Aspetti geomorfologici del Lazio
Il quadro generale
Il Lazio occupa una porzione centro-occidentale della penisola e si affaccia sul Mar Tirreno.
Elementi orografici
Il Lazio comprende una ristretta parte dell’asse della catena Appenninica; verso il Tirreno c’è una successione di edifici vulcanici. In provincia di Rieti c’è il complesso dei Monti della Laga comprendente la cima più elevata del Lazio, il Monte Gorzano (2458 m). Il 26% del territorio è occupato da montagna, il 54% da collina e il 20% da pianura. L’“impronta morfologica” è data da 4 stesi apparati vulcanici: il Vulsino, il Sabatino, il Vicano e il Laziale. Dal punto di vista idrografico, fanno parte il Tevere, il Sacco, il Velino, l’Aniene e parte del Liri-Garigliano.
Il paesaggio vulcanico
Il vulcanismo laziale si è sviluppato alla fine del Pliocene. I distretti vulcanici hanno caratteristiche diverse per le varie attività e si distinguono in 3 gruppi:
- Chimismo acido della provincia magmatica toscana come nel Monte Cimino con estesi ripiani ignimbritici da cui si elevano rilievi lavici cupoliformi.
- Alcalino-potassici, come quello che c’era prima del Lago di Vico, con edificio centrale troncato nella parte sommitale, al cui interno si ergono coni vulcanici di minore dimensione.
- Alcalino-potassici con attività areale come il complesso dei Vulsini, più ampi e piatti con diversi centri vulcanici sparsi.
Il paesaggio che si è formato dipende dalle diverse forme con cui si manifesta l’attività. L’aspetto attuale dipende dall’erosione delle acque che hanno inciso i rilievi formando valli strette e profonde. L’erosione nelle argille ha prodotto forme più morbide.
Complesso vulcanico dei Monti Vulsini
Ha avuto un’attività subareale e di natura esplosiva e iniziò con un rilievo paleovulsino i cui prodotti ricoprirono quelli più vecchi del Monte Cimino e sono coperti da una colata piroclastica del vulcano di Vico. Prima di 500.000 anni fa nel settore S-E dei Vulsini si formò il gruppo dei vulcani di Montefiascone seguito da uno sprofondamento e poi la creazione di Bolsena. Dai 300.000 anni fa l’attività si spostò verso Ovest e si sviluppò lo strato-vulcano di Latera.
Il vulcano Cimino a SE di Viterbo ha diversi domi, di cui il maggiore è il Monte Cimino. La prima fase di attività si deve essere protratta fino a 1,1 miliardi di anni fa, a questa è seguita da una stasi e quindi un periodo di effusione lavica da diversi centri. Il vulcano di Vico è uno strato-vulcano e la sua evoluzione comprende 3 fasi: durante la prima o “fase lavica” si innalzò il cono centrale costituito da lave e scorie; la seconda o “fase piroclastica” vide la messa in posto di quattro ignimbriti legate a violente esplosioni, questa terminò con lo sprofondamento della parte centrale del cono oggi occupato dal lago; l’ultima fase o “fase piroclastica e lavica” vide lo sviluppo del piccolo cono del Monte Venere.
Il complesso vulcanico dei Monti Sabatini
L’attività è iniziata più di 600.000 anni fa. Gli edifici più importanti si trovano tra Sacrofano e Baccano. L’attività del centro più antico di Morlupo-Castelnuovo di Porto si è conclusa con una grande colata piroclastica. A Ovest si stava sviluppando il vulcano di Sacrofano con un primo stadio caratterizzato da una grossa colata piroclastica cineritica con la seguente evoluzione del centro in vulcano-strato. La sua attività è durata a lungo. L’attività del complesso Sabatino continuò verso O, dove si sviluppò il centro di Baccano la cui attività terminò in una colata piroclastica che invase la depressione di Sacrofano. La parte centrale del complesso ha forme vulcaniche positive costituite da coni di scorie e dagli altri centri di emissione, e quelle negative in cui rientrano le ampie depressioni vulcano-tettoniche.
Il sistema vulcanico Tolfetano-Cerite-Manziante
Comprende i vulcani più antichi del Lazio la cui attività era di tipo “esplosivo” con emissione di materiali che si sono disposti; poi un’attività di tipo “effusivo” con lave molto viscose che accumulandosi hanno creato dei domi; alla fine c’è stata un’attività idrotermale con emissione di fluidi caldi mineralizzati. Il complesso è ridotto in altezza con rupi e pareti ripide su una delle quali sorge Tolfa. Presenta attitudini modeste con il Monte delle Grazie (616 m) sul cui fianco sorge Allumiere.
Il complesso vulcanico dei Colli Albani
Ossia il Vulcano Laziale (circa 1000 m). È un ampio edificio centrale formatosi a seguito di un’attività mista sviluppatosi al di sopra di un substrato sedimentario. L’attività del Vulcano Laziale è suddivisa in 3 fasi: la prima detta “Tuscolano-Artemisio” comprende 4 cicli caratterizzati da colate piroclastiche legate a violente esplosioni. L’accumulo di piroclastiti ha portato al vulcano-strato detto “edificio Tuscolano-Artemisio” che inizialmente aveva un cratere ma poi è sprofondato.
La seconda fase è detta “fase delle Faete” o “fase dei Campi di Annibale” vede la ripresa dell’attività con un edificio post-calderico. È una fase suddivisa in cicli e a questo periodo risale la “colata di capo di Bove” su cui corre per 10 km la Via Appia Antica. La terza fase detta “fase freatomagmatica” vede molte eruzioni ad Ariccia, a Nemi e ad Albano. I prodotti sono sempre piroclastici. Ultime tracce dell’attività restano le sorgenti ipotermali come le acque Albule presso i Bagni di Tivoli. Sui fianchi interni ed esterni sorgono Monte Porzio Catone, Monte Compatri, Rocca Priora.
Distretto vulcanico delle isole Ponziane
Sono un arcipelago di 5 isole principali situate nel Golfo di Gaeta. Le isole sud-orientali sono le sommità emerse dell’edificio centrale di Ventotene e del cono avventizio di Santo Stefano. Le isole nord-occidentali sono Ponza, Palmarola e Zannone caratterizzate da prodotti vulcanici sottomarini.
Entro la media valle Latina
A Sud dei Colli Albani ci sono numerosi centri vulcanici la cui attività a carattere areale si è sviluppata lungo due linee di frattura attivate dopo il sollevamento degli Appennini. Tutti gli edifici costruiti sono di tipo misto in cui i prodotti esplosivi prevalgono su quelli effusivi. Nelle zone più interne dell’Appennino in cui si è avuta la fuoriuscita di magma da fratture ci sono i “neck a pozzolana”: antichi condotti esplosivi riempiti da materiali vulcanici affioranti per erosione.
Il paesaggio costiero
La costa laziale si estende per circa 290 km, tra la Foce Fosso Chiarone e il Garigliano, di cui circa 220 km sono lunghe spiagge sabbiose. Durante il Pliocene la costa del Tirreno era localizzata più a Est dell’attuale, lambendo il margine occidentale secondo lo stile “a fosse e a pilastri” (“horst e graben”) in cui zone più alte sono intervallate da quelle depresse. Con il riempimento e l’emersione la linea di costa si spostò verso O. Con il Pleistocene inferiore il fondo di quest’area continuò a sollevarsi. Dal Pleistocene medio l’area iniziò la sua continentalizzazione. Alla fine del Pleistocene la costa era ormai caratterizzata da laghi, paludi o zone melmose.
I caratteri fisiografici dei litorali sabbiosi e la posizione dei tratti rocciosi lungo tutto l’arco costiero, consentono di individuare 5 settori con diversa dinamica litoranea:
- 1 settore: si estende per circa 70 km dal Promontorio di Ansedonia fino a Capo Linaro sopra Santa Marinella. L’intero arco costiero sottende sistemi idrografici modesti, fra i quali hanno una certa importanza i fiumi Flora, Marta e Mignone. La linea di riva è falcata e bordata da un sistema di dune fino a Bagli di Sant’Agostino mentre il secondo tratto, fino a Capo Linaro, è prevalentemente roccioso. La fascia litoranea esterna presenta un insediamento umano ridotto da Ansedonia fino alla foce del fiume Fiore. La fascia da Torre Valdaliga a Capo Linaro è antropizzata.
- 2 settore: poco più di 100 km da Capo Linaro ad Anzio. È diviso in due falcature dal Tevere. Da Capo Linaro a Santa Severa è generalmente roccioso; da Santa Severa a Paolo è sabbiosa. Lungo il tratto compreso tra Coccia di Morto e Castel Fusano e che comprende le due foci del Tevere (Il Canale di Fiumicino e Fiumara Grande) si sono registrati fenomeni di riduzione della spiaggia. Tra Fiumicino e Castel Fusano è dal 1989 che fanno interventi per la salvaguardia del litorale. L’arco litoraneo del Tevere fino a Capo d’Anzio è costituito da un arenile sabbioso molto ristretto al Lido di Ostia e più andando verso Torvaianica, mentre nella tenuta presidenziale di Castel Porziano è bordata da cordoni dunari (=tumoleti). Il Tevere è l’elemento dominante dell’idrologia.
- 3 settore: da Capo d’Anzio fino al promontorio del Monte del Circeo è suddiviso dalla Punta di Torre Astura in due falcature: la prima è di 14 km ed è il proseguimento della ripa nell’area di Anzio; la seconda è di 33 km ha una spiaggia sabbiosa con dune alle spalle delle quali si trovano 4 laghi (Fogliano, Monaci, Caprolace e Sabaudia).
- 4 settore: si estende per circa 58 km tra i promontori del Monte del Circeo e di Gaeta. Un tempo la spiaggia era bordata verso l’interno da un cordone dunare, oggi distrutto. Da Terracina a Gaeta si sviluppa la spiaggia che dopo la sporgenza di Sperlonga presenta un tratto frastagliato.
- 5 settore: da Gaeta fino alla foce del fiume Garigliano che segna il limite regionale tra il litorale laziale e quello campano. È costituito da due tratti di costa bassa separati dallo spuntone roccioso del Monte Scauri. Da Gaeta fino a Formia la linea di costa si identifica con strutture portuali; nel tratto fino al fiume Garigliano c’è una forte urbanizzazione.
Le pianure costiere
La pianura costiera più ampia del Lazio è l’Agro Romano (o Pianura Pontina) suddivisa in tre parti: la prima è la zona litoranea da Torre Astura a Terracina con i tumoleti; la seconda è la zona più elevata con antiche dune; la terza è la zona che si spinge fino ai Monti Lepini che era una palude.
Sintesi della sua evoluzione: dalla fine del Pliocene e durante il quaternario è stata invasa dal mare e il Monte del Circeo, da isola è diventato promontorio. Durante il Pleistocene medio-superiore il continuo apporto di sedimenti riversati dai corsi d’acqua colmarono il braccio di mare. Nelle fasi fredde del Pleistocene si ebbe un abbassamento del livello del mare e un avanzamento della riva.
Il paesaggio carsico
Data la notevole diffusione dei terreni carbonatici meso-cenozoici, il fenomeno di soluzione carsica è diffuso in tutta l’area appenninica laziale. Le forme collegate al carsismo epigeo sono sia macroforme che microforme e sono campi solcati, doline, valli morte e aree con depositi di “terra rossa”, cioè pervenuta dalla dissoluzione dei terreni carbonatici. Il sistema Simbruini-Ernici è interessato al carsismo epigeo. Le doline sono localizzate in grandi depressioni. L’aspetto geometrico dominante è quello a contorno ellissoidale. Le più diffuse sono le “doline a imbuto”. I volubri sono doline con fondo di terra rossa che impediscono infiltrazioni di acque originando delle pozze. I campi solcati sono solchi più o meno paralleli impostati lungo fessure o linee di pendenza.
Anche il carsismo ipogeo risulta molto sviluppato con molte grotte, pozzi e gallerie. La costante presenza di “diaclasi” è favorevole allo sviluppo di cavità ipogee. I numerosi inghiottitoi e la fitta rete di fessure che interessa tutte le masse calcaree fa pensare che le manifestazioni sono numerose. Nell’area dei Monti Ernici c’è il “Pozzo d’Antullo”, una “dolina di crollo” formatasi per l’aprirsi in superficie di una caverna a seguito del crollo della volta. C’è la “Grotta di Colleprado”, cavità priva di acque correnti in cui c’è solo lo stillicidio. Ci sono poi numerose grotte costiere nei pressi del promontorio del Circeo originatesi con l’attività carsica favorita da molte fratture e faglie. Ci sono la “Grotta delle Capre”, “la Grotta Guattari” celebre per il ritrovamento di un cranio di un Homo neanderthalensis. Di origine carsica è anche la Conca di Fiuggi, una depressione in cui sgorgano varie sorgenti. Nella zona più depressa c’è il Lago di Canterno (il più grande lago carsico d’Italia). Nella dorsale calcarea del Monte Soratte ci sono diaclasi, cioè fratture legate alle pressioni orientate secondo le direttrici tettoniche. Le poche acque sono convogliate grazie alla fratturazione dei calcarei verso un livello basso a contatto con calcari.
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