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Spazi della geografia. Geografia degli spazi

Parte prima - I fondamenti

Di Peris Persi

Sapere e didattica del sapere

«Per chi riesce a concepire l'insegnamento come confronto, riflessione, dare/avere coi ragazzi, il saldo è sempre positivo. La classe diventa il “veicolo” che aiuta a capire qualcosa del mondo che ci circonda». Da tale affermazione si evincono almeno due importanti spunti:

  • Il bilancio positivo di una professione, che richiede appassionato impegno, quotidiano confronto, costante aggiornamento e sebbene avara di pubblici riconoscimenti può diventare generosa di intime soddisfazioni;
  • La scuola quale mezzo indispensabile per aprirsi all'universo sociale, politico, economico, ambientale, cioè allo spazio geografico che, proprio per la sua complessità e dinamicità, non è sempre agevolmente diacritabile.

Ma perché avvenga questo miracolo il sapere non basta se il suo detentore non è dotato di un’adeguata empatia e di profonde convinzioni etiche, politiche e sociali. Spesso la professione dell’insegnante si continua ad imparare sulla pelle degli alunni. Fino a non molto tempo fa la scuola e l’università fornivano i saperi, ma:

  • Non si preoccupavano della comunicazione e dei modi di trasmissione;
  • Non si ponevano il compito di interagire e di sviluppare l'iniziativa individuale e la creatività;
  • Non si proponevano di valutare le risorse del discente e di potenziarle, né di valorizzare il ragazzo nella sua interezza umana: fisica, intellettiva ed emotiva.

Sicché il diplomato e il laureato passavano dai banchi alla cattedra, cercando di riprodurre il modello di un insegnante a lui noto, affinando col tempo la sua azione e spesso, raggiungendo risultati apprezzabili, a dispetto di questa grave carenza iniziale. Ma quanti guai educativi commessi e quanta amarezza nel prenderne coscienza!

Verso una didattica geografica

Tardivamente ha fatto capolino la didattica, come strategia dell'insegnamento-apprendimento e ancora più tardiva è stata la comparsa delle didattiche specialistiche, quelle che si interessano delle singole discipline, stante la diversità dei soggetti-oggetti, delle categorie problematiche, delle dinamiche epistemiche e dei traguardi da raggiungere.

In questo processo di riscatto e riabilitazione dei metodi di trasmissione del sapere un ruolo importante ha avuto la nascita del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria che ha introdotto insegnamenti specifici per lo più connessi con quelli disciplinari, in modo da fornire un patrimonio organico e interattivo con lo studente prossimo a diventare lui stesso insegnante.

È tra queste la didattica della geografia, coltivata da pochi studiosi e spesso non accademici. Il passaggio dalla scuola all'università era un tempo assai più frequente dell'odierno e la scuola costituiva allora il prezioso vivaio da cui emergevano personalità; ma ciò non bastava a riscattare la didattica della geografia allora considerata un aspetto minore rispetto ad altri settori del sapere geografico. E troppo a lungo il contributo ad essa fornito è stato, soprattutto in sede concorsuale, considerato irrilevante.

La geografia e i suoi rappresentanti erano chiusi in una sorta di torre d’avorio, sicché gli anni anteguerra annoveravano grandi studiosi che hanno lasciato contributi di alto valore scientifico (Renato Biasutti, Roberto Almagià, Riccardo Riccardi, Alberto Mori, ecc.), ma non sempre impegnati ad insegnare come far amare la disciplina, come evidenziarne il valore educativo. Molta scienza e poca formazione, molta ricerca e poca didattica, il che poneva le premesse per una crescente dicotomia tra scuola e università, un binomio che, al contrario, non può essere scisso, pena l'impoverimento di entrambe e la perdita del valore formativo per le giovani generazioni.

Uniti per la geografia

La nascita dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (A.I.I.G.) a Padova nel maggio 1954, segna una svolta storica in quanto riunisce in un unico sodalizio tutti i docenti della scuola e dell’università. A partire da quegli anni la geografia recupera spazi e crediti grazie alla istituzione di cattedra specifica negli Istituti tecnici Commerciali e negli Istituti Nautici, affidata ad un docente specialistico.

L'A.I.I.G. si dota di una rivista denominata Geografia nelle Scuole, oggi ribattezzata Ambiente Società Territorio / Geografia nelle Scuole, che accoglie articoli di insegnanti dell'arco scolastico e universitari (Giovanni Mussio, Giorgio Valussi, Andrea Bissanti, G. Staluppi e D. de Vecchis).

Non si dimentichi che gli anni '80 e '90 sono stati segnati da un forte travaglio scolastico, per opera di sperimentazioni ministeriali e locali, e di progetti di riforma, giunti a compimento, ma poi non attuati per i mutati scenari politici (Commissione Brocca, Commissione Berlinguer, De Mauro), fino alle presenti proposte governative che sembrano concludere una stagione di grandi fermenti, ma, almeno finora, con scarse ricadute per una riforma che si trascina dagli anni Settanta.

Non tutto ha giovato alla Geografia, mal conosciuta e mal compresa nella sua valenza epistemica ed educativa, di cui viene spezzato l'anelito unitario prima staccandone la parte naturalistica, passata alle cosiddette Scienze della Terra, e poi avviandone uno strisciante processo di eliminazione per far spazio ad altre discipline o per ridurre il monte ore globale. Se per la scuola l’ultimo decennio è stato difficile perché faticoso e movimentato, per la geografia è stato drammatico.

Empatia geografica

Dalle verifiche effettuate tra gli studenti che approdano all’università emergono due elementi allarmanti:

  • Un modesto spessore culturale,
  • Una ridotta o assente empatia con la geografia.

Da un lato lo hiatus geografico nella scuola secondaria (fanno eccezione gli istituti tecnici commerciali e alcuni professionali dove operano docenti specifici di geografia) spiega l'assenza di competenze geografiche, quando tutto ciò che ci circonda è sempre più grondante di geografia, sul piano economico, su quello sociale e politico e sul piano ambientale. Ma la geografia non è un inventario erudito, non è sterile elencazione di dati e neppure è materia libresca.

Pertanto c'è ancora possibilità, grazie anche agli strumenti cartografici, statistici e informatici, di acquisire conoscenze, ma per giungere ad una competenza geografica, vale a dire alla capacità di utilizzazione e gestione di questi dati, occorre un lungo processo di formazione alla cui base sta sempre l'empatia con la disciplina che precede e accompagna l'acquisizione e l'uso di tecniche e metodi geografici.

Se nella scuola tale adesione emotiva non è coltivata o viene spenta o mortificata, sarà dura impresa nell'università ricercare la fiammella delle scoperte e dell'avventura terrestre e riattivarla. Ma siamo qui per questo, per recuperare, rianimare e, se possibile, fare divampare l'incendio che pervade ogni uomo quando apre gli occhi e la mente alle logiche del mondo, quando, di fronte a queste, comprende di non poter essere solo inerte spettatore. Ma questo lavoro si avvia nel segmento di base della scuola, grande è, pertanto, l'importanza del lavoro del maestro, preziosi sono la sua opera e il suo esempio per la formazione delle nuove generazioni.

La didattica della geografia

La didattica è:

  • “L’insieme di pratiche e tecniche attivate in classe per la trasmissione e appropriazione del sapere”;
  • “Un metodo che permette di passare dal sapere universitario al sapere scolastico e coniuga le esperienze pedagogiche con le conoscenze geografiche” (Desplanques).

Per avviare il discorso possiamo accogliere la definizione appena riferita soprattutto là dove afferma la sinergia tra esperienza pedagogica e conoscenza geografica applicate a contesti di concretezza che sono le relazioni tra le società umane (con le loro aspirazioni economiche, sociali, ideologiche, culturali ecc.) e lo spazio naturale (con le sue risorse rinnovabili o meno, con i suoi limiti e condizionamenti, con le sue leggi lente ma inderogabili).

Poiché il sapere geografico si avvale di un numero sconfinato di nozioni e poggia su precise competenze, il primo compito dell’insegnante della scuola di base è la scelta dei suoi nuclei fondanti da proporre agli alunni secondo il loro livello di comprensione e secondo la loro capacità di farli propri. Ciò richiede conoscenze geografiche e pedagogiche, lucidità di valutazione e di selezione, sforzo per fornire un sapere coerente.

I nuclei irrinunciabili, scelti secondo età e livello della classe, debbono costituire successioni logiche da affrontare interdisciplinarmente: così l’alunno scopre subito una delle principali e preziose chiavi che fornisce la geografia, quella di stabilire relazioni con tutti i saperi al fine di comprendere la complessità degli spazi e delle relazioni che tra questi si instaurano.

Allo scopo requisiti indispensabili all’insegnante di geografia sono:

  • Apertura mentale,
  • Spirito di innovazione e rigenerazione,
  • Semplicità espositiva,
  • Capacità di dare il senso dello spazio attraverso il senso dei luoghi,
  • Saper guidare alla scoperta delle interazioni tra società e spazi geografici,
  • Stimolare la corretta percezione di sé, degli altri, dell’ambiente fisico e sociale,
  • Orientare e potenziare le capacità di soluzione dei problemi attraverso la partecipazione attiva all’organizzazione territoriale.

Per questo motivo l’insegnamento-apprendimento dovrà essere:

  • Problematica, non solo descrittiva, come d’altra parte problematica è la realtà economica e politico territoriale;
  • SEMPRE NUOVO, non ripetitivo perché la quotidianità offre sempre contesti sociali rinnovati e insospettabili fino a qualche minuto prima;
  • GLOBALE E SISTEMICO, e non tanto analitico in quanto la frammentarietà rende incomprensibile la realtà perché spezza i legami che uniscono interattivamente le componenti dello spazio geografico;
  • Corretto politicamente e esente da tendenziosità che costituisce per ognuno una forte tentazione da contrastare e controllare affinché l’azione formativa sia guidata da onestà e rispetto dei ragazzi;
  • Scaturire dall’intimo convincimento di svolgere una missione educativa che pertanto va affrontata con alto senso di responsabilità civile: dall’educazione geografica nasce il corretto comportamento nei confronti dell’ambiente e della società.

La preparazione e professionalità del docente comincia proprio nei suoi primi anni scolastici e prosegue via via con una lenta costruzione, fatta di saperi, ma soprattutto di saper trasmettere generosamente e competentemente, con modi e strumenti che rendono l’insegnare e l’apprendere un atto gioioso, profondamente dialettico e costruttivo.

Geografia: scienza del territorio

Cosa è la geografia?

È una scienza naturalistica o sociologica? Quale in essa il peso della storia e dell’ambiente? Quali le discipline cui si lega più strettamente? È materia professionale o culturale?

La geografia è la scienza del territorio e il territorio – con tutte le sue implicazioni sociali, politiche e economiche da un lato, e con tutte le sue connotazioni ambientali, geomorfologiche, idrografiche e bioclimatiche dall’altro – costituisce il suo cuore, la sede dei suoi interessi, il fulcro dei suoi studi e interventi.

È la scienza territoriale per eccellenza e di ciò che sul territorio agisce, si muove, opera e trasforma, ridisegnando all’infinito nuovi contesti socio-economici e nuovi aspetti geopolitici, per l’azione di forze naturali e sociali, immateriali, ma comunque imperiose e cogenti.

È la scienza dell’osservazione con tutti i nostri sensi, ma anche e, soprattutto, con la nostra mente, tesa ad individuare, a comprendere e possibilmente correggere i meccanismi locali e sovrannazionali che finiscono col coartare le scelte individuali e di gruppo: vettori visibili volti a condizionare il progresso che, prima di tecnologico, è di civiltà.

È una scienza al servizio dell’uomo che ha per fine la ricerca del paesaggio ideale che scaturisce da una razionale pianificazione del territorio, rispettosa dei diritti ambientali e sociali. È lì che l’uomo potrà esplicare con forza e determinazione il meglio delle sue energie spirituali, rivelandosi intelligente e responsabile plasmatore della terra.

Per assolvere tali compiti la geografia non può essere né umanistica, né naturalistica.

  • Se ci si sposta nella prima area, e si trascura l’uomo con le sue esigenze ed aspirazioni, con il suo non sempre coerente cammino storico, si esce fuori dal campo di studio geografico.
  • Se ci si interessa esclusivamente del sociale e si dimentica il contesto dove questo si realizza e si sviluppa – cioè lo spazio vissuto che è tale con le sue risorse, le sue istanze, i suoi limiti – di nuovo ci si trova fuori dal geografico.

E ciò in quanto la geografia possiede una sua specificità che le è propria e irrinunciabile condizione: quella di studiare i campi e i modi di interattività che si instaurano tra settori speciali, cioè distinti da specie di competenze, di processi e di leggi. Quindi la geografia interviene dove la frammentazione del sapere moderno spezza le connessioni che sono così strette e funzionali nella realtà.

«Proprio la geografia, può costruire, a livello di scuola media, un ausilio per superare la frattura tra scienze umane e sociali da un lato e scienze naturali dall’altro, così grave nella nostra cultura».

Scienza delle interazioni

Se:

  • La geologia si interessa delle condizioni stratigrafiche e tettoniche della litosfera;
  • La geomorfologia si interessa del modellamento terrestre;
  • La biologia si interessa della vita;
  • L’idrologia si interessa delle acque e la meteorologia delle masse d’aria;
  • La sociologia studia i fenomeni connessi col funzionamento delle società umane;
  • La storia studia gli eventi e il processo delle stesse;
  • L’economia studia le attività attinenti alla produzione delle merci, la loro appropriazione, scambio ed uso;

Se ognuna possiede un suo ambito peculiare, solamente la geografia si pone negli spazi intermedi, studia i dinamismi che si intrecciano, si embricano profondamente tra tutti i campi e pertanto ricopre un ruolo irrinunciabile che è quello della ricomposizione interattiva dei saperi analitici e della comprensione della complessità, della globalità, di tutto ciò che riguarda le intersezioni tra le società umane e tra queste e gli ecosistemi, quantunque artificializzati.

È la geografia una scienza olistica come è olistico l'ambiente naturale, come lo sono il territorio e il paesaggio, come è olistica l'umanità, pur così variegata, così diversamente distribuita, organizzata e difformemente favorita. Ma abbraccia tutte queste realtà dialettiche e intrecciate e ne scopre i legami e le interazioni più profonde.

Se le altre scienze possiedono un campo tutto sommato circoscritto, la geografia opera su un ampio dominio i cui termini irrinunciabili e inseparabili restano le risorse ambientali e la società nel loro incessante confronto.

Scienza della sostenibilità

La natura segue leggi inesorabili e logiche lontane ancora dall'essere chiarite, ma comunque con processi e tempi che male si conciliano con i ritmi e le scelte sociali. Ne nasce una convivenza difficile, ma necessaria, in cui gli uomini potrebbero ottenere assai più se riuscissero a finalizzare i meccanismi fisici alle esigenze sociali e se, a questo scopo, potessero meglio comprendere e gestire gli interventi che comportano il consumo o il degrado delle risorse: l'uomo non dovrebbe mai dimenticare di essere l'artista che ricava il disegno sull'ordito (per certi versi limitato) offerto dalla natura, come sosteneva P. Vidal de la Blache. Se la tecnologia ha reso forte il suo braccio, egli resta solamente il custode del bel giardino terrestre e non il padrone arbitrario e assoluto.

Dal che nasce una nuova consapevolezza, quella della solidarietà tra gli uomini e tra questi e la natura. Il diritto al benessere appartiene ad ogni uomo e il geografo è in prima linea per sconfiggere divari sociali, per proporre soluzioni contro gli squilibri territoriali e ambientali; ma questo è un diritto anche delle generazioni future, cui va trasmesso un patrimonio culturale e ambientale in grado di consentire loro di continuare il processo di sviluppo.

Ecco perché i geografi propugnano, accanto alla integrità degli ecosistemi e all’efficienza economica, la solidarietà interregionale e la solidarietà intergenerazionale e Persi ritiene che i due principi siano inscindibili.

Ecco perché la geografia è una scienza prepotentemente educativa, insostituibile nella scuola, fondamentale nella società, capace di far capire i problemi, aprire gli orizzonti, pretendere nuovi comportamenti individuali e collettivi e in definitiva di formare cittadini più responsabili, attenti e attivi. Allo scopo si richiedono competenze multiple e trasversali ed una preparazione seria ed ampia, che spazi dal sociale all’ambientale.

Scienza della complessità

La geografia è disciplina non solo informativa, ma soprattutto formativa.

  • “E’ un saper pensare lo spazio e un agire più efficacemente” (Y. Lacoste).
  • “È un'arte più che una scienza” (P. George): l’arte di cogliere i problemi, interpretarli e trovare soluzioni per poi decidere il comportamento da assumere.
  • È l’abilità di diacritare i messaggi della realtà quotidiana.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.arcangeletti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e didattica della geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Ugolini Monica.
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