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Sfla geografia dell'Italia

Identità, paesaggi, regioni

Dalla geografia dell’Italia all’Italia in geografia

La geografia dell’Italia: il valore della diversità

L’Italia è una penisola slanciata che si propende nel Mediterraneo da nord-ovest a sud-est; è una penisola che, comprese le isole, possiede oltre 7.000 km di coste; è facilmente riconoscibile grazie alla sua forma bizzarra e unica. L’Italia presenta una grande e preziosa varietà di paesaggi contrassegnati da conformazioni geomorfologiche differenti e dall’intervento di popoli eterogenei che hanno variamente modificato il territorio con la loro azione. La storia dell’Italia è una storia di diversità coabitanti, che hanno inciso profondamente sulle abitudini, sulle tradizioni, sui dialetti e sui paesaggi umani. È una geografia che esalta le diversità.

Il rapporto uomo-ambiente

L’Italia non è stata una terra particolarmente favorevole all’insediamento umano: i rilievi montuosi e collinari, ad esempio, denunciano spesso forme aspre, con terreni carsici non adatti alle coltivazioni o con terreni argillosi soggetti a frane ed erosione. Anche alcune aree pianeggianti costiere, paludose e infestate dalla malaria hanno respinto l’insediamento stabile. Gli uomini hanno dovuto spendere il loro lavoro per portare a compimento opere di bonifica delle paludi, per imbrigliare i corsi d’acqua ed evitare le inondazioni, per terrazzare pendii e destinarli all’agricoltura. Quanto più si è capaci di leggere un territorio come sistema di interrelazioni tra l’uomo e l’ambiente, tanto più si è in grado di cogliere, oltre ai punti di forza anche i punti di debolezza legati agli effetti dell’azione antropica.

Il patrimonio culturale e la sua tutela

Un approccio conoscitivo all’Italia conduce a non usare il paesaggio come un bene di consumo ma a considerarlo e valorizzarlo come patrimonio culturale. Nel Codice dei beni culturali e del paesaggio si sostiene che “la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura”. Con il termine patrimonio culturale si intende sia i beni culturali sia i beni paesaggistici; perciò il patrimonio culturale è un bene comune che deve essere fruibile da tutti. Occorre insistere perché i più giovani comprendano che nel nostro paese esistono cose immobili e cose mobili che appartengono all’intera comunità nazionale, e come tali devono essere rispettate perché possano essere fruite da tutti e tramandate alle generazioni future. La fruibilità è la disponibilità del bene per un utilizzo consapevole e non per lo sfruttamento e l’uso indiscriminato, cui si accompagnano l’incuria e l’abbandono.

L’Italia in geografia: una formazione irrinunciabile

Capire l’Italia vuol dire conoscere gli infiniti aspetti e comprendere i problemi che gravano sul patrimonio umano e sociale, naturale e culturale, per affrontarli consapevolmente e contribuire a risolverli. Fin dai primi anni di scuola dell’infanzia, è indispensabile porre attenzione e sensibilità verso il paesaggio geografico attraverso la capacità di interpretarlo e di progettare azioni positive nell’ottica di uno sviluppo umano che sia sostenibile dall’ambiente. Per avere il desiderio di salvaguardare il patrimonio culturale e naturale del nostro paese occorre riconoscerlo come tale.

La convenzione europea sul paesaggio e il ruolo della geografia

La Convenzione europea sul paesaggio del 2006 ha puntato ad estendere la conoscenza delle tematiche paesaggistiche e dei problemi di tutela anche alle popolazioni interessate oltre che agli addetti ai lavori. L’art. 1 definisce il paesaggio come “una determinata parte di territorio così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”. La scuola quindi è pienamente coinvolta e la geografia deve assumere un ruolo cardine. Tra le misure specifiche, che gli Stati firmatari sono tenuti ad adottare, alcune riguardano più da vicino la scuola, come:

  • Sensibilizzazione: accrescere la sensibilizzazione della società civile, delle organizzazioni private e delle autorità pubbliche al valore dei paesaggi, al loro ruolo e alla loro trasformazione.
  • Formazione ed educazione: promuovere insegnamenti che trattino dei valori connessi con il paesaggio e delle questioni riguardanti la salvaguardia, la gestione e la pianificazione.
  • Identificazione e valutazione: individuare i propri paesaggi, analizzarne le caratteristiche, seguirne le trasformazioni, valutare i paesaggi identificati.

La conoscenza non deve però rimanere finalizzata a sé stessa, come sostiene Gino De Vecchis: conoscere il paesaggio significa verificare i vari e numerosi dati ambientali raccolti, catalogarli in sistemi per una valutazione della validità delle interpretazioni, ma significa anche favorire lo sviluppo di atteggiamenti idonei.

Approccio regionale e conoscenze significative

La geografia regionale sembra coincidere con la “vecchia” materia descrittiva, prevalentemente mnemonica e nozionistica. Si è cominciato con i Programmi del 1985 a sostituirla con una disciplina molto più focalizzata sul metodo di studio che non sui contenuti. Come afferma Cristiano Giorda, “senza la conoscenza spaziale necessaria, che deve comprendere le regioni e gli oggetti geografici nelle quali avvengono i fenomeni e le dinamiche trattate, non è possibile operare confronti, connettere e strutturare le informazioni e rielaborarle criticamente in modo spazializzato le conoscenze”. Anche i grandi temi e le problematiche a scala mondiale e locale devono essere localizzati e analizzati in un contesto spaziale. Anche in geografia ci deve essere l’apprendimento per i problemi, che si basa sullo studio di una questione della quale sono definibili la localizzazione e una serie di relazioni col territorio, e nell’indicazione da parte degli studenti-ricercatori delle possibili cause e delle strategie per la sua soluzione. Il concetto di regione ha un’accezione polisemica, infatti possiamo parlare di regioni climatiche, regioni paesaggistiche e regioni storiche. Quello che l’attuale geografia-disciplina ha assunto dalla geografia-scienza è proprio il passo avanti rispetto all’osservazione della situazione: è la progettazione di azioni per il presente e per il futuro, quindi azioni finalizzate a una migliore qualità della vita e a una migliore qualità dell’ambiente. Oggi si punta all’analisi dei sistemi territoriali, anche a scala regionale, per realizzare la sostenibilità ambientale dello sviluppo umano, sociale ed economico.

L’acquisizione di competenze chiave

Una prassi didattica al passo con i tempi, rispondente ai bisogni formativi degli allievi e alle loro capacità di applicare le conoscenze significative, si realizza in una scuola incentrata sui processi di apprendimento dell’alunno. Si tratta dunque di andare oltre la semplice acquisizione di un ricco bagaglio di conoscenze e abilità, e, perciò, di far acquisire la capacità di elaborare strategie per fronteggiare situazioni problematiche in contesti diversi da quello relativo ai casi di studio affrontati a scuola. La Raccomandazione del Parlamento e del Consiglio dell’Unione Europea del 2006 fa riferimento a competenze chiave, ovvero “quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personale, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione”:

  • Imparare ad imparare con il metodo di ricerca-azione
  • Progettare e riprogettare spazi noti in funzione dei propri bisogni
  • Comunicare informazioni spaziali con il linguaggio della geo-graficità
  • Collaborare e partecipare alla gestione del territorio esercitando la cittadinanza attiva
  • Agire in modo autonomo e responsabile nei confronti dell’altro e dell’ambiente
  • Risolvere problemi territoriali e di sostenibilità ambientale
  • Individuare collegamenti e relazioni in un sistema territoriale
  • Acquisire e interpretare l’informazione spaziale e ambientale

Cenni metodologici: la ricerca-azione

La prima competenza, imparare ad imparare, raggruppa in sé tutte le altre. La ricerca-azione si svolge su due piani paralleli: quello del docente e quello degli allievi, secondo 3 fasi fondamentali:

  1. Fase cognitiva
  2. Fase operativa
  3. Fase metacognitiva

La ricerca-azione degli allievi:

  • La prima fase comprende l’accertamento delle dissonanze cognitive: il sapere di non sapere.
  • La seconda fase si basa sulla sperimentazione e verifica delle ipotesi sul campo, progettazione di soluzioni adeguate al problema affrontato.
  • Nella terza fase i ragazzi attuano una riflessione su ciò che hanno realizzato insieme e giungono all’autovalutazione e alla consapevolezza di aver acquisito determinate conoscenze.

La ricerca-azione dei docenti:

  • La prima parte consiste nella preparazione culturale e didattica sul tema/problema oggetto di ricerca.
  • La seconda fase è basata sulla progettazione didattica, di insegnamento e di sperimentazione didattica.
  • Nella terza fase si fa una riflessione, comune a tutto il gruppo docenti, sui risultati prodotti dell’azione degli allievi e dell’azione dei docenti stessi.

L’Italia nelle indicazioni nazionali e nel curricolo di geografia

In base al principio della progressione curricolare, presente nelle Indicazioni nazionali del curricolo del 2007, spetta esclusivamente alla scuola primaria lo studio approfondito dell’Italia, che verrà poi ripreso nella scuola secondaria di I grado. Fra i “traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola primaria” leggiamo che l’alunno: individua, conosce e descrive gli elementi caratterizzanti dei paesaggi (di montagna, collina, pianura, costieri, vulcanici) con particolare attenzione a quelli italiani, ed è in grado di conoscere e localizzare i principali “oggetti” geografici (monti, fiumi, laghi) e antropici (città, aeroporti, infrastrutture) dell’Italia.

Concludere per iniziare…

Il lavoro degli insegnanti di scuola primaria è delicato, oneroso e denso di responsabilità. Lo è anche il compito di far conoscere e amare il nostro paese affinché la conoscenza serva a ristabilire una salda consapevolezza dell’identità nazionale.

L’identità dello Stivale

La forma dello stivale emerge sempre nella percezione visiva e nell’immaginazione di bambini e adulti. Lo stivale non è sempre stato lo stesso ma si è andato progressivamente conformando in epoche geologiche successive.

  • Nella figura A siamo nel Pliocene, 3-4 milioni di anni fa, in cui lo Stivale è solo un abbozzo: sono già emerse le catene delle Alpi e degli Appennini, mentre il mare invade ancora tutti gli spazi che saranno occupati dalla pianura Padana e da molte regioni costiere, quelle che saranno poi la Corsica e la Sardegna adesso si presentano saldate tra loro.
  • Nella figura B siamo all’inizio del Quaternario, un milione e mezzo di anni fa, in cui si vede il mare che occupa ancora molte aree dell’attuale Italia: al posto della pianura Padana c’era ancora un profondo golfo marino, mentre altre parti come la Sicilia, cominciano a compattarsi e ad assumere la conformazione attuale.
  • Nella figura C siamo 200.000 anni fa in cui è avvenuta una glaciazione e l’Italia appare molto più estesa rispetto ad oggi.

Lo Stivale è diventato quello che noi oggi conosciamo perché dopo l’ultima glaciazione, i ghiacciai delle Alpi si ritirarono e le acque disciolte confluirono in grandi quantità nel mare, facendone alzare il livello. Le isole maggiori e minori si distaccano definitivamente tra loro.

Giochiamo con la toponomastica: perché si chiama Italia?

La toponomastica è lo studio dei nomi dei luoghi e offre moltissime e varie informazioni di carattere paesaggistico, ambientale, storico e socioeconomico su una determinata area o località. Nel nome con cui noi chiamiamo un fiume, una città, una regione o uno Stato sono nascoste le sue origini e la sua storia.

  • Il termine Italia deriverebbe da Viteliu, che nella lingua del popolo italico degli osci vorrebbe dire “terra dei vitelli”, intesa come territorio che aveva assunto il vitello come animale sacro. Da Viteliu si passa a Vitalia e poi, con la caduta della V iniziale, a Italia.
  • Per la seconda ipotesi, si fa riferimento alla letteratura e più precisamente a Virgilio, nella traduzione cinquecentesca di Annibale Caro: “Una parte d’Europa è, che da’ Greci si disse Esperia, antica, bellicosa e fertile terra. Dagli Enotri còltà, prima Enotria nomossi: or, com’è fama, preso d’Italo il nome, Italia è detta”. Questi versi sintetizzano l’ipotesi, che Virgilio riprese da antichi studiosi secondo la quale i greci chiamarono inizialmente Esperia la parte meridionale della penisola italica, poi prese il nome di Enotria quando fu abitata dagli enotri; sarebbe stato poi il re Italo, figlio di Enotrio, a dare all’Italia il nome che ancora la contraddistingue.

Tutte le ipotesi trattano di un elemento comune: i vari toponimi (Viteliu e Vitalia, Esperia e Enotria) erano riferiti alla parte meridionale della penisola. La denominazione si estese poi verso nord; sotto l’impero di Augusto il termine fu utilizzato in riferimento all’intera penisola. Con la caduta dell’impero romano se ne perse l’uso, finché il toponimo Italia fu ripreso da Dante Alighieri e poi da Francesco Petrarca e da allora fu sempre utilizzato.

L’Italia di ciascuno di noi

La carta muta è stata lo spauracchio di generazioni di studenti quando la geografia veniva insegnata come materia prevalentemente mnemonica e descrittiva, ma se viene utilizzata in maniera ludica è un mezzo molto valido per far emergere le mappe mentali che si possiedono in relazione a un determinato territorio. Prima di intraprendere lo studio dell’Italia, ad esempio, i ragazzi possono servirsi della carta muta per “sapere di non sapere” e dunque per far scattare la motivazione a conoscere il proprio paese in maniera più compiuta e approfondita.

Le fasi principali dell’attività attraverso il cooperative learning:

  1. Distribuiamo fotocopie ingrandite dello schizzo cartografico che presenta: il profilo della penisola, i confini delle regioni amministrative, i punti indicanti la localizzazione dei capoluoghi di regione e di provincia.
  2. Diamo un congruo lasso di tempo perché gli allievi possano scrivere sulla carta muta tutti i toponimi che conoscono e tutte le informazioni che possiedono: queste notizie sono derivanti dalla loro esperienza personale, dallo studio della storia e dai mezzi di informazione.
  3. Si fa un confronto tra la “propria” Italia e quella che compare sulla carta fisico-politica. Gli allievi possono evidenziare da soli le dissonanze cognitive e diventare consapevoli della necessità di superarle attraverso lo studio. La carta muta, così utilizzata, serve come introduzione e motivazione allo studio e per i docenti per sapere le pre-conoscenze.
  4. Al termine del percorso si ripropone la stessa carta muta annotando correttamente un maggior numero di toponimi cosicché la loro mappa mentale dell’Italia sia più completa e adeguata. Procedendo con il confronto, i ragazzi trascriveranno con una penna diversa gli eventuali toponimi omessi o non collocati al posto giusto.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sonia.filippini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Molinari Paolo.
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