Antropologia culturale
Docente Eleonora Fiorani – Politecnico di Milano
Il senso dell'abitare
'Abitare' è una parola densa di significati che può evocare diversi sensi. Abitare non significa solo risiedere ma comporta anche un 'trovare un posto nella società'. L'abitare è una questione che rimane aperta e non solo, ma cambia costantemente, a pari passo con la società e i valori che cambiano. Abitare è il collegamento tra essere e spazio (luogo).
Un mondo di città
Abitiamo un mondo di città. Esse si manifestano diversamente a seconda di come le si guarda, di come sono fatti gli osservatori e cosa decidono di vedere o meno. È tutto basato sui vissuti.
Le tante facce della città
La città contemporanea non è più classificabile secondo le tipologie ideali (industriale, commerciale ecc), ma racchiude in sé molteplici città. La città non è più borgo medioevale dove il centro e i limiti sono ben definiti (il castello, le mura). Con la globalizzazione, la città si estende, diventa 'sparpagliata', perde i limiti; una città che non ha limiti non può avere neanche centro, per cui la città contemporanea ha più centri e più periferie. La città diventa puro attraversamento.
Mondo-città: città unificata dai mezzi di trasporto e comunicazione, città 'reticolare'.
Città-mondo: città che racchiude in sé ogni etnia, filosofia, diseguaglianza. Anche se la tecnologia abbatte le frontiere dello spazio, ci sono altre frontiere che non riesce ad abbattere come le frontiere ideologiche.
L'idea di città
Eterotopie (Michel Focault): luoghi esistenti ma che non rispecchiano il quotidiano, luoghi altri, nei quali la società proietta ideali e illusioni. È un altrove ben localizzato. Es. Il manicomio, il giardino, la biblioteca. La città quindi appare come incrocio di eterotopie e utopie; sogni utopistici e realtà di degrado. La città è passibile di molteplici letture; dal singolo al collettivo, le diverse categorie di persone (gruppi)...
Le relazioni tra gli esseri umani dipendono sempre più dalle tecnologie e dai media, diventano relazioni caratterizzate da codici e regole effimere. C'è bisogno dunque di ritrovare la parte vivente della città, quella fatta di uomini e natura, relazioni ed incontri.
I mondi metropolitani
La città diventa metafora della società occidentale; l'urbanesimo è un modo di vita. L'uomo flessibile non ha né luogo né radici, ma l'espressione delle comunità reticolari, fatta di connessioni provvisorie.
La città palcoscenico
Le persone mettono in atto spettacoli della propria vita, si mettono dietro vetrine. Gli eventi sono tutti mediatizzati, e l'apparire conta più dell'essere. Soprattutto l'ostentazione punta il divertimento (chi si diverte di più, chi ha più amici, chi è più attivo...).
Esempio estrapolato è quello delle 'star', un mondo che è solo apparire e che nasconde, dietro le vetrine.
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