Immagini che ci guardano: teoria dell'atto iconico
INTRODUZIONE
questione dell'immagine diventata un tema onnipresente e decisamente importante. Due motivi:
1. Al giorno d'oggi una miriade di immagini a mezzo smartphone, computer, internet e giornali
cartacei vengono propagate in tutto il globo. (“diluvio di immagini”- metafora dell'inondazione che
ogni volta che viene usata porta con sé un mix di impotenza e strategie difensive)
2. impiego politico delle immagini. Le immagini possono arrivare a influenzare comportamenti e
relazioni tanto da arrivare a definire il XX secolo come “il secolo delle immagini”
3. ambito militare simboli di vittoria, da strumenti informativi e di propaganda. Posso essere esse
→
stesse primarie usate dai media o in Internet possono estendere per via ottica il dominio della lotta
e innescare processi mentali capaci di influenzare molto più direttamente l'impiego delle armi.
4. Ambito scientifico dagli anni 60 si investe molto in innovazione estetica per visualizzare oggetti
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spesso invisibili. Sviluppo della nanotecnologia, la diagnostica medica, la ricerca sul clima e lo
spazio
5. Regolamentazione giuridica delle immagini oggi vengono sottoposte a una tutela legale senza
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precedenti volta a proteggere l'economia iconica.
Leonardo e l'immagine carceriera
Mottetto con il quale un'opera velata si rivolge al potenziale osservatore: “Non iscoprire se libertà t'è cara
ché 'l volto mio è charciere d'amore”. Leonardo sceglie di far dire all'opera velata che la sua vita
implicherebbe la perdita della libertà. Qualora egli la lasci coperta manterrà intatta la propria libertà
sacrificando un'esperienza visiva, in caso contrario perderà il diritto di fare di sé ciò che vuole.
Questo motto riguarda il fenomeno secondo il quale le immagini possono decidere il destino di chi le
guarda. Nel paragone leonardesco si evidenzia il problema di base dell'autonomia iconica. Mentre la lingua
parlata è propria dell'uomo, le immagini non possono venire ricondotte a quella dimensione umana a cui
devono la propria realizzazione. E qui risiede il fascino delle immagini. Una volta prodotte sono oggetti di
suscitare sensazioni fortissime.
L'energeia insita nelle immagini
- crocifisso di Slacker alla fine del XV sec a Cracovia – molti dicevano che potesse parlare e cantare
Dai tempi dell'illuminismo, l'idea di immagini vive e vegete non viene presa più in considerazione tutti
sanno che le immagini non hanno vita propria in quanto costituite di materia inorganica.
Aby Warburg ha intuito il doppio binario di inorganicità e vita propria – era consapevole che l'io metaforico
e bisognoso di protezione riceveva tanto l'aiuto quanto i duri colpi inferti dalle immagini.
Energeia – concetto elaborato nell'antica teoria del linguaggio e che Aristotele nella “Poetica” descrive nella
forma del “portarsi davanti agli occhi”: un'immagine diventa efficace ogni volta che da impressione di
vitalità e presenza. Le immagini linguistiche devono staccarsi nettamente dall'ambiente che le circonda ed
essere così radicate in se stesse per poter emanare la loro efficacia. Il modello di Aristotele sostiene che
all'interno della città pianificata si possano generare immagini tanto sorprendenti quanto efficaci. Questa
transizione delle immagini dalla mera lingua alla presenza fisica degli artefatti venne integrata nella teoria
artistica rinascimentale.
ORIGINI E CONCETTI
Homo faber e la differenziazione estetica
Modellare le pietre in forme geometriche, si inizia a esprimere una distinzione, una “differenza iconica”
che rappresenta una delle caratteristiche fondamentali dell'immagine. Abilità di questo tipo sono diventate
1 Immagini che ci guardano: teoria dell'atto iconico
i simboli stessi dell'evoluzione: l'uomo si qualifica per la sua abilità di modellare la natura in forme che
agiscono su una sfera a sé stante.
legame elementare tra creazione di immagini e evoluzione umana (esempio i gusci di lumaca
– perforati che andavano a comporre una collana ca. 75000 anni fa)
le immagini vanno riconosciute in serie, cioè in raggruppamenti che escludano la casualità della
– forma
Immagini dell'età dell'avorio
“venere” di Willendorf risalente a 30 mila anni fa, tuttavia sono stati rinvenuti degli artefatti nel
– Giura di Svevia che risalgono a 35 mila – 40 mila anni fa statuette trovate a memoria d'uomo.
→
La maggior parte delle statuette ritrovate ritrae animali. Esempio uccello acquatico
– →
la compiutezza di queste immagini fa legittimare la presenza oltre che dell'età della pietra e del
– bronzo anche una dell'avorio
dal momento che anche le pietruzze bifacciali possiedono una forma semantica, si può parlare di
– immagini anche prima della comparsa degli artefatti che rappresentano motivi figurativi nella
→
sua prima fondamentale definizione il concetto di immagine comprende qualsiasi forma
figurativa.
Il simulacrum di Alberti
definizione dell'artista Alberti nel XV secolo secondo lui si ha un'immagine (simulacrum) dal
– →
momento in cui un oggetto naturale mostri un minimo di rielaborazione umana.
Questa definizione esclude le immagini non fisiche
– con la pubblicazione dell'opera “China illustrata”(1667) di Kircher venne noto che la definizione
– albertiana dell'origine dell'immagine era già stata formulata secoli prima nella teoria dell'arte
cinese. Esempio ne è una specie di cultura di arenaria bianca del 17 secolo
questi esempi al condine tra natura e opera d'arte pongono il problema concettuale se persino certe
– forme naturali possano essere considerate immagini.
Platone, Heidegger, Lacan
In ambito filosofico le immagini non hanno mai avuto un'importanza centrale, uno dei motivi di questo
deficit risale all'assunto per cui Platone assegna loro uno status minore. Nella costruzione del contrasto tra
immagine e filosofia è il mito della caverna a ricoprire un ruolo chiave che è stato rappresentato da
Saenredam nel 1604. Le immagini risultano imprigionate in quanto idoli responsabili della messinscena
proiettata sul muro. Questa critica alle immagini-ombra viene rafforzata della classica teoria dell'arte che
identificava in tali proiezioni l'origine della pittura. Quando Platone spiega che gli uomini seguono le ombre
delle immagini più che la luce del sole afferma che esse sono più forti della verità, delle idee. È costante che
le immagini siano animate da una forza attiva.
Platone sostiene che: le immagini si limitano a imitare il mondo allo scopo di sostituirlo.
– All'obiezione che gli artisti sanno cogliere e imitare tutti i frutti della terra e del cielo segue la
– risposta che chiunque abbia in mano uno specchio è, al pari di loro, un mero fabbricante di
imitazioni. In questo senso, ciascun artista o poeta capace di riprodurre un motivo naturale e
armonioso non è altro che uno specchio vivente.
Socrate, nel Cratilio, sottolinea come i dipinti non si limitano a ripetere la natura a mo' di copie ma
– sanno rappresentare lo spirito mediante l'arte dell'omissione
le parole come i dipinti grazie alle loro proprietà di concisione rappresentativa possiedono più che
– 2 Immagini che ci guardano: teoria dell'atto iconico
altro una forza classificatoria.
Platone ritiene che per l'artista è impossibile una persona in maniera così perfetta da farla
– coincidere con la realtà e fa un paragone con la “repubblica”: nemmeno quest'ultima può riprodurre
uno stato in tutte le sue sfaccettature ma ciò non toglie che il testo abbia un certo valore. →
similitudine tra il suo Stato ideale e un ritratto ben riuscito
Modellando le immagini gli uomini nel mondo ideale di Platone costituiscono anche le istanze
– primarie del vivere insieme e osservando gli Egizi egli vi individua le prerogative di una società
funzionante
Secondo Platone quindi le immagini forniscono da un lato la base del pensiero e dei migliori
– comportamenti dall'altro nascondono la verità tra questi due poli si articola tutta la sua
→
riflessione sul mondo. Platone era nemico delle immagini che considerava nemiche per la
collettività, mentre ha riconosciuto il valore delle immagini positive per la crescita personale e
quindi le ha difese. Dietro questi due estremi si cela la paura estrema di spingersi con le immagini
in un territorio che il filosofo non sa padroneggiare. Si tratta di sviluppare una filosofia capace di
esprimere potenzialità anche a partire dalle proprie zone d'ombra.
Heidegger e Lacan hanno tentanto di prendere sul serio le immagini sul fronte filosofico. “origine
dell'opera d'arte” (Heidegger) strappa l'opera d'arte dal regno delle cose e riconosce che il soggetto non
dispone delle basi di ciò che tenta di cogliere e risolve tutto ponendo la condizione che l'opera d'arte debba
essere in grado di mostrarsi per se stessa.
scarpe da lavoro del quadro di Van Gogh
– acquerello di un leprotto
–
il testo è un totale fallimento per l'incoerenza della sua conclusione che preferisce salvare la filosofia
→
invece dei fenomeni
Lacan affronta il problema a partire dalla capacità dell'opera di guardare l'uomo. Il suo esempio è una
scatola di sardine che dondola sulle onde sotto il sole, piccolo antefatto scintillante, il pescatore spiega che
lui può vedere la scatola ma che lei non può vedere lui. Questa osservazione giocosa permette a Lacan di
sviluppare una teoria della reciprocità.
secondo lui è molto difficile assumere un punto di fuga “ il quadro non è certo il mio occhio ma io
– →
sono nel quadro”visto che la scatola di sardine che si rispecchia nelle onde non si lascia cogliere
appieno dal punto di vista della prospettiva centrale s'impedisce una chiara separazione di soggetto
e oggetto. Essa è il simbolo di tutte le immagini che attirano lo sguardo, poiché la loro definizione di
cose semplici si scontra con il rifiuto di lasciarsi controllare
Lacan priva le opere d'arte del loro carattere provocatorio. Nella sua teoria l'opera d'arte è uno
– strumento mitigante da opporre agli sguardi degli oggetti.
Atto linguistico e atto iconico
H. Lefevbre “Critica della giornata quotidiana” (1961) – si ispira al feticismo delle merci coniato
– dalla filosofia marxista e tematizza il problema dell'anatomia comportamentale delle immagini e
degli artefatti sminuito da Lacan. La formula di Lefevbre risale al 1990 e ripresa da Dubois come
acte iconique
la scoperta e la diffusione del concetto di “atto iconico” è una reazione al processo di allestimento
– figurativo delle aree primarie della vita sociale.
Schleiermacher – nell'atto del discorso sono inclusi anche l'udito e il comprendere. Visto che il
– parlare, tramite la comunicazione, viene tramutato all'istante in un'espressione che rispecchia la
3 Immagini che ci guardano: teoria dell'atto iconico
possibile risposta ecco aprirsi le porte del dare e del prendere in un campo d'azione interattivo
(portata avanti anche da Pierce)
Concetto di atto linguistico legato a Austin secondo lui le frasi pronunciate sono in grado di
– →
creare veri e propri fatti. Esempio: “ti battezzo con il nome di..”
Searle invece sostiene che la lingua andrebbe definita nei termini di una forma di comportamento
– governata da regole
i tentativi di fondare una teoria dell'atto iconico a partire da quello linguistico iniziano con due proposte di
Kjorup. È stato lui il primo a sostituire le “parole” con della teoria austiniana con le immagini. Egli
sostituisce le parole con le immagini quali strumenti attivi. Ma l'autore si trova davanti a un problema: il
punto di partenza non è correlato sul piano logico. L' “atto linguistico” si basa sul continuum della lingua
parlata non sulla singola parola, correlato dell'immagine nella sua compiutezza. In analogia a un “atto
iconico” cosi definito bisognerebbe parlare di “atto di parola” (cercare meglio su internet non ho capito
nulla)
Definizione dell'atto iconico
La posizione del parlante viene assunta dall'immagine bensì dagli attori. Il senso dell'atto linguistico era
indirizzato a enunciati che elevavano l'effetto delle parole e dei gesti nell'ambito esteriore della lingua. Il
concetto di atto iconico riprende questa definizione per spostarne l'impeto nel mondo esteriore degli
antefatti. Grazie a questo cambio di prospettiva, il tema diventa la latenza dell'immagine che in un gioco di
scambi con l'osservatore riesce a svolgere un ruolo autonomo.
Riprendendo ancora una volta Platone, si può dire che in parallelo con l'atto linguistico, la problematica
dell'atto iconico consiste nell'individuare la forza che consente all'immagine di balzare immediatamente
una fruizione visiva o tattile. In tal senso, l'efficacia dell'atto iconico va intesa sul piano percettivo, del
pensiero, del comportamento come qualsiasi cosa che scaturisce sia dalla forza dell'immagine stessa sia
dalla reazione interattiva di colui che guarda, tocca, ascolta.
Primo tipo di efficacia: atto iconico schematico – qui si espleta la vivacità di composizioni di corpi,
– automi e bioartefatti
Il secondo tipo di efficacia diventa il fulcro dell'atto iconico sostitutivo che si ha con il cambio di
– corpo e immagine in ambito religioso, delle scienze naturali, medicinale, legale, politico, bellico.
Terzo tipo di efficacia: atto ionico intrinseco che emerge a partire dalla forza della forma in quanto
– forma modellata.
Quando si parla di atto iconico si parla anche del rafforzamento della sua chiarezza, finezza anarchia ed
enigmaticità. Se le immagini, nell'ambito delle società altamente tecnologizzate, occupano una posizione
inconfondibile nelle tecniche culturali allora non sfidano la lingua per indebolirla, bensì per imporre quel
tipo di rafforzamento personale che può scaturire da una prova d'idoneità.
quando meno te l'aspetti può saltare fuori un detto, o un paragrafo o un testo che riesce a
– influenzare i lettori e gli ascoltatori poiché sa rendere comprensibile un'atmosfera, un colore di
fondo. L'analisi e la cura delle immagini, così come la facoltà riflessiva della loro valutazione e
distanziazione, appartengono a quella struttura basilare della cultura dove hanno sede anche la cura
e l'analisi del linguaggio.
Con l'apparizione della lingua parlata sono cambiati il fondamento stesso e il contesto dello
– sviluppo culturale umano.
La Teoria dell'atto iconico va intesa come un contributo per il rafforzamento della lingua nell'era della sfida
visuale. 4 Immagini che ci guardano: teoria dell'atto iconico
Ernst Gombrich – esempio di giornalismo visuale – ha dimostrato come la sovrapposizione di
– immagini non sospende ne neutralizza la loro forza
LE OPERE, PRIMI TESTIMONI DELLA TEORIA
Origini della forma-io
Il fenomeno dell'atto iconico è noto in svariate culture. Un tipo speciale di iscrizioni contenuto nelle opere è
stato però sufficiente per descrivere il rapporto interattivo tra creatori e proprietari in cui le opere stesse
assumono un ruolo di primo piano.
Si inizia dall'Antico Testamento in particolare nel libro di Isaia quando un oggetto di argilla rinnega il
proprio creatore dicendo “Non mi hai fatto tu”. Si utilizza la prima persona singolare perché viene
paragonato a un peccatore che vuole rimanere nascosto agli occhi di Dio. Non si tratta di un caso isolato, ad
esempio il racconto nell'antica lingua orientale degli Urriti: un calice si sente incompiuto e chiede al suo
fabbro di distruggerlo. La testimonianze di opere che parlano in prima persona sono molto numerose,
sopratutto nella cultura greca o romana antica appartengono alle prime documentazioni scritte
tramandate.
La più antica testimonianza di origini romana è una spilla con la scritta “Manios mi ha fatto per Numerius”
relazione tra l'artigiano, il manufatto e l'utente finale.
→
In Grecia Frammento di una brocca risalente alla fine dell'VII sec. a.C. Trovato a Ischia “inos m'ha fatto”
→
Il legame tra opera e prima persona singolare può anche andare oltre al semplice rimando al creatore o al
proprietario riferendosi ad altri utilizzatori, spesso compaiono anche le istruzioni per l'uso.
L'insediarsi riflessivo dell'anima
Questo potenziale si rafforza quando i testi vengono intonati a voce alta.
Esempio: kore scolpita intorno al 550 a.C. Da Aristione di Paro. Come afferma la prima riga dell'iscrizione
sul piedistallo il monumento si definisce usando la prima persona singolare come una statua funeraria e
definisce vita eterna alla persona morta. Nell'interazione tra immagine, scritto e parlato si compie una
doppia transizione.
Tutti questi utilizzi della prima persona destano il sospetto che si fondino sulla credenza degli effetti a
distanza, di natura magica o occulta cioè si è cercato di vedere rappresentata la p.p.s. La persona assente.
Una tazza con una scritta greca è il vasi di Nestore di Ischia. In questo caso l'appartenenza alla tazza viene
subito ammessa ma la sua funzione viene descritta dalla voce del suo creatore. In questo caso si vede un
utilizzo mirato delle p.p.s per sottolineare la vitalità dell'oggetto in modo consapevole.
Concludendo: le iscrizioni antiche rappresentano il convincimen
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