Giornalismo come e perché: dalle cinque W all’inchiesta
Cap. 1: Evoluzione del giornalismo
Definizione ufficiale di giornalismo
Definizione ufficiale di giornalismo offerta dalla Corte di Cassazione nel 1995: «Per attività giornalistica deve intendersi la prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e all'elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione. Il giornalista si pone pertanto come mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso… differenziandosi la professione giornalistica da altre professioni intellettuali proprio in ragione di una tempestività di informazione diretta a sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di tematiche meritevoli, per la loro novità, della dovuta attenzione e considerazione.»
Grandi difficoltà nel dare una definizione al termine “giornalista” e questo crea dei problemi per determinare con esattezza limiti e confini di questa professione. Il giornalista si pone come mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza dello stesso. Si differenzia dalle altre professioni intellettuali grazie alla tempestività di informazione diretta.
Ristrutturazione del giornalismo
Oggi il giornalismo sta vivendo una fase di ristrutturazione:
- Non solo raccolta e diffusione delle notizie ma anche commento e interpretazione. Cambio di rotta, dal punto di vista oggettivo, si passa a una visione personale dei fatti (tutela dell’Art. 21 della Costituzione).
- Progresso tecnologico: nuovi supporti tecnologici come il WWW che è diventato un mezzo per la condivisione delle idee. Inoltre, i vecchi fruitori delle notizie oggi diventano utenti attivi (giornalismo partecipativo o citizen journalism: forma pluridirezionale).
Gli albori del giornalismo
La nascita del giornalismo come professione viene fatta risalire erroneamente agli Acta Diurna dell’Impero Romano, gazzette quotidiane con le notizie più rilevanti di carattere giuridico-legislativo: paragonabili alla nostra Gazzetta Ufficiale di oggi. I documenti però non erano trasportabili (erano appesi, in numero esiguo, in alcuni punti della città) e la maggioranza della popolazione era analfabeta, gli Acta Diurna risultavano quindi illeggibili.
La nascita del giornalismo come professione risale invece all’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg (1455) che favorì la nascita della produzione in serie e una migliore grafica. Generò inoltre un abbassamento dei costi di produzione e sul prezzo di vendita (+ produzione + diffusione).
In Austria, Germania, Italia e Francia (canard) nascita di alcuni “avvisi” contenenti bollettini di guerra e avvisi locali mancava il periodo periodicità. Nel 1600, nascita dei primi periodici settimanali “Le Gazzette” con news di guerra e politica. Nel 1643, forte controllo statale sulle notizie e sulla libertà di stampa, il parlamento inglese arrivò a censurare gli organi d’informazione. L’effetto della censura fece nascere però il Daily Courant, il Daily Post e il Daily Journal e con loro nacque il giornalismo moderno come lo conosciamo noi modello delle 5 W.
Nel 1771, il governo inglese abolisce la censura, nascita di molte testate. Nel 1836, diventa merce di consumo di massa:
- Grazie alla riduzione della tassa sulla stampa (rivoluzione della penny press negli Stati Uniti “The Sun”).
- Grazie alla rivoluzione industriale (macchinari nuovi come il telegrafo 1840 che diede vita alle agenzie di stampa). Compare negli stessi anni anche la cronaca: nera, giudiziaria, mondana.
Il giornalismo in Italia
Fino al 1600 solo avvisi e gazzette uscivano ogni 20 giorni al costo di una Gazeta ma non era possibile parlare di politica. Scarso numero di lettori per l’alto grado di analfabetizzazione e a causa della poca credibilità degli articoli. Nasce il giornale attendibilità dei contenuti ad elevato tasso culturale. Sempre divieto di parlare di politica. Importante il Giornale De Letterati.
Per aumentare il numero delle copie vendute venne ampliata la tipologia dei generi trattati, cronaca mondana “Il Caffè”. Fu con la Rivoluzione Francese che si poté scrivere di politica estera e con l’arrivo di Napoleone in Italia si poté scrivere anche di quella interna a patto che si elogiasse la sua figura. Con la caduta dell’Impero francese e il dominio austriaco la stampa fece molti passi indietro a causa del fortissimo controllo sui giornali. Nel 1848, i giornali tornarono ad esercitare la libertà di stampa illegalmente. Nel 1861, con la formazione di uno stato nazionale ci fu un radicale incremento della stampa.
Nel 1876, nascita del Corriere della Sera. Nel 1878, nascita de Il Messaggero, rivoluzionario sul fattore cronaca con “giornalisti sul campo”. “Il Secolo” 1879 - Carlo Romussi padre del genere giornalistico dell’inchiesta con l’inondazione del Po.
Nel 1869 nascita della figura del reporter (inviato) con l’inaugurazione del Canale di Suez (Egitto) inviato per la Gazzetta del Popolo. Il giornalismo militare da un lato aumentò esponenzialmente il numero di copie vendute, ma dall’altro, fece cadere il grado di credibilità di tale professione.
Radio e televisione
Terzo periodo esplosivo: Anni '20 del 1900 fino agli anni ’30 con il radiotelegrafo e la radio (nuovi media). La radio sotto il regime fascista con l’Ispettorato per la radiodiffusione e la televisione. Nei paesi più industrializzati (Stati Uniti e Germania) l’apparecchio radiofonico fu accessibile alle masse già dagli anni ’20 mentre in Italia il suo prezzo divenne abbordabile solo dal 1937 (Radio Balilla).
La radio dava l’impressione di comunicazioni più immediate, partecipazione emotiva. Le riviste e i quotidiani perdettero il monopolio dell’informazione ma con l’introduzione delle immagini (telefotografia al telegrafo era possibile l’invio di foto scattate in tutto il mondo) la carta stampata ebbe nuova luce.
Con la nascita della televisione (mass media in Italia solo col boom economico del 1960) i giornali ebbero nuovamente un periodo difficile. I giornali, anche se provvisti di foto, non potevano reggere il confronto con il coinvolgimento sonoro e visivo che la TV dava al pubblico e con la sua attendibilità di raccontare i fatti. In Italia l’apparecchio TV arrivò solo nel 1954 (nel resto d’Europa nel 1920-1930) e divenne mezzo di comunicazione di massa solo con il boom economico.
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