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Prospettive di studio e sviluppo locale

Convenzionalmente, la cooperazione allo sviluppo nasce a partire dai piani di ricostruzione successivi alla seconda guerra mondiale e dall'istituzione dell'ONU. Esistono diverse tipologie di cooperazione: quella in senso stretto, quella in situazioni di emergenza che si esplica attraverso interventi di solidarietà in occasioni di crisi, disastri ambientali e conflitti, l'aiuto alla ricostruzione dopo eventi catastrofici naturali o antropici, quella non governativa ad opera di ONG e altre associazioni no profit, quella decentrata dove gli enti locali rivestono una posizione centrale e quella governativa da cui provengono i maggiori flussi.

Quest'ultima si esplica nell'Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS), che il Dac (Development Assistance Committee) definisce come risorse finanziarie pubbliche sotto forma di doni e prestiti a tasso agevolato, e/o assistenza tecnica con il principale obiettivo di promuovere lo sviluppo economico e il benessere dei PVS. Nel 2007, i paesi aderenti al Dac erogano il 95% circa dell'APS di cui il 44% in favore dell'Africa subsahariana e del Medio Oriente. Gli USA sono il principale donatore, seguiti dai paesi del Nord Europa, mentre l'Italia risulta al decimo posto.

Cooperazione e flussi di risorse

Le risorse trasferite attraverso la cooperazione possono essere quindi finanziarie (doni e crediti d'aiuto), materiali (aiuti alimentari) o tecniche (trasferimento di capacità operative in termini di attrezzature ed esperti), mentre il canale attraverso il quale si svolge la cooperazione può essere bilaterale (rapporto diretto fra paese donatore e paese beneficiario), multilaterale (dal paese donatore a un organismo multilaterale come FMI, BM, agenzie ONU, di sviluppo, UE) e multibilaterale (l'intervento deciso e finanziato a livello bilaterale è affidato a un organismo multilaterale). In termini di flussi il canale bilaterale è quello prevalente.

Il ruolo della geografia nello sviluppo

La geografia ha contribuito agli studi sullo sviluppo cercando di comprendere gli squilibri nella distribuzione, nell'accesso e nell'accumulazione delle risorse, delineando dei quadri teorici generali, riconsiderando i fattori che influenzano le dinamiche dello sviluppo (come etnia, cultura, genere e relazioni di potere) e lo stesso concetto di sviluppo che potendosi intendere diversamente porterebbe a uno studio diverso.

Bebbington distingue tra lo sviluppo come espansione ed estensione di sistemi di produzione, scambi e regolazione di tipo capitalista e come interventi organizzati di promozione dello stesso con obiettivi impliciti ed espliciti. Hettne distingue lo studio dello sviluppo così come è realmente (dimensione positiva) e come dovrebbe essere (dimensione normativa), dove lo sviluppo può essere concepito in termini universali con indicatori quantificabili che possono essere combinati in un modello previsionale (dimensione formale), o può comportare cambiamenti sociali di natura più qualitativa, meno prevedibile, meno modellizzabile e misurabile formalmente (dimensione sostanziale).

Secondo Power, lo sviluppo può essere visto come un processo storico di cambiamento sociale in cui le società sono analizzate nelle loro trasformazioni di lungo periodo (dimensione positiva) o come obiettivo dello stato di benessere di una società desiderabile (dimensione normativa).

Prospettive di ricerca nella cooperazione allo sviluppo

Sul piano della ricerca, il rapporto tra geografia e cooperazione allo sviluppo può essere indagato attraverso due prospettive di studio strettamente legate: la prima orientata alla costruzione di una geografia della cooperazione allo sviluppo e la seconda orientata alla costruzione di una geografia per la cooperazione allo sviluppo.

La geografia della cooperazione allo sviluppo

La prima prospettiva consiste nell'analisi geografica della cooperazione al fine di costruire un sapere critico sull'aiuto allo sviluppo. La cooperazione si caratterizza per i luoghi di partenza dei suoi flussi, i luoghi di arrivo e l'insieme di relazioni che legano tra loro questi punti nello spazio. La sua geografia è ineguale per gli spazi coinvolti e l'intensità delle relazioni, è incerta in quanto le attività non sono sempre riconoscibili e sono difficili da interpretare e separare da altre attività, ed è cangiante in quanto a flussi, attori e logiche di azione, che come tale richiede di essere continuamente costruita e aggiornata cambiando il punto di vista e gli approcci con cui osservare e interpretare la cooperazione.

  • Tipologie di attori, diversi per natura (pubblica, privata), scala di competenza (nazionale, internazionale, regionale, locale), scala di azione (internazionale come la BM, locale come una piccola associazione di solidarietà internazionale).
  • Tipologia di azioni (doni, assistenza, tecnica, crediti di aiuto, azioni dirette, azioni indirette, attività di sensibilizzazione, lobbying, educazione allo sviluppo); di intervento (interventi diretti e indiretti, dall'alto o dal basso, settoriali o integrati, attraverso l'invio di personale espatriato o la preferenza per personale locale).
  • Filosofia di intervento e ragioni profonde a monte (presupposti politici e valoriali dell'intervento, motivazioni, visione dello sviluppo, scelta dei partner e della popolazione beneficiaria).
  • Tempi di intervento (brevi come un progetto annuale, lunghi come un programma pluriennale).
  • Luoghi di intervento (come vengono scelti, con quale intreccio tra scelte del governo, ideologia di sviluppo, motivazioni politiche, etiche, religiose dell'agente di sviluppo).

Un'utile schematizzazione è quella proposta dal National Research Council statunitense e ripresa da De Bliji e Murphy: graficamente si tratta di un cubo sui cui lati sono distinti:

  • Lingue della rappresentazione spaziale (visuale, verbale, matematica, digitale e cognitiva).
  • Ambiti di sintesi spaziale (dinamiche ambientali, ambiente-società e uomo e società).
  • Modi geografici di guardare il mondo (integrazione locale, interdipendenze fra scale e interdipendenze fra luoghi).

In tal senso, la costruzione di una geografia della cooperazione allo sviluppo riguarda i rapporti di distribuzione, ridistribuzione e "restituzione" di risorse di vario genere, che sono in stretta relazione con le dinamiche ambiente-società e le dinamiche ambientali che spiegano ad esempio diverse situazioni di crisi naturale dove spesso il fattore antropico gioca un ruolo fondamentale.

Si tratta quindi di ricostruire le complesse reti dei flussi della cooperazione, tra luoghi di origine e di destinazione delle catene d'aiuto. Incrociando tale prospettiva con i modi geografici di guardare il mondo, essa può riguardare sia l'integrazione locale sia l'interdipendenza tra luoghi e tra scale.

Queste relazioni spaziali possono essere rappresentate con la costruzione di cartografie tematiche, areali e reticolari alle diverse scale, dove queste carte possono essere incrociate ad esempio con quelle dei flussi commerciali o dei diversi indicatori di sviluppo e povertà. Ogni tipologia di cooperazione ha una sua spazialità che dipende dalle caratteristiche dell'attore, della sua razionalità e dei suoi obiettivi e dal più generale contesto culturale, economico e politico in cui si colloca a livello nazionale, sovranazionale e globale.

La geografia per la cooperazione allo sviluppo

Mentre ci si può basare su statistiche abbastanza consolidate e affidabili come quelle dell'OCSE e dell'UNDP per la cooperazione bilaterale e multilaterale alla piccola scala, non è lo stesso per quella decentrata o non governativa le cui statistiche sono in buona parte tutte da costruire. È opportuno quindi focalizzare l'attenzione sugli attori ad esempio attraverso l'esame dei documenti della cooperazione e il confronto sul terreno con le aspettative e gli esiti o indagando come tali attori percepiscono spazio e territorio dei progetti.

La seconda prospettiva consiste nell'analisi dei contesti territoriali di intervento alle diverse scale al fine di raggiungere la più ampia conoscenza di tutte le fasi dei progetti di cooperazione. I contesti territoriali vengono analizzati non solo come spazi fisici, ma anche come spazi trasformati dall'azione umana e carichi di valore antropologico. L'analisi partecipativa viene effettuata per raccogliere informazioni sul contesto e coinvolgere la popolazione nella selezione e nella produzione dei dati, stimolando quindi la sua partecipazione nella definizione stessa del progetto.

Negli strumenti di cartografia partecipativa si ricorre a mappe mentali, mentre nei diagrammi di polarizzazione si ricorre alle carte dei flussi spaziali, elementi spesso legati nel filone degli studi sullo sviluppo. L'esigenza di analisi dei contesti territoriali di intervento è oggi una necessità abbastanza consolidata dove per la complessità dei progetti di cooperazione, la geografia deve necessariamente dialogare con le altre discipline.

Sviluppo locale e globalizzazione

Nel corso degli anni '90, la progressiva affermazione dello sviluppo locale nelle politiche dei PVS si accompagna a una sua strumentalizzazione nei paesi del Nord del mondo che porta a meri accordi per la spartizione locale di risorse finanziarie. Occorre quindi comprendere se lo sviluppo locale sia culturalmente, economicamente e politicamente appropriato al contesto dei PVS o se sia l'ennesimo modello proposto, legittimato attraverso una serie di retoriche come quella della governance, del decentramento e della partecipazione.

Con la globalizzazione si ha lo sradicamento delle attività economiche dai territori in quanto comporta interazioni di lunga distanza e la circolazione di capitali, merci e persone. Secondo il sociologo Castells, le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione stanno rimpiazzando uno spazio dei luoghi con uno spazio dei flussi che si caratterizza per la discontinuità.

Nei processi di sviluppo, certi fenomeni sono legati a certi luoghi mediante ancoraggi territoriali specifici; la globalizzazione comporta fenomeni di frammentazione territoriale in realtà vicine dove i processi di sviluppo sono legati a contesti diversi e lontani e a fenomeni di aderenza e radicamento territoriale. A livello economico e politico, dove sono necessari ancoraggi territoriali specifici per perseguire obiettivi, utilizzare risorse e consolidare vantaggi competitivi, si hanno fenomeni di riarticolazione delle scale territoriali e l'indebolimento delle capacità di controllo e ridefinizione e un parziale svuotamento dello stato-nazione.

Ne risultano quindi avvantaggiate le reti globali che trascendono confini e controllo nazionali, quali la cooperazione multilaterale, i livelli sovranazionali come l'UE o infra-nazionali come città e sistemi regionali. Veltz rinviene nella globalizzazione un aumento delle interdipendenze territoriali, dove le relazioni a grandi distanze contano quanto quelle di prossimità in quanto è in entrambe che si trovano immersi imprese, attori e sistemi locali. L'economia mondiale si organizza quindi al fine di collegare fra loro zone di attività collegate da flussi e relazioni funzionali, dove il territorio come contesto di relazioni gioca un ruolo fondamentale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sandrauselli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e Sociologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Sistu Giovanni.
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