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DINAMICHE DI SVILUPPPO
Volti cangianti di un concetto a forte pregnanza sociale
Il concetto di paesaggio ha avuto nel corso del tempo innumerevoli tentativi di definizione.
In realtà il concetto stesso di paesaggio è tale da rifiutare “gabbie“ .Questo perché si tratta
di un concetto per sua natura mobile, dinamico e inevitabilmente stabile.
Il concetto di paesaggio può essere affrontato da diverse prospettive, con finalità diverse,
con competenze disparate, sulla base di pensiero scientifico e filosofico ed è quindi
destinato ad un continuo superamento ed aggiustamento.
Offriamo una rassegna di risposte alla domanda “cos’è il paesaggio“, evidenziando
l’evoluzione storica del concetto avvenuto tramite raggiungimento di gradini importanti e
presupposti insostituibili per successive conquiste. Fissiamo quindi momenti importanti del
processo evolutivo di un concetto fondamentale della geografia. Partiamo da metà del
secolo scorso tralasciando la parte più antica di un dibattito che ha visto tappe importanti
della scuola geografica tedesca,francese ed anche italiana in epoche più remote.
Negli anni 60 un allievo di Vidal (Juillard) scrive: “il paesaggio è una combinazione di tratti
fisici ed umani che conferisce ad un territorio una fisionomia propria, che ne fa un insieme
se non uniforme, almeno caratterizzato dalla ripetizione abituale di certi tratti“. Il paesaggio
nasce quindi dal contributo di natura e società, vede una ricorrenza di determinati aspetti
che lo rende riconoscibile e distinguibile da altri paesaggi. Circonda gli uomini e le donne,
viene da essi modellato, identifica luoghi e costituisce un oggetto esterno, individuabile in
qualche misura cartografabile: è un oggetto di studio e di descrizione che sembra
rispondere prevalentemente ad una esigenza accademica.
Negli anni 70 Pierre George, studioso che ha caratterizzato allungo lo scenario geografico
francese, fornisce un tributo che segna una svolta decisiva perché supera i due limiti
appena accennati: non è solo oggetto esterno all’uomo e non rispecchia solamente una
conoscenza universitaria ma qualcosa di più composte complesso. Egli introduce la storia,
della natura e degli uomini, L’economia e gli altri poteri sociali di cui paesaggio
espressione è risultato sempre distinto da dinamismo evolutivo. Il paesaggio è quindi una
sintesi adopera di attori diversi tra entità visibili e forze invisibili. Questi movimenti
avvengono con velocità assai differenti (quelle planetarie e quelle delle vicende umane).
Questi cambiamenti possono essere condizionati da scelte economiche, decisioni
politiche, investimenti e mobilità finanziarie, dal gioco dei mercati e dalle ingerenze dei
centri di potere.
Il paesaggio si connota sempre di più come un livello gerarchico superiore che va al di là
di così stima e già sistema ed è governato e distinto dall’immaterialità. Come
nell’ecosistema, anche nel paesaggio esiste scambio di materia e di energia. Nel
paesaggio però , le istanze sociali si fanno sempre più prevalenti, al pari di quelle
economiche, politiche, tecnologiche, cosicché ai flussi si affiancano e talora si
sostituiscono quelli del capitale, degli interessi produttivi, delle volontà politiche delle
ideologie e dello sviluppo tecnologico. Una delle conseguenze più evidenti di ciò è la
trasformazione più rapida e profonda degli assetti ambientali e territoriali e, in definitiva, la
tendenza alla semplificazione delle tipologie paesaggistiche fenomeno questo
particolarmente accentuatosi in epoca di globalizzazione diffusa.
Si parla di minacce per la biodiversità ma per effetto della scomparsa di attività, cultura e
tradizioni e modelli di vita, anche alcuni paesaggi sono in via di estinzione quali
espressione di “mondi” che vanno rapidamente scomparendo. Le comunità umane si
erano abituate ai paesaggi che si auto regolavano senza apparenti e significative
trasformazioni, coltivando l’illusione di una immobilità ma così non è mai stato. Il
paesaggio conserva le infinite tracce delle organizzazioni territoriali precedenti, si carica di
simboli e segni, assume significati e valori diversi per le generazioni di uomini e donne
Che si sono avvicendati su determinato spazio. Il pedaggio rispetto al territorio e più lento
resistente nel registrare le innovazioni, grazie a un potente feedback con cui tenta di
conservare l’equilibrio e che gli consente di autoregolarsi e autoconservarsi.
A proposito, sempre negli anni 70 Giuseppe Barbieri definisce il paesaggio “espressione
globale di una data cultura, di una data storia civile, di un particolare rapporto uomo
natura, una testimonianza materiale avente valore di civiltà “.
Il paesaggio è prodotto culturale documento carico di elementi simbolici attribuiti e
riconosciuti a un valore di testimonianza. È ereditato dalle generazioni precedenti e va
trasmesso a quelle successive. Si evolve lentamente e non sfugge alla semplificazione ed
omologazione che possono essere solamente rallentate, governate e mai completamente
impedite. La formulazione di Barbieri segna un ulteriore progresso e si carica di valori
molteplici spiccatamente sociali.
Gli anni 90 si chiudono con la prima conferenza nazionale per il paesaggio (Roma 1999)
con cui ministero dei beni ed attività culturali si proponeva alcuni obiettivi. In sostanza si
voleva rivedere la politica del paesaggio in un’ottica interventistica e alla luce del
cosiddetto sviluppo sostenibile cui ogni documento fa esplicito e ripetuto riferimento.In
pratica si vuole andare verso un sistema che coniughi tutela e sviluppo economico.
Appare evidente un quadruplice livello con cui il paesaggio si manifesta in articola: realtà
sensibile, immagine, identità e patrimonio.
Il paesaggio sensibile che viene colto grazie alle nostre capacità sensoriali senza esaurire
però le sue potenzialità espressive e comunicative. Il suo ruolo si fa più forte e incisivo
quanto e la sua immagine a farsi strada in noi e a suggestionarci profondamente.
L’immagine è frutto di un’elaborazione mentale che personale e collettiva: si mescola ai
nostri vissuti, si colora a secondo dei nostri filtri mentali, interporto e non sistemi di valori,
risente dei nostri stati d’animo e delle nostre condizioni spirituali. Immagini si fa intuizione,
sensazioni, impressioni ed emozioni, ci coinvolge interiormente e ci lega gli altri, a tutti gli
esseri viventi, alle persone e ai luoghi.
Il paesaggio è identità, è comunione di logiche ed interessi è sentirsi tra esseri
potenzialmente solidali, sebbene individualmente diversi, tutti uniti da una comune
spiritualità e affinità di valori, ambienti, storie comportamenti.
Sotto il profilo filosofico “il paesaggio è il risultato visibile di un alleanza frauomo e terra”. È
il prodotto visibile di forze invisibili, dell’opera congiunta e oggi, spesso conflittuale, degli
uomini e della natura.
Il paesaggio è quindi un patrimonio e oggi, di fatto, si sta riscoprendo la necessità di
salvaguardare i diritti della natura e dell’ambiente. È un cambiare pensiero e
atteggiamento, è un vedere le cose, il mondo in una direzione veramente sostenibile e
dunque non solamente economica e di opportunità politica. Siamo di fronte ad una
revisione totale dei modi di organizzare e gestire gli spazi, in una prospettiva più rispettosa
e riguardosa verso i meccanismi e le componenti dell’ecosistema.
La convenzione europea del paesaggio (Firenze 20 ottobre 2000) definisce il paesaggio:
“una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere
deriva dall’azione di fattori naturali e /o umani e dalle loro interrelazioni“. Appare evidente il
tentativo di fornire una definizione più essenziale possibile. In essa un paesaggio è una
porzione di territorio sufficientemente definita è definibile quindi, riconoscibile ed
individuabile: uno spazio che è diventato luogo, abitato e percepito, quindi pensato e
vissuto dei suoi abitanti. E comunque fruito anche da altri utenti che, per periodi più o
meno lunghi, Vi sostano, ne godono e interloquisconosco con questo, contribuendo in
varia misura alle sue manifestazioni, trasformazione.
Il paesaggio assume quindi un carattere, una peculiarità fatta di forme ,con un’anima fatta
disensazioni di atmosfere culturali perché impregnato di vissuti, di tradizione. Il paesaggio
diventa patrimonio culturale e naturale, fondamento dell’identità degli uomini, specchio di
ognuno e di tutti in cui riconoscersi. Il paesaggio ci aiuta a stabilire un legame con i nostri
genitori, nonni e le generazioni che ci hanno preceduto, da lasciare in eredità a quanti ci
seguiranno.
Su un piano più applicativo il codice dei Beni Culturali e del paesaggio recita: “ai fini del
presente codice per paesaggio si intende una parte omogenea di territorio i cui caratteri
derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni.“ si tratta di una
formulazione molto simile alla precedente ma mancante di un aspetto fondamentale che è
quello percettivo. Il paesaggio sembrerebbe di nuovo un fatto oggettivo, storico ed
ecologico, senza quei segni significati che contribuiscono profondamente alle connotazioni
e dalle attribuzione di valore dell’insieme paesaggistico. Al comma due dello stesso
articolo parla però di valori e identità percepibile: “la tutela e la valorizzazione del
paesaggio salvaguardano i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie
percepibili.”
Per concludere potremmo affermare che il paesaggio costituisce un ossimoro vivente
perché è realtà ed apparenza, è oggetto e soggetto, si evolve ma possiede un feedback e
quindi una memoria di ferro. È come un registro informazioni sul passato remoto e
recente. Racchiude la storia sociale e naturale di una regione. È un prodotto irripetibile,
una risorsa non rinnovabile. È un patrimonio di cultura e civiltà che conserva l’anima della
gente con le sue aspirazioni e contese quotidiane. Per tutti questi motivi va trattato con
grande rispetto, manipolato con cura, quale bene raro per ogni essere umano e per le
collettività. Come ogni bene di famiglia, va custodito e tramandato nel modo migliore.
Risvolti educativi: idee e valori per la formazione umana
In base a quanto detto fino a questo momento il paesaggio è fatto di componenti molteplici
che reciprocamente si condizionano e di manifestazioni che mutano come conseguenza
del mutare dei processi in un r