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Spazio urbano e immigrazione in Italia

Immigrati in Italia

Gli immigrati in Italia rappresentano il 7,4% della popolazione, un fenomeno strutturale che pone problemi di governo. In Italia, l'immigrazione non si presenta solo come fenomeno urbano, in quanto alcuni sono insediati nelle campagne.

  • Non ci sono luoghi di concentrazione etnica paragonabili a quelli in altri paesi occidentali (a livello di quartiere, gli immigrati sono al massimo il 25% dei residenti).
  • L'immigrazione è una risorsa perché gli immigrati garantiscono la vitalità di quartieri "in crisi".
  • Non esiste una politica urbana nazionale paragonabile a quella di altri paesi come Francia o Inghilterra; le realtà (e di conseguenza le politiche) sono molto diverse da città a città.

Presenza straniera nelle città italiane

La presenza straniera è rilevante nelle aree centrali o semi-centrali delle seguenti città:

  • Verona (quartiere di Veronetta)
  • Milano (area Bramante-Canonica-Sarpi)
  • Brescia (quartiere del Carmine)
  • Genova (centro storico)

Questi sono luoghi dove la pressione immobiliare è sempre maggiore e le dinamiche di inclusione-esclusione si sono fatte evidenti.

Progetti innovativi

Una delle poche esperienze positive e innovative in Italia per quanto riguarda le politiche sugli immigrati è stato il progetto "The Gate. Living not Leaving" promosso nell'area di Porta Palazzo a Torino nella seconda metà degli anni '90. Tuttavia, con le condizioni attuali, riproporre in altre aree questo progetto risulta difficile.

Verona (quartiere di Veronetta)

Veronetta si trova oltre l'Adige rispetto al centro storico, ma in una posizione centrale interna alle mura: in termini territoriali e architettonici sono, dunque, un continuum. Veronetta è sempre stata considerata una periferia per la composizione economica-sociale dei suoi abitanti. Nel dopoguerra, sono immigrati qui i meridionali e negli anni '90 persone di colore. Comunque, Veronetta dispone di edifici storici e università; non è assolutamente un ghetto (gli immigrati non superano il 21%). Gli immigrati provengono da paesi diversi.

Ci sono situazioni di degrado fisico, e ha il più alto tasso della città di famiglie unipersonali (single e studenti), ci sono molti anziani e nelle vie più vicine all'Adige e all'Università ci sono già tracce di gentrification. I dibattiti si accendono soprattutto quando si parla di sostituzione delle attività commerciali con esercizi gestiti da immigrati, anche se gli esercizi italiani rimangono ancora i maggioritari.

Di giorno, l'area è vissuta e gli immigrati spaventano soprattutto gli anziani. Ci sono stati episodi poco piacevoli dovuti a gruppi marginali di immigrati dediti alla microcriminalità. I giovani cercano di superare la diffidenza e comprano in negozi che non hanno connotazione etnica e che sono gestiti da immigrati. Gli studenti non sono stati attratti dal tessuto commerciale portato dagli immigrati (low cost e take away).

È più l'“esterno” che percepisce il disagio e molti residenti hanno tentato con iniziative di cambiare l’immagine negativa del loro quartiere. La giunta di centro-sinistra (2002-2007) aveva tra i progetti prioritari questo quartiere. Si voleva far convivere le persone. Dal 2007, con l'elezione di Tosi (Lega Nord), il tema si è spostato sulla sicurezza e si sono messe telecamere, volanti della polizia, limitato gli orari di apertura degli esercizi (anche quelli gestiti da italiani) e di somministrazione di alcolici. Sono inoltre state proposte regole estetiche per i fronti commerciali, vietando l’insorgere di altre attività che somministrino cibi etnici entro un raggio di 300 m da quelle già esistenti. I problemi a Veronetta sono, tuttavia, ben più ampi dei fronti commerciali e prima si dovrebbe provvedere al degrado fisico del quartiere (non dovuto agli immigrati).

Milano (area Bramante-Canonica-Sarpi)

Dagli anni '20 del '900, i cinesi hanno convissuto a lungo con gli italiani. A partire dagli anni '80 la situazione è diventata problematica. È iniziato un processo di gentrification (arrivo classe media) e via Sarpi si è trasformata in un punto di attrazione commerciale per la classe media. Al giorno d’oggi, il 15% della popolazione è cinese, quindi non si può parlare di una Chinatown.

Molti imprenditori italiani, però, hanno abbandonato la zona, che si è trasformata in un centro polifunzionale di servizio alla comunità cinese. Sono emersi problemi di viabilità e conflitti sugli usi dello spazio pubblico, impropriamente presentati da autorità e media come conflitti "etnici" (uso strumentale per alimentare un dibattito aggressivo sull’immigrazione). I problemi riguardano, tuttavia, sia i residenti italiani che i commercianti cinesi. Ci sono conflitti anche all’interno della comunità cinese (tra nuovi arrivati e immigrati già presenti).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Beam94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Rossetto Tania.
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