Introduzione
Manuali, sussidi e didattica della geografia: convegno nazionale di studi a Firenze, 14-15 novembre 2008. Confronto sulla tematica dell’insegnamento della geografia. Già conosciuti i legami profondi tra geografia e storia; da indagare quelli tra geografia e pedagogia: Riccardo Massa ha affermato come entrambe le discipline abbiano delle crisi di identità, di ricerca di un proprio statuto epistemologico. Oggi, questa continua ricerca rientra nel paradigma della complessità (più per la pedagogia). Questo volume ricerca quindi i punti di contatto tra geografia, storia e pedagogia. Altro punto forte del testo è quello della "cultura scolastica" orientata a studiare la geografia come specifica forma di mediazione culturale, sostegno alla costruzione dell'identità italiana. Terzo punto è l’approccio storico: relazioni tra passato e presente della geografia.
Geografia accademica e associazionismo geografico tra otto e novecento
Premessa
Principali personaggi ed eventi della geografia accademica di fine ‘800.
Geografia accademica e associazionismo: un repertorio di uomini ed istituzioni
Nella seconda metà dell’800, si formano in Italia alcuni importanti punti di riferimento geografici:
- La Società geografica italiana (1867 Firenze – 1872 Roma)
- La Società di esplorazione commerciale in Africa (Milano 1879 – 1895)
- La Società di studi geografici (Firenze 1895)
La prima e la terza sono tutt’ora esistenti. Per quanto riguarda i periodici, due sono di massima importanza e tutt’ora esistenti:
- Il Bollettino della Società geografica italiana (Firenze 1868 poi Roma)
- Rivista geografica italiana (Firenze 1893)
Tra fine ‘800 e inizio ‘900 i cattedrati universitari di geografia in Italia erano in tutto 14.
La geografia italiana tra otto e novecento: il profilo di un dibattito sui principi
Lucio Gambi: Uno schizzo di storia della geografia in Italia (1973): riconosce l’autonomia di una "geografia umana" che si basa su principi e metodi propri delle scienze umane; da queste premesse può poi muovere a considerazioni fisico-ambientali. A questo, si affianca il complesso delle discipline geografico-fisiche (geomorfologia) e quello delle discipline "geografico-biologiche" (ecologia). Necessità di evitare chiusure settoriali.
Secondo Gambi, in Italia, si può iniziare a parlare di storia della geografia dal momento in cui si anima il dibattito sulla soluzione a certi problemi territoriali: è l’Età Illuministica, in quanto, in tale età, si dà per la prima volta attenzione a tali problemi rilevanti. Nel periodo post-unitario, la geografia si fa accademica: la sua peculiarità risiede nella capacità di continuare a porre attenzione a determinati problemi che oggi potremmo chiamare di organizzazione del territorio. Gambi sottolinea come, in realtà, non sia stato affrontato il grande problema del Mezzogiorno; inoltre, fino ai primi del ‘900, non ci fu la partecipazione ai viaggi di esplorazione di geografi italiani. Gambi rimprovera poi alla geografia accademica di un fiancheggiamento alle politiche nazionali più conservatrici, al colonialismo e poi anche al fascismo.
Un’altra posizione interessante, per quanto riguarda il delineare una storia della geografia, fu quella di:
Massimo Quaini (Dopo la Geografia, 1978): si appoggia alle tesi del geografo francese Lacoste, secondo cui, la funzione principale della geografia accademica è quella di perpetuare praticamente e giustificare teoricamente i rapporti sociali asimmetrici così come esistenti. Quaini sottolinea l’antagonismo di Arcangelo Ghisleri e della sua rivista "Geografia per tutti", nei confronti di tale geografia accademica, accentuando anche i legami con la figura di Cattaneo: quest’ultimo, estraneo alla geografia accademica, ha avuto il merito di gettare le basi culturali di una visione geografico – umana ancorata nelle scienze sociali, in quanto vede l’uomo come potente agente di modificazione delle condizioni originarie dell’ambiente in cui opera.
Diversa ricostruzione, viene compiuta nel volume:
Ilaria Luzzana Caraci (La Geografia Italiana tra 800 e 900, 1982): lamenta come, dopo la sintesi prodotta da Gambi, ci si sia astenuti dall’operare ulteriori ricostruzioni del pensiero geografico italiano di questo periodo: procede quindi ad un lavoro di ricostruzione analitica.
Francesco Micelli: prende le mosse dalla scuola geografica friulana, molto importante in quanto fa penetrare in Italia gli studi della tradizione tedesca, la più autorevole in Europa a cavallo del 900.
Nel 1911 si ha la definizione ufficiale, in senso unitarista (volto quindi a studiare la posizione e la distribuzione spaziale dei vari fenomeni, sia fisici, naturali e delle scienze umane), di ciò che può intendersi per geografia.
La geografia italiana tra otto e novecento: le ragioni profonde di una "normalizzazione"
Franco Farinelli argomenta che gli ERDKUNDER, cioè i fondatori in Germania della geografia moderna, Alexander Von Humboldt e Carl Ritter, sono consapevoli del fatto che alle domande fondamentali della geografia (cosa è il mondo e come possiamo conoscerlo) ogni carta fornisca clandestine soluzioni ed è il codice politico a governare quello cartografico. Friedrich Ratzel introduce le concezioni positivistiche in geografia.
Disegnare il corpo della nazione: la prima carta della repubblica messicana (1858)
Vicende
Metà 800; il Messico era indipendente dalla Spagna; c’era bisogno di una mappa del paese: la prima versione della mappa si era conclusa verso metà dell’800: era rimasta attaccata alle mura del palazzo di Società di geografia e statistica, senza poter realizzare una mappa in scala minore da poter poi stampare e diffondere dappertutto. La prima carta della Repubblica messicana, fu realizzata da Garcia Cubas nel 1858. La litografia (introdotta in Messico nel 1826) per la prima volta viene qui utilizzata per il disegno cartografico: prima le carte erano incise su rame e stampate in bianco e nero.
Impatto
Dalla Carta, nacque poi l’Atlas Pintoresco (Atlante del Messico), un insieme di 13 carte geografiche con l’attenzione rivolta ai vari aspetti del paese. Sono studi sulla popolazione del Messico, le istituzioni, le abitudini, il sistema scolastico. Garcia Cubas suddivide i messicani in 3 gruppi:
- Razza europea e spagnola americana, costituiscono la maggioranza del Messico, livello di civiltà come Europa
- La razza mescolata, si trova nei centri delle grandi città in cui si richiede conoscenze e esercizio dei diversi mestieri
- Indio, abitano nelle zone più povere, coraggiosi, abili cacciatori.
Verso la manualistica scritta dai geografi
Garcia Cubas, diventato docente di disegno cartografico all’Accademia, scrisse il primo manuale di disegno cartografico scolastico. Fu un periodo d’oro per i manuali scolastici scritti da geografi, poiché fu introdotta la geografia (con principale attenzione al Messico) nelle scuole elementari.
Compendio de geografia universal para uso de los establecimientos de instruccion primaria, imprenta de F. Diaz de Leon y S. White, Mexico, 1870
In questo libro, si trovano nozioni di geometria, come linea, latitudine, longitudine, circolo, ecc… come conoscenze indispensabili per introdurre allo studio della geografia. Nelle edizioni successive vengono introdotte mappe ed altri schemi colorati riferiti in particolare alla geografia astronomica. Cubas trova nella geografia, la possibilità di portare qualcosa di diverso ai bambini, divertente.
Atlas metodico para la ensenanza de la geografia de la republica mexicana
Cubas organizza i contenuti dell’atlante in due sezioni:
- Scuola base
- Scuola media
Le mappe sono in bianco e nero a basso costo, con solo scopo di divulgazione.
Geografia e historia del distrito federal
Cubas scrive questo testo inserendo due carte geografiche e alcune litografie per attirare i turisti.
Verso la manualistica geografica scritta da pedagogisti
Alla fine dell’800 saranno i pedagogisti ad indicare il modo migliore per insegnare geografia. I contenuti sono stati organizzati per gradi di difficoltà ed ampiezza, cominciando con la conoscenza degli oggetti più vicini; si consiglia il disegno delle piantine; si prescrivono visite, escursioni, gite. Il pedagogista Carlos A. Carrillo, critica a Cubas il fatto di utilizzare gli stessi libri per tutti i livelli scolastici e per tutte le età degli studenti.
Rappresentazioni della nazione e razzismo nella geografia scolastica tra otto e novecento
La geografia diventa una materia scolastica
L’origine delle materie è connessa alle finalità che si ritiene debba perseguire la scuola. La geografia, si presentava nell’800 come una disciplina in cerca di un riconoscimento accademico e di una collocazione fra i nomi del sapere. La geografia scolastica nasce nella scuola popolare a partire dall’Unità d’Italia. Nei programmi ereditati (L’istruzione ai maestri) dal Regno di Sardegna, la geografia compare solo in classe terza e si limitava alla nomenclatura della geografia fisica. In quarta si passa allo studio della divisione del globo, degli Stati principali dell’Europa ed una breve descrizione dell’Italia. Con i programmi del 1867 di Coppino, viene mantenuto questo impianto generale, con la novità della carte murali ritenute per la prima volta importanti strumenti didattici. Con Coppino, per la scuola superiore (3 classi ginnasio) l’ambito tematico della geografia matematica, astronomia, fisica e politica.
I programmi Gabelli del 1888 portano ad un pieno riconoscimento dell’autonomia scientifica della geografia e della sua importanza didattica: si attua un riconoscimento dell’ordine di studio delle parti del mondo, cominciando dalla scuola, per passare alla pianta della città; per poi studiare l’Italia e solo in quinta l’Europa ed il resto del mondo. Al centro delle attenzioni del maestro ci sono gli elementi d’identità nazionale veicolati dalla materia.
Testi scolastici e rappresentazioni dell’Italia
Nella seconda metà dell’800 la questione dei confini naturali acquista nella scuola assoluta centralità ed il suo significato si lega alla retorica della patria. I confini vengono presentati come confini attuali e come confini naturali che mostrano le terre ancora in mano straniera. I libri più adoperati presentano pochissime illustrazioni e carte geografiche.
L’unità del genere umano in discussione: le spiegazioni della geografia scolastica
Un argomento che appare molto nella geografia scolastica è la geografia politica: la trattazione dell’uomo, delle differenze tra le popolazioni. Attraverso i testi in uso nella scuola elementare si trasmette un’idea di nazione coesa ed unita: il maestro presenta un ideale nazionale che viene da lontano proteso verso un futuro radioso; esaltazione dell’obbedienza e del dovere. La geografia si rivela molto utile nel definire il rapporto “NOI-ALTRI”.
Arcangelo Ghisleri parlava del sud in termini di “Africa italiana, vera Italia irridenta”: da uomo del nord avvertiva la differenza culturale e sociale, ma la sua descrizione non vuole trarre una gerarchia di civiltà. La superiorità dell’uomo bianco non era un dato di fatto e non permetteva di imporre la civiltà a forza di cannonate (cosa che invece affermava Giovanni Bovio).
Con Francesco Costantino Marmocchi, nel volume Corso di Geografia Storica, si crea uno snodo del discorso geografico che mette in crisi la teoria monogenistica, fondata sull’unità del genere umano e si apre all’idea della pluralità. Si comincia a far uso del termine razza e si inserisce nel vocabolario scolastico: pone i vari popoli, seppur nati da un comune ceppo, su piani distinti che via via si precisano nel corso della storia che ne destina alcuni alla civiltà altri alla barbarie. La definizione degli altri popoli inizia a strutturarsi in relazione all’assenza di civiltà: in questo contesto l’identità italiana ne esce rafforzata legittimando l’espansione coloniale. Si inizia a costituire l’ideologia razzista.
Una caratteristica costante dei testi scolastici di inizio ‘900 è l’esotismo della rappresentazione che guarda divertito alla varietà di costumi di certe popolazioni, erede delle esplorazioni ottocentesche. “Testo scolastico” di Domenico Giannitrapani: classificazione dell’uomo in 5 razze:
- Bianca (sono i popoli “civili” (Europei e americani europei); la superiorità della razza bianca non riguarda solo l’intelligenza, ma anche la beltà di fattezze fisiche: bellezza greco romana settecentesca)
- Gialla
- Negra
- Rossa
- Bruna
Punti chiave dell’ideologia razzista:
- Crisi della teoria monogenistica
- L’identità italiana viene valorizzata a scapito delle altre
- L’inferiorità degli altri popoli è dovuta al fatto di non essere cristiani
- Questi punti verranno poi applicati anche nei confronti di minoranze interne (es. ebrei)
- Si crea l’ossatura dello stereotipo “italiani brava gente”
Possiamo però credere che questo destino della geografia scolastica non fosse obbligato: esistono voci che denunciavano con forza la brutalità delle conquiste coloniali e la presunta superiorità.
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