Miti e fiabe per l'apprendimento
Una geografia da favola
La prima geografia, tra fantasia e realtà
La scuola dell’infanzia può fare geografia, intesa come una disciplina formativa che basa il primo approccio conoscitivo del mondo sulla percezione sensoriale, sulle emozioni e le sensazioni che l’ambiente circostante suscita, sulla conoscenza del proprio spazio vissuto, sulle geografie individuali. Il senso dello spazio si forma mano a mano che l'orizzonte del bambino supera il confine interno/esterno, sé/altro da sé, che nei primi giorni di vita coincide con il confine corporeo della superficie cutanea. Si amplia quando inizia a rapportarsi con il seno e il volto della mamma, con la presenza del papà e delle persone vicine. Nella sua mente prendono forma i primi grumi di spazio non ancora strutturati e messi in relazione fra loro.
Alla scoperta dell'intorno spaziale
Il mondo, nei primi mesi di vita, appare al bambino limitato al pezzo di cielo che vede sopra di lui stando disteso e che fa da sfondo alla mamma o ad altre persone. Intorno al primo anno, quell'immagine-sfondo si sostituisce a un intorno spaziale, composto dai tanti elementi che catturano l'attenzione del bambino e che egli comincia a osservare. Le prime esplorazioni autonome dello spazio cominciano quando inizia a gattonare e si intensificano quando muove i primi passi. Inizia la costruzione della geografia personale: si orienta nello spazio limitato della casa e si muove con più consapevolezza, scoprendo la funzione degli ambienti, degli oggetti e degli arredi che man mano impara a denominare e a dominare. Porzioni di spazio organizzato iniziano a delinearsi nella sua carta mentale come dimostrano le prime rappresentazioni grafiche. Arriva la prima veduta panoramica, scoperta con il salire in braccio o sulle spalle di un adulto.
Nella scuola dell’infanzia si presta grande attenzione allo sviluppo dell’intelligenza spaziale; il senso dello spazio prende forma anche rafforzando il gusto dell’esplorazione e della scoperta, con avviamento all’ambiente. La geografia della percezione fa risaltare i primi itinerari sensoriali, su cui poggiano le successive strutture cognitive e su cui si basa la formazione di immagini e carte mentali.
La ricerca-azione per l'approccio spazio-ambientale
Dare senso allo spazio significa comprendere le relazioni degli uomini con il pianeta, partendo da casi direttamente osservabili. Già nei primi anni si può iniziare la ricerca nello spazio accostata all’educazione ambientale. La ricerca-azione è la metodologia più efficace per l’osservazione e la documentazione, per condurre il bambino verso problemi di conoscenza e di difesa dell’ambiente. L’attività di ricerca prende avvio da un "perché?" condiviso dai bambini o fatto scaturire dall’insegnante. La formulazione di ipotesi porta alla fase dell’agire, ovvero a verificare la propria ipotesi alla luce dell’esperienza spaziale e ambientale. Qui termina l’azione di ricerca, ma la ricerca-azione prevede che i bambini, una volta raggiunti gli obiettivi prefissati, sappiano agire nel proprio spazio di vita, mettendo in atto soluzioni di valorizzazione e tutela dell’ambiente. Il punto di arrivo è costituito dalle conclusioni sui risultati prodotti dall’azione degli alunni e dalla loro azione, dei docenti per prevedere correzioni, mettere a punto la personalizzazione delle strategie adottate e idearne di nuove.
Acquisire il senso di spazio non significa soltanto sapersi orientare e collocare, ma diventare consapevoli che lo spazio organizzato dall’uomo diventa territorio e che un territorio va condiviso. La geografia svolge la funzione di aiutare i bambini a passare dall’io al noi.
La prima geografia nelle indicazioni per il curricolo
La qualità generale della scuola dell’infanzia è individuata nel promuovere e lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia, della competenza, della cittadinanza. Viene ribadito anche il concetto di sviluppo del senso di cittadinanza, nello scoprire gli altri, i loro bisogni, le necessità di gestire i contrasti attraverso regole condivise, che si definiscono attraverso dialogo, espressione del proprio pensiero, attenzione dal punto di vista dell’altro, primo riconoscimento dei diritti e dei doveri. Il compito di apprendimento/insegnamento nella scuola dell’infanzia viene articolato in campi di esperienza, dietro i quali gli insegnanti individuano il delinearsi dei saperi disciplinari. I campi di esperienza in cui si vede un sapere di tipo geografico sono quelli indicati dai titoli: il corpo in movimento, identità-autonomia e salute, la conoscenza del mondo.
Nel Traguardi per lo sviluppo della competenza, il bambino coglie le trasformazioni naturali; osserva i fenomeni naturali e gli organismi viventi sulla base di ipotesi, con attenzione; è curioso, esplorativo, pone domande, confronta ipotesi; utilizza un linguaggio appropriato per descrivere osservazioni e esperienze. Un curricolo di continuità sulla base delle indicazioni, ogni istituzione formula un curricolo, percorsi di formazione e apprendimento che mirano al raggiungimento di traguardi formativi e di competenze. Le competenze sono date dalla abilità di applicare in contesti diversi l’abilità acquisita.
Viene costruito un curricolo verticale, che dà continuità tra i diversi ordini scolastici. Nuclei fondanti:
- Scuola dell’infanzia: acquisizione e consapevolezza della posizione del proprio sé, orientamento fisico nello spazio, utilizzare correttamente gli organizzatori topologici per muoversi consapevolmente, scegliere percorsi idonei per arrivare ad una meta, conoscere nomi e funzioni degli spazi di vita. Primo anno di scuola primaria: consolidare concetti topologici, usare gli indicatori per segnalare posizioni e muoversi consapevolmente.
- Scuola dell’infanzia: rappresentazione mentale del proprio spazio di vita, muoversi basata alla rappresentazione mentale in modo consapevole. Primo anno: acquisire il concetto di carta mentale come organizzatore di informazioni spaziali relative allo spazio vissuto.
- Scuola dell’infanzia: utilizzare correttamente la geograficità delle rappresentazioni iconografiche (posizioni di sé, di oggetti nello spazio), interagire con lo spazio in modo consapevole compiendo i primi tentativi di rappresentazione di esso. Primo anno: riprodurre posizioni statiche o dinamiche dell’io nello spazio, rispetto ad altre persone o oggetti, descrivere verbalmente o con rappresentazioni percorsi eseguiti da altri, rappresentare in pianta piccoli oggetti e microscenari tramite l’impronta.
- Scuola dell’infanzia: affinare capacità percettive e di conoscenza degli oggetti che fanno parte dell’ambiente circostante. Primo anno: conoscere il paesaggio vicino attraverso l’osservazione diretta.
- Scuola dell’infanzia: identificare una regione data da caratteristiche comuni e funzioni determinate, cogliere denominazioni e funzioni cui sono adibiti determinati locali o spazio del vissuto quotidiano, le loro relazioni e le regole d’uso. Primo anno: identificare ell’intorno spaziale una regione con caratteristiche comuni e funzioni determinate.
Racconti fantastici come mediatori della realtà
Il mondo fantastico delle fiabe è sempre stato vicino alla mente e al cuore del bambino. Un elemento importante è dato dal coinvolgimento emotivo e affettivo che si stabilisce fra l’adulto narratore e il bambino che ascolta un messaggio universale: "C’era una volta". Molti autori si sono dedicati al valore simbolico e formativo dei racconti favolistici e mitologici. Fin dall’antichità inventare una storia era il mezzo più diffuso per alimentare stupore e una tensione emotiva che sfociava nel momento catartico, legato allo svelamento di strategie per mezzo delle quali il buono-protagonista riusciva ad avere la meglio sul cattivo-antagonista.
Il termine "favola" dal latino "fabula", indica l’importanza essenziale della parola nella comunicazione interpersonale, viene utilizzato in maniera polisemica, per indicare il mito, la fiaba e la favola vera e propria. Ma ci sono diversità tra i tre generi:
- Mito: dal greco mythos, cioè racconto, è un racconto sacro al quale è attribuita la funzione religiosa di spiegare l’origine del cosmo e fenomeni naturali attraverso l’intervento di forze soprannaturali. I personaggi del mito sono divinità ed eroi che guadagnano l’immortalità con le loro gesta; influiscono sulle vicende degli uomini e sulla creazione e la manifestazione di elementi del mondo.
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