Introduzione
Perché le città ci interessano:
- Il mondo è urbano e sembra destinato ad esserlo sempre di più: circa l’80% della popolazione europea vive nelle città. La diffusione urbana (urban sprawl) sta modificando i paesaggi europei, mettendo in evidenza aspetti critici di tipo ambientale, sociale e spaziale.
- Le città rivestono un ruolo centrale nella vita degli esseri umani, funzionando come amplificatori di fenomeni, sentimenti, idee e tendenze.
Il fenomeno urbano e le città contemporanee
Perché parlare di urbanizzazione
Urbanesimo, inurbamento e urbanizzazione sono spesso usati erroneamente come sinonimi:
- Urbanesimo: per descrivere gli aspetti sociali della vita urbana.
- Inurbamento: fenomeno di mobilità dalle campagne ai grandi centri abitati.
- Urbanizzazione: si riferisce ai processi di crescita della popolazione urbana e conseguentemente dell’edificato.
L'urbanizzazione nel mondo
Nel 2009 più della metà della popolazione mondiale vive in città e le stime indicano che nel 2050 circa 2/3 degli abitanti saranno urbani. Il rapporto tra crescita demografica e crescita urbana si presenta in modo diverso tra città del Nord (più ricche) e quelle del Sud (più povere). Mentre nel 1950 nei paesi più sviluppati la popolazione urbana e quella rurale erano equivalenti, nei paesi meno sviluppati questa proporzione potrebbe essere raggiunta intorno al 2020. Non si arresterà: la futura crescita demografica sarà quasi interamente assorbita dalle città dei paesi in via di sviluppo e si caratterizzerà per velocità e inarrestabilità.
Le città del mondo
Non possiamo certo ricostruire un'univoca storia dell'urbanizzazione, se non per contesti, ma possiamo individuare alcuni tratti comuni:
- Dimensione demografica, la classificazione delle città a partire dal numero di abitanti.
- Densità di popolazione
- Classi di età
Bairoch individua cinque fenomeni che hanno accelerato in maniera decisiva l’urbanizzazione dei paesi poveri:
- La decolonizzazione si è accompagnata all'ipertrofia delle funzioni amministrative.
- Le politiche di industrializzazione hanno accelerato l’offerta di posti di lavoro nel settore industriale.
- Le autorità coloniali avevano contrastato gli spostamenti verso le città.
- La balcanizzazione di alcuni imperi coloniali ha favorito l’urbanizzazione con la creazione di nuove capitali politiche e amministrative.
- I conflitti politici hanno determinato movimenti di rifugiati che hanno “gonfiato” massicciamente la popolazione di alcune città.
Il fenomeno tende a spostare l'asse dell'urbanizzazione mondiale dai paesi dell’Occidente sviluppato alle regioni di nuovo sviluppo, da una parte, e di massima povertà dall’altra. Ma c’è da chiedersi:
- Una città di più di 6 milioni di abitanti, come la Tokyo attuale, si può definire ancora con il lessico consolidato, o vanno immaginate nuove categorie?
- I problemi di quelle megacittà rappresentano la moltiplicazione di quelli di qualsiasi città oppure costituiscono un diverso insieme con cui confrontarsi?
Il fenomeno urbano in Europa e in Italia
In Europa, più dell’80% della popolazione vive in città (anche se nel 2010 solo Parigi compare nella categoria delle megacittà). L’Europa è da molto tempo un continente di città, e poi la rivoluzione industriale e i grandi movimenti migratori interni e internazionali del secolo scorso hanno ulteriormente accentuato l’urbanizzazione (in Italia, la grande fase di espansione urbana prende avvio dopo la Seconda guerra mondiale e dura per circa trent’anni).
Trend demografici delle città europee:
- Relativamente all’immigrazione internazionale, i dati dimostrano come le grandi città registrano livelli di immigrazione più elevati delle città di dimensioni minori, con un’ampia proporzione di immigrati appartenenti alle fasce più giovani di età.
- Le città con un incremento demografico più rapido sono quelle con una quota più contenuta di popolazione anziana e, inevitabilmente, una quota più elevata di popolazione giovane.
La popolazione urbana in Italia è cresciuta dai 25 milioni di abitanti del 1950 agli oltre 41 del 2010, mentre le proiezioni delle Nazioni Unite ci indicano che nel 2050 gli italiani che vivranno nelle città raggiungeranno i 46 milioni. Nel corso del Novecento fu molto rilevante l’aumento demografico delle città del cosiddetto “triangolo industriale” (Torino, Milano, Genova), un trend che modificò radicalmente le loro caratteristiche demografiche, sociali e di organizzazione spaziale.
Definizioni di città: concetti e teorie nella geografia urbana
Una definizione di partenza
Se in tempi passati le città erano circondate da mura che mettevano chiaramente in evidenza il dentro e il fuori, ora non è più così: le città si sono diffuse superando anche la tradizionale e chiara separazione fra città e campagna. La città è quindi ovunque, qualcosa di più di un semplice luogo, parte integrante per molte delle nostra attività quotidiane.
Come possiamo allora iniziare per definire una città?
- Weber (seconda metà dell’Ottocento): Un insediamento circoscritto, un centro abitato, e non una o più abitazioni isolate; essa è un grande centro abitato.
- Mumford (1937, va oltre): Il vero significato dell’urbano risiede nel suo essere un intreccio geografico, un’organizzazione economica, un processo istituzionale, il teatro dell’azione sociale e il simbolo estetico dell’unità collettiva.
- Sombart (cavallo tra Otto e Novecento): Non è possibile pervenire ad una concettualizzazione generale sulla città. È piuttosto necessario riconoscere la pluralità delle possibili definizioni con riferimento al punto di vista adottato (o storico, o economico, o statistico o giuridico).
- Ancora Weber: La città si differenzia dai sistemi economici tradizionali chiusi perché sviluppa una dinamica di relazioni con l’esterno.
Le concezioni di città di Sombart e di Weber sottolineano un aspetto importante, cioè la relazione tra la città e il territorio circostante: Città con significato fisico e con significato sociale.
Urbanità e stile di vita urbano
Wirth: La città è uno stanziamento relativamente grande, denso e abitato da individui socialmente eterogenei. Ora, la posizione di Wirth è stata oggetto di numerose critiche:
- Per la rigidità rispetto ad un fenomeno in continua evoluzione come quello urbano.
- Mumford, negli anni Sessanta, indica che il mondo è divenuto una città, a maggiore ragione i tre parametri indicati da Wirth circa un secolo fa appaiono oggi inadeguati nel connotare le caratteristiche dell’urbano.
- Per i limiti teorici, Castel e Harvey hanno sottolineato come il fenomeno sia inserito all’interno di un quadro, definito e influenzato dalle dinamiche economiche e dalle forze del capitalismo.
- Per Amin e Thrift, Wirth riconoscerebbe come distintivo dello stile di vita urbano relazioni sociali face-to-face, ma oggi legami virtuali permettono la formazione di relazioni sociali che prescindono dalla prossimità.
La città come organismo vivente
In questo senso si parla di ciclo di vita delle città. Molto interessante è l’approccio di Reclus: la città è come un personaggio, ognuna manifesta una particolare personalità che si caratterizza attraverso la diversità sociale e morfologica dei suoi quartieri.
La città industriale come luogo del degrado e della libertà
Nell’interpretazione della città industriale è possibile individuare due visioni:
- Visione negativa: denuncia le ineguaglianze.
- Visione positiva: esalta le prospettive legate all’emancipazione sociale dell’individuo o del genere, nonché la produzione culturale.
Il sociologo tedesco Simmel, riguardo le metropoli del suo tempo, disegna la città come il luogo della società in cui l’essere umano gode della maggiore libertà possibile, in virtù delle relazioni sociali “fredde” che connotano la vita metropolitana. Metropoli che è quindi Società e non Comunità, ovvero una metropoli che non si caratterizza per una certa comunione di interesse dei soggetti locali in funzione di un comune senso di appartenenza.
Figure spaziali della città moderna
Figura chiave è quella dell’architetto e urbanista svizzero Jeanneret, noto con lo pseudonimo di Le Corbusier (1887-1965). La sua Carta d’Atene, manifesto degli urbanisti dei ’30 e ’40, propone una città abitabile e armoniosa. Ciò attraverso quattro funzioni: abitare, lavorare, ricrearsi nel tempo libero, circolare; rigorosamente all’interno di una pianificazione di zone monofunzionali indipendenti. Critiche: Soprattutto però rivolte ai discepoli di Le Corbusier. Essi, infatti, puntarono per lo più sull’abitare a discapito delle altre funzioni, dando impulso alle edificazioni di luoghi di segreganti (rigidità degli schemi operativi e poca attenzione al contesto sociale).
Geografia della città e geografia delle città
Geografia della città: capire come funziona una città al suo interno. Geografia delle città: cogliere i rapporti fra le città.
L'emergere e il consolidarsi degli studi di geografia urbana
Società e rapporti di potere all’interno della città resteranno a lungo assenti dalle attenzioni di ricerca della geografia urbana.
- Pierre George: Da lui giunge un cambiamento d’impostazione nello studio della città! Egli:
- Sottolinea come la geografia urbana non deve più occuparsi di studi monografici.
- Propone la città come organizzazione rivolta a creare vantaggi individuali e collettivi (sociali).
- Apre allo studio delle città dei paesi a economia “sotto-sviluppata”.
I Neomarxisti: La loro geografia urbana accende i riflettori sulla città intesa come parte integrante del modo di produzione capitalista. (siamo negli anni Settanta) Attore, interazione, azione (diventano le parole chiave) Ora la geografia si confronta con i soggetti sociali visti non più solo come “oggetti” ma come attori con possibilità di azione.
La geografia delle città
Abbiamo due teorie principali:
- Teoria sistemica, la città è vista come un sistema in un insieme di città legate tra loro da relazioni e scambi. (le relazioni interne ed esterne non sono considerate separatamente)
- Teoria reticolare: mette in evidenza le interazioni fra i luoghi non contigui.
Sono tre i modelli generali di reti urbane:
- Reti a gerarchia determinata, la città controlla il suo hinterland.
- Reti multipolari e megalopoli, considera le relazioni fra i nodi della rete sulla base della complementarità funzionale dei centri.
- Reti equipotenziali, descrive l’indifferenza localizzativa in cui ogni nodo può essere teoricamente connesso con ogni altro. È situazione tipica della più recente economia dell’informazione, con a capo le cosiddette città globali.
Interpretare la città oggi
Città globali e nuove gerarchie metropolitane, fra neoliberismo e deriva economicista. Nelle realtà urbane post-industriali, spazio e (liberatosi dai vincoli della prossimità geografica) sembrano rimpicciolirsi e accorciarsi, producendo forme socio-economico-culturali definite post-moderne. E osservando la città da un punto di vista attento alle dinamiche economiche, Taylor e Lang individuarono (2004) fino a cento nuovi concetti; divisibili in due principali categorie: I nomi dati all
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