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Riassunto esame geografia, docente Molinari, libro consigliato La geografia dell'Italia,Pasquinelli, d'Allegra

Riassunto per l'esame di geografia basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La geografia dell'Italia,Pasquinelli, d'Allegra.
Argomenti:
identità dello stivale
italia dei paesaggi
italia delle regioni
alpi appennini
pianure
montagne
colline

Esame di Geografia docente Prof. P. Molinari

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ESTRATTO DOCUMENTO

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Occorre quindi approfondire la conoscenza dell’ambiente montano articolata nelle due principali catene

delle Alpi e degli Appennini: presentano caratteri ben definiti tra loro, senza soluzione di continuità, anche

se gli studiosi in passato si sono impegnati a ricercare le discontinuità, individuando nel “famoso colle di

Cadibona”, a nord di Savona, il punto di snodo delle due catene.

Per effettuare un’analisi comparata di Alpi e Appennini ci sono a disposizione: carta geografica fisica,

immagini da satellite, documenti fotografici, testi di divulgazione. Man mano che avanzano nell’analisi, i

ragazzi compilano un prospetto di sintesi per il raffronto dei due sistemi montuosi che metta in evidenza

analogie e differenze; per quanto riguarda le Alpi individuano le cime più elevate e la loro localizzazione, le

valli longitudinali, le valli trasversali, i laghi glaciali, mentre per gli Appennini le cime più elevate, il fascio di

catene parallele dell’Appenino centro-settentrionale, le conche intermontane.

GLI ELEMENTI DEL PAESAGGIO ALPINO… LUNGO IL PENDIO

Per focalizzare gli elementi del paesaggio alpino e gli insediamenti dell’uomo, consegniamo ai ragazzi una

scheda con il profilo di un pendio mondano e la successione di fasce altimetriche. I ragazzi devono

disegnare, nelle rispettive fasce, gli elementi vegetali e umani.

Le azioni dovuto all’uomo negli ultimi decenni hanno prodotto, soprattutto nei territori alpini di maggiore

rilevanza turistica, trasformazioni così incisive da cambiare i tradizionali assetti.

Sotto questo aspetto sono utili confronti tra il passato e il presente, considerando il fatto che in uno stesso

spazio coesistono elementi antichi e moderni.

Dopo aver esaminato alcune fotografie attuali dei paesaggi alpini, i ragazzi possono eseguire un disegno,

prendendo come base lo stesso schema utilizzato per lo schizzo precedente, in cui raffigurano una pista da

sci e una funivia al posto di una larga fascia di bosco. 9

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RAPPORTO UOMO-AMBIENTE NELLE MONTAGNE ITALIANE

Una discussione con gli alunni servirà a far emergere i punti di forza e di debolezza di un rapporto difficile

come quello dell’uomo con la montagna italiana. Particolare attenzione è riservata alla formulazione, da

parte dei ragazzi, di proposte per il futuro, in cui possono trasferire i risultati di una educazione ambientale

improntata allo sviluppo sostenibile; queste proposte rappresentano la parte più importante per una

conclusione attiva e propositiva della ricerca.

• PUNTI DI FORZA: montagna intesa come ambiente favorevole al turismo estivo e agli sport

invernali, risorsa di energia, idroelettrica e per la produzione di legname.

• PUNTI DI DEBOLEZZA: marginalità della montagna italiana rispetto alle pianure e all’ambiente

costiero che impedisce comunicazioni veloci e adeguato impiego delle forze lavoro.

• PROPOSTE PER IL FUTURO: sviluppo di un turismo sociale ed ecocompatibile, ripopolamento dei

paesi abbandonati attraverso il rilancio delle attività tradizionali, dell’artigianato e della

gastronomia locali.

3.4Il paesaggio dei laghi “nati” dai ghiacciai

Oggi gli alunni impegnati nell’osservazione della carta geografica e delle immagini satellitari, notano con

facilità la loro forma allungata, ma è importante che se ne chiedano il perché: non basta informali che è

dovuta al riempimento di vali scavate dai ghiacciai ritiratisi dopo l’ultima glaciazione, ma per comprendere

l’origine è opportuno che i ragazzi lavorino sull’immagine del ghiacciaio. Evitare la nomenclatura

mnemonica non esclude che i ragazzi debbano acquisire il termine del linguaggio specifico della geografia,

ma questo deve avvenire attraverso una modalità operativa.

Sostituiamo pertanto la difficoltà di memorizzare nomi con lo stimolo ad affrontare conoscenze tecnico-

scientifiche anche complesse: bisogna mettere in grado di comprendere i meccanismi che stanno dietri ai

paesaggi che li circondano.

Torniamo alla proposta didattica sull’origine dei laghi glaciali: mostriamo le immagini di vari ghiacciai e

invitiamo a riflettere sul fatto che i ghiacciai vanno considerati come uno degli spettacoli più affascinanti

della naturale, come elementi vivi che nascono e si muovono in continuazione verso quote più basse.

I ragazzi, quindi, iniziano il loro compito e ricevono la fotocopia dell’immagine di un ghiacciao.

Si possono vedere: il bacino collettore e il bacino di ablazione. 10

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Il primo è la parte più alta del ghiacciaio e alimenta la lingua glaciale, detta così per la caratteristica forma a

lobo. La parte superiore ha la forma di ventaglio: circo glaciale.

Il bacino di ablazione è la parte che scende sotto il limite delle nevi permanenti fino al punto in cui si ha la

fusione ed evaporazione del ghiacciaio, e termina con la fronte o bocca da cui fuoriesce un torrente

glaciale.

Il ghiacciaio con il suo continuo movimento trascina i detriti che accumula formando delle morene:

materiale disomogeneo, sia per natura della roccia sia per le dimensioni.

Nella parte terminale si deposita un cordone morenico frontale che prende il nome di anfiteatro morenico.

Come si sono formati i laghi glaciali?

Durante i periodi interglaciali, i ghiacci dell’arco alpino si sono ritirati lasciando così libere le valli dalla

caratteristica a forma di U, poiché il ghiacciaio produce la sua azine di erosione anche sulle pareti laterali.

Gli attuali corsi di acqua, incontrando gli sbarramenti morenici, si sono allargati occupando parte della valle

stessa e dando così origine ai “grandi” laghi prima ricordati.

LETTERATURA E GEOGRAFIA: IL LAGO DI COME NEI PROMESSI SPOSI

I testi letterari son fonte di documentazione e di arricchimento per la didattica della geografia. Ad esempio i

parchi letterari sono un’area di interesse che hanno ispirato pagine d’autore e che comprendono luoghi da

visitare e valorizzare anche economicamente.

Ricorriamo quindi ad un brano d’autore per completare e arricchire le informazioni scientifiche sui laghi

glaciali, attraverso le percezioni e le emozioni che Alessandro Manzoni ci trasmette nell’incipit del Promessi

Sposi a proposito del lago di Como e del paesaggio circostante.

Forniamo quindi il testo agli alunni e proponiamo di trascriverlo a caratteri grandi su un cartellone, in cui è

opportuno inserire anche una carta geografica del lago di Como.

3.5Il paesaggio carsico: spazi brulli… con sorpresa

Il paesaggio carsico è molto diffuso in Italia. Oltre che sul Carso triestino, da cui prende il nome, tale

paesaggio è presente in buona parte dell’Appennino, ed anche in: Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Abruzzo,

Campania, Puglia e Sardegna.

Quando i ragazzi osservano immagini del paesaggio carsico di superficie non ne restano affascinati, ma il

coinvolgimento emotivo diventa maggiore quando li avvertiamo che scopriremmo un paesaggio ricco di

stalattiti e stalagmiti.

Chiediamo di formulare ipotesi circa l’origine e il materiale di cui sono fatte le stalattiti e le stalagmiti. Nella

discussione ci si avvicina alla verità ma per chiarire le idee è opportuno fornire una spiegazione scientifica

del fenomeno e di questo tipo di paesaggio.

Uno degli scopi fondamentali della formazione consiste nel mettere in grado di leggere il paesaggio

circostante, individuando i principali fattori che lo hanno determinato e comprendendo i rapporti che

l’uomo può avere con quel tipo di ambiente.

Il paesaggio carsico prende il nome dal Carso, costituito da una serie di altopiani nel retroterra di Trieste.

Questo paesaggio rappresenta due aspetti: uno visibile in superficie, epigeo, e uno sotterraneo, ipogeo.

• Il paesaggio carsico epigeo si presenta con una serie di rilievi scarsamente ricoperti di vegetazione,

con rocce biancastre che affiorano qua e là. Le rocce calcaree permettono all’acqua di raccogliersi

in piccole cavità e a causa di ciò le fratture si allargano e si approfondiscono dando origine a varie

forme di carsismo di superficie, come le doline che sono conche più o meno ampie, sul cui fondo

può essere presente l’inghiottitoio che è una spaccatura a forma di imbuto che raccoglie le acque e

le convoglia nelle cavità sotterranee.

• Il paesaggio carsico ipogeo è visibile in grotte e gallerie; l’acqua penetra attraverso gli inghiottitoi e

gocciola lentamente all’interno delle grotte, solidificando in forma di stalattiti (pendenti), stalagmiti

(che s’innalzano) e colonne, dovute al saldarsi di una stalattite con una stalagmite. 11

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3.6Il paesaggio di pianura: quando un fiume costruisce

La pianura Padana è facilmente individuabile sulla carta, è la più estesa d’Italia ed è interamente

attraversata dal fiume Po, che l’ha formata.

Come fa un fiume a costruire una pianura così grande?

Quando il corso d’acqua raggiunge un terreno con poca pendenza diminuisce la velocità e anche la sua

capacità di trasportare detriti. Comincia quindi a depositare quei detriti che ha eroso e trascinato con sé

nella sua corsa lungo il pendio: prima quelli grossolani e pesanti (ciottoli) poi quelli più piccoli e più leggeri

(ghiaie e sabbie). È con tutti questi depositi, detti alluvioni, che il fiume Po e tutti i suoi numerosi affluenti di

destra e sinistra hanno costruito nel tempo la grande pianura Padana, la pianura alluvionale che accumuna

la maggior parte delle regioni del Nord: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-

Romagna.

Consegniamo poi ai ragazzi il seguente testo che illustra la formazione dell’alta e della bassa pianura.

La pianura Padana si è formata con detriti alluvionali trasportati dei fiumi alpini e appenninici che hanno

riempito un profondissimo golfo già occupato dal mare.

Ai piedi delle montagne alpine e dell’Appennino settentrionale, cioè nell’alta pianura (alta rispetto al mare)

questi detriti sono più grossolani e pesanti e formano un terreno permeabile. La bassa pianura, più lontana

dai monti, digrada verso il Po e, a est, verso il mar Adriatico, è invece costituita da argille e sabbie compatte

che formano un terreno impermeabile.

Nei punti in cui la falda incontra lo strato impermeabile, affiora in superficie creando le risorgive o fontanili,

che alimentano le marcite (prati verdi per l’alimentazione del bestiame).

Tra i paesaggi padani ricordiamo quello delle RISAIE (nel Vercellese) e quello della PIANTATA con

coltivazioni delimitate da filari di alberi ben allineati (salici, olmi).

DALLA PALUDE ALLA PIANURA FERTILE

Una volta compreso il meccanismo di formazione di una pianura alluvionale, conduciamo con i ragazzi un

percorso sulle principali pianura italiane. Molte di queste hanno richiesto interventi di bonifica per

recuperarle e destinarle all’agricoltura, all’allevamento e agli insediamenti: bassa pianura del delta del Po,

pianure costiere del Veneto e del Friuli, Maremma toscana e laziale, campagna romana del delta del

Tevere, pianura Pontina (Lazio meridionale). In quest’ultima dopo l’ultima bonifica sono sorti nuovi borghi.

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Dall’osservazione di una porzione di carta stradale del Lazio, i ragazzi imparano a riconoscere uno dei tanti

territori di bonifica presenti in Italia con l’effetto di una organizzazione pianificata dello spazio.

Gli indicatori sono due: strade diritte, con incroci perpendicolari con individuano poderi, e numerosi canali

artificiali che confluiscono in collettori più ampi, per poi essere convogliati al mare.

RAPPORTO UOMO-AMBIENTE NELLE PIANURE ITALIANE

Un brain storming finalizzato a far emergere i molteplici rapporti dell’uomo con la pianura potrà condurre

all’elaborazione di una mappa concettuale, basata sui seguenti punti:

• PUNTI DI FORZA: facilità di insediamento e sviluppo urbano, di industrie, di comunicazioni stradali e

ferroviarie; territorio favorevole allo sviluppo dell’agricoltura meccanizzata.

• PUNTI DI DEBOLEZZA: inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo dovuto a scarichi industriali e

allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

• PROPOSTE PER IL FUTURO: agricoltura più compatibile con l’ambiente; rispetto da parte dei

proprietari delle industrie; rispetto delle disposizioni sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani

(raccolta differenziata); attivazione del risparmio energetico e uso di fonti rinnovabili nelle industrie

e negli edifici pubblici e privati delle grandi città.

3.7Il paesaggio vulcanico: non solo fuoco

Un vulcano è una spaccatura verticale della crosta terrestre dalla quale fuoriescono materiali di diverso

tipo: gassosi (anidride carbonica), fluidi (lava) e solidi (ceneri, sabbie).

I vulcani italiani sono: Etna, Vesuvio, Vulcano e Stromboli; ci sono anche dei vulcani spenti che sono ad

esempio: i colli Euganei che sono ricoperti di vegetazione e i vulcani che hanno dato origine al monte

Amiata in Toscana, all’altura di Roccamonfina in Campania, al monte Vulture in Basilicata, al monte Epomeo

nell’isola di Ischia, alle isole di Ustica, Linosa e Pantelleria in Sicilia.

AL POSTO DEL FUOCO… L’ACQUA

La regione che presenta in maggior misura il paesaggio vulcanico estinto è il Lazio, dove sono presenti i

laghi vulcanici ospitati dalle caldere (ampie cavità formate dallo sprofondamento di più crateri vicini, in

seguito allo svuotamento del bacino pragmatico al termine del ciclo di eruzioni.

Attraverso Google Earth possiamo individuare i Colli Albani da cui è riconoscibile l’apparato del vulcano a

recinto.

L’orlo esterno dell’enorme caldera dovuta allo sprofondamento del primo apparato vulcanico, apparato

Tuscolano-Artemisio, che sembra un recinto intorno al secondo monte vulcanico, formatosi con la ripresa 13

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delle eruzioni dopo un periodo di quiete, apparato delle Faete. All’interno del cratere si è poi formato il

cono di colle Vescovo che rappresenta l’ultima traccia dell’attività centrale del vulcano Laziale.

RAPPORTO UOMO-AMBIENTE NEL PAESAGGIO VULCANICO

• PUNTI DI FORZA: fertilità dei terreni sui quali crescono molto bene le colture, fra cui la vite; fascino

del paesaggio vulcanico attivo, pur collegato al rischio.

• PUNTI DI DEBOLEZZA: rischio di nuove eruzioni negli apparati attivi e quelli di quiescenza, con

conseguente stato di continua allerta della popolazione.

• PROPOSTE PER IL FUTURO: rischi sempre più controllati rispetto ai vulcani attivi, grazie alle

continue attività di monitoraggio e di sensibilizzazione e allerta presso le popolazioni.

3.8Il paesaggio collinare: un doppio aspetto

Il paesaggio collinare copre circa il 42% del territorio nazionale (35% territorio montano e 23% quello di

pianura) e prevale anche nelle due isole maggiori.

Il paesaggio collinare si presenta sotto due principali aspetti:

_ alture verdeggianti, coltivate in prevalenza a vigneti, uliveti e frutteti, alternati a campi di grano e mais.

_colline argillose, disboscate, erose dai calanchi (avvallamenti stretti e profondi che sembrano lunghe ferite

sui pendii) e soggette a frane.

RAPPORTO UOMO-AMBIENTE NELE COLLINE ITALIANE

• PUNTI DI FORZA: coltivazione di vigneti e uliveti; insediamenti a scopo difensivo; terrazzamenti per

favorire la coltivazione.

• PUNTI DI DEBOLEZZA: eccessivo sfruttamento del suolo; inquinamento; disboscamento ed edilizia

abusiva con deturpamento del paesaggio e aumento del rischio di dissesto idrogeologico.

• PROPOSTE PER IL FUTURO: rimboschimento; istituzione di aree protette; restauro di antichi casali e

diffusione dell’agricoltura; ripopolamento delle aree abbandonate con ripresa di attività

tradizionali.

3.9Il paesaggio costiero: pareti di roccia e litorali di sabbia

Attraverso l’aiuto delle famiglie, raccogliamo più cartoline possibili che ritraggono località marine e

paesaggi costieri italiani.

I ragazzi procedono a una distinzione tra: cartoline/foto che raffigurano un terreno roccioso che scende al

mare con un ripido pendio o uno strapiombo (costa alta) e immagini che ritraggono la fascia a contatto con

il mare orlata da una spiaggia sabbiosa (costa bassa); ultima distinzione riguarda la linea di costa che più

essere diritta o articolata, con sporgenze e rientranze (promontori e baie).

UN ASPETTO PARTICOLARE DELLA COSTA BASSA: IL PAESAGGIO LAGUNARE

Quando si nomina la parola laguna si pensa sempre a Venezia che è appunto la più nota per la decisa e

forte presenza dell’uomo, che ha edificato su una miriade di piccole isole un paesaggio urbano

straordinario.

Attraverso delle cartoline si possono evidenziare gli elementi caratterizzanti: i canali d’acqua al posto delle

strade, i ponti di collegamento, i palazzi affacciati sull’acqua, le gondole. La struttura della città si apprezza

molto bene nelle immagini satellitari.

La laguna, quindi, è uno specchio di acqua salmastra al cui interno si trovano spesso molte isolette, è

situata tra la costa e il mare, da cui è divisa da un cordone sabbioso (lido) interrotto da aperture (bocche),

le quali consentono il passaggio verso il mare aperto e lo scambio tra acque dolci e acque salate.

Più all’interno ci sono tanti piccoli canali divisi da strisce di terra ricoperte di vegetazione (barene).

Le altre lagune sono: la laguna di Chioggia in veneto, le lagune di Marano e Grado in Friuli, la laguna di

Sacca di Goro in Emilia, la laguna di Orbetello in Toscana. 14

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Il paesaggio lagunare è molto più presente di quanto non si creda e questo costituisce una “sorpresa”

anche per gli alunni.

TAFONI GALLURESI E FARAGLIONI CAPRESI

Sottoponiamo ai ragazzi le immagini della Sardegna relative alla costa orientale, con l’alta parete di roccia

calcarea in cui si aprono le grotte e splendide calette, e quelle relative alle coste settentrionali della Gallura,

dove i graniti erosi dall’acqua e dal vento, danno vita ai TAFONI come la “roccia dell’elefante” di

Castelsardo o quella di Capo d’Orso a Palau.

In molti tratti di costa alta sono visibili archi naturali di roccia che sporgono sul mare, i grandi scogli isolati,

molto vicino alla costa come i famosissimi FARAGLIONI di Capri, i quali si formano con il crollo della volta

dell’arco e rimane così solo lo scoglio isolato.

RAPPORTO UOMO-AMBIENTE NEL PAESAGGIO COSTIERO

Dal dopoguerra molte persone hanno abbandonato i piccoli centri montani dell’Appennino per trasferirsi

sulle coste. L’ambiente costiero ha così registrato una forte concentrazione di popolazione.

• PUNTI DI FORZA: pesca, attività mercantili e industriali; turismo balneare

• PUNTI DI DEBOLEZZA: notevole incremento demografico con conseguente concentrazione edilizia;

inquinamento delle acque per scarichi fognari e mancanza di depuratori; abusi edilizi con danni al

paesaggio

• PROPOSTE PER IL FUTURO: sviluppo di un sistema portuale più moderno e della rete stradale e

ferroviaria; diffusione del sistema di depurazione delle acque; difesa del paesaggio con lotta agli

abusi edilizi e abbattimento degli ecomostri (edifici che deturpano il paesaggio).

4 L’Italia delle regioni

4.1Regione: un concetto polisemico

La regione è una zona più o meno estesa, contraddistinta da elementi comuni, e può assumere diverse

accezioni, a seconda di quali elementi comuni prendiamo in considerazione per definire una determinata

area dell’Italia:

▪ ELEMENTI GEOMORFOLOGICI con le regioni naturali (regione alpina, appenninica, padana)

▪ ELEMENTI CLIMATICI con le regioni climatiche

▪ ELEMENTI STORICI con le regioni storiche contraddistinte dalle diverse tradizioni, usi e costumi

▪ ELEMENTI AMMINISTRATIVI con le regioni amministrative che sono territori chiusi in confini stabiliti

per renderli meglio governabili.

Oggi i geografi parlano di regione come sistema territoriale, cioè di un territorio in cui gli elementi fisici e

antropici sono interdipendenti per tutelare allo stesso tempo sia l’ambiente sia la popolazione che su quel

territorio insiste: regione sostenibile.

4.2Un modello per conoscere le venti regioni

Una volta completata la carta mosaico dei paesaggi italiani, si tratta di approfondire lo studio in base alla

suddivisione regionali amministrative.

Il modello:

1. Mi presento: sono…

2. Dove mi trovo

3. I miei vicini di casa

4. Perché mi chiamo così

5. Il mio aspetto fisico

6. Segni particolari

7. Le mie risorse

8. Le mie provincie 15

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9. Cosa mangio

10. Cosa bevo

11. Come parlo

12. La mia maschera regionale

13. Se io fossi una persona come mi immagineresti? Prova a disegnarmi

14. Lettera aperta alla regione

Suggeriamo questa tabella in cui i ragazzi in gruppi si calano nei panni delle singole regioni e danno loro

voce. In tal modo ogni regione si presenta e si descrive in prima persona, seguendo uno schema che si

ripete per tutte le regioni, in modo da dare unitarietà e omogeneità al lavoro dei gruppi e all’indagine

conoscitiva.

4.3”Perché mi chiamo così”: giochiamo ancora con la toponomastica

Perché i ragazzi possano compilare da soli la sezione del modello relativo all’origine del nome, forniamo

l’elenco delle definizioni toponomastiche, relative alle venti regioni amministrative, senza un criterio

d’origine; in tal modo essi dovranno scegliere e riconoscere, tra le definizioni date quella che più si addice

ad ogni regione.

❖ LOMBARDIA: il toponimo deriva da Longobardia, territorio anticamente occupato dai longobardi.

Sull’origine ci sono diverse ipotesi: forse deriva da longobardi, o forse dalla “estesa pianura” dal

germanico lange Borde; in effetti questa regione sorge nel cuore della più estesa pianura d’Italia.

❖ BASILICATA: deriva dal graco basilikòs, funzionario bizantino che amministrava una parte

dell’antica Lucania, dal latino lucus che vuol dire bosco e quindi “terra dei boschi”.

❖ PIEMONTE: significa “ al piede del monte” in epoca medioevale si riferiva a una porzione di

territorio più limitata, in seguito il toponimo fu attribuito a un territorio più ampio, come quello

dell’attuale regione amministrativa

❖ LAZIO: anticamente abitato dai latini. Le ipotesi sono varie: forse deriva dall’aggettivo latin latus,

esteso, o dal verbo latere, stare nascosto, che si riferirebbe alle origini mitiche del dio Saturno che

si sarebbe nascosto per sfuggire a Giove.

❖ PUGLIA: deriverebbe dal latino Apulia, terra degli apugli, che deriva a sua volta da Iapudia, regione

degli iapigi o iapidi.

❖ SICILIA: deriva dai siculi, popolazione illirica che abitò la parte orientale e poi dette nome a tutta

l’Italia. Il loro nome nell’antichissima lingua accadica significherebbe “terra dell’alto, di alte

montagne”.

❖ TRENTINO ALTO ADIGE: la prima parte del doppio toponimo deriva da Tridentum: per alcuni

deriverebbe da “tre denti”, cioè tre colli che circondano la città, secondo altri significherebbe

“transito, guado” o “trivio”, incrocio di tre strade; per altri ancora deriverebbe da Terrentum,

terreno molle.

La seconda parte deriva dall’alto corso del principale fiume che attraverso la regione.

❖ ABRUZZO: deriva dal latino Aprutium, che a sua volta deriva da Ad Praetutios, che era la regione da

attraversare per raggiungere il popolo dei pretuzi che abitava la città di Teramo.

❖ MOLISE: deriva dal latino mola, la macina da mulino da cui prese nome la famiglia dei Molisio o De

Molinis.

❖ FRIULI- VENEZIA GIULIA: deriva dal latino Forum Iulii, foro di Giulio Cesare. 16

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❖ MARCHE: deriva dalla parola germanica mark, confine, con riferimento ai territori di confine del

periodo feudale.

❖ UMBRIA: vorrebbe dire “terra d’ombra”, riferito al fatto che il territorio fosse rivestito da una fitta

vegetazione, infatti anche oggi è definita il “cuore verde” dell’Italia. Secondo altri vorrebbe dire

“terra degli umbri”, tra i popoli più antichi d’Italia.

❖ VENETO: secondo alcuni il popolo dei veneti deriva del preindoeuropeo e significherebbe “i

forestieri, i nuovi venuti”, infatti alcuni li collegano con il greco henetòi, immigrati.

❖ LIGURIA: significa “terra dei liguri”, popolo di origine antichissima. Il loro nome deriverebbe forse

dal ligure lekk, roccia o dal celtico lygur, uomo del mare.

❖ TOSCANA: deriva dall’aggettivo latino tuscus, etrusco, che poi si trasformò in tuscanus, da cui

prende il nome la regione.

❖ SERDEGNA: in latino veniva chiamata Sardinia, alcuni però pensano che deriverebbe dal

preindoeuropeo sarad, orma di piede, in basa alla forma dell’isola ripresa anche dalla

denominazione greca di Ichnusa.

❖ CALABRIA: deriva dal vocabolo di un’antica lingua prelatina cala, roccia.

❖ EMILIA-ROMAGNA: la prima parte deriva dalla via consolare tracciata da Emilio Lepido che

attraverso la regione con un lungo rettifilo da Rimi a Piacenza; la seconda parte deriva da Romània,

territorio dei romani.

❖ CAMPANIA: l’origine è motlo incerta, ma un’ipotesi lo fa derivare da quello di Capua, in origine il

suo territorio corrispondeva alla zona pianeggiante di Capua, da cui Capuania e poi Campania.

❖ VALLE D’AOSTA: indica la valle della Dora Baltea in cui sorge il capoluogo, l’antica Augusta

Praetoria, colonia dei pretoriani.

4.4”la voce della mia terra: riscopriamo i dialetti

Grande importanza rivestono le espressioni dialettiche che permettono un recupero delle proprie radici

culturali, che la scuola ha il compito di favorire. Nella parte delle Indicazioni Nazionali del 2007 riguardo alla

lingua italiana, si legge infatti “la percezione dei tratti più caratteristici della propria varietà regionale della

lingua italiana agevolerà il legame con i dialetti e ne farà scoprire la vitalità espressiva”.

Sullo studio geografico delle regioni converge un lavoro che si svolge su un piano trasversale a varie

discipline di studio: italiano, storia, musica. Altra “tradizione” scolastica troppo spesso trascurata è quello di

allestire spettacoli di fine anno con canti e balli regionali.

Oggi iniziative analoghe si possono mettere in campo attraverso progetti trasversali, mirando all’obiettivo

formativo più generale di riscoprire e valorizzare nell’unità la diversità: unità nella lingua ufficiale ma

diversità nei dialetti, come beni culturali e ambientali immateriali.

DIALETTI E GEOGRAFIA: LA VOCE DELLE REGIONI IN LETTERATURA

Presentiamo i dialetti di 3 regioni italiane attraverso testi poetici che offrono l’occasione per cogliere 3

diversi aspetti:

1. Geomorfologici

2. Tradizionali e dei modi di vita

3. Dialettali come espressione vitale di un popolo 17


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DETTAGLI
Esame: Geografia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria (laurea a ciclo unico) (BRESCIA - MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sonia.filippini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Molinari Paolo.

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