Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

La geografia è una scienza prepotentemente EDUCATIVA, insostituibile nella scuola,

fondamentale nella società, capace di FAR CAPIRE I PROBLEMI, aprire gli orizzonti,

pretendere nuovi comportamenti individuali e collettivi e in definitiva di formare cittadini più

RESPONSABILI, ATTENTI E ATTIVI. Allo scopo si richiedono COMPETENZE MULTIPLE

E TRASVERSALI ed una preparazione seria ed ampia, che spazi dal sociale

all’ambientale.

 GEOGRAFIA: SCIENZA DELLA COMPLESSITA’

La geografia è disciplina non solo informativa, ma soprattutto FORMATIVA. E’ un SAPER

PENSARE LO SPAZIO e un AGIRE PIU’ EFFICACEMENTE. E’ un arte più che una

scienza: l’ARTE DI COGLIERE I PROBLEMI, INTERPRETARLI E TROVARE

SOLUZIONI per poi decidere il comportamento da assumere.

La geografia educa alla SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE, allo sviluppo, alla

COMPRENSIONE DELLA DIVERSITA’ e del cambiamento, alla valutazione integrale del

territorio, alla partecipazione diretta all’oggetto di studio, all’ECOSOSTENIBILITA’. Fa

scattare in noi il SENSO DELLA CONDIVISONE E DELLA RESPONSABILITA’

COMUNE, dell’IMPEGNO SOCIALE E POLITICO, dell’apertura verso il mondo intero.

Contribuisce alla FORMAZIONE INTEGRALE DEL DISCENTE, un cittadino con

responsabilità crescenti, impegnato nel campo produttivo, politico e culturale; un UOMO

COMPLETO, con chiari obiettivi e tenaci convinzioni, a cui la società di oggi può affidare

con fiducia i compiti di domani.

Persi, parlando di geografia, sostiene che:

• “la geografia RIFIUTA I DOGMI E I DOGMATISMI, sollecita l’individuazione delle

invisibili e pur reali connessioni che legano ogni uomo al resto dell’umanità,

conduce alla SCOPERTA progressiva delle leggi naturali ed ai meccanismi ancora

più complicati che si intrecciano tra le collettività umane e tra queste e lo spazio

ambientala, ci aiuta ad essere PROTAGONISTI E ARTEFICI DEL NOSTRO

FUTURO”

• “studiando i sempre MUTEVOLI E COMPLESSI rapporti tra ambiente e società, è

costretta ad un COSTANTE RINNOVAMENTO di approcci, metodi, strumenti,

obiettivi”

La TRANSDISCIPLINARITA’ di cui gode la geografia è a tutto campo e ad essa possono

ricondursi senza sforzo le altre aree di insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.

Una cosa molto importante è EVITARE L’ENCICLOPEDISMO, il descrittivismo sterile o

l’inutile mnemonismo. La nozione fine a se stessa è vuota e noiosa. Ciò che il geografo

deve spronare è la CAPACITA’ DI COMPARAZIONE DEI DATI, il corretto uso delle FONTI,

l’ESAME CRITICO delle informazioni, la SCOPERTA DEI LEGAMI stretti e non casuali tra

i fatti e gli elementi del territorio. Il gioco delle IPOTESI conduce alla scoperta che tutto è

collegato fortemente. La consapevolezza che nessuna scelta è senza conseguenze e che

gli effetti prodotti sono causa di nuovi e a volte temibili impatti, la convinzione che “nessun

uomo è un’isola”, ma che tutti siamo LEGATI A QUELLE RETI famosa da cui nessuno

può sottrarsi, sono momenti magici nel processo di maturazione geografica e sono

certamente più gratificanti delle elencazioni e dei dati quantitativi.

 CINQUE W PER UN METODO

Il metodo che la geografia possiede è sufficientemente ARTICOLATO E ORGANICO, ed è

stato ben affinato nel tempo da quando si è formata come disciplina universale fino al

momento in cui ha generato saperi specialistici che poi hanno preso sviluppo scientifico

autonomo.

Il metodo geografico è PLURALISTICO: MULTIFATTORIALE, MULTIDIMENSIONALE,

MULTISTRUMENTALE. Poggia su più principi di cui NON è possibile stabilire un rigoroso

ordine gerarchico, perché sono tutti INDISPENSABILI. I loro ruoli si intrecciano in una

AZIONE UNITARIA che cerca di enucleare la conoscenza attraverso l’indagine di tutti gli

aspetti e i processi che li animano.

• APPROCCIO INDUTTIVO: Il geografo avviava e avvia la sua opera a cominciare

dall’ESPERIENZA, dal mondo come gli appare o come egli lo vede, per giungere

poi a regole più UNIVERSALI e per applicare determinate conclusioni ad ALTRI

CONTESTI. In questo modo tuttavia rischia di cadere nel DESCRITTIVISMO che

non può mai essere un fine della geografia, oppure nel SOGGETTIVISMO O

INDIVIDUALISMO che non contribuisce ad una visione sociale, quindi comunitaria

ed organizzata. Da qui la necessità di incardinare tale approccio con quello

deduttivo.

• APPROCCIO DEDUTTIVO: nasce come antitesi o anche sviluppo del principio

precedente e dall’esigenza di fare della geografia una SCIENZA COSTRUTTIVA in

grado di progettare un territorio. In questo caso si parte da una IPOTESI da

verificare e da misure quantitative da effettuare sull’oggetto di studio. Ciò consente

di acquisire dati sui TREND in atto e di effettuare previsioni territoriali, ma anche in

prospettiva di realizzare PIANI DI SVILUPPO. Il rischio da evitare è quello di

attribuire ai dati numerici validità anche per un futuro che inevitabilmente sarà

DISTINTO DA CONTESTI SPAZIALI DIVERSI per i quali i dati in nostro possesso

non sono più applicabili. Inoltre non tutto ciò che riguarda i gruppi umani è

misurabile: suggestioni, percezioni degli uomini ecc.

• OSSERVAZIONE: l’oggetto della geografia sono le RELAZIONI NELLO SPAZIO,

quindi un oggetto NON VISIBILE in sé perché immateriale, ma di cui sono ben

visibili gli EFFETTI scatenati e le VARIAZIONI prodotte. Sono queste le reti e i

flussi che siamo chiamati a cogliere, interpretare, valutare, se si vuole essere

uomini liberi: l’uomo libero è quello che è in grado di ADOTTARE DELLE

DECISIONI.

• LOCALIZZAZIONE: comprende la UBICAZIONE E LA DISTRIBUZIONE

dell’oggetto studiato che considera nel suo divenire, nel suo evolversi, o nel suo

regredire. E’ un PRINCIPIO DINAMICO, non statico. Risponde alla domanda:

DOVE? , ma non si limita solo a questo. Il sito, il luogo, non sono mai un punto, ma

una REALTA’ POLIVALENTE E POLISEMICA.

• CORRELAZIONE E COMPARAZIONE: ricerca le INTERCONNESSIONI e, più

ancora, le INTERAZIONI tra un fatto/fenomeno e altri, della stessa specie o diversi,

cui in qualche modo si lega con rapporti di INTERDIPENDENZA. Risponde al

quesito: COME? e poggia sul confronto, sulla ricerca di omogeneità e di differenze,

sull’individuazione di rapporti che si producono nello SPAZIO (RELAZIONI

ORIZZONTALI) e nel TEMPO (RELAZIONI VERTICALI).

• CAUSALITA’ E CONCAUSALITA’: ricerca le FORZE SCATENANTI di determinati

fatti/fenomeni. Sia nella natura che (e più ancora) nella società si producono nuovi

contesti ed opera di più cause. Nulla si deve ad una sola causa, ma molteplici sono

i fattori di modificazione (MULTIFATTORIALITA) di un contesto socio-ambientale e

gli effetti prodotti possono diventare a loro volta cause di nuovi effetti con un

sistema a cascata o a catena. Risponde al quesito PERCHE’? e consente di

ricostruire le complesse concatenazioni geografiche.

• ATTIVISMO: ogni evento geografico è distinto da MOVIMENTO, da SVILUPPO e,

anche quando è ubicato e radicato in un luogo, si MODIFICA, SI AMPLIA,

REGREDISCE, PRODUCE INPUTS O NE RICEVE. La sua presenza e azione nel

tempo e nello spazio NON sono immutabili. Ne deriva un’APPLICAZIONE

EDUCATIVA: se tutto si modifica non ci sono verità assoluta; se anche tutto il

nostro sapere procede per accostamenti progressivi alla verità, non esistono nella

scienza dei dogmi e quindi tale principio sollecita in noi lo SPIRITO CRITICO verso

ciò che vediamo, ascoltiamo, leggiamo.

• GLOBALITA’ E TRASVERSALITA’: l’indagine geografica si muove per contesti

SINCRONICI E DIACRONICI e non ignora nessun aspetto. Punta quindi al

raggiungimento di una VISIONE ORGANICA, UNITARIA, SINTETICA  ANALISI

INTEGRANTE. A questo principio si lega l’INTERDISCIPLINARITA’ che nasce dal

forte potere trasversale dell’indagine geografica e coinvolge saperi autonomi e

specifiche competenze in un comune lavoro di studio e progettazione.

 CONTINUITA’ EDUCATIVA E GEOGRAFIA

Continuità significa SVILUPPO ORGANICO E ARMONICO delle conoscenze e delle

abilità del ragazzo, attraverso APPROFONDIMENTI ED AMPLIAMENTI degli orizzonti in

una prospettiva educativa che tenga conto dello sviluppo psicologico e dei bisogno e

interessi del fanciullo; quindi un ARRICCHIMENTO PROGRESSIVO e GRADUALE della

personalità EVITANDO FRAMMENTAZIONI, contraddizioni, scompensi e incoerenze, ma

anche inutili e tediose ripetizioni.

La geografia per la sua natura di disciplina profondamente embricata con settori diversi

della conoscenza e per la sua capactà di relazionare l’ambientale e il sociale, risulta

particolarmente dotata a realizzare un RUOLO TRASVERSALE rispetto agli altri saperi e

verticale attraverso i cicli scolastici che l’alunno è chiamato a percorrere.

La geografia, che coniuga l’umanità con la natura, con i suoi APPROCCI

MULTIFATTORIALI E MULTIDIMENSIONALI, è la disciplina che fornisce un grande

contributo non solo alla crescita culturale, ma allo SVILUPPO GLOBALE del ragazzo,

valorizzandone esperienze e abilità e ancorandolo saldamente alle problematiche spaziali

e storiche non solo del territorio di appartenenza, ma anche di quello percepito, quindi di

uno spazio sempre più vasto e articolato, con implicazioni profonde a livello emozionale e

razionale.

L’insegnamento geografico torna prezioso per la sua SPICCATA CENTRALITA’ E FORTE

CAPACITA’ DI RACCORDO E INTERMEDIAZIONE non solo tra aree di studio

differenziate per soggetti e approcci, ma persino tra insegnanti impegnati su settori diversi

della formazione, perché trova la sua unità nel TERRITORIO di cui ogni individuo è parte e

artefice.

 IL PAESAGGIO: FOCUS DELLA GEOGRAFIA

Definizione di George, studioso francese: “il paesaggio è la RISULTANTE di retaggi e di

forza passate o attuali che di per se stesse sfuggono al campo del visibile: le lunghe

sequenze di avvenimenti geologici o storici alla stessa stregua dei flussi di capitali o degli

intrecci di poteri e decisioni legate alle strutture”.

Quindi NON è solamente un insieme differenziato, ma un insieme che nasce dal

CONFRONTO DI FORZE DAI VISIBILI EFFETTI, ma nascoste. Il paesaggio, quindi, è il

PRODOTTO DI PIU’ ORGANIZZAZIONI SOCIALI, di più territori che nel tempo si sono

succeduti, riordinando e animando diversamente la morfologia terrestre, ponendo in valori

i suoli, sfruttando le acque, modificando la copertura animale e vegetale, costruendo città,

intensificando le comunicazioni e riducendo le distante, legando lo spazio terrestre con

una rete di funzioni, servizi, scambi, un MEGASISTEMA DOVE TUTTO è

PROFONDAMENTE E INTIMAMENTE CORRELATO, sicchè nulla può essere tolto o

aggiunto senza MODIFICARE PROFONDAMENTE l’insieme di forme e di processi

funzionali alla scala planetaria e a quella locale.

Può anche essere definito un TERRITORIO, se per territorio si intende una REALTA’

SPAZIALE ORGANIZZATA, che ogni generazione RIMODELLA per meglio soddisfare le

esigenze dell’abitare, produrre e scambiare, e nasce dalla RECIPROCA MODIFICAZIONE

TRA NATURA INERTE E NATURA VIVENTE. Paesaggio come insieme irripetibile di sottili

e innumerevoli legami geomorfologici, idrologici, atmosferici, biologici, storici, economici,

demografici, ideologici e persino estetici perché il paesaggio è anche bellezza e

soddisfazione dello spirito.

Il paesaggio è il RISULTATO PLURISECOLARE E PLURIMILLENARIO di un confronto e

talori di una lotta titanica tra INGEGNO UMANO E NATURA. E’ una REALTA’

COMPLESSA, IN COSTANTE EVOLUZIONE che tutti influenzano e che ci influenza. E’

un bene e una risorsa quando l’uomo ne trae benessere spirituale e materiale, ma può

diventare un male quando è sottoposto a degradazione, sconvolto nei suoi delicati equilibri

fino ad essere fuggito perché coincidente con uno spazio pericoloso per la vita materiale e

spirituale delle anime.

 IL PAESAGGIO COME SISTEMA

Kant: “La cognizione del mondo deve essere un sistema … Nel sistema il tutto è prima

delle parti.” La definizione di Kant si applica perfettamente al paesaggio, manifestazione di

forme, ORGANIZZATE E DINAMICHE, che si evolvono nel tempo per l’opera congiunta,

ma non sempre concorde, della natura e degli uomini, l’una e gli altri impegnati da leggi

che per lo più si sottraggono al nostro occhio.

Il paesaggio nasce dall’EQUILIBRIO DINAMICO E AGONISTICO tra elementi naturali e

antropici legati da scambi materiali ed energetici. Semplificando, i suoi ELEMENTI (o

componenti) sono:

• MORFOLOGIE: forme concave, modellate dai processi esogeni; forme convesse di

origine endogena, come le strutture vulcaniche, o di origine biologica come gli atolli

e le barriere coralline

• IDROGRAFIA: oceani, mari, laghi, fiumi

• COPERTURA VEGETALE

• OPERE UMANE: insediamenti, viabilità ecc.

• COMPONENTE IN MOVIMENTO: animali, uomini, automezzi

• TIPO DI TEMPO

• ODORI

• SUONI

 UN SISTEMA A CASCATA

Per leggere e comprendere correttamente un paesaggio nei suoi dinamismi palesi o

nascosti, dobbiamo chiamare in causa i processi che legano i vari elementi tra di loro e

fanno sì che alcuni divengano condizionanti per altri.

STRUTTURE GEOLOGICHE  RILIEVO  CLIMA  IDROGRAFIA  VEGETAZIONE 

UOMO

Ne deriva un sistema a cascata di CONCATENAZIONI GEOGRAFICHE di causa-effetto

che legano l’insieme con processi numerosi e compositi; questi da una parte

contribuiscono all’UNITA’ E INTEGRITA’ del sistema, dall’altro rendono il suo

EQUILIBRIO COSTANTEMENTE INSTABILE.

Il sistema paesaggio raggiunge il suo equilibrio tra forze opposte, quando per tempi lunghi

CONSERVA LE SUE FORME e mantiene la gerarchia tra queste. Ma la FRAGILITA’ del

sistema fa sì che sia sufficiente introdurre una VARIANTE anche minima, perché

l’equilibrio si perda e tutto insieme debba trovare un NUOVO PUNTO DI STABILITA’, sia

pur sempre precario. Ne deriva per il paesaggio un continuo sforzo di aggiustamento tra

nuovi contesti e l’autoconservazione che lo porta ad attivare processi di feedback noti

anche come “INERZIE DEL PAESAGGIO”.

Nel paesaggio esiste un trasferimento di materia e di elementi chimici che seguono

determinati cicli e che l’uomo ha modificato: da un lato ne ha ACCELLERATO IL RITMO,

dall’altro ha mobilizzato elementi chimici che in natura sono piuttosto inerti e radicati

nell’area di deposizione primaria. Questo ha MODIFICATO L’ASSETTO GEOCHIMICO di

determinati territori nei quali la presenza di prodotti dispersi dalle attività economiche ha

raggiunto livello allarmanti.

RIEPILOGO  ATTRIBUTI DEL PAESAGGIO:

• INSIEME DINAMICO di forme fisiche e umane

• Globalità di componenti e di processi in PERPETUA INTERAZIONE

• Incontro-scontro tra natura e attività locali

• Risultato di FORZE INVISIBILI e dagli EFFETTI PALESI

• Ambito di flussi di materia e di energia che l’uomo può DILATARE E

ACCELERARE fino a creare NUOVI EQUILIBRI

• È dotato di una certa INERZIA e di un FORTE FEEDBACK, ma in grado di subire

rapide e irreversibili TRASFORMAZIONI

• Sistema retto da LEGGI NATURALI in cui interferiscono sempre più le DECISIONI

ECONOMICHE E POLITICHE

 IL PAESAGGIO NELLA SCUOLA

Il compito della geografia è di ricorrere al territorio e alle sue risorse e di educare il

ragazzo a cogliere i fermenti dell’umano progresso, dal che derivano il RISPETTO

DELL’ALTRO, LA SOLIDARIETA’ ATTIVA CON IL GRUPPO, IL RISPETTO

DELL’AMBIENTE NATURALE E IL CORRETTO ATTEGGIAMENTO VERSO GLI

ESSERI VIVENTI.

Altro compito è quello di AMPLIARE l’orizzonte culturale e sociale, oltre la realtà

ambientale, in uno spirito di COMPRENSIONE E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE;

e di COMPRENDERE NELLA SUA COMPLESSITA’ la realtà.

Inoltre: MATURARE progressivamente la propria capacità di AZIONE DIRETTA, DI

PROGETTAZIONE E DI VERIFICA, DI ESPLORAZIONE, DI RIFLESSIONE E DI

STUDIO INDIVIDUALE, promuovendo il PENSIERO RIFLESSO E CRITICO, potenziando

nel contempo creatività, divergenza, autonomia di giudizio. La geografia proprio perché ha

per oggetto PROCESSI DINAMICI e quadri in continua evoluzione RIFIUTA IL DOGMA e

le cristallizzazioni nozionistiche. E questo è il fondamento stesso della scuola elementare

che pone così le BASI COGNITIVE E SOCIO-EMOTIVE necessarie per la partecipazione

sempre più consapevole alla cultura e alla vita sociale.

PARTE SECONDA: GLI SPAZI

CAPITOLO 1: LO SPAZIO FISICO

Lo spazio fisico è il SUBSTRATO sul quale le società umane si sono insediate e

organizzate nel corso del tempo, dando vita ad un sistema costituito da numerosi elementi

che intessono tra loro COMPLESSI RAPPORTI DI AZIONE E RETROAZIONE.

Il rapporto tra sistema ecologico e sistema antropico si è mantenuto in equilibrio per molto

tempo fino a quando una serie di fattori legati al drastico AUMENTO DELLA

POPOLAZIONE, al diffondersi dell’INDUSTRIALIZZAZIONE e all’USO

INCONTROLLATO DELLE RISORSE hanno determinato preoccupanti lacerazioni al

tessuto ambientale. I meccanismi dell’interazione tra uomo e natura sono oggetto di

indagine della geografia.

Secondo i primi geografi moderni (HUMBOLDT, RITTER, RATZEL) l’ambiente naturale

svolgeva un ruolo fondamentale nel determinare la vita delle comunità umane; tali studiosi

ritenevano, infatti, che LA CONFORMAZIONE DEI LUOGHI, IL CLIMA E LA

VEGETAZIONE DEGLI STESSI DETERMINASSERO LE ATTIVITA’, LE FORME DI

INSEDIAMENTO E IL GRADO DI CIVILIZZAZIONE DEGLI UOMINI CHE SI TROVANO A

VIVERE IN QUEL DETERMINATO AMBIENTE.

E’ sul finire del XIX secolo che, registrandosi il passaggio da posizioni di stampo

DETERMINISTICO a posizioni di stampo POSSIBILISTICO, gli studi geografici iniziarono

ad osservare la realtà in chiave più problematica tentando di capire come e in quale

misura le condizioni naturali incidessero sulle società umane.

Con il pensiero e l’opera di PIERRE VIDAL DE LA BLANCHE cambia il punto di

osservazione, si passa da una visione geocentrica ad una ANTROPOCENTRICA dello

spazio fisico: saranno LE CAPACITA’ DI SCELTA DELL’UOMO E LA POSSIBILITA’ CHE

EGLI SAPRA’ E VORRA’ SFRUTTARE A PLASMARE L’AMBIENTE IN CUI VIVE e non il

substrato fisico a determinare un certo modo di abitare e produrre. Tale impostazione

teorica è chiaramente espressa anche da LUCIEN FEBVRE, il quale sostiene che NON è

più l’ambiente che determina le azioni dell’uomo, ma è l’uomo che INTERFERISCE

CONTINUAMENTE CON LA NATURA, che la plasma secondo le proprie capacità e

interessi, che dà al luogo in cui vive un particolare valore.

AMBIENTE:

• NATURALE: insieme degli elementi costituenti lo spazio fisico nelle sue

componenti BIOTICHE (organismi viventi) e ABIOTICHE (aria, acqua, suolo)

• UMANIZZATO: risultate del RAPPORTO UOMO-AMBIENTE, combinazione di tratti

fisici e umani che conferisce ad una determinata porzione di superficie terrestre una

particolare fisionomia

Il segno che le attività umane imprimono sul substrato fisico dà vita al PEASAGGIO. Il

concetto di paesaggio e quello di GENERE DI VITA costituiscono le NOVITA’

caratterizzanti il pensiero vidaliano.

Il paesaggio viene così visto come UNITA’ SUPERIORE, FUSIONE DELLA SFERA

NATURALE CON QUELLA UMANA. Componenti comportamentali e culturali concorrono

a modellare il paesaggio, così, su substrati naturali simili si possono formare paesaggi

differenti perché frutto del diverso modo dell’uomo di interagire con l’ambiente. Il

paesaggio è quindi IL PRODOTTO DELL’INCONTRO TRA UN GRUPPO UMANO E UN

DETERMINATO SUBSTRATO FISICO.

Uno studio geografico del paesaggio implica, quindi, l’ANALISI DIACRONICA di tutti

quegli aspetti (insediativi, produttivi, culturali, sociali, religiosi) nelle loro RECIPROCHE

RELAZIONI E MUTUI CONDIZIONAMENTI.

Concettualmente diverso dal paesaggio è il TERRITORIO in cui alle sfere dell’agire umano

si sommano anche quelle POLITICHE con i propri confini, le reti amministrative, le

infrastrutture e i servizi. Il territorio inteso come porzione di superficie terrestre, in genere

delimitata dal punto di vista politico-amministrativo, implica l’esistenza di un SISTEMA

AMBIENTALE GOVERNATO DA UN SOGGETTO O DA UNA COLLETTIVITA’ che ne

determina la struttura organizzativa, la controlla e ne definisce le linee di sviluppo.

Si tratta, quindi, di uno SPAZIO ORGANIZZATO da un punto di vista insediativo,

produttivo, infrastrutturale e relazionale in quando consente il movimento di flussi di

persone, beni, energia e informazioni.

Il paesaggio diventa così il CONTENITORE all’interno del quale si collocano sia le

ORGANIZZAZIONI TERRITORIALI che si succedono nel tempo, sia l’AMBIENTE, che si

pone come UNITA’ DI BASE sulla quale i gruppi umani organizzano il proprio territorio. Il

paesaggio, quindi, deriva dall’UNIONE E LA SINTESI DI AMBIENTE E TERRITORIO.

 LA QUESTIONE IN CHIAVE SISTEMICA

L’ECOSISTEMA

L’ambiente va visto come un SISTEMA in cui i singoli elementi INTERAGISCONO TRA

LORO creando un insieme di relazioni dirette e indirette che legano gli esseri viventi al

mondo inorganico. L’ambiente SOLIDO (LITOSFERA: crosta terrestre, suolo e

sottosuolo), insieme a quello LIQUIDO (IDROSFERA: oceani, mari, fiumi, laghi) e

GASSOSO (ATMOSFERA: involucro di gas che circonda la terra) intessono tra loro una

serie di relazioni di tipo sia VERTICALE che ORIZZONTALE. Verticali quando si muovono

dal basso (suolo, sottosuolo) verso l’alto (atmosfera) e/o viceversa; orizzontali quando si

instaurano tra luoghi diversi della superficie terrestre.

Alle sfere del suolo, dell’acqua e dell’aria si aggiunge la sfera della vita, chiamata

BIOSFERA, intesa come l’insieme degli ambienti in cui si riscontrano forme di vita animale

e vegetale. La totalità degli ambiti abiotici e biotici viene definita ECOSFERA e il sistema

ambientale che ne deriva ECOSISTEMA.

L’ecosistema, quindi, costituisce l’UNITA’ FUNZIONALE DI BASE in ecologia. Le sue

componenti sono: le comunità di esseri viventi (COMUNITA’ BIOTICA) e non viventi

(COMUNITA’ ABIOTICA); i FLUSSI DI ENERGIA e le loro INTERAZIONI. La scienza che

ha per oggetto lo studio degli ecosistemi è l’ECOLOGIA.

L’insieme delle condizioni ambientali in cui vive e si riproduce una determinata specie di

piante o animali, o un qualsiasi gruppo umano viene definito HABITAT.

I fattori fondamentali che condizionano l’ecosistema sono principalmente il CLIMA E LA

TOPOGRAFIA. Gli ecosistemi sono dei sistemi DINAMICI, soggetti a CONTINUA

EVOLUZIONE e gli effetti di tali modificazioni possono manifestarsi nell’arco di poche ore

o di diversi millenni.

La fonte di energia da cui dipende tutta la vita terrestre è il SOLE. La biosfera, però, non

termina dove arriva la luce, ma si spinge verso il basso dei fondali oceanici e verso l’alto

dei rilievi montuosi più elevati.

Gli ecosistemi sono tra loro collegati da SCAMBI ENERGETICI e da VARI CICLI detti

BIOGEODINAMICI: ciclo dell’acqua, dell’ossigeno, del carbonio, dell’azoto ecc.

CICLO DELL’ACQUA:

Esso è l’insieme dei processi che consente all’acqua di LASCIARE GLI OCEANI

IMMETTERSI NELL’ATMOSFERA  RAGGIUNGERE LE TERRE EMERSE PER POI 

TORNARE NEGLI OCEANI.

Esso si realizza mediante variazioni dello STATO FISICO dell’acqua che è costantemente

alimentata dall’energia del sole. Il riscaldamento solare provoca

l’EVOPOTRASPIRAZIONE di una porzione d’acqua di superficie che, trasformatasi in

vapore, ENTRA NELL’ATMOSFERA e viene TRASPORTATA DAI VENTI.

Se una massa d’acqua già satura riceve altro vapore acque, o se la temperatura

diminuisce, ha luogo la CONDENSAZIONE mediante la quale viene eliminato il vapore in

eccesso. Si verificano così le PRECIPITAZIONI, con le quali l’acqua allo stato liquido o

solido raggiunge in parte i continenti e in parte ritorna direttamente negli oceani. Una

percentuale dell’acqua caduta sulla terra PENETRA NEL SUOLO, o spingendosi in

profondità e alimentando così le falde freatiche, o fermandosi più in superficie. Solo una

porzione delle acque rimaste più in superficie evapora subito, mentre l’altra viene

assorbita dalle radici delle piante, venendo poi LIBERATA DALLE FOGLIE per

evapotraspirazione.

Per cercare di comprendere la complessità delle interrelazioni e la fragilità degli equilibri

che si instaurano tra le varie sfere dell’ecosistema, è necessario realizzare una

schematizzazione della molteplicità di rapporti che legano tra loro la sfera del suolo,

dell’aria, dell’acqua e della vita.

LITOSFERA ATMOSFERA

L’azione che l’atmosfera esercita sul rilievo terrestre contribuisce a MODELLARNE gli

aspetti attraverso processi di ALTERAZIONE CHIMICA: EROSIONE, TRASPORTO,

SEDIMENTAZIONE di materiali rocciosi. Uno dei principali agenti atmosferici che esercita

un’azione geomorfologica notevole è l’ACQUA. Alla componente che agisce dall’alto

verso il basso si aggiunge quella opposta che vede fuoriuscire dalla terra GAS DI

EMISSIONI VULCANICHE, DI TORBIERE E DI GIACIMENTI PETROLIFERI.

LITOSFERA IDROSFERA

Il pianeta Terra è formato per un 30% da terre emerse e per la restante parte da acqua.

L’energia solare innesca una serie di processi che permettono ad una parte delle acque di

lasciare gli oceani, entrare nell’atmosfera, raggiungere le terre emerse per poi tornare

negli oceani. Delle acque meteoriche, solo un terzo ritorna nel giro di breve tempo in mare

attraverso i fiumi. Della restante parte, circa una metà rimane in superficie e può

EVAPORARE subito oppure tornare nell’atmosfera per evapotraspirazione; mentre l’altra

metà PENETRA NEL SUOLO IN PROFONDITA’ andando ad alimentare le FALDE

FREATICHE per poi riaffiorare in superficie dopo un lungo periodo.

LITOSFERA BIOSFERA

La superficie terrestre costituisce il substrato dal quale animali e piante TRAGGONO

NUTRIMENTO e al quale forniscono a loro volta SOSTANE ORGANICHE importanti. La

distruzione della copertura vegetale innesca una serie di modificazioni che determinano il

progressivo IMPOVERIMENTO DEI SUOLI.

ATMOSFERA IDROSFERA

Il vapore acqueo è uno dei componenti più importanti dell’atmosfera. Immesso in

atmosfera per evaporazione delle acque oceaniche e o per traspirazione delle piante, il

vapore viene restituito alla superficie terrestre sotto forma di PRECIPITAZIONI SOLIDE O

LIQUIDE. Dalla scissione delle molecole d’acqua che l’energia solare innesca durante la

fotosintesi clorofilliana deriva buona parte dell’OSSIGENO presente sulla terra.

ATMOSFERA BIOSFERA

L’aria come l’acqua è uno degli elementi fondamentali che permettono la vita. L’atmosfera

protegge la terra dalle RADIAZIONI NOCIVE (ozonosfera) e ne regola il

RISCALDAMENTO. La sua composizione è data da circa il 78% di azoto, 20% di

ossigeno e per la restante parte da altri gas. L’ossigeno non solo PERMETTE LA VITA,

ma è esso stesso prodotto da attività vitali derivando fondamentalmente dalla scissione

delle molecole d’acqua, da parte dell’energia solare, durante il processo di fotosintesi.

Attualmente, però, è l’uomo con le sue attività a condizionare il bilancio di ossigeno sulla

terra.

IDROSFERA BIOSFERA

L’acqua e una sorgente di energia sono elementi indispensabili alla vita. L’importanza

biologica dell’acqua sta nelle sue caratteristiche fisiche. Dal rapporto tra precipitazione e

evaporazione dipendono le zone di VEGETAZIONE e quelle DESERTICHE. La

sopravvivenza delle specie animali e vegetale è strettamente legata alla quantità d’acqua

disponibile e utilizzabile.

IL GEOSISTEMA  Gli ecosistemi naturali non esistono più, nel senso che risulta

pressoché impossibile trovare una seppur piccola porzione di superficie terrestre che non

sia stata modificata o alterata dalle attività dell’uomo o dagli effetti da questo provocati. E’

riferendosi a tali modificazioni che si parla di ANTROPOSFERA o NOOSFERA, per

indicare tutti quei CAMBIAMENTI PRODOTTI DALLE ATTIVITA’ UMANE, siano esse di

tipo insediativo, produttivo o commerciale. Il sistema nel quale uomo e natura

INTERAGISCONO può essere definito GEOSISTEMA.

 I PRINCIPALI FATTORI DI DEGRADAZIONE DELLO SPAZIO FISICO

Negli ultimi due secoli il progressivo aumento della popolazione, unitamente alla crescente

industrializzazione, ha prodotto uno SFRUTTAMENTO DEGLI ESCOSISTEMI NATURALI

maggiore alle loro capacità di carico, innescando una serie di fenomeni di degradazione

ecologica.

I fenomeni di degrado e di inquinamento ambientale sono legati ALL’USO IRRAZIONALE

E ILLIMITATO DELLE RISORSE NATURALI da parte delle società più industrializzate. Gli

uomini hanno fatto un uso cattivo e dissennato delle risorse non rinnovabili (combustibili

fossili, petrolio, carbone, gas naturale, energia naturale, energia nucleare, convenzionale),

mentre hanno sottovalutato le risorse rinnovabili (biomasse, energia solare, energia eolica,

energia idroelettrica, energia geotermica).

Lo sfruttamento degli ecosistemi naturali in misura maggiore alla loro capacità di carico è

causa di DIVERSI FENOMENI DI DEGRATO ECOLOGICO, cioè di impoverimento e

modificazione di una determinata realtà ambientale. I principali fenomeni di degradazione

ecologica sono:

INQUINAMENTO

1.

Si parlerà quindi di inquinamento atmosferico, idrico e dei suoli quando rispettivamente

l’atmosfera, l’idrosfera e la litosfera risulteranno INCAPACI DI ASSORBIRE le quantità di

sostanze inquinanti prodotte dalle attività umane:

• INQUINAMENTO ATMOSFERICO: consiste nell’alterazione della composizione

chimica dell’aria. Può essere dovuto a CAUSE NATURALI (come l’eruzione di un

vulcano) o, molto più spesso, a CAUSE ANTROPICHE: industrie chimiche,

siderurgiche, raffinerie, impianti di produzione energetica, impianti di riscaldamento

urbano, traffico.

• INQUINAMENTO IDRICO: può essere dovuto a SCARICHI DI NATURA

ORGANICA (quando sono in eccesso rispetto alle capacità auto depurative delle

acque riceventi) oppure a SCARICHI DI SOSTANZE INQUINANTI PROVENIENTE

DA ATTIVITA’ AGRICOLE, INDUSTRIALI E URBANE.

• INQUINAMENTO DEL SUOLO: può essere dovuto a CAUSE FISICHE (erosione,

escavazione, estrazione di minerali) oppure a CAUSE CHIMICHE DIFFUSE

(dispersione di prodotti chimici dannosi, di acque superficiali contaminate ecc.)

Le attività industriali sono le maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico che

contra tra le conseguenze più gravi:

• PIOGGE ACIDE: precipitazioni che fanno registrare un abbassamento del PH

rispetto al passato. Tutto ciò provoca l’ACIDIFICAZIONE DEGLI ECOSISTEMI DI

ACQUA DOLCE con conseguenze dannose per le comunità biologiche acquatiche,

scomparsa della fauna ittica e degrado delle foreste.

• BUCO NELL’OZONOSFERA: l’ozono presente nella stratosfera assorbe gran parte

delle radiazioni solari ultraviolette che sarebbero estremamente dannose per gli

organismi viventi sulla terra. L’EROSIONE dello strato di ozono, che riguarda

l’intero pianeta, è provocata dall’IMMISSIONE IN ATMOSFERA DI SOSTANZA

CHIMICHE prodotte dall’uomo.

• EFFETTO SERRA: fenomeno per il quale l’ACCUMULO DI ANIDRIDE

CARBONICA nell’atmosfera, causato dall’utilizzo di combustibili fossili e

dall’abbattimento delle foreste, IMPEDISCE AL CALORE DEL SOLE, riflesso dalla

terra, DI DISPERDERSI NELLO SPAZIO, provocando un AUMENTO GENERALE

DELLE TEMPERATURE sulla superficie terrestre.

DEFORESTAZONE

2.

Altro grande fenomeno di degrado ecologico è senza dubbio la deforestazione, ovvero la

DISTRUZIONE DI FORESTE causata dall’abbattimento di una quantità di alberi superiore

alle naturali capacità rigenerative dell’ecosistema forestale.

Nel corso del XX secolo il processo di deforestazione ha subito una drastica impennata

per l’AUMENTO DELLA DOMANDA DI LEGNAME da parte del sistema produttivo

industriale, per l’aumentata RICHIESTA DI TERRENO AGRICOLO e anche per lasciare

spazio a GRANDI INFRASTRUTTURE.

La deforestazione massiccia, oltre a provocare una drastica DIMINUZIONE DELLE

SPECIE ANIMALI E VEGETALI, aumenta notevolmente il livello di ERODIBILITA’ DEI

SUOLI che, privati del manto vegetale, risultano più VULNERABILI ALL’AZIONE

EROSIVA degli agenti esogeni: acqua e vento. IL terreno, ormai privato della vegetazione

e dell’humus, finisce per perdere la capacità di FAR PENETRATRE LE ACQUE PIOVANE

IN PROFONDITA’ che così, scorrendo in superficie, aumentano la loro forza erosiva e di

trasporto.

EROSIONE DEL SUOLO

3.

L’erosione naturale, inevitabile, legata a fattori quali la geomorfologia del terreno, il clima,

e la potenza erosiva dell’acqua di precipitazione, raggiunge la sua massima intensità se ai

fattori naturali si aggiungono L’ELIMINAZIONE DELLA COPERTURA VEGETALE e/o

l’ERRATA UTILIZZAZIONE DEL SUOLO (iperpascolamento, eccessivo sfruttamento

agricolo ecc.)

In questi casi la velocità di usura supera quella di formazione del suolo così da

determinarne il PROGRESSIVO ASSOTTIGLIAMENTO e il DEFINITIVO

IMPOVERIMENTO dello strato superficiale utile per la vegetazione (humus).

DESERTIFICAZIONE

4.

L’erosione del suolo raggiunge caratteri di particolare intensità su TERRE ASCIUTTE. In

questo caso si parla di desertificazione. Tale processo degenerativo della fertilità del suolo

si innesca in terreni tendenzialmente ARIDI O SEMIARIDI sottoposti ad un eccessivo

sfruttamento che ne determina il COLLASSO.

Le cause principali di tale fenomeno sono da imputare tutte alle ATTIVITA’ ANTROPICHE,

quali l’eccessiva coltivazione, il sovra pascolamento, il disboscamento e l’irrigazione

impropria.

 SVILUPPO SOSTENIBILE E NUOVE STRATEGIE AMBIENTALI

Fattori essenziali dello sviluppo sostenibile sono la PROTEZIONE DELL’AMBIENTE e la

GESTIONE RAZIONALE DELLE RISORSE. Le politiche destinate al risanamento

dell’ambiente hanno come obiettivi fondamentali e imprescindibili:

• MODIFICAZIONE DEI PROCESSI PRODUTTIVI, con RIDUZIONE DELLE

EMISSIONI NOCIVE E DEGLI SCARTI INDESIDERATI

• MINIMIZZAZIONE DELLO SPRECO DI RISORSE

• RECUPERO E RICICLAGGIO di alcuni prodotti e delle sostanze utilizzate nelle fasi

di lavorazione

 EDUCAZIONE ALL’AMBIENTE: ALCUNE PROPOSTE DIDATTICHE

La conoscenza delle caratteristiche strutturali dell’ambiente e delle relazioni che le società

umane stabiliscono con esso, è OBIETTIVO FONDANTE della disciplina geografica.

La geografia ricopre un ruolo fondamentale nell’insegnamento dell’educazione ambientale,

che non si pone come nuova disciplina, ma come PARTE INTEGRANTE del curriculum

scolastico. Imparando a capire temi ambientali, si apprendono una varietà di PROCESSI

MENTALI quale il fare osservazioni, descrivere, paragonare, classificare, ragionare,

spiegare e risolvere problemi.

Gli obiettivi dell’educazione ambientale, ma più in generale di ogni processo educativo,

sono quelli di PROMUOVERE LA FORMAZIONE DI UN FORTE SENSO CRITICO e di

una REALE CONSAPEVOLEZZA del PROPRIO MODO DI PENSARE E DI AGIRE,

condicio sine qua risulta impossibile comprendere la COMPLESSITA’ E LA VARIETA’ DI

INTERRELAZIONI esistenti tra ciascun fenomeno e le molteplici realtà locali.

Conoscere l’ambiente consente al singolo individuo di comprendere quale può e deve

essere IL SUO RUOLO NELLA SALVAGUARDIA DELL’ECOSISTEMA. Esistono una

serie di comportamenti attraverso i quali ogni singolo può evitare di DANNEGGIARE

L’AMBIENTE E IL PAESAGGIO.

CAPITOLO 2: LO SPAZIO PENSATO

Lo spazio pensato è un LUOGO COSTRUITO DALLA NOSTRA MENTE, creato

attraverso i SENSI i quali, pur non cogliendo tutti i dati della realtà oggettiva, hanno una

loro intelligenza e SUSCITANO EMOZIONI che toccano note differenti. Il risultato è il

nostro mondo interiore che percepisce e interpreta uno spazio e può riguardare luoghi

conosciuti attraverso l’esperienza diretta, ma anche solo pensati, immaginati e mai

esplorati. Si tratta, quindi, di uno spazio che non è nulla in sé, ma che assume un proprio

senso attraverso le RAPPRESENTAZIONI CHE SE NE FANNO GLI UOMINI.

La disciplina geografica approfondisce ed indaga lo spazio percepito, pensato, attraverso

la GEOGRAFIA DELLA PERCEZIONE e mediante i suoi strumenti e i suoi mezzi ne

promuove l’acquisizione perché consapevole che da questa derivano i

COMPORTAMENTI degli individui e dei gruppi sociali, nonché il loro modo di

RAPPORTARSI CON LE RISORSE AMBIENTALI e UMANE.

 GEOGRAFIA DELLA PERCEZIONE

PERCHE’ GEOGRAFIA E PSICOLOGIA?

Geografia della percezione: in una frase si chiamano in causa due discipline ed è quindi

importante chiarire il nesso che le lega. In primo luogo possiedono una radice comune

d’interesse: L’UOMO. Inoltre entrambe si propongono un’AZIONE EDUCATIVA

FORMATIVA.

Bissanti chiarisce bene questo assunto quando sottolinea che è impossibile fare geografia

senza rifarsi alla psicologia e senza tenerne conto: infatti i processi cognitivi prendono il

loro avvio proprio dall’ACQUISIZIONE DI ELEMENTI COME SPAZIO E TEMPO, cardini

della geografia, quindi i concetti forniti da essa danno al bambino la possibilità d

ATTIVARE LA LOGICA SENSO-MOTORIA, che è il primo ciclo dello sviluppo intellettuale.

Quando da piccoli iniziamo ad ESPLORARE IL MONDO, avviamo anche la nostra “vita

geografica”, poiché la geografia ci consente di riconoscere e approfondire noi stessi, di

strutturare il nostro SCHEMA CORPOREO e di conseguenza il nostro SCHEMA

PERCETTIVO.

I processi percettivi studiati esclusivamente in laboratorio NON sono sufficienti a motivare

il comportamento spaziale, ma abbisognano di una REVISIONE CRITICA attraverso

variabili derivate dall’ambiente: RICERCA IN LABORATORIO E SUL CAMPO SI

INTEGRANO.

L’uomo si ADATTA all’ambiente proprio grazie alla PERCEZIONE: egli percepisce ed

esplora gli oggetti e le situazioni e questo gli permette di conoscere e di imparare a capire

e usare gli oggetti: osservando, egli trae non solo informazioni sempre più complesse sulle

cose, ma soprattutto sulla loro distribuzione spaziale nell’ambiente.

FILTRI DELLA PERCEZIONE

Nel nostro caso si parla di spazio da un punto di vista RELATIVISTICO, dove si possono

avere un infinito numero di coordinate. Lo spazio quindi non è solo una dimensione, ma è

costruito dalle percezioni di chi vi vive e non è qualcosa di razionalmente univoco.

Nella geografia della percezione rimane saldo uno degli scopi della disciplina: l’INDAGINE

TERRITORIALE; ma questa si arricchisce con i modi di lettura e di interpretazione, del

tutto personali, da parte degli utenti dello spazio; ognuno vi si accosta con modi diversi in

base alle proprie NECESSITA’, ASPETTATIVE E BAGAGLIO CULTURALE.

Le diversità con cui, da persona a persona, i sensi analizzano la realtà dipende dai

MECCANISMI PERCETTIVI, cioè dai FILTRI con i quali noi interpretiamo, elaboriamo e

analizziamo le informazioni esterne.

I modi di vedere, le opinioni sottintendono ai FILTRI DELLA PERSONALITA’; il risultato

dell’osservazione dipende da ciò che è il soggetto che percepisce, dalla sua

IDEOLOGICA, che sottintende qualsiasi pratica spaziale, dal suo sistema di valori e dagli

stimoli dell’ambiente esterno.

Lo stesso spazio è quindi PERCEPITO, VISTO, VISSUTO IN MODO DIVERSO DA

SOGGETTO A SOGGETTO: se prendiamo come esempio il centro urbano, vedremo che

per un anziano sarà un luogo carico di ricordi, per una famiglia sarà l’immagine allegra e

vivace di negozi affollati ecc. Così gli oggetti nello spazio assumono un significato diverso

a seconda dell’APPARTENENZA ALLA CLASSE SOCIALE: per il benestante il centro

della propria città può essere il teatro, mentre per le classi medie un’area commerciale e

via dicendo.

OBIETTIVO E FINALITA’ DELLA GEOGRAFIA DELLE PERCEZIONE

L’obiettivo della disciplina geografica è quindi AMPLIARE LA CONOSCENZA E L’USO DI

UN TERRITORIO grazie agli elementi del vasto mondo delle ESPERIENZE. Questo non

significa eliminare l’oggettività e il rigore scientifico, ma AMPLIARE E DILARE L’ANALISI

nella conoscenza del territorio e dei suoi fruitori proprio perché di questi ultimi non si

possono dimenticare, e quindi conoscere, i filtri con i quali guardano quello spazio

geografico.

La geografia della percezione ha quindi ALLARGATO I PUNTI DI VISTA con cui

interpretare la realtà ed in particolare ha evidenziato e sottolineato che i dati vengono

continuamente AGGIORNATI, INTEGRATI E CORRETTI.

Tale finalità rivela il suo intento di PROGRAMMAZIONE DEL TERRITORIO: programmare

è ordinare, razionalizzare il territorio, ma per la geografia della percezione è soprattutto

RISPOSTA ALLE ESIGENZE DEGLI UOMINI che vivono e fruiscono di quel determinato

spazio e della sua programmazione (ubicazione di una scuola, fabbrica ecc.).

LIMITI

La geografia della percezione è accusata di fare MICRO-GEOGRAFIA e di non proporre

nuovi sviluppi, di causare una sorta di implosione. Inoltre sussiste il pericolo di avere tante

geografie: se infatti l’oggetto, la realtà viene colta in base ai valori personali, avviando

dalla sfera soggettiva un processo metaforico, è possibile sostenere che ogni conoscenza

e quindi anche quella geografica avvenga in modo metaforico.

 LE TAPPE DELLA GEOGRAFIA DELLA PERCEZIONE

La geografia della percezione nasce come nuovo ambito della geografia sociale, in

particolare si pone come ANTITESI DELLA “GEOGRAFIA DEI NUMERI”, che attraverso

un’analisi ritenuta oggettiva della realtà, considera lo spazio dominabile come semplice

dato fisico. L’elemento SOGGETTIVO si introduce così nella disciplina geografica.

La consapevolezza del rapporto tra Ambiente-Percezione-Uomo prende avvio negli anni

’60 grazie alla SCUOLA FRANCESE E ANGLOSASSONE e, più tardi negli anni ’70, il

tema approda anche in Italia. I geografi francesi si interessano dello SPAZIO VISSUTO,

quindi sono vicini alla PSICOLOGIA FENOMENOLOGICA. Secondo loro lo spazio NON è

essenza, ma IMMAGINE: immagine creata dall’uomo che vive nel mondo così come lo

pensa e lo sogna e in base a questa agisce.

La scuola anglosassone aderisce invece alla PSICOLOGIA COMPORTAMENTISTICA

legata a leggi di apprendimento e si interessa di STIMOLI-RISPOSTE, di comportamenti.

In questo caso si analizzano le risposte dell’uomo ad esempio di fronte a delle calamità,

alla percezione del rischio ecc.

Il successivo sviluppo si ha con tre autori:

• LOWENTHAL: con lui il tema della geografia della percezione entra ufficialmente in

ambito geografico. È grazie a lui che concetti come CARTA MENTALE E

ORGANIZZAZIONE DELLO SPAZIO acquistano una visione ordinata e scientifica.

Egli sottolinea come la nostra percezione sia ANTROPOCENTRICA, cioè limitata

dagli organi sensoriali; e come la SELEZIONE delle componenti ambientali

avvenga in base al nostro schema cognitivo. Di conseguenza, come sia possibile

nella realtà separare completamente il FATTO PERCEPITO, da quello

IMMAGINATO

• DOWNS: segnala tre nuovi aspetti: STRUTTURALE, PREFERENZIALE,

VALUTATIVO. Tutti gli ambiti hanno un punto in comune: nascono dal presupposto

che le informazioni del mondo esterno vengano recepite dagli organi sensoriali e

poi filtrate ed interpretate. E’ in base a queste che noi ci orientiamo nello spazio,

prendiamo le nostre decisioni e AGIAMO SUGLI OGGETTI IN RAPPORTO AI

NOSTRI SCOPI

• FREMONT: con lui l’ambito spaziale si estende alle componenti che determinano

uno spazio importante: LO SPAZIO VISSUTO.

 LE TAPPE DELLA PSICOLOGIA DELLA PERCEZIONE

La disciplina all’origine nasce con un’IMPOSTAZIONE ELEMENTARISTICA che tende a

considerare il fatto percettivo come SOMMA DI SEMPLICI ELEMENTI elaborando quindi

leggi tra stimolo e sensazione.

In seguito, la FENOMENOLOGIA apre la strada alla PSICOLOGIA DELLA FORMA

(anche chiamata GESTALT O STRUTTURALISMO) che rappresenta la rivendicazione

della CENTRALITA’ DEL CONCETTO DI TOTALITA’ in psicologia. Il punto di partenza

non è più individuato nella percezione semplice, ma piuttosto nella percezione come

STRUTTURA: una forma realizzata attraverso l’organizzazione degli stimoli (struttura). Gli

psicologi che aderirono a questa nuova corrente ritengono che nella percezione si ha una

coscienza immediata di una TOTALITA’ STRUTTURATA con leggi interne al tutto.

In antitesi a questa linea si pone il COMPORTAMENTISMO che considera la percezione

nei termini di RAPPORTO STIMOLO-RISPOSTA, valutando nella percezione non il fatto

intrinseco, che in quanto soggettivo non può essere osservato, ma le relazioni tra lo

stimolo e la risposta.

In seguito, quando il comportamentismo assume interpretazioni sempre più rigorose, viene

avvertita la preoccupazione di attenuare il meccanismo interpretando i rapporti che

intercorrono tra stimolo e risposta non più in termini di necessità causale, ma piuttosto in

termini di PROBABILITA’ STATISTICA. L’utilizzazione di questo ultimo concetto avvicina

tali posizioni ad un’altra corrente psicologica  FUNZIONALISMO.

Per il funzionalismo ogni forma di conoscenza si fonda su IPOTESI, che come tali hanno

una validità solo probabile. Le ipotesi derivano dalle indicazioni che dall’ambiente

pervengono all’organismo; sono la media delle esperienze passate e sono aperte alla

verifica delle esperienze future. Se confermate dall’esperienza, ne risultano rafforzate,

altrimenti vengono abbandonate e sostituite.

In particolare, il movimento funzionali stico fa riferimento alle TEORIE

EVOLUZIONISTICHE di Darwin. I processi vengono intesi come strategie di cui

l’organismo si serve per sopravvivere. Ecco che in quegli anni, accanto ai FATTORI

STRUTTURALI già individuati dalla Gestalt, assumono importanza anche i FATTORI

PERSONALI (funzionali). La percezione quindi viene ad essere non solo

un’organizzazione degli stimoli provenienti dall’esterno, ma anche un’ESPRESSIONE

DELLE CONDIZIONE DEL SOGGETTO CHE PERCEPISCE.

Questa teoria sulla reciprocità di azione tra ambiente e soggetto viene influenzata dal

PRAGMATISMO AMERICANO che vede la vita psichica come TRANSAZIONE TRA

ORGANISMO E AMBIENTE: nasce così il TRANSAZIONALISMO che considera la

percezione come un processo SEMPRE ATTIVO e non semplice relazione a stimoli

dell’esterno, in cui il soggetto è coinvolto come totalità inscindibile e mediante cui egli non

solo struttura, ma crea il mondo delle proprie esperienze.

 IL BAMBINO E LA PERCEZIONE

Come percepiamo?

Sono i nostri ORGANI DI SENSO che ci permettono di entrare in rapporto con il mondo

formando la BASE INFORMATIVA PRIMARIA delle nostre conoscenze. Il cervello, infatti,

funzionerebbe a vuoto se i sensi non fornissero il materiale necessario per l’attività, che

esso svolge, di ELABORAZIONE DELLE INFORMAZIONI. Ma a differenza

dell’apprendimento, che può assumere forme astratte e concettuali, la percezione

MANTIENE IL SUO RIFERIMENTO ALLE COSE che ne hanno provocato la nascita.

I recettori sensoriali trasformano l’energia fisica in IMPULSO NERVOSO e le CELLULE

CORTICALI fanno il resto. Sembra dunque corretto parlare di attività percettiva svolta dal

nostro cervello per dare FORMA E SIGNIFICATO ALLE INFORMAZIONI DEL MONDO

ESTERNO che giungono alle aree corticali organizzate e struttura in modo da distinguere

una cosa dall’altra. L’attenzione poi opera una SELEZIONE e riusciamo a riconoscere in

modo più particolareggiato un dettaglio di un oggetto. Importante, quindi, per le funzioni

percettive e cognitive è lo SVILUPPO NEOCORTICALE DEL SISTEMA NERVOSO

CENTRALE.

Recenti studi hanno dimostrato che il bambino, fin dalla nascita, possiede SISTEMI

PERCETTIVI COMPLESSI E ALTAMENTE SVILUPPATI, e che la maggior parte dei

meccanismi elementari della percezione sono INNATI e per natura l’individuo possiede le

RISORSE DI BASE per ricevere ed elaborare l’informazione.

BRUNER  afferma che la percezione offre la possibilità di procedere ad una prima

CATEGORIZZAZIONE DELLA REALTA’; senza dubbio per Bruner l’inizio della

conoscenza è costituito da questa attività percettiva. Secondo lui la percezione è un

PROCESSO DI CLASSIFICAZIONE dove gli oggetti acquistano identità categorica e il

processo dello sviluppo percettivo va da indizi mediante processi inferenziali, verso queste

categorie.

PIAJET  considera la percezione come un PROCESSO CONTINUO ed un

ADATTAMENTO INFERIORE a quello dell’intelligenza. Piajet afferma che solo quando il

bambino SUPERERA’ IL SUO PUNTO DI VISTA, e riconoscerà il punto di vista dell’altro,

sarà allora in grado di COGLIERE RELAZIONI di su-giù; sinistra-destra, sopra-sotto,

davanti-dietro. Con la TRIADE DI SPAZIO PERCETTIVO, PROIETTIVO ED EUCLIDEO

Piaget individua uno sviluppo che passa da:

• APPRENDIMENTO PERCETTIVO DI TIPO EGOCENTRICO (0-2 anni)

• INTELLIGENZA DELLE RELAZIONI (2-7 anni): dove il bambino è in grado di

separare e ordinare gli oggetti nello spazio

• INTELLIGENZA EUCLIDEA (9 anni): prepara la nascita dello spazio come

assioma

PRESUTTI  afferma che ogni essere nasce con capacità mentali SENZA UNA RIGIDA

SCANSIONE TEMPORALE, dove l’intelligenza si sviluppa grazie alla complessità delle

stimolazioni sociali ed ambientali, non solo attraverso la maturazione neuropsicologica

degli stati mentali, ma avvalendosi anche dei PROCESSI ESPERENZIALI DI

PERSONALITA’ E COMUNICAIZONE SOCIALE, con uno sviluppo che può avvenire in

età diverse. Il bambino parte dal proprio corpo, per percepire in seguito gli oggetti come

realtà esterna su cui agire per riconoscerne le proprietà. In questa fase è in grado di

DISTINGUERE gli stimoli provenienti da sé da quelli dell’ambiente; il sistema percettivo si

avvale di SELEZIONE E ORGANIZZAZIONE per ricevere e registrare gli stimoli

dell’ambiente pervenendo ad un’ORGANIZZAZIONE INTERIORE DELLA REALTA’.

Quindi i processi mentali NON ricevono ciò che la realtà trasmette, ma SOLO CIO’ CHE IL

SISTEMA PERCETTIVO COMUNICA. Ecco la grande novità  I PROCESSI MENTALI

RESTITUISCONO IL PRODOTTO DI STIMOLI SENSORIALI INTERAGENTI CON LE

ESIGENZE PERSONALI E LE CONOSCENZE ELABORATE MENTALMENTE.

Tutte le teorie di sviluppo, pur tra loro dissimili, sottolineano l’importanza del RAPPORTO

TRA L’APPRENDIMENTO E LA MATURAZIONE SPAZIALE DEL BAMBINO.

Esiste uno spazio:

• ASSOLUTO  costituito da TRE DIMENSIONI (lunghezza, larghezza, profondità),

misurabili e rappresentabili su un piano. E’ questo lo spazio RAPPRESENTATO,

usato dalla cartografia fondata su tre elementi: PIANO, LINEA e PUNTO; che

combinati danno origine alle rappresentazioni e forniscono le indicazioni dei luoghi.

• RELATIVO  considera lo spazio contenente e contenuto, coglie cioè le proprietà, i

CONTENUTI PRESENTI. La carta geografica non è solo uno sviluppo in piano del

reticolato geografico, ma illustra FATTI, OGGETTI, STRADE, EDIFICI, tutti

elementi importanti perché determinano l’esistenza stessa dello spazio e che vanno

colti in reciproca relazione. Sono proprio questi che fanno comprendere i

meccanismi economici e di polarizzazione assolutamente invisibili con un

atteggiamento meccani stico. E’ uno spazio quindi che NON ESCLUDE QUELLO

ASSOLUTO, MA CHE LO CONTIENE E LO CONTEMPLA.

• RELAZIONALE: è un insieme relazionato all’interno e aperto alle relazioni esterne:

quando cerchiamo di capire ciò che accomuna le relazioni tra gli elementi e in

particolare consideriamo alcuni FATTORI UMANI, parliamo di spazio come sistema

relazionale.

Tra lo spazio e la percezione si interconnette il filtro riguardante la personalità, la cultura,

le esperienza. Parliamo quindi di SPAZIO PERCEPITO, che è anche:

• VISSUTO: è uno spazio formato non solo dagli ELEMENTI OGGETTIVI, ma anche

dalle IMMAGINI CODIFICATE E RIELABORATE dalle informazioni. Poiché è

anche lo spazio dei ricordi, delle sensazioni, degli odori; uno spazio dove non

esistono elementi geometrici, che nulla ha di quantitativo e dove ogni componente o

processo è frutto di FILTRI PERSONALI e quindi diventa anche uno spazio . . .

• RAPPRESENTATIVO: perché INTRISO DI EMOZIONI che solo il soggetto può far

riemerge e solo per lui rappresenta mentalmente qualcosa. A differenza dello

spazio assoluto, questo NON è MAI STATICO, è SEMPRE IN MOVIMENTO, muta

con il mutare dei vissuti, si arricchisce in rapporto alle esperienze accumulatesi

dall’infanzia fino all’età adula.

 EDUCAZIONE ALLO SPAZIO VISSUTO

Il docente dovrà fare attenzione a come il bambino VEDE IL PROPRIO SPAZIO, per

capire i suoi punti di vista. Prima ancora di qualsiasi valutazione, occorre conoscere quali

sistemi di esplorazione l’alunno utilizza, quali sono i suoi filtri affettivi, culturali,

esperienziali che possono influenzare il suo modo di vedere le cose.

Attraverso la CURIOSITA’, LA SOLLECITAZIONE ALLA SCOPERTA, si può portare

l’attenzione del bambino su tutti gli elementi presenti nella situazione generale. Per

raggiungere tale obiettivo sarà necessario proporre VARIE ESPERIENZE SPAZIALI,

utilizzando, in particolar modo nelle prime classi, l’aula, il corridoio, la palestra, il giardino.

Tali attività consentono di SPERIMENTARE IN MODI DIVERSI LO SPAZIO, di mostrare

quanto questo sia RELATIVO e di attuare un distacco dal riferimento alla propria persona

per cogliere I RAPPORTI SPAZIALI TRA LE COSE.

Attraverso la COSTRUZIONE MENTALE ED EMOTIVA dello spazio si crea nel ragazzo la

sua IDENTITA’, individuale e collettiva, che va attentamente curata perché sia

CORRETTA, AMPIA E RISPETTOSA. Così l’identità personale e di gruppo non si scontra

con le altre in un mondo sempre più MULTICULTURALE E CONDIVISIBILE.

CARTE MENTALI

Le carte mentali sono le RAPPRESENTAZIONI DELLO SPAZIO CHE IL BAMBINO

GRADUALMENTE COSTRUISCE IN LUI, amplia, integra e corregge nel tempo grazie a

nuove esperienze e verifiche. Queste carte sono particolarmente usate in campo didattico

per SCOPRIRE I METODI E LE STRATEGIE DI CONOSCENZA, gli STILI DI

APPRENDIMENTO dei bambini, le loro ATTITUDINI E ABILITA’ attuate dagli alunni. Di

qui la possibilità di capire se le eventuali difficoltà di muoversi nello spazio dipendono dalle

ridotte abilità o dall’utilizzo di uno stile errato o non pertinente a quello richiesto.

Nel disegnare una “carta” il bambino rivela un primo tentativo di organizzare i dati non solo

sensoriali, ma anche affettivi e sociali, da lui posseduti e su questi dati agisce. Tali carte

sono costantemente soggette a modifica, perché le ESPERIENZE AMPLIANO E

CORREGGONO TALE SPAZIO.

Le carte segnate nella mente sono spesso INCOMPLETE, ERRATE O DISTORTE,

proprio perché costruite con una selezione quantitativa e qualitative delle esperienze

personali, ma sono pur sempre importanti perché è attraverso queste carte che ci

ORIENTIAMO E PRENDIAMO DECISIONI.

E’ quindi importante che l’insegnante ARRICCHISCA E MOLTIPLICHI LE ESPERIENZE

SPAZIALI per diminuire la frammentarietà e la distorsione della propria mappa, per

giungere all’acquisizione di carte mentali il più esatte possibile, così da non commettere

errori. Inoltre lo spazio rappresentato dal bambino potrà essere utilizzato per un

CONFRONTO CON LA REALTA’, educando ad una progressiva DIMINUZIONE DEGLI

ASPETTI EGOCENTRICI, spostando l’attenzione sull’altro, sul gruppo, conducendo verso

una visione più decentrata dello spazio.

Si procederà dal SUPERAMENTO DELLA VISIONE TRIDIMENSIONALE (esercizi di

schema corporeo)  per giungere, nella scuola elementare, alla VISIONE

BIDIMENSIONALE  per poi iniziare l’APPROCCIO ALLA CARTA, in particolare

conoscere i simboli principali e affrontare concetti di scala e coordinate geografiche  in

seguito nei successivi anni scolastici si farà sempre più riferimento al SIMBOLICO E AL

PENSIERO ASTRATTO.

 GEOGRAFIA DELLA PERCEZIONE: IMPORTANZA DIDATTICA

La geografia si propone un compito molto ambizioso che è quello, tra molti altri, di

AIUTARE IL BAMBINO A VEDERE TUTTO, e non solo una parte, a estendere

l’osservazione, l’attenzione di ciò che è qui e ora è percepibile. La disciplina guida a

scoprire che le cose non sempre sono come sembrano perché ciò che noi percepiamo è

anche il PRODOTTO DI TUTTI I NOSTRI SENSI.

IL RUOLO DEL DOCENTE

Il docente dovrà GUIDARE E ORGANIZZARE LE SPIEGAZIONI cercando di capire e far

capire quali filtri l’alunno ha usato nel momento dell’osservazione, per aiutarlo a separare,

progressivamente, i DATI SOGGETTIVI e vedere così la realtà descritta in modo

OGGETTIVO, scevra per quanto possibile dagli elementi percepiti.

Per fare questo l’insegnante, oltre a PROGRAMMARE IN MODO FLESSIBILE E

INTERDISCIPLINARE LA SUA ATTIVITA’, dovrà:

• Tenere presente la DINAMICA DELLE MOTIVAZIONI DEL SOGGETTO che ha

davanti

• Preoccuparsi delle FASI DI SVILUPPO PSICO-PEDAGOGICO e delle TAPPE DI

SVILUPPO SIMBOLICO, DI RIELABORAZIONE E DI SINTESI

• Stabilire quali STRUMENTI usare

• Conoscere la TIPOLOGIA DEL CAMPIONE ESAMINATO

• Formulare le domande in modo CHIARO E ADEGUATO agli intervistati

• Scegliere un METODO DIRETTO O INDIRETTO: in ogni caso, il metodo deve

essere scelto in rapporto alla tipologia del campione e viene lasciato alla creatività

dell’insegnante

IL PERCORSO DI SVILUPPO

Il bambino arriva nella scuola con un suo bagaglio di COMPETENZE GEOGRAFICHE,

con una sua PERCEZIONE SPAZIALE, con proprie mappe, collegate al VISSUTO, e con

questo COMUNICA. I primi punti di riferimento sono soprattutto LUOGHI CHE IL

SOGGETTO CONOSCE e che frequenta (casa, scuola, piazza) ed è quindi consigliabile

evidenziare subito questi spazi piuttosto che presentare al bambino una CARTOGRAFIA

ESTRANEA, lontana dalle sue esperienze, dai suoi vissuti e dalla sua storia.

Si può iniziare con il DISEGNO LIBERO dell’aula, così come viene percepita. Si potrà poi

continuare sperimentando lo spazio in vari modi: per esempio muovendosi, spostando le

cose, alternando l’uso dei sensi, evidenziando la diversa percezione che si ha analizzando

con gli occhi o con un altro organo sensoriale. Passare quindi ai primi PERCORSI (casa-

scuola), alla descrizione del centro, ai paesaggi delle vacanze ecc.

Nelle classi con ragazzi più grandi si potranno leggere due descrizioni, per esempio

racconti di viaggio dello stesso luogo, ma narrate da autori diversi. Si evidenzierà come le

immagini proposte siano differenti perché gli autori si accostano e interpretano quella

stessa realtà oggettiva con PERSONALI E PREESISTENTI RAPPRESENTAZIONI di quel

mondo, costruite sulla base di un PROPRIO SISTEMA DI VALORI, di atteggiamenti

emozionali ed estetici e di diversi procedimenti di organizzazione cognitiva.

Queste sono solo delle indicazioni, perché tutto viene lasciato alla libera scelta

dell’insegnante.

Le suggestioni, gli STIMOLI introdotti dal maestro, daranno al bambino la possibilità di

incrementare le esperienze spaziali, di arricchire pertanto le carte mentali, grazie a nuove

informazioni, e quindi di cambiare anche le proprie capacità spaziali. Spetta all’insegnante

guidare all’osservazione, far prendere consapevolezza che le cose osservate da PUNTI DI

VISTA DIVERSI cambiano aspetto pur rimanendo inalterate le loro caratteristiche. Questo

aiuterà i bambini a NON ACCETTARE PASSIVAMENTE TUTTO QUELLO CHE

LEGGONO O VEDONO, educandoli al SENSO CRITICO.

Compito importante per la scuola è quello di far capire ai ragazzi che l’oggetto è definibile

solo IN RAPPORTO ALLE INTENZIONI DEL SOGGETTO CHE OSSERVA e soprattutto

insegnare che lo stesso oggetto va considerato in rapporto al tutto, va percepito

globalmente nelle relazioni con l’ambiente. Queste relazioni e le diverse visioni sono

ancora più evidenti se confrontate con altre discipline, adottando un PERCORSO

INTERDISCIPLINARE teso a mostrare, ad esempio, i rapporti tra ambiente e cultura.

Infine se la geografia della percezione ha dimostrato che si agisce sull’ambiente in

rapporto a come questo viene visto, è fondamentale che l’insegnante aiuti il bambino a

saper VEDERE E A VIVERE CORRETTAMENTE, ad analizzare non solo i fattori

ambientali, ma anche quelli economici e sociali e, in definitiva, A SVILUPPARE UNA

COSCIENZA ECO-SOSTENIBILE.

CAPITOLO 3: LO SPAZIO RAPPRESENTATO

Anticipiamo lo schema dei contenuti irrinunciabili di questo spazio nella geografia.

PUNTI DI RIFERIMENTO

ORIENTAMENTO SOGGETTIVI  INDICATORI

SPAZIALI

PUNTI DI RIFERIMENTO

OGGETTIVI  SOLE, STELLA

POLARE, PUNTI CARDINALI

LO SPAZIO

RAPPRESENTA

TO STRUMENTI  BUSSOLA, CARTE

GEOGRAFICHE

CONCETTO

UN PARTICOLARE

DI PIANTA

TIPO

E

DI

DI

CARTE:

COORDINATE GEOGRAFICHE

RIDUZIONE

LE CARTE TEMATICHE

IN SCALA

SIMBOLISMO

RAPPRESENTAZIO

NI GEOGRAFICHE

 LA DEFINIZIONE

Definiamo spazio rappresentato la RIPRODUZIONE GRAFICA DEL TERRITORIO (degli

elementi fisici e antropici), attraverso un SISTEMA DI SEGNI E SIMBOLI; nato da

un’esigenza di trasmissione delle conoscenze spaziali, considera il mondo in termini di

posizioni e distanze.

Le sue prime manifestazioni sono legate al momento in cui luogo riesce a trasmettere

graficamente, attraverso un codice di SEGNI CONVENZIONALI, le sue MAPPE

MENTALI, la sua conoscenza del territorio. Le prima rappresentazioni sono, perciò,

caratterizzate da ESTREMA CONCRETEZZA, quasi sempre limitate alla riproduzione di

esigui spazi legati all’esperienza quotidiana. Successivamente aumentano la porzione di

territorio rappresentato e il GRADO DI ASTRAZIONE: si perfezione un sistema simbolico

di rappresentazione dlel’ambiente, contemporaneamente, o forse prima, dell’invenzione

della scrittura come sistema simbolico di comunicazione.

 TAPPE DEL PROGRESSO CARTOGRAFICO

La cultura cartografica acquista dignità di scienza nell’ANTICA GRECIA, con

l’applicazione dei principi della matematica. Sulla base di precisi calcoli si giunge alla

consapevolezza della SFERICITA’ della Terra, se ne calcolano le dimensioni, si adotta

sistematicamente il RETICOLATO GEOGRAFICO, nascono le PROIEZIONI.

Nel MONDO ROMANO sono le carte TERRESTRI E CATASTALI le più diffuse: vengono

usate nelle centuriazioni, rappresentano la RETE STRADALE DELL’IMPERO, sono

piegate all’USO MILITARE. Un binomio questo, cartografia e potere, che da della carta

uno strumento di penetrazione e conquista che troverà la sua massima espressione dal


ACQUISTATO

9 volte

PAGINE

56

PESO

92.19 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienza della formazione primaria (laurea a ciclo unico - 4 anni)
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EllyGiova92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e didattica della geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Ugolini Monica.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Geografia e didattica della geografia

Riassunto esame Geografia, prof. Ugolini, libro consigliato Il globo terrestre e la sua evoluzione
Appunto
Riassunto esame Geografia, prof. Ugolini, libro consigliato Una cartografia per il territorio, Persi
Appunto
Riassunto esame Geografia e didattica della Geografia, prof. Ugolini, libro consigliato Ambiente, territorio e politica di spazi regionali
Appunto
Geografia e didattica della geografia
Appunto