Estratto del documento

Sommario

........................................................................................................... 3

L'equilibrio economico generale

.................................................................................. 8

L'ottimo paretiano e la scatola di Edgeworth

....................................... 10

La moneta: aspetti istituzionali – teoria quantitativa della moneta

.......................................................................................................... 13

La macroeconomia neoclassica

............................................................................................................................. 21

Il modello keynesiano

..................................................................... 25

Trovare svolgimento equazione del moltiplicatore

................................................................................................................................. 37

Mercato monetario e curva di Phillips

......................................................................................................................................... 39

Curva di Laffer

........................................................................................................................................................................................................................................ 44

Le teorie del commercio internazionale

Definizioni ...................................................................................................................................................... 51

Il prodotto nazionale e la spesa aggregata

................................................................................... 54

La politica monetaria

........................................................................................................................... 67

I tassi di cambio e la bilancia dei pagamenti

.................................................................................... 73

L'integrazione europea

........................................................................................................................ 74

L'equilibrio economico generale

Con lo studio dell'equilibrio economico generale, che costituisce il punto di arrivo della teoria neoclassica, siceteris paribus analizza il funzionamento dei mercati concorrenziali rimuovendo la clausola del. L'ipotesi di base è che tutti i mercati sono perfettamente concorrenziali. L'obiettivo è quello di studiare l'interdipendenza tra i singoli mercati, poiché si ricerca il meccanismo attraverso il quale il comportamento di tanti soggetti che prendono le loro decisioni senza conoscere le decisione degli altri conduce a un equilibrio economico generale, cioè a un equilibrio in tutti i mercati.

Questo studio avviene in due fasi:

  • Studio del processo che conduce all'equilibrio generale (E);
  • Studio dell'esistenza di un equilibrio generale E.

Gli economisti neoclassici assimilano un mercato concorrenziale a un mercato d'asta, dove un banditore grida un prezzo a caso. Se tale prezzo iniziale è diverso da quello di equilibrio, l'eccesso di offerta o di domanda spingerà il prezzo verso quello di equilibrio. Questo processo è detto tatônnement.

La rappresentazione del modello di equilibrio economico presuppone l'esistenza di quattro sub-mercati:

  • Mercato dei beni;
  • Mercato dei servizi, dei fattori produttivi;
  • Mercato dei beni capitali;
  • Mercato della moneta.

In ciascuno di questi mercati, il comportamento dei soggetti economici è rappresentato da una serie di equazioni. Condizione necessaria e sufficiente perché ci sia equilibrio è che il numero delle incognite sia uguale al numero delle equazioni.

Per dimostrare ciò si considera che, inizialmente, nel sistema economico esistono beni di consumo, capitali, servizi lavorativi. Per quanto concerne il numero di equazioni, bisogna considerare che in ogni mercato esistono due funzioni, quella dell'offerta e quella della domanda. Le equazioni sono pertanto:

2n + 2m + 2s

In ogni mercato le incognite sono il prezzo e la quantità, e quindi il numero delle incognite è:

2n + 2m + 2s

Nel sistema che stiamo descrivendo non siamo però in grado di attribuire valori numerici ai prezzi, perché non c'è un numerario. Possiamo però prendere una merce e considerarla arbitrariamente come moneta. Una delle incognite, in tal modo, diviene arbitrariamente nota, in quanto funge da numerario. Le incognite sono pertanto:

2n + 2m + 2s - 1

Bene di consumo chiamato moneta

In tal modo però le equazioni sono più numerose delle incognite. Per risolvere il problema possiamo avvalerci della legge di Walras che dice: "Se tutti i mercati meno uno sono in equilibrio, anche quest'ultimo è in equilibrio".

Nel nostro caso, poiché tutti i mercati, prima dell'introduzione del numerario, sono in equilibrio simultaneo, lo studio dell'equilibrio del mercato relativo al numerario è irrilevante. È del resto inutile preoccuparsi di come si è determinato quell'unità di misura, dato che si è determinata per convenzione.

L'implicazione dell'equilibrio economico generale è che mercati perfettamente concorrenziali generano spontaneamente una allocazione efficiente delle risorse.

La microeconomia e la macroeconomia

La microeconomia ha mostrato che le relazioni tra gli agenti economici che operano all'interno e all'esterno di una nazione sono molto complesse. Nella macroeconomia una buona rappresentazione del funzionamento di queste relazioni fa capo a quattro soggetti collettivi:

  • Famiglie;
  • Imprese;
  • Settore pubblico;
  • Settore estero.

La bilancia commerciale è uno strumento che si occupa di misurare gli scambi di merci effettuati tra un paese e il resto del mondo. Essa rappresenta uno dei diversi aggregati di contabilità nazionale, disciplina che si occupa dell'attività economica di una nazione e ne effettua una misurazione quantitativa.

Questo compito viene svolto con il ricorso all'analisi dei flussi economici e finanziari che si verificano tra i soggetti collettivi, attraverso il calcolo delle consistenze finali dei beni reali e finanziari. In economia, le grandezze di flusso hanno un significato dinamico. Tali grandezze debbono essere sempre misurate in un certo intervallo di tempo. Le grandezze stock si riferiscono a uno specifico istante di tempo.

Molti dei flussi economici poggiano sul concetto di reddito e di ricchezza tanto che si potrebbe concludere che la contabilità nazionale rappresenta la statistica del reddito e della ricchezza nominale. Il "tenore di vita" che cerca di qualificare il progresso di una nazione attraverso indicatori più o meno riconosciuti come significativi, era ed è ancora oggi abbastanza frequente.

Il tenore di vita degli abitanti di un paese veniva prima calcolato sulla base della:

  • Durata della vita;
  • Tasso di mortalità infantile;
  • Consumo pro-capite di alcuni generi alimentari;
  • Possesso di particolari beni.

Alcuni di questi indicatori conservano una loro utilità. Tuttavia, dal secondo dopoguerra, ha cominciato a svilupparsi il sistema moderno della contabilità nazionale, con lo scopo di misurare il benessere di una società utilizzando diversi aggregati economici. La scienza economica ha potuto così acquisire un indice molto importante per misurare la crescita della ricchezza, cioè il prodotto nazionale.

Il prodotto nazionale lordo (PNL) è l'indicatore economico che rappresenta la somma dei beni e dei servizi finali prodotti in un dato periodo di tempo e serve a misurare il loro valore economico. Tale valore viene calcolato come la sommatoria delle quantità dei beni e servizi prodotti moltiplicati per i rispettivi prezzi di mercato: ΣQΡ. L'estensione temporale di tale operazione viene effettuata su base annuale in quasi tutti i paesi sviluppati.

Il PNL è una misura aggregata della produzione effettuata da cittadini di un certo paese sia all'interno del paese che all'esterno. Deve quindi venire escluso da tale calcolo il valore della produzione effettuata dai cittadini stranieri residenti nel paese che si sta analizzando. Se si vuole misurare il valore della produzione dei beni e dei servizi finali realizzato in un dato periodo di tempo all'interno di un particolare paese, dovremmo ricorrere al prodotto interno lordo (PIL). Esso esclude il valore della produzione dei cittadini di quel paese che viene effettuata all'estero.

Non deve sfuggire che nel calcolo del PNL e del PIL vengono considerati esclusivamente i beni e i servizi finali. Il classico esempio del pane può aiutare a capire meglio le modalità del calcolo del PIL. Ipotizziamo un piccolo sistema economico costituito da imprese che producono solo pane e da imprese che producono solo ingredienti necessari per produrre il pane (es. farina e lievito).

La quantità prodotta dei singoli beni sono:

  • 1.000.000 filoni di pane a 2€ al filone;
  • 500.000 kg di farina a 1€ al kg;
  • 50.000 kg di lievito a 1€ al kg.

Se farina e lievito rappresentano i soli beni intermedi, mentre il pane è l'unico bene finale prodotto all'interno del sistema economico, per il calcolo del PIL (valore della somma dei beni e servizi finali prodotti nell'unità di tempo) è sufficiente moltiplicare il prezzo e la quantità dell'unico bene finale prodotto:

(pane) 1.000.000 x 2€ = 2.000.000

Per il calcolo del valore aggiunto nella produzione del pane, data dalla differenza tra PIL e valore intermedio dei beni utilizzati (farina e lievito), possiamo scrivere:

Farina 500.000 x 1€ = 500.000

Lievito 50.000 x 1€ = 50.000

Valore complessivo della produzione: 550.000€

Di conseguenza risulta:

Valore aggiunto = 2.000.000€ - 550.000€ = 1.450.000€

Si può concludere che il PIL misura la somma del valore aggiunto alla ricchezza di un dato paese in un dato periodo di tempo. Il PIL è utilizzato per misurare il grado di sviluppo o di benessere delle nazioni, ma non tiene conto dei limiti effettivi che esso incontra nella rappresentazione della realtà.

I limiti del PIL come indicatore

Le principali insufficienze da ascrivere al PIL si possono riassumere in questo modo:

  1. Esso non riesce a tener conto delle transazioni che non passano attraverso il mercato. Esistono attività lavorative che effettivamente non vengono incluse nella contabilità nazionale: basti pensare al lavoro delle casalinghe. Certi servizi e certi beni, se svolti o prodotti in un modo "esterno al mercato", non vengono inclusi nella ricchezza di un paese;
  2. Il PIL, di conseguenza, perde parte della sua autorevolezza come principale indicatore economico quando misura economie scarsamente monetizzate, come quelle dei paesi in via di sviluppo dove le transazioni non monetarie caratterizzano ancora molte delle attività economiche dell'agricoltura e dove gli scambi si effettuano ancora con il baratto;
  3. Anche le economie avanzate risentono fortemente della mancata contabilizzazione di molte attività produttive. Si pensi al lavoro nero che pur essendo sottoposto alla dinamica della domanda e dell'offerta non è certo facile individuare e tanto meno da inserire nel PIL;
  4. Se è difficile contabilizzare il sommerso lo è di più pesare i costi monetari di attività economiche improduttive o addirittura distruttive.

Il PIL dovrebbe misurare anche i valori sottratti alla ricchezza nazionale attraverso i danni derivanti dall'impoverimento del patrimonio naturale e ambientale. Lo stato di benessere degli individui è oggi ancora fortemente determinato dalla componente di "beni economici". Tale componente pare sul punto di perdere parte della sua importanza e lasciare sempre più spazio a elementi della vita umana qualificabili in senso meno quantitativo e più qualitativo.

Sviluppo sostenibile e PIL

La necessità di non preoccuparsi solo della crescita quantitativa del sistema economico ma di ricercare soprattutto modalità che tengono conto della qualità della vita, hanno dato inizio al dibattito sullo sviluppo sostenibile. Possiamo affermare che l'utilizzo del PIL, quale indicatore del benessere nelle società progredite, può risultare assai insoddisfacente.

Se, infatti, nel suo calcolo si tengono in conto le diseconomie esterne, si viene a determinare una contraddizione logica tra crescita economica e aumento reale del benessere stesso. La scelta di un indice puramente quantitativo quale indicatore del "successo economico" di una società non parte quindi esente da giudizi di valore. È questa la ragione per cui oltre allo strumento di misura è lo sviluppo economico stesso che, di fronte a problematiche di natura qualitativa, necessita di scelte di valore.

In ogni caso, anche se un giudizio di valore è implicito in ogni sistema di contabilità, il fine rimane quello di operare una trasposizione quantitativa di nozioni qualitative di benessere. Il PIL misura di quanto cresce il prodotto interno di un paese.

PIL nominale e PIL reale

La grandezza reale è ottenuta sottraendo dalla grandezza nominale il tasso di inflazione. Il semplice aumento dei prezzi non genera una crescita effettiva reale della produzione, ma solo inflazione. È quindi necessario fare riferimenti al PIL reale perché non si incorra nell'errore di sovrastare la crescita.

PIL Reale o a prezzi costanti PIL Nominale o a prezzi correnti

Rappresenta la somma delle quantità dei beni finali valutate ai prezzi correnti. Valuta il medesimo aggregato utilizzando valori monetari riferiti a un anno base. A questo proposito è utile ricordare che esiste un indice dei prezzi di consumo (IPC) che rileva mensilmente l'andamento dei prezzi di alcuni prodotti attraverso panieri rappresentativi e che valuta, quindi, l'andamento dell'inflazione.

Il tasso d'inflazione viene espresso in un dato contabile tendenziale che confronta l'inflazione di un certo mese dell'anno con lo stesso mese dell'anno precedente, o congiunturale, che confronta il valore del mese con il valore del mese precedente.

Prodotto nazionale netto e reddito nazionale

Sia per il PIL che per il PNL si fa riferimento ad aggregati "lordi" poiché si prendono in considerazione misure che includono anche il valore dell'ammortamento. Rappresenta la parte della produzione che deve essere utilizzata per ricostruire il capitale ovvero rappresenta il costo del consumo del capitale fisso.

Con questa precisazione si può passare a parlare di prodotto nazionale netto (PNN) ossia un nuovo aggregato che misura il valore della ricchezza nazionale dopo che è stata sottratta dal PNL la quota destinata agli ammortamenti. Ripartendo da PNL, è facile arrivare ad esprimere l'aggregato della produzione in termini di reddito nazionale (= reddito prodotto nel corso di un anno).

Si può infatti sostenere che il reddito venga ripartito o:

  • Come remunerazione per i servizi prestati dagli agenti economici;
  • O dai fattori e servizi produttivi messi a disposizione e di proprietà dei medesimi agenti (famiglie).

Se guardiamo all'insieme di queste remunerazioni si viene a determinare un valore (valore del reddito nazionale) che coincide con quello del prodotto nazionale.

Andamento del circuito economico

Scendendo ancora di più nel dettaglio si può esprimere il valore delle retribuzioni che formano il reddito nazionale scorporando i salari dei lavoratori (W), i profitti delle imprese (π) e le rendite per l'affitto di stabilimenti, terreni... (R).

Da ciò risulta che: π = W + R + L = Y dove Y rappresenta il reddito nazionale lordo.

Se dalla formula sottraiamo il valore dell'ammortamento:

PNL - A = Y - A

Otteniamo l'uguaglianza tra prodotto nazionale netto e reddito nazionale lordo.

PNN ≡ Y

Per passare in modo corretto da prodotto netto al reddito nazionale è necessario tener conto delle imposte indirette (F) che i consumatori pagano allo Stato. Tale imposizione riduce il reddito destinato agli agenti economici.

Il reddito che percepisce effettivamente ogni famiglia deve inoltre tener conto degli ulteriori aggiustamenti. Il reddito nazionale è limitato dai pagamenti che non vanno alle persone fisiche o alle imprese non costituite in società ma a favore delle società commerciali, delle istituzioni bancarie, dello Stato e dei paesi stranieri. Parte dei profitti è trattenuta direttamente dalle imprese per diverse ragioni.

Queste voci passive di bilancio sono spesso compensate da voci attive, quali trasferimenti diretti dallo Stato alle famiglie, in misura della "sensibilità politica" verso i problemi sociali di ogni singolo paese. Con il computo di queste voci si arriva alla fine a un ammontare di reddito personale che non coincide con il reddito nazionale: tanto più che da quest'ultimo occorre detrarre le imposte dirette e gli oneri non fiscali.

Dopo queste operazioni si determina il reddito aggregato che effettivamente resta a disposizione dei consumatori e che prende il nome di reddito disponibile. Se alla produzione aggregata di un sistema economico corrisponde un reddito distribuito, è elementare concludere che il reddito stesso venga speso per richiedere i prodotti del mercato, siano essi beni e servizi finali o fattori e servizi della produzione. Alla produzione aggregata corrisponde nella contabilità nazionale la corrispondente della spesa aggregata ovvero un ammontare di reddito che va a costruire il PIL stesso.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EleonoraCP di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Clerici Luca.
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