Le lingue ed il linguaggio
Introduzione alla linguistica (Graffi-Scalise)
Che cos'è il linguaggio?
Linguistica: studio scientifico del linguaggio umano. I linguaggi sono sistemi di comunicazione atti a trasmettere informazioni da un emittente a un ricevente o destinatario. La struttura del linguaggio naturale (o umano) è largamente specifica. La scientificità del linguaggio consiste nella possibilità di formulare ipotesi generali, in modo chiaro e controllabile. Compito della linguistica è la formulazione di ipotesi generali sulla struttura del linguaggio (disciplina descrittiva ≠ grammatica normativa). Il fine della linguistica è conoscitivo.
Il linguaggio umano è caratterizzato dalla discrezione (≠ continuità): distinguersi dei suoi elementi per l'esistenza di limiti ben definiti. Nei sistemi continui invece è sempre possibile specializzare sempre di più il segnale (vd. danza delle api). Generalmente i sistemi di comunicazione animale sono caratterizzati da un numero finito di segni (≠ linguaggio umano). Alla creazione continua di frasi contribuisce la ricorsività che permette di costruire frasi di lunghezza potenzialmente infinita (vd. competenza vs esecuzione). Solo gli esseri umani hanno la capacità di acquisire un sistema di comunicazione caratterizzato dalla ricorsività. Differenza tra la nostra anatomia e quella delle scimmie. Quest'ultime non mostrano di avere la capacità di produrre frasi complesse (ricorsività). Inoltre lo stimolo per le scimmie è indispensabile per l'"apprendimento" del linguaggio ≠ essere umano. La specificità del linguaggio umano è doppia, sia del sistema, sia della specie.
Caratteristica che distingue il linguaggio umano dai linguaggi dell'informatica è la dipendenza dalla struttura. Il simbolo * indica una parola agrammaticale (= mal formata per il parlante nativo di una determinata lingua). Il senso intuitivo di grammaticalità rappresenta una caratteristica essenziale della competenza. Vi sono relazioni complesse dipendenti dalla struttura. I linguaggi dell'informatica invece sono generalmente "indipendenti dalla struttura", in essi cioè ogni elemento è normalmente determinato solo da quelli degli elementi adiacenti.
Con linguaggio si intende la capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di certe caratteristiche. La lingua è la forma specifica assunta dal sistema di comunicazione nelle diverse comunità. Bacone (1214-1292) scrisse che "la grammatica è unica ed identica nella sostanza pur variando accidentalmente". Questa posizione fu abbandonata del tutto nell'Ottocento e nella prima metà del Novecento: la maggior parte dei linguisti riteneva che non ci fosse nulla in comune a tutte le lingue del mondo. Nella seconda metà del 1900 si tornava ad un rapporto tra unicità del linguaggio e diversità delle lingue (vd. Bacone). Gli elementi comuni sono gli universali linguistici come la ricorsività e la dipendenza dalla struttura. Distingue le varie lingue l'ordine delle parole o ordine degli elementi principali della frase. Variazione tra lingue non illimitata.
Che cos'è una lingua?
Una lingua è un sistema di sistemi. Ogni livello linguistico (fonologico, morfologico, sintattico, semantico) ha un carattere sistematico (le unità di ogni livello sono interdipendenti). La linguistica privilegia la lingua come espressione orale per la presenza di lingue solo parlate (vd. somalo senza sistema di scrittura sino al 1972), per l'aspetto derivativo della forma scritta, per la naturalità dell'apprendimento della lingua parlata (≠ addestramento specifico per lo scritto), per il cambiamento diacronico della lingua che avviene prima a livello del parlato. Tuttavia vi è scambio reciproco tra scritto e parlato. La lingua scritta fissa la lingua parlata che offre variazione e novità.
Distinzione tra un livello astratto (/a/, /e/) ed un livello concreto ([a1], [a2]…). A Ferdinand De Saussure (1916) si deve la distinzione tra langue e parole. La parole è esecuzione linguistica individuale (atto concreto). La langue invece è esecuzione linguistica collettiva (atto astratto), sistema di riferimento collettivo. La comunicazione avviene attraverso atti di parole (attuazione, realizzazione) ma il fondamento di questi è nella langue (potenzialità, sistema astratto).
Importante distinzione, dovuta a Jakobson, tra codice e messaggio. Il primo è astratto ed è sulle unità fornite da esso che viene costruito il messaggio. Terza distinzione, proposta da Chomsky, tra competenza ed esecuzione. La prima è l'insieme delle conoscenze linguistiche di un parlante. L'esecuzione è l'atto linguistico di realizzazione. La competenza è profondamente diversa dalla langue poiché quest'ultima è sociale mentre la competenza è individuale. La competenza garantisce la comunicazione perché è largamente condivisa da chi parla la stessa lingua.
| Saussure | Jakobson | Chomsky |
|---|---|---|
| Langue | Codice | Competenza |
| Parole | Messaggio | Esecuzione |
La competenza si colloca ai vari livelli linguistici, facendo parte della grammatica dei parlanti che è insieme di conoscenze immagazzinate nella mente. Questa grammatica si costruisce attraverso un complicato equilibrio di fattori innati biologicamente e di esperienze acquisite all'interno della comunità linguistica di origine. La costruzione della grammatica avviene a partire da dati linguistici primari. Un codice è costituito dalle unità di base e dalle regole per combinare le unità. Le lingue del mondo non sfruttano mai tutte le possibilità né a livello di unità né a livello di regole (per tutti i livelli linguistici).
Altra distinzione che si fa risalire a De Saussure è quella tra rapporti sintagmatici e paradigmatici (o associativi). I primi sono tra elementi che sono in praesentia, co-presenti. Invece tutti i suoni che possono comparire in un certo contesto intrattengono tra loro rapporti di tipo paradigmatico o associativo e sono rapporti in absentia. Ad esempio le desinenze di un verbo intrattengono tra loro rapporti paradigmatici, formando un paradigma: forme che si possono aggiungere (una ad esclusione dell'altra) ad una stessa base. Rapporti sintagmatici e paradigmatici sono un importante fatto di coesione degli elementi linguistici.
Diacronia: studio di un fenomeno attraverso il tempo.
Sincronia: studio di un fenomeno in un dato momento, in un determinato stato della lingua.
Una parola è un segno il quale è unione di significato (rappresentazione mentale) e significante (forma sonora o grafica). Le proprietà del segno sono: distintività, linearità (estendersi nello spazio o nel tempo), arbitrarietà (al medesimo significato possono corrispondere significanti diversi in altre lingue). Eccezioni all'arbitrarietà del segno sono costituite dalle forme onomatopeiche. L'evoluzione cui è soggetta una lingua può eliminare la motivazione del segno. I segni non linguistici non sono lineari e la disciplina che li studia è la semiologia.
Secondo Jakobson sono sei le componenti necessarie per un atto di comunicazione:
- Referente
- Parlante
- Messaggio
- Ascoltatore
- Canale
- Codice
A queste componenti corrispondono funzioni linguistiche diverse:
- Referenziale
- Emotiva o espressiva
- Poetica
- Conativa o direttiva
- Fatica
- Metalinguistica
La funzione emotiva riguarda l'espressione di stati d'animo da parte del parlante (vd. lirica). La funzione referenziale è informativa neutra (es. orario ferroviario). La funzione fatica si realizza quando vogliamo controllare se il canale è aperto e funziona (es. mi senti?/ci sei?). La funzione metalinguistica è utilizzata quando si usa il codice per parlare del codice stesso (vd. grammatica). La funzione poetica si realizza quando il messaggio è costruito in modo tale da costringere l'ascoltatore a tornare sul messaggio stesso per capire come è fatto. La funzione conativa si realizza sotto forma di comando o esortazione rivolti all'ascoltatore perché modifichi il suo comportamento (vd. galatei). Ogni tipo di testo realizza prevalentemente una delle funzioni jakobsoniane.
Le lingue del mondo
La classificazione delle lingue è operata sulla base di vari criteri. Linguasphere, organizzazione dedita allo studio delle lingue del mondo, ha proposto sulla base del numero dei parlanti un indice di classificazione che conta 10 ordini di grandezza. Un altro criterio possibile è quello puramente geografico, criterio sostanzialmente non linguistico in quanto si basa sulla distribuzione territoriale delle lingue. Tutte le lingue condividono universali linguistici ma le relazioni tra le lingue non si limitano alla condivisione degli universali. Da un punto di vista linguistico esistono tre modalità possibili di classificazione: genealogica, tipologica ed areale.
Classificazione genealogica: due o più lingue fanno parte dello stesso raggruppamento genealogico se derivano da una stessa lingua originaria (o lingua madre). La famiglia linguistica è l'unità genealogica massima (vd. lingue indoeuropee). La famiglia linguistica si articola in gruppi (o classi) che a loro volta si suddividono in sottogruppi (o rami).
Classificazione tipologica: due o più lingue fanno parte dello stesso raggruppamento tipologico se manifestano una o più caratteristiche comuni. L'affinità tipologica non esclude la parentela genealogica.
Classificazione areale: due o più lingue irrelate o lontane parenti fanno parte dello stesso raggruppamento areale se hanno sviluppato alcune caratteristiche comuni in quanto parlate in una stessa area geografica. In questi casi si dice che le lingue in questione formano una lega linguistica (cinese-giapponese / lingue balcaniche → assenza dell'infinito).
Vi sono anche lingue isolate, non riconducibili a famiglie linguistiche, tra cui il basco, il giapponese ed il coreano. Il termine "indoeuropeo" fu coniato attorno al 1830 (termini equivalenti arioeuropeo e indogermanico). Il criterio geografico e quello genealogico non coincidono. Inoltre un'unità politica non corrisponde necessariamente ad un'unità linguistica.
- Indoeuropea
- Afro-asiatica o camito-semitica
- Famiglia linguistica Uralica
- Sino-tibetana
- Nigerkordofaniana
- Altaica
Per quanto riguarda la classificazione tipologica si tratta di ricercare caratteristiche comuni sia a livello di tipologia morfologica (1) sia a livello di tipologia sintattica (2).
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Isolante
Agglutinante Analitico (relazioni gramm. mediante più parole → "sono uscito")
Flessivo Sintetico (relazioni gramm. mediante una sola parola → "exii")
Polisintetico o Incorporante
Tipo isolante: assenza totale o parziale di marche morfologiche (importanza dell'ordine delle parole e di alcune particelle, parole semanticamente vuote). Un esempio di lingua isolante è il cinese. L'inglese presenta numerose caratteristiche di una lingua isolante e, per questo, tipologicamente è avvicinabile al cinese.
Tipo agglutinante: ogni parola contiene tanti affissi quante sono le relazioni grammaticali da indicare (ogni marca morfologica è perfettamente isolabile e segmentabile e veicola una sola informazione) → es. turco.
Tipo flessivo: relazioni grammaticali espresse da unico suffisso (uso di marche morfologiche polifunzionali che veicolano più informazioni grammaticali contemporaneamente). Presenza del fenomeno della flessione interna o apofonia. Per quanto riguarda le lingue semitiche il fenomeno non riguarda un numero limitato di verbi ma è un procedimento regolare e produttivo (→ tipo introflessivo).
Tipo polisintetico: una sola parola può esprimere tutte le relazioni che in italiano sono espresse da una frase (vd. eschimese).
Alcune lingue che sulla base di certe caratteristiche si possono collocare in un tipo, sulla base di altre appartengono ad un altro (vd. inglese). Non esistono infatti tipi puri. -
Esistono correlazioni sistematiche, in tutte le lingue, tra l'ordine delle parole nelle frase e in altre combinazioni sintattiche (tipologia dell'ordine delle parole). Si analizza la presenza di preposizioni (Pr) o posposizioni (Po), la posizione del verbo (V) rispetto al soggetto (S) ed all'oggetto (O) nelle dichiarative, l'ordine dell'aggettivo (A) rispetto al nome (N) e l'ordine del complemento di specificazione [AN, NA, GN, NG]. I tipi di ordine dominanti sono SVO, SOV e VSO.
Universali implicazionali:
VSO/Pr/NG/NA (arabo, ebraico)
SVO/Pr/NG/NA (lingue romanze)
SOV/Po/GN/AN (giapponese e lingue altaiche)
SOV/Po/GN/NA (basco)
L'ordine VO, indipendentemente dalla posizione di S, si correla sistematicamente alla presenza di Pr ed alla posizione postnominale di G e A. Tuttavia l'ordine OV non è collegato sistematicamente alla posizione prenominale di G e A, come si vede nell'ultimo tipo. Non tutte le lingue rientrano in questi schemi. Se una lingua presenta ordine SOV allora essa è posposizionale e, se ha AN ha anche GN (non si dice che NA richiede NG).
La struttura delle parole: morfologia
Morfologia: studio delle parole e delle forme che possono assumere, studio della struttura interna delle parole. Le parole possono essere s
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