La strategia glocale dei progetti di cooperazione
La cooperazione internazionale si basa sulle ideologie dell'aiuto e dello sviluppo. Ha avuto motivazioni umanitarie e religiose dal 1100 al '500, religiose e coloniali fino all'inizio del '900, politiche fino alla seconda guerra mondiale dove si passa dalla volontà di civilizzare i poveri a quella di volerli sviluppare. Di sviluppo economico a partire dalla seconda guerra mondiale, legate a ragioni di influenza ideologico-militare e in seguito a relazioni di dipendenza economica di tipo neocoloniale durante la guerra fredda, di giustizia ed eguaglianza con la nascita dell'internazionalismo durante gli anni '70, di pacifismo nel '95 e dopo il conflitto nei Balcani, umanitarie a partire della caduta del muro di Berlino e di sicurezza dal 2001 con l'attacco alle Torri Gemelle fino ad oggi.
In quest'ultimi anni, si assiste ad un altro importante cambiamento, ovvero il passaggio dalla solidarietà internazionale e quindi dal benessere alla priorità data alla propria sicurezza: si fa cioè cooperazione internazionale con se stessi dove appunto i beneficiari sono gli stessi donatori. Con la maturazione dell'idea di sviluppo basata sull'Indice di sviluppo umano (Isu), si esce dalla "dittatura del PIL" e dalla dinamica per cui gli economisti si sentivano gli unici in grado di misurare il benessere umano, e l'ideologia dello sviluppo diventa uno dei pilastri della cooperazione internazionale e la giustificazione apparente per aiutare i paesi poveri.
Definizioni e limiti della cooperazione internazionale
Secondo Schunk, lo sviluppo è il processo di miglioramento delle condizioni di vita di una comunità in termini economici, educativi, sanitari, spirituali, culturali, infrastrutturali, dei suoi diritti umani fondamentali, ecologici e di tempo libero, senza condizionare negativamente altre comunità, né al momento attuale né per le generazioni future. Per poter affermare che si sta aiutando a sviluppare qualcuno, bisogna innanzitutto definire in che cosa consiste lo sviluppo per ciascuno degli attori del progetto e dove si trova la mediazione cui il progetto deve far riferimento.
La cooperazione internazionale risulta inefficace al fine di risolvere i problemi del malsviluppo e dell'ingiustizia a livello mondiale; non è in grado di rendere più giusta e sicura la vita di tutti attraverso la ridistribuzione delle opportunità. Allo stesso modo, un progetto non può risolvere il problema dello sviluppo e anzi a volte lo rallenta.
Risorse limitate e scelte politiche
In primo luogo, le risorse a disposizione della cooperazione internazionale sono limitate, sono disperse in un gran numero di paesi riceventi, distribuite a un gran numero di agenzie di cooperazione e la gran parte fatta di crediti, debito estero, aiuto vincolato e sovvenzioni a imprese dei paesi donatori all'estero non raggiunge mai i beneficiari, venendo deviata dai governi locali verso destinazioni alternative. Anche nel caso dei progetti vi è il problema delle risorse limitate, specialmente se rapportate con le difficoltà oggettive che si trovano in un dato contesto, che di volta in volta è differente e conseguentemente impone scelte diverse.
Teoria della sand box
Se si considera la teoria della sand box usata in politica negli anni '60, ovvero quella scatola di sabbia in cui si lasciavano giocare i bambini per tenerli occupati, al sicuro e lontano dal tavolo dove gli adulti possono discutere indisturbati, la cooperazione internazionale può essere intesa allo stesso modo, come una sand box dove i paesi donatori intrattengono e distraggono le forze sociali dei paesi beneficiari evitando che occupino i ruoli decisionali nelle politiche locali.
Limiti della logica cartesiana
I progetti, da un lato sono capaci di venire incontro a problemi puntuali e immediati, ma per tutta una serie di questioni non possono produrre sviluppo quando i problemi hanno caratteristiche opposte. La logica cartesiana alla base del nostro pensiero occidentale è data dalla ricerca del controllo e della predeterminazione degli eventi e il nostro pensiero si basa sulla progettazione attraverso la modellizzazione e il successivo passaggio alla messa in pratica del modello, un modello che appare limitato dalla considerazione dei fattori esterni, degli scenari e di tutto quello che può deviare dal modello e che raramente può essere pianificato.
Dal punto di vista dell'operatore esterno, questi si trova quotidianamente ad affrontare il dilemma della definizione del suo ruolo rispetto ai beneficiari di un progetto. L'assistenza o la soddisfazione dei bisogni possono creare dipendenza e vanno contro il principio dell'autosviluppo e non si può parlare di neutralità e imparzialità della cooperazione allo sviluppo promuovendo allo stesso tempo l'empowerment.
Strategia glocale
Per far sì che la cooperazione ponga soluzione alla problematica del malsviluppo e dell'ingiustizia planetaria e che i progetti acquisiscano una reale efficacia, occorre adottare un approccio basato su un piano strategico glocale, ovvero una strategia che sia allo stesso tempo globale e locale. A livello globale, le politiche di sviluppo dei paesi donatori non devono pregiudicare lo sviluppo dei paesi meno sviluppati, mentre a quello locale, i governanti devono assumersi le loro responsabilità e la comunità internazionale deve contribuire a smontare il meccanismo della corruzione.
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