Nuovi media e ricerca empirica
I percorsi metodologici degli Internet Studies
Internet Studies e metodologie di ricerca: uno sguardo di insieme
Leggere le metodologie
Ogni disciplina legge in modo diverso lo stesso oggetto, quindi psicologia e sociologia avranno cose diverse da dire sullo stesso oggetto, nel nostro caso la rete. Ogni disciplina e ogni paradigma interpretativo tenderanno così a selezionare come più compatibili uno specifico set di metodologie e tecniche di ricerca empirica, ma anche una serie di strategie di riadattamento di metodologie di analisi già sperimentate su altri oggetti. Dunque, discipline, paradigmi interpretativi e metodologie di ricerca. Però se un oggetto è indagabile da più punti di vista e attraverso diverse metodologie, allora vuol dire che non risulta interrogabile nel profondo da tutti i punti di vista. Ogni oggetto infatti ha le sue specificità e orienta il riadattamento delle metodologie da particolari paradigmi interpretativi. La rete è un sistema socio-economico di uso di tecnologie, cioè un sistema fatto dagli attori sociali e da regole. Il contesto sociale modella l’incontro tra approcci e oggetti in modi diversi. Il contesto sociale è in grado di determinare l’attenzione sociale verso specifici filoni di ricerca e rimanda a matrici extra-accademiche (rete come grande biblioteca o come luogo pericoloso).
Internet Studies e approcci metodologici: per uno sguardo d'insieme
Gli Internet Studies sono media studies dedicati alla rete. In trent'anni il campo disciplinare è stato sempre fertile e vivace. Tra le metodologie usate più spesso, l'approccio empirico-sperimentale e quello etnografico sono quelli che sono riusciti a tracciare una più stabile linea di continuità disciplinare, attivando una più intensa riflessione metodologica. C'è però un motivo di difficoltà, quello di elaborare un discorso veramente pluridisciplinare. È difficile costruire uno sguardo di insieme che metta ordine in questa vivacità. I primi problemi già sorgono quando si vuole articolare una storia della disciplina (fatta dalla rivista New Media and Society). Silver suddivide gli Internet Studies in tre parti. Rohle parla della "riflessione metaforica" relativa alle modalità e ai limiti di specifici paradigmi interpretativi con cui approcciare Internet e nuovi media.
Le tre fasi (più una) degli Internet Studies
Tra le tre fasi, l’ultima e più recente è caratterizzata da una serie di tensioni.
- Nella prima fase, dagli anni Settanta (quando comincia la ricerca sulla CMC, comunicazione mediata dal computer, di taglio socio-psicologico) ai primi anni Novanta - la Rete è pensata come un canale in grado di generare effetti sugli scambi comunicativi veicolati, e, da questi, sul comportamento degli utenti. Si vogliono prevedere gli effetti per meglio governarli. L’approccio metodologico principale è l’approccio empirico-sperimentale.
- La seconda fase, che dura per tutti gli anni Novanta, è caratterizzata da una trasformazione della metafora con la quale si pensa alla rete: non è più un canale, ma un luogo (il cyberspazio), uno spazio sociale abitato in grado di ospitare culture tipiche della rete. Centrale è l’approccio etnografico che meglio risponde alla nuova metafora spaziale con cui si pensa alla rete. La metafora spaziale entra in crisi nel nuovo millennio, con la diffusione sempre più capillare delle tecnologie telematiche. Le metafore per pensare la rete non sono più strumenti di ricerca, ma oggetti di ricerca. L’elaborazione di metafore è infatti fondamentale nelle strategie di appropriazione delle tecnologie telematiche messe in atto dai ricercatori e dagli attori sociali. In questa fase gli Internet Studies si uniscono ai più generali media e audience studies. C'è il rischio che gli Internet Studies scivolino nell'irrilevanza per iperspecializzazione.
- La rete come canale: La ricerca sulla CMC comincia in un periodo totalmente diverso da quello attuale, perché cambiano prima di tutto le caratteristiche tecniche del medium telematico (negli anni Ottanta non c’era multimedialità né semplicità d’uso del web). Gli strumenti di comunicazione erano complessi e solo testuali perché c’era poca banda disponibile; in più, in pochi la usavano. Inoltre, Sproull e Kiesler temono che trasformando i processi comunicativi, i nuovi media possano modificare anche i comportamenti di chi li userà, finendo per avere un impatto sul funzionamento delle organizzazioni. Quindi è urgente prevedere gli effetti per limitarne i possibili aspetti problematici ed esaltarne quelli virtuosi. La CMC è un canale riferendosi al modello matematico trasmissivo della comunicazione di Shannon e Weaver (già valutato inadeguato per indagare la complessità dei fenomeni comunicativi). Il canale Internet però non è assolutamente neutro: rispetto alla comunicazione faccia a faccia (non mediata), Internet opera per le sue caratteristiche tecniche una distorsione sistematica degli scambi comunicativi, rimuovendo qualsiasi segno non verbale, quindi non esprimibile con il testo (c’era poca banda): cadono i segnali visivi e i tratti sovrasegmentali del discorso. Questa distorsione genera a sua volta effetti sui comportamenti degli utenti. Il corpo è cancellato dalla rimozione dei segnali visivi. Diminuisce la percezione del proprio interlocutore (modello della Social Presence); cala l’autoconsapevolezza del soggetto (teoria della de-individuazione - modello RSC: è come quando si sta in una folla, con conseguente effetto disinibitorio; modello SIDE: atteggiamento iperconformista). Per ogni teoria si trovano gruppi di utenti ad hoc e in base a ciò che si vuole sperimentare si trovano dei canoni da asserire o infrangere (esempio: per il modello RSC si potrebbe indagare l’atteggiamento di ridotta percezione dello status sociale - si vuole in genere che persone con uno status più alto parlino di più e interrompano quelle con status più basso; allora su Internet si trovano due gruppi ognuno con status diversi all’interno e si verifica se quelli con status più basso “se ne freghino” della differenza di status sia nel gruppo CMC sia in quello di comunicazione faccia a faccia - con questo esperimento si è dimostrato l’effetto di equalizzazione sociale della CMC, cioè la capacità di ridurre la percepibilità delle differenze di status con conseguente impatto sui comportamenti). Walther però rileggendo gli esperimenti che supportavano la teoria RSC come forma di comunicazione fredda, impersonale e inadatta alla costruzione di relazioni sociali, si è accorto che gruppo di controllo e gruppo sperimentali erano fatti interagire per la stessa durata di tempo, mentre la CMC richiede un tempo maggiore affinché i soggetti possano arrivare a un livello di socializzazione tale da scambiarsi contenuti analoghi a quelli scambiati dal gruppo di controllo (comunicazione faccia a faccia): tanto maggiore risultava la durata dell’esperimento, tanto minori erano le differenze registrate tra i due gruppi.
- La rete come luogo: I giornalisti per primi, che fanno spesso parte delle stesse subculture online di cui raccontano, sono i primi a descrivere i nuovi “mondi”, e a far passare dal paradigma come canale al paradigma come luogo. Infatti descrivono la rete come un vero spazio abitato, affascinante e diverso rispetto a quello della vita quotidiana, dove incontrare persone, intrecciare relazioni, vivere avventure. Questo luogo esotico è abitato da nuovi nativi, con pratiche e usanze proprie, oltre che norme proprie (la netiquette). Nascono nuove forme sociali osservabili solo in rete: è la Popular Cyberculture di Silver. Questo immaginario poggia su quello della fantascienza e la ricerca accademica si approprierà presto di questi immaginari e degli entusiasmi tecno-utopici che li caratterizzavano: è una nuova fase degli Internet Studies. La ricerca adesso non vuole più prevedere gli effetti, ma descrivere e interpretare culture, forme sociali e pratiche nel luogo-rete. Superato è quindi l’approccio empirico-sperimentale che si svolge in un laboratorio: non si misurano più le singole variabili nella generazione di effetti socio-psicologici, ma si descrivono le formazioni culturali e sociali in rete. Scompare anche il rigore metodologico della prima fase degli Internet Studies. Questa seconda fase di ricerche manca quasi del tutto di apparati metodologici rigorosi (quanto a lungo i ricercatori rimangono sul campo?, quali i rapporti con gli informatori?, come si posizionavano nello spazio sociale osservato?... informazioni irrinunciabili per validare i risultati della ricerca etnografica). Rete come luogo significa contrapporre l’offline con l’online. Il ricercatore valuta solo l’online, omettendo dall’analisi qualsiasi altra forma di contatto o di interazione. Queste distorsioni metodologiche appariranno chiare solo superata questa fase di rete come luogo. Infatti queste distorsioni hanno comportata una semplificazione dei fenomeni osservati spesso fatale per la loro interpretazione. La rete come luogo è un luogo altro, e fa nascere la tipica dicotomia tra posizioni apocalittiche e posizione utopiche. La rete infatti, rimosso il corpo, permetterebbe al soggetto di costruire identità fluide o multiple, in modo del tutto indipendente dalle coordinate socio-biologiche (come gender, età o etnia). In più le forme sociali in rete, cioè le comunità virtuali, rinnovano un legame sociale logorato dai processi di individualizzazione della modernità, permettendo di recuperare il calore di forme di convivenza comunitaria. Nella prima fase l’approccio empirico-sperimentale è un potente principio unificatore in una disciplina segnata da un confronto interno fitto, perché ha pretese di scientificità e quindi per contraddire ipotesi già dimostrate bisognava dare prove empiriche a supporto (il tempo di Walther). Nella seconda fase degli Internet Studies questa possibilità viene meno per la genericità dell’apparato metodologico. Le metodologie usate non implicano la generalizzabilità e non impongono di confrontarsi con risultati opposti, che quindi possono coesistere: il campo disciplinare è quindi sottoposto a forti spinte disgregative.
- Rete e vita quotidiana: Oggi Internet è un mezzo di comunicazione diffuso in modo capillare, anche e soprattutto grazie alla spinta di imprese ed enti pubblici che riconoscono nella rete un nuovo e potente canale di erogazione di servizi e prodotti. La banda larga trasforma la rete da semplice strumento di comunicazione a canale di distribuzione e fruizione di prodotti audiovisivi e musicali. L’Internet mobile sposta la modalità d’uso dalla scrivania al mondo reale attraversato dal soggetto. La quotidianità fa perdere a Internet quell’aura di incanto che l’aveva accompagnata a livello di immaginari fino agli anni Novanta. Oggi si studiano i modi in cui i soggetti si appropriano della complessità rappresentata dalla rete stessa. Oggi la inseriscono nelle loro routine e nei ritmi sociali e quotidiani. Sono gli utenti e le loro prassi a essere ora in primo piano. Finalmente gli Internet Studies si riallineano ai media e audience studies. È compito dei ricercatori ricostruire le metafore usate dagli attori sociali nel momento in cui si appropriano della rete. La contrapposizione tra offline e online viene meno. Si studia come gli attori percepiscono e rappresentano i due spazi, costruendo con le proprie pratiche forme o di contrapposizione o di raccordo. La domestication è l’inserimento dei nuovi media negli spazi della vita quotidiana e in quelli domestici. Gli attori sociali non interagiscono tra loro in un solo ambiente digitale, ma attraverso un assemblaggio complesso di spazi differenti. L’assemblaggio che ogni utente fa è esattamente la sua forma di appropriazione del medium. La metodologia da applicare è una etnografia multisituata.
- Alcune tendenze del campo disciplinare oggi: Domestication è l’inserimento dei media telematici nello spazio domestico. Si sviluppa anche il filone di ricerca sull’analisi dei fenomeni di convergenza. Si procede verso l’unificazione del campo disciplinare. I settori di ricerca spingono per l’adozione di un punto di vista che trascende i singoli sistemi tecnici di interazione per una attenzione specifica alle loro relazioni e alle pratiche degli utenti, funzionando da elemento di raccordo tra Internet e media studies. La ricerca oggi è impegnata a rendere conto delle specificità dei nuovi sistemi (date dall’innovazione tecnologica). Si studiano dunque in separata sede blog, MMORPG, social, o addirittura Second Life... eppure il dialogo tra queste sottoarticolazioni, e tra queste e il campo disciplinare nel suo complesso, è sempre più difficoltoso. Questo porta la ricerca a una inedita tendenza all’obsolescenza accelerata. Questa obsolescenza ricalca anche quella del ciclo di vita della tecnologia, sempre più rapido. Oggi la riflessione su Internet tende a passare di moda perché perdono di rilevanza gli oggetti d’analisi. Il rischio è ripartire ogni volta da zero, quando cambiano le tecnologie. Si recupera il “banale” e il quotidiano (ci si allontana dalle tecno-utopie, dalle identità fluide e multiple degli anni Novanta). I social non creano un noi simbolico condiviso dagli utenti. A essere messo in scena è soprattutto un io. Si estendono i legami deboli. I social non sono forme ludiche di reinvenzione del sé. Sono forme di auto-presentazione automatizzata. Le scene dei social sono abitate in parte dagli stessi pubblici della vita quotidiana del soggetto, sfumando i confini tra identità online e offline. Sui social resta possibile costruire reti di contatti composte solo da legami forti o addirittura solo familiari; si possono costruire anche profili anonimi o plurimi, si può occultare la visibilità del proprio corpo. Eppure queste ultime possibilità si attuano sempre più di rado. Il perché viene studiato negli Internet e media studies.
Conclusioni
Non si vuole creare uno schema interpretativo generale per leggere i percorsi storici della disciplina, ma proporre una comune occasione di riflessione metodologica.
Addomesticare le nuove tecnologie
Audience Studies a una svolta: il contesto di sviluppo
La sociologia che studia i mezzi di comunicazione si è sempre interessata di indagare la audience (l’attività di produzione e di circolazione dei contenuti nel contesto sociale fatta dai media entra in relazione con le persone che non solo osservano, recepiscono e interpretano, ma agiscono). Si pone attenzione ai comportamenti attivi delle audience, cioè come le persone usano i media e cosa fanno di quanto vedono, leggono, ascoltano. Le ricerche anglosassoni degli anni Ottanta mettono a fuoco la natura complessa dell’attività di fruizione mediale. Hall ha costruito il modello encoding/decoding. L’attenzione si sposta sul rapporto tra audience attive e significati mediali, soprattutto sul modo di costruzione del significato dei prodotti mediali. Negli anni Ottanta si pone attenzione al rapporto tra prodotti mediali e contesti di fruizione. Però negli anni Ottanta si pone attenzione alle forme di resistenza dei pubblici verso i contenuti mediali. Negli anni Novanta si sviluppa il modello della domestication. L’attenzione ai media non si focalizza qui solo sui prodotti mediali, ma include anche i mezzi di comunicazione intesi come dispositivi tecnologici e culturali. L’attenzione però è concentrata quasi esclusivamente ancora sulla tv. L’attenzione però si sposta sul rapporto tra mezzi di comunicazione e vita quotidiana: è la vita quotidiana delle audience a diventare oggetto di osservazione. La tv attiva routine familiari. Gli strumenti di ricerca cambiano: non si fa più analisi del discorso, ma si privilegia l’etnografia del consumo mediale (le interviste vengono integrate con altre tecniche, come questionari e osservazioni). L’unità di studio dell’etnografia del consumo televisivo diventa la famiglia con una casa. In questo panorama si sviluppa il modello dell’addomesticamento dei media nei contesti di vita quotidiani.
Addomesticare i media: il modello della "domestication"
La domestication si introduce in tre anni, dal 1991 (ricerca sull’uso dei media e delle relazioni nei gruppi familiari) fino al 1994, con la pubblicazione della ricerca da parte di Silverstone, sviluppando il processo di addomesticamento delle tecnologie mediali in sei fasi:
- Mercificazione, fase che si compie nella produzione dei dispositivi e dei prodotti mediali: vengono attribuiti valori alle tecnologie mediali, prima commerciale, poi simbolico, e vengono definite le condizioni d’uso della tecnologia mediale.
- Immaginazione, i valori definiti nel corso della mercificazione vengono tradotti in strategie comunicative che li rendono accessibili a futuri utenti. Mercificazione e immaginazione delineano rotte possibili rispetto alle quali le singole unità domestiche negozieranno la propria personale forma di appropriazione.
- Approvazione, primo momento di incontro tra la tecnologia mediale e le family household. Mercificazione e immaginazione affrontano il primo momento di negoziazione con i valori e i comportamenti della famiglia. Si valutano le alternative possibili.
- Oggettivazione, infatti dopo l’acquisizione e l’ingresso in casa, si deve trovare una collocazione fisica nello spazio; con l’oggettivazione la tecnologia mediale...
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