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RUDOLF WIT TKOWER

Allegoria e migrazione dei simboli

II. L’aquila e il serpente

Il simbolo è piuttosto comune: sin dall’antichità la lotta tra l’uccello e il rettile più potenti fatto forte impressione e indotto l’associazione a scontri

cosmici. Si può descrivere con sicurezza la diffusione del simbolo nel mondo antico mediterraneo; è giusto pensare che quando questo appare

fuori da quest’area, non si tratta di una reinvenzione indipendente, anche quando non risultassero noti i punti di contatto (W. non difende la

teoria evoluzionistica, ma strettamente quella diffusionistica).

La diffusione del simbolo nelle civiltà non classiche

Le più antiche civiltà mediorientali (Babilonia, valle dell’Indo) del III-I mill aC produssero raffigurazioni di aquile secondo tre tipologie: isolata;

con un serpente; nell’atto di predare il serpente. Per queste culture l’aquila deve intendersi come un simbolo solare, come si vede da questi esempi.

Il dio babilonese della fertilità, della guerra e della tempesta Ningirsu ha come attributo Imdugud, un’aquila con la testa leonina a cui sono

spesso associati i raggi solari, in guerra col serpente simbolo dell’oscurità.

Nel mito supero di Etana c’è uno scontro tra aquila e serpente: E. è alla ricerca della fertilità; il dio del Sole, per soccorrerlo, gli invia un’aquila con

cui ascendere al cielo per prelevare una magica bevanda (l’uccello è così posto in relazione col sole); in un primo scontro col serpente della notte

l’uccello soccombe, ma E. lo libera e con lui inizia la salita al cielo. Alcuni sigilli babilonesi raffigurano il mito (5, volo di Etana), altri (6, 7)

mostrano un uccello vittorioso sul serpente, fatto che non ha un parallelo nel mito e che è quindi da intendersi come una rappresentazione della

vittoria della luce sulle tenebre.

In Egitto i faraoni erano discendenti del Sole e manifestazioni terrene di Horus, il falco divino che qui ha la stessa funzione dell’aquila. Il disco

solare alato simbolo di Horus era composto di 3 elementi: il disco, le ali d’aquila/falco apposte, due serpenti (più tardi).

In tempi antichi intercorsero rapporti fra il Vicino Oriente e l’India; per questa via si diffuse in India il mito del combattimento tra Garuda, che

trasporta in cielo il dio sole Visnu, e il serpente Naga. (12-15).

Dall’India il mito dell’aquila e del serpente si diffuse in Cina, da qui in Giappone, nelle Isole indonesiane e nel resto dell’Oceania (l’a ffinità tra le

mitologie indiana e polinesiana sono quindi comprensibili).

Dall’Iran, attraverso l’espansione delle tribù degli Sciti, iniziò la diffusione del simbolo verso la Germania e l’Asia centrale e settentrionale (il

tramite persiano-scitico non fu l’unica strada per cui il simbolismo dell’aquila raggiunse la Siberia; l’altra direttrice fu l’India, magari in un

momento successivo).

Una delle principali conquiste della recente etnologia è l’aver riconosciuto in molti campi un rapporto fra il vecchio continente e l’America, i cui

aborigeni si ritiene provenissero dall’Asia. Numerosi aspetti rivelano un comune bagaglio asiatico-americano di credenze e tradizioni, non solo in

relazioni agli attrezzi primari, come la scure di pietra (da entrambi chiamata toki), la canoa ecc, ma anche per le concezioni relative alla magia, alla

divinazione, alle osservazioni astronomiche e al folklore. L’unità etnografica della Siberia nord-orientale e dell’America nord-occidentale è stata

studiata fin nei particolari.

!! In questo percorso si è visto che il significato del simbolo fluttuava leggermente a seconda dei diversificati contesti. In ogni caso, all’aquila erano

associati: sovranità, profezia, mantica; era un attributo del sole; un simbolo di resurrezione. La lotta col serpente simboleggiava una vittoria su

scala umana o addirittura cosmica.

Analizzando la storia più recente, si ritroveranno gli stessi simboli e si potranno valutare con più precisione le variazioni di significato; ma in ogni

modo queste variazioni sono cementate da un’unica di base: la lotta tra l’aquila e il serpente rappresenta sempre la fondamentale opposizione tra

luce e oscurità, tra bene e male.

La Grecia e Roma

Per la mitologia greca l’aquila è l’unico uccello di natura divina.

Nella religione arcaica non c’era un culto solare; più tardi il mondo divino ctonio fu sostituito l’Olimpo celeste, e l’aquila ebbe subito il suo posto

a fianco di Zeus, dio del cielo. Anzi l’aquila non si limita ad essere un attributo di Zeus, viene identificata col dio stesso (in forma di aquila Zeus

giunse a Nasso dal suo luogo natale in Creta). Si conferma quindi la sua associazione simbolica al cielo/luce. Altri esempi lo testimoniano: nelle

Supplici di Eschilo il sole è invocato come uccello di Zeus; nelle credenze popolari l’aquila si aggira sull’Olimpo come fosse il sole.

In Grecia e a Roma, l’aquila è anche l’uccello della divinazione.

Il motivo del lotta con significato mantico appare nell’Iliade. Un’aquila vola sopra i troiani durante l’assalto alle navi greche e getta su essi il

serpente che stringe: è un sinistro presagio che infatti anticipa la sconfitta di Troia.

Un altro es. è il racconto della guerra di Cesare contro Sesto Pompeo: le aquile lanciarono sull’accampamento nemico saette d’oro, per poi

involarsi verso Cesare, indicando che la vittoria sarebbe spettata a lui. In questo caso è attuata un’equivalenza tra folgore e serpente per via della

comune forma a zig-zag.

In questa accezione va interpretata quando si trova sugli scudi (26): attrae la vittoria per magia simpatica.

La lotta con significato apotropaico testimoniato da numerosi reperti. Il re di Sparta Areo possedeva un anello recante questo simbolo con

funzione di amuleto: il male (serpente) sarebbe stato respinto.

La lotta può anche avere significato politico/militare, cioè celebrare una vittoria (intrecciandosi quindi con l’aspetto mantico/apotropaico).

In questo senso era utilizzata sulle monete, per celebrare una vittoria politica o atletica: è chiaro per una moneta che sul rovescio raffigura una

Nike (proveniente dall’Elide V sec, 28). Anche Sofocle nell’Antigone si serve del tema della lotta aquila-serpente come corrispettivo dello

scontro tra gli eserciti e così anche Orazio. Anche oggi l’immagine vale come simbolo di vittoria o come emblema politico. L’aquila isolata era,

per Roma, emblema politico-militare di potenza e sovranità.

Il simbolo ha anche un importante significato religioso, è l’uccello dell’apoteosi.

Su alcune monete l’aquila è raffigurata mentre reca in volo Giove (30) o le anime degli imperatori divinizzati (31).

Ricorre sulle steli sepolcrali e quando è raffigurata nello scontro col serpente significa che il cielo ha trionfato sulle forze ctonie (32,33,34). Nel

Sarcofago di San Lorenzo fuori Mura (III sec) è a margine all’interno di un’ampia rappresentazione bacchica che in questo contesto illustra l’eterna

felicità celeste: il piccolo particolare aquila-serpente vuole qui alludere alla vittoriosa liberazione dell’anima.

Il medesimo segno fu quindi inteso dalla cultura greco-romana con simbolo della vittoria in battaglia o della vittoria sulla morte, a seconda che si

trovi scolpito su uno scudo o su una lastra sepolcrale.

L’interpretazione cristiana

La cristianità si approprio del simbolo e lo convertì ai propri valori.

L’identificazione di Cristo col sole e quindi con l’aquila è un topos della letteratura patristica e poi della teologia.

Sul calice di Antiochia (IV-V sec) (37) Cristo, novello Giove, troneggia sull’aquila. L’uccello appare come suo geroglifico in capitelli, sarcofagi,

mosaici orientali del V-VI sec.

Ma il simbolo dell’aquila nel cristianesimo ha un più ampio spettro di significati. 4 sono i motivi fondamentali.

1) Il Physiologus [ testo greco redatto in Egitto nel II sec; raccolta di leggende riguardanti animali sia reali che immaginari allegorizzati in chiave cristiana,

] racconta che quando l’aquila invecchia, il suo volo e la sua vista peggiorano; va allora in cerca di una

spesso sfruttando citazioni dalle Scritture

sorgente limpida, quindi si vola verso il sole per bruciare le sue penne invecchiate e la membrana sui suoi occhi; quindi torna alla sorgente e fa tre

abluzioni tornando giovane. È un parallelo con l’uomo cristiano: quando il suo cuore si offusca, deve rinnovarsi nella penitenza e nel perdono

cristiano. Il salmo chiosa: “rinnova come aquila la tua giovinezza”.

2) Lo stesso salmo è commentato da Agostino (che si ispira anche ad Aristotele): “l’aquila batte il becco contro una roccia per eliminare gli

impedimenti; viene ricostituita al punto da tornare giovane”. La roccia è Cristo, e ancora è sotteso un significato penitenziale e di perdono.

3) Ambrogio racconta (riprendendo Aristotele) che l’aquila alleva uno solo dei suoi cuccioli uccidendo l’altro perché troppo debole per accudirli

entrambi; li seleziona volando verso il sole, provando chi non sostiene la luce abbagliante del sole.

4) Nei Sermones dello Pseudo-Ambrogio si racconta della lotta aquila-serpente in allusione alla lotta di Cristo contro Satana (“Come l’aquila è

nemico dei serpenti, così cristo ama una sola chiesa, e al modo che l’aquila divora i serpenti, Cristo colpisce a morte il serpente”).

I motivi e i significati sono quindi: abluzione e affilamento del becco come idea del battesimo e della penitenza; il volo verso il sole emblema di

coraggio e di fede incrollabile; scontro col serpente come vittoria su Satana.

Tornano quindi le antiche idee dell’aquila come uccello di resurrezione, luce, potenza. Si notano più specifiche filiazioni da mitologie precedenti:

1) Reca tre motivi: il volo/fede; la penitenza; il rinnovo battesimale. Si nota il debito con l’idea diffusa in Oriente dell’acqua come simbolo di vita;

la caduta e risurrezione sono un altro tema noto, e si vede la vicinanza col mito di Etana; nella totalità torna l’idea pagana dell’aquila-resurrezione.

2) Il racconto della deformazione del becco in vecchiaia compare nella Storia degli animali di Aristotele; l’origine è egiziana, dato che si trova

anche in Orapollo.

Il salmo chiosato da 1 e 2 è un adattamento della leggenda egiziana sul prodigioso rinnovamento della Fenice.

Il volo verso il sole è costituito dai due elementi della luce e della prova fusesi probabilmente più tardi; la prima manifestazione nota è in Egitto

(Aristotele, Plinio). Il viaggio verso il sole in sé è l’antica manifestazione dell’associazione alla luce, risvolto della sua lotta contro il serpente

emblema della notte e del male.

Il motivo dello scontro aquila-serpente fu quindi divulgato su base figurativa; gli altri tre motivo sono divulgati su base letteraria. Questo filone

letterario fu proseguito nei bestiari medievali (Isidoro, Rabano Mauro, Vincenzo di Beauvais, Brunetto Latini) e infine nelle opere di scienze

naturali del XIII sec; il filone letterario si esaurisce nel XVI-XVII sec con Gesner, Aldrovandi, Bochart.

La lotta aquila-serpente è più frequente come simbolo pittorico, più di rado affiora in letteratura. Non ebbe grande diffusione nel sistema

cristiano prima del VI-VII sec d.C., il periodo di massima diffusione è il X sec, culminando nei sec XII-XIII.

Chiarita la storia precristiana del simbolo, possiamo affrontare la TRASMISSIONE IN EUROPA.

Due tradizioni figurative si proponevano agli artisti: il modello orientale (schematico) e il modello greco-romano (naturalistico).

Il modello orientale mostra l’aquila o di profilo nell’atto di beccare la testa di un rettile (l’influenza proviene da schemi persiani) (40,41) o

frontalmente, con le zampe divaricate e la coda aperta (42-43). Un bassorilievo bizantino del XI (44) combina i due motivi: due aquile di profilo si

avventano due lepri, nota metafora del male; al centro è un’aquila-serpente frontale). Non è sempre facile determinare i limiti tra uso simbolico e

ornamentale: quando è sul muro di una chiesa l’intenzione apotropaica è evidente; invece quando è su cassette lignee pare più decorativo.

Il modello greco-romano, diffuso in tutte le aree dove la cultura greco-romana registrò il suo passaggio, è esemplato da un mosaico di

Costantinopoli (45).

Dall’anno 1000 il simbolo conosce ampia diffusione in Italia e Francia.

Puglia e Campania sono i centri in cui è più diffuso nel XIII sec: S. Nicola a Bari (46); cattedrale di Benevento; S. Giovanni a Brindisi; cattedrale

di Troia; cattedrale di Taranto. Per il centro Italia si ricorda il mosaico absidale del Torriti a S. Maria Maggiore.

Le raffigurazioni dell’aquila nell’Occidente cristiano hanno sempre un valore simbolico:

- In S. Nicola a Bari (46) le due aquile vecchia e anziana che si difendono dal serpente sono da legare a un brano del Duteronomio.

- Nel mosaico di Torriti affianca l’incoronazione della Vergine assieme ad altre immagini simboliche.

- Nel pavimento a intarsi marmorei di San Miniato (FI) è al centro in mezzo a fregi di colombe araldiche: il Physiologus ricorda un albero su cui si

nutrono e riparano le colombe; un drago, loro nemico per antonomasia, non può accostarvisi, ma ogni volta che una colomba spicca il volo, la

divora. La colomba è simbolo dell’uomo, l’albero della Trinità: Satana è impotente finché l’uomo vive al riparo della fede. Nel pavimento l’aquila

diventa emblema di Cristo che sconfigge la serpe, e intorno ad esso sono le colombe dei fedeli.

Dall’XI sec si diffonde in Francia (48) e in Spagna; quindi in Inghilterra (49): l’emblema è sempre metafora del trionfo di Cristo su Satana.

L’aquila col serpente si ritrova ancora nelle illustrazioni dei manoscritti del Beatus [ gruppo manoscritti spagnoli X-XI sec con l’Apocalisse e testi

]: al termine del capitolo sulla genealogia di Cristo, si trova il racconto di una lotta tra un fantastico uccello d’oriente e un rettile. “A

commentari

Oriente esiste un uccello con un duro becco che combatte un serpente. Ricopre di sporcizia il suo corpo e le sue magnifiche perle. Assunto un aspetto poco

appariscente, sorprende l’avversario. Brandendo la coda a mo’ di scure si lancia contro il nemico. Cristo assunse su di sé la debolezza della natura umana e si

avvolse nella sozzura della nostra carne, come ponendo la coda della natura umana davanti a quella divina, per lottare per la salvezza. Annientò con il verbo

della sua bocca, come se se questa fosse fornita di becco”. Un Beatus di Manchester (50) raffigura sopra l’uccello una macchia ricurva blu rappresentante

la sporcizia di cui l’animale si è liberato per trafiggere il serpente. La storia contiene questi motivi: 1) lotta uccello-serpente; 2) l’insudiciamento

per ingannare il nemico; 3) difesa del capo con la coda; 4) ornamento di perle.

Nel Physiologus è raccontata la storia del felino Icneumone che contiene identicamente le prime tre caratteristiche e anche l’interpretazione di

accento cristiano: è quindi la fonte (il quarto motivo è desunto da un altro capitolo del Physiologus che associa la perla a Cristo). La sostituzione

di un animale con un altro è un procedimento frequente, in questo caso è dovuta al fatto che l’Icneumone, animale egizio, non è noto altrove,

mentre sin dall’antichità a Cristo è associata l’aquila: un simbolo incomprensibile è stato quindi rimpiazzato con uno più usuale. L’uccello del

Beatus tuttavia non è esattamente un’aquila ma un uccello orientale: intervengono quindi ulteriore fonti, probabilmente c’è un’eco di Garuda

nella cui storia c’è il motivo rarissimo del fare della sporcizia un’arma.

Ci sono altri casi in cui l’aquila è sostituita da altri tipi di uccelli (mantenendo lo stesso significato simbolico). Nel sud Italia il cigno è spesso

divoratore del serpente e nella letteratura e descritto come capace di assumere su sé la malattia e di volare verso il sole dove se ne libera; il volo

verso l’astro lo accomuna all’aquila e forse è all’origine della confusione tra i due.

Rinascimento e barocco

Il recupero della cultura pagana, sommandosi ai significati associati dal cristianesimo, finì per incrementare i valori che il simbolo dell’aquila-

serpente assunse per l’Occidente.

Capita ancora che l’aquila venga sostituita da altri animali, com’era già successo nel medioevo. Nella Madonna del Prato di Bellini (55) compare il

pellicano (noto attributo cristologico, in quanto si riteneva che nutrisse la prole lacerandosi il suo stesso petto); il suo scontro con il serpente si

motiva solo con la derivazione dal simbolismo dell’aquila-serpente. Lo scontro pellicano-serpente (carico quindi di un doppio valore simbolico,

passione/lotta contro Satana) si ritrova ancora in un incisione fiorentina (56). Anche Rubens lo impiega in un Ritorno di Cristo dall’Egitto.

In età moderna è diffuso anche l’uso in senso non religioso (cioè in riferimento non alla tradizione cristiana medievale, ma all’ampio bagaglio

della cultura pagana antica riscoperta con il Rinascimento).

- Nel Cavalier d’Arpino in Palazzo dei Conservatori torna col il suo significato mantico, come auspicio di vittoria.

- Messner nei suoi libri di emblemi lo riferisce alle città come simbolo di forza e magnanimità.

- Fu adottata come marchio editoriale (59 - 60)

- Pierio Valerio resuscita l’antica favola esopiana dell’aquila che il mietitore salva dal serpente e ne fa il geroglifico della Benevolenza (61).

- Nel folklore l’aquila-serpente torna nel senso di lotta cosmica: in questo senso va interpretata la scultura realizzata per l’esposizione di Parigi

- Persiste anche a livello decorativo, ma quando lo si trova su battenti o su gruppi scultori che

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher crptch di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Iconografia e iconologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Cavicchioli Sonia.
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