Capitolo 1 – Una breve introduzione all’analisi geografica
Quello che caratterizza oggi la geografia come disciplina è il tentativo di
accostare la descrizione e la rappresentazione di luoghi e fenomeni alla
spiegazione delle ragioni e degli esiti della loro ubicazione in un determinato
luogo ci si domanda quali ragioni determinino la localizzazione e quali effetti
economici, politici, sociali e ambientali essa produca.
geografia fisica geografia umana:
Si distinguono la e la
La prima considera la geografia come una scienza della Terra,
concentrandosi sui problemi fisici che investono la geosfera, sia nelle sue
componenti biologiche, sia in quelle abiotiche
La seconda si colloca fra le scienze sociali e si concentra sullo studio dei
processi che danno forma alle società umane nello spazio terrestre,
focalizzandosi sulle varie componenti umane, politiche, culturali,
economiche e sociali, dando vita a una pluralità di branche
La geografia è una scienza dalle forti componenti applicative è una disciplina
policy-oriented può avere un utilizzo in ambito privatistico, ma è soprattutto
funzionale a tutto il complesso delle politiche pubbliche che riguardano il
territorio
Capitolo 2 – La questione dello sviluppo
modernizzazione
L’ideologia della rappresenta la visione tradizionalmente
consolidata nel pensiero occidentale sullo sviluppo. L’analogia con le teorie
organiciste
evolutive ha supportato nel tempo visioni della società le società
maggiormente capaci di adattamento ai fattori naturali e alle contingenze
storiche sono risultate “vincitrici”, in opposizione alle società “tradizionali”.
Il lavoro più noto ed esemplificativo è rappresentato dal modello evolutivo delle
società proposto negli anni ’60 dall’economista statunitense Walt Whitman
Rostow. L’autore ipotizza che lo sviluppo dei diversi paesi avvenga
inevitabilmente attraverso 5 stadi successivi, lungo un sentiero lineare che
porta dall’arretratezza verso la modernità:
società tradizionale,
Il primo stadio, quello della si caratterizza per le
limitate conoscenze tecnologiche
condizioni preliminari per il decollo
Nel secondo stadio emergono le
con lo sviluppo di strutture per l’istruzione e la formazione, con
l’accumulazione del capitale attraverso istituzioni bancarie e sistemi
finanziari moderni, con la crescita delle strutture d’impresa e della classe
imprenditoriale, e con l’aumento della produttività del settore agricolo
grazie alle innovazioni tecnologiche, si determinano le precondizioni che
portano allo stadio successivo nell’arco di 10-50 anni
il decollo,
Il terzo stadio, è la fase di transizione in senso stretto si
stimola la trasformazione delle strutture sociali e culturali che nel corso di
50-100 anni diverranno sempre più simili a quelle moderne
il percorso per la maturità,
Nel quarto stadio, con la crescita economica si
afferma la necessità di diversificare le attività produttive
la società dei consumi di massa,
Nel quinto stadio, il sistema assumerà la
struttura delle società sviluppate e occidentali, incentrate sulla
produzione e sul consumo di beni sofisticati ad alto valore aggiunto
Le implicazioni della teoria sono numerose e problematiche in primo luogo la
convinzione che la strada per lo sviluppo sia una sola e che sia esattamente
quella seguita dai paesi occidentali.
Il modello proposto da Rostow costituisce un manifesto di fede nel progresso
sociale e nel legame imprescindibile fra crescita industriale e sviluppo è
implicito come industria e tecnologia assicurino, da sole, il progresso sociale e il
benessere si tratta dell’impostazione alla base dell’ideologia del
produttivismo, che si traduce nella sostituzione del fine con il mezzo.
Dal punto di vista delle politiche di sviluppo l’implicazione logica di questo
schema è che i paesi del Sud del mondo debbano industrializzarsi
l’industrializzazione determina tuttavia una struttura economia fortemente
dualistica:
Da un lato le attività “tradizionali”, ovvero l’agricoltura di sussistenza
Dall’altro il settore “moderno” con l’agricoltura commerciale e di
piantagione, le attività minerarie e l’industria manifatturiera
Al settore moderno si riservano risorse e attenzioni crescenti, mentre quello
tradizionale viene considerato marginale e destinato a scomparire
Una delle prospettive maggiormente influenti in questo senso si riferisce ai
lavori di William Arthur Lewis, economista premio Nobel di origine indiana, il
quale verso la fine degli anni ’50 teorizzò come lo sviluppo prenda forma con il
progressivo trasferimento del surplus di lavoro da attività non orientate al
profitto (settore tradizionale) verso attività capitalistiche moderne. Affinché il
processo di industrializzazione prenda forma, si rendono necessari sensibili
investimenti di capitale, di fatto impossibili all’interno di società povere
caratterizzate dall’assenza di risparmio Lewis introdusse la celebre idea
su invito,
dell’industrializzazione insistendo sull’importanza di attrarre capitale
straniero per avviare processi duraturi di sviluppo.
neoliberismo
Il si afferma negli anni Ottanta e l’espressione si riferisce a un
insieme eterogeneo di fenomeni e significati. È utile distinguere 3 diverse
accezioni: politica, economica e ideologica.
Sul piano economico, il presupposto è che la razionalità collettiva di un
universo di attori che perseguono le proprie finalità sociali sia preferibile a
qualsivoglia forma di razionalità centralizzata, come quella di uno Stato che
interviene nel settore economico i singoli individui che interagiscono più o
meno spontaneamente nel perseguire i propri obiettivi, e le proprietà auto-
regolative del mercato sono più efficienti di qualsiasi governo.
I sostenitori del neoliberismo “puro” ritengono che l’intervento dello Stato
debba essere limitato quanto più possibile, perché opprime la libera iniziativa
degli agenti economici, e si presta a distorsioni e a forme di “cattura”. Il
neoliberismo auspica, quindi, l’espansione dell’economia di mercato mediante
l’assimilazione a merci scambiabili con moneta di una serie sempre crescente
mercificazione.
di fenomeni e relazioni sociali la cosiddetta
Sul piano politico si tratterà quindi di rimuovere tutte le “barriere artificiale”
che limitano la libera espansione dell’economia di mercato.
Sul piano ideologico, il presupposto centrale del credo neoliberale è che le
relazioni economiche, politiche e sociali si organizzino nel migliore dei modi
attraverso l’interazione tra attori svincolati da imposizioni esterne e liberi di
perseguire razionalmente i propri interessi.
Liberalismo ha rappresentato un movimento politico e filosofico orientato
alla difesa della sfera d’autonomia del singolo individuo rispetto alle istituzioni
o ai gruppi sociali prevaricanti
Liberismo l’applicazione del liberalismo alla sfera economica, ovvero il
laissez-faire
principio del
Neo-liberismo critica al sistema di interventismo dello Stato nell’economia
Teoria della dipendenza (Andre Gunder Frank) la relazione tra paesi del Nord
e del Sud del mondo non si fonda sulla semplice coesistenza, ma sull’operare di
un meccanismo di dipendenza e che le condizioni di sottosviluppo dei paesi più
poveri non sono un semplice accidente del destino, ma sono il risultato del
funzionamento del sistema capitalistico mondiale nel suo complesso.
scambio ineguale (Paul Baran)
Modello dello si pone l’obiettivo di spiegare
concretamente i meccanismi attraverso cui avviene il dominio economico da
parte dei paesi più ricchi. Viene negato che il sottosviluppo sia una fase
“naturale” nell’evoluzione verso lo sviluppo, e viene invece affermato che si
tratta della conseguenza di rapporti di potere con i paesi del Nord. Secondo il
modello, la formazione di una periferia sottosviluppata è un’esigenza del
sistema capitalistico mondiale per cui il centro si appropria della ricchezza
prodotta dalla periferia, usandola per consolidare la propria posizione
dominante. Il sottosviluppo della periferia non è dunque una condizione
occasionale e transitoria, bensì un elemento intrinseco al funzionamento del
sistema nel suo complesso sviluppo e sottosviluppo sono elementi di una
stessa dialettica. L’elemento alla base della relazione di dipendenza è costituito
dal commercio internazionale.
La prospettiva di dipendenza è stata ampiamente trattata da Wallerstein.
modi di
Secondo l’autore, storicamente si possono individuare tre generali
produzione sistemi di organizzazione della produzione, del consumo e della
vita socio-economica:
reciproco-familiare
La modalità si riferisce alla società nelle quali le
attività economiche sono distribuite sulla base del genere e dell’età degli
individui, e lo scambio è essenzialmente basato su meccanismi di
reciprocità redistributiva-tributaria
La modalità la società è organizzata sulla base
delle divisioni di classe, con una funzione di produzione assegnata agli
agricoltori che pagano un tributo a una ridotta classe dirigenziale
capitalistico
Il sistema di produzione si basa su divisioni di classe, ma
la sua caratteristica peculiare è il continuo processo di accumulazione,
operante tramite logiche di mercato per le quali prezzi e salari sono
definiti dai meccanismi di domanda e offerta
Per capire quale modalità prevale in una società è necessario definirne i confini
sulla base delle attività economiche prevalenti 3 differenti tipologie:
I minisistemi sono caratteristici della modalità reciproco-familiare,
sono entità funzionalmente chiuse, che comprendono al loro interno
attività lavorative molto semplici e autocontenute all’interno di sistemi
dai confini ristretti, culturalmente omogenei.
Gli imperi-mondo sono caratteristici della modalità redistributiva-
tributaria, e presuppongono la presenza di un potere centrale e di una
unitarietà politica (Impero Romano o cinese)
Il sistema-mondo “sistema globale”, è capitalistico in quanto dominato
dall’obiettivo di produrre per realizzare il massimo profitto
Abbiamo quindi:
Un centro prevalgono intense relazioni funzionali fra i vari elementi del
sistema in questa area si realizza più efficacemente che altrove la
circolazione e lo scambio di idee. Queste zone sono le maggiori aree di
mercato e di consumo per la produzione mondiale
La semiperiferia comprende le aree di più recente industrializzazione e
anche regioni agricole saldamente legate ai circuiti internazionali
subisce una dipendenza tecnologica, finanziaria e decisionale nei
confronti del centro e presenta sistemi di relazioni meno complessi
La periferia le relazioni sono ancora più tenui e spesso limitate a
funzioni specifiche. La povertà diffusa, l’instabilità politica, l’arretratezza
tecnologica sono le caratteristiche tipiche
Un primo filone di critiche si riferisce alla “scuola anti-utilitaristica” si
collocano autori che disapprovano l’approccio tradizionale della teoria sociale
contemporanea, che vede ogni azione umana guidata da un principio razionale
di massimizzazione dell’interesse individuale sia gli approcci di matrice
neoliberista, sia la critica marxista porrebbero al centro della propria riflessione
una prospettiva economicistica e produttivistica, considerata prioritaria a
qualsiasi altra dimensione nella strutturazione dell’azione sociale.
L’azione sociale non è affatto guidata esclusivamente dalla massimizzazione
dell’utilità, ma anche da vincoli di obbligo di differente natura, di spontaneità,
amicizia, solidarietà.
Questi percorsi possono essere ricondotti ad alcuni principi cardine:
Privilegiare la produzione e il consumo di prodotti locali, rafforzando le
capacità del livello locale di operare scelte economiche
Ridurre il consumo pro-capite di risorse, diminuendo l’impatto ambientale
delle attività umane
Dare nuova centralità al riuso e al riciclo dei prodotti
Sostituire modelli di vita improntati all’individualismo e alla competitività
a modelli che favoriscano la solidarietà sociale
Favorire la redistribuzione delle risorse alle diverse scale, garantendone
un equo accesso nelle diverse parti del pianeta
Sostituire alla logica dell’accumulo e ai concetti di abbondanza e scarsità
su cui si fonda l’economia della crescita principi ispirati alla moderazione
e all’equità; sostenere stili di vita improntati alla sobrietà e alla
solidarietà sociale
A partire dagli anni ’70 un gruppo di autori ha elaborato una revisione critica
dell’idea di sviluppo, denunciando soprattutto quando il tentativo di “aiuto” si
trasforma in vantaggi economici per i paesi più ricchi. Nasce così l’idea di
“sviluppo dal basso” o basic need perseguire una serie di obiettivi
contestuali, definiti a livello locale. Questo approccio si oppone agli approcci
“top-down” tipici della modernizzazione e dei programmi di industrializzazione
promossi dalle istituzioni internazionali. L’approccio dei basic need si basa sul
supporto all’agricoltura locale o ad attività economiche che producono effetti di
scala ridotta, come il microcredito.
L’approccio dei basic need ha preso forma in due ambiti diversi:
Vari autori e organizzazioni internazionali consideravano la prospettiva
dei bisogni di base compatibile con alcune delle tradizionali idee di
sviluppo legate alla modernizzazione si invocava una maggiore
attenzione e sensibilità rispetto a tematiche quali la riduzione della
povertà e la scolarizzazione a partire da ciò si assiste all’affermazione
delle ONG si pensava potessero operare maggiormente a contatto con
la società locale
Presso molti circoli intellettuali e governi nazionali, l’approccio critico ai
bisogni essenziali cominciò ad assumere posizioni di opposizione radicale
nei confronti delle politiche di modernizzazione i bisogni essenziali
devono rappresentare la priorità essenziale. Dal punto di vista politico,
una simile prospettiva ha spesso giustificato politiche di chiusura
selettiva
I nodi essenziali del discorso sullo sviluppo dal basso possono essere riassunti
nei seguenti punti:
Ogni comunità organizzata sul territorio possiede proprie risorse che
costituiscono un potenziale endogeno per l’attivazione di forme di
sviluppo
L’insieme di questi fattori definisce l’identità di un territorio ogni
percorso di sviluppo deve fondarsi sull’identità e la vocazione di una
regione geografica
Le strategie di sviluppo autocentrato dovranno essere selettive, ossia
incentrate su alcune variabili chiave
Simili discorsi possono essere applicati a scale geografiche diverse
sviluppo locale
Capitolo 3 – Geografie ambientali dello sviluppo
Ecosistema complesso dinamico composto da piante e animali e
dall’ambiente abiotico circostante, elementi che interagiscono come un’unità
funzionale si compone di comunità biotiche, abiotiche, di flussi di energia e
nutrienti e delle loro interazioni
Biodiversità indica la quantità di specie, di patrimoni genetici e di ecosistemi
esistenti sulla Terra, e svolge una funzione molto importante nell’erogazione
dei servizi naturali e nel funzionamento degli ecosistemi stessi
Stabilità capacità di un sistema di rispondere a situazioni di disturbo
resistenza
mantenendo il proprio equilibrio. Indica la capacità di di un sistema
capacità di assorbire uno shock o una pressione senza modificare se non
marginalmente il proprio stato, la propria struttura e le proprie funzioni. La
resilienza
stabilità da luogo alla capacità di rispondere a sollecitazioni
ritornando al proprio stato originale, senza perdere o modificare le proprie
caratteristiche (macchia mediterranea)
Fragilità facilità con cui un sistema può subire modifiche irreversibili
foreste pluviali o barriere coralline
Esistono 4 principali tipologie di servizi ecosistemici:
servizi di produzione
I attraverso i quali gli ecosistemi forniscono beni
come cibo, acqua, fibre, combustibili ecc…
servizi di regolazione
I governano gli equilibri dell’ecosistema
servizi culturali
I tutti quei benefici di carattere immateriale che gli
individui ricavano dall’ambiente, tra cui i valori estetici, culturali,
ricreativi e spirituali
servizi di supporto
I hanno impatto indiretto sulla vita umana e
includono le funzioni necessarie per la produzione degli altri servizi
ecosistemici metabolismo sociale,
Il modello teorico del diffusosi a partire dalla riflessione
sulle relazioni tra società e ambiente, vede nell’auto-organizzazione di un
sistema grazie a un insieme di processi interni la sua capacità di ricostruirsi e
mantenersi continua
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