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Il mio spazio nel mondo: geografia per la scuola dell'infanzia e primaria

Introduzione

La geografia si presenta oggi come una disciplina sistematica, che educa a collocarsi in uno spazio relazionale dove ogni singolo percorso umano è parte di interazioni che interconnettono sistemi naturali, cioè le risorse per la vita sul pianeta, socio-cultuali, cioè i supporti per la vita associata a vari livelli, economici, cioè le risorse per realizzare i progetti di vita, e politici, cioè le piattaforme per regolare i processi decisionali. La dimensione in cui osservare tutte queste interazioni è il territorio, inteso come spazio organizzato dalle comunità umane e come spazio vissuto.

L'educazione geografica è così indirizzata a sviluppare la capacità di pensare, organizzare, progettare e cambiare la propria esistenza in relazione a quella delle comunità, delle culture, degli ambienti e delle nazioni con cui siamo in contatto, riconoscendo il ruolo dei territori e le molteplici connessioni che nei territori si formano, creando identità, determinando limiti e condizionamenti e offrendo opportunità e risorse per il cambiamento.

Ogni essere umano "entra" nello spazio geografico nel momento in cui viene al mondo. Da qui comincia ogni conoscenza che è anche consapevolezza di una distanza, di un confine o di una relazione. Lo spazio personale e lo spazio sociale si sviluppano attraverso la "conquista" percettiva e culturale di nuovi spazi in cui orientarsi, confrontarsi con regole e valori, esprimere i propri bisogni negoziandoli con le esigenze e i progetti degli altri e con le risorse e le condizioni dell'ambiente.

La geografia educa ad andare oltre il punto di vista egocentrico, riconoscendo la posizione dei propri bisogni e dei propri progetti in relazione al complesso sistema dei territori che differenziano il pianeta. Ogni territorio è considerabile come un deposito di valori, risorse e condizioni: offre supporti, come dotazioni culturali, economiche o ambientali, ma anche limiti, come quelli legati allo sfruttamento delle risorse naturali o imposti da regole sociali e contesti culturali.

L'educazione geografica ha sempre l'obiettivo di insegnare a collocare la propria cittadinanza in sistemi territoriali via via più ampi, fino alla scala globale e allo spazio di vita della specie umana. Il pianeta Terra è abitato da 7 miliardi di persone che ogni giorno cercano di conoscere, costruire, difendere e migliorare il proprio spazio di vita. Lo spazio di vita è quasi sempre un insieme di luoghi che condividiamo con altri individui. Anche se abbiamo bisogno di uno spazio tutto nostro, è soprattutto negli spazi condivisi che si decide il nostro destino: gli spazi fatti di relazioni, risorse, valori, problemi e ostacoli da affrontare influiscono in modo rilevante su ciò che saremo e su ciò che faremo.

Ciò che siamo è frutto di un incessante dialogo fra uno spazio personale o esclusivo e le relazioni che questo centro intrattiene con luoghi vicini e lontani, con le persone, con le culture, con gli ambienti e con le società che li caratterizzano. Il bambino si colloca nello spazio partendo da un pensiero egocentrico ed è attraverso l'educazione che comprende di essere parte di spazi collettivi e molteplici che lo includono nei sistemi territoriali della specie umana.

Ma anche quest'ottica antropocentrica può essere superata, arrivando a riconoscere che l'umanità condivide i propri spazi con innumerevoli altre specie viventi, la cui presenza e sopravvivenza è fondamentale per la vita umana, e con gli altri elementi e oggetti della natura, le cui relazioni con i viventi definiscono gli equilibri e i disequilibri della vita sul pianeta.

Nel pensiero geografico, l'educazione allo sviluppo sostenibile è basata sulla capacità di pensare a rapporti in equilibrio tra tutti i diversi sistemi ambientali e antropici che agiscono sul pianeta, in modo tale che i sistemi umani non alterino i sistemi ambientali fino a compromettere il destino della stessa specie umana. L'idea della geografia come strumento per la definizione del proprio spazio nel mondo deve molto alle letture di geografi legati alla fenomenologia, alle correnti umanistiche e alla geografia culturale.

L'educazione geografica e la didattica della geografia devono saper scegliere quanto di più utile viene dalle diverse correnti geografiche, senza fare riferimento a un unico approccio, integrando e ricomponendo i diversi contributi in base alle specifiche esigenze di questo campo di ricerca e dando loro una veste nuova.

L'idea che i sistemi formativi debbano contribuire a definire e a comprendere il proprio spazio nel mondo è ben presente nei documenti ministeriali che indirizzano la programmazione del curricolo nella scuola italiana. Definire il proprio spazio nel mondo, con tutti i suoi aspetti sociali, culturali, biologici e spaziali è l'obiettivo principale delle Indicazioni nazionali 2013.

Capitolo 1: I bambini, le bambine e lo spazio geografico

Il ruolo dei luoghi di vita, del territorio e più in generale dello spazio geografico nello sviluppo sociale e culturale dei bambini e delle bambine è un campo di studio recente dalle grandi potenzialità per quanto riguarda gli studi sull'infanzia. È attraverso i luoghi che i più piccoli si confrontano con i valori, la strutturazione e l'organizzazione degli spazi, i limiti e i confini che gli adulti costruiscono nella loro organizzazione territoriale.

I bambini vivono, giocano e imparano attraverso la dimensione spaziale. L'organizzazione dei luoghi è infatti un mediatore tra la società, la cultura e le nuove generazioni, che attraverso l'esperienza dello spazio vissuto sviluppano le competenze sociali e imparano a negoziare le proprie scelte come cittadini. Se si considerano i luoghi come espressione dell'organizzazione sociale, economica e politico-amministrativa di una data società e di una data comunità di persone, possiamo leggerne il paesaggio come struttura visibile di pratiche culturali e individuarne il ruolo nelle relazioni tra mondo dei bambini e mondo degli adulti.

L'organizzazione spaziale è espressione di come il mondo degli adulti consideri il mondo dell'infanzia e cerchi di condizionarlo ed educarlo secondo i propri principi e trasmettendo regole e sistemi di valore. Gli spazi influenzano la giornata, le emozioni, i sogni e i tempi di vita dei bambini. I luoghi e i destini dei bambini sono pieni di diversità ed è sulle diversità e sulle disuguaglianze che si concentra l'indagine geografica, intendendo le diversità come il valore positivo che caratterizza lo spazio geografico e lo distingue in ambienti, territori, luoghi e culture, e la disuguaglianza come connotato negativo e come segno della disparità di condizioni e di risorse a disposizione delle diverse società e di ogni individuo.

Gli studi tesi ad approfondire le problematiche dei bambini con disabilità pongono al centro dell'attenzione le limitazioni spaziali e la necessità di organizzare il territorio affinché sia più accessibile, cercando di capire come rendere gli spazi più inclusivi ma anche di approfondire in che modo sia possibile fare esperienza della dimensione geografica in mancanza di supporti percettivi come la vista e l'udito o in che modo mediare le competenze spaziali per i bambini con bisogni educativi speciali.

I luoghi di nascita e di vita in cui si commutano le esperienze relazionali di ciascuno di noi hanno un ruolo importante nel destino di ogni persona. Il "destino geografico" è da interpretare come un insieme di condizioni che possono costituire matrici, direzioni, opportunità e risorse per lo sviluppo del proprio progetto di vita oppure condizionamenti, pregiudizi, ostacoli e deprivazioni che limitano la libertà individuale e sociale.

Tale destino è una sorta di condizione con la quale gli esseri umani si trovano a dover convivere, ma che in base alle loro scelte e alle loro azioni può essere cambiata, orientando le vicende personali e quelle collettive. Non si fa riferimento solo alle condizioni del presente, ma anche ai valori e ai saperi spazializzati, legati a luoghi specifici, che vengono trasmessi dalla famiglia e dalla società alle risorse e alle occasioni che il territorio in cui si vive può mettere a disposizione e alla rete di relazioni con luoghi anche fisicamente lontani utile all'attuazione del proprio percorso nel mondo.

La seconda dimensione della geografia è il tempo: i luoghi hanno sedimentato e conservato strutture materiali e valori culturali elaborati nel passato che ripresentano nel qui e ora del presente dove possono interagire con la contemporaneità, cambiare funzione o diventare irrilevanti. Il cammino del pensiero geografico continuerà ad esplorare la strada epistemologica che porta a osservare le dotazioni ambientali in modo antideterministico e a dare un risalto sempre maggiore alle scelte delle comunità umane e alle loro conseguenze sulla vita umana e sullo stato dell'ambiente.

Il destino personale legato ai luoghi e quindi alla geografia viene così sempre più collegato alle differenti condizioni economiche, politiche, sociali e culturali. I cambiamenti tecnologici e i processi di globalizzazione aumentano la connessione tra luoghi e persone, ma creano anche diversità e differenze locali.

In ottica educativa le implicazioni legate al ruolo dei luoghi nella vita umana sono numerosissime. Da un lato l'idea di destino geografico ci spinge ad interrogarci sul ruolo che le esperienze personali e i luoghi familiari possono aver avuto sugli studenti e dall'altro ci spinge a considerare la conoscenza del proprio spazio di vita, dei luoghi più lontani e dell'intero pianeta, come strumento per le scelte individuali e sociali in grado di determinare la vita delle persone e delle comunità.

Il tema del legame con i luoghi della propria vita stabilisce un collegamento tra spazio vissuto e autobiografia. Le stesse esperienze educative legate all'autobiografia come strumento di formazione e di autoformazione trascurano generalmente il ruolo dei luoghi: ci troviamo così di fronte a cittadini del pianeta poco consapevoli.

L'estensione e il rafforzamento dei propri legami con la comunità di appartenenza e della conoscenza esperienziale del proprio ambiente di vita contribuiscono alla stabilità emotiva e alla coesione sociale. Gli studi geografici prestano scarsa attenzione al concetto di luogo come ambiente di formazione.

Diventare più consapevoli del ruolo dei luoghi nella propria vita è particolarmente importante, in chiave educativa, nell'ambito delle migrazioni e delle relazioni interculturali perché ci troviamo di fronte a persone che compongono nel proprio spazio vissuto luoghi lontani e a volte molto diversi dal punto di vista fisico, sociale, culturale, economico e tecnologico. L'esperienza migratoria è un processo di contaminazione culturale, di conoscenza e trasformazione reciproca delle persone e dei loro spazi di vita.

Per l'insegnante, il percorso di riconoscimento del ruolo formativo e dell'importanza dei luoghi nella vita delle persone è un passaggio essenziale per valorizzare le diversità dei soggetti in educazione e delle loro famiglie, delle diverse culture a cui fanno riferimento e dei paesaggi e dei valori sociali e culturali dei luoghi correlati all'esperienza personale.

Partire dal proprio spazio di vita per includerlo nel processo educativo come aspetto del proprio progetto di vita è un passaggio indispensabile per collocare la propria esistenza in un tessuto sociale e spaziale più ampio, le cui relazioni con l'esistenza individuale emergono in modo continuo. Il soggetto si scopre così definito da un sistema di relazioni complesso e parte di connessioni collettive che legano persone e luoghi dalla scala più piccola, familiare e locale a quella globale e della specie umana.

Venire al mondo è un'esperienza che ci pone nello spazio, sostenendoci e vincolandoci ad una dimensione della realtà fisica e culturale. La dimensione con la relazione spaziale inizia già nel ventre materno, dove il feto si muove in uno spazio liquido e acquatico ed entra in relazione con i primi elementi dello spazio esterno grazie al contatto sonoro. Dopo l'ingresso nel mondo esterno, tutte le prime esperienze sono fondamentali per lo sviluppo del pensiero.

Entro i 3 anni il bambino possiede un proprio senso degli spazi personali e sociali, distingue alcune caratteristiche dei materiali e prende consapevolezza delle funzioni degli spazi e dei simboli con cui la cultura umana controlla gli elementi che costituiscono lo spazio. Il bambino è anche in grado di esprimere sui luoghi giudizi di valore e di relazionarsi con essi attraverso categorie percettivo-emozionali.

Le geografie personali iniziano a svilupparsi molto prima dell'accesso alla scuola ed esse svolgono un ruolo cruciale nell'acquisizione di abilità strumentali e nell'intero processo di sviluppo cognitivo.

Secondo Piaget l'ingresso nel mondo del bambino dà inizio al processo di separazione dalla madre e quindi allo sviluppo dell'identità. La relazione con la dimensione spaziale nell'infanzia è il motore di un'evoluzione cognitiva e culturale. La progressiva conquista spaziale e le esperienze di relazione che il bambino compie hanno un ruolo importante nel passaggio dall'egocentrismo assoluto all'egocentrismo intellettuale.

Imparare a osservare significa riconoscere una distanza fra sé e ciò che si osserva e percepire che questa distanza genera relazioni, punti di vista, percezioni, aspettative e progetti. Secondo Vygotskij proprio nella componente individuale gli uomini individuano l'organizzazione spaziale in cui il bambino vive.

Attraverso il linguaggio come mezzo di comunicazione è possibile comprendere l'importanza del lessico spaziale per la costruzione dell'idea di realtà nell'infanzia. Bruner conferma che i processi mentali hanno un fondamento sociale e si sviluppano in relazione alla cultura umana, ai suoi simboli e immagini. Apprendiamo attraverso i luoghi fin dalla nascita, immersi in un tessuto di interazioni culturali che sarà fondamentale durante tutto il corso della vita.

Anche in pedagogia si è sviluppata l'idea di un'educazione basata sui luoghi e legata alla corrente della place-based education che aggiunge nuove riflessioni sulla relazione tra esperienza umana e territorio. Gli anni della scuola dell'infanzia sono importantissimi nella definizione degli spazi personali e di quelli sociali, un passaggio necessario allo sviluppo della consapevolezza sociale, che permette ai bambini di mettersi in gioco al di fuori del nucleo familiare e di incrementare il loro senso di sicurezza tramite nuove esperienze di relazioni.

Già agli educatori degli asili nido e certamente gli insegnanti di scuola dell'infanzia devono quindi prestare attenzione alla dimensione territoriale-geografica del rapporto fra corpo e spazio, in particolare come esperienza di geografia emozionale e di esplorazione intenzionale del luogo di vita. A 8-9 anni i bambini completano lo schema corporeo e si avviano al pensiero astratto che li porterà a sviluppare il ragionamento ipotetico-deduttivo.

La geografia permette di raggiungere questi passaggi senza perdere di vista la relazione con lo spazio vissuto, perché ogni ragionamento geografico e ogni sua astrazione comportano un costante rimando alle categorie dell'esperienza. Da un lato, come afferma Vygotskij, l'egocentrismo resta componente anche nell'adulto, per tutta la vita impegnato a conquistare e difendere il proprio spazio nel mondo, dall'altro nell'adolescenza emerge la consapevolezza complessa e generalizzata di legami plurimi, che ci consente di pensarci come cittadini del mondo e parte di un unico spazio di specie.

È il pensiero simbolico che riduce l'abbondanza del mondo a modelli e rappresentazioni con pochissimi elementi e deriva dal controllo cognitivo dello spazio, che dà la possibilità di immaginare le sue trasformazioni materiali, individuarvi le risposte per la nostra vita e assegnarvi valori per dare senso all'esistenza e diversità ai suoi luoghi.

Dewey sostiene che i rapporti tra esseri umani e ambiente sono filtrati dalla cultura, che con i suoi strumenti e i suoi simboli opera da mediatrice. Secondo Dewey la geografia dovrebbe portare gradualmente gli studenti a contatto con la realtà attuale della vita contemporanea, evitando che capiti loro di conoscere queste cose in modo sprovveduto.

La dimensione spaziale è da considerare un mediatore culturale che guida i bambini nello sviluppo del pensiero, nella strutturazione del linguaggio e nell'orientamento all'interno dei simboli e dei valori della cultura umana. Oltre al significato cartografico, dobbiamo considerare l'orientamento per il suo aspetto culturale e per il suo valore di competenza riguardante la comprensione dei valori della dimensione spaziale così come è stata elaborata e strutturata dalle comunità umane.

Sapersi orientare significa situarsi e sapersi muovere consapevolmente nell'organizzazione del territorio, considerando lo spazio geografico come prodotto culturale della specie umana e come struttura sociale, politica ed economica nella quale dispiegare il progetto della propria vita. La profondità della geografia consiste nel saper integrare le idee sulla natura nelle culture umane, rendendo consapevoli delle costanti interazioni tra sistemi ambientali e sistemi umani.

La carta geografica deve consentirci di pensarci nello spazio, di immaginare un itinerario e di percepire l'intero spazio geografico come un'estensione del nostro corpo e della nostra possibilità di vita. Quando parliamo di cittadinanza planetaria, lo spazio che immaginiamo per questa cittadinanza è quello di un mondo interconnesso e condiviso.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher likelikelike di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Cassi Laura.
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