Geografia 5 marzo 2019
Concetti preliminari
Differenza tra architetti/urbanisti e scienziati sociali. Entrambi si basano sulla relazione tra dimensione fisica e dimensione sociale, ma in particolare gli architetti cercano di rispondere alle domande poste dagli scienziati sociali. L’architetto ha un atteggiamento normativo, mentre gli scienziati sociali hanno un atteggiamento positivo.
La distinzione tra città e quello che non è città non si basa sulla delimitazione imposta dall’amministrazione, dal comune. Secondo Franco Farinelli non basta studiare solo la cartografia, perché essa è solo una rappresentazione del territorio, non è il territorio stesso, ma una selezione delle parti del territorio. Non si rappresentano mai tutti i dettagli, è impossibile. Inoltre, gli architetti devono far riferimento anche alla vita delle persone, che sulle cartografie non c’è.
Tema della scala. Per gli architetti la scala è più semplice da individuare: è la scala dell’edificio. Per un urbanista la scala serve a capire il contesto nel quale agiamo. In base ai miei obiettivi, vado a individuare una scala per capire qual è il contesto in cui agisco. Non esiste una scala perfetta. (Ad esempio se voglio studiare la relazione tra parco e residenza del Castello del Valentino, andrò a usare una scala a livello regionale per includere anche tutte le residenze sabaude).
Lo spazio in cui agisco è formato da luoghi + relazioni (insieme tra superfici e relazioni tra superfici) ed è definito perciò anche dai flussi.
7 marzo 2019
La geografia è una disciplina ambigua, che assume un valore positivo, ovvero opera in una duplice maniera: da un lato descrive quello che c’è, che esiste, dall’altro descrive nuovi significati, altri usi possibili per quegli spazi esistenti. Possiamo utilizzare la geografia, perciò, per comprendere tanti significati nascosti da ciò che è evidente soltanto nella descrizione. Quindi da una parte la geografia serve a capire l’inquadramento teorico di ciò che esiste e descrivo (cos’è la fase industriale e post-industriale) e dall’altra ci permette di ragionare per comprendere meglio la funzione.
Lingue della descrizione geografica
- Scritto/parlato
- Immagine (carte, disegni, video, fotografie)
- Numeri (tabelle, grafici)
Questi linguaggi servono a noi anche come fonti, che noi dobbiamo cercare di interpretare.
- Urbanizzazione: concentrazione della popolazione nella città
- Contro-urbanizzazione: sviluppo della popolazione nelle cinture circostanti la città
La descrizione geografica ha tre livelli:
- Enumerativo: è il livello di base che descrive cosa c’è (ad esempio: 1.000.000 di abitanti)
- Relazionale: è il livello che ci permette di mettere in relazione gli elementi che ho enumerato (ad esempio: la popolazione/abitazioni o popolazione/numero posti di lavoro)
- Interpretativo: è il livello che indica il significato degli elementi (ad esempio: il funzionamento del mercato immobiliare)
Ogni descrizione geografica deve sempre passare da questi tre livelli, che per questo hanno una loro consequenzialità.
12 marzo 2019
La descrizione geografica lavora attraverso dei modelli concettuali, ovvero delle rappresentazioni semplificate e astratte della realtà territoriale, che mettono in evidenza gli elementi e le relazioni che più la caratterizzano (non posso guardare tutto, devo selezionare). Sono dei modi che ci permettono di indirizzare la nostra scelta.
Le relazioni geografico-spaziali definiscono lo spazio geografico che devo studiare, attraverso delle relazioni tra oggetti, soggetti e fenomeni che si innescano nello stesso spazio geografico. Questo spazio non è il territorio stesso, ma è un’astrazione, è un modello spaziale che individua i diversi luoghi in cui sono localizzati oggetti, soggetti e fenomeni.
Le relazioni geografico-spaziali sono di due tipi:
- Orizzontali: legano fra loro luoghi diversi, nel caso in cui gli oggetti occupino diverse posizioni nello spazio terrestre (ad esempio: i pendolari che occupano due luoghi diversi). Si individuano delle relazioni legate a rapporti tra soggetti individuali e collettivi, creando così delle interazioni sociali. Una variabile decisiva è sicuramente la distanza, a livello metrico, di tempo, di costi, di opportunità e di tecnologia.
- Verticali: intercorrono fra due o più oggetti che occupano la stessa posizione nello spazio terrestre (ad esempio: grado di conservazione di un edificio e grado di criminalità nella stessa zona dell’edificio). Studiando le relazioni fra questi componenti di uno stesso luogo, si creano delle correlazioni spaziali, che non implicano rapporti causa-effetto.
Bisogna guardare sia le relazioni orizzontali, sia quelle verticali, non basta solo l’utilizzo di uno dei due tipi, ma per andare abbastanza in profondità devo studiare entrambi.
Il paesaggio
Indica una parte della superficie terrestre rappresentante l’insieme delle caratteristiche che io vedo che lo identificano e lo distinguono dagli altri paesaggi. Queste caratteristiche possono essere sia naturali che antropici. Secondo il dizionario “il paesaggio è una porzione di territorio considerata dal punto di vista prospettico o descrittivo con un senso affettivo, artistico ed estetico”. Per l’aspetto estetico possiamo fare riferimento alla pittura ottocentesca, mentre per la dimensione affettiva bisogna pensare non solo alla parte fisica del territorio, ma anche a ciò che l’osservazione di questo può indurre nell’animo umano.
Per studiare il paesaggio ci sono due approcci:
- Approccio scientifico:
- Definisce il paesaggio come quadro delle caratteristiche fisico-ambientali in cui si svolgono le attività umane.
- Definisce il paesaggio attraverso procedure di tipo oggettivo (non c’è un punto di osservazione umano).
- Identificazione di forme e fenomeni che caratterizzano una determinata area.
- Definisce un insieme di cose esistenti, tangibili e misurabili.
- Il soggetto è soltanto il produttore. Non esiste la dimensione delle persone che agiscono all’interno del paesaggio, ma soltanto le conseguenze visibili attualmente, gli esiti di processi. Dimensione quantitativa, oggettiva.
- Approccio emotivo ed estetico:
- Definisce il paesaggio come dimensione affettiva e immagine estetica.
- Definisce il paesaggio attraverso le sensazioni, le impressioni, le emozioni, le conseguenze che questi oggetti suscitano negli osservatori.
- Il soggetto non è solo un produttore che non esiste, ma entra nella dimensione attiva del paesaggio. Dimensione qualitativa, soggettiva.
Solo grazie a Von Humboldt (inizio Ottocento) si inizierà a pensare a un’unione tra i due approcci, all’utilizzo di entrambe le dimensioni, portando poi questo dibattito anche a livello contemporaneo. Si individua quindi il paesaggio come un sistema complesso, dove la complessità è creata dalla possibilità di trasformazione del paesaggio stesso, dalle relazioni che si vengono a formare tra oggetti e fenomeni naturali e antropici alle varie scale e dalla connessione tra analisi quantitative e qualitative.
In questa visione del paesaggio come sistema complesso, le persone sono sempre presenti: in una parte sono osservatori (produttori), nell’altra sono abitanti (fruitori). Un’altra dimensione che la complessità del paesaggio mette in risalto è la temporalità, il processo attraverso il quale si è arrivati alla situazione attuale. Perciò si capisce che non è più sufficiente considerare il paesaggio solo come insieme di forme (non basta più osservare).
Altra dimensione che la complessità del paesaggio porta alla luce è quella simbolica, come descrivono Denis Cosgrove nel suo libro “Realtà sociali e paesaggio simbolico” ed Eugenio Turri in “Semiologia del paesaggio” (fine anni Settanta). Ogni elemento, ogni oggetto del paesaggio ha una forma (esito di un processo), ma ha anche un significato, è un segno da informazioni, indica qualcosa e che deve essere interpretato, anche come espressione della sua cultura.
Secondo Cosgrove i soggetti (che guardano, producono e abitano il paesaggio), possono essere distinti schematicamente in due grandi categorie:
- Outsider: coloro che guardano il paesaggio per i propri fini, ma non lo abitano. Sono osservatori esterni (es: architetto). Hanno dimensione estetica, funzionale.
- Insider: coloro che abitano il paesaggio, lo vivono. Sono osservatori interni. Hanno dimensione affettiva, soggettiva.
Ciò ci fa capire come sono diversi gli interessi che possono derivare dall’osservazione del paesaggio, in base al tipo di soggetto. Lo sguardo dell’architetto è uno dei molti sguardi che possono esserci riguardo un paesaggio, non ce ne sono di sbagliati, ma per capire quale sia il migliore serve la negoziazione, la discussione con gli altri mille osservatori con sguardi diversi dal proprio.
Tutte queste considerazioni sono riportate anche nelle istituzioni, quindi a livello legislativo.
- Convenzione europea del paesaggio (Firenze, 2000): è il documento a scala europea più rilevante sul tema del paesaggio. Descrive il paesaggio come risultato di azioni di fattori naturali e umani e le loro relazioni. Non è composto solo da cose, ma dalla loro percezione da parte della popolazione (aspetto affettivo).
- Codice dei beni culturali e del paesaggio (2004): è un documento a scala nazionale. Descrive grossolanamente il paesaggio come una parte omogenea di territorio, ma contemporaneamente il codice assegna al paesaggio una serie di compiti molto importanti: agisce sul benessere individuale e collettivo/sociale ed è fondamento, è opportunità per lo sviluppo economico.
- Piano Territoriale Regionale (1997) e Piano Paesistico Regionale: Entrambi sono documenti che creano un collegamento tra paesaggio e ambiente sulla linea della qualità. Molto spesso quando si parla della qualità del paesaggio, ci si riferisce al problema ecologico.
14 marzo 2019
Nel 1987 viene pubblicato l’Our Common Future (o Rapporto Brundtland Future), rapporto redatto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite dove viene trattata la definizione di sviluppo sostenibile, come quel processo di sviluppo che deve garantire il soddisfacimento dei bisogni del presente, senza intaccare le possibilità delle generazioni future.
La crescita sostenibile e lo sviluppo sostenibile sono due cose diverse:
- La crescita sostenibile è un processo a livello quantitativo ed economico, senza condizionarne la qualità (ad esempio la crescita del PIL).
- Lo sviluppo sostenibile invece comprende delle variabili qualitative, non solo quantitative/economiche, con lo scopo di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali e quelle future. Si parla quindi anche di una solidarietà intragenerazionale, che guarda al futuro (al contrario dell’economia che si rivolge solo alle generazioni attuali).
Per poter pensare di “guardare alle generazioni future” bisogna far riferimento alle risorse attuali, guardando anche il paesaggio e al suo stato di conservazione. Il paesaggio come patrimonio.
Arturo Lanzani descrive il territorio italiano, come insieme di diversi significati e diversi tipi di paesaggio:
- Il paesaggio come documento storico-naturale da tutelare: i singoli edifici sono visti come monumenti;
- Il paesaggio come rudere con cui co-abitare: qui fa riferimento alle aree di montagna, quelle che sono rimaste più isolate dai processi di sviluppo turistico, dove il paesaggio diventa rudere, ma un rudere abbandonato consapevolmente, conservato attraverso leggi;
- Il paesaggio come scena spettacolare del turismo: spesso il paesaggio viene considerato come risorsa turistica (a volte con connotazione negativa, poiché il turismo ormai ha assunto un ruolo molto impattante e distruttivo a livello paesaggistico). Ad esempio la Costa Smeralda a nord della Sardegna;
- Il paesaggio come risorsa da attivare per un differente modello di sviluppo: stiamo parlando di paesaggi periferici rispetto alle grandi crescite urbane;
- Il paesaggio come ordito di un territorio frammentato: stiamo parlando, invece, a livello urbano, per cercare di ricomporre quelle aree urbane rovinate dalla rapidità dello sviluppo insediativo, per riannodare le aree frammentate.
19 marzo 2019
Il territorio
Rispetto al paesaggio, il territorio ha una dimensione non solo sociale, ma anche politica. Si connota come lo spazio, definito da dei confini, su cui agisce un’istituzione pubblica, su cui questa esercita un potere.
Il territorio è il risultato storico di processi sociali che determinano:
- L’ammontare e la distribuzione delle risorse economiche (tra cui anche le competenze delle imprese esistenti in quel territorio, come affermava Marshall)
- Le forme sociali dell’organizzazione economica
- L’identità culturale di una popolazione (nel paesaggio l’identità si riferisce a termini affettivi, parlando di territorio invece ci si riferisce ad ambiti delle infrastrutture..)
- L’insieme delle istituzioni
Raffestin nel 1979 scrive un libro “Per una geografia del potere”, dove spiega in che modo il territorio è collegato al potere. Individua questo legame nella costruzione del territorio (dimensione concreta, è la connotazione concreta dello spazio), partendo dallo spazio (dimensione astratta, che non comprende le qualità, ma solo connotazioni quantitative). Raffestin chiama questo processo, processo di territorializzazione, che continua ancora oggi. Questo processo deriva dagli atti territorializzati degli attori sintagmatici, cioè dalle azioni di attori che fanno dei programmi.
Quindi il territorio:
- È uno spazio trasformato dall’azione di una certa società e, contemporaneamente, è la condizione riproduttiva della società stessa
- È un palinsesto, esito di processi di territorializzazione in cui si intrecciano la dimensione temporale e la dimensione relazionale. Palinsesto come eredità di competenze che ci portiamo dietro e che deriva da processi, eventi passati. Questo palinsesto è composto sia da segni materiali che immateriali.
Secondo il teorico A. Bourdin tre sono le concezioni di territorio che si innescano e si sovrappongono tra loro e che generano la molteplicità di significati di territorio:
- Il territorio delle competenze: territorio su cui si esercita un potere o una amministrazione (ad esempio comunale)
- Il territorio patrimonio: territorio caratterizzato da una storia comune. Un patrimonio, un’eredità può essere negativa o positiva e offrire opportunità. Diamo quindi un valore al territorio che va anche trasmesso alle generazioni future.
- Il territorio progetto: territorio è una costruzione sociale che si costruisce in funzione della, e in relazione alla, azione collettiva dei soggetti che in esso agiscono.
Quando si va ad operare su un territorio, bisogna conoscere i quadri ambientali, le componenti fisico-naturali del paesaggio stesso:
- Geolitologiche: i tipi di roccia con la loro diversa coerenza, durezza ecc. che influenzano le forme del suolo, il suo uso agricolo ecc.
- Geomorfologiche: le forme del territorio
- Idrografiche e idrologiche: la rete dei corsi d’acqua naturali, le sorgenti, i fiumi con i loro profili verticali e orizzontali, alvei, portate, regimi, le paludi, i laghi, le lagune, i mari e le coste.
- Climatiche: le variabilità climatiche dovute a fattori altimetrici, topologici (esposizione), di posizione (marittime, continentali..)
- Pedologiche: i diversi tipi di suoli, da cui dipendono le coperture vegetali naturali e le coltivazioni
- Biogeografiche: le coperture vegetali naturali o semi-naturali (boschi, pascoli, brughiere…) e la fauna selvatica
Noi studieremo le componenti geomorfologiche e idrografiche/idrologiche.
Componente morfologica
Le forme del terreno, la forma terrestre è il risultato di forze contrapposte, costruttive (movimento delle zolle e orogenesi) e distruttive (erosione). Ogni forma è il risultato di un processo. Abbiamo una classificazione di partenza delle componenti geomorfologiche:
- Montagna: masse rilevate:
- > 600 mt (nord)
- > 700 mt (centro-sud)
- Collina: masse rilevate > 300 mt
- Pianura: assenza di masse rilevate
In particolare la pianura si distingue tra alta e bassa pianura, in relazione alla quota del piano campagna rispetto alla quota del letto del fiume. Nell’alta pianura il piano di campagna è più alto rispetto alla quota dove scorre il fiume. Inoltre l’alta e la bassa pianura hanno diverse conformazioni del suolo:
- L’alta pianura è anche detta asciutta, perché c’è poca presenza di acqua (suolo con ciottoli, molto permeabili). Il clima è più secco. È più favorevole lo sviluppo di insediamenti.
- La bassa pianura è anche chiamata irrigua per la grande presenza di acqua (suolo con limo e argilla, poco permeabili). Il clima è più umido. È più favorevole lo sviluppo dell’agricoltura.
Esempi di conformazioni del territorio:
- I fontanili sono creati dall’affioramento in superficie di una falda, formando così una polla limpida e pulita. È acqua a temperatura costante (10/14°), utile a rendere l’agricoltura redditizia.
- La conoide di deiezione è esito di un processo di accumulo dei detriti trasportati a valle dai fiumi che, depositandosi ai margini degli stessi, creano delle colline, le cosiddette conoidi di deiezione. Su queste colline si sono sviluppati successivamente gli insediamenti, preferendo la leggera altitudine.
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