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Parte I: Introduzione e contabilità nazionele (Cap da I a III)

Parte II: Modelli di base: la macroeconomia a prezzi fissi (Cap da IV a VI)

“Macroeconomia​ ”-Francesca Pancotto

MACROECONOMIA

Capitolo 1-Introduzione

⚜ ⚜

Introduzione generale

La macroeconomia è il ramo dell’economia politica che studia il funzionamento del

sistema economico nel suo insieme​ .

A sua volta l’economia politica è la scienza che studia il modo in cui le società

umane si sono organizzate per produrre e distribuire, attraverso l’uso di risorse, i

beni necessari al soddisfacimento dei bisogni individuali e collettivi.

A questa organizzazione sottendono la divisione del lavoro tra i soggetti di una

società, ossia la specializzazione degli stessi nelle diverse attività produttive. Ciò è

fondamentale per la comunità stessa: è necessario, infatti, che i suoi componenti

vadano a ricoprire tutte le attività necessarie utili alla sua sopravvivenza.

Questo coordinamento indispensabile è stato eseguito nella storia dell’umanità con

tre forme di organizzazione sociale della produzione e dello scambio di beni, basate

rispettivamente su:

I. la tradizione:​ si tratta di una forma di organizzazione ostile all’innovazione

adottata nelle comunità primitive di piccole dimensioni. La sua regola

fondamentale era che un tipo di divisione del lavoro che si fosse dimostrato

efficace attraverso l’esperienza storica doveva essere mantenuto uguale a se

stesso e tramandato di generazione in generazione. Oggi la tradizione ricopre

un ruolo marginale nell’organizzazione della maggior parte dei sistemi

economici

II. il comando o pianificazione centralizzata:​ la divisione del lavoro e la

distribuzione di oneri e benefici all’interno della società sono rigorosamente

stabiliti dall’alto da un’autorità statale evidentemente dotata di ampi poteri.

Per molti anni questo approccio è stato adottato da quasi un terzo della

popolazione mondiale, in quanto proprio del comunismo affermatosi

nell’Unione Sovietica e poi nell’Europa dell’Est e nella Repubblica Popolare

Cinese. Tuttavia il fallimento del sistema e gli eventi storici hanno portato a

una complessiva e omogenea conversione all’economia di mercato

III. l’economia di mercato:​ è ad oggi la forma di coordinamento dominante nel

mondo industrializzato e prevede che la domanda e l’offerta di beni siano

lasciate all’iniziativa degli operatori del settore, ovvero le famiglie e le

imprese e il coordinamento delle decisioni individuali è basato sul prezzo.

Tale flessibilità è funzionale alla concentrazione delle risorse produttive

laddove le variazioni della domanda segnalano le preferenze della collettività.

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Nonostante il libero arbitrio che le è affidato, l’economia di mercato oggi vigente

non può del tutto autoregolarsi​ , ma per il corretto funzionamento di questo approccio

è necessario anche l’intervento di un’autorità superiore, ossia lo Stato, che imposti

obiettivi e imponga vincoli​ . A tale scopo i suoi interventi principali mirano a:

creare un quadro di riferimento istituzionale​ che garantisca il libero

➔ svolgimento dell’attività economica nel rispetto di norme volte a tutelare i

diritti umani e civili della popolazione e a garantire la leale concorrenza tra

gli operatori

cercare di sopperire alle lacune del mercato e di correggerne alcuni errori​ .

➔ Questo compito è affidato alla politica economica dello Stato, che persegue i

seguenti obiettivi:

la piena occupazione dei fattori produttivi​ (soprattutto della forza

◆ lavoro) ​

lo sviluppo economico:​ in senso stretto è l’incremento costante della

◆ capacità produttiva di un sistema​ , ovvero la crescita economica vera e

propria,​ che si deve tradurre in un miglioramento delle condizioni di

vita della popolazione

A sua volta questi obiettivi sono sottoposti a tre vincoli di stabilità interna ed

esterna:

- la stabilità dei prezzi

- l’equilibrio del bilancio della Pubblica Amministrazione

- il pareggio della bilancia dei pagamenti (differenza tra entrate e uscite

da e verso il resto del mondo)

Tuttavia​ perchè si possa parlare davvero di miglioramento della qualità della

vita vi sono altri obiettivi da perseguire​ , tra cui l’equa distribuzione del

reddito e la politica sociale in aiuto ai soggetti deboli non tutelati dalle regole

meritocratiche del mercato libero, oppure la tutela dell’ambiente naturale del

Paese. ​

⚜ ⚜

La contabilità nazionale

​ ​

La contabilità nazionale ha ad oggetto lo studio del prodotto aggregato​ dei sistemi

economici, rappresentato dalla somma dei beni finali del sistema di riferimento

​ ​

nell’unità di tempo​ . Con la precisazione​ finali si intende sottolineare che sono esclusi

dal calcolo i beni intermedi utilizzati nella produzione dei beni finali​ , in quanto sono

questi ultimi che contribuiscono al benessere materiale della collettività. Questa

differenziazione dei beni non è fissata, ma dipende dal soggetto economico che ne fa

uso.

Esistono due modi per calcolare il prodotto aggregato:

● prodotto a prezzi correnti o nominale​ :

Z​ =Q​ P​ +Q​ P​ + Q​ P​ ....

0​ 1,0​ 1,0​ 2,0​ 2,0​ 3,0​ 3,0

Z​ indica il prodotto aggregato dell’anno corrente 0 o dell’anno base

0​ 2

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Q​ P​ +Q​ P​ ...significano quantità del bene 1 all’anno 0 per prezzo del

1,0​ 1,0​ 2,0​ 2,0

bene 1 all’anno 0 e così via

Generalmente ciò che è ritenuto interessante ai fini della macroeconomia non

è solo la rilevazione del prodotto aggregato in un dato anno, bensì il

confronto tra più anni. Per fare questo è possibile utilizzare la formula già

presentata e poi ricavare la variazione assoluta di Z​ (indicata con △Z)

facendo la differenza: Z=Z​ -Z​

△ 1​ 0

La variazione può anche essere calcolata in modo percentuale:

(Z​ -Z​ /Z​ ) x 100

△z%= 1​ 0​ 0​

Le variazioni di Z potrebbero essere dovute sia al movimento della quantità

che a quello dei prezzi e questa differenza è da tenere in considerazione in

quanto ha dei risvolti effettivi che sono opposti tra loro:​ un aumento della

quantità prodotta è indice di maggior benessere per la popolazione, mentre un

aumento dei prezzi produce inflazione e quindi un rigonfiamento del prodotto

aggregato che è solo nominale, ma che non è indice di sviluppo economico

inteso nell’accezione che abbiamo spiegato prima. Esiste pertanto un modo

per distinguere l’effetto delle due componenti, ovvero il calcolo del prodotto

aggregato reale.

● prodotto aggregato a prezzi costanti o reale​ : è un calcolo del prodotto che

non è influenzato dal cambiamento dei prezzi, in quanto moltiplica le quantità

dell’anno corrente per i prezzi dell’anno base​ :

Y=Q​ P​ +Q​ P​ +Q​ P​

1,1​ 1,0​ 2,1​ 2,0​ 3,1​ 3,0

Y​ diviso per la popolazione ci dà il prodotto pro capite a prezzi costanti, che

misura la quantità di beni e servizi mediamente a disposizione di ogni

cittadino, è largamente utilizzato per rappresentare il livello di sviluppo

economico di un Paese

Ovviamente calcolando sia il prodotto nominale che quello reale dell’anno

base si otterrà lo stesso risultato, in quanto i due coincidono.

Volendo confrontare il prodotto aggregato di più anni si otterranno due

variazioni:

-​ Y=Y​ -Y​ inerente alla variazione delle quantità

△ 1​ 0​

-​ Z=Z​ -Z​ inerente alla variazione dei prezzi

△ 1​ 0​

I risultati produrranno le seguenti osservazioni:

-Z​ >Z​ il prodotto è cresciuto

1​ 0​

-Z​ >Z​ il prodotto è diminuito

1​ 0​ 3

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Una volta calcolato il prodotto a prezzi correnti e a prezzi costanti si possono

ricavare:

● il deflatore​ : (o indice implicito dei prezzi) una variabile che misura il

cambiamento dei prezzi

P​ =Z​ /Y​

1​ 1​ 1

● l’inflazione​ : il tasso di crescita dei prezzi

π= P​ -P​ /P​

1​ 0​ 0

Il prodotto aggregato di cui abbiamo parlato fino ad ora è riferito al sistema

economico di un Paese, termine con il quale si indica un’estensione di terre comprese

entro confini e abitata da una popolazione dotata di un’organizzazione statale.

E’ bene precisare che​ quando si parla di prodotto interno​ ci si riferisce alla

produzione di beni finali effettuata entro i confini del Paese​ , mentre q​ uando si parla

​ ​

di prodotto nazionale ci si riferisce alla produzione effettuata in qualsiasi parte del

mondo da imprese che hanno residenza nel Paese.​ E’ chiaro che se un Paese è

un’economia chiusa il suo prodotto interno coincide con il prodotto nazionale.

D’ora in avanti utilizzeremo dunque di frequente l’acronimo PIL​ per indicare il

prodotti interno lordo di un Paese, dove​ per lordo ci si riferisce al fatto che il capitale

fisso subisce nel tempo un processo di obsolescenza sia a livello fisico che

tecnologico​ . La quota rappresentante l’usura viene chiamata ammortamento​ ed è un

valore che viene distribuito negli anni ai costi sostenuti. Sottraendo l’ammortamento

dal PIL si ottiene il Prodotto Interno Netto.

⚜ ⚜

L’analisi teorica

L’analisi teorica si basa su modelli del mondo reale idonei a fornire

un’interpretazione della situazione economica di un Paese e formulare così previsioni

per avanzare proposte di politica economica sui tre principali oggetti di studio della

macroeconomia:

● la crescita economica

● l’inflazione

● la disoccupazione (numero di persone che cerca attivamente lavoro sul totale

delle persone che possono lavorare)

Una rappresentazione semplificata della realtà è ad esempio quella che serve a

​ ​

spiegare​ il trend di crescita dell’economia​ . Essa ha infatti un trend positivo​ nel

lungo termine che è però intervallato da continue fluttuazioni​ . L’alternarsi di fasi di

espansione e contrazione del prodotto interno​ attorno alla sua tendenza di crescita sul

lungo periodo si definisce​ ciclo economico​ .

Il trend delle economie è positivo perchè nel tempo aumentano la disponibilità di

risorse, la popolazione e contemporaneamente le imprese hanno il tempo e i mezzi 4

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per variare i propri impianti produttivi ampliandoli e aggiornandoli con le nuove e

più efficienti tecnologie e tutto ciò non può che tradursi nel tempo in crescita.

In altri termini il trend è l’andamento che il PIL assumerebbe se i fattori produttivi

fossero sempre pienamente impiegati.

Il seguente grafico rappresenta il concetto di ciclo economico.

Il prodotto interno può superare il livello del trend quando si fa ricorso al lavoro

straordinario e gli impianti vengono utilizzati a ciclo continuo e, viceversa può

raggiungere punti di minimo quando la domanda è molto inferiore alla capacità

produttiva.

In prossimità del picco di un ciclo la domanda di beni è molto più elevata dell’offerta

potenziale e ciò stimola l’inflazione, mentre in prossimità del punto di sella la

domanda è bassa e genera disoccupazione.​ Allo stesso modo l’abbassamento

dell’occupazione porta ad una diminuzione dei salari​ , in quanto i lavoratori, ​

consapevoli del rischio di rimanere disoccupati, accettano buste paga inferiori; al

contrario all’aumentare della domanda gli impianti produttivi si ampliano​ (sempre

nel lungo periodo) e necessitano di personale il quale, cosciente del minor rischio che

ha di rimanere inoccupato, accetta solo retribuzioni di un certo tipo.

​ ​

La differenza tra la produzione potenziale​ e la produzione effettiva​ è chiamata​ gap

di produzione​ ; esso ci offre una misura dell’entità delle deviazioni cicliche del

prodotto interno rispetto al suo valore di trend​ o prodotto potenziale che dir si voglia.

Il gap di produzione aumenta nei periodi di recessione e diminuisce nei periodi di

ripresa, diventando negativo e ciò implica (come spiegato poco fa) che esiste

sovraoccupazione e si sta facendo ricorso agli impianti in maniera superiore alla

norma. L’inflazione è invece inversamente proporzionale al gap di produzione​ ; essa

si misura sull’​ indice dei prezzi al consumo​ , ovvero si calcola l’aumento dei prezzi

di una serie di beni inseriti in un “paniere” che si ritengono essere rappresentativi dei

consumi della popolazione in un dato anno​ . L’inflazione non crea una perdita di PIL

particolarmente evidente ei suoi effetti non sono tanto visibili quanto quelli della

disoccupazione, ma si tratta comunque di uno dei maggiori problemi della

macroeconomia.

( Ricorda​ : Gap positivo=recessione Gap negativo=ripresa) 5

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I tre modelli temporali

Breve periodo:​ si suppone che la capacità produttiva e il livello dei prezzi

❖ siano rigidi, in quanto il periodo di tempo è troppo breve per rispondere a un

aumento della domanda con una maggiore capacità produttiva e prezzi più

elevati. Infatti effettuare gli opportuni investimenti richiede tempo e i prezzi

sono generalmente legati ai costi, tra cui le retribuzioni, che sono oggetto

generalmente di contratti a medio termine che non si modificano nel breve

periodo. Inoltre cambiare continuamente i prezzi a seguito di ogni minima

variazione della domanda non è una strategia idonea, perchè non permette di

osservare le cause di queste variazioni e di prendere in considerazione tutte le

variabili necesarie per l’adozione di un proficuo piano strategico.

Sul piano è rappresentato il grafico del modello di breve periodo.

Dato il livello rigido dei prezzi la curva dell’offerta aggregata è orizzontale

fino al livello di piena occupazione, dove diventa invece verticale . ​

La funzione della domanda aggregata ha invece inclinazione negativa; nel

punto in cui si incrocia con il tratto orizzontale dell’offerta determina il punto

di equilibrio del prodotto; essendo questo inferiore al prodotto potenziale vè

disoccupazione.

Una variazione della curva di domanda non determinerebbe nessuna

variazione dei prezzi, che aumenterebbero solo se la domanda aggregata si

spostasse verso destra fino a incrociare il tratto verticale dell’offerta; in quel

caso si avrebbe inflazione da domanda.

Medio periodo:​ come nel modello di breve periodo il potenziale di

❖ produzione è rigido, ma si ammette la possibilità che i prezzi diventino

flessibili. La curva della domanda aggregata è inclinata positivamente fino al

livello di occupazione, dove diventa verticale. Se la domanda aggregata

supera il livello di produzione potenziale si avrà inflazione, mentre nel caso

opposto disoccupazione con un crollo dei salari.​ Tuttavia nella realtà si 6

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registrano anche i due fenomeni contemporaneamente​ e ciò è imputabile a

imperfezioni del mercato del lavoro, laddove le imprese hanno posti vacanti

da riempire e una parte di popolazione è alla ricerca di lavoro ma le due

richieste non riescono a conciliarsi ad esempio per motivi di segmentazione

professionale. Questo fenomeno è chiamato disoccupazione frizionale​ .

Una ulteriore causa della coesistenza di inflazione e disoccupazione è dovuta

al cosiddetto conflitto distributivo​ : qualora i lavoratori richiedessero

aumenti salariali e questi venissero loro concessi vi sarebbero ricadute sui

prezzi che generano a loro volta nuove richieste di aumenti salariali per il

bisogno da parte dei lavoratori di aumentare il loro potere d’acquisto. Questa

“spirale inflazionistica” è tanto più rapida quanto minore è il tasso di

disoccupazione, ossia il potere contrattuale dei dipendenti (ne abbiamo

parlato spiegando il ciclo economico).

Lungo periodo:​ questo periodo di tempo è sufficientemente lungo perché la

❖ capacità produttiva possa aumentare e con essa il livello dei prezzi, in modo

tale che prezzi e salari raggiungano un livello di equilibrio compatibile con il

pieno impiego dei fattori produttivi. Questo modello è oggetto di studio da<

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VanessaContini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Pancotto Francesca.
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