Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Arcangelo Ghisleri parlava del sud in termini di “Africa italiana, vera Italia irridenta”: da

uomo del nord avvertiva la differenza culturale e sociale, ma la sua descrizione non vuole

trarre una gerarchia di civiltà. La superiorità dell’uomo bianco non era un dato di fatto e

non permetteva di imporre la civiltà a forza di cannonate (cosa che invece affermava

Giovanni Bovio).

Con Francesco Costantino Marmocchi, nel volume Corso di Geografia Storica, si crea uno

snodo del discorso geografico che mette in crisi la teoria monogenistica, fondata sull’unità

del genere umano e si apre all’idea della pluralità.

Si comincia a far uso del termine razza e si inserisce nel vocabolario scolastico: pone i vari

popoli, seppur nati da un comune ceppo, su piani distinti che via via si precisano nel corso

della storia che ne destina alcuni alla civiltà altri alla barbarie.

La definizione degli altri popoli inizia a strutturarsi in relazione all’assenza di civiltà: in

questo contesto l’identità italiana ne esce rafforzata legittimando l’espansione coloniale.

Si inizia a costituire l’ideologia razzista.

Una caratteristica costante dei testi scolastici di inizio ‘900 è l’esotismo della

rappresentazione che guarda divertito alla varietà di costumi di certe popolazioni, erede

delle esplorazioni ottocentesche.

“Testo scolastico” di Domenico Giannitrapani: classificazione dell’uomo in 5 razze:

Bianca (sono i popoli “civili” (Europei e americani europei); la superiorità della razza

- bianca non riguarda solo l’intelligenza, ma anche la beltà di fattezze fisiche:

bellezza greco romana settecentesca.

Gialla

- Negra

- Rossa

- Bruna

-

Punti chiave dell’ideologia razzista:

Crisi della teoria monogenistica

1- L’identità italiana viene valorizzata a scapito delle altre

2- L’inferiorità degli altri popoli è dovuta al fatto di non essere cristiani

3- Questi punti verranno poi applicati anche nei confronti di minoranze interne (es.

4- ebrei)

Si crea l’ossatura dello stereotipo “italiani brava gente”

5-

Possiamo però credere che questo destino della geografia scolastica non fosse obbligato:

esistono voci che denunciavano con forza la brutalità delle conquiste coloniali e la

presunta superiorità dell’uomo bianco (es. Kropotkin: fra i compiti della geografia

dev’esserci quello di risvegliare il gusto per le scienze naturali; ogni nazionalità porta il suo

prezioso contributo allo sviluppo del benessere comune; dissipare i pregiudizi in relazione

alle cosidette “razze inferiori”). Per Kropotkin la riforma della geografia rappresentava la

riforma dell’intero sistema scolastico educativo.

ALLE ORIGINI DELLA PRODUZIONE MANUALISTICA DI ARCANGELO GHISLERI.

DAL PICCOLO MANUALE DI GEOGRAFIA STORICA AL TESTO-ATLANTE DI

GEOGRAFIA STORICA

1-CENNI PRELIMINARI

La prima produzione scolastica ghisleriana tratta di testi concepiti per studenti dei licei

comparsi a partire dal 1888: in quell’anno uscirono le prime dispense del Piccolo manuale

di geografia storica.

L’incarico di docenza a Matera fu un momento di grande formazione e studio.

2-UN MANUALE PER LA GEOGRAFIA

Fu l’esperienza dell’insegnamento e la necessità di doversi confrontare con manuali

stranieri a spingerlo verso l’elaborazione di un testo italiano che tenesse conto della

specificità dei nostri programmi didattici.

Accanto alla necessità didattica, viene la convinzione che lo studio della geografia

costituisse uno strumento indispensabile nell’acculturazione dei giovani e processo

centrale nella creazione dell’identità (Nation Building).

Per la stampa del Piccolo Manuale, Ghisleri coinvolse la tipografia di Bergamo Gaffuri e

gatti (successivamente fratelli Cattaneo) che spinse affinchè l’opera venisse pubblicata

sotto forma di dispense da vendersi contemporaneamente allo svolgimento dei programmi

in aula.

Dopo la premessa, l’autore indicava il suo intento:

“indagare e scoprire le relazioni causali tra la superficie terrestre e gli esseri,

compreso l’uomo in quanto organismo (geografia fisica) e i rapporti causali fra l

suolo e l’uomo nel suo sviluppo morale e civile (geografia storica)”.

Per Ghisleri quindi lo studio della geografia non doveva più essere disgiunto dalla storia.

Ogni capitolo era seguito da un paragrafo descrittivo dei “luoghi notevoli”, i luoghi della

storia patria, non considerati nei manuali stranieri precedenti.

Al termine di ogni capitolo vi era poi la manifestazione dell’evoluzione della cartografia,

illustrando agli studenti come la geografia fosse una scienza in continua evoluzione,

sempre più precisa grazie al progredire delle scienze umane.

3-UN ATLANTE PER LA GEOGRAFIA STORICA

1923: TESTO-ATLANTE: nasceva dall’esigenza di Ghisleri di porre la parola scritta in

armonia con l’immagine grafica e cartografica, facendo del testo e dell’atlante un libro

solo.

Anche quest’opera venne pubblicata in dispense.

Nella premessa Ghisleri ricorda come questo testo sia frutto dei numerosi suggerimenti

che colleghi e maestri gli avevano rivolto che, dal Piccolo Manuale avevano richiesto

l’inserimento di carte.

IL NERO, OVVERO “L’UOMO DELL’ATTIMO PRESENTE”. IL DISCORSO RAZZISTA

NEI TESTI SCOLASTICI DEL PERIODO FASCISTA.

1-INTRODUZIONE

Nella memoria collettiva, la forma di razzismo più eclatante del periodo fascista è quella

nei confrotni degli ebrei. Ma era presente anche la forma di razzismo nei confrotni dell’

“Altro” lontano, del nero africano.

Tramite la scuola ed i libri di testo l’ideologia razzista si apre alle masse.

2-IMMAGINI DALL’IMPERO: OPPORTUNISMI, MISSIONE CIVILIZZATRICE,

ARROGANZA RAZZISTA IN ALCUNI LIBRI DI LETTURA E DI STUDIO.

Il Fascismo utilizza la geografia come sfondo integratore all’interno di una varia tipologia di

testi (li troviamo ad esempio all’interno dei testi di matematica, fatto che dimostra l’uso di

subdoli costruttori di consenso).

Nei testi di lettura, le geografia fa da sfondo alle narrazioni: racconto “la piccola guida

beduina” ha come protagonista Alì, originario di una tribù beduina che guida le truppe

italiane verso pozzi di acqua. La sua capacità di trovare l’acqua, viene descritta come un

fatto “animale” dettato dall’istinto e dall’adattamento all’ambiente.

Nei testi scolastici di geografia il linguaggio è generalmente di tipo espositivo, con info di

carattere storico e geografico sulle colonie italiane. Un linguaggio che nasconde spesso

impliciti e espliciti riferimenti alla scienze della razza.

Le razze umane vengono definite in base ai caratteri fisici delle popolazioni, classificate a

partire dal colore e dai lineamenti del viso.

Salendo di grado scolastico, le razze vengono classificate secondo un’ottica valutativa in

cui si fa riferimento ai concetti di civiltà e alle caratteristiche culturali dei popoli.

In quest’ottica, troviamo una modalità di gerarchizzazione che procede per fusione in cui il

concetto di razza sconfina in quello du cultura ( RAZZE UMANE: “gli uomini si

assomgliano tutti nei caratteri fondamentali, ma si distinguono per colore della pelle,

conformazione della testa, capelli, lingua, la religione ed il grado di civiltà raggiunto”); una

modalità per sovrapposizione che tenta di mantenere il concetto di razza e cultura distinto

(LE CIVILTA’: “tutti i popoli hanno modi diversi di vivere: chi conserva ancora costumi

primitivi rispetto a quelli più civili, caratterizzanti specialmente quelli della popolazione

cristiana”).

Il successo sul senso comune dell’esperienza coloniale fra ‘800 e ‘900 si fonda sul

“fardello” che l’uomo bianco è costretto a caricarsi per civilizzare popoli di fatto rozzi. I testi

scolastici si riempono di stereotipi e pregiudizi specialmente verso la razza “negra”,

assimilabile al mondo animale.

Alla fine del volume c’è l’esaltazione dell’uomo bianco, la cui esistenza non è minacciata

dai neri (troppo infantili) o dagli ebrei, ma dalla razza gialla.

3-IN CONCLUSIONE

Il razzismo, nei libri di testo, si esprime attraverso la naturalizzazione delle differenze

etniche o culturali che altro non sono che prodotti storici risultato di interazioni sociali

inserite in contesti culturali.

Il nero è senza storia, è l’uomo dell’attimo presente.

DOMENICO E LUIGI GIANNITRAPANI GEOGRAFI PER LA SCUOLA

1-L’INGEGNERE MILITARE DOMENICO GIANNITRAPANI

Iscritto alla Giovine Italia, nel 1860 si unì ai Mille.

Seguì la carriera militare ed intorno al 1880 videro la luce i suoi primi lavori sullo studio

antropico del territorio, seguiti da alcuni testi di geografia per la scuola.

Lasciato l’esercito nel 1892, potè dedicarsi interamente agli studi di geografia

trasferendosi a Firenze dove divenne consigliere della Società di studi geografici e

coloniali.

Decisivo fu l’incontro con l’editore Bemporad: nel 1894 ci fu la pubblicazione di una carta

murale della provincia di Firenze; nel giro di un paio di anni il progetto si ampliò con la

pubblicazione di due manuali, 1 per le secondarie e 1 per le primarie.

A partire dal 1 ottobre 1895, pubblicarono la rivista “La Rassegna Scolastica”, in cui

Giannitrapani si dimostrò essere un grande educatore.

2-L’OCCHIO GEOGRAFICO

Per Giannitrapani, la chiave di un buon insegnamento della geografia, stava nella lettura

delle carte geografiche, competenza indispensabile per sviluppare “l’occhio geografico”.

3-SULLE ORME DEL PADRE

Luigi, cominciò a scrivere manuali a 4 mani con il padre, es. il Manuale di Geografia per le

Scuole Medie Superiori; fu libero docente di geografia all’Università di Firenze e fu

membro della Società Geografica Italiana.

Era convinto che l’insegnamento della geografia potesse essere migliorato partendo dai

programmi e dalla formazione degli insegnanti: prese posizione contro l’insegnamento

mnemonico della disciplina.

4-LA GEA

Creò una collana, la GEA che ospitò una serie di monografie geografiche sui grandi paesi

e sulle regioni del mondo.

LA GEOGRAFIA NELLE EDIZIONI SCOLASTICHE FIORENTINE DEL SECONDO

DOPO GUERRA

1-RIAPRONO LE SCUOLE…OCCORRONO NUOVI LIBRI

Con la fine della guerra, scompare il libro di stato e gli editori fiorentini intrapresero la

stampa di alcuni libri scolastici rispondenti alle necessità didattiche.

2-I LIBRI PER LE SCUOLE ARRIVANO IN MARUCELLIANA

Molti libri scolastici, furono pervenuti in biblioteca in quegli anni grazie alla legge sul diritto

di stampa.

3-L’INSEGNAMENTO DELLA GEOGRAFIA NEGLI SCOLASTICI DELLE CASE

EDITRICI STORICHE FIORENTINE

3.1-LE MONNIER

Uno dei primi testi ad arrivare in Marucelliana fu il testo per la quarta classe “Prime vie del

sapere” pubblicato da Le Monnier, aprile 1945. I programmi ministeriali del 1945

rilevavano come la storia e la geografia mirassero a seguire e a spiegare il cammino della

civiltà considerando la terra come la sede dell’uomo.

3.2-MARZOCCO

Prima Bemporad, Marzocco pubblica nel novembre 1945 il testo Storia e Geografia per la

terza classe.

La materia viene sviluppata prima attraverso la conoscenza dell’ambiente che circonda

l’alunno per poi passare man mano alla conoscenza del suo comune, della sua provincia,

quindi dell’Italia, ecc…

3.3-LA NUOVA ITALIA

Furono importanti i testi di storia e geografia per la terza, quarta e quinta elementare:

Nel solco dei secoli

- Terra popoli civiltà

-

pubblicati tra il ’46 e il ’48.

3.4-VALLECCHI

Della Vallecchi sono i volumi per la terza, quarta e quinta elementare di Storia e Geografia:

Il pinte dei secoli

- La figlia del sole

-

presentavano molte cartine a colore.

3.5-SANSONI

Per le quinte elementari, Sansoni inizia a proporre testi di letteratura per l’infanzia dando

vita ad una collezione nel 1947 dal titolo “Le vie dei grandi italiani narrate ai giovanetti

d’Italia”.

4-I LIBRI DI GEOGRAFIA PER LE SCUOLE NELLE NUOVE CASE EDITRICI

FIORENTINE

4.1-FRANCESCHINI

Si afferma nel campo di libri per ragazzi movibili ed in rilievo ed in quello scolastico.

LA GEOGRAFIA SCIENTIFICA IN ITALIA NEL CORSO DELL’ULTIMO SECOLO:

UN’INTERPRETAZIONE

2-L’APPROCCIO TRADIZIONALE OVVERO “NEOCLASSICO”

La geografia neoclassica, poggia le sue basi sull’accettazione della concezione di spazio

di derivazione euclideo-newtoniana.

Su questo tema si è occupato David Harvey nel suo “Explanation in Geography (1969)”: lo

spazio può essere esaminato indipendentemente dalla materia. Significa pensare un

contenitore originariamente vuoto nel quale si colloca la totalità dei fenomeni, purchè il

contenuto sia più piccolo del contenente. Questa concezione viene da Harvey riferita al

ruolo che secondo Kant occupava la geografia nel concetto di scienze: “possiamo la

nostra conoscenza empirica in due modi, o in base ai concetti o secondo il tempo e lo

spazio in cui i fenomeni sono individuati. La geografia e la storia, esauriscono la totalità

delle nostre percezioni: la geografia quella dello spazio, la storia quella del tempo”.

Da tale asserzione nascono ulteriori presupposti che Harvey riprende da Hartshorne “The

Nature of Geography” di trent’anni prima (1939) secondo cui:

Se la geografia deve trattare la somma delle nostre percezioni spaziali, allora non

- può esserci alcun limite alla classe di oggetti che studia;

Secondo quanto detto sopra, la geografia deve essere allora definita in base al suo

- approccio alla realtà piuttosto che in termini di oggetto di studio;

Se ci occupiamo di localizzazioni nello spazio allora ci interessiamo di collezioni

- uniche di eventi o di oggetti;

Se le localizzazioni sono uniche, allora la descrizione di ciò che esiste in quelle

- uniche località non può essere effettuata facendo ricorso a leggi generali ma si

necessita di un metodo ideografico.

IDEOGRAFICO: è il metodo che pone al centro della propria attenzione le particolarità a

differenza del metodo nomotetico che privilegia l’attenzione alla regola.

Le concezioni di Hartshorne hanno impregnato il patrimonio accademico geografico tra

inizio e metà del Ventesimo secolo. Il problema di tale concezione era la mancanza di

verificabilità.

3-LA DITTATURA DELLA CARTA GEOGRAFICA DAL POSITIVISMO OTTOCENTESCO

ALLA GEOGRAFIA NEOCLASSICA

Il positivismo attribuisce alla carta geografica la funzione di paragone di ciò che è degno di

attenzione oppure no da parte della geografia.

Farinelli afferma: “lo spazio topografico obbedisce alla regola del fenomenismo secondo la

quale non vi è nessuna differenza tra come le cose appaiono sulla carta e come le cose

sono dal punto di vista scientifico”.

4-CONSEGUENZE: LA VISIONE IRRELATA DEI FENOMENI E LA DITTATURA

DELL’APPARENZA

A dispetto dei principi di Hartshorne (geografia come scienza della differenziazione

spaziale), si fa campo una visione irrelata dei fenomeni che porta a trasformare la funzione

di descrizione assegnata da Hartshorne in quella di banale compilazione enciclopedico-

manualistica.

5-TENTATIVI DI USCIRE DALLA DITTATURA DELL’APPARENZA E DAL PRIMATO

DELL’OGGETTO

Nella prima metà del Novecento la filosofia conoscitiva ha governato il pensiero e la

pratica geografici.

Questa filosofia man mano di incrina: si passa dal primato del visibile e degli oggetti irrelati

al primato dell’invisibile come modalità per comprendere il visibile.

In un primo episodio preso in esame non si mette in dubbio che il campo fondamentale del

geografo debbano essere gli oggetti, ma partendo dalla loro rappresentazione cartografica

si accetti di procedere alla ricerca della ragione della loro conformazione il cui esito finale

riconduca a degli oggetti materiali.

A fine anni ’40 il geografo Ferdinando Milone intraprende un’inchiesta sul problema dei

migratori italiani in Belgio: dopo un forte dibattito, l’orientamento condiviso sarà che i

geografi possano studiare si le migrazioni, ma solo in quanto esse hanno dirette

conseguenze sulla trasformazione topografico-paesaggistica; emigrazione come fattore di

trasformazione del paesaggio.

Un secondo episodio è volto a indagare le tipologie nazionali di abitazione rurale tra la fine

degli anni ’30 e ’60: viene prestata attenzione per le dimore a corte (tipo di abitazione

rurale con disposizione topografica che individua un cortile interno quadrilatero).

6-L’APPROCCIO NEOGEOGRAFICO

Negli anni ’60 si presenta un approccio neogeografico.

La “Explanation in Geography” di Harvey (1969) rappresenta la new geography: qui viene

rigettata la visione della geografia neoclassica di Hartshorne:

È impossibile trattare una sintesi di tutti i fenomeni coesistenti in un dato ambito

- spaziale; si opera una selezione fra essi considerandone solo alcuni;

Non bastano le sole proprietà geografiche di posizione e vicinanza; bisogna

- selezionare fenomeni affini riferendosi alle proprietà sostanziali;

Ogni fenomeno plasma lo spazio in cui agisce in funzione di tali sue proprietà. Lo

- spazio non è più assoluto ma relativo;

Bisogna quindi partire dai processi (a-spaziali) e non dalle forme (spaziali).

-

Entrano così in scena vari modelli, fra cui:

Modello delle località centrali di Walter Christaller teso a ricostruire le regole che

- governano la distribuzione spaziale delle città;

Modello dello stato isolato di Johann Heinrich Von Thünen che deduce l’uso del

- suolo agricolo in funzione della distanza dai luoghi di possibile smercio dei prodotti

di esso.

Con la new geography si parla di neo positivismo in quanto individua regolarità spaziali

senza intervenire sulla teoria sottesa.

7-L’APPROCCIO STORICO-SOCIALE

Lucio Gambi sostiene che la geografia, se vuole trovare legittimazioni nel panorama

moderno delle discipline deve accettare la prioria frammentazione in una disciplina fisico-

naturalistica e in una disciplina storico-sociale (geografia umana).

8-LA NUOVA GEOGRAFIA (CULTURALE?)

Alla fine degli anni ’80 si parla di geografia culturale: si tende a considerare non più il solo

complesso di azioni con cui una società plasma il mondo materiale secondo le sue

esigenze, ma anche le rappresentazioni mentali che governano tali azioni.

LA GEOGRAFIA DEI SUSSIDIARI NEL VENTENNIO DEI PROGRAMMI DEL 1985 TRA

ISTANZE INNOVATIVE ED INERZIE SOCIO-CULTURALI

1-PREMESSA

L’entrata in vigore dei Programmi del 1985 per la scuola elementare avrebbe dovuto

segnare un profondo rinnovamento ella metodologia didattica e dei contenuti della

geografia scolastica. In realtà una serie di resistenze, da parte degli insegnanti, degli

editori dei libri di testo e delle famiglie, vanificò questa spinta innovativa.

2-LA NUOVA GEOGRAFIA SCOLASTICA NEI DOCUMENTI MINISTERIALI

Il DPR 104 del 12 febbraio 1985 “ Approvazione dei nuovi programmi didattici per la scuola

primaria” rappresentò una vera rivoluzione per quanto riguarda l’insegnamento della

geografia scolastica nella scuola elementare.

La geografia viene collocata in un raggruppamento disciplinare che comprende anche la

storia e gli studi sociali affermando così il suo carattere di scienza umana.

Da un punto di vista contenutistico i programmi propongono un approccio tematico e

problematico attraverso una metodologia didattica attiva fatta di scoperta, osservazione,

ricerca di documenti, formulazione di ipotesi e loro verifica.

L’obiettivo generale è quello di rendere capace l’alunno di orientarsi e collocarsi nello

spazio vissuto dagli uomini utilizzando le conoscenze e gli strumenti concettuali e

metodologici necessari per la comprensione dell’interazione uomo-ambiente.

3-LA GEOGRAFIA SCOLASTICA NELLA PRASSI

Nella prassi didattica, però, questi programmi non furono adottati a pieno.

Nei libri di testo si ritrovano ancora elementi che gli stessi programmi chiedevano di

superare, come: la scansione regionale.

3.1-CHE COS’E’ LA GEOGRAFIA?

Nella maggior parte dei libri di testo, la geografia è messa in relazione con l’osservazione

della realtà.

3.2-STATO E NAZIONE

Fra i discorsi proposti dai libri di testo geografici per la scuola, troviamo quelli di Stato e

nazione.

Lo Stato è quasi sempre presente nel discorso geografico, ma non troviamo quasi mai una

sua chiara definizione.

Nella maggior parte dei testi, Stato e Nazione vengono usati come sinonimi: questo non è

un caso; sottintende all’idea di Stato-nazione come la più perfetta costruzione politico-

territoriale raggiungibile, compagine statale il cui territorio combacia il più perfettamente

possibile con l’area d’insediamento di una nazione dalla quale trae legittimità.

Lo Stato è considerato come un’unità di base fondamentale per rappresentare e pensare il

mondo, descritto come un mosaico di Stati al loro interno omogenei.

3.3-CONFINI E FRONTIERE

Anche il termine confine viene utilizzato nei libri di testo ma raramente spiegato.

PER UNA DIDATTICA CRITICA DELLA GEOGRAFIA

L’analisi storia della didattica della geografia, consente di individuare modelli e prospettive

che hanno influenzato l’insegnamento della geografia, identificando gli aspetti di continuità

e di rottura tra le varie proposte ministeriali, la prassi didattica, le ricerche. Dal punto di

vista della geografia, consente di individuare le diverse visioni di tale materia.

1-CENNI STORICI SUI MODELLI DI DIDATTICA DELLA GEOGRAFIA

Nella didattica della geografia, dal 1860 al 1985, individuiamo degli aspetti metodologici

costanti:

La nomenclatura come punto di partenza nello studio della geografia fisica;

- La gradualità dell’apprendimento geografico, dalla prospettiva individuale a quella

- locale, da quella nazionale a quella continentale, da quella planetaria a quella

universale;

L’esperienza e l’astrazione come strumenti necessari per accedere all’astrazione

- geografica;

I legami della geografia con altre discipline di studio (storia, scienze, educazione

- civica, geometria);

Lo studio e l’utilizzo di strumenti geografici come mappe, cartine, bussole, ecc…

-

Possiamo identificare tre modelli principali nella didattica della geografia:

Modello trasmissivo, assegna maggior rilievo all’apprendimento mnemonico della

1- nomenclatura geografica, a partire dalla geografia locale per arrivare a quella

planetaria. Il metodo utilizzato è quello dell’associazione tra un vocabolo ed

un’illustrazione. La didattica positivistica di inizio ‘900 ha fortemente contribuito alla

diffusione di tale modello didattico, all’insegna del principio di aderenza alla realtà

così come si presenta agli occhi dello studente;

Modello dell’approccio attivo alla costruzione del sapere geografico, parte dalla

2- riflessione sull’ambiente di vita degli alunni fino ad arrivare agli aspetti più generali.

Gli alunni non si limitano ad osservare l’ambiente ma costruiscono mappe e carte,

plastici. Questo è il modello dell’attivismo pedagogico che pone l’esperienza, il fare,

la ricerca d’ambiente al centro del processo di insegnamento apprendimento;

Modello cognitivista della geografia, assegna importanza all’insegnamento e

3- all’apprendimento della struttura epistemologica della disciplina, nel rispetto del

primato dell’esperienza diretta ma orientato verso gli aspetti formali della disciplina.

Questo modello si impone nei Programmi del 1985 in cui il sapere geografico si

lega al concetto di spazio.

2-CHE COSA INSEGNARE DEL SAPERE GEOGRAFICO?

Nell’insegnamento di una disciplina grande importanza dobbiamo riservarla al linguaggio

specialistico, in quanto il linguaggio influenza direttamente sia la percezione che il

ragionamento. Riduttivo e poco efficace è l’insegnamento del linguaggio specifico


ACQUISTATO

6 volte

PAGINE

19

PESO

49.95 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Geografia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.bini.96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Vecchio Bruno.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Geografia

Riassunto esame Geografia, prof. Vecchio, libro consigliato Infanzia, spazio e geografia, Guaran
Appunto
Riassunto esame Geografia, prof.ssa Laura Cassi, libro consigliato "Il mio spazio nel mondo. Geografia per la scuola dell'infanzia e primaria", Cristiano Giorda
Appunto
Appunti di geografia, Geografia, Laura Cassi
Appunto
Riassunto esame di Geografia, Prof Puttilli, libro consigliato Geografia generale, De Vecchis, Fatigati
Appunto