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Sloterdijk – Il mondo dentro il capitale

Cap. 1 – Le grandi narrazioni

Sloterdijk intende riabilitare in pieno le “grandi narrazioni” come infrastruttura cognitiva entro cui ricollocare sequenze di avvenimenti dotate di una precisa direzione e di uno scopo. La povertà che emerge da queste narrazioni è da ricercare nel fatto che non sono abbastanza grandi.

Nella sfera che tutto comprende, gli antichi scoprirono una geometria della sicurezza; questa immagine era destinata a scomparire mentre il pianeta Terra si metteva sempre più in risalto.

Il globo terrestre è un oggetto pieno di capricci metafisici si nasconde volentieri dietro un aspetto di apparente normalità. Esso rappresenta un ibrido geografico – filosofico.

Monogeismo → la convinzione circa l'unicità di questo pianeta.

Una delle principali prospettive circa la globalizzazione è la comicità discreta → un filosofare selvaggio che si trova evidentemente più a proprio agio se i professionisti non si immischiano nel dibattito.

La globalizzazione terrestre (ha il vantaggio di sottolineare il tratto attivo degli eventi a livello mondiale: se la globalizzazione ha luogo ciò accade sempre con operazioni che hanno conseguenze in luoghi lontani) costituisce la fase intermedia compiutamente osservabile di un processo in tre fasi:

  • Globalizzazione cosmo-uranica → la cosmologia dell'antichità occidentale voleva rappresentare l'idea di una totalità, di una sfera che tutto comprende. Il grande cerchio prende il nome di kosmos (rievoca bellezza e splendore), ma allo stesso tempo lo si è chiamato Uranos (nome titanico che esprime che nella sua ultima volta di etere vi siano i suoi confini – indica speranza). In questo modo i veri inizi della globalizzazione si trovano nella razionalizzazione della struttura del mondo a opera dei cosmologi antichi che per la prima volta hanno costruito la totalità degli esseri in dorma sferica;
  • Globalizzazione terrestre → 1492 al 1945 (1944 – con l'affermazione del sistema monetario mondiale di Bretton-Woods basato sull'oro) epoca in cui l'attuale sistema-mondo ha assunto i suoi contorni. Costituisce la fase intermedia, osservabile in un processo in tre fasi;
  • Globalizzazione elettronica → tempo presente e i suoi eredi.

La globalizzazione è satura in senso:

  • Morale → quando le vittime rimandano indietro ai colpevoli le conseguenze delle loro azioni;
  • Tecnico → a partire da momento in cui i trasporti e i media hanno superato il lento traffico mondiale dell'epoca della navigazione.
  • Sistemico → dal momento che i vettori dell'espansione hanno la necessità di assumere come punto di vista che tutte le iniziative siano sottoposte al principio dell'azione reciproca che la maggior parte delle offensive torni alla fonte originaria.

A questo punto diventano evidenti i chiari segni dell'attuale terza globalizzazione. Il mondo globalizzato si potrebbe chiamare anche “mondo sincronico” per rifarsi all'immagine coniata da Dostoevskij del palazzo di cristallo (immagine riferita al palazzo costruito in occasione dell'esposizione mondiale di Londra, nel 1851). Lo scrittore riconobbe in questa costruzione una struttura che distrugge l'uomo (un nuovo Baal) un container di culto nel quale gli uomini sono schiavi dell'Occidente. Il palazzo di cristallo racchiude lo spazio mondano interno del capitale; è una babilonia orizzontale dove essere uomo divine una questione di potere d'acquisto e il senso della libertà è dato dalla capacità di scegliere tra prodotti del mercato o dal fabbricarseli da solo.

  • Priva il globo dello spazio;
  • Racchiude la sfera terrestre entro delle volte;
  • Fa scomparire il senso della distanza.

La storia universale = elaborazione della Terra come supporto di culture ed estasi; il suo ductus era la trionfante unilateralità delle nazioni europee in espansione; il suo stile logico è a comprensione indifferente di tutte le cose sotto il segno dello spazio omogeneo, del tempo omogeneo, del valore omogeneo; la sua modalità operativa è la condensazione; il suo risultato economico è l'affermazione del sistema-mondo.

Cap. 2 – Astro errante

2500 anni fa, i filosofi e i geometri greci, che si ritrovarono a misurare matematicamente l'universo, ebbero l'intuizione che tutte le cose si muovono in cerchi.

Il loro interesse si racchiude nella perfezione della forma sferica, quella più semplice e allo stesso tempo più integra e perfetta.

I cosmologi venivano considerati razionalisti ed esteti.

A partire da questo momento il nome del bello perfetto Sphaira viene formulato geometricamente.

L'apparenza = ciò che si mostra ai sensi.

La sfera possiede due nomi: eKOSMOS URANOS

Non appena si dovette fornire un'immagine alla globalizzazione del corpo terrestre, fu l'estetica del brutto a prevalere.

  • Idealisti → si occupano di ciò che è bello in modo puro (perfezione);
  • Empiristi → si occupano di ciò che è bello solo a metà o che è brutto (imperfezione).

– Globalizzazione uranica o cosmica e Morfologia – per filosofi e geometri;

– Globalizzazione terrestre – per cartografi, marinai e più avanti per studiosi di economia politica...

Alla Terra, nel piano aristotelico-religioso, era riservata la condizione più umile e più lontana nel firmamento → da qui deriva il discorso metafisico per cui il terrestre è non-perfezione, mentre ciò che sta nelle altre sfere (più su) è perfetto.

Per gli antichi era sconcertante riconoscere la “forma” e la “mortalità” → fu necessario dare un aspetto dualistico al Tutto:

  • Sotto la Luna – mondo mortale, finito, segnato dai fallimenti;
  • Aldilà della Luna – mondo superiore, privo di morte.

La particolarità della situazione umana è che sono cittadini di entrambi i mondi; e ciò che rese la Terra attraente fu che l'alto e il basso si trovavano separati in modo chiaro.

Si protrae sino ad Heidegger il lutto per una Terra senza cielo, per una Terra che è diventata (dal punto di vista dell'essere) un “astro errante”.

Essa era la scena (dal punto di vista tanatologico) sulla quale era avvenuta la caduta del tempo in seguito alla quale tutto ciò che nasce è in debito con la morte. Chi comprende la propria situazione si rende conto di anticipare filosoficamente la propria morte → gli uomini non sono più mortali, ma vengono chiamati “precursori”.

L'essere perfettamente liscio è possibile solo nell'idealizzazione, il ruvido e il reale convergono → il globo reale non è bello ma interessante (ovvero ciò che si trova a metà sulla strada per la bruttezza).

Conditio humana = disagio sublunare.

Le moderne estetiche dell'interessante e del brutto si collegano in chiave offensiva alla ricerca empirica; rendono fruibile la delusione e liberano le forze per una controffensiva.

Dal punto di vista estetico la globalizzazione terrestre produce la vittoria dell'interessante sull'ideale. La Terra è la sfera che delude come forma ma che cattura l'attenzione in quanto scopo interessante.

Cap. 3 – Ritorno sulla terra

Nella modernità sono i geografi e i navigatori ad avere il compito di disegnare la nuova immagine del mondo: avevano il compito di presentare in immagine l'ultima sfera.

Era necessario portare a termine i rilevamenti della superficie terrestre, stratificata, caotica ed erosa dalle piogge. Fatto ciò la nuova immagine terrestre assunse l'icona dominante della visione moderna del mondo.

Dal globo di Behaim di Norimberga del 1492 (il più antico) ai fotogrammi della NASA, il processo cosmologico della Modernità è caratterizzato da mutamenti di forma e precisazioni dell'immagine della Terra dovute ai diversi strumenti tecnici disponibili.

Alexander von Humboldt ha tenuto fede alla scommessa di presentare la perdita metafisica come profitto culturale. La bellezza della fisica rese inutile la tavola dei circoli divini. Significativamente nel suo affresco del mondo non ha scelto la Terra come punto di partenza per guardare, a partire da essa, il resto dell'universo. Piuttosto egli sceglie una qualsiasi posizione nello spazio esterno per avvicinarsi alla Terra come un visitatore che proviene da una stella sconosciuta.

Ciò che conta è il movimento discendente: mette in scena l'ottica astronautica. A partire da questo suo modo di ritornare sulla Terra diviene chiaro che il conoscitore del mondo Humboldt, a dispetto dell'habitus che si consola con la totalità. Si aspetta dagli uomini che assumano un punto di vista esterno sul loro pianeta; gli uomini sanno di essere contenuti, di essere sperduti da qualche parte all'interno di qualcosa di sconfinato. L'esterno si dilata in se stesso, il suo unico principio sembra essere quello di non aver nulla a che fare con gli uomini.

La proposizione che enuncia la supremazia dell'esterno fornisce alle scienze il loro assioma fondamentale.

La Terra → pianeta al quale si fa ritorno indipendentemente da quanto si è lontani. L'esterno è il luogo da dove è possibile fare ritorno.

Ad Humboldt era toccato il compito di formulare il ritorno dall'esteriorità cosmica all'auto-riflessiva essenza umana. Una generazione prima di Kant aveva caratterizzato come senso del sublime la capacità dell'animo umano di tornare a sé, partendo dagli oggetti più grandi, più lontani ed estranei.

Sublime → è la coscienza umana della propria dignità che si oppone a tutti i tentativi di lasciarsi sopraffare da ciò che è travolgente.

Se l'uomo “commosso” vuole avvertire “profondamente l'immensità”, ciò deve avvenire ora nella sua propria interiorità.

È stato Walter Benjamin a concettualizzare il senso della solitudine borghese.

L'interieur → rappresenta per l'uomo privato l'universo. In esso egli raccoglie il lontano e il passato. Il suo salotto è un palco nel teatro universale.

Ove la proiezione cosmica è divenuta irraggiungibile, agli uomini resta la coscienza della propria posizione in uno spazio; per questo l'uomo moderno viene chiamato: homo habitans.

Per l'uomo della Modernità si sono perduti la trascendenza essenziale e il sogno di una vera patria nel sopramondo. L'abitare è la condizione di possibilità della conoscenza moderna. Quando Humboldt mette in gioco il termine “sfere” vuole intendere le “trascendentali sfere dell'intuizione”, che comprendono schemi, concetti ausiliari.

Cap. 4 – L'epoca del globo, l'epoca dell'immagine del mondo

A partire dal viaggio intrapreso da Colombo, nello spazio terrestre tutti i punti hanno acquistato lo stesso valore. Il pensiero della Modernità subisce, ad opera di questa neutralizzazione, un radicale mutamento di significato.

Non esiste più il concetto vivere-operare-essere; gli uomini non possono più rimanere entro gli spazi interni di un mondo che gli è stato tramandato, e nemmeno sotto il loro cielo centrato regionalmente.

Nella misura in cui hanno preso parte alla grande trasformazione, hanno abbandonato le loro locali dimore per muoversi verso l'Esterno.

Per questi imprenditori l'incanto che roteava intorno al luogo natio non è più importante. Al contrario s'interessano dei loro progetti e di come portarli a termine in altri luoghi. La loro posizione sarà per il futuro il mappamondo.

Nell'epoca del suo dominio (che si interrompe nel l'ultimo quarto del XX sec con le fotografie satellitari) il globo è stato strumento di guida per determinare la posizione, di visione per coloro che si sono impadroniti del potere; stabilisce anche il protocollo dell'offensiva permanente delle scoperte e delle conquiste.

Martin Heidegger scrive:

L'essenza della modernità è la conquista del mondo risolto in immagine (ovvero la configurazione della produzione rappresentante).

Globalizzazione terrestre → la storia di un'alienazione spazio-politica che sembra essere irrinunciabile per chi vince, insopportabile per chi perde e inevitabile per entrambi.

Fintanto che gli esseri pensanti meditavano sul cosmo in quanto volta restavano al riparo dal pericolo dell'esteriorità. Da quando, però, hanno fatto il giro intorno all'astro errante, su di loro si è spalancato un abisso, attraverso il quale guardano verso un Esterno sconfinato quando rivolgono lo sguardo verso l'alto. (abisso cosmologico).

Un secondo abisso si apre nei confronti delle culture straniere che dimostrano la diversità che esiste altrove. (abisso etnologico).

Entrambi questi abissi riflettono la contingenza dell'esistenza dell'osservatore (Dasein) e del suo modo d'essere (Sosein); presi insieme ci fanno capire la perdita della periferia. La denuncia di quest'ultima è il dysangelium (de-ontologizzazione dei contorni) della Modernità, che si diffonde contemporaneamente all'evangelium della scoperta di nuovi spazi di possibilità.

L'ubicazione = il punto in cui l'indigeno del luogo riconosce se stesso come compreso dall'esterno; in esso i circumnaviganti fanno ritorno a se stessi.

Nella sua avanzata la globalizzazione fa saltare strato per strato gli involucri immaginari della vita collettiva autoctona, vita che non si era svolta in nessun altro luogo se non quello chiuso e abituale.

Con l'affermazione della globalizzazione, gli uomini diventano esseri che vivono la loro condizione al margine di un corpo rotondo e accidentato, che nel suo complesso non è più né materno né contenitore, non offre alcun riparo.

Cap. 5 – Distacco dall'Oriente, ingresso nello spazio omogeneo

Per consolidare la supremazia dell'Esterno, non bastava il fatto delle prime circumnavigazioni della Terra a opera di Magellano e Del Cano (prima metà del 1500) e di Francis Drake (seconda metà del 1500). Benché Colombo fosse riuscito con la sua opzione di una rotta occidentale a dare il via all'emancipazione dell'Occidente, smentendo il primato mitico-metafisico dell'Oriente, non si era reso conto anche dopo il quarto viaggio di non essere in India. Tuttavia, da allora seguiamo il corso progressivo del sole e senza nostalgia di casa. Colombo ha trasformato l'Europa in Occidente.

Solo questo rivoluzionario de-orientamento avrebbe potuto portare alla ribalta il nuovo continente delle Nuove Indie (l'America). Solamente ad esso si può attribuire che globalizzazione non significa altro che “ovestizzazione” e “occidentalizzazione”.

La svolta a occidente induce una geometrizzazione del comportamento europeo entro uno spazio globalizzato. Per questo anche la rappresentazione sommaria della Terra segue un nuovo ideale metodologico: quello di una registrazione uniforme di tutti i punti sulla superficie del pianeta nell'ottica della loro raggiungibilità secondo metodi, interessi e misure europei. Anche i famosi spazi bianchi (terre incognite) svolgevano il ruolo di punti che sarebbero stati conosciuti in futuro.

La Modernità è l'epoca del nondum, quella di un promettente divenire che si emancipa dalla staticità e dal tempo circolare del mito.

La rilevanza storica del viaggio di Colombo risiede nei suoi effetti rivoluzionari sui moderni movimenti spazio-locali. All'Occidente viene attribuito il compito di permettere l'affermazione di una rappresentazione geometrica spazio-locale della Terra e dello spazio.

Ciò che il XX sec vuole indicare con “circolazione” è divenuto possibile grazie ad uno spazio locale generalizzato, che riassume i punti geometricamente equivalenti entro un campo di segmenti di percorso e orari.

Un autentico traffico può emergere soltanto se vi è un sistema di tratte che rende possibile l'accesso quotidiano ad una determinata zona, sia essa terra cognita o mare cognitum.

Il traffico costituisce la seconda fase del processo delle scoperte globali.

Cap. 6 – Jules Verne e Hegel

Con il suo romanzo satirico del 1874, il giro del mondo in ottanta giorni, Jules Verne ha saputo rendere visibile che cosa significhi e che cosa produca il traffico globalizzato. Esso illustra che il senso della situazione moderna consiste nel ridurre il traffico ad un'unità di misura del mondo → diventa la quintessenza dei movimenti reversibili.

Il calcolo di riuscire a fare il giro del mondo in ottanta giorni (partenza/arrivo a Londra) si basava sull'ipotesi di viaggiare verso Oriente, che oltre ad un'affinità britannica del Commonwealth, corrispondeva anche all'apertura del canale di Suez (1869), che accelerava il traffico mondiale verso l'oriente.

Il messaggio di Verne si riassume nel fatto che non ci sono più avventure, ma solo pericoli di ritardo; perciò il suo eroe non fa nessuna esperienza. La Terra per il turista non è altro che la quintessenza delle situazioni i cui quotidiani avevano già messo appunto da tempo l'immagine completa. Per il viaggiatore l'estraneo non è più degno di uno sguardo. Il turista (secondo il dizionario enciclopedico di Brockhaus) è un viaggiatore che non vincola il suo viaggio a uno scopo preciso ma che semplicemente viaggia per compiere il viaggio e poi poterlo descrivere.

Ciononostante il legame tra viaggio e scrittura (documentativa che nel romanzo di Verne si perde) rimane fino al XIX secolo.

Per Verne il viaggiatore è diventato semplice passeggero (ha rinunciato al compito di documentare), che paga affinché il suo viaggio non diventi un'esperienza da raccontare. Fogg, il protagonista è il complice... [il testo termina qui]

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher toni.jacopo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Bonazzi Alessandra.
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