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Geografia (Paolo Molinari)

Libro: Il paesaggio nelle scienze umane

Capitolo 1: Il paesaggio nelle scienze umane: ricerca, didattica, interpretazioni. (di Alice Giulia DalBorgo)

Paesaggio poliedrico complesso= termine (= molti significati) e perché è un insieme di elementi, di relazioni e di significati. Dal XX secolo alcuni geografi hanno identificato una disciplina come scienza del paesaggio per eccellenza intesa “come tratti fisici e umani, la quale conferisce a un territorio la propria fisionomia facendone un insieme uniforme, o almeno contraddistinto dalla ripetizione abituale di certi aspetti”.

Paesaggio contiene i segni della cultura che le popolazioni passate e presenti hanno saputo imprimervi. Ossia un insieme di segni da interpretare e attraverso cui leggere il racconto delle relazioni tra i gruppi umani e il loro ambiente di vita.

Interpretazione dei segni paesistici

  • Funzionale: Comprendere il significato = ossia capire le funzioni che l’elemento singolo o il paesaggio assumono nel territorio spesso sono funzioni di tipo materiale.
  • Simbolico: Comprendere il significato = ossia valori estetici, culturali, identità collettiva, memoria storica.
  • Progettuale: Comprendere il significato = non solo iniziative e programmi ma anche le regole comuni che sono codificate dai cittadini.

Questo schema rimanda al modello sistemico – anni ’80 del Novecento, scuola geografica di Besancon secondo cui è possibile affrontare l’analisi del paesaggio con 3 approcci:

  • Produttoresistema: analizzare le cause generatrici dei paesaggi attuali.
  • Paesaggio visibile: piano oggettivo = ciò che possiamo vedere si studia il ruolo dei diversi elementi.
  • Utilizzatoresistema: piano soggettivo perché ci si concentra sulla percezione.

Convenzione europea del paesaggio, siglata nel 2000 a Firenze afferma l’importanza del paesaggio come “una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”. Se c’è percezione positiva allora buona qualità della vita, favorire una politica attiva e di partecipazione dei cittadini.

Per questo il paesaggio diventa bene culturale prezioso.

Il paesaggio nelle scienze umane: la ricerca

Riflessione sul paesaggio molto attuale, non solo in geografia ma anche in architettura, storia, psicologia, storia dell’arte. Oggi oltre al paesaggio fisico si studiano anche le interrelazioni tra comunità umane ed ecosistemi.

Il libro raccoglie contributi del convegno “Valori del paesaggio nelle scienze umane” del 2011 presso Università degli Studi di Milano. Suddiviso in 3 parti:

  • Ricerche sul paesaggio di diversi autori
  • Applicazioni didattiche
  • Studio di caso

Le ricerche in sintesi:

  • Giuliana Albini “Storia del paesaggio” = importanza della lettura storica paesaggio come custode della memoria collettiva. Importante testimone.
  • Scaramellini analizza la nascita degli interessi paesaggistici ossia tenta di analizzare le cause dei fenomeni terrestri cercandole sia in natura che nell’uomo. Paesaggio prima come rappresentazione della superficie terrestre, oggi come entità materiale esistente.
  • Lucchesi analizza i paesaggi della natura e dell’anima = paesaggi olfattivi e sonori.
  • Allovio incontro tra culture differenti = paesaggi rurali e urbani dell’Africa Subsahariana.
  • Eleonora Riva paesaggio come esperienza che suscita emozioni.
  • Moioli paesaggi antichi, mondo romano e greco. Si avvale anche di fonti epigrafiche e papirologiche.
  • Paolo Piva storico dell’arte medievale analizza la funzione liturgica dei complessi doppi.
  • Alberto Bentivoglio descrizione dei paesaggi Italia e Europa.

Prospettive di paesaggio e applicazioni didattiche

Leggere il paesaggio favorisce la conoscenza del mondo.

Educare al paesaggio significa:

  • Promuovere sviluppo e capacità di osservare e di porsi delle domande
  • Stimolare curiosità
  • Stimolare atteggiamenti di rispetto + partecipazione + responsabilità nei confronti di un bene comune
  • Favorire acquisizione del senso di identità e di appartenenza ai luoghi

Autori che hanno fatto esperienze didattiche (in chiusura al libro) = Omini, Muscillo, Peroni.

Capitolo 2: Paesaggio e storia (di Giuliana Albini)

Albini Giuliana studiosa di storia. Questo saggio si occupa della storia in relazione al paesaggio = riflessione su cosa si intende oggi per storia del paesaggio ripercorrendo ricerche recenti che in ambito storico hanno avuto per oggetto il paesaggio. Paesaggio termine/tema molto complesso quindi impossibile affrontarlo dal punto di vista di una sola disciplina.

Emilio Sereni: libro “Storia del paesaggio agrario italiano” del 1961. L’autore ha un interesse verso il territorio non-urbano. [Ai tempi di Sereni si intendeva il paesaggio come panorama piacevole da guardare]. Sereni invece tende a sottolineare la centralità dello studio del paesaggio come base concreta all’intervento economico e sociale. Per l’autore non è solo la dimensione materiale ma anche la sua rappresentazione l’immagine che l’uomo ne ha.

Vito Fumagalli (storico medievista): riflessione sul paesaggio e le sue interrelazioni con gli uomini che lo abitano = il suo interesse per la natura è mediato attraverso l’uomo. Si occupa anche di paesaggi urbani.

Jacques Le Goff (storico medievista): saggio “L’immaginario urbano nell’Italia medievale”. Lo storico analizza le due facce del paesaggio urbano: faccia reale e materiale = struttura e aspetto della città; faccia mentale = incarnata nell’immaginario urbano dialogo tra la città e la sua immagine.

Quindi la storia del paesaggio (in ambito italiano negli ultimi decenni del secolo) = storia nella quale hanno spazio tutte le sue declinazioni: naturale e costruito, rurale e urbano.

Attualmente per gli studi del paesaggio urbano la città assume caratteri sempre più evidenti di spazio totalmente costruito e artificiale. Infatti il paesaggio urbano tende ad essere terreno di ricerca di sociologia a partire dagli anni ’60.

Carlo Tosco: saggio “Il paesaggio come storia” idea del paesaggio è un concetto ambiguo, infatti oggi ha significati molteplici. L’autore individua due dimensioni: una soggettiva e l’altra oggettiva.

  • Soggettiva: riconduce il paesaggio stesso alla percezione che si ha di esso e alla sua elaborazione conseguente da parte del singolo e della collettività.
  • Oggettiva: relazione tra paesaggio e le trasformazioni che esso ha subito nel corso dei secoli (particolare attenzione alla materialità dei segni lasciati sul territorio e alle sue interrelazioni con le attività umane).

Nasce nel tardo medioevo in rapporto con la pittura e la letteratura. Concetto scientifico che si sviluppa nell’800 nelle discipline geografiche.

La complessità del paesaggio è stata recepita anche a livello legislativo con:

  • Convenzione europea del paesaggio approvata a Firenze, ottobre 2000.
  • Codice dei beni culturali e ambientali del 2004. “Il termine paesaggio designa una determinata parte di territorio, così com’è percepita dalle popolazioni, il carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”.

Quindi il legislatore sembra aver recepito il superamento della concezione di paesaggio come bel paesaggio.

Cesare De Seta: già nel 1982 riflessioni metodologiche sullo spazio storico e geografico dell’Italia = sulla percezione di questa realtà e su modi e tempi del mutamento.

Storia materiale del paesaggio

Punto sul quale riflettere impossibile separare una storia del paesaggio da una storia della sua rappresentazione mentale ed estetica. Per questo la storia del paesaggio è un ambito nel quale la collaborazione interdisciplinare è necessaria. Dal punto di vista didattico può costituire un momento importante di sperimentazione di una didattica multidisciplinare.

All’interno dell’insegnamento di storia spazi dedicati alla storia del territorio (in particolare aspetti economico – politici - religiosi).

Riflessione di Giuliana Albini non esiste un tempo della storia, ma i tempi della storia. Percezione del mutamento nelle persone è frenata dalla rassicurante certezza della tradizione. per questo il paesaggio deve essere letto come un deposito della memoria collettiva.

Capitolo 3: Il “paesaggio” nella geografia contemporanea: origine percorsi evolutivi di un concetto teorico, oggetto e strumento di ricerca (di Guglielmo Scaramellini)

La nascita degli interessi “paesaggistici” nella geografia contemporanea

Paesaggio = tema di fondamentale interesse per la geografia attuale. Anche se per qualche tempo era stato quasi completamente estromesso dalla disciplina. XIX secolo Le descrizioni paesaggistiche (come le intendiamo oggi) nascono nel XIX secolo quando la conoscenza del mondo fondata sull’elencazione di popoli e paesi secondo una griglia territoriale politica si orienta a divenire disciplina interpretativa oltre che descrittiva.

La disciplina si impegna a individuare le cause dei fenomeni terrestri cercandole:

  • Sia nella natura sia nei caratteri dell’uomo della Terra.

In una disciplina che allora si chiamava “Cognizione della Terra”.

L’opera fondativa di Alexander von Humboldt

Alexander von Humboldt introduce alla cultura scientifica di matrice “geografico-cognitiva” del pubblico colto della sua epoca. Saggio: “Tableaux de la nature, ou considérations sur les désert, sur la physionomie des végétaux, et sur les cataractes de l’Orénoque” = in cui descrive paesaggi esotici dell’area tropicale (che aveva conosciuto durante una spedizione in Sud America 1799-1804).

L’autore nel saggio spiega perché si sia adeguato a forme di descrizione “poetica” della natura, nonostante ciò comporti difficoltà. Si nota in tutto il saggio che non utilizza mai il termine “paysage” = paesaggio in francese ma utilizza sempre espressioni più generiche. [Nelle versioni tedesche troviamo il termine “landschaft”, ma bisogna ricordare che indica sia il territorio che il paesaggio quindi c’è comunque ambiguità].

Per questo nell’opera il termine landschaft = paesaggio è usato sia nell’accezione tradizionale di raffigurazione pittorica di un territorio sia in quella più recente di rappresentazione mentale.

Quindi per von Humboldt il paesaggio è un modo di rappresentare la superficie della Terra nelle sue caratteristiche locali e zonali, naturali e antropiche, per individuarne e definirne le tipologie di ambienti naturali e umani, e non una realtà materiale avente sostanza ed esistenza propria. Egli si pone il capostipite di una visione del paesaggio che perdura durante tutto l’800 e giunge fino ad oggi.

L’affermazione del “paesaggio” come oggetto di studio scientifico

L’analisi geografica prende il carico il paesaggio come oggetto di studio proprio, ossia lo considera come fosse un’entità reale trasformando una rappresentazione astratta della mente in un’entità concreta = come un oggetto reale.

Quindi verso la fine dell’800 il paesaggio diviene contemporaneamente:

  • Concetto e strumento della geografia ma anche oggetto di studio

Considerato come il modo di osservare e interpretare l’insieme ordinato di elementi. Ma anche l’insieme degli oggetti che coesistono.

Per la geografia italiana si sviluppano 2 correnti epistemologiche diverse, fra loro opposte, che si svolgono contemporaneamente e che fanno riferimento alla matrice della geografia positivista:

  • Il paesaggio come strumento di rappresentazione della superficie terrestre
  • Il paesaggio come entità realmente esistente sulla superficie terrestre

Il “paesaggio” come strumento di rappresentazione della superficie terrestre (A)

A questa corrente appartengono:

  • Filippo Porena: primo geografo italiano ad occuparsi specificatamente di paesaggio al quale attribuisce la capacità di plasmare le collettività culturali.
  • Olinto Marinelli: il paesaggio “è necessariamente qualcosa di astratto e di personale, che dipende dalla nostra facoltà rappresentativa oltre alla esteriorità delle cose” = un paese può esistere senza di noi, non un paesaggio.

Per descrivere perciò non basta la preparazione scientifica, ma si richiedono anche attitudini speciali “artistiche”.

Il “paesaggio” come strumento di rappresentazione della superficie terrestre (B)

Ritiene che il paesaggio geografico sia lo manifestazione della realtà concreta, considera oggetto precipuo della geografia. Autori sostenitori:

  • Roberto Almagià: dice “La geografia è la scienza che descrive e studia i paesaggi terrestri e gli spazi marini”.
  • Arrigo Lorenzi: sostiene essere la geografia umana la scienza del paesaggio artificiale e dei suoi componenti.

Queste posizioni dominano la geografia italiana della prima metà del XX secolo fino alla fase post-bellica promuovendo lo studio dei “paesaggi razionali” = individuazione di tipologie di paesaggi corrispondenti a determinati processi geografici.

Critiche

Lucio Gambi nel 1961 critica la visione del paesaggio geografico come sintesi astratta di quelli visibili. Infatti lui dice che gli elementi paesistici non sono che le fattezze esterne, appariscenti ai sensi fisici.

Critica neo-positivista rifiuterà il paesaggio in quanto strumento d’indagine impreciso, e privo dei necessari requisiti di scientificità. Quindi i geografi neopositivisti e quantitativi non considerano il paesaggio come oggetto di ricerca.

La geografia italiana sarà spinta a partire dagli anni ’60 ad accantonare il suo strumento di ricerca (ossia il paesaggio).

La riaffermazione, per nuove vie epistemologiche, del “paesaggio” in geografia

Eugenio Turri nel 1974 pubblicava la Antropologia del paesaggio in cui considera il paesaggio nella sua dimensione antropica = come insieme di segni che rimandano a relazioni dalle quali dipendono i modi dell’uomo di usare la superficie terrestre.

Poi nel 1979 pubblica Semiologia del paesaggio in cui descrive e esamina i cambiamenti del paesaggio italiano in seguito al boom economico trova della contraddizioni: il paesaggio da condizione rurale industrialmente avanzata.

Il TCI (Touring Club Italiano) pubblica I paesaggi umani in cui numerosi geografi analizzano e descrivono uno degli insiemi più significativi nei quali si fondono aspetti del presente con quelli del passato (ossia interazioni tra comunità e ambiente fisico).

Il “paesaggio” nella vita civile, sociale e culturale italiana

Riaffermazione del paesaggio nella geografia italiana grazie alla cultura (con la Costituzione infatti art.9 prevede la salvaguardia del paesaggio e del patrimonio storico e artistico) e grazie alle associazioni (quali WWF Italia, TCI, CAI).

Nel 1985 il Parlamento approva la “Legge Galasso” (prende il nome dal sottosegretario ai Beni Culturali del tempo) poneva limiti precisi all’edificazione e all’infrastrutturazione del territorio + impone a Province e Regioni di dotarsi i “Piani paesistici”. [La legge è stata integrata nel 2004, nel 2006 e anche nel 2008].

La fase di studio più recente e le nuove possibili prospettive

Il concetto di paesaggio è tornato a rivivere nella geografia italiana soprattutto come analisi delle forme che la cultura e l’attività umana hanno impresso sul territorio. Ora è il momento storico in cui si potrebbe compiere un passo decisivo nella formulazione di un programma di ricerca fondato sul paesaggio.

Capitolo 4: Dai luoghi della natura a quelli dell’anima: esplorazioni meta-geografiche dei paesaggi sonori e olfattivi (di Flavio Lucchesi)

La dimensione culturale e soggettiva del paesaggio

Il termine paesaggio si è diffuso maggiormente nel primo dopoguerra soprattutto in Francia a partire dagli anni ’20 seguendo la Géographie humaine vidaliana che è incentrata sulla storicità e sul rapporto uomo-ambiente e che afferma con forza che il carattere idiografico della geografia si manifesta nell’unicità di ogni singolo paesaggio.

Come già detto il termine paesaggio ha molteplici significati la dimensione soggettiva recupera la componente estetico-percettiva legata al tema del “bello” quindi risalente alla raffigurazione della natura come trasmissione delle emozioni derivanti dalla sua osservazione.

Gli spazi antropizzati sono organizzati sia in base a logiche della produzione economica ma anche in base alla dimensione simbolica, ossia gli uomini non possono vivere senza dare senso a ciò che li circonda. Quindi il paesaggio assume una dimensione estetica = punto di incontro tra il noto e l’ignoto.

Per questo è indispensabile ricorrere a metodi di analisi metadisciplinari.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sonia.filippini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Molinari Paolo.
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