Le religioni in rete: come comunicano e come studiarle
Enzo Pace
Nell’era digitale, le scienze sociali delle religioni hanno cominciato ad affrontare il
problema di come studiare un nuovo fenomeno complesso e articolato: la
comunicazione religiosa mediata dal computer. Dal momento che il fenomeno è
ampio, complesso e nuovo, la sociologia delle religioni è chiamata, innanzitutto, a
interrogarsi sugli strumenti, le categorie e le metodologie per l’analisi di tale
fenomeno. Finora i ricercatori hanno messo in evidenza l’estensione e la molteplicità di
tutto ciò che riguarda il vasto mondo della comunicazione digitale in ambito religioso;
la sua complessità deriva proprio dal fatto che siamo di fronte ad un oggetto di studio
che presenta almeno tre dimensioni, sovrapposte una all’altra, non sempre
distinguibili in maniera agevole. Le tre dimensioni sono, nell’ordine: la comunicazione
(via computer), la religione e l’osservazione.
Introduzione
L’autore di questo testo e studio ha avuto non poche difficoltà nel muoversi su
Internet, ricco di insidie, soprattutto per chi non è pratico con le novità del campo del
web. Un campo, sia detto subito, per definizione vasto e affollato di attori sociali (reali
o virtuali, poco importa) di cui spesso anche lo specialista di scienze sociali delle
religioni stenta ad identificare il profilo identitario; inoltre, la rete cattura altri soggetti
che si mettono in proprio, aprendo un’azienda religiosamente orientata, che avrà un
tempo di vita sovente corto, il respiro cortissimo di una storia senza storia, com’è
quella che si svolge nelle pagine elettroniche della rete. Da vecchio weberiano l’autore
ha, perciò, cominciato a ragionare per tipi-ideali, cercando di vedere se il
ragionamento ideal-tipico potesse, ed entro che limiti, applicarsi ad un oggetto
polimorfo e polisemico come quello che l’altro mondo religioso della rete ci presenta. È
partito, di conseguenza, dalla felice intuizione di uno studioso canadese, che ha
introdotto la distinzione fra religion online e online religion, per approdare ad
un’ipotesi (che resta, perciò, tutta da verificare al termine della ricerca in corso) di
ideal-sitologia religiosa. L’elaborazione di tale tipologia ha comportato anche la
decisione di sperimentare tecniche di ricerca che, nate in altri contesti di studio (il
marketing), sono apparse interessanti, da affiancare agli strumenti classici ormai
collaudati (analisi del contenuto, dell’asse semantica del discorso, del design, degli
stili semiotici ecc.). Fra i metodi possibili un contributo interessante proviene dagli
studi compiuti da Kozinets (2010), che egli ha finito per chiamare netnography.
L’etnografia applicata alla comunicazione assistita via computer, in realtà, è una
strada battuta anche da altri prima di lui (Hine 2000). Nata sul terreno delle indagini
relative alla costituzione online di comunità virtuali di consumatori o di gruppi di
interessi tematici particolari, la netnografia può essere utilmente sviluppata,
allargandone il campo di applicazione al mondo delle religioni in rete. Vale la pena
mettere subito in evidenza come nell’area delle online religion, dove è possibile
osservare la comunicazione che circola liberamente fra gruppi di religio-nauti, una
tipologia già collaudata dai primi studi di Kozinets possa funzionare per distinguere fra
chi dimostra di voler comunicare stabilendo forti legami con la comunità virtuale e chi,
invece, appare come una sorta di turista religioso, che è incuriosito dal sito, ma non
desidera legarsi più di tanto al gruppo che si costituisce in rete; allo stesso modo, fra
chi accede solo saltuariamente e con una bassa interazione e chi, invece, è interessato
a produrre discorsi e significati che rendono la comunicazione articolata e vivace,
anche se, magari, questi non manifesta un reale desiderio di appartenenza. La
netnografia religiosa, dunque, può offrire un valido punto di partenza per stabilire un
nesso fra l’approccio sistemico al fenomeno in questione e la ricerca di strumenti di
analisi adeguati. Ciò che si propone di fare l’autore è analizzare la comunicazione
religiosa mediata dal computer. Si tratta di un campo d’indagine relativamente nuovo
nelle scienze sociali delle religioni. La ricerca ha sinora messo in evidenza l’estensione
e la complessità del fenomeno e ha, inoltre, iniziato a discutere su come studiarlo. I
diversi paradigmi teorici che, negli ultimi trent’anni, continuano a confrontarsi non
sempre appaiono euristicamente validi per decifrare ciò che si sta osservando.
1. L’oggetto e i suoi incerti confini
Quando si inizia a studiare la cyber-religion, ci si trova subito di fronte ad un oggetto
che ha dei confini incerti. Sono, infatti, almeno tre le dimensioni che lo caratterizzano;
esse si sovrappongono in modo tale che non sempre è agevole distinguerle. Esse sono
nell’ordine: la comunicazione via computer, la religione (o ciò che convenzionalmente
intendiamo con questo termine) e l’osservazione. La prima questione che sorge può
essere formulata nel modo seguente: ciò che stiamo osservando è uno specifico
processo comunicativo, che ha per oggetto contenuti che hanno a che fare con ciò che
chiamiamo convenzionalmente religione, oppure è una forma moderna di espressività
religiosa, che trova proprio in un sito web il suo stato nascente, una sua autonoma
capacità autopoietica? Inoltre, posto che l’osservazione venga fatta sulle nuove forme
di comunicare la religione via computer, con quale apparato teorico e con quale
metodologia si può affrontarne l’analisi, dal momento che una cosa è esaminare,
ricorrendo ad una pluralità di tecniche ben temperate (analisi semiotica, iconica, del
contenuto, degli stili retorici, dell’asse semantico oppositivo e così via) come un sito
sia stato costruito e, anche, chi lo abbia costruito e con quali finalità (manifeste e/o
implicite), un’altra è comprendere chi vi accede, con quali aspettative, per quanto
tempo, per quali finalità (per pura informazione o per un effettivo bisogno di
«religione»), magari con l’intento di far nascere in rete una nuova religione. In tal caso,
è veramente arduo sondare in termini quantitativi il profilo socio-culturale e socio-
economico dei religio-nauti tant’è che ci si è limitati sinora a concentrarsi sui siti che
offrono uno spazio interattivo (chat, forum, facebook, socio-religious network,
comunità spirituali virtuali ecc.) e a studiare che tipo di comunicazione e relazioni via
elettronica si stabiliscono con individui di cui, in verità, conosciamo solo ciò che
dicono, digitando sulla loro personale tastiera. Più si espandono e si differenziano le
forme di comunicazione mediata dal computer – come, ad esempio, con la diffusione
di youtube, blog e twitter –, più diventa complesso mettere a punto strumenti di
rilevazione efficaci, che siano all’altezza delle due sporgenze del fenomeno: la sua
provvisorietà e variabilità nel tempo, da un lato, e la sua strutturale precarietà e
vulnerabilità per quanto riguarda il principio di autorità (religiosamente legittimata),
dall’altro. Chi decide che un sito debba presentarsi in un certo modo non sa, infatti, se
esso sarà effettivamente utilizzato secondo i suoi voleri iniziali. Le problematiche che
si pongono al ricercatore quando, aprendo un computer e navigando in un oceano di
siti dedicati alla religione/spiritualità, sono molte e, in parte, inedite. Il punto critico è
l’assimilazione del religioso a un qualsiasi prodotto che mobilita virtualmente un
gruppo di internauti: che sia una rete interessata a scambiarsi il tempo o a consumare
prodotti biologici, che si tratti di un forum di persone che si trovano per discutere di
questioni politiche o culturali o che un blogger apra una linea per dare avvio alla
formazione di un circolo di affezionati al caffè di una catena internazionale,
l’assimilazione potrà essere fatta per quanto riguarda la cornice formale della
comunicazione, ma dubito che la specificità dell’oggetto possa essere liquidata
facilmente, svuotando l’autonomia relativa di cui il linguaggio religioso gode (Troeltsch
1912). La sua autonomia relativa dipende dal fatto che la religione è essa stessa un
medium della comunicazione, fondandosi, in molti casi per quanto riguarda le religioni
storiche, sul potere della parola viva che si riproduce poi come parola scritta e come
comunicazione della comunicazione (Pace 2011). In altri termini, il deposito di simboli,
significati, emozioni e pensieri che le religioni storiche hanno accumulato rendono
visibile lo scarto che passa fra un sito in cui si parla di una religione o di cose religiose
e la realtà, a volte ben strutturata, che le religioni possono vantare, grazie al lavoro
storico che esse hanno compiuto nel corso del tempo.
2. Lo stato dell’arte
La religione come comunicazione mediata dal computer (RCMC) è diventata un
oggetto di studio su cui convergono specialisti di diverse discipline: dagli esperti di
comunicazione e di nuov
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