzare il Governo.

6)Economia e politica

Sviluppo economico, stabilità, democrazia

Un alto livello di sviluppo economico incoraggia sia la democrazia che la stabilità. Lipset afferma

inoltre che uno stato può avere un governo stabile ma non essere democratico. L'assenza di vasti

gruppi di poveri riduce l'instabilità di una democrazia.

Il dibattito tra elitisti e pluralisti

1. Charles Wright Mills asserì che nella società americana il potere era sempre più concentrato nelle

mani di una cerchia sociale ristretta. Questa élite del potere era costituita da circoli politici,

economici e militari che prendevano decisioni di portata nazionale e a volte internazionale. Questa

era un teoria critica e pessimista. Secondo Mills dall'altro lato troviamo una massa di cittadini che

sono passivi anche se tutta una serie di movimenti dimostrarono che in realtà questa passività non

c'era ma che anzi, sopratutto i giovani, si mobilitarono per far sentire la loro voce.

2. Riesman invece asserisce che in una società democratica e pluralista il problema che può sorgere

è che ogni partito imponga il potere di veto, bloccando l'iniziativa politica di altri gruppi per

proteggere i propri interessi. I sociologi pluralisti come Riesman sostengono inoltre che i centri di

potere sono diversificati e le esigenze degli ambientalisti, degli anziani, dei fabbricanti di

automobili... non sono le stesse; le decisioni prese dal governo devono dunque coinvolgere una

coalizione di interessi nella quale i gruppi si uniscono temporaneamente per promuovere o bloccare

un determinato provvedimento, mentre su qualsiasi altro tema possono essere apertamente in

contrasto tra loro. Si devono formare delle coalizioni quindi.

3. Colin Crouch si è spinto fino a parlare di “post-democrazia” ( Crouch è un sociologo che ha

scritto riguardo i processi democratici ). Questo è un titolo provocatorio perché apertamente dice

che non siamo più in una situazione di democrazia. C'è un paradosso nel titolo: la democrazia si è

enormemente ampliata e sviluppata coinvolgendo anche i Paesi comunisti ( Ex Unione Sovietica ); i

paesi dove ci sono libere elezioni sono dunque molti. La democrazia si è sempre basata sul fatto che

le persone si coinvolgono, si interessano di politica. La massa dei cittadini svolge un ruolo passivo,

acquiescente, persino apatico, limitandosi a reagire ai segnali che riceve. Il Welfare State diventa a

poco a poco residuale, destinato al povero bisognoso, piuttosto che al diritto universale dei cittadini;

i sindacati vengono relegati ai margini della società e cresce il divario tra ricchi e poveri in quanto il

fisco serve sempre meno alla redistribuzione del reddito. Crouch definisce la “Post-democrazia”

come un intreccio tra politica ed economia che lascia fuori i cittadini.

Perché “post-democrazia”?

La democrazia è sempre più spesso definita come democrazia liberale, una forma storica

contingente, non un concetto normativo stabilito una volta per tutte. La democrazia liberale insiste

sulla partecipazione elettorale come attività politica prevalente per le masse, lascia un largo margine

di libertà all'attività delle lobbies, soprattutto quelle economiche, e incoraggia una forma di governo

che evita interferenze con l'economia capitalistica. Attualmente il numero degli stati nazionali che

hanno scelto sistemi democratici di questo tipo è maggiore che nel passato.

XIX capitolo – Comportamento collettivo e movimenti sociali

1)Che cos'è il comportamento collettivo

Possiamo definire il comportamento collettivo come il comportamento relativamente spontaneo e

non strutturato di un gruppo di individui che reagiscono a una situazione di incertezza o di

minaccia. Si contrappone al comportamento di routine, ossia un comportamento completamente

istituzionalizzato.

Tipi di comportamento collettivo

- Folla: numero relativamente grande di persone che si trovano in una situazione di

compresenza (Es. disordini urbani).

- Massa: numero relativamente grande di persone che condividono un oggetto di attenzione,

ma non si trovano in una situazione di compresenza (Es. diffusione della notizia del crollo

della borsa nel 1929).

Nel comportamento collettivo possono essere individuate tre emozioni fondamentali:

1. paura

2. ostilità

3. gioia

Queste emozioni possono manifestarsi con diversa intensità e possono influenzare il

comportamento collettivo sia delle folle che delle masse.

Dinamiche della folla

1. Assemblamento: una folla comincia a radunarsi, gli astanti tendono ad ingrossarla, anche se non

conoscono il motivo del raduno. Occorre avere la consapevolezza che qualcosa di insolito sta

accadendo (incidente, incendio, tumulto).

2. Comunicazione: i suoi partecipanti comunicano tra loro e con ciò attribuiscono significato agli

avvenimenti. Il tipo più comune di comunicazione è la voce o diceria, cioè una notizia che viene

considerata meritevole di credito anche se non è confermata da alcuna fonte ufficiale.

3. Convenzionalità: il comportamento di una folla può avere caratteri convenzionali, cioè essere

conforme ad aspettative consolidate. Ciò avviene per esempio quando una certa eccitazione

collettiva è prevista e fa parte dell'occasione.

Teorie del comportamento collettivo

− Teoria del contagio: nelle folle si sviluppano e si trasmettono per suggestione emozioni e

comportamenti irrazionali.

− Teoria della convergenza: nelle folle si riuniscono e agiscono individui dotati di particolari

predisposizioni.

− Teoria della norma emergente: il comportamento collettivo è dettato da norme che emergono

progressivamente all'interno di un gruppo attraverso un processo di accettazione, diffusione,

rinforzo, sanzione.

− Teoria della protesta politica: il comportamento collettivo esprime consapevolezza politica e

insoddisfazione per lo status quo.

− Teoria del valore aggiunto: il comportamento collettivo è il risultato di un processo

cumulativo prodotto da sei fattori: propensione strutturale, tensione strutturale, credenza

generalizzata, fattori precipitanti, mobilitazione attiva, controllo sociale.

2)I movimenti sociali

Il comportamento collettivo si sviluppa nel contesto di movimenti sociali.

Parliamo infatti di movimenti sociali in tutti quei casi in cui un gruppo organizzato tenta di produrre

un cambiamento sociale o, a seconda dei casi, di opporsi ad esso. Con il passare del tempo danno

origine ad associazioni stabili oppure scompaiono (se manca l'organizzazione).

I movimenti avanzano rivendicazioni mediante un'azione di sfida diretta, rivolta contro élite,

autorità, altri gruppi o determinati codici culturali.

Tipi di movimenti sociali

Nelle società occidentali i movimenti sociali sono particolarmente numerosi: esistono movimenti

per la proibizione degli alcolici e movimenti per la legalizzazione della marijuana, movimenti pro o

contro l'aborto, movimenti fascisti, movimenti femministi etc...Caratteristiche:

− la modalità d'azione: che possono essere pacifiche oppure conflittuali

− il livello di opposizione alle istituzioni: che possono essere parziali oppure totale

Incrociando queste due caratteristiche si ottengono 4 categorie di movimenti:

− espressivi: cercano di affermare un'identità; il loro rapporto con le istituzioni è in fase

emergente e improntano all'opposizione (conflittuali/parziali).

− Integralisti: mirano a sovvertire le istituzioni politiche e sociali attraverso forme d'azione

altamente antagonistiche (conflittuali/totale).

− riformisti: sono organizzazioni attorno obiettivi di riforma sociale più svariati: movimento

antischiavista, operaio, femminista, ambientalista , studentesco (pacifiche/parziali).

− comunitari: rifiutano le istituzioni esistenti e cercano di costruire al proprio interno comunità

alternative e autosufficienti (pacifiche/totali).

La formazione dei movimenti sociali

Tutti i movimenti sociali prendono avvio da un'insoddisfazione per l'ordine sociale esistente. Tale

insoddisfazione è sempre il prodotto di due componenti:

− Condizioni oggettive: l'insoddisfazione deriva dal fatto stesso che esiste un'organizzazione

sociale, cioè un assetto strutturato di individui e gruppi. In un assetto di questo tipo ci sarà

sempre chi ha più ricchezza, potere o prestigio di altri. Ciò causa in questi ultimi

frustrazione e risentimento.

− Standard culturali: l'insoddisfazione deriva anche dalla percezione che un simile stato di

cose è ingiusto rispetto a determinati valori, nonché dalla rappresentazione di quella che

sarebbe la situazione desiderabile.

Il passaggio dall'insoddisfazione all'azione richiede, un'ideologia che conferisce significato

condiviso a un problema sociale e ne individua i responsabili, per lo più attraverso interpretazioni

semplificate in termini di torto o ragione, assai efficaci per mobilitare energie in vista dell'azione.

Leadership, reclutamento e mobilitazione

1. Leadership: una volta che un'ideologia sia riuscita ad attivare una determinata condizione di

insoddisfazione, occorre costituire una qualche forma di organizzazione. Questo processo è gestito

da un gruppo di persone che costituiscono il nucleo del nuovo movimento e ne diventano i leader.

Via via che un movimento si sviluppa, ha bisogno di leadership diverse. Si possono distinguere

quattro fasi distintive:

− Inizialmente, nella fase di fermento sociale, il leader tipico è un agitatore.

− Segue una fase di esaltazione popolare, in cui si rende necessario un profeta capace di

diffondere il messaggio del movimento e suscitare entusiasmo tra i seguaci.

− Il movimento acquisisce un certo grado di organizzazione formale, per la quale occorre un

amministratore che sappia organizzare la divisione del lavoro.

− Infine, nella fase dell'istituzionalizzazione, il leader più utile sarà uno statista, in grado di

interpretare la realtà politica e di guidare il movimento alla realizzazione dei suoi obiettivi.

A volte si possono trovare tutte queste caratteristiche in un solo leader, ma più spesso un movimento

ha bisogno di leader diversi nelle varie fasi del proprio sviluppo.

2. Reclutamento e Mobilitazione: il successo dei movimenti sociali non dipendono soltanto dai

leader, ma anche dai seguaci. L'approccio che insiste sulla mobilitazione delle risorse analizza i

movimenti sociali a seconda di come usano i mezzi di cui dispongono. Quanto più un movimento

sarà capace di mobilitare efficacemente le proprie risorse organizzative, tanto più sarà in grado di

raggiungere i propri obiettivi. Un movimento dunque sarà più forte e avrà vita più lunga se potrà

fare affidamento su una robusta rete di gruppi già dotati di una propria struttura.

Movimenti e cambiamento sociale

L'avvento del capitalismo industriale diede origine a un numero enorme di movimenti sociali:

quello sindacale, quello dei consumatori, quello per l'abolizione del lavoro minorile.

Recentemente diversi studiosi hanno rivolto il proprio interesse ai cosiddetti nuovi movimenti

sociali: per la pace, per l'uguaglianza etnica, per i diritti delle donne, per la tutela dell'ambiente,

contro l'energia nucleare.

Il cambiamento produce movimenti sociali, che a loro volta producono ulteriore cambiamento. Ma

producono anche resistenza al cambiamento: per ogni movimento sociale esiste in pratica un

contro-movimento che si prefigge di contrastare l'iniziativa. I contro-movimenti nascono per

conservare lo status quo. La società dunque è sempre un sistema complesso di movimenti e

contro-movimenti che cercano di spingerla in direzioni diverse.

I new global

La questione di un movimento sociale globale deve essere discussa guardando a tre condizioni

principali:

1. identità e valori comuni: caratteristica di un movimento sociale è l'elaborazione di una comune

interpretazione della realtà, capace di nutrire solidarietà e identificazioni collettive. La creazione di

un movimento globale comporta l'elaborazione di un discorso che sappia individuare a livello

sovranazionale sia l'identità comune (il noi) che il bersaglio della protesta (l'altro)

2. repertori d'azione non convenzionale: i movimenti sociali si caratterizzano per l'adozione di

formule inusuali di partecipazione politica; chi protesta si rivolge, attraverso una formula non

convenzionale di azione che interrompe la routine quotidiana, all'opinione pubblica, prima ancora

che ai rappresentanti eletti o alla burocrazia pubblica.

3. Reticoli organizzativi: i movimenti sociali sono reti di relazioni informali tra una pluralità di

individui o gruppi, più o meno strutturati dal punto di vista organizzativo. Essi sono composti da

reticoli dispersi e debolmente connessi di individui che si sentono parte di uno sforzo collettivo.

XX capitolo – Il mutamento sociale e culturale

Secondo gli studiosi il più vasto e profondo dei mutamenti che ha segnato la storia delle società

umane è il processo di modernizzazione.

1)Le cause del mutamento sociale

Il mutamento sociale può essere definito come la trasformazione dei modelli di organizzazione

sociale; esso è un fenomeno universale, anche se può procedere a velocità diverse.

McClennand ha sostenuto che l'orientamento al successo come valore in sé, la disponibilità a

correre rischi calcolati e il desiderio di ottenere riconoscimenti tangibili sono tutti tratti caratteristici

dell'imprenditore, che egli considera uno dei principali promotori della modernizzazione. Invece fra

gli ostacoli alla modernizzazione alcuni studiosi hanno indicato la tradizione e i vincoli di parentela.

Le cause del mutamento sociale sono:

- la crescita demografica: la popolazione tende ad aumentare se le condizioni alimentari e

igieniche sono favorevoli.

- fattori ambientali: le calamità naturali possono modificare radicalmente le strutture sociali e,

in casi estremi, portare addirittura alla scomparsa di intere società.

- il progresso tecnologico: un'invenzione può creare profondi cambiamenti sociali.

L'automobile per esempio ha cambiato il volto delle città e trasformato interi settori

produttivi, come quelli dell'acciaio, della gomma, e del petrolio.

- le innovazioni culturali: lo sviluppo di nuove conoscenze, idee, valori e altre espressioni

culturali può modificare la società. Lo sviluppo delle conoscenze scientifiche è alla base di

nuove tecnologie per esempio.

- i movimenti sociali: essi possono essere una potente forza di cambiamento.

2)Teorie del mutamento sociale

Marx e la teoria del conflitto

Il cambiamento sociale secondo Marx avviene perché ci sono classi in lotta tra di loro e a causa dei

sistemi di produzione presenti nella società. Secondo Marx ci sono forze produttive ( forza lavoro,

capitale ) e rapporti di produzione ( relazioni che si instaurano a partire da questi rapporti ) nella

società. Quando le forze produttive crescono troppo rapidamente i rapporti di produzione che le

regolano vanno a comprimere queste forze produttive, le quali devono rompere i rapporti di

produzione e cercarne di nuovi. Queste forze spingono per poter decidere anche sul piano politico

( c'è una vera e propria dialettica conflittuale tra forze produttive e rapporti di produzione ).

Marx dunque riteneva che fosse il mutamento dei rapporti di classi a provare altri cambiamenti

istituzionali e culturali. Egli credeva che lo stato normale della società fosse il conflitto sociale

produttore di mutamento, non l'equilibrio. Nel nuovo sistema socioeconomico i principali attori

erano i capitalisti, che possedevano i mezzi di produzione, e i lavoratori, che potevano solo decidere

se vendere o meno la propria forza lavoro. L'obiettivo dei capitalisti era quello di accrescere il

profitto che ricavano dall'attività produttiva, intensificando lo sfruttamento degli operai e

sostituendo il lavoro manuale con quello meccanizzato.

Molti governi invece hanno temperato il modello della libera impresa con leggi che regolamentano

gli orari, le condizioni di lavoro, la sicurezza nelle fabbriche e impongono condizioni di tutela dei

più deboli quali l'indennità di malattia, il sussidio di disoccupazione e la previdenza sociale,

garanzie che sono state sancite nel cosiddetto Welfare State.

Ogburn e la teoria del ritardo culturale

Ogburm ha proposto una teoria del cambiamento sociale basata sul diverso ritorno di cambiamento

delle varie parti di una cultura. Lui ha elaborato una classifica binaria della cultura:

- la cultura materiale: comprendente tutta la dimensione concreta della vita quotidiana (oggetti,

strumenti, tecnologie).

- la cultura adattiva: comprendente le istituzioni sociali (famiglia, scuola, governo), i sistemi di

valore (religione, tradizione, costumi), i sistemi di norme (leggi, regole di comportamento).

La contraddizione tra il mercato del lavoro, che spingeva le donne a lavorare in fabbrica, e le

pressioni sociali perché restassero a casa indusse Ogburn a parlare di ritardo culturale come

sfasamento fra trasformazioni della cultura materiale e reazioni della cultura adattiva. Critiche:

1. La divisione della cultura in materiale e adattiva appare semplicistica.

2. La sua teoria si applica quasi esclusivamente all'età moderna (il ritardo culturale era raro nelle

società tradizionali).

3. Insiste troppo sulla resistenza al cambiamento da parte della cultura adattiva e troppo poco su

quello della cultura materiale.

3)La modernizzazione

Questo termine descrive un insieme complesso di cambiamenti che si verificano in una società

tradizionale quando inizia il processo di industrializzazione. La modernizzazione comporta un

cambiamento profondo dell'economia, della politica, dell'istruzione, delle tradizioni, della religione.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Istituzioni di sociologia della professoressa Sciolla, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente N. J. Smelser, Manuale di sociologia, Bologna, il Mulino, 2011, nuova edizione ( capp.: I, III, V, VI, VII, IX, XVI, XVII, XIX, XX) . Tra gli argomenti trattati: che cos'è la sociologia, le origini della sociologia, la microsociologia e la macrosociologia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.lora-1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Sciolla Loredana.

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