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Didattica della geografia

Capitolo 1

Le politiche dell'istruzione

Le politiche educative che i governi mettono in atto ricoprono grande rilevanza per la vita socioculturale ed economica di un paese. L'unificazione italiana nel 1861 si realizza in atmosfera positivista, e la presenza di un gran numero di analfabeti aggrava la situazione.

La legge Casati del 1859 è imperniata sul pensiero positivista: metodo oggettivo e lezione frontale, approccio sensoriale, testi con esempi da emulare. La scuola secondo i programmi del 1894 deve essere strumento di redenzione morale e civile. Le discipline sono presentate in funzione dei valori educativi che possono infondere, lingua italiana ed amore patrio, aritmetica ed ordine. Giuseppe Ricchieri si oppone a questo sistema che voglia esaltare nazionalismo e autoritarismo.

La riforma Gentile del 1923 si oppone alla pedagogia scientifica di tipo positivista, esaltando la coincidenza tra pedagogia e filosofia. L'idealismo gentiliano propone la scissione di sapere scientifico e umanistico. Nel 1928 nasce il testo unico di Stato, ispirato agli ideali del partito. Il pedagogista Lombardo Radice, che assume la direzione della scuola elementare, osserva come la geografia non abbia un suo precipuo oggetto di studio, ma essa sia connessa sia alle scienze, sia alla storia dell'uomo. Salvatore Settis mette in luce come nella scuola italiana non si parli quasi mai di paesaggio, esso è quello dipinto dai pittori, ma non è mai quello nel quale l'uomo vive.

La geografia quindi è la scienza che studia il paesaggio, questa enunciazione così riduttiva non può essere pienamente accolta, ma i legami tra geografia e paesaggio sono fortissimi.

Dal programma alle indicazioni nazionali

Uno degli esiti significativi delle politiche dell'istruzione è costituito dal programma scolastico, che appunto crea il punto di contatto tra politica e sviluppo delle scienze dell'educazione delle varie discipline. I programmi scolastici hanno continuo bisogno di trasformarsi per due motivi: il primo è di carattere interno a ciascuna disciplina, il secondo rientra nei mutamenti della società. Il rinnovamento dei programmi consente sia di trasmettere le nuove acquisizioni della ricerca, sia di rispondere alle trasformazioni della società.

Il programma di ogni disciplina deve essere aperto, ed esso non deve esaltare il nazionalismo, ma esaltare al cosmopolitismo. Lo spostamento del baricentro dei processi di insegnamento a quelli di apprendimento ha reso superata la definizione di programma, preferendo la progettazione didattica modulare. Essa può essere applicata ogni qualvolta ci si trovi ad affrontare problemi complessi, la cui soluzione richiede la collaborazione di più discipline. Il contenuto del processo di insegnamento non è la disciplina, ma il problema conoscitivo per risolvere il quale si fa riferimento a varie discipline.

Il ruolo delle associazioni

Ogni area disciplinare scolastica ha uno o più associazioni di insegnanti che la rappresenta. Queste associazioni sono un importante luogo di incontro tra ricerca e didattica e attività di formazione per esprimere l'impegno profuso nell'innovazione didattica. I rappresentanti delle associazioni si incontrano in seminari nazionali in cui vengono affrontati i temi delle riforme strutturali della scuola e dell'impostazione di curricoli.

Nel 1954 nel congresso geografico Italiano nasce la Associazione italiana insegnanti di geografia, da un'idea di Migliorini. Ne fanno parte Aldo Sestini, Piero Landini, Roberto Almagià e Gino de Vecchis, che ne è presidente dal 2002. Lo statuto si prefigge gli scopi di: diffondere la conoscenza di principi didattici dell'insegnamento della geografia, coordinare iniziative e realizzazioni didattiche, mantenere rapporti con le associazioni estere.

Essa ha promosso un accordo fecondo tra scuola e università, tra didattica e ricerca, in modo da coinvolgere la ricerca universitaria nella maggiore qualificazione della didattica a scuola. Per conseguire tali finalità l'associazione pubblica il bimestrale Ambiente, società, territorio, che distribuisce gratuitamente ai soci. Dal 2005 si affianca alla rivista la collana omonima diretta da Gino de Vecchis per Carocci. Dal 2003 l'associazione ha un sito telematico diretto da Cristiano Giorda. I corsi di formazione e di aggiornamento, le conferenze, i seminari hanno avuto un importante riconoscimento dal ministero. La struttura territoriale è articolata in 20 sedi e permette di coprire tutto il territorio nazionale. Possono esserne soci gli insegnanti, i docenti universitari, i cultori e gli appassionati alla materia.

Le società geografiche

Nella seconda metà dell'Ottocento nasce in Italia la Società geografica, con l'obiettivo di promuovere la cultura e le conoscenze geografiche. Nel 1985 nasce la Società di studi geografici con sede a Firenze che pubblica la Rivista geografica italiana. Nel 1978 è istituita l'Associazione dei geografi italiani che promuove numerose iniziative culturali come congressi e giornate della geografia.

Capitolo 2

I miti dell'antichità

Lo spirito di osservazione nei primi uomini è indispensabile per sopravvivere in un mondo caratterizzato da spazi problematici e pericolosi. Da questa geografia spontanea nasce il legame con il mito, che costituisce la prima scienza dell'umanità. Il mito contiene il patrimonio di idee, di schemi e tradizioni della cultura di un popolo privo di scrittura. La forma poetica del mito affronta temi di grande significato, ad esempio i poemi omerici e di Esiodo rappresentano la concezione del mondo e della vita nella Grecia nei primi secoli.

Per Eratostene l'Odissea è vista come un magazzino della memoria, una specie di enciclopedia del sapere, inoltre il mito aggancia spazio e tempo perché la dimensione temporale va fuori dalla scansione cronologica. Le discordanti interpretazioni dei paesaggi, i differenti modi di spiegare i fenomeni sono le basi per un lavoro didattico sulla geografia. La natura è divinizzata, concepita attraverso una successione di ierofanie, manifestazioni del sacro e di cosmogonie, impostazioni del cosmo mediante parentele tra vari dei.

I miti cosmogonici sono utilizzati per spiegare la posizione della terra nell'universo, l'esistenza del dì e della notte, ma anche per dare motivazioni alle montagne ai corsi d'acqua. I miti del continente australiano relativi alla creazione narrano che leggendarie creature totemiche nel tempo del sogno avevano percorso in lungo il largo il continente cantando il nome di ogni cosa e così avevano creato il mondo.

Nuovi miti

Negli ultimi secoli miti come quello del sangue razza, della nazione e nazionalismo sono esplosi in maniera dirompente proponendo aberranti visioni del mondo. Il concetto di Lebensraum elaborato da Ratzel, è stato travisato dai regimi nazionalisti, che ne hanno visto la base per il colonialismo. Il tema delle razze era sentito a scuola e si esaltavano spesso le differenze di vita e inferiorità.

La letteratura geografica presenta numerosi esempi, come questo brano del periodo fascista: “noi abbiamo la pelle rosea a fondo bianco, i capelli lisci, ma in Asia ci sono popolazioni dalla pelle giallastra, in Africa uomini dalla pelle nera. Tutti questi popoli conservano ancora costumi primitivi, quindi i popoli più civili sono quelli di razza bianca.” Questo pregiudizio era riscontrabile alla fine dell'Ottocento quando si diceva che la più intelligente era la razza mediterranea, perché era stabile, mentre altri erano nomadi, ed altri ancora barbari.

Mito della razza e nazione insieme producono visioni deformate, mentre l'insegnamento della geografia accentua l'impostazione che voglia conoscere il mondo, ma non dominarlo. Gambino scriveva dell'Africa come il più importante dei continenti perché l'Italia vi aveva possedimenti. La presunta necessità di espandere il proprio territorio diventa un vero e proprio diritto nel periodo fascista, quando prolificano i testi che vantano delle conquiste coloniali dell'Italia.

Percorsi cartografici per disegnare la terra

La carta geografica è la prima espressione grafica dell'intelligenza spaziale e trova diffusione nel lontano passato. La forma e le dimensioni della terra costituiscono due oggetti di studio essenziali per la trasmissione del sapere geografico antico, che coincide con quello cartografico e fa intendere lo stesso significato del termine geografia, disegno della terra.

Aristofane nelle Nuvole racconta di un discepolo che chiede a Socrate dove si trovi Sparta, e rimane sorpreso perché è molto vicina ad Atene. Il rapporto tra la realtà e la sua rappresentazione ha sempre coinvolto gli interessi didattici. Carte geografiche a varie scale sono considerate strumenti scientifici della geometria, intesa come misura della terra.

In ambito cartografico le scoperte geografiche costringono gli studiosi del Rinascimento ad affrontare nuovi problemi, e a cercare soluzioni soddisfacenti soprattutto per le esplorazioni. L'opera geografica di Tolomeo dopo l’oblio medievale torna in auge dal 15º secolo. Alcuni secoli dopo, Rousseau offre spunti di riflessione utili per l'insegnamento nella “lezione attiva di geografia” dove il suo allievo non legge passivamente le carte, ma le sa costruire. Rousseau manifesta contro una geografia nazionalista e libresca tutta da memorizzare.

In riferimento ai tempi recenti merita di essere citata la proiezione dello storico Arno Peters, pubblicata nel 1973, che rispetta la proprietà dell'equivalenza ma mette al centro l'Africa per uscire definitivamente dalla visione dell'Europa come centro del mondo. E anche se critica Mercatore, alla fine la sua carta non è precisa perché i poli sono tracciati con segmenti lunghi come l'equatore e i paralleli sono tutti uguali. Le visioni terzomondiste prospettate da Peters ebbero una grande riscossione nei media.

Descrizioni e narrazioni

La geografia non hai il fascino della storia, Dematteis evidenzia come l'unica letteratura geografica che si faccia leggere volentieri sia quella di viaggi e delle scoperte. Il viaggiatore è colui che costituisce, spostandosi una distanza. La costituzione di questa distanza spaziale ha una sua durata. Lo scopo della poesia non è quello di raccontare una storia, ma è soprattutto pedagogico.

Ci troviamo di fronte all'opera di Apollodoro di Atene che scrive due libri in metri giambici sulla terra, poi la periegesi di Dionigi di Alessandria il più celebre usato in Grecia e a Roma. E nel mondo romano troviamo il De Chorografia di Pomponio Mela, dove la terra è divisa in Europa, Asia e Africa separate dal Nilo, Mediterraneo e Tanai-don. La geografia è utile nel mondo classico perché consente di localizzare i luoghi. Ci sono elenchi di luoghi citati da poeti e scrittori. Vibo Sequestre scrive una sorta di enciclopedia per il figlio Virgiliano per soddisfare le esigenze educative del suo tempo.

L'importanza degli elementi geografici dipende dalla quantità delle citazioni che se ne fanno negli autori classici. Varrone scrive i nove libri disciplinari, dove è presente il modello culturale dell'enciclopedismo, ciascun libro affronta una delle arti liberali. Particolare influenza didattica nel passaggio tra il mondo classico e quello medievale esercita Marziano Capella nelle Nozze tra Mercurio e la filologia, che vuole legare il carattere simbolico e allegorico presentando una geografia che cambia obiettivi e valori: secolari quelli della scuola romana e ultraterreni quelli della scuola cristiana. L'istruzione serve per l'apprendimento di discipline e mestieri utili per la liturgia o altri aspetti della vita religiosa.

Importanza didattica del viaggio

Ditta mondo, opera di Fazio degli Uberti, dagli scopi didattici è contrapposta a mappamondo, il mondo descritto invece che disegnato. I viaggi reali subiscono forti impulsi in seguito alle grandi scoperte geografiche, il viaggio è visto come un'opportunità didattica.

Comenio padre della moderna pedagogia nella Pampaedia fa riflessioni interessanti ancora attuali: il viaggio all'estero deve essere effettuato solo dopo aver visto tutte le cose in patria. È necessaria una guida, la carta geografica, l'itinerario del paese; inoltre il viaggiatore deve soggiornare in alberghi dove convivono sia uomini di quelle nazioni sia forestieri, per avere una conoscenza di molti paesi. Anche John Locke trova la geografia proficua per lo sviluppo dello spirito di osservazione.

Il genio dell'incontro

Tabucchi esprime bene la sensibilità naturale derivante da rapporto tra fascinazione e scoperta e tra realtà e scoperta geografica. Ricorda infatti un libro per lui magico, L'isola del tesoro che lo trasportò verso oceani favolosi. “Seguendo la fantasia cercavo quei luoghi sul mio atlante, che fu l'atlante De Agostini.”

Gli atti legati alla mobilità e al viaggio fanno parte della geografia: chi cammina è attaccato pienamente allo spazio, con il coinvolgimento di tutti i sensi. Turri ha espresso bene gli elementi di un paesaggio olfattivo che scrittori come Pasolini sono riusciti a sentire totalmente: l'odore dell'India è un libro di un uomo che ha ritrovato il suo male di vivere in umanità sciagurata e dolente e ha capito che l'India possiede questo sortilegio. Per quanto riguarda un paesaggio uditivo Luigi Barzini ricorda la Mongolia come un mare verde silenzioso nel tramonto.

Ed è proprio in questa direzione di un paesaggio sensibile e vivo che le descrizioni dei geografi possono trovare con profitto la poetica del genio dell'incontro. Gnisci scrive che il Genius loci è “quella sensazione di strano che ti pervade e che non puoi fotografare perché sta dentro di te”.

Alla scoperta del mondo si collega il viaggio, nel 26º canto dell'inferno Dante invita rompere le barriere della conoscenza. Il viaggio ha nell'osservazione diretta il presupposto dell'eventuale descrizione, un esempio di esplorazione/racconto è sicuramente Marco Polo. Il mercante veneziano riporta notizie derivanti da conoscenza diretta, di veduta, e distingue quello che ha appreso da altri, cose per udita. Cristoforo Colombo ha una copia del Milione che postilla fittamente.

Le grandi scoperte geografiche esprimono una svolta decisiva nella conoscenza del mondo, si aprono nuovi scenari attraverso la lettura di scritti, i viaggi di esplorazioni e nascono interrogativi come l'individuazione del bacino idrografico del Congo e delle sorgenti del Nilo.

Interpretando la natura

Nel mondo classico tra il sesto e il settimo secolo avanti Cristo le scienze della natura fisiche e matematiche sono parte della speculazione filosofica, iniziata con Talete. Lo stesso Seneca in De terremotu passa in rassegna le cause del terremoto, cercando di dimostrare l'origine naturale e non divina. Scienza, poesia e mito convivono, un esempio è costituito dal poema in esametri composto da Arato di Soli, intitolato Fenomeni. La fonte principale di Arato è Eudosso di Cnido, grande scienziato del quarto secolo, matematico e soprattutto astronomo, autore della teoria secondo cui l'universo è formato da una serie di sfere con al centro la terra. L'opera di Arato conobbe una diffusione enorme come manuale scolastico.

L'importanza dei Fenomeni di Arato è evidenziata da Marrou, che sottolinea come il commento fosse prima di tutto letterario, poi sulle etimologie sulle leggende. Nel medioevo il sentimento della natura è soprattutto di ammirazione in quanto nella natura è rispecchiata la perfezione di Dio. La filosofia affronta argomenti come la formazione e la durata dell'universo. La scuola della cattedrale di Chartres emerge per la lettura physica, cioè l’accostamento della filosofia naturale alla pagina sacra.

Nel Rinascimento il rinnovato ardore per la cultura apre un periodo di grande interesse per la natura, riprodotta tramite l'arte pittorica e descritta a livello educativo. Nell'azione di ricerca diventa essenziale la sperimentazione, tanto che il libro della natura costituisce il libro della scuola, come principio generale. Il metodo sperimentale della rivoluzione scientifica del Seicento prende avvio dall'opposizione ferma e decisa nei confronti delle varie manifestazioni della filosofia medievale. Il Seicento è il secolo degli strumenti: il telescopio, il microscopio, il termometro e il barometro, che consentono un grado di precisione prima non ipotizzabile. La matematica e i calcoli presentano realtà evidenti e chiare, mentre i sensi producono una realtà fallace.

Nel Seicento è elaborata la logica cartesiana, che non accetta nulla per vero che la ragione non possa comprendere in modo chiaro e distinto. L'Illuminismo aspira a ricostruire la società su principi razionali, la ragione si pone come organo di verità e mezza formidabile di progresso. Rousseau va oltre il pensiero illuminista, con la sua ispirazione preromantica, mettendo in evidenza il valore educativo dell'ambiente, una natura saggia che guida le sue creature secondo la sua legge. Alexandr Von Humbolt trasforma il paesaggio da fenomeno estetico a oggetto di ricerca scientifica.

Strumenti vecchi e nuovi per illustrare e rappresentare

La carta geografica è espressione del linguaggio della geograficità, essa vuole rappresentare lo spazio e il territorio. La sua storia è molto antica, si può partire dalle pitture rupestri, passando per i testi medievali per arrivare fino ad oggi. Comenio è autore dell'Orbis sensualium pictus, manuale di figure ordinato secondo un criterio logico in 150 paragrafi che rappresentano le cose fondamentali del mondo e delle azioni umane. Ogni figura ha un titolo, vi sono poi le descrizioni delle singole parti delle figure.

L'opera di Comenio segna un cambiamento profondo: le figure hanno oltre il momento esplicativo, la grande capacità di stimolare l'immaginazione, nonché di rafforzare il testo; Comenio è il primo che rie

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saradigiovannantonio94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof De Vecchis Gino.
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