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migrazioni e delle relazioni interculturali perché ci troviamo di fronte a persone che compongono

nel proprio spazio vissuto luoghi lontani e a volte molto diversi dal punto di vista fisico, sociale,

culturale, economico e tecnologico. L’esperienza migratoria è un processo di contaminazione

culturale, di conoscenza e trasformazione reciproca delle persone e dei loro spazi di vita. Per

l’insegnate, il percorso di riconoscimento del ruolo formativo e dell’importanza dei luoghi nella vita

delle persone è un passaggio essenziale per valorizzare le diversità dei soggetti in educazione e

delle loro famiglie, delle diverse culture a cui fanno riferimento e dei paesaggi e dei valori sociali e

culturali dei luoghi correlati all’esperienza personale. Partire dal proprio spazio di vita per includere

nel processo educativo come aspetto del proprio progetto di vita è un passaggio indispensabile per

collocare la propria esistenza in un tessuto sociale e spaziale più ampio, le cui relazioni con

l’esistenza individuale emergono in modo continuo. Il soggetto si scopre così definito da un

sistema di relazioni complesso e parte di connessioni collettive che legano persone e luoghi dalla

scala più piccola, familiare e locale a quella globale e della specie umana.

Venire al mondo è un’esperienza che ci pone nello spazio, sostenendoci e vincolandoci ad una

dimensione della realtà fisica e culturale. La dimensione con la relazione spaziale inizia già nel

ventre materno, dove il feto si muove in uno spazio liquido e acquatico ed entra in relazione con i

primi elementi dello spazio esterno grazie al contatto sonoro. Dopo l’ingresso nel mondo esterno,

tutte le prime esperienze sono fondamentali per lo sviluppo del pensiero. Entro i 3 anni il bambino

possiede un proprio senso degli spazi personali e sociali, distingue alcune caratteristiche dei

materiali e prende consapevolezza delle funzioni degli spazi e dei simboli con cui la cultura umana

controlla gli elementi che costituiscono lo spazio. Il bambino è anche in grado di esprimere sui

luoghi giudizi di valore e di relazionarsi con essi attraverso categorie percettivo-emozionali. Le

geografie personali iniziano a svilupparsi molto prima dell’accesso alla scuola ed esse svolgono un

ruolo cruciale nell’acquisizione di abilità strumentali e nell’intero processo di sviluppo cognitivo.

Secondo Piaget l’ingresso nel mondo del bambino dà inizio al processo di separazione dalla

madre e quindi allo sviluppo dell’identità. La relazione con la dimensione spaziale nell’infanzia è

il motore di un’evoluzione cognitiva e culturale. La progressiva conquista spaziale e le esperienze

di relazione che il bambino compie hanno un ruolo importante nel passaggio dall’egocentrismo

assoluto all’egocentrismo intellettuale. Imparare a osservare significa riconoscere una distanza fra

sé e ciò che si osserva e percepire che questa distanza genera relazioni, punti di vista, percezioni,

aspettative e progetti. Secondo Vygotskij proprio nella componente individuale gli uomini

individuano l’organizzazione spaziale in cui il bambino vive. Attraverso il linguaggio come mezzo di

comunicazione è possibile comprendere l’importanza del lessico spaziale per la costruzione

dell’idea di realtà nell’infanzia. Bruner conferma che i processi mentali hanno un fondamento

sociale e si sviluppano in relazione alla cultura umana, ai suoi simboli e immagini. Apprendiamo

attraverso i luoghi fin dalla nascita, immersi in un tessuto di interazioni culturali che sarà

fondamentale durante tutto il corso della vita. Anche in pedagogia si è sviluppata l’idea di

un’educazione basata sui luoghi e legata alla corrente della place-based education che aggiunge

nuove riflessioni sulla relazione tra esperienza umana e territorio. Gli anni della scuola dell'infanzia

sono importantissimi nella definizione degli spazi personali e di quelli sociali, un passaggio

necessario allo sviluppo della consapevolezza sociale, che permette bambini di mettersi in gioco al

di fuori del nucleo familiare e di incrementare il loro senso di sicurezza tramite nuove esperienze di

relazioni. Già agli educatori degli asili nido e certamente gli insegnanti di scuola dell'infanzia

devono quindi prestare attenzione alla dimensione territoriale-geografica del rapporto fra corpo e

spazio, in particolare come esperienza di geografia emozionale e di esplorazione intenzionale del

luogo di vita. A 8-9 anni i bambini completano lo schema corporeo e si avviano al pensiero astratto

che li porterà a sviluppare il ragionamento ipotetico-deduttivo. La geografia permette di

raggiungere questi passaggi senza perdere di vista la relazione con lo spazio vissuto, perché ogni

ragionamento geografico e ogni sua astrazione comportano un costante rimando alle categorie

dell’esperienza. Da un lato, come afferma Vygotskij, l'egocentrismo resta componente anche

nell’adulto, per tutta la vita impegnato a conquistare difendere il proprio spazio nel mondo, dall’altro

nell’adolescenza emerge la consapevolezza complessa e generalizzata di legami plurimi, che ci

consente di pensarci come cittadini del mondo e parte di un unico spazio di specie. E’ il pensiero

simbolico che riduce l’abbondanza del mondo a modelli e rappresentazioni con pochissimi

elementi e deriva dal controllo cognitivo dello spazio, che dà la possibilità di immaginare le sue

trasformazioni materiali, individuarvi le risposte per la nostra vita e assegnarvi valori per dare 3

senso all’esistenza e diversità ai suoi luoghi. Dewey sostiene che i rapporti tra esseri umani e

ambiente sono filtrati dalla cultura, che con i suoi strumenti e i suoi simboli opera da mediatrice.

Secondo Dewey la geografia dovrebbe portare gradualmente gli studenti a contatto con la realtà

attuale della vita contemporanea, evitando che capiti loro di conoscere queste cose in modo

sprovveduto.

La dimensione spaziale è da considerare un mediatore culturale che guida i bambini nello sviluppo

del pensiero, nella strutturazione del linguaggio e nell’orientamento all’interno dei simboli e dei

valori della cultura umana. Oltre al significato cartografico, dobbiamo considerare l’orientamento

per il suo aspetto culturale e per il suo valore di competenza riguardante la comprensione dei

valori della dimensione spaziale così come è stata elaborata e strutturata dalle comunità umane.

Sapersi orientare significa situarsi e sapersi muovere consapevolmente nell’organizzazione del

territorio, considerando lo spazio geografico come prodotto culturale della specie umana e come

struttura sociale, politica ed economica nella quale dispiegare il progetto della propria vita. La

profondità della geografia consiste nel saper integrare le idee sulla natura nelle culture umane,

rendendo consapevoli delle costanti interazioni tra sistemi ambientali e sistemi umani. La carta

geografica deve consentirci di pensarci nello spazio, di immaginare un itinerario e di percepire

l’intero spazio geografico come un’estensione del nostro corpo e della nostra possibilità di vita.

Quando parliamo di cittadinanza planetaria, lo spazio che immaginiamo per questa cittadinanza è

quello che ci mostra il mappamondo e ci consente di rappresentare spaziante la ricaduta civica ed

educativa del concepire noi stessi come parte dell’intera specie umana e del concepire la Terra

come spazio di vita dell’umanità. Nello stesso tempo il mappamondo non permette di situare e

descrivere le posizioni, i vissuti, le emozioni, la dinamicità delle esperienze e la pluralità di

condizioni e di possibilità che i luoghi presentano. La spazializzazione, intesa come la capacità

della mente di organizzare spazialmente i luoghi, i concetti, gli eventi e il tempo, è una forma di

rappresentazione della realtà e l’orientamento va dunque inteso come capacità di controllare la

propria posizione nel mondo e in rapporto al mondo e come capacità di organizzare il mondo e di

“orientarlo” nel senso di pensarne le trasformazioni, le strutture e il senso. Orientarsi in uno spazio

materiale e culturale richiede un elevato coinvolgimento cognitivo, come dimostra uno specifico

ambito di ricerca chiamato wayfinding, volto ad identificare i modi con cui le persone si orientano

per spostarsi da un luogo all’altro in base ai meccanismi di percezione sensoriale e alle condizioni

dell’ambiente.

Il concetto di intelligenza spaziale ha suscitato interesse in Italia attraverso la traduzione delle

opere di Gardner sull’apprendimento. La sua idea di intelligenza è che l’intelligenza sia definito con

una serie di modalità diversificate per conoscere il mondo. Gardner ne individua 7 e l’intelligenza

spaziale è una di queste. Si tratta di un’intelligenza legata alla dimensione concreta, agli oggetti e

alla loro posizione. Essa riguarda quindi l’orientamento, che ha strettamente a che fare con la

capacità di controllare il mondo degli oggetti, di elaborarne una rappresentazione mentale, di

creare un ordine che ci permetta di conoscere la posizione delle cose e di rappresentarle, così da

poterci muovere consapevolmente fra di esse e utilizzarle. Le tre funzioni centrali dell’intelligenza

spaziale identificate da Gardner sono:

la percezione predica del mondo visivo, che è possibile identificare con l’osservazione diretta;

1. la capacità di ricreare aspetti dell’esperienza visiva, che si esprime attraverso la descrizione, la

2. rappresentazione visuale, la cartografia, la modellizzazione e lo sviluppo del concetto di

paesaggio;

la capacità di manipolare forme, che ha a che vedere con la progettazione, la trasformazione e

3. la strutturazione materiale del territorio.

Per l’insegnante è importante considerare la possibilità di valorizzare l’intelligenza spaziale in ogni

campo dell’apprendimento perché il pensiero spaziale può essere importante come organizzatore

e ordinatore dell’esperienza e della conoscenza in ogni disciplina.

La geografia è in genere poco considerata nella scuola dell’infanzia, ma quest’approccio potrebbe

cambiare se invece fosse praticata come percorso di apprendimento dello spazio vissuto e

utilizzata quindi come strumento per la comprensione del proprio rapporto con la dimensione

spaziale, con la società e la cultura umana attraverso il territorio. L’inclusione del soggetto e della

sua esperienza nello spazio geografico è un passaggio cruciale per quanto riguarda l’educazione

alla cittadinanza, l’educazione ambientale e l’educazione interculturale. Lo spazio di vita è

qualcosa di condiviso, fa parte della nostra identità e dell’identità delle persone con cui lo 4

condividiamo. La territorializzazione è il processo mediante il quale le società umane prendono

possesso materiale e culturale dello spazio fisico, trasformandolo in base al proprio progetto e

rendendolo dunque un territorio, uno spazio di vita dell’umanità. Il processo di controllo dello

spazio avviene in tre tappe:

la reificazione, cioè il controllo materiale e la trasformazione delle risorse dell’ambiente in

1. opere, come abitazioni, insediamenti, vie di comunicazione, campi coltivati e tutto ciò che

deriva dall’azione trasformatrice della specie umana che addomestica l’ambiente naturale per

soddisfare i propri bisogni. A scuola l’acquisizione di questo concetto può partire

dall’esplorazione dell’aula scolastica e riguardare la scoperta degli oggetti e della loro

disposizione in funzione delle attività, in modo da far comprendere ai bambini che ogni

elemento di un luogo è un atto sociale e una forma di controllo di uno spazio con un valore

relazionale legato all’identificazione e al soddisfacimento di bisogni collettivi;

la strutturazione, cioè il controllo organizzativo e funzionale, avviene gerarchizzando il

2. territorio, individuandovi confini, centri, periferie e sistemi che regolano e controllano la

complessità delle relazioni fra organizzazione umana e sistema ambientale. L’osservazione

della strutturazione di un luogo può partire anche da uno spazio molto piccolo, come l’aula,

l’edificio scolastico o il quartiere, interrogandosi sugli scopi della sua organizzazione e

valutando se essa risponde ai bisogni attuali dei suoi abitanti;

la denominazione, cioè il controllo simbolico, avviene assegnando nomi che delimitano e

3. conferiscono senso agli oggetti dello spazio geografico. L’atto del denominare permette il

controllo mentale e astratto di una porzione di spazio e assegna valori culturali e quindi l’uso e

la percezione identitaria.

Il simbolo, la materialità e l’organizzazione sono le tre categorie che racchiudono tutto ciò che gli

esseri umani fanno sulla superficie terrestre.

Nel modo di percepire, organizzare e utilizzare gli spazi si possono distinguere delle geografie di

genere, di bambini e di bambine. I comportamenti spaziali possono essere parte delle strategie

di adattamento ai diversi contesti sociali da parte di piccoli gruppi, che esprimono nel spazio

vissuto una propria identità e la ricerca di un modo diverso di abitare i luoghi rispetto a quello di

altri gruppi. L’organizzazione spaziale è anche un segno delle differenze dei ruoli assegnati dalla

società, a volte diversi da luogo a luogo. In questo caso gli spazi possono assumere una funzione

normativa, indirizzando la formazione dell’identità di genere mediante le esperienze sociali.

All’opposto, gli spazi pubblici possono costituite un contesto aperto nel quale bambini e bambine

negoziano le proprie identità sociali al di là dei ruoli tradizionali imposti dalle famiglie, sviluppano o

mettono in atto le proprie competenze e acquisiscono una più complessa consapevolezza del

proprio spazio nel mondo.

Per quanto riguarda lo spazio dell’infanzia nel mondo, la maggior parte della popolazione dei

bambini e delle bambine vive in spazi urbani che delimitano gli spazi del gioco e della vita sociale,

l’accesso ai servizi e il soddisfacimento di diritti come l’istruzione e l’assistenza sanitaria. Ed è

nelle città che si registrano oggi forti condizioni di emarginazione e di miseria che sottopongono i

bambini e le bambine a situazioni di violenza, sfruttamento e disparità nelle condizioni di vita. Il

problema della sicurezza è tra i più rilevanti. Le città sono ambienti molto rischiosi per i bambini e

in particolare per la loro libertà di movimento. Inoltre, molti spazi urbani sono in genere codificati

come “riservati” agli adulti e i bambini e le bambini sono considerati come elementi di disturbo che

necessitano di un particolare controllo e ai quali è negata l’esplorazione libera dello spazio. C’è poi

la questione del lavoro minorile, degli atti di criminalità e del traffico di minori. Anche quando non è

legata allo sfruttamento, la migrazione è comunque un evento che in genere viene imposto ai

bambini, costretti a seguire il progetto di vita della famiglia che può portare opportunità, ma può

anche generare altra emarginazione, obbliando i bambini migranti a confrontarsi con bambini e

ambienti culturali molto diversi, non sempre capaci di accoglienza e di mediazione interculturale.

Anche la salute dei bambini è costantemente sottoposta a insidie a causa dell’inquinamento, dei

condizionamenti alimentari e degli stili di vita che possono portare a patologie respiratorie, allergie,

obesità e malattie correlata alla malnutrizione.

Capitolo2: L’educazione geografica

La ricerca del proprio spazio nel mondo e la necessaria interazione con lo spazio degli altri

richiedono un sistema di valori in quanto hanno a che vedere con le idee di bene individuale e 5

bene comune e con l’idea di rispetto delle altre forme viventi e della natura nel suo complesso. La

“forza” e la specificità dell’educazione geografica si basano sul considerare lo spazio geografico, e

quindi lo spaio di vita, come un sistema di relazioni, flussi e connessioni. Insegnare la geografia

porta a sviluppare una visione del mondo e un ordine di valori. Il sapere della geografia non è mai

neutro ma ha un valore etico che riguarda il modo in cui l’uomo si pone rispetto alla natura.

L’educazione geografica prepara anche alla gestione della cosa pubblica, ad affrontare sfide che

hanno valore generale e che possono toccare problemi estesi dalla scala locale a quella

planetaria. Essa contribuisce a far comprendere come i legami individuali siano a loro volta

intrecciati a quelli sviluppati da altre persone, fino a comprendere l’intero spazio di vita della specie

umana. L’educazione geografica insegna a pensare la propria vita come parte di questo

complesso sistema-mondo, ponendo il soggetto come attore attivo. L’utilizzo della conoscenza

geografica è strategico al fine di trovare soluzioni concrete ai problemi dell’umanità e l’educazione

geografica è quindi da considerarsi una componente rilevante per lo sviluppo delle competenze

necessarie a intraprendere scelte economiche, di pianificazione territoriale, politiche e di gestione

dell’ambiente e del territorio.

La nascita e lo sviluppo delle idee sull’educazione geografica trova le sue origini nel mito,

nella conoscenza, nei luoghi e nella comprensione del mondo. La geografia si lega strettamente al

movimento e all’esplorazione, alla scoperta avventurosa, mentale e corporea, all’idea che il viaggio

provochi una trasformazione interiore, fornisca una conoscenza profonda in grado ci cambiare il

modo di stare al mondo e di pensare sé stessi rispetto agli altri esseri umani e alla natura del

pianeta. Omero, attraverso l’Odissea, costruisce un testo che è insieme un mito e un archivio di

memorie, un viaggio e un percorso di crescita, quindi di educazione, attraverso i luoghi.

Nell’Odissea l’idea del viaggio è inteso come un percorso di formazione, esperienza di luoghi e

persone diversi da quelli natii, momento di apprendimento e acquisizione della consapevolezza di

una nuova comprensione della realtà. In questa geografia primigenia sono già presenti due scopi

educativi che anche oggi vengono ricondotti al sapere geografico. Il primo è quello pratico che

guarda alla geografia come conoscenza indispensabile agli spostamenti e alle esplorazioni e il

secondo è quello teorico che guarda alla geografia come un sapere indispensabile per chi governa

il mondo, per tutti i cittadini colti e per tutte le persone che coltivano una mentalità aperta. L’idea

della geografia come conoscenza che forma le persone a essere cittadini del mondo viene ripresa

dal filosofo illuminista Kant, il quale nei suoi scritti si lamenta del fatto che molti hanno una

limitatissima conoscenza del pianeta. Intorno a queste idee, nell’Ottocento, la geografia entra nelle

università e si considera la sua importanza come materia scolastica. Con la geografia scientifica

iniziano a diffondersi le idee che impronteranno il dibattito accademico successivo, nel quale

sempre si cerca di comprendere le relazioni tra l'ambiente e la specie umana. Il dibattito scientifico

influenza l'introduzione della geografia nella scuola e il riconoscimento del suo valore educativo. In

campo pedagogico lascia un segno forte dell’americano Dewey che afferma l'importanza educativa

della geografia. Per Dewey il cuore dell'insegnamento geografico consiste nell'indagare la

connessione fra fatti naturali e avvenimenti sociali e nelle sue conseguenze per la vita umana.

Nell'ambito della disciplina, il tema dell'educazione si sviluppa e si arricchisce durante tutto il XX

secolo, affermando l'idea che l'educazione geografica sia un campo di ricerca con caratteristiche

proprie, in grado di produrre avanzamenti di conoscenza rispetto alle teorie, ai metodi e agli

strumenti della disciplina.

La sintesi più completa del dibattito recente sull’educazione geografica può essere ricostruita a

partire dai documenti internazionali sull’educazione geografica e dei convegni internazionali

dove si sono svolte sessioni dedicate a questo campo di ricerca. Il riferimento principale resta

l’International Charter on Geographical Education, i cui principi hanno indirizzato lo sviluppo del

dibattito nei diversi paesi e la trasformazione dei curricoli nazionali. La Carta afferma in modo

chiaro che la conoscenza geografica serve ad affrontare cambiamenti e le sfide planetarie degli

anni a venire. Ciò implica la comprensione, da un lato, dell'impatto delle condizioni naturali sulle

attività umane, dall'altro delle diverse modalità per diversificare i territori in base a valori culturali,

convinzioni religiose e convenzioni sociali, tecniche e tecnologie, sistemi economici e politici. Il

riferimento ai valori diventa esplicito e argomentato attraverso obiettivi competenze. Il documento

sviluppa poi il tema delle competenze, spiegando che la conoscenza geografica serve a

identificare e ad affrontare problemi concreti, legati alla dimensione spaziale nelle sue diverse

scale. Nell’International Declaration on Geographical Education for Cultural Diversity, l’educazione

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geografica viene chiamata confrontarsi col tema della globalizzazione, in particolare con i

cambiamenti introdotti dal rapido sviluppo delle nuove tecnologie dell'informazione e della

comunicazione. I sistemi della società, della politica e dell'economia diventano sempre più

interrelati e si richiama l'attenzione sull'utilità del sapere geografico per comprendere le diversità

culturali, sviluppare punti di vista alternativi, cambiare gli stili di vita e produrre risposte operative

alle sfide della società globale. Nel documento Lucerne Declaration on Geography Education for

Sustainable Development, gli autori sviluppano il tema del contributo della geografia all'educazione

allo sviluppo sostenibile, ripensando il ruolo educativo delle conoscenze geografiche e le modalità

dello sviluppo nei curricoli. La Dichiarazione di Lucerna affronta in termini educativi le

problematiche più rilevanti per il futuro dei sistemi umani, sottolineando in particolare il ruolo della

loro dimensione spaziale. La dichiarazione di Roma sull'educazione geografica in Europa ha come

obiettivo principale quello di sostenere il rinnovamento dei curricoli nazionali nei paesi europei,

insistendo sul valore della generazione base per la formazione di competenze per l'esercizio della

cittadinanza e per affrontare le più complesse sfide economiche, sociali e ambientali dei prossimi

anni.

La geografia come educazione al territorio consiste in una responsabilità etica che la geografia

si assume nel momento in cui propone il suo sapere come mediatore educativo per un progetto

incentrato sul territorio. Il territorio è inteso come soggetto e come oggetto educativo, come spazio

fisico e sociale nel quale una comunità sviluppa il proprio progetto di vita e nel quale essa gioca le

sfide complesse della coesione sociale, dell'integrazione culturale, dello sviluppo economico e

della gestione sostenibile dell'ambiente e delle risorse. In chiave educativa consideriamo quindi il

territorio come luogo o insieme di luoghi di riferimento della comunità nella quale si sviluppa e si

intende attuare un progetto educativo e come parte integrante di un sistema che è insieme sociale,

economico, politico e culturale: il “sistema territoriale”. Il territorio è inteso come spazio di vita e di

appartenenza comunitaria, ma anche come ambiente di apprendimento e come mediatore

culturale per lo sviluppo di conoscenze, valori e relazioni.

L'educazione a che fare con il tema dei valori territoriali nell'educazione geografica. I valori

territoriali hanno a che fare con l'immagine dei luoghi, con le idee e i progetti espressi da chi nel

territorio vive ed è attivo. I valori sono l'insieme di ciò che nel territorio riconosciamo come un

punto di forza, una risorsa o un bene cui fare leva per il nostro progetto di vita e per quello della

comunità territoriale. Può trattarsi di valori materiali, come il patrimonio di risorse naturali o di beni

culturali, oppure di valori immateriali, come le idee. All’opposto, i disvalori possono rappresentare

elementi del territorio che riteniamo degradati o negativi e anch’essi possono dividersi in materiali,

come l'inquinamento atmosferico, e immateriali, come le idee percepite come negative. Il concetto

di valore territoriale va oltre quello più generale di valore, identificare una specifica visione

geografica delle relazioni tra le persone e il loro spazio di vita. I valori territoriali assumono quindi

anche la funzione di mediatori e di beni relazionali, rappresentando i luoghi e le comunità che vi

risiedono e funzionando come strutture di comunicazione di una conoscenza localizzata

indispensabile per sviluppare nuove relazioni e accogliere nuovi abitanti e progettare il futuro dei

luoghi. Ma il territorio è uno, mentre i valori possono essere tanti e diversi come le persone che

possono esprimerli, differenziandoli in base al proprio vissuto e alle proprie aspettative. La ricerca

di un posto nel mondo passa dal riconoscimento dei valori territoriali, su cui si può fare presa per lo

sviluppo del proprio progetto di vita o che possono essere trasformati proprio dai nuovi progetti dei

soggetti che nel territorio abitano e prendono decisioni per il futuro. Educare valori territoriali

permette alle persone di pensarsi e relazionarsi in un sistema sociale in una rete di relazioni che

risulta efficace per realizzare il proprio progetto di vita solo se il progetto stesso diventa a sua volta

generatore di relazioni vantaggiose per il prossimo e per lo spazio di vita in comune. I conflitti

emergono ogni volta che i valori assunti da un singolo o dall'intera comunità entrano in contrasto

con i valori diversi elaborati da singoli, gruppi, minoranze culturali o altri soggetti entrati in relazione

sul territorio. Il territorio va pensato come un sistema complesso nel quale nessuno può arrogarsi il

diritto di decidere quali valori debbano valere per tutti, escludendo quelli degli altri. L'educazione al

territorio richiede la conoscenza delle sue relazioni a tutti i livelli. Quella del territorio è quindi una

geografia dell'agire territoriale. In particolare, essa riguarda i modi e i fini per cui soggetti umani,

agendo sulle cose, sviluppano tra loro rapporti economici, sociali, culturali e politici. Per educare al

territorio attraverso i valori territoriali è necessario: 7

- conoscere il territorio e le visioni del territorio di cui sono portatori i suoi abitanti, al fine di

elaborare un progetto condiviso per il futuro;

- costruire una narrazione/ rappresentazione del territorio che esprima le aspirazioni e i bisogni

dei suoi abitanti, al fine di costruire e rafforzare i legami sociali e la coesione della comunità;

- individuare le relazioni che ogni territorio e i suoi abitanti intrattengono con luoghi vicini e lontani,

al fine di educare a collocarsi nello spazio a scale diverse, riconoscendo i legami e i rapporti di

interdipendenza con luoghi e comunità spazialmente lontani.

Il tema dell'educazione geografica allo sviluppo sostenibile trova il suo documento di

riferimento nella Dichiarazione di Lucerna. La Dichiarazione di Lucerna è un documento che parte

da una riflessione generale per arrivare a suggerire precise indicazioni sui criteri, i metodi e gli

strumenti utili a sviluppare curricoli in ambito di educazione geografica allo sviluppo sostenibile. I

tre obiettivi principali della sostenibilità sono l'integrità degli ecosistemi, l'efficienza economica e

l'equità sociale. Il passaggio centrale della Dichiarazione di Lucerna consiste nell'invito a ripensare

il curricolo di geografia intorno alla lettura ecosistemica delle relazioni tra attività umane e pianeta

Terra. In questa visione l’ecologia è intesa come una scienza che include le interdipendenze tra

natura, cultura, società ed economia. La “casa-Terra ecologica” non può consumare più risorse di

quelle che è in grado di rigenerare e per conservare o raggiungere tale equilibrio è necessaria una

riprogettazione complessiva dei rapporti tra natura, economia e società umana. Se l’intento globale

dello sviluppo sostenibile è chiaro e condiviso, non può dirsi altrettanto per le strategie locali

deputate alla sua attuazione: il pianeta è caratterizzato da estreme diversità ambientali,

economiche e sociali che rendono impossibile la formulazione di direttive generali adatte per ogni

luogo. Questa diversità sembra oggi particolarmente significativa in campo economico, dove si

delinea un quadro di forti contrasti. La geografia ci insegna che occorre adattare le nostre strategie

alla varietà dei contesti per affrontare il problema. Occorre considerare le diversità e le specificità

ambientali, economiche e sociali di ogni territorio e di ogni cultura, valutando al contempo le

complesse relazioni e gli interscambi che ogni territorio sviluppa con il resto del pianeta. La

sostenibilità è un problema locale e globale e la soluzione può essere individuata solo ragionando

su entrambi i livelli, spesso in conflitto o in competizione tra loro. La Dichiarazione di Lucerna

ricorda che l’educazione allo sviluppo sostenibile deve trovare adattamenti all’interno dei contesti

regionali e nazionali, in quanto non sarebbe corretto cercare di sviluppare un curriculum globale.

Nella Dichiarazione di Lucerna, l’educazione allo sviluppo sostenibile riguarda l’acquisizione di

idee e saperi integrati allo sviluppo di competenze riguardanti lo studio delle relazioni tra i sistemi

ambientali e i sistemi umani. La connessione fra sottoinsiemi ambientali e sottoinsiemi umani è

costituita dal concetto di geosfera. Si insegna così a riconoscere sia i modi con cui i sistemi umani

trasformano l’ambiente, sia le risorse che l’ambiente fisico fornisce alle attività umane, con tutti i

problemi generati da queste relazioni. La conoscenza dei più importanti sistemi naturali e socio-

economici del pianeta e i concetti e le rappresentazioni spaziali della geografia sono indispensabili

per sviluppare abilità e competenze legate all’analisi e alla comparazione dei problemi ambientali,

economici e sociali legati allo sviluppo sostenibile. Tali competenze riguardano anche la ricerca di

soluzioni ai problemi e lo sviluppo di atteggiamenti e valori che possano radicarsi nella società. La

Dichiarazione di Lucerna evidenzia tre importanti passaggi per tradurre nel contesto didattico l’idea

di sviluppo sostenibile:

la scelta degli argomenti e delle aree geografiche. I temi devono essere rilevanti e strategici e

1. correlati ai processi decisionali per il futuro dell’umanità e del pianeta, come il riscaldamento

climatico, la questione energetica, l’uso delle risorse non rinnovabili, i cambiamenti

demografici, i movimenti della popolazione, la globalizzazione e le disuguaglianze. Partendo

dal contesto locale e nazionale, dalle esperienze, interessi e preconfezioni degli studenti è più

facile individuare casi ed esempi che permettano di far conoscere la complessità dei problemi;

la scelta degli approcci per l’insegnamento. I temi vanno sviluppati in modo da far emergere le

2. loro modalità di interconnessione. All’inizio la priorità può essere data al quadro ambientale per

poi connettere le situazioni all’azione trasformatrice delle società umane. A un livello più

complesso si possono adottare approcci di tipo critico, funzionale o previsionale.

Metodologicamente, la didattica costruttivista può essere la più efficace nell’aiutare gli alunni a

considerare le relazioni tra sistemi umani e sistemi ambientali come costruzioni sociali,

suscettibili di cambiamenti; 8

l’uso delle TIC. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) sono fondamentali

3. per adeguare la qualità dell’insegnamento a standard elevati. Possono essere usate per

acquisire e comparare dati e documenti, per osservare la rappresentazione dei fatti da punti di

vista differenti, per analizzare luoghi e situazioni attraverso immagini satellitari, foto aeree e

prodotti cartografici personalizzati, condividere i lavori prodotti, sviluppare le competenze

comunicative, informatiche, linguistiche e educare all’uso responsabile e critico dei nuovi

media.

Le tre competenze che la geografia contribuisce a promuovere sono:

le relazioni tra sistemi umani e sistemi della natura, che consiste nel riconoscere l’importanza

1. degli degli equilibri ambientali e delle risorse naturali in tutte le attività umane;

la capacità di ragionare in modo multiscalare, considerando gli effetti di un problema in regioni

2. e luoghi diversi e comprendendo quanto il proprio spazio di vita sia connesso a ciò che accade

su scale regionali più ampie e a livello globale;

la consapevolezza di quanto la sostenibilità ambientale, economica e sociale sia importante

3. per la qualità del proprio spazio di vita e quindi per la qualità della propria vita.

L’obiettivo di un pianeta sostenibile deve partire dalla ricerca di una vita sostenibile e di lasciare ai

propri figli e alle generazioni future la possibilità di cercare il proprio posto nel mondo con un

adeguato numero di risorse, un minore livello di disuguaglianza sociale e una qualità degli

ecosistemi migliore di quella che la generazione attuale ha avuto a disposizione.

L’educazione alla cittadinanza consiste nello scoprire che ogni essere umano ricorrere un ruolo

sociale definito da norme giuridiche, consuetudini, legami affettivi, relazioni e comportamenti.

L’uomo è un cittadino e ha un riconoscimento pubblico da cui conseguono diritti e doveri. La

cittadinanza comprende dimensioni personali, sociali, temporali e spaziali strettamente collegate,

partendo dal riconoscimento del ruolo dei luoghi e dei territori nella vita sociale e personale.

Preparando i bambini al mondo in cui vivono, la geografia riguarda espressamente la

comprensione delle comunità umane, la relazione tra persone, lavoro e risorse, il ruolo e le

responsabilità dei cittadini come membri di una società democratica, i diritti e i doveri, le relazioni

sociali e politiche. Per lavorare sull’educazione alla cittadinanza, nella scuola primaria si studia

l’organizzazione dello Stato e della sua Costituzione, i cui articoli toccano molti temi geografici,

come il valore del territorio, del paesaggio e dei beni culturali. Le competenze alla cittadinanza

sono legate alla capacità di agire nel proprio spazio di vita, interagendo nei processi decisionali

anche a scale molto estese, considerando il proprio punto di vista insieme al bene comune, e

riguardano il pensiero critico, la capacità di prendere decisioni e di riflettere sulle conseguenze di

tali scelte. Tutti i temi geografici possono essere visti come momenti di educazione alla

cittadinanza perché richiedono una capacità di analisi critica delle relazioni tra società e ambiente

e l’applicazione di conoscenze, abilità e competenze alla risoluzione di problemi.

L’educazione geografica all’intercultura consiste nell’esplorare altre culture e nell’apprendere

codici che ci aprono alla comprensione dei paesaggi, dei luoghi e dei modi di vivere. Negoziando

culture negoziamo anche distanze percettive e sociali. A volte queste distanze comprendono una

misura geometrica e distinguono il nostro spazio di vita da luoghi lontani. Altre volte queste

distanze sono presenti nel luogo stesso, fanno parte dell’identità territoriale e ci aiutano ad essere

consapevoli della complessità e della purità culturale che possono caratterizzare lo spazio vissuto.

L’intercultura è una strategia di relazione, un modello di convivenza e di interazione che cerca di

costruire contatti fruttuosi tra persone di differenti culture che si trovano a convivere in uno stesso

contesto geografico multiculturale. Ragionare di culture ci porta al tema dei legami, alla necessità

sociale di costruire reti di relazioni che possono risultare reciprocamente vantaggiose, favorire

l’evoluzione e il cambiamento, le contaminazioni e l’innovazione. Il contributo dell’educazione

geografica all’intercultura può essere rilevante nel momento in cui educa a riconoscere e a

comprendere l’abbondanza di segni e valori culturali che possiamo incontrare nei luoghi,

scardinando la maggior parte degli stereotipi di tipo geografico, etnico e culturale e fornendo gli

strumenti concettuali e le competenze culturali per sviluppare il proprio sistema di atteggiamenti e

valori con un certo grado di apertura alla diversità e alla pluralità culturale dei territori e delle

società contemporanee. Conoscere i luoghi degli “altri”, scambiare informazioni e avere contatti

con culture diverse sono attività che possono contribuire a respingere le retoriche razziali e i

pregiudizi etnici e a migliorare la capacità di relazionarsi positivamente con gli altri attraverso le

differenze. 9

Un esempio concreto di educazione geografica al territorio è il laboratorio esperienziale Educare

alla montagna. L’idea ispiratrice è quella di lavorare alla costruzione di relazioni e legami conta

montagna partendo da una didattica di tipo esperienziale, che comprende l’immersione fisica nel

paesaggio e nel contesto geografico studiato. Nel laboratorio vengono proposte varie attività che

comprendono l’osservazione diretta, la raccolta e la trasformazione di materiali e il rapporto

percettivo ed emozionale con l’ambiente. Le attività sono strutturate in modo da presentare una

successione strutturata che può essere ricalibrata per classi e gruppi di diversi gradi di scuola,

adeguando semplicemente il livello di complessità richiesta. Durante l’osservazione diretta si

mettono in atto 5 percorsi di approfondimento della conoscenza geografica sulla montagna:

l’analisi critica delle rappresentazioni, in modo da far emergere stereotipi o luoghi comuni sulla

1. montagna e riconoscere il loro connotato culturale e la loro influenza sulla percezione attuale

della montagna;

la presentazione di studi sui nuovi abitanti delle Alpi e sulle nuove attività economiche che i

2. giovani imprenditori stanno sviluppando in territorio alpino;

la discussione sull’unità o pluralità della cultura alpina, costruita a partire dalle idee personali

3. per arrivare al riconoscimento delle diversità ambientali, politiche, economiche, sociali e

culturali che si possono localizzare sulle Alpi;

il rilevamento del paesaggio alpino abbinando l’osservazione diretta alla lettura delle carte

4. topografiche;

l’analisi critica dei materiali scolastici sulla montagna, evidenziando misconoscenze, errori

5. lessicali e concettuali, stereotipi, omissioni di dati e conoscenze di base.

Capitolo3: Il sapere geografico

Se la geografia è utile per trovare il proprio posto nel mondo e comprendere il posto degli altri

esseri umani in un sistema complesso di relazioni e connessioni, si capisce bene perché la

conoscenza del “posto” non può limitarsi alla dimensione della specie umana e dei suoi sistemi,

bensì deve comprendere le relazioni fra tutti gli altri esseri viventi e con l’intero insieme dei sistemi

ambientali con cui le attività della specie umana interagiscono. L’analisi di queste relazioni è al

centro dello studio e del sapere geografico. Come disciplina scientifica, la geografia possiede un

proprio linguaggio e un proprio nucleo di concetti base e comprende approcci, metodi, strumenti e

modi specifici di organizzare le conoscenze. Per questo, per insegnarla, occorre essere

consapevoli del suo sistema epistemologico e saperne utilizzare il linguaggio, i metodi e gli

strumenti in modo corretto.

La geografia studia le relazioni tra uomo, ambiente e società. Questa definizione distingue tra la

persona come individuo, con i suoi vissuti spaziali e la percezione dei luoghi, la natura come

alterità in relazione alla specie umana e la società come organizzazione complessa, differente a

seconda delle diverse regioni del pianeta, espressione della cultura e del suo incessante evolversi

nell’organizzazione del territorio e a seguito dello sfruttamento delle risorse naturali. Fra i campi di

studio della geografia compaiono la popolazione, l'ambiente, l'organizzazione politica, le risorse, le

attività economiche, le culture, le lingue e le religioni. Il sapere geografico è un sapere di tipo

connettivo, capace di evidenziare i nessi e delle connessioni fra cose apparentemente separate tra

loro. Lo scenario di tutte queste relazioni è sempre lo spazio geografico, nel quale il geografo

ricerca un ordine dato dal contesto in cui si trovano gli oggetti studiati.

La geografia condivide la maggior parte dei suoi metodi con le altre scienze sociali, ma il modo con

cui li applica presenta delle originalità e specificità legate alle competenze spaziali. Le

caratteristiche più distintive del metodo geografico sono:

- la geografia spazializzata. Ogni descrizione o analisi geografica parte dalla localizzazione dei

fenomeni nello spazio, dalla ricerca della loro distribuzione, dei loro confini e delle relazioni che

avvengono tra le diverse regioni o territori di volta in volta indagati. Il linguaggio e i sistemi di

rappresentazione della geografia sono un tentativo culturale di controllare lo spazio terrestre,

immaginandolo come un'estensione sulla quale possiamo orientarci, conoscendo il nostro posto

e ciò che possiamo trovare in ogni altro posto del pianeta;

- la geografia connette, mette in relazione. La geografia ha la capacità di collegare conoscenze e

studi settoriali anche di discipline diverse, che assumono diverse connotazioni e permettono di

produrre nuova conoscenza una volta connessi alla scala del territorio, dei luoghi e delle

questioni regionali; 10

- la geografia regionalizza. Nel tentare di dare un'ordine allo spazio geografico, i geografi hanno

elaborato il concetto di regione, che serve a segmentare la superficie del pianeta in tante

tessere diverse, a farci un'idea sulla varietà delle condizioni fisico-antropiche esistenti sulla Terra

e a intuire rapidamente quali sono, in ogni area, i soggetti fisici e antropici più rilevanti;

- la geografia opera confronti a scale diverse. La transcalarietà, cioè il passaggio di scala

nell'alternarsi e nella comparazione degli spazi geografici, serve a indagare meglio ogni spazio

geografico, perché esso è il risultato di continue relazioni e interazioni con luoghi diversi, anche

molto lontani e spesso le trasformazioni in atto in luogo dipendono da decisioni e trasformazioni

in atto in altri luoghi. Nel contesto della globalizzazione ogni territorio a scala locale deve

confrontarsi con territori a scale diverse, nazionali, sovranazionali e globali.

Gli strumenti della geografia tradizionali più utilizzati nella ricerca geografica sono l'osservazione

diretta, le interviste, le carte geografiche, i dati statistici e i documenti visuali. L'osservazione diretta

consiste nell'andare sul terreno e qui osservare, rilevare dati e confrontare informazioni. L'intervista

coglie i punti di vista sul territorio da parte di diversi attori sociali, politici ed economici che vi

proiettano le loro progettualità e le proprie visioni del futuro. Le carte geografiche sono

indispensabili per localizzare e orientarsi in senso geometrico nello spazio e vanno considerate

nell'ambito di una conoscenza critica delle rappresentazioni, insegnando agli studenti che non

sono strumenti “naturali” ma il prodotto di una visione del mondo legata alla società e al tempo in

cui sono state prodotte. Attraverso le carte geografiche possiamo visualizzare i dati statistici

attraverso i quali è più semplice ragionare spazialmente, osservando la distribuzione dei fenomeni

e la diversa densità, operare confronti e osservare le correlazioni spaziali. I documenti visuali sono

costituiti da immagini che servono a comprendere le strutture, i processi e i modelli culturali dei

luoghi. Le fonti della geografia sono tutte quelle forme di rappresentazione e narrazione dei

luoghi e delle relazioni tra persone e territori che fanno parte del mondo artistico e dei sistemi di

comunicazione, come la letteratura, le arti figurative, il cinema, la televisione, Internet e le nuove

piattaforme della comunicazione digitale.

Il lessico geografico si basa su una serie di concetti la cui conoscenza è indispensabile per

comprendere il senso degli studi disciplinari e per poter insegnare la materia in modo corretto e

con un linguaggio appropriato. I concetti sono categorie cognitive che permettono di dare un ordine

alle esperienze. Sono quindi un elemento fondamentale del linguaggio, un ponte tra noi e la realtà

che rende possibili ricordi, riflessioni e pensieri. L'intera agiografia si potrebbe studiare per

concetti: la didattica per concetti è una delle prospettive di insegnamento più interessanti, purché

non ci si limiti a essi e si consideri sempre la loro messa in pratica attraverso lo sviluppo di abilità e

competenze. Lo spazio geografico è l'area del pianeta che comprende una parte aerea e una

parte di sottosuolo, sulla quale si svolge la vita umana e che fa quindi da base alle relazioni tra

sistemi ambientali e sistemi umani. Lo spazio per la geografia è anche una rete di interazioni e di

fenomeni: per distinguere lo spazio assoluto dallo spazio come rete di relazioni si usa allora il

concetto di spazio relativo, Che sottolinea come in questo spazio sia definito non come

“contenitore” ma come insieme di “contenuti” che esprimono punti di vista sociali, idee, relazioni e

interazioni. Per definire in modo specifico le relazioni e i legami emozionali e percettivi dei singoli

individui con i luoghi del loro spazio di vita si usa il concetto di spazio vissuto. La spazialità

comprende le conoscenze, le abilità e le competenze umane in relazione allo spazio geografico.

Il territorio è una porzione di spazio geografico trasformata, controllata e governata da parte della

comunità umana ed è inteso anche come uno spazio con un valore simbolico identitario a cui

fanno riferimento date culture ed etnie. Il sistema territoriale è una rete di relazioni tra ambiente

naturale e organizzazione umana, nel quale la geografia ha il compito di indagare in quale modo le

comunità umane hanno trasformato l'ambiente fisico utilizzandolo per i propri scopi e stabilendo

con esso complessi rapporti di connessioni e interdipendenza. Il concetto di regione è un

classificatore spaziale che ci permette di raggruppare i luoghi in base a caratteristiche comuni. La

presenza di una o più regolarità diffuse nello spazio elemento che ci permette di definire una

regione e i suoi confini. La regione formale indica le regioni definite in particolare da caratteristiche

fisiche, politiche o culturali omogenee, la regione funzionale definisce le regioni identificate

soprattutto di base al sistema e alle reti di relazioni interne, con centro e una periferia individuati

indagando le reti urbane, le infrastrutture e le attività economiche, la regione percettiva indica le

regioni riconoscibili attraverso la percezione di elementi culturali locali e la regione sistemica studia

la regione come sistema territoriale nel quale emergono l'organizzazione, l'interazione con il suo 11


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DETTAGLI
Esame: Geografia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Docente: Cassi Laura
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher likelikelike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Cassi Laura.

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