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Ambiente e sostenibilità dello sviluppo

Da sempre, l’uomo ha modificato l’ambiente in cui vive per la continua ricerca di nuove risorse e la necessità di soddisfare esigenze alimentari crescenti. Da un lato, è capace di rendere produttive aree marginali e rispetta l’ambiente, consapevole che le sue scelte influenzano l'ambiente stesso, che non potrebbe reggere una pressione maggiore in termini di consumo di risorse e produzione di rifiuti. Dall’altro, è capace di distruggere elementi ambientali essenziali come acqua e atmosfera con i suoi scarti e non riesce a governare molti dei processi che mette in moto, in quanto non ne conosce i meccanismi evolutivi, portando così al degrado ambientale.

Conseguenze del degrado ambientale

Quest’ultimo è poi strettamente connesso alla conflittualità interna a molti paesi poveri. Il crollo dei redditi e delle disponibilità alimentari sono una delle cause principali di conflitto. A differenza dei paesi avanzati, dove la spesa per il cibo rappresenta solo il 10-20%, nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) può arrivare a rappresentare il 60-80%. Tra il 2006 e il 2008, l’aumento del 93% del prezzo dei cereali è stato la causa di scontri in 12 paesi di 3 continenti.

Modelli climatici e scenari futuri

Al fine di prevedere i cambiamenti climatici, sono stati studiati i modelli di calcolo GCM (General Circulation Models). Alcuni studi dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) hanno individuato 4 possibili scenari futuri, le cosiddette famiglie di scenari A1, A2, B1, e B2, prendendo in considerazione la crescita demografica, lo sviluppo economico, le risorse disponibili (fonti primarie di energia) e le tecnologie:

  • A1: Descrive un futuro con una crescita economicamente molto rapida dove la popolazione globale raggiungerà un massimo nel 2050 per poi diminuire e dove verranno introdotte nuove ed efficienti tecnologie. Si sviluppa in 3 gruppi che descrivono direzioni alternative nei cambiamenti tecnologici del sistema energetico: A1F1 (futuro con combustibili fossili), A1B1 (equilibrio con combustibili fossili e altre fonti) e A1T (risorse non fossili).
  • A2: Descrive un mondo molto eterogeneo dove si avrà un continuo aumento demografico e dove la crescita economica pro-capite e i cambiamenti tecnologici sono molto frammentati e lenti.
  • B1: È ipotizzata una crescita demografica che raggiungerà un massimo nel 2050 per poi declinare, con un rapido cambio nella struttura economica verso un’economia d’informazione e servizi, con una riduzione dei materiali e l’introduzione di tecnologie per le risorse efficienti e pulite; si avrà uno sviluppo sostenibile con un uso contenuto delle risorse.
  • B2: La popolazione cresce continuamente, ma con un tasso minore rispetto allo scenario A2, sviluppo economico con livelli intermedi, cambiamenti tecnologici differenziati e orientati ad uno sviluppo sostenibile.

Cambiamenti climatici e impatti

I principali cambiamenti individuati dai modelli dopo l’aumento di concentrazione di gas serra nell’atmosfera sono:

  • Il riscaldamento globale della bassa atmosfera e della superficie terrestre;
  • L’accelerazione del ciclo dell’acqua nell’atmosfera e nel suolo;
  • L’aumento del livello dei mari.

L’aumento della temperatura del suolo è dato dall’emissione di gas serra i quali contribuiscono alla produzione dell’85% dell’energia globale, in particolare l’anidride carbonica (CO2) prodotta dall’uso di combustibili fossili come petrolio, carbone e gas naturale. Il mantenimento degli attuali livelli di concentrazione di CO2 nell’atmosfera richiederebbe di limitare l’emissione dei gas serra, che significa ridurre la produzione di energia da fonti fossili dell’80%.

Tuttavia, secondo l’IEA, tra il 2005 e il 2030 la domanda mondiale di energia crescerà, dando luogo a un’ulteriore crescita delle emissioni di CO2 e conseguentemente porterà all’acidificazione degli oceani, all’aumento della temperatura nell’atmosfera e negli oceani, all’alterazione del ciclo dell’acqua con lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello dei mari e all’aumento di eventi estremi per frequenza e intensità, come desertificazioni e alluvioni. Malgrado il loro impatto, le grandi dighe contribuiscono a contenere questo processo.

Se da un lato si assiste all’aumento della desertificazione dal Mediterraneo al Sahel e dall’Africa meridionale all’Asia meridionale, dall’altro aumentano le terre coltivabili alle alte altitudini in Scandinavia e Siberia.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

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