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International Charter on Geographical Education (IGU, 1992)  Ha indirizzato il dibattito nei diversi

paesi. Secondo la Carta, la geografia deve affrontare i cambiamenti e le sfide planetarie degli anni a venire.

Ciò può avvenire con la conoscenza di:

- Principali sistemi naturali della Terra (morfologia, clima, vegetazione, idrografia..)

- Principali sistemi socio-economici della Terra (agricoltura, industria, insediamenti, trasporti,

commercio, energia…). Ciò implica, inoltre, la comprensione dell’impatto naturale sulle attività

umane, le diverse modalità per diversificare i territori in base ai valori culturali;

- Diversità dei popoli e società sulla Terra

- Strutture e processi di trasformazione della regione e del proprio paese

- Sfide e opportunità per l’interdipendenza globale

Il riferimento a valori diventa esplicito e argomentativo attraverso obiettivi come:

- Sviluppare l’interesse verso i luoghi del territorio vicino e la varietà delle caratteristiche naturali e

umane;

- Apprezzare la bellezza dell’ambiente naturale

- Accrescere l’impegno per la qualità e la pianificazione dell’ambiente e dell’habitat umano per le

generazioni future

- Comprendere gli atteggiamenti e valori nei processi decisionali

- Utilizzare le conoscenze e competenze geografiche nella vita privata, pubblica e professionale;

- Rispettare i diritti di tutti gli esseri umani;

- Cercare soluzioni ai problemi locali, regionali, nazionali e internazionali, sulla base della

Dichiarazione dei diritti Umani.

Nell’ambito della Commission on Geographical Education si ha la testimonianza della capacità di

raccogliere sfide culturali nate nel dibattito internazionale. I documenti sono dedicati alla diversità culturale e

allo sviluppo sostenibile:

• International Declaration on Geographical Education for Cultural Diversity (2000)

• Lucerne Declaration on Geography Education for Sustainable Development (2007)

Nella prima, sulla diversità culturale, l’educazione geografica è chiamata a confrontarsi con la

globalizzazione, i cambiamenti dovuti dallo sviluppo tecnologico dell’informazione e della comunicazione.

Tutti i sistemi, della società, della politica e dell’economia diventano interrelati: si richiama l’attenzione

sull’utilità del sapere geografico per la comprensione delle diversità culturali, lo sviluppo di diversi punti di

vista, il cambiamento di stili di vita e creare risposte alle sfide della global society. Vengono evidenziate le

relazioni tra sistemi umani e sistemi ambientali a scale diverse (luoghi e dimensioni regionali).

Questa è una premessa importante per il successivo sviluppo dell’educazione alla cittadinanza come sistema

di legami multipli su scale diverse. A geografia viene usata come strumento per l’esercizio della

cittadinanza attiva, cioè l’azione consapevole di soggetti che riconoscono l’importanza delle diversità

culturali, ambientali e sociali. 9

Nella dichiarazione di Lucerna, invece, si ritrovano i temi trattati dalle Nazioni Unite riguardo lo sviluppo

sostenibile, conseguente ai cambiamenti climatici e al degrado ambientale che si è verificato nel pianeta. In

questo documento si vuole sottolineare l’importanza dell’educazione geografica allo sviluppo sostenibile,

con il merito di affrontare la problematica del futuro dei sistemi umani in termini educativi.

Il concetto di dimensione spaziale dei problemi rimanda al concetto di territorio, nel suo significato di

“agente di risorse materiali e simboliche capace di strutturare le condizioni pratiche dell’esistenza di un

individuo o un collettivo sociale e di informarlo sulla sua propria identità”. Tale concetto sembra essere

quello che meglio esprime le “geometrie variabili” degli spazi geografici.

La riflessione geografica insiste su due questioni attuali: cittadinanza e intercultura, in quanto si basano

sull’idea di una geografia che forma una mentalità aperta e sulla trasformazione sociale. La geografia si

propone dunque come sapere strategico che fornisce le competenze necessarie per analizzare e affrontare i

problemi che riguardano il futuro del pianeta e dell’umanità.

Lo scopo della dichiarazione è di rinnovare i curricoli nazionali nei paesi europei, e insistere sul valore della

formazione geografica per l’esercizio della cittadinanza, e affrontare le sfide economiche, ambientali e

sociali. Vengono individuate le principali questioni chiave su cui la conoscenza geografica può essere

strategica: uso delle risorse idriche, cambiamento climatico, sviluppo sostenibile, rischi naturali,

globalizzazione e urbanizzazione. Viene ribadita inoltre l’importanza nel contesto della vita individuale per

affrontare le scelte di vita. Si tratta dunque di una conoscenza basilare per la formazione individuale in ogni

campo. La geografia come educazione al territorio

2.3

Gli obiettivi formativi dell’educazione geografica si riferiscono a 6 competenze principali:

A. Analizzare i cambiamenti spaziali

B. Sviluppare una visione geografica dei luoghi

C. Diventare consapevoli e responsabili nella gestione delle risorse del pianeta

D. Affrontare le questioni relative agli esseri umani e agli spazi

E. Contribuire all’organizzazione e alla gestione del mondo contemporaneo e della sua complessità

F. Rispettare le diversità culturali e conoscerne la diffusione nel mondo contemporaneo

L’elenco però manca della visione organica che declini gli obiettivi in un contesto educativo. Per sintetizzare

le diverse declinazioni a un’unica piattaforma a cui far riferimento, si è deciso di adottare il territorio come

“concetto ponte”, in grado di unire le diverse declinazioni in modo organico, che sintetizza i diversi

obiettivi educativi, i soggetti che li esprimono e lo spazio geografico in cui questi agiscono. La geografia

assume una responsabilità etica, per promuovere il sapere geografico come mediatore educativo.

In chiave educativa si intende per territorio il luogo o l’insieme di luoghi di riferimento della comunità

comunità in cui si sviluppa e intende attuarvi un progetto educativo,e come parte integrante si un sistema

insieme sociale, economico, politico e culturale: sistema territoriale. Lo si intende anche come spazio di

vita, di appartenenza comunitaria, ambiente di apprendimento e mediatore culturale.

Il concetto di territorio è utilizzato per collocare il progetto educativo scolastico in relazione ai rapporti fra

scala locale e scala globale. La scuola (parte della comunità e soggetto a cui far riferimento per il progetto)

deve collaborare con gli enti esterni ad essa, per mettere in relazione i bambini con le famiglie e il territorio

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circostante. Il dirigente scolastico è chiamato in prima persona a partecipare a queste attività di “costruzione

di relazioni”. L’obiettivo, dunque, è di portare la scuola fuori delle mura e utilizzare il territorio come

ambiente di apprendimento: in questo modo si apre l’educazione all’esercizio della cittadinanza attiva,

poiché i bambini imparano come comportarsi negli spazi esterni, pubblici. Inoltre, attraverso lo studio del

paesaggio, si possono insegnare la storia di quel territorio e i suoi valori. (da Indicazioni nazionali per il

curricolo della scuola primaria)

Obiettivi di fine terza elementare:

a. Conoscere il territorio circostante tramite approccio e osservazione diretta

b. Comprendere che il territorio è uno spazio organizzato e modificato dagli essere umani

c. Riconoscere le funzioni dei vari spazi e le loro connessioni, interventi positivi e negativi, progettare

soluzioni

Obiettivi classe quinta:

a. Estendere le carte mentali all’Europa, e i diversi continenti

b. Analisi dei caratteri fisici del territorio, fatti e fenomeni locali e globali

c. Individuare i problemi della tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale

I valori territoriali nell’educazione geografica

2.4

Educazione al territorio: i valori territoriali (possono essere tanti) hanno a che fare con l’immagine dei

luoghi, le idee e i progetti espressi da chi nel territorio vive ed è attivo. L’insieme di ciò che troviamo nel

territorio come punto di forza (risorsa, bene utili per il proprio progetto di vita e della comunità). I valori

possono essere materiali (patrimonio di risorse naturali, beni culturali, impianti produttivi) o immateriali

(idee, credenze, linguaggio, tradizioni..). I disvalori, invece, rappresentano ciò che troviamo degradato o

negativo per l’ambiente, e possono essere anch’essi materiali (inquinamento atmosferico) o immateriali

(idee e costumi negativi). Il valore geografico identifica una specifica visione geografica delle relazioni tra le

persone e gli spazi di vita: assumono dunque la funzione di MEDIATORI.

I valori possono differenziarsi a seconda del proprio vissuto e aspettative; la ricerca di un posto nel mondo si

basa sul riconoscimento di questi, trasformandoli o accentandoli per sviluppare il proprio progetto. Ma

nessun progetto può svilupparsi in modo indipendente dagli altri: questo perché, poiché l’uomo non è

destinato a stare da solo, deve confrontarsi continuamente con altri progetti e col territorio e le sue dotazioni.

Ci si deve, quindi, relazionare in un sistema sociale, in modo che il progetto di vita proprio sia anche

vantaggioso per il prossimo e lo spazio comune.

Il proprio spazio nel mondo è inserito in una scala di relazioni e scambi molto ampia, ed è un continuo

negoziamento di progetti. Tutto ciò genera dei CONFLITTI, a cause del contrasto tra i valori della comunità

e quelli di un singoli, di gruppi, minoranze culturali entrati in relazione nel territorio. Si rischia di produrre

visioni cristallizzate dell’identità territoriale, facendola apparire immutabile o considerando il cambiamento

come minaccioso.

Il territorio è un sistema complesso in continua evoluzione: nessuno può prendersi il diritto di decidere i

valori che valgono per tutti, escludendo quelli degli altri; il progetto di convivenza deve tener conto delle

diversità presenti, valorizzandole, rispettando i rapporti tra territori di diverse scale geografiche. Non è un

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sistema isolato, ma anzi i rapporti sono sempre intrecciati a contesti sociali, politici, economici e culturali su

scale diverse.

Nel contesto della globalizzazione, ogni territorio definisce i suoi valori in base anche a le relazioni che lo

collegano con luoghi lontani: l’evoluzione dipende dall’immagine che si ha di essa.

La geografia del territorio è una geografia “dell’agire territoriale”, riguardando i modi e i fini per cui si

sviluppano rapporti economici, politici, sociali e culturali. Il punto di partenza sono i valori territoriali: la

loro comprensione porta alla cura dei luoghi, la tutela dell’ambiente, la qualità di vita, la costruzione di una

società con la percentuale minima di disuguaglianze.

Per educare al territorio si ha bisogno di alcune competenze:

a. Conoscenza del territorio e delle visioni portate dai suoi abitanti per l’elaborazione di un progetto

condiviso;

b. Costruzione di una rappresentazione che esprima i bisogni e le aspirazione degli abitanti per la

coesione della comunità;

c. Individuazione dei rapporti intrattenuti tra il territorio e i suoi abitanti con i luoghi vicini e lontani,

aree regionali in cui è incluso, per educare a collocarsi su scale diverse.

Ciò fa pensare all’esercizio alla cittadinanza attiva, con contesti multietnici e multiculturali, le diverse visioni

dell’ambiente, sviluppo e natura, e i rapporti fra scuola e territorio.

L’educazione geografica allo sviluppo sostenibile

2.5

Dichiarazione di Lucerna (2007): riprende i temi d’azione delle nazioni Unite (UNDESD); Si tratta di un

documento dettagliato e complesso, che espone intenzioni, ma soprattutto un’ampia riflessione generale per

suggerire indicazioni precise sui criteri e metodi utili per un’educazione geografica allo sviluppo sostenibile

adeguata. Uno sviluppo che deve sostenere i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle

generazioni di soddisfare i propri.

Da qui derivano i tre principali obiettivi della sostenibilità:

- Integrità degli ecosistemi

- Efficienza economica

- Equità sociale

L’educazione allo sviluppo sostenibile si differenzia da quella ambientale in quanto agisce su più ampi campi

di azione, poiché la dimensione spaziale si connette alla dimensione antropica.

Summit di Johannesburg: tema dell’acqua, energia, salute, ambiente, globalizzazione, modelli di produzione

e consumo; a questo si è poi aggiunto il tema dell’alimentazione, connesso a quello della crescita

demografica e dei cambiamenti climatici.

ECOLOGIA: intensa nel suo senso etimologico come scienza dell’economia domestica della “casa-

Terra”, l’ecosistema globale che include interdipendenze tra natura, cultura, società ed economia. La

geografia aiuta a comprendere la necessità di mantenere una condizione di equilibrio tra i diversi sistemi: La

“casa-Terra ecologica” non può utilizzare più risorse di quelle che rigenera. Non si può, tuttavia, formulare

un’unica direttiva universale per mantenere tale equilibrio, in quanto il pianeta è caratterizzato da estreme

diversità ambientali e sociali (zone ricche di acque e zone povere, ETC..). Tali diversità, economiche e

sociali, possono corrispondere al connotato negativo di disuguaglianza, che diventa categoria valoriale da

12

cui si può distinguere nello spazio geografico la diffusione di ricchezza e povertà, democrazie e dittature,

cittadinanza attiva o violazione dei diritti umani (ETC..).

La geografia, in questo caso, insegna ad adattare le strategie alla varietà di contesti locali: si tratta di

prendere in considerazione le diversità in tutti i campi, valutando, insieme, le relazioni e gli interscambi

sviluppati da parte di ogni territorio sul pianeta.

La SOSTENIBILITA’ è un problema locale e globale: la soluzione può essere trovata ragionando su

entrambi i livelli. La Dichiarazione suggerisce che l’educazione deve trovare adattamenti all’interno dei

diversi contesti regionali e nazionali. (es. diminuzione dei consumi e impronta ecologica non vale per le

regioni più povere dove la sostenibilità è legata al miglioramento del reddito, dell’alimentazione e condizioni

di vita).

Equità intragenerazionale e intergenerazionale: ideale di pari opportunità per tutti significativo in ambito

educativo; porta l’attenzione sui rapporti tra le generazioni viventi e quelle future, per cui bisogna garantire

una distribuzione più equa delle risorse e il mantenimento delle scorte considerando i tempi di rinnovamento

di ciascuna risorsa.

Il contesto economico influenza lo stato ambientale; è quello più controverso da affrontare per lo sviluppo

sostenibile. La crisi mondiale iniziata nel 2008 ha messo in luce i limiti dei modelli dominanti, in quanto non

sono stati capaci di distribuire equamente la ricchezza sono responsabili dello sfruttamento delle risorse

naturali. La Dichiarazione di Lucerna fornisce una risposta ricollegando i temi all’ambito della

sistematizzazione del sapere geografico, poiché l’educazione allo sviluppo sostenibile riguarda l’acquisizione

di idee o saperi integrati allo sviluppo di competenze che riguardino le relazioni del sistema-Terra (rapporti

tra sistemi ambientali e umani).

CONCETTO DI GEOSFERA: comprende il ruolo e le connessioni fra i sottosistemi ambientali (litosfera,

atmosfera, pedosfera, idrosfera) e i sottosistemi umani (insediamenti, agricoltura, trasporti, ..). si tratta di una

sintesi tra le basi della geografia fisica e antropica per evidenziare le interdipendenze, così da insegnare come

i sistemi umani trasformino l’ambiente naturale e quali risorse fornisce quest’ultimo alle attività umane.

La conoscenza dei sistemi naturali e socio-economici più importanti è fondamentale per lo sviluppo di abilità

e competenze legate all’analisi e alla comparazione dei problemi ambientali, economici e sociali legati allo

sviluppo sostenibile. Le competenze devono riguardare anche la ricerca di soluzioni ai problemi: secondo la

Dichiarazione, infatti, lo sviluppo sostenibile è rivolto al futuro.

La dichiarazione evidenzia alcuni passaggi importanti:

1. Scelta degli argomenti e aree geografiche: i temi devono essere rilevanti e strategici per un futuro

migliore; Ad esempio il riscaldamento climatico, la questione energetica, le risorse non rinnovabili, i

cambiamenti demografici, i movimenti delle popolazioni, …

La scuola ha il compito di educare alla sostenibilità, partendo da un’osservazione diretta nello spazio

vissuto, su scala locale per poi passare a quella regionale e nazionale. Inoltre la scelta degli

argomenti deve essere connessa alle esperienze e agli interessi degli studenti, per coinvolgerli

maggiormente.

2. Scelta di approci adatti per l’insegnamento: I temi scelti da sviluppare devono far emergere le

modalità di interconnessione. La sostenibilità può essere un modo per guardare alle relazioni tra

sistemi umani e sistemi ambientali; l’educazione deve partire dal quadro ambientale per poi passare

alla successiva azione trasformatrice dell’uomo, secondo una didattica costruttivista. È necessario

che l'approccio emerga da scale e contesti regionali.

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La scuola deve tenere in considerazione gli interessi secondo gruppi di età, collegando la

sostenibilità ai campi di apprendimento cui interessano i bambini.

3. L’uso delle TIC (Tecnologie dell’informazione e della comunicazione): Sono strumenti importanti

per adeguare la qualità dell’insegnamento a standard elevati. Inoltre, sono utili per rappresentazioni

visive (immagini), l’analisi dei luoghi, per lo scambio di lavori prodotti. Da adattare secondo l’età.

L’ambiente e la sostenibilità presentano numerosi aspetti interdisciplinari: l’approccio geografico porta i

seguenti contributi:

- Aiuta a riconoscere l’importanza degli equilibri ambientali e delle risorse naturali nei diversi sistemi;

- Promuove la capacità di ragionare in modo multi scalare;

- La consapevolezza dell’importanza della sostenibilità per una migliore qualità degli spazi di vita e

quindi della vita stessa.

Il punto di partenza è la ricerca di una vita sostenibile che porti miglioramenti per le generazioni future a

cui viene lasciato il pianeta.

L’educazione geografica alla cittadinanza

2.6

Ciascun individuo ha un proprio ruolo sociale definito dalle norme giuridiche, dalle consuetudini, legami

affettivi, (…)

Comprende le dimensioni personali, sociali, temporali e spaziali messe in connessione dalla cittadinanza

stessa. La sua educazione parte dal riconoscimento del ruolo dei luoghi e territori della vita sociale e

personale. Il concetto di cittadinanza comprende due concezioni: da un lato la tradizionale cittadinanza

dello Stato-nazione, dall’altro un ampio movimento di idee in favore della “cittadinanza transnazionale”:

ciò rappresenta la dialettica tra la cittadinanza come status legale e la cittadinanza come identità,

appartenenza. Gli Stati-nazione hanno ancora una loro rilevanza nella sua definizione e nella traduzione in

norme e leggi sociali (diritti e doveri della popolazione).

Il concetto di cittadinanza è strettamente connesso al tema delle migrazioni e all’intercultura. La sua

acquisizione, nel campo migratorio, si collega al tema dell’appartenenza di un legame emotivo con i luoghi

vissuti. Si tratta di una doppia cittadinanza. In Europa si parla, ad esempio, di doppia cittadinanza

sovranazionale, in quanto ciascun cittadino di un paese europeo è anche cittadino europeo (Trattato di

Maastricht).

Questione della globalizzazione e dibattito sui valori fondanti della società contemporanea: due temi che si

incontrano sulla carta geografica più ampia e mondiale, e che fa ragionare sull’appartenenza della

cittadinanza terrestre come prospettiva di specie (appartenenza alla comunità planetaria). Tale visione multi

scalare è fondamentale nell’educazione per l’esercizio alla cittadinanza nazionale, europea, planetaria. La

cittadinanza planetaria può tradursi nella capacità di pensare su scale diverse, individuandovi connessioni

spaziali e l’impatto di eventi su luoghi e persone anche distanti tra loro.

La corretta educazione alla cittadinanza porta all’essere consapevoli del mondo e di conseguenza, al proprio

ruolo in esso e delle comunità che lo abitano. Ciò ha un valore strategico per i destini e le scelte individuali:

maggior conoscenza dei cambiamenti nel mondo comporta ad una migliore capacità di scelta per il proprio

spazio di vita. La competenza è legata alla capacità di agire nel proprio spazio di vita, interagendo nei

processi decisionali e espandendosi a scale molto estese.

Nella didattica: i bambini devono imparare ad essere cittadini e soprattutto cittadini attivi, per poter

partecipare in modo attivo alla vita sociale. Si procede dunque all’insegnamento dell’altro da sé,

14

riconoscendo cioè gli altri, le regole e i comportamenti condivisi e da rispettare: in aggiunta, si ha lo studio

dell’organizzazione dello Stato e della Costituzione.

Tutti i temi geografici possono essere collegati all’educazione alla cittadinanza, in quanto sviluppo della

capacità critica delle relazioni. La conoscenza dei luoghi e il saper individuare i segni del passato è un modo

per costruire la cittadinanza come appartenenza; la diversità culturale, il cambiamento e i luoghi devono

essere considerati come luoghi per sviluppare valori di giustizia sociale, e il senso del luogo e del rispetto.

Inoltre si ha un’educazione a guardare al proprio territorio come opportunità per il proprio progetto di vita,

riuscendo a collocarsi in una dimensione sociale che comprenda anche i progetti degli altri, nel loro rispetto.

Bambini e bambine sono cittadini già dal momento della nascita: la scuola deve indirizzarli nella comunità in

cui vivono, insegnare le conoscenze dei diversi spazi presenti, e alla loro partecipazione attiva. In realtà i

bambini partecipano poco, poiché poco coinvolti ma soprattutto considerati (geografie dei bambini e delle

bambine). L’educazione geografica all’intercultura

2.7

Lo spazio vissuto è impregnato di persone, storie, idee e segni del paesaggio; l’alterità è sempre presente

nello spazio geografico.

CONCETTO DÌ CULTURA: 1. Riguarda la comunicazione tra attori sociali e il loro ambiente, per cui un

individuo fa parte contemporaneamente di più sistemi sociali, e quindi influenzato da più culture. Dunque

una cultura non coincide mai con una persona, così come un luogo non coincide quasi mai con una sola

cultura. 2. La cultura si trasforma nel tempo e nello spazio, attraverso il movimento, l’interazione e il

contatto con l’alterità.

Da qui si riconosce il ruolo importante della dinamica tra insider e outsider, del contatto con ciò che è

percepito come diversità ma che poi può diventare parte dell’identità o contribuire ad una trasformazione.

INTERCULTURA: il prefisso “inter” da l’idea di un concetto di mezzo, un essere “fra” le culture, ma anche

di connessione. L’intercultura, nei manuali, viene interpretata come progetto di far coesistere diverse culture

in modo pacifico con un reciproco riconoscimento all’interno di un contesto sociale di relazioni e

contaminazioni positive. Il suo opposto è la proiezione di “me” sull’altro, al punto di non riconoscergli il

diritto di esprimere il suo pensiero.

L’intercultura è una strategia di relazione, un modello di convivenza e interazione che cerca di costruire

contatti fruttuosi tra persone di diverse culture che convivono nello stesso contesto sociale. Due culture in

relazione stretta come la convivenza, possono trasformarsi a vicenda molto più facilmente, stando appunto a

contatto.

L’intercultura viene definita nel momento in cui si sente il bisogno di affrontare problemi quali, ad esempio,

l’inclusione o l’esclusione sociale legati ai flussi migratori. I luoghi non sono un sistema statico, chiuso, ma

al contrario si trasformano col passaggio e l’interazione di culture diverse che lo trasformano. Inoltre vi sono

più sistemi di relazione, e generazioni di persone da tempo insediate in esso e altre che lo sono da poco

tempo.

Ragionare di culture riporta al tema dei legami, alla necessità di creare reti di relazioni che possono risultare

vantaggiose per l’evoluzione del cambiamento e le contaminazioni. D’altra parte, deve però esserci un segno

che differenzi l’identità dall’alterità: un limite cioè in modo da non far apparire una società come qualcosa di

caotico dove si possono ritrovare culture diverse e ciascun individuo sperimenti un’elaborazione di sé e una

ricerca continua di idee e valori nuovi.

L’educazione geografica, in questo caso, educa a riconoscere e comprendere l’abbondanza di segni culturali

15

diversi tra loro e scardinare gli stereotipi , fornendo strumenti di tipo concettuale e per poter sviluppare il

proprio sistema di atteggiamenti e valori con una certa apertura alla diversità.

Tra i temi della geografici vi è la mobilità umana alla quale può contribuire l’intercultura: le migrazioni.

Nella scuola se ne parla già da diversi anni, poiché vi si ritrova anche in esse. Ciò riprende l’idea del sapere

geografico come strumento per conoscere altri luoghi e comprendere diversi punti di vista.

La didattica della geografia

4.

Negli ultimi anni si è verificato un rinnovamento nella didattica geografica, ovvero il costante confronto fra

ricerca e didattica, in modo da poter produrre riflessioni autonome e avanzamenti nel campo geografico.

La didattica della geografia non è una semplificazione di concetti più complessi, ma anzi è riflessione

teorica e metodologia = ciò consiste nella rielaborazione dei saperi disciplinari tesa ad indagare le diverse

relazioni. Significa anche individuare il modo più efficace per tradurre i processi geografici

nell’insegnamento.

Per insegnare occorre padroneggiare l’intero sistema ermeneutico, individuando della sintesi coerenti e dei

criteri di rilevanza, in modo da poterle connettere in un sistema logico per interrogare la realtà, ma non solo:

necessita di conoscere l’intero orizzonte della geografia, riuscendo così ad applicarla anche nelle altre

discipline. Inoltre, deve avere le competenze comunicative, relazionali e ermeneutiche per poter così

contestualizzare, individuare analogie, comunicare idee, analizzare le situazioni e risolvere i problemi che si

presentano.

La didattica, talvolta, significa smontare le strutture delle conoscenze, ricostruendole attraverso percorsi

attivi, simulazioni di situazioni di ricerca,e altro. Inoltre, la didattica disciplinare si occupa della

mediazione culturale complessa, del progetto sociale cui i saperi e i percorsi sono finalizzati allo sviluppo

delle competenze, in modo da mettere il tutto in relazione, purché significativa. Si va così oltre le conoscenze

disciplinari, collocando la prospettiva spaziale nel sistema dei saperi inter-poli-transdisciplinari.

Tutto, quindi, è connesso. La comprensione di ciò è lo strumento utile per capire che le condizioni di vita nel

mondo sono frutto della capacità umana di interagire al suo interno con le risorse.

Le competenze geografiche

4.1

“Lifelong learning” = idea della formazione permanente, che perdura tutta la vita. Da qui si è sviluppata una

riflessione che ha riportato l’attenzione sui tempi dell’apprendimento ma anche sulle modalità con cui si

apprende, distinguendo tra apprendimento formale ( scolastico), non formale e informale. (tema già

considerato dalla “strategia di Lisbona”: obiettivi fissati fino al 2020).

L’acquisizione delle competenze ha assunto il ruolo di concetto orientatore e di obiettivo finale del processo

di apprendimento. In questo modo l’apprendimento è passato dalla pura acquisizione di conoscenze, alla

costruzione di saperi contestualizzati in contesti lavorativi, culturali e sociali. Ciò permette di valutare

l’aspetto applicativo della conoscenza, volto ad affrontare i problemi e questioni e all’uso corretto degli

strumenti.

CONCETTO DI COMPETENZA: difficile da definire unicamente. Il parlamento afferma che si tratta di una

combinazione di conoscenze, abilità e attitudini appropriate al contesto geografico, per poter sviluppare al

meglio il proprio progetto di vita. L’so di conoscenze e strumenti in modo consapevole richiede una certa

16

capacità e qualità umane difficili a definire, poiché significa saper affrontare in modo efficace le situazioni

che si presentano nel mondo.

Il parlare dei problemi reali, che si presentano o possono presentarsi in un futuro, significa già fare

educazione geografica. Osservare le competenze legate alla geografia permette di dettagliare ancora di più

l’idea. Le competenze sono dunque legate all’applicazione di conoscenze e abilità in un contesto

spazializzato, in cui la dimensione spaziale è oggetto di investigazione, collegamenti e individuazione di

relazioni e sistemi.

Competenze della localizzazione: basilare, non va presa come abilità a se stante, ma anzi nella sua

applicazione a contesti reali per interpretare, ad esempio, potenzialità e limiti di un determinato territorio

rispetto la sua posizione geografica. Si deve creare interconnessione tra le conoscenze del territorio, la storia

e le sue problematiche: interconnessione tra abilità e conoscenze.

Ogni competenze è legata alle altre, può richiedere il coinvolgimento di conoscenze e altre competenze

interdisciplinari. La comunicazione di idee e informazioni può coinvolgere l’intero campo della conoscenza

geografica, ma il centro consiste nella capacità d trasferirla utilizzando strumenti disciplinari e

interdisciplinari.

Insegnare la geografia per competenze

4.2

La tradizione italiana è legata alle lezioni frontali: insegnare la geografia per competenze, invece, invita a

sviluppare il curricolo per problemi e situazioni, significativi, coinvolgendo le conoscenze all’interno di

scenari reali, tramite l’analisi degli stessi.

Principali argomenti per l’insegnamento della geografia per competenze:

1. Valorizza la capacità di affrontare problemi reali nel mondo contemporaneo, tramite l’uso di

conoscenze, strumenti, metodi e abilità.

2. Educa al pensiero critico e a valutare il territorio, luoghi e le relazioni che avvengono in esso,

attraverso diversi punti di vista.

3. Sviluppa la creatività e l’immaginazione geografica, importanti per lo studio dei luoghi considerando

valori, percezioni e aspettative sociali, o per progettare le trasformazioni.

Geografia per trovare i proprio spazio nel mondo, per progettarlo, partecipazione alla vita della comunità

umana, dalla scala locale dello spazio vissuto a quella globale. Le competenze appaiono come la dotazione

necessaria per stare nel mondo come cittadini attivi, responsabili. L’insegnamento delle competenze,

affrontando situazioni reali, può essere accompagnato da immagini, fotografie, video, testi e spazializzate

attraverso cartelloni o prodotti digitali. Allo stesso tempo, si può analizzare il problema partendo dalle idee e

proposte dei bambini per sentire il LORO punto di vista, cosa cambierebbe e come: in questo modo si

acquisiscono anche degli obiettivi educativi. Un’altra modalità può essere la ricerca di segni e simboli delle

diverse culture presenti nel territorio, oppure di temi ambientali per trovarvi i problemi da affrontare.

La geografia, ancora, è necessaria allo sviluppo di un linguaggio corretto condiviso per poter parlare di

luoghi, oltre che utile per dar voce a emozioni e vissuti personal, rielaborandoli e condividendoli con gli altri,

e appropriandosi così di un vocabolario ricco e adeguato.

Infine, serve a sviluppare una riflessione critica sul proprio spazio di vista, operando anche confronti con

luoghi diversi, vicini e lontani, per individuare meglio rischi, pericoli e problemi da affrontare.

Infanzia e primaria: Indicazioni nazionali 2013

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria (laurea a ciclo unico - 4 anni)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simofelix di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti e didattica della geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Giorda Cristiano.

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