La città del Sud globale e lo sviluppo urbano
Dalla città del Terzo Mondo alla città del Sud globale: lo sviluppo urbano come questione globale è diventato un tema centrale. Nonostante si continui a parlare di paesi in via di sviluppo opposti ai paesi avanzati e di città "del Terzo Mondo", le problematiche delle città appaiono sempre più simili in ogni parte del mondo. Ci troviamo di fronte a mutamenti di sensibilità che hanno portato alla nozione di “Sud globale”.
Evoluzione della categorizzazione urbana
Nel corso degli anni '50 e '60, era emersa la categoria di "città del Terzo Mondo" legata al riconoscimento del ruolo dei nuovi stati indipendenti sulla scena mondiale, accompagnata dall'affermarsi di studi economici e sociali sulle problematiche del sottosviluppo. Negli anni '60 e '70, la logica di comparazione con le città dei paesi industrializzati pretendeva che quest’ultimi fossero i termini di paragone per l'analisi del fenomeno urbano su scala mondiale.
Nel 1971, il geografo Milton Santos elaborò per primo criteri di analisi delle città del Terzo Mondo (TM), mettendo in relazione il quadro storico della loro nascita con attività predominanti e criteri geografici e sociologici, al fine di stabilirne una classificazione. Negli anni '80, si rifletteva sui temi dell’esplosione urbana e dell’esclusione dei poveri, e insieme delle città sottosviluppate si impone la definizione di città "in via di sviluppo".
Globalizzazione e il concetto di città del Sud globale
Nell’ultima parte del XX secolo, si afferma dapprima la definizione di "città del Sud", in stretto riferimento al fenomeno della globalizzazione, e poi quella di città del Sud globale. Durante il corso degli anni, si è voluto circoscrivere simbolicamente una parte del mondo, all’occorrenza urbano, entro la polarità cardinale del Sud e si è assistito al passaggio da una classificazione di tipo areale e comparativo (il Terzo Mondo opposto al Primo Mondo) a una logica di rappresentazione fondata sull’impiego di categorie geografiche (il Sud come paradigma del disagio urbano).
Eventi naturali e la questione urbana
Due eventi “naturali” occorsi a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro possono aiutare a comprendere meglio il concetto di "città del Sud globale", quell’insieme geograficamente trasversale, seppur profondamente differenziato al proprio interno, dove la questione urbana si impone come una delle grandi emergenze del mondo contemporaneo. Il primo è lo tsunami asiatico del 26 dicembre 2004, originato da un terremoto di grandissima intensità con epicentro a largo della costa nord-occidentale di Sumatra, in Indonesia, con effetti distruttivi specialmente in Indonesia e in Sri Lanka. Il secondo è l’uragano Katrina del 23 agosto 2005, originato da una vasta depressione tropicale nell'Atlantico settentrionale, con effetti distruttivi negli Stati Uniti del Sud-Est, in particolare in Florida e in Louisiana.
Nonostante la differenza in termini demografici, di collocazione geografica e appartenenza geopolitica, nelle città di Banda Aceh in Asia e di New Orleans in America, sono emerse caratteristiche comuni quali l’inadeguatezza strutturale delle abitazioni, soprattutto di quelle occupate dalle classi sociali più deboli, la mancanza di una politica di prevenzione degli effetti di fenomeni “naturali” in buona parte prevedibili e il carattere improvvisato e spesso perfino disastroso dei piani di evacuazione dalle città e dagli altri centri abitati.
Crescita urbana e dinamica demografica
A metà del XX secolo, le prime 5 città su 12 appartenevano ai paesi avanzati. Nel 2005 si ha un’inversione di tendenza, dove i Paesi in Via di Sviluppo (PVS) hanno superato i paesi avanzati. L’incremento della popolazione si è verificato soprattutto nelle città, principalmente nelle città del Sud del mondo dove vive il 75% della popolazione urbana mondiale. Questo riguarda specialmente i paesi più poveri, mentre nei paesi più ricchi la crescita urbana è diminuita o si è arrestata a favore dei centri piccoli e medi nel quadro di un progressivo assestamento della dinamica demografica.
I paesi più poveri hanno tassi di urbanizzazione molto più bassi della media europea o nordamericana. L’America Latina ha una popolazione urbana uguale alla media dei paesi avanzati. In Asia e in Africa, dove l’urbanizzazione è un fenomeno recente, la maggioranza della popolazione vive nelle aree rurali. Tuttavia, le previsioni di medio e lungo periodo prevedono un aumento sostenuto. In America Latina, la diminuzione della popolazione rallenta, mentre è stabile in Europa e in Nord America.
Alla metà del XX secolo, le città con più di 1 milione di abitanti erano 83, in gran parte in Occidente, mentre nel 2000 sono ormai diventate 370, distribuite in tutti i continenti. Nel 2005, nei paesi emergenti vi è un aumento dei centri maggiori e dei centri medi. I tassi di crescita delle megalopoli del Sud continuano ad essere uniformi; vi è solo una lieve attenuazione nella crescita.
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