Capitolo 1: Ricerca e didattica
1.1 Il percorso scientifico della geografia
1.1.1 Continuità e discontinuità geografiche
È difficoltoso il tentativo di individuare, delimitare e sistemare il sapere geografico, pure cospicuo e di enorme rilevanza, che precede l'avvento della geografia scientifica del Sette-Ottocento. Prima di questo periodo è un sapere caratterizzato da conoscenze molto diversificate e scollegate tra loro, che spaziano dalle nozioni astronomiche alle cartografiche, dalle geodetiche alle geologiche, dalle etnografiche a quelle puramente descrittive e fantastiche, comprese tutte quelle derivanti dai racconti di viaggio e dai resoconti di esplorazioni, che tanto hanno contribuito alla conoscenza del mondo. Queste acquisizioni possono costituire un presupposto molto importante per la scienza geografica, ma rimangono ancora in uno stato latente nelle segmentazioni della conoscenza scientifica disciplinare.
La nascita della geografia, almeno per quanto riguarda il mondo occidentale, si può far risalire alla Grecia antica. I suoi abitanti hanno avuto il senso del racconto, sono stati i naviganti e i viaggiatori, hanno osservato il cielo e le stelle; hanno riunito le condizioni essenziali di una geografia di portata universale, nella quale in qualche modo i geografi possono trovare oggi chiari riferimenti e non pochi motivi di riconoscimento.
1.1.2 Dal mondo classico alla "geografia scientifica"
Dicearco da Messina è di Descrizione del mondo, andata perduta. È pregevole il suo tentativo di razionalizzazione del disegno della terra, grazie soprattutto all'introduzione di una coordinata, rappresentata dal parallelo centrale passante per Rodi, da cui determinare la localizzazione dei vari luoghi.
Eratostene dà largo impulso alle indagini geografiche, scrivendo un'opera articolata in tre libri, il primo dei quali è relativo alla storia della geografia, da Omero ai suoi tempi. La geografia astronomica e quella fisica costituiscono il contenuto del secondo libro, mentre il terzo riguarda la descrizione del mondo allora conosciuto. Nell'opera sono presenti interessi matematici e cartografici (le dimensioni della terra), ma anche descrittivi, che hanno portato poi alla diffusione di itinerari, per terra e per mare, e alla stessa nomenclatura delle regioni della Terra.
In una prospettiva a vasto raggio si collocano i 17 libri della Geografia di Strabone, il quale alla trattazione mette come premessa due libri di Prolegomena, nei quali definisce la scienza geografica come materia da filosofo, sebbene distinta. Secondo Strabone, la molteplicità delle conoscenze fa considerare il divino e che sono i contenuti tipici della filosofia. Più interessante di tutta la produzione straboniana consiste nel tentativo di congiungere la tradizione scientifico-matematica con la geografia umana, ridefinendone in parte metodi e obiettivi. Fino al XIX secolo non è stata considerata come avrebbe meritato, ma ricevette un grande riconoscimento da uno dei padri della geografia moderna, Friedrich Ratzel, che la ritenne un classico della disciplina.
Lo sfaldamento dell'Impero romano produce contraccolpi gravi nella vita intellettuale e nel mondo scientifico, cosicché la conoscenza e interpretazione della Terra giungono a gravi forme di deterioramento. Nel Medioevo lo stesso termine geografia scompare, pur se opere intitolate Cosmographia o De natura rerum o De universo affrontano temi in qualche modo riconducibili a questo sapere. L’impulso alla spiritualità comporta una scarsa attenzione verso il mondo sensibile, favorendo una lacerazione tra scienza ed esperienza, con esiti negativi anche per le conoscenze geografiche, le quali, private del collegamento con la realtà, spesso vanno a sconfinare nel magico e nel fantastico.
Il ritorno del pensiero di Aristotele sulla scena culturale avviene nel XII secolo attraverso le traduzioni delle sue opere. Una quantità notevole di traduzioni latine rende fruibile agli studiosi una parte significativa della scienza greca diventata importantissima. Insieme al rigoglio delle versioni di opere filosofiche, mediche e scientifiche, cominciano a svilupparsi le università.
Il pensiero umanistico, maturatosi nel Quattro-Cinquecento, si contrappone in modo frontale alla formazione intellettuale del Medioevo, considerata responsabile sia di una visione preconcetta e mistica del mondo e dell'universo, sia di un sostanziale svilimento dell'uomo, della sua ragione e delle sue opere. Contribuiscono al suo sviluppo eventi e mutamenti di varia natura, come la fioritura delle monarchie europee, l'affermazione di una nuova civiltà urbano-borghese, l'invenzione della stampa e della polvere da sparo, ma soprattutto le grandi scoperte geografiche. Navigatori e cartografi costituiscono figure di grande rilievo proprio riguardo all'esplorazione e alla rappresentazione del mondo.
Si susseguono una serie incredibile di ricerche e invenzioni. La conoscenza mediante il metodo è sollecitazione comune a tre grandi studiosi, come Francesco Bacone, Galileo Galilei e Cartesio. Grazie alla nuova scienza della natura comincia ad affiorare il desiderio di dominare il mondo. Il mondo visibile, come percepito dai sensi, è considerato fallace, mentre le matematica e i calcoli presentano verità chiare ed evidenti.
1.1.3 La nascita della "geografia scientifica"
In un periodo di grande fervore culturale, il pensiero di Kant esercita una marcata influenza sulla geografia, disciplina che per il filosofo insegna a conoscere l'officina della natura. Secondo lui non vi è cosa che coltivi e formi più il buon senso degli uomini quanto la geografia; essa ci rende cittadini del mondo e ci mette in correlazione con le nazioni più remote.
Alla fine del Settecento, ma specialmente all'inizio dell'Ottocento, si assiste a un vigoroso progresso negli studi geografici, dovuto in buona parte all'evoluzione scientifica e tecnica, al pensiero illuministico e a quello idealistico. Pur senza rappresentare una vera e propria rottura con il passato, il cambiamento è grande ed esplicito, soprattutto in Germania dove hanno operato Kant e Herder, ai quali la geografia molto deve. Qui la geografia si modella sulle scienze della natura; e qui nascono Alexander von Humboldt e Karl Ritter: i più noti geografi della prima metà dell'Ottocento, considerati i fondatori o almeno i precursori della geografia contemporanea. La prima cattedra universitaria di geografia comparata fu ricoperta nel 1820 di Berlino da Karl Ritter.
I due studiosi sono accomunati per il loro notevole contributo alla costruzione di quei caratteri di scientificità, che hanno fatto della geografia una disciplina moderna. Essenziale risulta il loro apporto epistemologico riguardo ai problemi legati alle relazioni tra uomo e natura, e soprattutto al principio di interdipendenza, che sono alla base della geografia scientifica. Ma il grande ordinatore della scienza geografica è Friedrich Ratzel, che ha il merito di giungere a una concezione unitaria della geografia, cercando di creare un metodo comprensivo per lo studio della connessione tra tutte le caratteristiche della superficie terrestre e la storia umana. Ratzel si forma in un ambiente scientifico naturalistico, pienamente immerso nelle idee evoluzioniste e positiviste. Il quadro di riferimento generale è costituito dalla concezione meccanicistica, vera e propria chiave scientifica interpretativa del mondo; le leggi matematiche della meccanica avrebbero dovuto offrire spiegazione di ciascun fenomeno che avviene nello spazio e nel tempo. Un esito conseguente riconduce alla formulazione del principio del determinismo, che si presuppone valido per ogni sfera della realtà e rimanda all'idea di una legge o di un sistema di leggi universali. L'ambiente naturale è agente dominatore su un uomo sottoposto alla sua influenza incontrastata. Appare evidente, in questo modello interpretativo, la pretesa di conoscere oggettivamente le relazioni tra i comportamenti della società e lo svolgimento della natura.
Mentre in Italia la geografia si conforma al modello tedesco, in Francia, già alla fine dell'Ottocento, la disciplina sviluppa un orientamento originale, che ha il suo maestro in Paul Vidal de la Blache. Il nuovo indirizzo geografico si colloca nel clima di un travaglio culturale del movimento positivista, alle cui posizioni, rappresentate dall'indirizzo ambientalista e ratzeliano, si contrappone. Proprio alcuni concetti derivati dalla sociologia favoriscono l'elaborazione di un principio basilare della concezione vidaliana: quello di genere di vita, definibile come l'insieme dei comportamenti abituali e stabili di un gruppo umano, che si organizza su un determinato territorio, dal quale ottiene il necessario sostentamento. Questo gruppo risponde agli stimoli provenienti dall'ambiente naturale, scegliendo fra tante possibili azioni; e la scelta adottata è in funzione non solo dell'ambiente in cui si colloca, ma anche delle proprie esperienze storiche e socio-culturali. La nuova geografia è un'originale concezione dei rapporti tra umanità e ambiente, una diversa chiave interpretativa per comprendere il mondo: il possibilismo geografico.
1.1.4 La geografia dal dopoguerra a oggi
La ricerca geografica, dopo la seconda guerra mondiale, si trova di fronte a quadri ambientali e sociali in rapida evoluzione, che necessitano, per essere compresi, di inedite chiavi interpretative, di metodologie moderne, di nuovi strumenti. In Italia l'assetto della disciplina si modifica, ma con eccessiva lentezza rispetto ad altri paesi europei e nord-americani, senza intaccare i paradigmi della geografia classica; la matrice positivista è ancora ben radicata, per cui la geografia si posiziona generalmente nell'ambito delle scienze naturali, precludendosi in parte la possibilità di analizzare la dimensione sociale. Tuttavia i cambiamenti prodotti nella struttura della popolazione e nel paesaggio da una parte, e i progressi di alcune discipline producono spunti interessanti per un aggiornamento e rinnovamento della disciplina.
La fine degli anni Sessanta e del decennio successivo segnano un periodo socio-politico denso di conflittualità, in un clima di generale insofferenza, ma pure permeato di forti aspirazioni sociali. Anche la geografia risente del nuovo clima, con la riscoperta e del pensiero marxiano; propone diverse riflessioni concettuali con spiegazioni politico-ideologiche concordi nel rifiuto di una geografia intenta a vedere il territorio come un semplice stato di fatto, immobile e fissata al presente.
Le sollecitazioni provenienti dall'esterno esercitano una significativa influenza anche sulla ricerca geografica, che avvia studi e analisi sugli ecosistemi e sul cambiamento globale. L'approccio ecologista della geografia si collega alla teoria del sistema generale, che intende fornire visioni relative alla reciprocità società-ambiente e che si ricollega poi al paradigma dello sviluppo sostenibile.
Nel continuo rinnovamento scientifico, una nuova geografia si diffonde sempre di più negli anni Sessanta, grazie anche allo sviluppo di metodologie matematico-statistiche. Il ricorso a tali metodi diviene in breve tempo così rilevante da far parlare di rivoluzione quantitativa. Il nuovo approccio intende circoscrivere ogni fatto geografico entro una misurazione espressa quantitativamente, e perciò spesso la possibilità di cogliere quelle correlazioni fra i fenomeni più diversi che la diretta osservazione e intuizione di un singolo studioso non avrebbe mai potuto individuare.
Da questa geografia, ispirata a principi neo positivisti e impostata su ragionamento deduttivo, sono elaborate teorie e modelli. Lo spazio sociale ha consentito di introdurre tra i geografi le tecniche di rilevazione e di calcolo statistico, con risultati positivi in molti settori, tra cui la cartografia tematica computerizzata e i sistemi informativi geografici. Recenti sono anche le geografie della percezione, del comportamento e la geografia umanistica, che ripropone e utilizza collegamenti con arte e letteratura. La geografia della percezione, puntando l'attenzione sullo spazio vissuto, arricchito di valori psicologici, immessi dagli uomini che con esso in qualche modo interagiscono, e sulla percezione che nel territorio hanno i suoi fruitori, sicuramente ha ampliato gli schemi interpretativi del rapporto tra società e ambiente, puntando sul presupposto che il mondo deve essere visto dagli esseri umani.
Lo spazio antropico non deriva soltanto dalle esigenze economiche o di adattamento e adeguamento naturale, ma trae origine anche da altri itinerari, che le società percorrono mosse da passioni, sentimenti, impulsi, rappresentazioni. In una geografia che nel suo studio dello spazio incastra la soggettività, assume rilievo pregnante. E così il quadro percettivo di un ambiente, filtrato dalla particolare sensibilità di uno scrittore, di un poeta, di un pittore, può costituire un approccio importante alla sua comprensione, che andrà poi strutturata attraverso letture e interpretazioni più propriamente geografiche. La matematica e la statistica da una parte, la psicologia e la letteratura dall'altra costituiscono strade che possono essere accolte a livello geografico. La molteplicità di sguardi, razionali e sensibili insieme, costituisce la grande ricchezza della geografia.
1.2 Didattica generale e didattiche disciplinari
La didattica generale è un insieme di orientamenti, di principi e di tecniche da applicare ai processi di apprendimento e di insegnamento, cioè una scienza della comunicazione e della relazione educativa. Secondo Mauro Laeng la didattica rappresenta la teoria della corretta ed efficace pratica di insegnamento. In quanto teoria, la didattica è riflessione ragionata, che tende a un assetto sistematico; poiché ha per oggetto di studio una pratica, la didattica muove dall'esperienza. Le conoscenze devono essere presentate in modo tale da permettere all'allievo non una passiva ricezione, ma una fattiva rielaborazione, che stimoli il formarsi di strategie mentali individuali e conduca alla conquista del sapere.
Lezioni di insegnamento, per essere in grado di sviluppare efficacemente le sue potenzialità, deve poggiare su solide strutture scientifiche, che trovano alimento in una varietà di saperi. La didattica si pone quale scienza di frontiera tra discipline pedagogiche, psicologiche, sociali e della comunicazione. Alla didattica, vera e propria scienza dell'apprendimento-insegnamento, è stato attribuito da molti un ruolo subordinato, negandole spesso quella autonomia disciplinare, presupposto essenziale per conseguire la dignità di scienza. Mentre la pedagogia si qualifica come scienza, la didattica ne rappresenterebbe solo una derivazione pratica. Il legame tra pedagogia e didattica è generato dalla comune riflessione sullo stretto rapporto tra educazione e istruzione.
La scuola è in qualche modo dimora della didattica. I due poli essenziali, scuola e didattica, rappresentano momenti di una stessa realtà, nella quale non solo si integrano, ma quasi si confondono. Ad un generale riconoscimento teorico sull'importanza della scuola, non corrisponde nella pratica quotidiana il necessario supporto.
La riqualificazione della didattica può attuarsi in primo luogo attraverso il riconoscimento dei fondamenti scientifici delle pratiche e delle tecniche di apprendimento-insegnamento. In secondo luogo si può realizzare, grazie alla delimitazione di un chiaro oggetto di ricerca e attraverso effettiva e positiva interazione fra teoria e prassi, da esplicitarsi specialmente nella ricerca concernente l'organizzazione scolastica e nella sperimentazione e nella ricerca in ambito curriculare. Nella struttura scolastica, fondamenti essenziali della didattica sono la continuità, la collegialità, la partecipazione sociale, i tempi e gli spazi del processo di apprendimento e insegnamento. Rispetto alla sperimentazione curriculare, temi importanti riguardano la progettazione e la valutazione. Sperimentare significa anche considerare globalmente le molteplici diversità esistenti, relative agli allievi, agli insegnanti, alle culture locali, alle attrezzature didattiche.
Nella progettazione didattica si possono collocare tre momenti di un percorso scientifico completo ed esauriente: il teorico, il metodo logico e la dimensione pratica. Sulla dimensione teorica è opportuno insistere, poiché essa non dovrebbe rappresentare più la linea discriminante tra pedagogia e didattica.
La didattica è pure scienza di frontiera rispetto alle relazioni che si creano con i diversi insegnamenti impartiti in sede scolastica. Ciascuna disciplina è fornita dei propri specifici contenuti, di propri linguaggi e metodi. In questo confronto si apre la didattica a una più ampia gamma di opportunità legate a un discorso interdisciplinare, oltre a un decisivo ruolo di equilibrio nella formulazione dei progetti educativo-didattici.
Si può parlare di match-confronto tra didattica generale e didattica disciplinare per affermare che la prima è teorizzata e progettata da ricercatori dell'ambito delle scienze dell'educazione, mentre la seconda da ricercatori dell'ambito disciplinare. Le didattiche disciplinari studiano i rispettivi programmi e le strategie di apprendimento e insegnamento delle singole materie scolastiche.
Una didattica disciplinare non può ignorare le indicazioni tecniche e metodologiche che provengono in particolare della didattica generale, così come non può ignorare oggetto, metodi e finalità della disciplina di riferimento. Le didattiche disciplinari dispongono di propri occhiali epistemologici: ermeneutici, investigativi e di formalizzazione teorica, mutuati prevalentemente dagli statuti delle loro discipline/madri.
Se la didattica generale si trova di fronte a una mancanza di riconoscimenti istituzionali e a una diffusa sottovalutazione, la situazione delle didattiche disciplinari risulta ancora precaria in termini di considerazione scientifica. Tuttavia le istituzioni universitarie relative alla formazione degli insegnanti della scuola di base e in quella superiore hanno aperto alle didattiche disciplinari strade interessanti. La recente produzione di saggi sulle didattiche e sui laboratori disciplinari costituiscono uno dei segnali più confortanti di progresso in tale direzione.
1.3 Didattica della geografia
1.3.1 Potenzialità della didattica della geografia
La geografia nasce con l'essere umano ed egli è naturalmente geografo. È importante...
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