L'atalante – Jean Vigo 1934 di Giacomo Ravesi
Sinossi
Jean sposa Juliette, una ragazza di origini contadine: insieme vanno a vivere sulla chiatta di cui l'uomo è capitano, l'Atalante, che solca i canali della Francia del Nord con un equipaggio composto da un giovane mozzo e da un anziano marinaio, chiamato da tutti père Jules. Sull'imbarcazione è inoltre presente una grande moltitudine di gatti. La vita sulla barca è ordinaria e ripetitiva, organizzata intorno a turni di lavoro e incombenze domestiche. L'uomo anziano si mostra subito infastidito dai condizionamenti provocati dalla presenza della donna sulla barca; inoltre sono poche le occasioni in cui gli sposi possono rimanere da soli. La notte, infatti, l’uomo è spesso impegnato alla guida della barca e la donna inizia a rattristarti e a sentirti estranea a quei ritmi di vita. Nei momenti di intimità, al contrario, la ragazza è molto contenta e racconta al marito che nell'acqua è possibile vedere la persona amata: lei afferma che era a conoscenza del volto del marito ancora prima di averlo conosciuto. Inoltre, anche la città di Parigi attira Juliette per lo straordinario, il lusso e il divertimento associati alla metropoli, questa attenzione rende il marito geloso e irascibile e con l’approcciarsi alla capitale, diventerà un ulteriore motivo di incomprensione tra i due. Desiderosa di vedere la città, la ragazza si confida con père Jules, che gli mostra la sua cabina ricca di ricordi per i suoi moltissimi viaggi. Nel mentre la ragazza inizia a pettinare père Jules, quando all'improvviso entra il marito, si arrabbia e distrugge tutto ciò che è presente nella cabina. Quando la coppia riesce ad andare a ballare, viene accolta dalle insistenti attenzioni di un venditore ambulante che afferra la ragazza per farla danzare. Irritato e geloso, il marito malmena l'uomo, mentre il padrone del locale caccia il venditore. Lasciata sola in cabina dopo l'ennesimo litigio, la ragazza abbandona di nascosto l'imbarcazione per raggiungere Parigi in treno e Jean, non appena se ne accorge, decide di salpare immediatamente. Giunta a destinazione, la donna subisce l'incanto della grande metropoli e si ritrova a passeggiare incantata davanti ai negozi di abbigliamento, le gioiellerie… ma quando torna al molo scopre di essere stata abbandonata. Cerca di raggiungere la barca al porto vicino, perché in stazione viene derubata da uno sconosciuto mentre sta comprando il biglietto. Così il fascino iniziale per la metropoli svanisce e la ragazza si ritrova a vagare sola nel porto fluviale davanti alle code di disoccupati agli ingressi dei cantieri navali. Nel frattempo, l'Atalante riprende la sua navigazione, ma l'uomo, completamente sconvolto dalla perdita dell'amata, ricordandosi della confidenza della moglie, si tuffa nella Senna e sott'acqua vede la moglie vestita da sposa sorridente. Sentendo così fortemente la reciproca mancanza, una notte nelle loro stanze, i due non riescono a dormire e si agitano convulsamente nel letto compiendo gli stessi gesti. Giunto a Le Havre, Jean corre disperato lungo la spiaggia e viene rimproverato da un gruppo di borghesi che credono si tratti dell'ennesimo marinaio ubriaco. Convocati dalla compagnia fluviale, il vecchio père Jules difende l'uomo davanti al direttore della società che chiede delucidazioni sul comportamento tenuto dal capitano negli ultimi tempi. A questo punto père Jules decide di cercare la ragazza. Aggirandosi per le strade di Parigi, la trova in un negozio di dischi dove aveva richiesto di ascoltare “Le chant des mariniers”, una canzone che il marito metteva sempre sulla barca. Intanto sull'Atalante, il mozzo dice che il vecchio è andato a cercare la ragazza, così Jean fiducioso si rade e pulisce la cabina. Una volta sull'imbarcazione, i due si rincontrano: soli in cabina si guardano silenziosi per poi lanciarsi in un profondo abbraccio, mentre la barca riprende il proprio corso sulle acque.
Il contesto
Jean Vigo tra biografia e mito
La biografia di Jean Vigo e le disavventure censorie e produttive dei suoi film hanno inequivocabilmente condizionato la ricezione tanto della sua opera quanto della sua figura di regista. Egli nasce a Parigi il 26 aprile del 1905. Il padre fu collaboratore e fondatore di importanti giornali anarchici, che nell'agosto 1917, lo fanno accusare di alto tradimento con il sospetto di essere un collaboratore della Germania, finendo per morire in carcere in circostanze misteriose. L'infanzia di Vigo è irrimediabilmente segnata da questo evento tragico che lo porta ad essere riconosciuto come figlio del traditore, quindi allontanato dalla madre e a vivere internato in un collegio. Fin da giovane si manifestano i segni di una malattia ai polmoni che condizionerà la sua vita; durante uno dei numerosi ricoveri ospedalieri conosce la sua futura moglie. I primi contatti con l'ambiente cinematografico li intrattiene a Nizza grazie a Dulac, una delle prime registe teoriche francesi d'avanguardia. Dopo un primo apprendistato di assistente operatore, realizza “A propos de Nice”, opera sospesa tra il documentarismo sociale e la sperimentazione linguistica, che si inserisce nel solco delle cosiddette sinfonie urbane incentrate sul resoconto della giornata di una metropoli, prodotto nella seconda metà degli anni Venti in Europa e negli Stati Uniti. Questi lavori si fondano su un’analogia tra il linguaggio cinematografico e i rinnovamenti percettivi prodotti dall'organizzazione e dalla modernità. Successivamente, fonda un cineclub con sua moglie e i suoi amici d'infanzia e realizza “Taris ou La natation”, un breve cortometraggio documentario sul campione di nuoto francese Jean Taris. Nonostante l’intento didattico e promozionale, il regista trasforma il ritratto di uno sportivo in un'opera di sperimentazione ricorrendo al rallenti, sovraimpressioni, inversioni, immagini subacquee… Trasferendosi a Parigi, egli conosce il produttore Jacques-louis Nounez con il quale realizza “Zero de conduite”, un mediometraggio nato dall'esperienza autobiografica del collegio. Il film inaugura una personale rappresentazione dell'infanzia al cinema, interpretata attraverso la lente deformante del grottesco e del lirismo memoriale, che restituisce una visione partecipe dell'universo infantile come stato della condizione umana libera e lontana da ogni condizionamento. L'infanzia è ritratta nei suoi aspetti occulti e sconosciuti, rispettandone l'indole più autentica in un quadro stilistico ostinato e dirompente, sospeso tra gioiosa e commovente rivolta. Completato nel 1933, il film resterà bloccato dalla censura fino al 1945. Egli nell'inverno del ‘33 gira “L'Atalante”, il suo primo e unico lungometraggio di finzione, che a causa della sua salute viene rimontato dai produttori Gaumont, che lo fecero uscire con il titolo “Le chalad qui passe”. Il regista morì il 5 ottobre 1934 a Parigi all'età di 29 anni per setticemia.
Occhi tagliati. Cinema e avanguardie
Tutta l'opera del regista è racchiusa in quattro film realizzati in poco più di 5 anni, dal ‘29 al ‘34. Ciononostante, egli occupa un ruolo decisivo nel contesto del cinema francese tra gli anni ‘20 e 30, anni di grandi trasformazioni dal punto di vista tecnologico (l'avvento del sonoro) sia estetico (superamento delle sperimentazioni delle avanguardie cinematografiche in seno a una presa realistica nei confronti della società). Nell'immediato primo dopoguerra del ‘900, in Francia la produzione nazionale subisce un declino soprattutto a causa delle realtà tedesche e americane di quel periodo, così inizia a svilupparsi la necessità di un riassetto industriale nelle politiche di investimento che permettono l'aumento di una distribuzione alternativa legata ai circoli cinematografici e ai cineclub. Questi sono gli anni di maturazione di una prima coscienza teorica incentrata sul riconoscimento di una specificità filmica rispetto alle altre arti. Inserendosi nel clima di rinnovamento generale della cultura e dell'arte promosso in Europa nei primi decenni del secolo scorso dai movimenti artistici e letterari, il cinema vive una stagione di fermento irripetibile che produce film di riferimento e autori di rilievo, così come un complesso sistema di riflessioni teoriche e sperimentazioni linguistiche. Si tratta di un cinema d'avanguardia che si pone in opposizione alle forme narrative, ovvero da quelle industriali, rappresentando così un cinema alternativo depurato dalle logiche economiche del mercato e dalle pratiche discorsive delle altre arti, cercando di realizzare la specificità del cinema come arte autonoma. In Francia l'avanguardia cinematografica raccoglie l'eredità del dadaismo, cubismo, astrattismo e surrealismo. È prevalente un cinema di poeti, pittori, artisti e fotografi che cercano di estendere in un campo disciplinare differente le proprie ricerche espressive. L’esperienza dadaista al cinema si manifesta attraverso la valorizzazione di alcune caratteristiche tipiche del movimento: ad esempio “Le retour à la raison” di Man Ray che ricorre alla casualità e al nonsense come pratiche costruttive; “Entr’acte” di René Clair che promuove l'esaltazione del riso, del gioco e dello scarto, quali motivi emblematici di un gesto artistico liberatorio e dissacrante; “Ballet mécanique” di Murphy rappresenta un'esplorazione astratto-visiva dell'universo degli oggetti industriali e delle dinamiche metropolitane, tentando di applicare al linguaggio cinematografico i canoni percettivi dell'arte cubista. La sensazione della dimensione astratta e ritmica, che caratterizza in particolare il cinema sperimentale tedesco è presente anche in ambito francese, dove in molti film emerge radicale l'idea di un cinema puro, in quanto basato su immagini non referenziali e sull'astrazione ritmica dei modi percettivi. L'incontro del movimento surrealista con il cinema si realizza invece a diversi livelli. A poche opere rappresentative si accompagnano numerose attività di scrittura, performance e discussione. I surrealisti individuano nella forma filmica e nella sua pratica spettatoriale l'esaltazione dei principi psichici inconsci alla base delle loro teorie. Per esempio, in “Un chien andalou” e “L’age d’or”, entrambi di Bonuel, troviamo i meccanismi della psiche umana senza mediazione discorsiva, stabilendo una radicale sovversione delle consuete logiche spazio-temporali, drammaturgiche e rappresentative. Anche le convenzioni ai valori socialmente accettati vengono consapevolmente disgregati, assecondando uno spirito provocatorio e antiborghese, antipatriottico e anticlericale. Nell’incipit di “Un chien andalou”, un uomo taglia con un rasoio l'occhio di una donna, esprimendo con un gesto molto violento la liberazione dell'individualità umana e del suo lato irrazionale, capace di sovvertire le regole della visione cinematografica tradizionale. Questo film infatti detiene un ruolo centrale nella definizione del rinnovamento che ha portato alle avanguardie del cinema, come forma di rottura nei confronti delle logiche tradizionali di rappresentazione di narrazione filmica. Negli anni successivi, l'occhio tagliato di questo film verrà ripreso nelle “teorie del cine-occhio” di Vertov, soprattutto nel suo film manifesto “L'uomo con la macchina da presa” del 1929. Fin dagli anni successivi alla rivoluzione d'ottobre, il regista sovietico avanza un progetto integrato di teoria e pratica cinematografica basato sul movimento dei kinoki: gruppi di lavoro inviati all'assalto della realtà sovietica per documentare i processi costruttivi del socialismo. In questa dinamica il cinema diventa un procedimento di scrittura che rompe con l'idea dello schermo come scatola illusoria, influenzati dai moti del futurismo italiano, il regista considera il cinema come un’arte autonoma che trasforma e riscrive la realtà attraverso la ripresa e il montaggio. È in questi anni che il cinema di Vigo si forma, condividendo con le avanguardie europee pratiche linguistiche (la sperimentazione), tematiche (l’amore folle, l'infanzia), amicizie e collaboratori.
Verso un cinema sociale. Il realismo francese degli anni Trenta
Agli inizi degli anni trenta la stagione delle sperimentazioni volge rapidamente a conclusione. In Francia il cinema d'avanguardia, gravato dalla crisi economica mondiale, viene riassorbito in un nuovo assetto ideologico ed estetico legato alle trasformazioni politiche sociali e culturali della nazione.
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