Premessa
La cartografia è sempre più considerata una scienza autonoma. Essa ha come compito primario la produzione di carte e comprende tutte le fasi di lavoro che seguono la “levata” sul terreno, nonché tutte le operazioni tecnico-scientifiche e grafico-artistiche necessarie ad elaborare e riprodurre una parte dello spazio terrestre. Fedeltà al reale, completezza informativa e intelleggibilità sono i principali requisiti di una carta. Facilitare il riconoscimento dei numerosi oggetti e dei vari fenomeni rappresentati, nonché la scoperta delle correlazioni fra loro esistenti e l’individuazione delle dinamiche in sviluppo dovrebbe essere la principale prerogativa di una carta.
La realizzazione di una carta è una successione di complesse operazioni che richiedono il contributo di diverse scienze. Infatti, al lavoro sul terreno (geodesia e topografia) seguono quello in laboratorio (fotogrammetria e foto interpretazione) e quello tecnico-esecutivo (disegno, stampa).
Carta geografica: caratteri e limiti
La carta geografica è la rappresentazione grafica di una porzione o di tutta la superficie terrestre effettuata secondo un rapporto di similitudine e distinta da quattro caratteristiche:
- Essere piana: il nostro mondo è sferico, quindi bisogna rappresentare sul piano un oggetto sferico e questo è un passaggio piuttosto difficile. La terra non si può appiattire, quindi si deve trovare il modo di trasferirla giustamente sul piano → rapporto di similitudine.
- Essere ridotta: quando si parla di carta geografica, è obbligatorio usare un rapporto di riduzione a scala. La scala consente di avere l’intera superficie della terra su un foglio. Utilizzando la scala abbiamo una riduzione proporzionale.
- Essere semplificata: è semplificata per l’impossibilità di rappresentare su un piano una superficie curva senza incorrere in deformazioni obbligatorie più o meno grandi. Per portare una superficie sferica a una piana si utilizza la proiezione.
- Essere convenzionale (simbolica): i simboli cartografici sono convenzionali, cioè derivano da accordi internazionali. Riconoscere questi simboli sulla carta significa saper leggere una carta geografica. I simboli più comuni sono quelli che indicano l’orografia e l’idrografia. Esistono, a questo proposito, dei colori che possiamo sempre ritrovare nelle carte.
Il passaggio da una superficie sferoidica ad una piana, pur mediato da sempre più precise tecniche (le proiezioni), produce inevitabili deformazioni. Infatti, c’è la difficoltà di una perfetta aderenza della rappresentazione cartografica alla realtà, non solo della terra, ma anche del geoide e persino dell’ellissoide di rotazione, cui fanno ricordo le carte geografiche: dal che deriva la loro approssimazione. Abbiamo due definizioni che vengono date alla forma terrestre:
- Geoide: è la forma che il globo assumerebbe se il livello medio dei mari-oceani venisse prolungato sotto i continenti. È formato da una superficie teorica i cui punti possiedono la stessa forza di gravità e questa è ovunque perpendicolare alla superficie.
- Ellissoide di rotazione: è il solido geometrico più vicino al geoide ed è prodotto dalla rotazione completa di un ellisse intorno al suo asse minore.
Una carta ideale dovrebbe rispettare una condizione difficilmente realizzabile: di essere contemporaneamente isogonica, equidistante e equivalente. Tale contemporaneità di requisiti si verifica solamente nei globi: qui infatti gli angoli rispetto al nord di qualsiasi direzione sono identici a quelli della superficie terrestre (isogonia); nei globi tutti i punti che sulla superficie terrestre si trovano alla stessa distanza da un altro, scelto come centro, sono disposti secondo un circolo il cui raggio è stato ridotto con lo stesso rapporto (equidistanza); nei globi le aree, opportunamente ridotte, mantengono lo stesso valore che hanno nella realtà (equivalenza).
Le carte invece non possono soddisfare le tre condizioni. Di qui il ricorso a sistemi di rappresentazione, o proiezioni geografiche, intesi a ridurre le deformazioni e comunque non in grado di garantire contemporaneamente l’isogonia, l’equidistanza e l’equivalenza.
Coordinate geografiche
Le coordinate geografiche servono ad individuare un punto preciso sulla crosta terrestre. La disciplina che studia la forma e la dimensione reale della terra è la geodesia. L’esigenza di trovare un punto esatto nella terra esiste da sempre, ma solo da pochi secoli si è creato un sistema preciso, quello delle coordinate geografiche. Tali coordinate si basano su due assi principali: l’equatore e l’asse di rotazione. Da queste due linee si è creato un reticolo geografico. L’equatore viene chiamato anche parallelo fondamentale, in quanto è il circolo parallelo massimo. La superficie terrestre può essere divisa in una scacchiera (reticolato geografico) formata dall’intreccio di meridiani e paralleli.
- Meridiani: sono circoli massimi prodotti dall’intersezione della superficie terrestre con i piani che passano per l’asse terrestre. Sono dei circoli uguali fra loro e sono posti in corrispondenza di ogni grado. È stato individuato un meridiano fondamentale come punto di partenza: il meridiano di Greenwich: si ottengono 179 meridiani a destra e altri 179 a sinistra. Il meridiano è una semicirconferenza, e non una circonferenza come nel caso dei paralleli.
- Paralleli: sono circoli che nascono dall’intersezione della superficie della terra con piani perpendicolari dello stesso asse. I cartografi non hanno individuato solo l’equatore, ma anche piani equidistanti e paralleli all’equatore. I paralleli sono linee immaginarie che vengono create parallelamente all’equatore e perpendicolarmente all’asse. Allontanandosi dall’equatore, la circonferenza di questi piani diminuisce, fino a raggiungere i poli che sono un solo punto.
Solo l’equatore è un circolo massimo e passa per il centro della terra. Paralleli e meridiani vengono tracciati a distanza di 1° uno dall’altro; pertanto sia a nord che a sud dell’equatore vi sono 90 paralleli per ciascun emisfero (180 in totale) e i meridiani sono 360 semicirconferenze, uno per ogni grado della circonferenza equatoriale. I meridiani e i paralleli si intersecano con angoli di 90°.
Alcune carte del nostro paese non si riferiscono al meridiano di Greenwich, ma al meridiano fondamentale italiano chiamato meridiano di Monte Mario. Quando si parla di coordinate geografiche non si parla mai di metri o di chilometri, ma sempre di gradi. L’insieme dei meridiani e paralleli crea il reticolo geografico. Il reticolo così ottenuto permette la localizzazione di un punto in base alla sua distanza angolare da un meridiano concordemente scelto (quello di Greenwich) e dall’equatore. La distanza dal meridiano verrà misurata in grado e in frazioni di grado sull’arco di parallelo passante per il luogo considerato → longitudine; mentre la distanza dall’equatore sarà calcolata in gradi e sue frazioni sull’arco di meridiano locale → latitudine.
Latitudine e longitudine sono quindi coordinate geografiche:
- Latitudine: la distanza angolare da un punto all’equatore (ordinata).
- Longitudine: la distanza angolare da un punto al meridiano di Greenwich (ascissa).
Longitudine e latitudine di un punto consentono di collocarlo con precisione e rappresentano le sue coordinate geografiche.
Rappresentazioni geografiche (o proiezioni cartografiche)
L’oggetto da proiettare è il reticolato geografico e lo scopo è quello di conseguire la massima esattezza delle aree da cartografare. Pertanto, i problemi da risolvere sono tre:
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