Estratto del documento

Il cubicolo degli apostoli nelle catacombe romane di Santa Tecla

Il cimitero di Santa Tecla sulla via Ostiense

Dalle guide per i pellegrini redatte nel VII secolo si apprende che S. Tecla era situata sul colle a sud della basilica di S. Paolo ed era in stretta connessione con una spelunca dove si venerava la sepoltura della santa. L’autore della Notitia Ecclesiarum dice che la chiesa della santa era un edificio in superficie a sud di S. Paolo. Altra conferma che si trovasse a sud di S. Paolo è riscontrabile nella variante greca di una leggenda agiografica col nome di Acta Pauli et Theclae del VI-X secolo: la sepoltura della santa si trovava “a due o tre stadi dalla tomba del maestro Paolo”.

Il Martirologio Geronimiano ricorda il 23 settembre come il giorno del martirio di Tecla a Roma, ma è un errore di trascrizione del codice Wissemburgense che era più antico di quello Geronimiano. Alla fine del XIX secolo è l’Armellini a identificare il cimitero di Santa Tecla, ignoto al Bosio ma conosciuto da Marangoni e Boldetti nel 1700. Prima dell’Armellini la catacombe era definita “cimitero al Ponticello di San Paolo”.

Il cimitero nel XVII secolo era utilizzato come cantina per botti all’interno di una vigna, proprietà del marchese Camillo Serafini. L’Armellini individuò la sepoltura della santa in un arcosolio a calotta aperto sul fondo di un possibile santuario ipogeo; descrisse lo sviluppo topografico dei principali ambienti; individuò una necropoli pagana nell’area subdiale della catacomba; descrisse le pitture del cubicolo P.

Sempre secondo l’Armellini, la rete di gallerie si sarebbe sviluppata riadattando la scala di accesso di un precedente ipogeo pagano, mentre il santuario (sorto attorno alla sepoltura della santa) aveva un ingresso autonomo a est. L’Armellini riconobbe nella Tecla venerata una martire romana e non la discepola di San Paolo citata nelle fonti. Dopo la morte di Armellini, gli altri studiosi ritennero che un culto della santa venne importato dall’Oriente a Roma e non l’esistenza di una Tecla locale.

Nel 1941 vennero rinvenute delle gallerie cimiteriali e rimaste del tutto inedite, un altro pezzo di galleria e resti di un piccolo cubicolo furono rintracciati lungo la Laurentina, mentre dei sarcofagi furono rinvenuti a sud del Ponticello di San Paolo.

Le indagini del 1961-1971 della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e della Soprintendenza delle Antichità di Roma portarono alla scoperta di tre nuclei di gallerie cimiteriali disposti attorno alla catacomba già nota che servivano come necropoli sub divo e per attività connesse all’estrazione della pozzolana.

Interpretazioni e scoperte archeologiche

Secondo padre Fasola, la catacomba, nota come “nucleo D”, aveva un vasto ambiente ipogeo con la tomba della santa creato riadattando un precedente cimitero sotterraneo raggiungibile da una scala (l’area era un’antica cava dismessa); la martire era romana e deposta entro un arcosolio all’epoca di Diocleziano; per valorizzare la tomba della santa venne realizzato un vano con tre doppie arcate su pilastri, intonacato e decorato da campiture lineari su fondo bianco, l’arcosolio della martire venne realizzato risparmiando il lato di fondo e al di sopra vi era un lucernario; dalla tomba della santa (“basilichetta ipogea”) si diramava una rete di gallerie retrosanctos con cameroni funerari (con materiale laterizio di prima mano si realizzarono loculi, formae e vari strati di tombe a cassa e a cappuccina separati da gettate di terra e calce) realizzati non per casi di emergenza come epidemie ma per soddisfare i fedeli.

Altra area retrosanctos è a est della tomba della martire, venne realizzata in una ex cava di pozzolana e nel II secolo ospitò una necropoli sub divo, caratterizzata da sepolcri a camera per rito misto. Il cimitero precedente alla “basilichetta” era collegato a un edificio sepolcrale nel sopraterra, come un mausoleo. Di questo antico cimitero rimangono tracce di pittura bianca e gradoni scavati nel tufo, accanto vi era un ambiente utilizzato come ambiente di servizio.

A causa di un crollo dell’ambiente di servizio venne realizzata la basilichetta, quindi a differenza del Fasola (che sosteneva che la creazione della basilicheta era dovuta a un santuario ad corpus), qui l’origine è legata alla volontà di creare un semplice vano funerario di dimensioni monumentali (è possibile dedurre questo dalla precoce cronologia del sarcofago baccellato ospitato nel nicchione e dal rapporto tra muro di fondo e mausoleo del III secolo fatto dopo). La basilichetta venne decorata con bande rosse su fondo bianco e ampliata con l’aggiunta di nuovi sepolcri e nicchioni funerari.

Nei cameroni il carattere precario delle coperture delle tombe e delle chiusure dei loculi senza alcun legante porterebbe a ritenere che l’occupazione dello spazio interno ai cameroni non sia avvenuta gradualmente deponendo defunto dopo defunto come ritenne Fasola, ma si consumò in un tempo breve prima che l’accesso di ogni ambiente venisse sigillato in muratura (quindi dovuti a crisi di mortalità). A sostegno di questa tesi (dell’alta mortalità) vi sono anche i bolli laterizi dei diversi cameroni che risultano essere gli stessi (e nessuno di essi va dopo la riforma laterizia dell’industria laterizia da parte di Diocleziano). Ciò suggerisce che lo sfruttamento degli spazi per sepolture intensive (posteriori alla basilichetta) si data entra la fine del III secolo.

Gli sviluppi successivi del cimitero sono rilevabili per la netta cesura nelle modalità dell’occupazione funeraria. Prima fase di ampliamento (fine IV secolo): tratto finale galleria 5; la galleria 7; allungamento ambiente L; decorazione nell’ambiente P; non si scava più in modo intensivo ma si scelgono sepolture comuni delle catacombe romane (arcosolio bianco con monogrammi incisi nella malta di chiusura dei loculi).

Ultimo intervento: ampliamento ambiente P (tre arcosoli e aperto sul fondo su un vestibolo); creazione lucernario; ampliamento galleria 5; decorazioni pittoriche a soggetto cristiano. Le tombe aperte sulla parete del cubicolo P rovinarono la decorazione pittorica e si fanno risalire alla metà del V secolo.

La decorazione del cubicolo degli apostoli

La prima menzione degli affreschi del cubicolo P è di Marangoni del 1703. Una descrizione approfondita di queste pitture si deve all’Armelini che nel 1889 riesce ad individuare la maggior parte dei soggetti dopo aver dato una pulita all’intonaco, la tesi dell’Armellini risulta corretta ad eccezione delle figure che non riusciva a vedere.

Secondo l’Armellini: nella lunetta dell’arcosolio nord vi è il Redentore con lectorium (leggio) sul quale poggiano le Sacre Scritture e verso cui il Cristo addita; nell’arcosolio ovest il sacrificio di Abramo, dove lo studioso registra un’anomalia riguardo al monte all’ariete e all’ara sacrificale (secondo lui il risalto che hanno queste figure è riconducibile a ciò che esse rappresentano: sacrificio imposto ad Abramo, offerta dell’Agnello, monte Calvario); sulla parete est vi è la fonte miracolosa dove non vi è un giovane Mosè imberbe bensì un uomo con barba grigia e con le rughe (simile a Pietro), nel soffitto riconosce un clipeo centrale con il Buon Pastore e nei quattro campi angolari 4 busti maschili che rimandano ai quattro Evangelisti.

Il Wilpert fa eseguire quattro acquarelli delle pitture del cubicolo di Santa Tecla: nella prima si riproduce il sacrificio di Isacco dando importanza al monte così come è realmente; nella tavola dell’arcosolio nord l’orante è fiancheggiata da due personaggi e secondo lui da un altro personaggio (ipotesi già suggerita dall’Armellini) identificabile col figlio della defunta (riprendendo il modello della Vergine con Bambino); una terza tavola ritrae Daniele tra i leoni ed è nel sottarco dell’arcosolio nord; una quarta tavola ritrae la parete est con ai lati della porta un Daniele senza leoni e il miracolo della fonte.

Nel 1960 padre Fasola sterra l’intero ipogeo e lo analizza: gli arcosoli del vestibolo sono posteriori alla metà del IV secolo, rispetto alla creazione del cubicolo con lucernario; sulla fronte dell’arcosolio nord trova la resurrezione di Lazzaro (con tunica e palio, con rotolo); un collegio apostolico nella svasatura del lucernario; scena bucolica sul parapetto dell’arcosolio di fondo.

Nel 1980 Santagata continua lo studio, ma non lo ampia molto: a destra della fronte dell’arcosolio nord del vestibolo vi è una donna orante; individua le campiture di risulta; secondo lei il Davide senza leoni era un uomo che avanzava verso la fonte; dice che è impossibile individuare un Giona a sinistra dell’arcosolio nord (ipotizzato invece dal Wilpert); dice che i ritratti maschili sul soffitto sono busti di defunti idealizzati o semplici figure decorative.

All’epoca il cubicolo duplex di Santa Tecla era in condizioni deplorevoli, con concrezioni calcaree biancastre. Un intervento di restauro conservativo venne intrapreso tra 2008-2009. Con questo restauro si è affermata l’ipotesi di diverse fasi esecutive degli ambienti del cubicolo doppio P (una prima fase prevede l’applicazione di un intonaco bianco –di cui fa parte l’uomo col rotolo).

Vestibolo

Fronte arcosolio nord

Lazzaro: si trova al centro della fronte dell’arcosolio nord, a sinistra c’è l’edicola funeraria fatta da grossi blocchi delimitati da linee nere e pennellate gialle, da un tetto a due spioventi in cui si possono riconoscere le tegole, a destra dell’edificio forse un cancello con colonnina; della scalinata non vi sono tracce; sulla soglia la figura di Lazzaro avvolta nelle bende, il candore delle quali è reso con lumeggiature date a calce, il volto è roseo con tratti scuri per occhi e bocca; accanto all’edificio il Cristo Taumaturgo realizzato di prospetto rivolto verso sinistra, il braccio sinistro piegato sul busto e quello destro disteso verso l’edicola, il dito indice proteso sostituendo la virga virtutis, l’abbigliamento è singolare cioè tunica bianca clavata, stretta tra le pieghe di un pallio rosso; a destra di Cristo rimangono le tracce di una figura femminile orante, abbigliata con una vivace dalmatica a bande verticali rosse e gialle (la Santagata propone un confronto tra il volto di questa donna e quello della Dama nel mosaico della Dama con figli della villa di Piazza Armerina, mentre lo sguardo assorto rimanda alla personificazione della Primavera in un mosaico della villa costantiniana di Antiochia); al di sotto rimangono le tracce di un personaggio stante con tunica corta e braccio destro verso l’alto.

Dentro arcosolio nord

Al centro il Cristo Magister, figura assisa su di una cattedra, visto di prospetto, abbigliato con tunica con clavo nero e pallio con pieghe dorate (sul cui lembo potrebbe esserci una gammadia) e con i piedi calzanti soleae, il volto è fatto da calce miscelata a ocra rossa, mano sinistra poggiata sulle gambe (potrebbe stringere un rotolo giallo) mentre il braccio destro si protende verso l’esterno (oppure flesso e stringe un volumen rosso), il sedile è composto da due appoggi verticali, un’asse orizzontale e da due elementi curvi che indicano un’ampia spalliera, a sinistra un elemento rettangolare con motivi romboidali e circolari in giallo (forse intarsio ligneo), su di essa un elemento cilindrico scuro dentro (forse lectorium o una capsa da cui fuoriesce un singolo rotolo; a sinistra, nel sottarco, vi Daniele, nudo e orante, tra i leoni, visti di profilo, che sollevano una zampa, con la figura del giovane si voleva rendere la tridimensionalità senza riuscirvi; a destra del sottarco, delimitato dalla fascia rossa col profilo nero, la guarigione del paralitico, il personaggio maschile e imberbe è ruotato leggermente a sinistra, direzione verso la quale cammina, ma il volto è frontale, con braccia sollevate e piegate all’altezza della testa, afferra il letto rovesciato, veste una tunica corta manica con clavi scuri e ai piedi indossa le fasciae crurales.

(l’uomo è sproporzionato, troppo alto del reale?); della lunetta di fondo rimane solo una breve striscia d’intonaco sul margine superiore distrutto per la successiva apertura del loculo, si intravede la parte superiore di due elementi circolari (due teste). Dell’arcosolio nord è possibile individuare due distinte mani di artifices: una più esperta (fronte e lunetta di fondo) e una meno (sottarco).

Arcosolio sud

Anche questa superficie doveva essere totalmente intonacata, ma il distacco dell’intonaco è dovuto allo “sfogliarsi” del tufo. Qui la decorazione è lineare: sul margine superiore e lato destro c’è ampia fascia rossa e una fascia scura, mentre sul fondo dell’arco una sottile striscia rossa, sul parapetto dell’arcosolio vi era un graticcio rosso, nella lunetta vi è un clipeo rosso (fatto con compasso e linee guida).

Parete di fondo

Rimaneggiata dopo la decisione di creare il cubicolo, divenne l’ingresso. Sfondata la copertura del vestibolo per realizzare un lucernario.

Parete sud (elementi del lucernario)

I particolari vegetativi del lucernario hanno un intonaco rosso scuro delimitato da una fascia azzurro scuro, a destra assume una forma ad “esse” mentre a sinistra triangolare. All’interno dei due campi si dispone lo stesso motivo decorativo: vaso vitreo (con sfumature blu egizio), da cui fuoriesce un serto di frutta con pomi sovrapposti (tratti arcuati scuri e ocra, lumeggiature bianche e rosse) con piccole foglie e viticci (tratti blu), al vertice si annidano uno per lato degli uccelli che beccano i pomi. Nella strombatura del lucernario ai lati vi sono due triangoli delimitati da linee gialle-azzurre-bianche, l’interno del triangolo è rosso scuro nel quale campeggia un volatile piumeggiato variopinto che stringe tra le zampe un ramoscello fiorito (su tutti e due i lati).

Parete nord

Collegio Apostolico: nella strombatura del lucernario si dispiega il collegio apostolico, lo sfondo è sempre rosso scuro, bordato da fasce gialla-blu-bianca, si vedono sei personaggi per lato assisi su un bancale ricurvo, tutti abbigliati in tunica clavata candida e pallio rosso chiaro (sul lato sinistro si vede meglio), le calzature sono le soleae. I dodici personaggi fanno gli stessi gesti: un piede in avanti, braccio destro sollevato, mano rivolta verso il centro. Sono diversi nella fisionomia (alcuni sono barbati, più o meno stempiati, canuti, con capigliature aderenti al capo -> ad esempio a sx del Cristo vi è Paolo identificabile per la barba scura appuntita e per l’incipiente calvizie), i visi sono di un rosa tenue senza linee di contorno, particolare cura per la resa degli occhi (sono tondi con pennellata bruna sotto e due pennellate scure per la palpebra superiore e sopracciglio). Il centro della rappresentazione (là dove dovrebbe esserci il Cristo) è danneggiato, tuttavia si può percepire un personaggio di proporzioni corrette.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Riassunto esame Iconografia cristiana e medievale, prof Bisconti. Libro consigliato Il Cubicolo degli apostoli nelle catacombe romane di santa tecla, Mazzei Pag. 1 Riassunto esame Iconografia cristiana e medievale, prof Bisconti. Libro consigliato Il Cubicolo degli apostoli nelle catacombe romane di santa tecla, Mazzei Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Iconografia cristiana e medievale, prof Bisconti. Libro consigliato Il Cubicolo degli apostoli nelle catacombe romane di santa tecla, Mazzei Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Iconografia cristiana e medievale, prof Bisconti. Libro consigliato Il Cubicolo degli apostoli nelle catacombe romane di santa tecla, Mazzei Pag. 11
1 su 13
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/08 Archeologia cristiana e medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Shrewa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Iconografia cristiana e medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Bisconti Fabrizio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community