L’agricoltura quale settore strategico per la comprensione di molteplici dinamiche
La crescita dei consumi comporta la continua espansione del settore agricolo moderno e quindi la
necessità di aumentare la disponibilità di terre per le aziende agricole e per i pascoli che viene
soddisfatta attraverso il disboscamento delle foreste equatoriali. A questo si accompagna il
dispendio d’acqua per l’irrigazione anche in contesti di grande scarsità e l’utilizzo di fertilizzanti
l’inquinamento delle acque,
chimici e di pesticidi. Si ha poi il sovrasfruttamento dei suoli e quindi
la diminuzione della loro fertilità, l’abbattimento della diversità biologica per le monocolture e
l’erosione dei terreni. L’agricoltura intensiva ha pertanto un forte impatto sull’ambiente.
È oramai praticata anche nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS). A partire dalla metà del secolo scorso
si è assistito a un aumento drastico della produttività per la diffusione di nuove pratiche agricole e
alla crescita degli allevamenti per la produzione di carni e di prodotti di origine animale quali latte e
latticini, dove il letame che prima era una risorsa per il rinnovo della fertilità dei suoli, ora è un
l’applicazione delle
rifiuto industriale che richiede trattamenti adeguati. Tra queste innovazioni, vi è
biotecnologie del trasferimento genico per costruire organismi vegetali transgenici, gli OGM
(Organismi Geneticamente Modificati), più resistenti a parassiti, siccità e salinità dei terreni, e che
assicurano un grande vantaggio competitivo a chi li impiega. Gran parte della ricerca è condotta da
multinazionali che detengono brevetti esclusivi sulle sementi; avendo quest’ultime un costo elevato
dovuto alla proprietà intellettuale degli OGM, risultano poco accessibili per gli agricoltori poveri. I
mercati di riferimento si concentrano nelle zone temperate incluse realtà rurali marginali, dove gli
OGM sono impiegati per colture quali soia, mais e cotone, venendo però trascurate altre colture
per l’alimentazione umana
come il sorgo e il miglio, essenziali ad esempio in Africa subsahariana.
A livello nazionale o internazionale gli studi nel settore sono scarsi; unica eccezione è la Cina dove
un cotone transgenico resistente ai parassiti è stato largamente impiegato nelle campagne.
I sostenitori di questa rivoluzione genetica sostengono che le innovazioni consentiranno di
diminuire l’impatto dell’agricoltura intensiva sull’ambiente. Sul lato opposto, prevalgono timori per
la salute dovuti a un’alimentazione basata su prodotti geneticamente modificati, il rischio di
trasmissione dei transgeni a specie simili, lo sviluppo di parassiti resistenti alle specie modificate e i
dubbi sull’effettivo impatto ecologico.
Molto praticata è l’applicazione delle modalità d’innovazione, di processo e di prodotto tipiche
della produzione industriale alla produzione agricola. Attraverso la meccanizzazione, la
l’uso
biotecnologia, del remote sensing e dei GIS, si cerca di eliminare o ridurre quella complessità
e incertezza tipiche della campagna.
Inoltre, si sta cercando di trasformare le principali colture annuali in piante perenni. La monocoltura
per l’elevata necessità di fertilizzanti,
annuale estensiva ha un alto costo ambientale antiparassitari e
diserbanti, nonostante produca beni facili da immagazzinare, trasportare, trasformare, poco
deperibili e con un buon contenuto calorico, come cereali e semi oleosi. Le piante perenni invece
dall’intervento umano
non devono ricrescere ogni anno a partire dal seme, non sarebbero dipendenti
e sarebbero produttive per un tempo esteso.
In aggiunta avrebbero meno necessità in termini di acqua, fertilizzanti, antiparassitari, macchine ed
a un ripensamento radicale dell’agricoltura tutta a vantaggio della
energia. Si punta quindi
sostenibilità ecologica della stessa.
oggi l’agricoltura è strumento di manutenzione del territorio
Soprattutto nei paesi avanzati, e
conservazione del paesaggio. Si è più consapevoli dei tempi lunghi di formazione del paesaggio
dell’importanza di costruire “statuti dei luoghi” per preservare l’ambiente
agrario e e i caratteri
fondativi delle identità dei luoghi, inclusi quelli del paesaggio agrario. A tal fine, secondo la scuola
territorialista, sono necessarie regole condivise per la trasformazione, con obiettivi quali
l’incremento della fertilità dei suoli, dell’agricoltura di qualità, della salvaguardia idrogeologica, del
deflusso delle acque, della valorizzazione dei sistemi ambientali e delle reti ecologiche.
L’agricoltura, e le produzioni agricole in generale, possono esser
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