Iconemi – Alla scoperta dei paesaggi bergamaschi
Iconemi è un'iniziativa bergamasca che ci permette di ragionare sulle trasformazioni del paesaggio provinciale, attraverso spunti di riflessione sui metodi e sui processi delle trasformazioni.
Consumo di città
Esiste ancora il confine tra città e campagna? Per rispondere, una possibile soluzione sarebbe quella di definire un disegno per gli spazi aperti anche al fine di ricostruire un disegno alla città costruita, così da ricomporre anche un rapporto tra città e campagna. E in quest’ottica la chiave per la realtà bergamasca è il progetto di cintura verde, un gesto di continuità per una Bergamo che ha già vissuto stagioni di scelte coraggiose, su tutte:
- La regola “del cinquantesimo”, finalizzata a limitare la copertura dei colli.
- L’istituzione del parco regionale dei colli, negli anni Settanta.
Luoghi vs Siti
Il paesaggio è ovunque
Il paesaggio non è soltanto nei luoghi a cui viene riconosciuta emergenza, ma è paesaggio anche l’ambiente in cui viviamo, le nostre città. Questo assunto però, per quanto riguarda l’attività edilizia e urbanistica, continua a rimanere soggiogato dalla distinzione tra zone vincolate e zone non vincolate; e per queste ultime si continua così a perpetrare un approccio disattento (frammentazione concettuale che si accompagna alla frammentazione delle politiche e degli apparati legislativi).
Il paesaggio è abitato
Il paesaggio è perciò anche e soprattutto un luogo in cui la presenza dell’uomo è centrale:
- A volte siamo attori, e trasformiamo i luoghi.
- Altre siamo spettatori, e guardando assumiamo consapevolezza (E guardare non è mera registrazione).
Diventa allora fondamentale agire sul paesaggio attraverso il coinvolgimento di chi vi abita: osservazione e educazione allo sguardo devono essere elementi centrali di ogni progetto paesaggistico.
Anti paesaggi o nuovi paesaggi della contemporaneità?
L’opera dell’artista-fotografo londinese Tom Leighton, Venice 2, rappresenta Piazza San Marco, ancora riconoscibile ma del tutto diversa e falsata rispetto alla realtà. In questa foto si mischiano le identità delle memorie locali e una dimensione globale. L’artista mette a nudo questioni molto interessanti per chi si occupa di paesaggio:
- La diffusione delle reti sta cambiando la nostra idea di territorio.
- Il paesaggio viene concepito come un’interfaccia personalizzabile.
- Per contro, però, a fronte di questo individualismo, il predominio della comunicazione globale favorisce l’uniformità in tutto il pianeta.
- Concetti come Contesto e Storia dei luoghi divengono sempre più astratti.
Per una nuova urbanità
Verso la terza rivoluzione urbana? (tre indizi)
- I diversi fenomeni di dilatazione urbana (suburbanizzazione, peri-urbanizzazione, conurbazione, metropoli e megalopoli) hanno portato:
- Al superamento della dicotomia città/campagna
- Al ripensamento della nozione di centralità.
- L’esaurimento del modello industriale classico sta aprendo la strada all’esame delle conseguenze territoriali generate:
- Il declino ineguale di alcuni settori (tessile, metallurgico..) e lo sviluppo di altri (per lo più attività di servizio).
- L’industrializzazione del terziario, che ha rimescolato le carte dei costi di produzione, ora pendenti verso la ricerca e lo sviluppo, la pubblicità, il marketing e i servizi finanziari.
- Le mutazioni economiche e sociali hanno messo a disposizione di tutti le tecnologie informatiche, variabili cruciali per l’organizzazione spaziale delle attività umane.
Due aspetti della città contemporanea sono di generale riconoscimento:
- La sua frammentazione
- La banalizzazione di una gran parte dei luoghi, che perdono specificità, si dequalificano, perché privati dei valori di cui nel passato erano portatori.
Prime osservazioni sugli effetti della terza modernità
La nozione di area metropolitana diventa il veicolo per evidenziare aspetti urbani inediti. Es.: si sfuocavano le differenze fra città e campagna.
Paesaggi rurali
Per la Carta pan-europea, il patrimonio rurale è una risorsa per i territori perché gioca un ruolo decisivo nel creare equilibrio tra città e campagna. Quindi:
- Si riconosce il patrimonio del rurale
- Se ne ricerca l’utilizzo
- Apre al sostegno dell’economia del patrimonio
Paesaggi urbani
La Carta urbana europea II: Manifesto per una nuova urbanità (2008), propone nuove prospettive per una nuova cultura della vita nelle città: Ecco alcuni requisiti base cui tale progetto dovrebbe rispondere:
- Una città dei cittadini, fatta di partecipazione e sussidiarietà (ovvero che si prevedano devoluzioni delle competenze territoriali al giusto livello per risolvere i problemi) e risorse economiche.
- Una città sostenibile, fatta di forme urbane compatte che rendano lo spazio urbano più facilmente fruibile (es. sviluppo di alternative all’automobile).
Paesaggi ibridi delle regioni urbane
Non cinture periurbane, ma insediamenti non necessariamente contigui al tessuto urbano che sorgono entro le grandi maglie delle infrastrutture di trasporto (insiemi eterogenei che non rappresentano la periferia delle città). Così si sono formati, da due o tre decenni, nuove realtà economiche: le mega-regioni urbane costituite da sistemi integrati di città nelle quali il capitale e il lavoro possono essere ricollocati da una parte all’altra a costi molto bassi.
Per un approccio paesaggistico all’urbanistica è fondamentale:
- L’attenzione alla natura: Anche se una natura poco “naturale”, ciò che conta è l’inversione del rapporto di predominanza tra spazio costruito e spazio aperto.
- Il riconoscimento dell’egemonia del sito, in ogni scelta progettuale.
- La connessione dei frammenti, con costruzione di reti di saldatura che li connettano (es. cintura verde).
Alla riscoperta dei paesaggi lombardi del basso medioevo: percorsi storici per la valorizzazione del territorio
L’agricoltura
Si noti come l’affermazione di un’agricoltura commerciale monocolturale ha messo in crisi sistemi basati sulla compenetrazione degli spazi: es. i vitigni dei colli bergamaschi, del Franciacorta e dell’Oltrepò pavese, es. le risaie della Lomellina che hanno cancellato un paesaggio più antico.
Paradossalmente, dunque, tali paesaggi che fanno ormai parte a pieno titolo della storia e delle identità della nostra regione sono sorti dalla cancellazione delle tipologie colturali che erano state dominanti per più di seicento anni, dal Duecento all’Ottocento.
Il rapporto città-campagna. Il suburbio
A Bergamo il suburbio arriva fino a sei miglia dalla civica: Lontano dal centro gli incolti.
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