Giornalisti e diplomatici oggi
Giornalisti e diplomatici oggi sono sfidati sul proprio campo da citizen journalism e citizendiplomats: non-professionisti che di fatto mettono in discussione le due autorità. Il web 2.0 è un ambiente scivoloso da esplorare e i suoi abitanti sono interlocutori estremamente difficili da approcciare. Potremmo definire questo insieme di potenzialità e difficoltà un "Twitter Factor", una nuova sfida con cui gli uomini della politica internazionale e quelli del giornalismo devono confrontarsi.
Il ruolo del web 2.0 nelle ONG
Il web 2.0 offre alle ONG molteplici possibilità per comunicare le proprie attività e condividere informazioni senza la mediazione dei media mainstream. Nella sfera internazionale ci sono soggetti che cercano di promuovere istanze politiche, dagli attivisti per i diritti umani ai terroristi tra cui quelli collegati ad Al Qaida, organizzazione che vive soprattutto in rete.
L'influenza delle televisioni satellitari
Sicuramente l’arena globale politica è stata influenzata dalla rivoluzione delle televisioni satellitari. Dal 1991 in poi il binomio televisione satellitare e politica internazionale si è fatto sempre più stretto, così come sempre più forte si è fatta la convinzione, tra giornalisti e attori politici, che il ruolo delle coperture dei grandi network (CNN e BBC World) fosse cruciale nel determinare le decisioni dei protagonisti della politica mondiale nel contesto del post guerra fredda. Somalia, Bosnia, Rwanda e Kosovo; per ognuna di queste crisi si è speculato su quanto l’attenzione dei grandi colossi dell’informazione avesse influenzato le performance e le decisioni prese da Stati; il cosiddetto "CNN Effect".
Dal CNN Effect al Twitter Factor
Negli ultimi vent’anni si sono moltiplicate le emittenti satellitari dedicate interamente alle notizie; i canali satellitari "all news" sono ancora considerati il luogo principale dove si formano le rappresentazioni collettive degli eventi di rilevanza globale e questo innanzitutto perché il loro pubblico è composto da decision makers, giornalisti ed elites economiche. Si è passati dunque dal CNN Effect al Twitter Factor, due "terremoti" che negli ultimi vent’anni hanno scosso lo spazio di interazione simbolica nel quale viene definita la rappresentazione di ciò che accade nell’arena internazionale.
Come le trasformazioni hanno modificato l'ecologia globale dei media
In questo libro si vuole descrivere come queste trasformazioni abbiano modificato l’ecologia globale dei media focalizzandosi sull’uso che gli attori, ovvero giornalisti, soggetti ufficiali, soggetti non governativi e non organizzati, fanno di questa particolare ecologia dei media e come ne escono trasformati.
Capitolo 1 - Per sconfiggere il tuo nemico diventa suo amico... su Facebook!
Kevin Anderson è uno di quei personaggi che oggi vengono definiti innovators perché ospitò nel suo programma un soldato americano di stanza in Iraq generando un piccolo terremoto in BBC per come avesse fatto ad averlo in studio. I giornalisti infatti usano da sempre strumenti diversi da quelli ufficiali per arrivare laddove le gerarchie non giungono, ma parliamo sempre di un professionista oltre che blogger.
Il fenomeno dei milblogs
I milblogs, blog militari, costituiscono un fenomeno che si è sviluppato in maniera impressionante a partire dalla guerra del Golfo del 2003. Uno dei più importanti aggregatori di questi blog, milblogging.com, ne raggruppava, all’aprile 2011, circa tremila, ma il numero è in continua crescita. Alcuni blogger militari sono estremamente critici nei confronti delle scelte strategiche dei loro superiori o dei loro governi, altri invece mantengono un tono patriottico, tutti raccontano momenti di vita quotidiana al fronte. Esistono soggetti fino a poco fa difficilmente raggiungibili che invece oggi si coinvolgono attraverso il web.
Il "flusso di coscienza giornalistico"
I giornalisti ossessionati dalle breaking news dei satellitari hanno compreso il ruolo di questi nella ricostruzione mediatica dello spazio geopolitico internazionale. L’informazione diviene una sorta di "flusso di coscienza giornalistico" dove il mantra della diretta, del live, si sostituisce a qualsiasi altra linea guida professionale. L’idea di immediatezza, di continuo aggiornamento e di presenza sui luoghi delle notizie diviene cruciale per la "credibilità" di tale sistema.
Il paradosso dello spettatore preveggente
Oggi un altro paradosso sta cambiando gli equilibri tra giornalisti e pubblico: potremmo definirlo "paradosso dello spettatore preveggente". Attraverso blog e social media c’è il rischio che il pubblico produca, condivida o si imbatta in un’informazione che ritiene rilevante prima ancora che i giornalisti ne vengano a conoscenza. Un esempio estremamente noto è il caso italiano del 2005 è il file decriptato della morte di Nicola Calipari durante la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena in Iraq, pubblicato da Gianluca Neri sul suo Blog. Quando i media internazionali decisero di proporre questa notizia, essa aveva già raggiunto migliaia di persone in tutto il mondo. Sicuramente questo rappresenta uno shock per un sistema abituato ad avere il monopolio sui "cancelli" dell’informazione.
Il ruolo dei giornalisti e delle TV
Sicuramente sono ancora i giornalisti a definire quali siano i "grandi eventi": è l’attenzione delle TV e dei giornali a trasformare un evento che vivrebbe in quello che è ancora il sottobosco del web 2.0 in una questione realmente di dominio pubblico, tuttavia essi devono sempre più far riferimento alle comunità digitali e farne parte.
La chiusura degli uffici di corrispondenza
Due elementi hanno determinato nel tempo la chiusura degli uffici di corrispondenza: la crisi economica e il declino dell’interesse per le grandi storie soprattutto di politica internazionale. La rinuncia alla copertura del mondo negli USA ha riguardato prima i giornali regionali, come "Philadelphia Enquirer", "San Diego Paper", "The Baltimore Sun" che si affidano per le notizie internazionali alle agenzie, poi ha chiuso 11 uffici il "Washington Post" e poi il New York Times, la ABC e la NBC.
Il ruolo delle grandi agenzie internazionali
Oggi le grandi agenzie internazionali come Reuters, Associated Press e France Press hanno corrispondenti e collaboratori ma dipendono finanziariamente da giornali e tv quindi se questi sono in crisi, anche le agenzie ne risentono. In questo contesto emergono progetti come:
- Global Post: utilizza come corrispondenti giornalisti freelance residenti nel paese; ha una rete di 120 collaboratori in 70 paesi e crea profitto sostanzialmente attraverso due modalità: la creazione di syndication, ovvero accordi con altre imprese giornalistiche che, attraverso una sottoscrizione, acquisiscono il diritto di ripubblicare i pezzi proposti dalla testata e l’istituzione di un servizio premium a pagamento detto Passport che offre contenuti extra e possibilità di interagire con la redazione.
- Ohmy News: paga in maniera sistematica i suoi lettori che inviano pezzi, ma il limite sta nell’arrivo di troppi articoli e quindi di un grande lavoro di editing e controllo delle informazioni.
Il disinteresse per le questioni internazionali
Il disinteresse per le questioni internazionali e la rinuncia alla copertura autonoma del mondo hanno portato il giornalismo da una parte a concentrarsi sulle microstorie e dall’altra a coprire le vicende internazionali attraverso i commenti editorialisti ed "esperti".
Interpretazione giornalistica e commento
Esiste una differenza tra interpretazione giornalistica ovvero il risultato di un processo di mediazione ad opera del giornalismo che, a partire da un’osservazione della realtà, seleziona gli elementi che ritiene utili a renderla comprensibile al pubblico. Al contrario il commento è scollegato dalla realtà del campo, è il regno dei "sapientoni": generali, diplomatici e accademici da salotto che esprimono le loro opinioni.
Il web 2.0 e il giornalismo
Il web 2.0 offre al giornalismo strumenti per relazionarsi al pubblico e promuovere storie e informazioni e far partecipare il pubblico nella produzione di notizie. Innanzitutto i blog permettono di pubblicare ciò che non viene pubblicato nelle edizioni cartacee. Nei primi mesi del 2011, per seguire gli sviluppi delle rivolte nel mondo arabo, testate giornalistiche come il Guardian e Al Jazeera hanno creato live blogs su cui veniva raccolto tutto il materiale degli utenti. Diversi sono i blog che i giornalisti gestiscono per conto loro sui quali possono in piena autonomia decidere cosa pubblicare. È soprattutto in questi contenitori che trova spazio il "giornalismo residuale" ovvero il residuo della lavorazione giornalistiche che non viene pubblicato.
Aggregatori e social network
Aggregatori come Youtube e Vimeo, offrono ai cameraman analoghe possibilità di produrre le loro storie; con gli smartphone questo lavoro non è adibito solo al giornalista ma anche al cittadino. I social network permettono inoltre al giornalista un feedback immediato nonché una presenza online con un account privato per la promozione delle storie e l’apertura dunque alla critica. I grandi network si aprono sempre più ai contributi degli utenti come la CNN che ha lanciato iReport, un portale dedicato agli user generated content. Il BBC user generated content hub invece è il primo esperimento realizzato all’interno di una grande impresa giornalistica a prevedere la creazione di una sezione interamente dedicata alla ricerca di storie attraverso Facebook, Twitter e simili.
Crowdsourcing e problemi di attendibilità
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