Social media marketing. Manuale di comunicazione aziendale 2.0
1 - Sviluppi tecnologici e processi comunicativi: immagini di una rivoluzione in corso
1.1 - Innovazione tecnologica e “forme dell’umano”
•• Esseri umani, tecnologia e società sono entità separate tra loro. Da una parte c’è l’uomo con il suo
modo di percepire la realtà, di comportarsi e di comunicare; dall’altra ci sono gli oggetti della vita
quotidiana e la tecnologia di cui l’uomo si serve per soddisfare i propri bisogni; infine c’è la società in cui
l’uomo vive con i suoi rapporti di potere e di dominio. La tecnologia sta fuori il nostro corpo e modificano
la realtà esterna. Abitano la nostra mente, strutturano il nostro pensiero e orientano la nostra esperienza: ci
fanno essere ciò che siamo (esempio: invenzione del treno che ha creato una nuova cultura). Infatti, ogni
tecnica comunicativa è anche una tecnologia cognitiva, che incide sulla società e sulla cultura. Tutte le
invenzioni sono tappe di sviluppo della tecnologia della comunicazione che hanno contribuito a dar vita a
diverse forme dell’umano.
1.2 - Dalla modernità alla società in rete
•• Castells crede che la diffusone dei media digitali abbiano fatto passare dalla società di massa alla
società in rete (le reti umane sono strutture comunicative complesse, costruite intorno a obiettivi
condivisi). Le reti sono flessibili, adattabili e si autoconfigurano solo se l’informazione passa tra i vari nodi
che le compongono in modo rapido ed efficiente. Il fenomeno delle autocomunicazioni di massa affianca
quello della comunicazione di massa (unidirezionale, da uno a molti - modello matematico della
comunicazione): finalmente gli utenti grazie alle nuove tecnologie possono generare contenuti che
possono raggiungere all’istante un pubblico globale. In rete, comunicazioni interpersonali, comunicazioni
di massa e autocomunicazioni di massa si integrano e si completano a vicenda.
1.3 - Il web 2.0
•• Il web 2.0 si diffonde perché aumenta la penetrazione della rete, si abbattono i costi di connessione,
aumenta la larghezza di banda, si afferma la connettività mobile. Si abbassa la barriera di accesso all’uso
delle funzioni social. Questo ha effetti sui modelli cultuali e sulla distribuzione sociale del potere, creando
una nuova cultura convergente.
1.4 - Social media e cultura convergente
•• La digitalizzazione ha attivato il processo di convergenza tra piattaforme (tutto viaggia sul digitale): il
cellulare fa foto, filmati, registra suoni, fa sentire la radio, fa navigare in internet… è un’ibridazione di più
media in una unica piattaforma multifunzionale. Un video ripreso dalla programmazione tv e riproposto in
rete è un esempio di convergenza multimediale. È la cultura convergente di Kenkins, che unisce varie
funzioni in uno stesso dispositivo. Ogni network in un canale social è fatto da individui che convergono su
un qualche interesse o funzione comunicativa. Semplicità e flessibilità sei social media consentono
personalizzazione: ogni social è più adatto per un certo tipo di funzione (che sia comunicare, collaborare,
condividere file, opinioni…). I social network sono ambienti di relazione in rete. L’apertura è fondamentale
soprattutto per i software open source e per le licenze Creative Commons, che offrono la possibilità di
usare i contenuti creati dagli altri. Le ragioni del successo del web 2.0 sono da ricercare nell’apertura, nella
relazione, nella partecipazione, nella collaborazione e nella creatività. Sono anche i valori della cultura
convergente. Rete e social sono i canali neuronali di una intelligenza collettiva. Secondo Levy possiamo
creare un cervello cooperativo attraverso i mondi virtuali, mettendo in comuni informazioni, memorie e
progetti.
1.5 - Il potere delle autocomunicazioni di massa
•• Il potere è la capacità di un attore sociale di influenzare il comportamento di un altro attore secondo la
propria volontà (o con la violenza o con la persuasione). I mezzi di comunicazione possono produrre e
veicolare rappresentazioni della realtà e universi condivisi di significato quindi collegano la comunicazione
al potere. Un insieme ristretto di attori ha i mezzi di produzione e di diffusione dei contenuti di ogni tipo. I
mass media controllano i messaggi in ingresso e li selezionano, decidendone la visibilità. L’azienda decide
quale immagine dare di sé e monitora i contenuti comunicativi. Digitalizzazione e la nascita della rete di
autocomunicazioni di massa hanno indebolito la figura dei Gatekeeper tradizionali: si costruiscono
significati condivisi: blog, Youtube o social sono spazi di relazione e di produzione di contenuti e
rappresentazioni del mondo. Gli utenti entrano in possesso dei mezzi di produzione e di disseminazione
globale di significati. Le autocomunicazioni di massa aggirano i meccanismi di controllo in ingresso al
sistema delle comunicazioni di massa. La creatività anarchica e dissacrante di milioni di individui frantuma
contenuti tradizionali e standardizzati tipici delle comunicazioni di massa. Questo è dato dal fenomeno
degli User generated content, dalla cultura del remix, dalle pratiche di crowdsourcing, dalle applicazioni
open source… Da consumatori gli utenti diventano prosumer.
1.6 - Il marketing al tempo delle autocomunicazioni di massa
•• Nel Novecento, l’impresa, con logiche organizzative verticali e gerarchiche, ha dettato le regole del
gioco, controllando tutte le fasi del processo con una comunicazione invasiva. Questo eccesso di potere
ha contribuito alla crisi del marketing e all’allontanamento dei consumatori irritati dall’invasività. Oggi il
marketing ha messo il consumatore al centro: è il marketing relazionale. Le aziende però fanno difficoltà a
riconoscere i clienti come reali interlocutori e così il marketing relazione finisce per essere usato in modo
strategico e funzionale alla vendita. Social e autocomunicazioni di massa già parlano online di ogni
azienda: ogni azienda c’è come oggetto delle conversazioni che si producono, perché non si può non
comunicare. L’impresa deve accettare il ruolo attivo del consum-attore. Si deve creare un dialogo diverso
da quello pubblicitario. Si deve ricreare il coinvolgimento affettivo che si produce quando due persone si
relazionano. Produttori e consumatori possono collaborare per ottimizzare prodotti e servizi o progettarne
di nuovi. L’impresa trova negli ambienti social del web 2.0 opportunità per stimolare, rafforzare, rendere
durature le relazioni con i clienti: può rendersi visibile a livello globale attraverso SEO e SEM; può inviare
messaggi personalizzati previa consenso o richiesta dell’utente; può monitorare i comportamenti dei
visitatori; può ottimizzare l’esperienza di visita facilitando la navigazione sui propri siti; può ascoltare le
conversazioni online; può coinvolgere l’utente in attività di promozione. Se si vogliono creare relazioni
autentiche, tecniche e strategie da sole non bastano: serve l’atteggiamento, il modo: l’azienda deve
essere responsabile, autentica, trasparente, aperta, collaborativa, attenta, rispettosa e pronta a intervenire.
societing,
È il cioè la cultura che valuta le dimensioni sociali e globali dei comportamenti dell’impresa: il
mercato si estende alla società. Il societing è una filosofia organizzativa che basa la struttura aziendale su
una catena di valore estesa: l’azienda è una comunità produttiva, un soggetto etico che produce valore
sociale. Il societing dice che lo scopo per la sopravvivenza dell’azienda non è accumulare profitto, ma
creare un valore sociale.
2 - Internet per le aziende: numeri e opportunità
2.1 - Gli utenti usano la rete. E le aziende?
•• L’Osservatorio sulla Multicanalità identifica cinque diversi cluster in base al coinvolgimento nei processi
di acquisto rispetto all’uso di canali di acquisto tradizionali. In Italia si usa la rete con alta frequenza.
Spagna e Italia hanno la più alta percentuale di utenti social rispetto agli utenti internet complessivi. Grazie
ai social cambiano i rapporti tra cliente e azienda. Gli utenti vogliono rapportarsi con l’azienda tramite i
social. Dalle aziende non ci si aspetta più un messaggio pubblicitario unidirezionale.
2.2 - L’utilizzo trasversale di internet in azienda
•• La rete non è solo un medium, quindi non ci si fa solo comunicazione e pubblicità. È necessaria proprio
per il management. Gli analytics sono una base di misurazione e comprendono tutte le attività di
monitoraggio e analisi dei risultati delle azioni svolte. Necessari sono i team di Ricerca e Sviluppo che
usano internet per co-creare i prodotti con i consumatori; i reparti di relazioni pubbliche analizzano la
reputazione dell’azienda attraverso l’analisi delle discussioni online; il Customer support gestisce forum e
community. Bisogna sviluppare una consapevolezza e una competenza specifica per chi lavora
nell’azienda rispetto ai social, affinché si intervenga nelle conversazioni, anche solo per interpretarle e
valutarne l’impatto.
3 - Elementi di un piano di comunicazione online
3.1 - Content marketing ed Enterprise generated contents
•• Essendoci overload informativo, oggi vi è una vera guerra dell’attenzione, perché ogni individuo dedica
sempre meno tempo a un numero crescente di strumenti. Oltre a una visibilità pagata, le aziende devono
puntare sullo sviluppo di una visibilità guadagnata. Si deve allora puntare sul content marketing, che
produce enterprise generated content (contenuti generati dalle imprese): le aziende devono cogliere le
opportunità di collegamento diretto con i consumatori senza usare esclusivamente i canali pubblicitari.
Ogni produttore di contenuti ha in teoria la stessa possibilità di apparire in testa ai risultati dei motori di
ricerca. Si devono pubblicare contenuti su più di un canale digitale e non solo circoscriverli nel sito web. In
questo modo è l’azienda ad avvicinarsi alle persone. Per capire i bisogni di clienti attuali e potenziali si
usano i sondaggi (si chiede il parere su un argomento alle persone in forma pubblica; è un’area di
confronto aperta e collettiva) e le analisi delle conversazioni svolte sui social (che permettono di capire la
situazione senza chiedere nulla). Bisogna capire la reputazione e lo share of Voice dei brand. L’ascolto è
fondamentale nelle strategie di content marketing. Le public relations sono relazioni con il mondo esterno
basate su media e giornalisti (soprattutto tramite comunicati stampa, voce ufficiale delle aziende; oggi
però l’attenzione va data a chiunque perché ogni utente in rete diventa potenziale medium). Per questo
oggi si passa dalle Public Relations alle People Relations. La rassegna stampa deve diventare un “dicono
di noi” con discussioni online, che a volte producono recensioni migliori della stampa professionale.
Si deve poi umanizzare l’azienda: le persone sono quello che l’azienda davvero è e sono quelle che fanno
la differenza. Fare content marketing significa metterci la faccia: la rappresentazione del brand, la validità
dei loro prodotti e servizi, passano attraverso la voce dei propri dipendenti che diventano testimonial in
base alla loro attività sui social. Bisogna rendere credibili le loro storie. Le persone possono raccontare
storie che permettono ai destinatari di riconoscersi e identificarsi (e si possono superare agilmente le crisi).
Caratteristiche principali di una strategia di content marketing: consistenza (cosa interessa ai destinatari
che vogliamo raggiungere? Bisogna progettare contenuti con valore informativo e con senso); continuità
(con obiettivi di medio-lungo termine); diffusione (i contenuti devono raggiungere le persone, quindi
devono essere idonei a essere distribuiti sulle rispettive piattaforme, partendo dai social, e devono essere
facilmente rintracciabili sui motori di ricerca e adatti alla fruizione sui diversi device).
4 - Le nuove regole del marketing
4.1 - Innovatori culturali e web sociale
•• Il consumo è un agire sociale dotato di senso. Dai media tradizionali a quelli digitali si passa da una
comunicazione di tipo push, generica, gerarchica, con fruizione passiva, a una comunicazione di tipo pull,
personalizzata, diffusa, bidirezionale.
4.2 - I brand possono dialogare direttamente con le persone
•• Con internet, finalmente le aziende possono dialogare direttamente con i consumatori. Oggi facilmente
si possono ricevere commenti, feedback o interazioni. Alla base dei social c’è la partecipazione, il dialogo,
la conversazione. Non è più obbligatorio passare attraverso i media tradizionali per arrivare alle persone.
4.3 - Marketing non significa solo advertising e public relation
•• Le aziende potevano fare attività di advertising e di PR, comprando spazi pubblicitari e conquistando
spazi attraverso uffici stampa, sponsorizzazioni e relazioni pubbliche. Oggi il media mix ideale prevede
media buyed (spazi pubblicitari classici sui media tradizionali o online); media owned (canali di cui siamo
proprietari, e che non dobbiamo pagare per fare pubblicità); media earned (tutte le pagine che parlano di
noi direttamente o indirettamente).
4.4 - Il messaggio pubblicitario non interrompe ma è rilevante per il contesto
•• Sui media tradizionali la pubblicità irrompe nella realtà del destinatario; è un messaggio
monodirezionale, generalista e non contestuale, che difficilmente è in grado di intercettare un bisogno
nell’esatto momento in cui questo si fa sentire. Oggi l’annuncio sponsorizzato è di solito in linea con quello
che stiamo visitando. Conquistare parole e brand che sono già nella mente del consumatore costa molto
meno che immettere un nuovo brand in testa alle persone: è il Google Marketing. Non c’è più
bombardamento pubblicitario invasivo.
4.5 - Dal messaggio di comunicazione ideale al processo ideale
•• Il branding consiste nell’associare un bisogno a una marca nella mente delle persone. Bisogna ripetere il
messaggio molte volte e pianificare la rotazione su molti mezzi per raggiungere l’audience cercata.
Bisogna essere memorabili con idee innovative. Il processo di comunicazione ideale sfrutta le parole
chiave sui motori di ricerca.
4.6 - Contenuti e relazioni sono le componenti principali del nuovo internet marketing
•• Oggi le componenti principali del marketing sono contenuti e relazioni. Parole e testi sono ancora i
contenuti più indicizzati dai motori di ricerca e rappresentano la base anche sui social.
4.7 - Il marketing narra il consumo e costruisce l’esperienza
•• Lo storytelling è fondamentale per generare attenzione e influenzare il pubblico. Lo storytelling è la
modalità crossmediale in cui la narrazione si diffonde come paradigma di senso e processo di generazione
del valore in diversi mercati. Per fare personal branding bisogna avere personalità, autenticità e
trasparenza.
4.8 - Dalla grande campagna pubblicitaria alle microstrategie iterative
•• Prima si facevano grandi campagne pubblicitarie, sulle quali non si poteva intervenire facilmente dopo il
lancio per modificare il messaggio o la strategia in base ai feedback. Oggi con internet si preferiscono
microstrategie iterative, che permettono di verificare subito il risultato e si possono correggere in base ai
feedback. Google e le sue applicazioni di marketing sono molto potenti.
4.9 - Le nuove regole del marketing modificano la catena del valore
•• Il marketing prima veniva dopo il concept e prima della vendita e dell’assistenza post vendita. Oggi si
parla di open model o di crowdsourcing. I diversi reparti delle imprese si aprono ai suggerimenti, alle idee,
alle proposte, cioè all’apprendimento. I consumatori non sono più passivi, ma partecipano all’ecosistema
dell’impresa interagendo con questa. Sono consum-attori. Si passa dalla catena del valore al ciclo del
valore.
5 - Principi e strumenti di social media marketing
5.1 - Progettare una strategia di marketing nel web 2.0
•• Il marketing deve svolgere un ruolo strategico verso la definizione dell’identità, dei valori e della mission
aziendale, come anche nelle attività di concerti e di design del prodotto o servizio che si vuole
promuovere.
5.2 - Owned media: I media posseduti
•• I media posseduti ci danno ampia possibilità di scelta e meno limiti di budget (sito istituzionale, siti
interni, siti di prodotto o progetto, corporate blog, social media, newsletter, eventi online, contest, stazioni
radio, reti di vendita…). Vanno analizzati su contenuti, design e servizi. Andrebbero progettati con
l’obiettivo di dare un’esperienza omogenea e integrata, oltre che di valore.
5.3 - Earned media: I media guadagnati
•• Tra i media da conquistare ci sono soprattutto i social media. Si devono ascoltare le conversazioni per
poi stabilire regole e modi di partecipazione. Si devono conquistare anche i blog influenti, ma bisogna
considerare il proprio budget.
5.4 - Paid media: I media comprati
•• Sulla rete si possono comprare diversi spazi di visibilità, come i banner (display advertising), oppure si
può investire su Google. Google AdWords è uno strumento per gli inserzionisti che pagano in base ai clic
fatti dagli utenti sui propri annunci; Google AdSense è per chi desidera pubblicare oltre ai contenuti del
blog e del sito, anche annunci contestuali. Ovviamente per fare campagna online bisogna stare anche sui
social. Le attività paid sono basate soprattutto su due modi principali: page views (numero di
visualizzazioni sulla pagina); click trought (numero di clic sul banner/annuncio)
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